Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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giovedì 29 gennaio 2015

Alexis Tsipras, il leader anti-troika: bluff o realtà?

Cosa succederà se la Grecia esce dall'euro? Chi è Tsipras e cosa ha in mente? Cosa cambierà negli altri paesi Ue?

Un voto di rottura

(A sinistra: AlexisTsipras)

La Grecia, forse, è ad un punto di svolta: Alexis Tsipras, 41 anni, leader di Syriza, partito di estrema sinistra, è diventato presidente dello stato ellenico e per pochi voti non ha conquistato la maggioranza assoluta in parlamento.


I centristi di To Potami (Il fiume) gli hanno già offerto l'appoggio esterno per votare le sue riforme.

Si tratta di una vittoria significativa, perchè dopo diversi ritorni alle urne, negli ultimi anni, si è affermato un partito più decisamente antieuropeista che potrebbe rompere il legame con le imposizioni della "troika" (Banca Centrale Europea, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale).

Dire però che si tratti di una vittoria della sinistra è una verità solo parziale.

Syriza (acronimo di Siunapismòs Rizospastikès Aristeràs, Coalizione della Sinistra Radicale), è uno dei partiti rappresentanti la sinistra greca, tra cui figurano i Socialisti del Pasok e i comunisti del KKE di cui Tsipras fece parte fino al 1999.

L'elettorato greco, esasperato dalla crisi economica, dai tagli ai posti di lavoro e dalle varie misure di austerità imposte dalla "troika", è stato chiamato alle urne a Maggio e a Giugno del 2012 e poi ancora domenica scorsa: tre votazioni in tre anni in cui gli oppositori dell'Unione Europea hanno faticato a trovare un leader unico che raccogliesse le loro istanze, fino a trovarlo, almeno parzialmente, in Alexis Tsipras.

Euroscettici, ad esempio, sono i neonazisti di Alba Dorata, coinvolti in episodi di violenza e in storie di omicidi e vendette con esponenti dell'estrema sinistra. Hanno diversi leaders in prigione e per il loro estremismo non sono riusciti ad ottenere maggioranze importanti nè si prestano a formare alleanze credibili.

Euroscettici sono i Greci indipendenti di ANEL, i centristi di To Potami e gli ultraconservatori del Raggruppamento Popolare Ortodosso.

Si è giunti dunque alla convergenza su Alexis Tsipras e su Syriza dopo una strada tortuosa. Questi ultimi sono stati votati da persone di varie estrazioni, nella speranza di cambiare in meglio la situazione.

Il merito del maggior partito della più antica democrazia del mondo è stato quello di essere stato presente sul territorio, partecipando alle assemblee di quartiere, creando "farmacie, ambulatori e cucine sociali".

Ci sono momenti nella storia di un paese in cui il sentimento contro il sistema di poteri costituiti e le persone che li rappresentano diventa così forte che anche chi prediligeva il quieto vivere e la continuità col passato sceglie strade più estreme e dei rappresentanti più eterodossi. 

Tsipras e gli esponenti del suo partito erano i più credibili per incarnare questo identikit: più decisi  contro l'Ue di Pasok e di Nea Demokratia, meno distruttivi di Alba Dorata.


Il fatto stesso di non avere media ufficiali come tv e giornali al loro fianco è diventato paradossalmente un pregio agli occhi degli elettori, perchè contribuisce a dare di loro una immagine di persone fuori dal vecchio establishment.

Il quantitative easing: un tentativo di Draghi e Merkel di tamponare le perdite

C'è chi ha detto che il quantitative easing, ovvero la creazione  di grandi quantità di valuta per acquistare titoli di stato, sia stata la dimostrazione dell'indipendenza della Banca Centrale Europea dai poteri governativi.

Forse è il caso di andare cauti con certe affermazioni.

La Bce, che "guarda caso" ha sede a Francoforte, ha come presidente Mario Draghi, uomo delle banche e di Goldman Sachs.

Ben sappiamo quanto le banche influenzino i governi europei.

Inoltre il quantitative easing è stato deciso insieme alla Merkel in vista dell'imminente vittoria (poi verificatasi) di Tsipras.

E' stata una azione tardiva, che gli Stati Uniti hanno compiuto cinque anni fa e che ha contribuito alla loro uscita dalla crisi.

La creazione di nuova moneta è una implicita ammissione del fallimento delle politiche di austerity; prima si doveva combattere a  tutti i costi l'inflazione, considerato un grande male, ora bisogna crearla, mettendo liquidità in circolazione.

Bisogna allora specificare che l'inflazione, quando non è a due cifre, è segno di una economia in salute, mentre la deflazione, al contrario, è la spia di una recessione. (L'iperinflazione, invece, è un altro concetto e si verifica in situazioni estreme e differenti). Per abbassare l'inflazione si tolgono soldi alla gente, per aumentarla si danno.

L'austerità era un fallimento già prima di cominciare, ed ora assistiamo solo a nuove fasi di una disfatta già annunciata.

Inoltre questo quantitative easing dimostra la volontà della signora Merkel di non voler costruire una Europa veramente unita: di comune accordo con Draghi, la Cancelliera e i vertici europei hanno deciso che l'80% dei titoli di stato sarà comprato dalle singole banche centrali che compongono la Bce e solo il 20% dalla Bce stessa.

Insomma, le banche centrali comprano il debito dei propri stati così, se l'euro salta, il debito non si mette in comune.


E questo sarebbe lo spirito di solidarietà europeo?


Quando si unifica uno stato, una delle prime cose che si fanno è cumulare i debiti degli stati che lo componevano.


Così fece l'Italia nel 1861 e altrettanto hanno fatto le due Germanie all'indomani del crollo del muro di Berlino.


Tsipras vuole ripudiare parte del debito.


La Grecia deve rendere agli stati Europei 322 miliardi di euro:

80 alla Germania, 60 alla Francia, 40 all'Italia, 27 alla Spagna, 12 all'Olanda e il resto ad altri ancora.Il 62% di essi è detenuto dagli stati nazionali, il resto dalle banche.


E' solo un bluff o seguiranno i fatti? 

Tsipras ha fatto promesse ambiziosissime, oltre a quelle sulla rinegoziazione dei rapporti con l'Europa: vediamo quante ne manterrà.


