Nelle foto in basso: Alcide De Gasperi, Enrico Berlinguer, due poster affissi durante le elezioni politiche del 1948, Tina Anselmi, Pietro Ingrao
Talvolta le cose che abbiamo sotto il naso, le diamo per scontate. Non diamo loro importanza. La nostra concezione di esse è cristallizzata. Non ci viene in mente di mettere in discussione fatti, comportamenti e meccanismi che ci circondano ogni giorno e che riguardano anche le nostre stesse azioni.
Al contrario, siamo pronti a dare giudizi tagliati con l'accetta verso quello che appare distante da noi. Sembra di sentire il suono del martello del giudice che chiude la sentenza, quando liquidiamo un paese straniero bollandolo con qualche aggettivo poco piacevole.

Diamo per scontato che in Iran viga un regime retrogrado, antidemocratico e oppressivo. In buona parte è vero, almeno secondo i nostri criteri, anche se non è vero, come si dice, che sia la dittatura dei pochi a svantaggio dei tanti perchè in tantissimi vi hanno aderito e ancora vi aderiscono liberamente.
Poi continuiamo il nostro discorso: le donne non hanno libertà lì, sono escluse dalla vita pubblica, non possono studiare, non possono lavorare, sono chiuse in casa, sono obbligate a mettere il velo. E qui ci dobbiamo fermare: quanto appena detto è quasi interamente falso.
Le donne Iraniane hanno il tasso di istruzione universitaria tra i più alti al mondo, lavorano, fanno politica, ricoprono ruoli di importanza e in molte non mettono il velo e nei fatti almeno buona parte di loro non viene costretta a coprirsi il capo. Spesso anche chi lo fa, mette un foulard sulla nuca lasciando la testa scoperta o lascia il cappuccio di una felpa leggermente alzato.
Non mi metterò ad argomentare oltre sulla Persia attuale. Scavate nelle verità. Oggi esistono internet, i programmi di traduzione online e le vpn che ci consentono di navigare su siti esteri non raggiungibili da noi. Informatevi, mettete in dubbio le vostre certezze. Io per primo ho tanto ancora da imparare, io prima di voi.
Il punto è un altro: quando giudichiamo gli altri, guardiamo prima noi stessi.
Franco Battiato una volta, interpellato in una intervista sull'estremismo islamico, fece notare che è solo una questione di punti di vista: anche noi abbiamo i nostri estremisti in occidente, come i violenti organizzati per gli stadi che sono pronti a volte anche a uccidersi in nome di una fede calcistica.
Estenderei il discorso di Battiato a questo punto anche agli scontri in piazza, dove gli studenti si prendono a calci, pugni o peggio con altri ragazzi uguali a loro, che non conoscono e che hanno semplicemente idee diverse.
Il termine "democrazia"
Qual è il vero significato della parola democrazia?
Questo termine nacque in senso spregiativo nell'antica Grecia: Demos (popolo)+ kratia (dittatura). Dittatura del popolo. Gli aristocratici si sentivano superiori al resto del popolo e ritenevano di dover prendere loro le decisioni perché si sentivano più colti ed evoluti.
Siamo tutti d'accordo che oggi il senso letterale della democrazia sia potere del popolo, non dittatura.
E qui giunge la domanda: il popolo italiano decide per sè? Stabilisce davvero qualcosa di importante per sé stesso, sia pure con la mediazione della rappresentanza politica?
Certo, non abbiamo una forma di democrazia diretta, come nella Polis Ateniese. I cittadini decidevano in prima persona. Gli schiavi no, non avevano propriamente lo status di persone vere e proprie, intestatarie di libertà e diritti.
Oggi gli schiavi non ci sono, ma votiamo per i nostri rappresentanti, che poi decideranno per noi, seguendo le nostre indicazioni di base, espresse appunto tramite le elezioni e qualche volta i referendum e le proposte di iniziativa popolare.
Possono ascriversi come indicazioni verso i politici anche gli scioperi e le manifestazioni di piazza.
La democrazia in Italia (e le sue limitazioni)
Andiamo a vedere dunque quanta democrazia abbiamo oggi:
Possiamo votare per il nostro deputato o senatore preferito? No. Votiamo per delle liste.
Possiamo scegliere il nostro Presidente del Consiglio? No. E infatti abbiamo avuto in tale veste Mario Monti e Mario Draghi, con una carriera nelle banche, che non si erano mai presentati prima al vaglio della cittadinanza candidandosi alle elezioni.
Possiamo scegliere il Presidente della Repubblica? No, lo nomina il parlamento.
I risultati dei referendum vengono rispettati?
A volte sì, a volte no, a seconda delle convenienze.
I referendum del 1986 e del 2012 sul nucleare hanno riscontrato un rispetto in termini di operatività conseguenziale da parte della politica.
