Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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mercoledì 31 dicembre 2014

"Non sparate i botti"

Vi rivolgo il solito monito di fine anno: non sparate i fuochi d'artificio e tutto ciò che è simile ad essi.

Il perchè è ovvio. Ogni anno assistiamo al bilancio di una piccola guerra, in Italia: morti, feriti, mani e dita amputate. Gente che esplode colpi di pistola e di fucile, altri che usano le così dette bombe carta o petardi che sono capaci di produrre danni ingenti a persone e cose.

Sembra che ogni fine anno in Italia, solo per la paura, muoiano decine di migliaia di animali, in seguito alle esplosioni dei fuochi d'artificio: scoiattoli, uccelli o addirittura  cani e gatti.

Buon anno.

Iniziamolo con giudizio.


Questo blog compie 7 anni, 150 000 volte grazie

E' diventato quasi un bambino grandicello. Con lui ho speso sette anni che hanno cambiato la mia vita, non sto esagerando. Il blog è un po' come le radio locali negli anni '70. Con pochi soldi tutti potevano aprire una stazione per trasmettere e potevano dire la propria. I blog, se da un lato hanno meno facilità di audience rispetto ad una emittente radiofonica, possono essre a costo 0,  possono mostrare foto, video, tracce audio e si può anche, volendo, fare una diretta video grazie ai collegamenti su youtube. Questo è un elenco niente affatto esaustivo di cosa si può fare con un blog.

La mia vita è cambiata col blog perchè ho potuto esprimere meglio le mie potenzialità in supporto all' attività giornalistica. Ho imparato nuove cose sul web e sulle nuove tecnologie. Ho avuto inoltre modo di interagire coi lettori.

Da quando ho installato il contatore, nel luglio del 2009, siamo giunti a oltre 121 000 presenze, ma dalla nascita del blog le visite sono state almeno 150-160 000.

Un bel traguardo. Soprattutto, è un piacere per me scrivere online. E' bello documentarsi sulla rete e comunicare in tempo reale. E' uno stimolo a migliorarmi.

Grazie a voi lettori e non esitate a contattarmi, se ne avete voglia.

Andrea Russo

Un po' di rispetto per la Grecia

(Nella foto: veduta panoramica di Atene)

Il nostro amico Schauble


La diffamazione della Grecia è ormai diventato lo sport preferito dagli eurocrati e dai loro consociati. Anche negli ultimi giorni il ministro delle finanze tedesco  Wolfgang  Schauble ha detto ciò che dovrebbe fare e non fare la Grecia, dopo aver fatto raccomandazioni, dispensato consigli ed emesso giudizi su altre nazioni tra cui l'Italia. 

Ecco cosa il "grande" ministro teutonico ha detto: "La Grecia dovrà continuare sulla strada delle riforme gia' avviate, qualunque sia l'esito delle elezioni legislative  alla fine di gennaio (...) Le riforme difficili (attuate in Grecia dall'inizio della crisi finanziaria) hanno portato i loro frutti, non sono alternative. Le nuove elezioni non cambiano gli accordi con il governo greco" 

Egregio signor Schauble, Lei rappresenta la Germania, giusto?
Non è nemmeno un diretto rappresentante dell'Unione Europea e anche se lo fosse, non avrebbe titolo di dire cosa un altro governo debba fare o non fare. Chi diavolo è lei per cercare di influenzare la politica greca? Soprattutto, chi è lei per cercare di decidere del destino di 11 milioni e di 295 000 greci che non  hanno votato lei come loro rappresentante, che non è loro concittadino, che non vive ogni giorno le loro avventure e disavventure? 

Chi è lei per dire, come fece un po' di tempo fa, chi avrebbe dovuto vincere le elezioni in Italia e chi no, quali erano i "buffoni" (parola da lei pronunciata) tra i politici italiani e quali quelli seri? Con quale autorità lei esprime queste dichiarazioni che sanno tanto di angheria e di bullismo? 