- via le tasse sulla casa

- lotta agli evasori


- elettricità gratis e buoni pasto ai più poveri


- trasporti gratuiti ai disoccupati cronici


- taglio del debito pubblico


- impulso all'economia etica


- spazio ai giovani

- 5 miliardi dai fondi europei alle pmi nell'arco di due anni


- salario medio innalzato dai 450 ai 751 euro


- No ai licenziamenti facili e di massa


- Ripristino della tredicesima


- Sanità gratis ai disoccupati senza mutua


- Riforma del sistema politico



Ecco cosa succede se la Grecia esce dall'Euro


Se vuole realizzare le sue riforme, Tsipras deve per forza di cose uscire dall'euro, altrimenti non avrà nè i soldi, nè l'autonomia necessaria.


Se la Grecia uscisse dall'euro, la nuova dracma, partendo ad un valore di 1 a 1, si svaluterebbe del 50% almeno.


Il punto è che la Grecia importa quasi tutto, quindi i prezzi di molti beni aumenterebbero di molto.


Lo stato allora dovrebbe assumere molte persone, trovare il modo di aiutare e di finanziare i più poveri.


Vi sarebbe dunque, per qualche anno, una delicata fase di transizione.


Nel frattempo il governo dovrebbe mantenere basse le tasse sulle imprese ed attrarre capitali dall'estero, cosa che avverrà quasi sicuramente: la dracma svalutata permetterà agli investitori di avvantaggiarsi dei salari bassi, e la Grecia diventerebbe un paese industriale.


Questo è uno scenario possibile e ottimistico, ma ve ne potrebbero essere altri.


Se però la Grecia esce dall'Euro e non riforma le sue istituzioni e la sua economia, di certo le cose si metteranno male.


Quel ditino puntato dalla Germania


La Germania continua ad ammonire che i patti vanno rispettati e che la Grecia ha falsificato i conti per entrare nell'euro.

Anche i tedeschi hanno truccato le carte: non mettono nel calcolo del debito pubblico i deficit dei landers (le loro regioni o stati federali che dir si voglia) nè di nessun altro ente locale;

inoltre non viene messa nel computo la Kfw, la "Banca della Ricostruzione che ha erogato ingentissimi fondi per l'economia teutonica anche in tempi recenti.

E andiamo avanti: all'indomani della riunificazione del Dicembre del 1989, secondo l'accordo siglato nel 1953 con gli Stati Uniti, la Germania avrebbe dovuto pagare una parte dei debiti accumulati dalla prima guerra mondiale fino ad all'anno del trattato.

C'è dell'altro: dopo la riunificazione, gli altri stati Ue consentirono alla Germania di sforare dalle limitazioni alla spesa pubblica imposti dalla dirigenza europea per unificare le due Germanie e per mettere la parte est in pari con quella dell'ovest.

I tedeschi sanno bene dunque che il progresso economico di un paese si persegue con la spesa "a deficit" e non certo tagliando salari e servizi.

Hanno ripudiato varie volte i propri debiti e ora vengono a fare lezioncine e a lanciare epiteti spregiativi contro i greci, considerati delle cicale a fronte del loro essere formiche?

Con quale faccia di bronzo vengono ora ad ammonire il resto di Europa?

E cosa c'entrava la compravendita delle loro armi vecchie imposte ai greci nel momento del famoso prestito di qualche anno fa?

Ascesa dei partiti antieuropei e possibile effetto "domino"


Podemos, partito di sinistra anti-austerity, è il primo partito nei sondaggi in Spagna. In Francia lo stesso vale per la nazionalista e destrorsa Marine Le Pen con il suo Fronte Nazionale.

Anche loro, se giungessero al potere, potrebbero ripudiare la moneta unica.

Vi sono serie possibilità dunque che l'euro scompaia e che il processo di unificazione europea faccia passi indietro.


Ciò non vuol dire però che si acutizzerebbero gli scontri tra gli stati, anzi: è la presente unione forzata che sta creando tensioni, perchè si antepongono gli interessi della finanza a quelli dei popoli.


Il crollo di un'europa amica delle banche e che non ascolta le istanze dei cittadini  è un fatto positivo.

Meglio rifondare un'Europa che unisca prima i popoli e le loro culture e poi tutto il resto.


domenica 25 gennaio 2015

Pescara-Ternana 1-2

Mura amiche stregate per il Delfino, Ternana corsara all'Adriatico.

Il Pescara fa un piccolo passo indietro nella sua corsa ai play off, dopo aver collezionato 15 punti in 7 partite.

Dopo due minuti un'autorete mette le ali agli ospiti: tiro-cross avversario senza pretese, Zampano appoggia di petto per Aresti che non trattiene.

Al 9' i biancazzurri pareggiano:bel cross di Zampano, molto preciso per la terra di Bjarnason, che in elevazione viola la porta avversaria.

La partita è molto equilibrata, con occasioni da un lato e dall'altro, tra le quali va citata una traversa colpita da Pasquato, che si conferma sempre molto temibile e non sta facendo rimpiangere Maniero.

E' il subentrato Ceravolo, però, a dare la gioia dei tre punti ai rossoverdi al 70': dopo un batti e ribatti in area, l'attaccante nativo di Locri trova la botta vincente, con il risultato che si cristallizza successivamente sul l'1-2.


giovedì 22 gennaio 2015

Draghi dà il via al "Quantitative easing", da oggi meno austerità

Mario Draghi ha annunciato che acquisterà una massiccia dose di titoli di stato a nome della Banca Centrale Europea. Tale pratica effettuata dalle banche centrali si chiama QE, ovvero Quantitative Easing, che tradotto letteralmente vuol dire: "alleggerimento quantitativo".

Ciò dovrebbe permettere allo spread dei paesi in difficoltà di abbassarsi. Inoltre, visto che l'acquisto verrebbe fatto presso le banche private, esse si ritroverebbero con una aumentata dose di liquidità, il che dovrebbe spingerle a concedere più prestiti, mettendo in moto l'economia.


l'aumentata inflazione che ne deriverebbe ridurrebbe di fatto l'indebitamento di chi ha prestiti da restituire per due motivi:


1 La moneta si deprezzerebbe.


2 I tassi di interesse, inoltre, si abbasserebbero, visto che gli investitori sarebbero rassicurati dall'ente di emissione europeo che comprando titoli sovrani, "garantirebbe" il debito degli stati.


Il Governatore Draghi ha specificato che l'acquisto di titoli sovrani durerà per almeno 12 mesi per un totale di 600 miliardi di euro ma, se dovesse essere necessario, si protrarrà ancora, fino ad un massimo di 1100 miliardi di euro.