Il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti no. Fu rimosso per far posto a nuove disposizioni sui rimborsi elettorali. Si è fatto insomma entrare dalla porta ciò che era uscito dalla finestra.
il referendum del 2012 sull'acqua pubblica è stato rispettato? No, in tanti casi é stata data in affidamento ai privati e tanti saluti alla democrazia.
Il voto tradito, le promesse non mantenute. Votiamo programmi di governo, puntualmente disattesi
Ok, non possiamo votare direttamente per candidati singoli, ma votiamo per i partiti e per le coalizioni di governo. Bene.
Tuttavia, i partiti che abbiamo votato, rispettano il programma politico che ci hanno proposto?
Se la maggioranza sceglie una fazione piuttosto che un'altra, per mettere in campo determinati progetti in termini di economia, immigrazione, libertà individuali, temi di costume, gestione della giustizia, ammortizzatori sociali, limitazione delle ingerenze di grandi gruppi finanziari e sovrastutture esterne come Nato, Stati Uniti e Unione Europea...
e poi i partiti di maggioranza non fanno quanto promesso, decidiamo noi o decidono le oligarchie?
Libertà di opinione
Siamo tanto bravi a dileggiare la mancanza di libertà in altri paesi ma non ci rendiamo conto che in Italia di democrazia non ce n'è così tanta come pensiamo.
Prova a fare il cantante e a dichiararti di destra, prova a fare il giornalista e a criticare i politici Ucraini e Israeliani e poi vediamo se fai carriera, almeno tra le grandi major discografiche e tra i grandi media.
Certo, quasi sempre possiamo dire la nostra opinione. Scrivo "quasi sempre" perchè in alcuni casi o i grandi media ignorano del tutto o quasi alcune posizioni condivise da milioni di Italiani.
In altri casi invece, quando una persona che gode di prestigio e notorietà esprime pareri scomodi, i grandi media gli scatenano una campagna di stampa feroce volta a distruggerne l'immagine.
In definitiva: come cittadino comune, sei libero di esprimere quello che pensi, ma la tua opinione non conta nulla o quasi.
Democrazia o oligarchia?
Possiamo denunciare lo strapotere delle banche e gli extra profitti delle compagnie energetiche.
Possiamo dirlo, ma nessuno farà niente.
Giorgia Meloni, la corrente Presidente del Consiglio e leader del primo partito del nostro nobile e amato paese, aveva promesso di rimuovere le tasse sulle transazioni bancarie e di tassare i guadagni delle compagnie energetiche a seguito delle speculazioni seguenti al conflitto Russo-Ucraino.
Lo aveva promesso ma non lo ha fatto. E perché?
Perché ha voluto evitare lo scontro verso potenziali avversari troppo forti.
Giorgia Meloni era anti Unione Europea e anti Euro.
La vediamo invece andare a braccetto con Ursula Von Der Leyen e promettere massima collaborazione. Del ritorno alla lira invece non se ne parla proprio più.
Il discorso è sempre lo stesso: perché imbarcarsi un una guerra contro una entità così potente?
Eppure aveva fatto delle promesse. Promesse non mantenute. Non solo da lei, ovviamente, non è la prima come politico a farlo.
Ma allora: se noi votiamo, scegliamo perché ci sono state promesse cose specifiche e ciò non avviene, dov'è il potere del popolo?
Chi di noi aveva votato per vedere destra e sinistra che si alleano e mettono al governo un banchiere, come nelle esperienze di Monti e di Draghi?
Nessuno, eppure è successo.
Riforme necessarie
Qualcuno dirà: "Ma le elezioni -nomine del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio sono disciplinate dalla Costituzione Italiana (articoli 83, 84 e 85 per il primo, articolo 92 per il secondo).
Ebbene: la Costituzione sbaglia, o meglio: è desueta. Al tempo si volevano evitare i personalismi del Fascismo e gli uomini forti soli al comando, allora vennero ideati tanti contrappesi istituzionali. Oggi tali bilanciamenti, a cui se ne sono aggiunti altri, ostacolano e paralizzano la democrazia.
Ciò che è legale non è necessariamente giusto. Io voglio votare il mio Presidente della Repubblica e il mio capo del governo. E se decadono, si torna a votare. Il popolo torna a votare, non il parlamento.
Conclusioni
Democrazia non vuol dire svolgere elezioni e votare.
Lo si fa anche in Russia. Lo si fa anche negli Stati Uniti, dove i poliziotti sparano in faccia ai propri cittadini senza motivo e dove gli ultimi (i poveri, i malati, i tossicodipendenti) vengono letteralmente abbandonati al loro destino (100 000 decessi per uso di Fentanyl all'anno).
Piuttosto mi convincerò che nella mia amata Italia ci sarà democrazia quando vedrò che di tanto in tanto si faranno leggi per limitare lo strapotere dei più forti,
quando verrà garantita una esistenza dignitosa a tutti, quando tutti avranno davvero pari opportunità di partenza e quando la politica dimostrerà di agire effettivamente nell'interesse del popolo.






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