Se non ricordo male, lei non è Italiano quindi , se la matematica non è una opinione, "ma tu chi sei?" glielo possono chiedere oltre agli 11milioni di Greci, anche 60 milioni di Italiani, a cui si potrebbero aggiungere gli Spagnoli e i Portoghesi e tutti gli altri paesi che lei prende di mira. 

Conti truccati

Se gli sprechi sono lo stato sociale, come Germania e Ue spesso fanno capire (vedasi la famosa lettera del  presidente della banca centrale europea Jean Claude Trichet del 2011 all' allora Presidente del Consiglio Berlusconi) la Germania è campionessa degli sprechi, visto che i tedeschi godono di assegni sociali e familiari che in Italia ci sogniamo. Il debito pubblico Greco non sarebbe stato un problema per nessuno, se non si fosse creata la moneta unica. 

L'ex presidente greco George Papandreou ci ha messo del suo truccando i conti e facendo carte false per aderire a questo progetto scellerato. Peccato però che anche la Germania trucchi i conti del suo debito pubblico, in quanto non include nel computo i debiti dei "landers" (le regioni tedesche) e le spese della sua Cassa depositi e prestiti. 

 Tutto quello che ne è seguito dopo però è stata una lunga storia di angherie subita dai Greci che non meritano di espiare le colpe dei loro leaders e dei loro consociati a livello internazionale. 

Hanno avuto un presidente non eletto, proprio come Monti, Lucas Papademos, anche lui uomo di Goldman Sacks e garante dei poteri bancari. I Greci, che in gran parte lavoravano e si costruivano un futuro in una  economia che tutto sommato girava piuttosto bene, si sono trovati a pagare debiti contratti dai propri governanti a beneficio di una elite bancaria.

Hanno poi dovuto subire tagli drammatici allo stato sociale e numerosi licenziamenti. Ma nella patria della cultura occidentale non sono diventati tutti spreconi e dissoluti e i tedeschi, che un tempo erano i barbari, non sono diventati dei santi e dei grandi risparmiatori. Si tratta soltanto di due popoli che seguono le azioni dei propri rappresentanti e assistono ad una storia in cui un gruppo si prevarica sull'altro e per di più lo accusa di essere stato uno scellerato, senza che questo sia vero.

La Grecia non è uscita dall'euro e dai ricatti di Ue e fondo monetario internazionale solo perchè le forze antieuropee sono divise tra destra e sinistra. Tra poche settimane ci saranno nuove elezioni e potrebbe vincere Syriza di Alexis Tsipras, che vuole tornare ad una politica monetaria nazionale e non più europea. Ecco perchè Schauble, che teme questo, ha iniziato la sua campagna elettorale contro chi non la pensa come lui. 

Il circolo degli snob

E i nostri politici cosa fanno? Uno di loro, Napolitano, il nostro presidente della Repubblica, si affretta sempre a dire che "Noi non siamo come la Grecia", come se loro fossero degli appestati. A sua volta, la Francia si guarda bene da fare lega in chiave anti-austerity con Spagna e Italia, perchè loro si sentono superiori. E' tutta una rincorsa a far parte del club degli amici snob, una gara dicotomica, schizofrenica. 

Da una parte si gareggia per dimostrare chi è il più ricco, dall'altra per decidere chi ha tagliato più posti letto, assegni sociali e posti di lavoro. 

Millenni di cultura

Io ci andrei cauto a dire che la causa di tutti i guai sono i Greci. La lingua italiana deriva in buona parte dalla loro, oltre che dal latino. Dalla loro cultura hanno attinto per secoli gli intellettuali e gli artisti rinascimentali, neoclassici e romantici di tutta Europa: filosofi, scultori, pittori, scienziati, astronomi, letterati, matematici. La stessa parola "Europa" deriva dal greco. La prima forma di democrazia e di repubblica è stato creato nelle Poleis. 

Riempiamo i nostri cuori di rispetto prima di parlare della Grecia.