La Germania spinge per una suddivisione del rischio: Angela Merkel infatti chiede che almeno di una parte di questi acquisti se ne facciano carico le singole banche centrali che compongono la Bce e non quest'ultima soltanto. In questo modo si attenuerebbe, per la Cancelliera, l'azione di socializzazione e ripartizione collettiva del debito.


Mario Draghi ha però richiesto più volte ai singoli stati della zona euro di attuare delle riforme di risanamento dei conti pubblici che permetterebbero all'economia di avere una crescita più stabile, visto che il procedimento intrapreso è una misura che si effettua in casi di estrema necessità e non può essere la regola.


Generalmente la pratica di acquisto massiccio dei titoli di stato, da parte di una banca centrale, dà i risultati sperati. Uno degli esempi più recenti è quello degli Stati Uniti, che sono usciti ampiamente dall'ultima crisi tramite questo stratagemma, ma vi sono precedenti illustri in tutto il mondo, come ad esempio in Regno Unito in tempi abbastanza recenti.

Pasquale Caprino, in arte Son Pascal, intervistato a "Voci di Strada"

mercoledì 21 gennaio 2015

Giovinco, l'incompiuto

Sebastian Giovinco è un ragazzo cresciuto nel vivaio della Juventus. La Vecchia Signora l'ha valorizzato e gli ha dato l'opportunità di farlo crescere calcisticamente.

E' stato dato in prestito ad Empoli e Parma per farsi le ossa e per dimostrare, in squadre in cui poteva  giocare costantemente, di essere un giocatore decisivo per la Juve.

I fatti dimostrano però che il buon Sebastian, per quanto bravo e per giunta soprannominato "formica atomica" perchè piccolo e vivace, è sempre stato una seconda scelta, per il blasonato club torinese.

Da quando ha iniziato a giocare in prima squadra, sulla panchina del sodalizio bianconero si sono alternati: Didier Deschamps, Giancarlo Corradini (per 2 partite soltanto), Claudio Ranieri, Ciro Ferrara, Alberto Zaccheroni, Luigi Del Neri, Antonio Conte (rappresentato per sei mesi da Massimo Carrera nel periodo della sua squalifica) e infine Massimiliano Allegri.

Per nessuno di questi allenatori "Formica Atomica" è stato un titolare. C'è sempre stato qualcuno considerato più forte di lui, nell'attacco nella Juventus. La compagine bianconera è una grande squadra, per carità, ma non è tra i clubs più forti del mondo. In Europa spesso delude. 

Anche qualche anno fa, quando la Juve andava male anche in campionato, Giovinco veniva dato in prestito o relegato in panchina.

Certo, c'era il signor Del Piero che meritava la precedenza e che aveva caratteristiche tecniche simili, ma è anche vero che nelle 50-60 partite da giocare tra campionato e coppe c'era bisogno di farlo riposare.

Inoltre la Juve ha sempre giocato, negli ultimi anni, con due, se non tre giocatori offensivi.

Questa lunga precisazione serve a giungere alla conclusione che Giovinco è un buon giocatore, ma non è un campione.

Ora ha siglato un accordo per giocare, dalla prossima stagione, in Canada, a Toronto. I Canadesi lo ricopriranno di soldi e diventerà il giocatore Italiano più pagato: 7 milioni e mezzo a stagione.

Buon per lui, che, dimostratosi sempre un professionista serio e infaticabile, merita tanta fortuna e affetto da parte degli sportivi.

E' anche vero però che, a 27 anni, decidere di andare in Canada vuol dire uscire dal calcio che conta e iscriversi nel registro delle vecchie glorie, come quelli che vanno a Dubai, in Australia, in Cina o in Giappone negli ultimi anni di carriera.

Tanti soldi però valgono forse la pena, per tentare questa nuova avventura e rappresentare il talento italiano all'estero.

I migliori auguri A Sebastian Giovinco e siamo sicuri che darà il suo contributo per far  crescere il movimento calcistico canadese.

martedì 20 gennaio 2015

Calcio - Pescara rigenerato, i tifosi adesso sognano

(Nella foto: Giorgio Repetto, direttore generale del Pescara, ha tra le sue mansioni quella di trattare l'acquisto dei giocatori. Se la squadra ora vince è anche merito suo)

C'è qualcuno che ancora non si rende conto dello stato di forma del Pescara attuale. Tuttavia qualche ragione ce l'avrebbe. Innanzitutto nelle prime 10 partite il sodalizio biancazzurro è partito piuttosto male, collocandosi tra gli ultimi posti della classifica. Poi è seguito un periodo in cui il Pescara faceva punti, ma giocava piuttosto male, dando l'idea di non avere un modo di giocare. Infine, nelle ultime gare, abbiamo assistito a belle prestazioni, sia pure con delle lacune difensive che appaiono evidenti. Sopperiscono a questa manchevolezza le doti tecniche e di corsa di centrocampisti ed attaccanti.

I numeri parlano chiaro: nelle ultime 12 partite di campionato il Delfino ha perso solo una volta e ha totalizzato 25 punti. Nelle ultime 7 partite, inoltre, non ha mai perso totalizzando 15 punti.


Ora i biancazzurri sono ottavi, ma a soli sei punti dalla seconda, ovvero il Bologna.


Il Carpi è un enigma che potrebbe incidere sul campionato del Pescara. 


Negli ultimi anni, soprattutto in serie B, assistiamo all'exploit delle neopromosse durante il girone di andata. Queste piccole squadre in genere hanno giocatori molto affiatati che giocano insieme da anni; inoltre programmano la preparazione atletica per andare forte nei primi sei mesi, in modo da avere subito i punti che garantiscono la salvezza dalla retrocessione.


Quasi sempre poi crollano, però, e talvolta non giungono nemmeno ai play off.


Vediamo se sarà il caso della matricola e attuale capolista Carpi, che intanto, alla prima giornata di ritorno, ha dato un segnale di cedimento perdendo in casa 1 a 2 col Livorno.


Maniero se n'è andato. Ha rifiutato la povera offerta del presidente abruzzese Daniele Sebastiani, ovvero un biennale di 200 000 euro all'anno+150 000 euro in caso di promozione in serie A. 200 000 euro sicuri sono pochi, per uno che fino a quel momento era capocannoniere del campionato. Maniero ha accettato dunque la sostanziosa offerta del Catania di 350 000 euro a stagione per tre anni.


Il Presidente Adriatico Sebastiani avrebbe venduto il suo cartellino agli etnei per un ingaggio di 500 000 euro, anche se circolano diverse voci sull'entità di questo conguaglio.


Buona fortuna a Maniero.


Intanto la fortuna sorride a Sebastiani. Nella partita successiva alla vendita, Il Pescara ha vinto 4 a 2 a Trapani e il Catania ha perso 3 a 0 a Lanciano. Pasquato, che ha sostituito il bomber campano, ha segnato due belle reti non facendolo rimpiangere.


Nulla è precluso, nemmeno la promozione diretta, se il Delfino continua a giocare così, visto che l'unica squadra temibile come organico e come rendimento sembra il Bologna.


Nulla è precluso nemmeno in negativo, in questo campionato di serie B in cui i valori in campo non hanno differenze enormi: basta un po' di deconcentrazione e in quattro giornate ci si ritrova in piena zona retrocessione.


"Quisque faber fortunae suae", dicevano i latini.

lunedì 19 gennaio 2015

Juve-Verona, duello col pallottoliere

(A sinistra: Carlos Tevez)

Dopo il 6-1 di giovedì, allo Juventus Stadium si è replicato con il 4-0 di ieri sera. Mandorlini è apparso ormai rassegnato, anche nelle dichiarazioni del dopopartita. Prima di scomporsi per il primo goal subìto, ha controllato l'orologio per controllare quanto tempo fosse passato dal fischio iniziale: solo due minuti e quaranta secondi.


Le Azioni

La prima rete di Pogba qualcosa di sontuoso: tiro dai trenta metri in posizione centrale, parabola leggermente arcuata ma angolata che Raphael riesce soltanto a toccare leggermente con le dita.

C'è anche da dire che gli Scaligeri sono scesi in campo molli e coi piedi di pastafrolla: nessuno marca e i piemontesi costruiscono l'azione del goal senza trovare ostacoli; la ciliegina su questa torta avariata o se vogliamo, lo zucchero a velo sul pandoro (dolce tipico della città veneta) consiste nel lasciare libero uno col tiro di Pogba.

Passano quattro minuti e la Juve raddoppia: Morata indisturbato in contropiede dà in mezzo, Pogba lascia scorrere per Tevez e "l'apache" dalla distanza trafigge l'estremo difensore gialloblu.

La Juve si rilassa e il primo tempo finisce "solo" sul 2-0.

Prima del riposo c'è tempo di vedere: una punizione di Pirlo con traiettoria tesa, dritta in porta e respinta da Raphael; un tiro di Toni rasoterra ampiamente fuori; un'altra punizione di Pirlo che si infrange contro la barriera: nel batti e ribatti successivo c'è il tiro finale di Caceres di poco fuori;  un tiro di Pogba, che, al termine di una bella azione corale, dribbla un difensore ed esplode dalla sinistra un tiro a girare di fronte al quale si oppone Raphael, l'unico bravo ieri sera, tra i suoi.

Al 61' Lazaros Christodoulopulos avanza in contropiede, si accentra sulla trequarti e lascia partire un debole tiro centrale, facile preda di Buffon.

Passa un minuto e Pereyra, un po' come nel famoso libro di Antonio Tabucchi che porta un nome quasi identico, dice la sua: azione in profondità, l'ultimo passaggio è quello di Chiellini in verticale e il "Tucumano" di piatto scava la traiettoria, superando in pallonetto Raphael.

In tribuna Nedved siede assieme al figlio, ma il bambino sembra lui: saltella divertito sulla poltrona. E' una bella scena che dimostra tutto il suo attaccamento alla società con cui ha condiviso e condivide ancora, da dirigente, tanti anni di storia.

Al 72' Maschisio, in area di rigore, serve in verticale Carlitos Tevez che in mezzo e due difensori impacciati fa secco Raphael, con la palla che passa sotto le gambe del portiere veronese. Può bastare e si va tutti a casa dopo questa sorta di allenamento notturno.

Conclusioni

La Juve dà una ulteriore prova di forza, con 10 goal fatti e uno subito in tre giorni, tra Coppa Italia e Campionato. La Roma ha pareggiato a Palermo, quindi il distacco diventa di cinque punti dalla seconda.

I cinque punti però non rendono l'idea: tra la differenza reti dei capitolini e quella della Vecchia Signora vi sono 15 goals di differenza. Inoltre la Juve si produce in due goleade contro una squadra che tutto sommato è tredicesima in campionato e non ultima: sotto ha altre sette compagini e quindi non è poi così malvagia.

C'è anche da dire però che gli uomini di Mandorlini non hanno mostrato alcun ardore agonistico e le marcature non hanno assolutamente funzionato.

sabato 17 gennaio 2015

Trapani-Pescara 2-4


Pescara, quattro reti e via
Il Delfino cala il poker contro un generoso Trapani: 2-4 e ritornano i sogni di gloria


(A sinistra: Il "Provinciale" di Trapani)

L'immagine più bella di Trapani-Pescara è quella finale, col pubblico di casa che chiama sotto la curva i propri beniamini nonostante le quattro sberle prese.

I Granata hanno dato tutto e sono giunti al fischio finale stremati.
Il Pescara da centrocampo in su è apparso superiore e lo stesso tecnico dei siculi Boscaglia lo ha ammesso nelle interviste del dopopartita.


Le Azioni

E' Pasquato ad aprire le danze al 12': gran tiro dalla distanza e pallone che si infila di poco sotto la traversa.

Al 17' i padroni di casa pareggiano; tiro di Barillà, traversa, respinta di Basso che piazza la sfera alla sinistra di Aresti. Esplode la gioia nello Stadio Provinciale di Trapani, con entrambe le squadre che sembrano vive e in buona forma.

Dopo un'incursione di Barillà che costringe Aresti a un bell'intervento, Pasquato segna il suo secondo goal della giornata: tiro dalla distanza molto bello e portiere trafitto.

Si va al riposo sul 2-1, ma nella ripresa la squadra locale vuole subito mettere le cose in chiaro.

Dopo 32 secondi dal calcio di inizio infatti arriva il pari: Mancosu macina decine di metri e supera in velocità il difensore Zuparic, angolando la palla laddove l'estremo difensore adriatico Aresti non può arrivare: 2-2.

Passano altri 3 minuti e mezzo e Mancosu quasi replica lo show, tirando di poco fuori in una azione simile a quella del goal precedente.