Andrea Russo

lunedì 29 dicembre 2014

La Macroregione-Adriatico-ionica, ennesima idiozia dell'Unione Europea


Vorrei chiedere a voi lettori: Quanto sapete della Slovenia? Qual è il vostro grado di conoscenza della Croazia, a parte le spiagge e qualche meta turistica? Quanti di voi, di origine italiana, conosce un idioma dell'est europeo? Anche sul piano interno, ci sono delle diversità culturali, economiche, sociali tra la Sicilia e il Veneto?

La prima considerazione che mi salta in mente vedendo la mappa della Macroregione Adriatico-Ionica è l'enorme differenza tra regioni lontane sia geograficamente che culturalmente.

La mappa richiama un misto di esperienze incrociate tra blocco occidentale e orientale, tra culture mediterranee ed altre est-europee.

Prima del crollo del muro di Berlino, noi sapevamo pochissimo di ciò che avveniva in tutto l'est europeo. Eppure la Slovenia era congiunta geograficamente all'Italia. Nonostante questo, per un malinteso senso di pacificazione nazionale e ideologica, non si poteva nemmeno parlare della nostra stessa storia e delle truppe di Tito che sterminarono la nostra popolazione. L'Istria ad esempio era in maggioranza popolata da Italiani, che vennero cacciati e uccisi.

Ancora oggi gli Sloveni hanno aspre rivendicazioni nei confronti degli Italiani in tema di territori contesi.

Gli ideali sono per ingenui, se non ci sono progetti validi

Apprezzati intellettuali come Altiero Spinelli teorizzarono, all'indomani della seconda guerra mondiale una Europa Unita in cui la varie nazioni non si facessero più la guerra.

Bene: Qual è la prima cosa da fare per avvicinare i popoli? Dargli una unica moneta che non corrisponde alle esigenze delle loro singole economie? Creare una singola valuta che faccia dormire sonni tranquilli ai banchieri, perchè è forte e i loro investimenti in euro non si svalutano?

Unire i popoli e le loro culture, prima di unificare le istituzioni

Forse il miglior modo per unire i popoli, anzichè impoverirli tutti insieme, è di unirli culturalmente. Bisogna avvicinarli prima di tutto linguisticamente. Quante lingue europee si insegnano nelle nostre scuole? In quanti in Italia o in Francia studiano il Ceco, la storia moderna dell'Ungheria o sanno quali erano i nomi dei Colonnelli Greci?

Siamo popoli che nuotano nell'ignoranza gli uni degli altri. L'Italiano ad esempio all'estero, è rinchiuso negli stereotipi del mafioso, di qualche città famosa e di qualche piatto tipico come la pizza o la pasta. La  conoscenza altrui di un paese noto come il nostro molto spesso non va oltre.

Gli "illuminati" burocrati europei, di cui la maggior parte dei singoli europei nemmeno conosce il nome, hanno permesso il trasferimento del lavoro dai paesi occidentali a quelli orientali. Gli occidentali hanno perso il lavoro in fabbrica, mentre gli operai dell'europa orientale percepiscono stipendi da fame e sia loro che i loro paesi non si arricchiscono più di tanto.

Questa mappa che dovrebbe costituire la regione macroadriatico- ionica è una suprema immondizia, che intende unire un occidente una volta ricco ma ora in declino, ad un est europeo una volta povero e che ha registrato una modesta ripresa, destinata ad aumentare non più di tanto.

"Uniti nella sfortuna", verrebbe da dire, "uniti nella povertà", quando bisognerebbe cercare di rendere tutti benestanti.

Con queste unioni forzate, in cui ci sono interessi contrastanti e in cui i popoli non comunicano l'uno con l'altro, si creano al contrario divisioni e motivi di conflitto.


Piccole regioni grandi sprechi, grandi regioni grandissimi sprechi.

Una macroregione dovrebbe tendere a unire zone simili con storie simili.