I fantasisti biancazzurri hanno però scaldato il motore, e mettono in atto l'uno-due decisivo:

All'8' del secondo tempo Politano esplode un bellissimo tiro a girare e in un'altra azione in verticale Melchiorri attira a sè il portiere Marcone ben lontano dai pali e riesce a dare in mezzo per Bjarnason; il Vichingo deve solo spingere dolcemente il pallone nella porta vuota  e aggiorna così il suo "score" nel registro dei marcatori.

C'è anche da riportare però che sul 3-2 Basso viene spinto in area da un difensore e l'arbitro Sacchi da Macerata fa proseguire: il rigore è netto.

Il team biancazzurro ormai colpisce in contropiede e potrebbe davvero dilagare, con due traverse e altre nitide palle-goal.



Il Trapani non si dà per vinto, ma negli ultimi dieci minuti ha davvero esaurito le energie e gli uomini di Baroni  terminano la gara all'attacco, espugnando il difficile campo isolano.

Le ambizioni del Pescara e le speranze Granata

Gli Abruzzesi confermano un ruolino di marcia davvero convincente: 15 punti nelle ultime 7 partite, che diventano 25 se si contano le ultime 12 gare.

E' infatti a 12 partite fa che si può far risalire la scalata alla classifica del Pescara (ora settimo ma a tre punti dal secondo posto) che dopo un avvio disastroso ha risalito la china, trovando affiatamento e fiducia nei propri mezzi. Sognare si può ma con i piedi per terra e con rinforzi che urgono in una difesa ballerina.

Il Trapani continua la sua difficile rincorsa alla salvezza, ma la squadra è viva e al tecnico Boscaglia sono stati promessi dei rinforzi nei prossimi giorni.

venerdì 16 gennaio 2015

I video del giorno

Domani c'è Trapani-Pescara

La seconda parte del torneo di serie B prende il via e su questo blog da questo fine settimana in poi commenterò le partite del Pescara.

Domani c'è Trapani-Pescara, alle ore 15:00, match valevole per il primo turno di ritorno di serie B. All'andata un Pescara brillante e un po' sfortunato non riuscì a superare la difesa sicula, infrangendosi sullo 0-0 casalingo.

Il Trapani è forte tra le mura amiche, dove ha collezionato buoni risultati, ma il Pescara di Baroni è reduce da un periodo molto buono a cui ha messo fine solo la lunga sosta di Gennaio.

Sarà una partita delicata per entrambe le formazioni: Il Pescara dovrà fare a meno degli infortunati Salamon e Pesoli e soprattutto, di Maniero, venduto nella finestra di Gennaio del calciomercato. Non è stata proprio una mossa azzeccata quella di vendere l'attuale capocannoniere della serie B, affiatato tra l'altro con il resto della squadra. Si sta cercando un sostituto tra Ardemagni, Ferrari, Caracciolo e Di Carmine.

Per quanto riguarda il Trapani, Marcone sostituirà Gomis, impegnato in Coppa d'Africa. L'esterno Vidanov dovrebbe partire titolare a svantaggio di Lo Bue.

Christian Terlizzi in settimana è stato messo fuori rosa per un presunto scontro col tecnico Boscaglia, il quale in conferenza stampa ha detto: "Adesso siete tutti difensori di Terlizzi, ma l'anno scorso ero l'unico a difenderlo mentre voi giornalisti lo massacravate".

Proviamo a fare un pronostico sulle formazioni iniziali:

Marcone,Vidanov, Pagliarulo, Martinelli, Rizzato a comporre la difesa; Basso, Zampa, Ciaramitaro, Nadarevic in mediana; Abate e il buon Falco terranno in piedi il reparto di attacco.

Il Pescara schiererà Aresti, Pucino, Zuparic, Cosic e Zampano nelle retrovie; a centrocampo Selasi, Bjarnason, Memushaj e Politano supporteranno la coppia offensiva Pasquato-Melchiorri.

Arbitrerà l'incontro Juan Luca Sacchi di Macerata.

Diretta tv alle ore 15:00 su Sky e Mediaset Premium.
Noi ci diamo appuntamento invece al tardo pomeriggio di domani per un resoconto della partita.

Il regionalismo ha fallito

(A sinistra: l'Autostrada del Sole negli anni '60)

Le autonomie regionali furono applicate tardi dalla politica italiana: nella Costituzione esse erano previste, eppure ci vollero all'incirca ventiquattro anni per inaugurarle.

Cerchiamo un po' di andare indietro nella nostra memoria storica: dal 1946 al 1970 l'Italia raggiunse uno straordinario boom economico, furono create imponenti infrastrutture, centrali elettriche, ampliati porti e inaugurate autostrade.

L'A1, la cosiddetta "Autostrada del sole", che collega tuttora Napoli a Milano, vide la luce dopo solo 8 anni. La prima pietra venne posta il 19 Maggio del 1956, l'ultima il 14 Ottobre del 1964.

Pensateci bene: solo 8 anni per scavare montagne, tracciare gallerie, costruire ponti, ricoprire di asfalto migliaia di chilometri di territorio nazionale, espropriare terreni etc etc...

Se oggi si tentasse di fare una opera simile, essa probabilmente non vedrebbe mai la luce: numerosi tipi di comitati ed istituzioni locali si opporrebbero o comunque vorrebbero dire la loro, proponendo alternative, varianti e facendo ricorsi a tribunali che molto probabilmente paralizzerebbero tutto.

Estremisti che evidentemente vogliono farci tornare al medioevo perchè si oppongono ad ogni infrastruttura lancerebbero molotov sui cantieri; 

più di un consiglio regionale verrebbe paralizzato da opinioni pro e contro l'opera.

A cosa sono servite le Regioni, se non a creare occupazione per gli amici degli amici e ad ingrossare le fila burocratiche del paese? Se fosse solo questo non sarebbe così male, visto che normali famiglie traggono il proprio sostentamento da questo e centinaia di migliaia di persone in più hanno un lavoro.

Ciò che veramente deve avere fine è il finto processo democratico che porta ogni quattro-cinque anni nuovi politici locali a godere di enormi stipendi, privilegi e rimborsi.

Aggiungiamo inoltre le numerose forme di ruberie che vengono messe in atto dagli esponenti delle regioni. 

Mentre Fiorito si comprava coi soldi delle tasse degli Italiani una automobile fuoristrada per pochi giorni di neve a Roma, la Regione Lazio tagliava 200 posti letto negli ospedali.

Volete davvero società di trasporti, di energia, di conferimento dei rifiuti, acquedottistiche controllate dagli enti locali fonti di sprechi enormi e dominate da logiche clientelari?

Privatizziamo le società a partecipazione pubblica, con delle regole chiare e a tutela dei cittadini. Eliminiamo, con un solo tratto di penna, gli stipendi di migliaia di consiglieri regionali e provinciali e le ruberie di una parte di essi.

I servizi locali continuerebbero ad essere garantiti dall'apparato burocratico, mentre le esigenze e le istanze delle popolazioni regionali verrebbero garantite dai deputati e da una figura che si potrebbe creare ad hoc: un ombudsman, ovvero un difensore civico che avrebbe il dovere di ascoltare le richieste di maggiore interesse pubblico.

Le richieste con il maggior numero di firme dovrebbero essere obbligatoriamente inoltrate in parlamento che avrebbe a sua volta l'obbligo di discuterle.

Che splendido Papa



Sull'aereo che lo ha portato a Manila, due giorni fa il Papa ha risposto alle domande dei giornalisti della stampa internazionale. Ciò che mi ha colpito sono stati il calore umano, la semplicità e al tempo stesso la preparazione filosofica che si celavano dietro le sue parole.

Sin dal suo primo discorso dal balcone di San Pietro, subito dopo l'elezione, si sentì una energia positiva intercorere tra lui e i fedeli.

Si fece avanti dal terrazzo quest'uomo attempato (come tutti i papi degli ultimi secoli) con la sua figura robusta, col suo sguardo bonario.

Ricordo le sue prime parole in un italiano pressochè perfetto: "E' stato scelto un papa che viene da lontano, sono andati a prenderlo dall'altra parte del mondo".

Il suo calore sudamericano si mescola con le sue origini italiane, creando subito un'atmosfera di intesa con il nostro paese. Eppure c'è stata una nutrita minoranza di persone che hanno storto il naso: la punizione dei pedofili e la moralizzazione della banca del Vaticano sarebbero solo operazioni di facciata, come il  pauperismo e le rinunce ai lussi pontifici.

Dal mio punto di vista Bergoglio sta seguendo i dettami più veri del Cristianesimo, in lui rivive lo spirito essenziale e senza compromessi di Francesco d'Assisi. Il suo linguaggio è quello della maggior parte della popolazione, non ha paura ad usare parole anche un po' colorite (ma non volgari) per farsi capire.

Francesco in passato ha speso tanto tempo insieme ai poveri della baraccopoli argentine, aiutandoli materialmente, cercando di liberarli dalla schiavitù della fame e del degrado.

Non si vergogna di mostrare la sua passione calcistica, è un uomo che vive la quotidianità della gente comune. E'estremamente moderno; gli fu chiesto: cosa pensa delle lobby gay? "Essere gay non è sbagliato, mentre le lobby, di qualsiasi tipo, lo sono sempre".

Poco tempo dopo essere stato eletto dal conclave,  ha convocato per una messa all'alba i politici italiani e li ha sferzati con una dura reprimenda.

Ha condannato con parole decise i preti che vanno in giro con auto costose e che non rispettano il voto di povertà da loro professato.

Ha detto che bisogna stare vicino alle coppie divorziate e separate, che, sebbene violando la promessa di non scindere ciò che il Signore ha unito, devono restare dentro la Chiesa, la quale a sua volta deve stare a loro vicino. Ricordiamo che il Direttorio Pastorale espressamente specifica che i sacramenti a loro non vengono negati, mostrando molta comprensione. Insomma, se uno fa peccato, ammesso che si tratti della parola giusta, non viene mica dimenticato da Gesù e dai suoi ministri in terra.

Nella conferenza stampa di due giorni fa sembrava quasi un Don Camillo dei giorni d'oggi. Ribadendo che sia gli attacchi terroristici, sia le offese alla religione sono cose negative, ha scherzato con l'organizzatore del suo viaggio nel sud est asiatico: "Se il dottor Gasparri offende mia mamma, io gli tiro un pugno".

C'è però qualcosa che va oltre le parole che personalmente apprezzo del papa: l'affetto con cui si rivolge a tutti, il suo sorriso raggiante e sereno, come se non avesse paura di nulla e nessuno dovesse temere niente, forse perchè sente che nelle mani del Signore non bisogna aver timori. Che bella sensazione ascoltare Papa Francesco...

lunedì 12 gennaio 2015

Io NON sono Charlie Hebdo

Tutti abbiamo assistito attoniti alle vicende di violenza che hanno riguardato i fratello Kouachi e Amedy Koulibaly.

Sono morte diciassette persone per causa loro, vi sono ancora dei feriti gravi inoltre. Comprendendo i tre terroristi, i morti salgono a venti.

Domenica 11 Gennaio in molti sono scesi in piazza a Parigi e altrove, per dire: "Io sono Charlie". Molti giornalisti e politici hanno indicato i vignettisti di Charlie Hebdo come degli eroi della libertà di espressione.



Disegnare Gesù e Maometto in pose oscene è un gesto di odio

Io NON sono Charlie e sono fiero di essere diverso da quella scellerata redazione.

Disegnare la Trinità in una immagine porno è dimostrazione di libertà? Offendere in numerose vignette il sentimento religioso di miliardi di persone tra cristiani, musulmani ed ebrei è un segno di civiltà e di superiorità?

Io credo nel rispetto, tali vignette sono un gesto di volgarità, di stupidità e di odio. Se mai entrassi in una moschea, in una sinagoga o in un tempio buddhista mostrerei rispetto e seguirei le loro regole di comportamento.


Il terrorismo è frutto anche  delle guerre di Europei e Americani

L'occidente non è esente da colpe, se oggi i terroristi si sono moltiplicati. Gli stati occidentali hanno bombardato l'Iraq e la Libia.
Hanno deposto dei dittatori crudeli, che mantenevano però l'ordine in due paesi che non erano pronti culturalmente per la democrazia.

Ora in Iraq e in Libia regna il caos, c'è una guerra civile incontrollabile e gli estremisti islamici uccidono, arruolano fanatici, trovano l'appoggio di altri arabi disposti a finanziarli e portano avanti una battaglia nei confronti dell'occidente.

L'occidente deve aprire gli occhi di fronte alle sue responsabilità. Sarkozy spinse molto per bombardare la Libia e fu il principale artefice della rimozione di Gheddafi. Oggi dalla Libia partono tanti islamici, tra cui anche qualche fanatico, diretti in Italia, in Francia e nel resto d'Europa.