Questa cartina che va dalla Sicilia ai Balcani appare anche come un goffissimo tentativo di distruggere le identità nazionali e di ridisegnare i confini geografici.

Per quanto riguarda il rapporto regioni-Unione Europea, in Italia non abbiamo una buona tradizione. I fondi europei sono sempre stati male utilizzati, sono finiti spesso nelle tasche dei politici e dei loro amici imprenditori.

L'Italia da 16 miliardi di euro ogni anno all'Unione Europea e ne riceve 10 in cambio, sotto forma di fondi per le aree in via di sviluppo. Questi 10 miliardi inoltre vengono utilizzati male dai nostri governi ed enti locali. Che senso ha tutto questo?

Che senso ha ora esportare questo modello su larga scala, condividendo progetti e spartizioni di fondi tra popoli diversi?

I problemi sono a monte: una istituzione che non funziona non può crearne altre

Una istituzione come l'Unione Europea, che ha troppi scheletri nell'armadio e che non è legittimata dalle volontà dei popoli, contro la cui Costituzione pendono i no dei referendum francesi e olandesi (gli Italiani non sono stati nemmeno interpellati in merito) non può essere guida dei popoli.

Gli euroburocrati, che spendono cifre folli per tenere in attività i due parlamenti di Bruxelles e di Strasburgo, non hanno nè l'autorità morale nè la capacità intellettuale di decidere al posto di stati sovrani.

Figuriamoci se sono in grado di disegnare macroregioni, che anche solo "ictu oculi" appaiono ridicole.
Andrea Russo

domenica 28 dicembre 2014

Italiani, la positività è contagiosa

Vogliamo migliorare il nostro paese? Iniziamo ad essere più propositivi e a dare meno la colpa agli altri

Tante, troppe volte sentiamo amici, conoscenti, personaggi della tv lamentarsi del nostro paese. La retorica del pessimismo e della negatività contagia anche chi vive ancora bene.

Prima o poi deve però giungere il momento in cui ci si stanca di piangersi addosso e si ci rimbocca le maniche.

"Stringiamoci a coorte", giovani, vecchi e di mezza età

Tanti giovani (non tutti) si risentono della mancanza di lavoro ma conoscono ogni tipo di divertimento e più volte alla settimana vanno a ballare, a bere e a svagarsi con gli amici.

Troppi quarantenni e cinquantenni sbraitano contro gli altri, ma non si aggiornano. In molti sopra la cinquantina sanno a malapena accendere un pc. Per quanto riguarda le lingue straniere, in tanti  credono di conoscere l'inglese ma commettono errori di grammatica e soprattutto di pronuncia che rendono quello che sanno inutile.

Per essere più cattivi, in molti,anche nel mondo della pubblicità e del doppiaggio cinematografico, sbagliano addirittura la grammatica della nostra lingua, coniugando in maniera inappropriata i congiuntivi.

Gli anziani, che sono la parte più benestante del paese, spesso aiutano figli e nipoti. E' anche vero però che c'è gente che a 70-80 anni mantiene posti dirigenziali non lasciando spazio ai giovani.

E' sempre colpa degli altri?

Quello che dà più fastidio però sono quelle persone che sui forum di internet sfogano le proprie frustrazioni insultando gli italiani come popolo in maniera alquanto generica.

Loro non sono Italiani? Loro si comportano bene nei confronti del prossimo oppure hanno qualcosa anch'essi da farsi perdonare? Diamo la colpa sempre agli altri, ma cosa facciamo noi per migliorare il nostro paese?

J.F. Kennedy disse una volta: "Non chiedetevi cosa fa il vostro paese per voi, ma cosa voi fate per il vostro paese".

Lamentarsi non serve a nulla. Occorre ritrovare la positività giusta per costruire il futuro mattoncino su mattoncino. I politici sono diretta derivazione di un popolo. Miglioriamo noi stessi e miglioreranno, almeno un poco, anche loro. E' compito nostro fare in modo che il loro potere sia limitato. Troppe persone creano rapporti clientelari sotto le elezioni, in troppi imbrogliano nei concorsi pubblici, negli appalti e in vari contesti lavorativi.