Tra l'altro, secondo alcune fonti, lo stesso Sarkozy avrebbe avuto affari con lo stesso Gheddafi. Il figlio del dittatore giocava nel Perugia, la sua famiglia era proprietaria del 5% della Juventus.

In Italia, fino a poco prima della guerra che lo rovesciò, il rais libico fu accolto come una star dai nostri governi in numerose occasioni. Piantò la sua tenda a L'Aquila in occasione del G8. In un'altra occasione catechizzò un gruppo di modelle e ne convertì due all'islam.

Ma come, non era un feroce criminale? Quando ci sono gli idrocarburi di mezzo, si fa presto a cambiare parere.


Dobbiamo rinforzare il dialogo e risolvere le cause dell'odio

Bisogna dialogare con l'Islam, fare in modo che gli immigrati musulmani che hanno diritto di restare in Europa si integrino nella società. Nelle periferie di Parigi, da cui venivano i tre terroristi in questione, si pone da molti anni il problema di un miglioramento delle condizioni di vita.

Hollande, Renzi, la Merkel e gli altri capi di stato occidentali, invece che fare retorica in piazza, dovrebbero implementare la sicurezza nei loro rispettivi paesi e ascoltare le voci del disagio che provengono dagli ambienti simili a quello dove sono nati i tre Jihadisti.

Le questioni internazionali non si risolvono con le guerre e questo non l'ha capito nemmeno Obama, che se non fosse stato per Putin avrebbe bombardato anche la Siria.

L'occidente non può essere il dominatore del mondo. Deve dialogare con le altre culture, come ad esempio la Cina e il sud est asiatico. Deve instaurare rapporti di pace con tutti i paesi islamici e deve produrre uno sforzo anche per pacificarsi con l'Iran, con la Palestina e con tutti gli stati definiti "canaglia".

Se l'Africa è nel caos, con milioni di persone che muoiono di fame e malattie, con governi corrotti o con leadership militari e sanguinarie, forse è perchè gli Europei prima e gli americani dopo hanno colonizzato questo continente e continuano a farlo in forma più discreta.

L'odio, anche quello più fanatico, non nasce dal nulla. Se Europa e Stati Uniti cambieranno strada, il terrorismo islamico non avrà più ragione di esistere.

Andrea Russo


giovedì 8 gennaio 2015

Il vostro attivismo non ci serve

Loro vanno tra le bombe a socializzare coi terroristi e noi contribuenti paghiamo riscatti milionari





Di recente, su tutti i media, è spuntato un video di due ragazze Italiane in chador che chiedono un riscatto perchè sono state rapite da un gruppo islamico non bene identificato.
I loro nomi sono Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Non si tratta però, come spesso superficialmente si tende a dire in questi casi, di volontarie spinte dallo spirito delle crocerossine e di idealiste che vogliono salvare il mondo. Le due signorine in questione hanno fondato, alcuni anni fa, l' associazione "Assistenza sanitaria in Siria" con tale Roberto Andervill, hanno partecipato a viaggi in paesi arabi connotati da forti rischi e partecipato a manifestazioni. In una di queste parate è stata loro scattata una foto tradotta da Magdi Cristiano Allam che conosce l'arabo: 


“Agli eroi di Liwa Shuhada grazie per l’ospitalità e se Dio vuole vediamo la città di Idlib libera quando ritorneremo”





Liwa Shuhada significa "Brigata dell'Islam" ed ha rivendicato un atto terroristico in Siria.Sembrerebbe inoltre affiliata ad Al Quaeda. Ma che belle amicizie avevano queste ragazzine, apparentemente così ingenue. E i loro rispettivi genitori cosa dicevano? "Brava, continua così?" Non sembra infatti che i loro congiunti, al di là della tensione per il rapimento, abbiano mai espresso critiche nei confronti di tali amicizie.



E' possibile che non sapessero con chi avevano a che fare le loro giovinette e che non abbiano tentato di fermarle di fronte ai propositi di recarsi in zone di guerra?



Non è una novità quella di persone che, animate da una simpatia per la faccia feroce dell'oriente, poi chiedono riscatti per farsi liberare.

Le operatrici umanitarie Simona Torretta e Simona Pari, ad esempio,  furono rapite in Iraq da un commando di Iracheni. Furono scarcerate a suon di milioni dal nostro governo, ma appena liberate furono molto apologetiche, quasi tenere nei confronti dei loro aguzzini, nel rispondere alle domande dei giornalisti.


Giuliana Sgrena, giornalista dell'Unità, andata in Iraq per screditare il governo italiano che aveva mandato delle truppe a gestire porzioni di quei territori, fu salvata dallo stesso governo che lei proprio odiava. 


Fu liberata in seguito ad una mediazione e, secondo il "Times", dopo un pagamento di 4,6 milioni di euro. Per un malaugurato errore delle truppe americane, la sua auto fu crivellata di proiettili in un posto di blocco. 


Nell'auto c'era un validissimo agente segreto, Nicola Calipari, che morì facendole scudo con il proprio corpo, salvandole la vita.


Qualcuno ha mai sentito Giuliana Sgrena dire un "Grazie" al governo che l'aveva liberata, mandando a morire un uomo di stato per lei?  Non ci addentriamo poi sulle ferocissime parole che ebbe tempo fa per i Marò, sostenendo che fossero due assassini e che non avevano nulla di paragonabile al suo sequestro e all'arresto lampo in Russia di Vladimir Luxuria (a cui invece fece tanti elogi)


Forse è giusto pagare riscatti per salvare vite italiane, anche se poi quei soldi andranno a finanziare il terrorismo.


E' altrettanto giusto però meditare sanzioni per gli individui che si avventurano in posti di guerra  senza una sinergia con l'esercito ed altre istituzioni accreditate che possano garantire loro un minimo di sicurezza; tali soggetti infatti creano intrighi internazionali e danni patrimoniali alle casse pubbliche.


Non si può purtroppo comminare il carcere alle signore simpatizzanti degli islamici col mitra. Gli Italiani hanno speso fior di milioni per loro. I governi hanno mobilitato numerose persone, per salvarle. Qualcuna di loro, liberata, continua a criticare chi l'ha salvata e a parteggiare per i suoi sequestratori.


Non  possiamo processare nè multare queste persone. Il nostro sistema legislativo non prevede pene per l'ingratitudine. In questo caso c'è solo da mostrare sdegno. Vediamo quanto saranno grate allo stato Italiano e agli uomini che hanno deciso il loro salvataggio le due ragazze amiche dei terroristi che sembrano in procinto di essere liberate nei prossimi mesi.