Non hanno il diritto di lamentarsi, dopo, se le cose vanno male. Hanno partecipato alla spartizione della torta e poi si lamentano se la torta è finita.

Ma ciò che conta adesso, dopo quasi sette anni di forte crisi economica è fare tabula rasa del passato, cooperare, cercare di non imbrogliare il prossimo, di fare bene il proprio lavoro e di dare l'esempio, ognuno nel suo piccolo contesto

Positività e atteggiamenti costruttivi

Infondere positività e mostrarsi solidali con gli altri è contagioso e innesca un circolo positivo.

Compriamo prodotti Italiani, creati in Italia da lavoratori residenti nel nostro paese. Se tutti implementassero con le azioni questo principio l'economia farebbe già un bel passo in avanti. Non siamo il terzo mondo, non è vero che tutto funziona male. Anche nei paesi che si dice siano più progrediti del nostro, vi sono sacche di degrado, corruzione, violenza, ingiustizia, arretratezza culturale.

Camminiamo sul petrolio e non ce ne accorgiamo. Le nostre cattedrali, i nostri beni archeologici e architettonici potrebbero creare milioni di posti di lavoro. Las Vegas conta 60 milioni di visitatori all'anno per dare in cambio casinò, insegne luminose e una ricostruzione di Venezia dentro una piscina.

Chi ha fatto grande gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia? Non abbiamo importato solo mafia, che comunque è stata combattuta da altri grandi Italiani come Joe Petrosino e Rudolph Giuliani. Tutti i più grandi attori di Hollywood hanno origine Italiane. Fiorello La Guardia, noto sindaco storico di New York, era anche lui Italiano. La lista di esempi potrebbe essere sterminata.

Ammirazione

Nel Regno Unito, ogni volta che dico che sono Italiano, la gente si illumina e decanta numerose lodi del mio paese e lo fa con un'espressione del viso sincera. Certo, enunciano anche alcune cose negative, che sono però in minoranza nelle loro elencazioni.

Dovremmo essere in grado di focalizzarci di più, per ripartire, sull'enorme estasiato stupore che il nostro paese genera negli altri.

sabato 27 dicembre 2014

Indipendenza Scozzese, un fuoco di paglia

(Nella foto: Alex Salmond, Primo Ministro e leader degli indipendentisti scozzesi)

Vivendo nel Regno Unito negli ultimi mesi, ho potuto farmi una idea su come Scozzesi e Inglesi abbiano vissuto, in qualità di diretti interessati, la campagna e l'esito del referendum sull'indipendenza scozzese.

La mia impressione, già prima delle votazioni, era che gli Scozzesi non avvertissero così forte il sentimento di patriottismo nè il senso di frustrazione per una dominazione straniera che spesso si accompagna a queste occasioni.

Se da un lato Londra sfrutta i giacimenti petroliferi situati al largo delle acque della Scozia, è altrettanto vero che quest'ultima riceve centinaia di milioni di sterline in cambio.

E' inoltre vero che la Scozia, dall'epoca della deindustrializzazione voluta dalla Thatcher, non è stata più investita da un piano di investimenti per le infrastrutture.

A ciò si potrebbe controbattere che, visto l'autonomia di cui godono, avrebbero potuto pensare a questo gli stessi governi scozzesi senza aspettare i soliti interventi da Londra.

Se da un lato negli ultimi anni l'Inghilterra ha tagliato i sussidi in tutto il Regno Unito, è altrettanto vero che gli Scozzesi si sono appoggiati molto alla politica dei benefits che in Gran Bretagna è ancora forte e che in Italia possiamo solo sognare: case gratuite, assegni di disoccupazione, assegni familiari, bonus per ogni bambino nato, uffici di collocamento che funzionano et cetera et cetera.