Andrea Russo



venerdì 2 gennaio 2015

La Lituania entra ufficialmente nell'euro

Un quadro economico-politico della Lituania alla luce dei suoi rapporti con l'Unione Europea


(Nelle foto, tre vedute di Vilnius: il centro storico, Via della Costituzione, dove vi sono i grattacieli sede di grossi gruppi finanziari e un primo piano su due dei grattacieli)

L'euro in Lituania non è solo un fatto economico, ma geopolitico e di difesa del territorio

La Lituania entra, al termine di un lungo percorso di adeguamenti economici, nella moneta unica, rafforzando il suo legame con l'Unione Europea e con l'occidente in chiave anti-Putin.

Ad Aprile infatti, solo il 41% dei Lituani si dichiarava favorevole all'avvento della moneta unica. Negli ultimi mesi, in seguito alla crisi russa e alle rinnovate mire espansionistiche del Cremlino, la percentuale dei favorevoli all'euro nelle terra dell'ambra è diventata il 61%.

Dall'indipendenza lituana del 1990, i Lituani non hanno mai smesso di temere una nuova invasione dalla Russia e non hanno tutti i torti. In molte cartine russe i paesi baltici fanno ancora parte dei territori amministrati da Mosca: si intende in questo modo lanciare il segnale che la loro indipendenza non è stata ancora riconosciuta.

Di recente l'aviazione del grande colosso militare, per intraprendere una guerra dei nervi, ha iniziato a violare i confini lituani sorvolandoli. In questo modo Putin spera in una reazione, magari un abbattimento di velivoli per giustificare una invasione armata.

Un altro gesto che ha avuto ripercussioni sulla economia Lituana è stato il divieto di importazione dei prodotti agricoli dall'Europa verso la Russia. Inoltre i Lituani stanno cercando di trovare il modo di dipendere meno dalle importazioni del gas russo.

L'avvento dell'euro dunque si sostanzia come il compimento di un progetto geopolitico di instaurazione nell'occidente. Lo stato baltico intende rafforzare  i legami sia con L'Ue che con gli Stati Uniti. Nella postazione della cittadina di Siauliai, gestita a turno dalle aviazioni di varie singole nazioni, proprio in questo periodo si è insediata l'aeronautica militare Italiana.

Sacrifici e segnali positivi

Per entrare nell'euro, la Lituania ha affrontato tagli drammatici alla spesa pubblica, che hanno fatto scendere il deficit annuale dal 9,3 al 2,6%.

Dopo la crisi del 2008, che ha fatto salire la disoccupazione fino a oltre il 18% e scendere il pil del 15%, la Lituania dal 2011 è cresciuta ad una media del 4%.

Nell'ultimo anno la crescita è stata del 3,6% e la disoccupazione si è ridotta al 9,9%. Nell'anno prossimo la crescita prevista dovrebbe essere del 2,7%

I dati appena riportati sono quelli citati in tono trionfalistico dall'Unione Europea e dal presidente della Banca Centrale Europea Draghi.

L'Unione Europea ha aiutato e danneggiato al tempo stesso la Lituania

Se è vero che la Lituania è cresciuta nel pil dal 1990, anno in cui passò da un'economia comunista e pianificata ad una di tipo liberale e capitalista, c'è anche da vedere il rovescio della medaglia:

1. Un paese che esce dal comunismo e passa al capitalismo e all'apertura del suo mercato agli investimenti del mondo occidentale, non può che crescere: non c'è un grande merito in questo da parte dell'Unione Europea.

2 La politica economica europea ha frenato, in un certo senso, la crescita lituana. Tutto l'occidente, per crescere, ha speso soldi a deficit.

Gli stati occidentali hanno speso "a deficit" per infrastrutture e per investimenti in tutto ciò che serviva per il loro benessere: scuole, ospedali, salari pubblici. E' un modo di agire che è parte integrante della politica economica classica.

L' Unione Europea ha dato indicazioni alla Lituania, negli ultimi anni, di non spendere per infrastrutture e investimenti, anzi, di ridurre la spesa. Di fronte a questa politica economica impoverente, a poco sono serviti i fondi europei stanziati nel 2007 giunti a Vilnius.

A fronte di alcuni buoni segnali, dunque, resta il fatto che la Lituania ha salari medi di 300-400 euro netti al mese, tra i più bassi dell'Unione Europea.

I prezzi sono aumentati con l'avvicinamento  all'Euro? Ecco alcune chiavi di valutazione

1 Secondo le statistiche rese note dalle banche lituane, l'inflazione nel 2014 si è attestata tra lo 0,2 e lo 0,4 %

2 Il 39% di un sondaggio dell'autorità a difesa dei consumatori VVTAT sostiene che, con l'obbligo di mostrare i doppi prezzi, vi siano stati arrotondamenti in eccesso, sopattutto nel campo della ristorazione e del benessere ( http://en.delfi.lt/lithuania/economy/euro-adoption-in-lithuania-most-consumers-complain-about-raised-prices-and-inaccurate-conversion.d?id=66017766 )


3 Il Governo sta mettendo in atto stretti controlli sull'arrotondamento dei prezzi nel passaggio tra litas (la vecchia moneta) ed euro.

4 Esperienza diretta: chi vi scrive frequenta assiduamente la Lituania e può testimoniare l'aumento di alcuni beni e servizi. In più molti lituani hanno fornito al sottoscritto la loro testimonianza che i prezzi nell'ultimo anno sono aumentati.

Con l'Euro aumenteranno i prezzi in Lituania?

Non resta che aspettare.

Su questo blog monitoreremo l'aumento dei prezzi della più grande delle repubbliche baltiche..

Non ci fidiamo dei dati ufficiali Istat e ed Eurostat: quando ci fu l'avvento dell'euro in Italia, fornirono informazioni sull'inflazione ridicole, riportando solo il 2,8 % di aumento dei prezzi, mentre tutti noi ricordiamo che il costo della vita raddoppiò.

Terremo aggiornati dunque i nostri lettori sia con i dati ufficiali che raccogliendo dati tra la popolazione, in modo da avere informazioni il più possibile veritiere

Intanto riassumiamo il quadro economico del paese: 

Disoccupazione in calo: 9,9% e tendente a scendere.
Salari medi: 300-400 euro
Crescita media del Pil negli ultimi anni: 4%
Crescita del Pil prospettata per il prossimo anno: 2,7% (influisce la crisi russa)

Andrea Russo