Nick Farrell, un giornalista inglese che scrive per "Il Giornale", descrive gli Scozzesi come dei piagnoni che si aspettano continuamente l'aiuto di Londra e intanto continuano a ricevere benefits, fondi e concessioni di autonomie.

In definitiva, ai discendenti di Braveheart l'indipendenza non conviene.

Lo stesso Primo Ministro e leader del Partito della Nazione Scozzese, Alex Salmond, ha dato prova di debolezza nelle sue rivendicazioni: ha ottenuto il referendum sulla indipendenza ma ha chiesto, in caso di vittoria, di restare sotto l'egida della Corona Britannica e di mantenere la Sterlina. Sono richieste controverse che hanno danneggiato la causa dell'indipendentismo. Inoltre il Premier Britannico David Cameron si è affrettato a promettere concessioni di autonomie ulteriori in caso di vittoria del no. Ora dovrà onorarle.

C'è un altro fattore, inoltre: gli Scozzesi sono per la maggior parte storicamente di sinistra e spesso fungono da ago della bilancia quando i laburisti vincono le elezioni al parlamento di Londra.

I laburisti, come è noto, sono antinazionalisti e sono poco propensi a battersi per cause indipendentiste.

Alla fine della fiera, la lotta per l'indipendenza scozzese del 2014 ha avuto poco di eroico e altrettanto poco di coraggioso. Non c'è stato nessun Braveheart, ma piuttosto piagnistei di persone viziate da Londra che sono ritornate nei ranghi quando il referendum le ha ricondotte alla razionalità: proprio come dei ventenni cresciuti troppo nel comfort che, dopo essersi ribellati ai genitori, hanno deciso di rimanere a vivere con loro, tornando a rispettare le loro regole.
Andrea Russo

venerdì 26 dicembre 2014

Mancano pochi giorni al settimo anno del mio blog

Tra pochi giorni , esattamente il 31 Dicembre, questo blog compirà sette anni. Col tempo sono riuscito ad apportare leggeri miglioramenti alla veste grafica e soprattutto è cambiato il mio modo di scrivere. Penso di aver fatto qualche passo in avanti sotto questo profilo, anche se nella mia professione di giornalista le motivazioni vanno e vengono.

Per chi vuole fare del giornalismo un mestiere e non un hobby non si tratta di una passeggiata, ma di tante salite in montagna.

Sono un blogger perché mi aiuta ad essere uno scrittire completo. La mia curiosità per il mondo mi spinge a scrivere racconti,favole,articoli di cronaca e riflessioni. Ovviamente il blogging non coincide con il giornalismo. C'è chi lo intende come la redazione di fatti di vita vissuta racchiusi in un diario. Io invece voglio condividere le mie passioni e le mie idee  cercando di fornire suggerimenti utili ai lettori.

Recentemente l'attore Angelo Orlando ha pubblicato un commento sull'articolo che lo riguardava e lo ringrazio. Vi rammento però che gli interventi dei lettori sono sempre ben graditi e vorrei che aumentassero nel prossimo anno.

Mi piacerebbe leggere i vostri pareri sul blog e consigli su cosa scrivere e pubblicare e su come scrivere ciò di cui tratto.

La barra dei commenti è piccola, i caratteri sotto ogni post sono piccoli, ma vi incoraggio a dire la vostra. E' semplice e vi sono varie modalità per farlo. Viene spiegato tutto nel momento in cui postate il vostro parere.

In sette anni ne sono successe di cose: vi ho riportato ad esempio notizie da vari paesi, come ad esempio l'Inghilterra.

Nel 2012 ho lavorato molto per questo sito: 269 posts tra articoli, video e altri contenuti pubblicati.

Ho dovuto poi rallentare perchè avevo perso un grado di vista grazie al pc e per altri impegni.

Quest'anno i post sono stati solo una quarantina, ma i contenuti sono più curati rispetto al passato.

Mi riprometto di scrivere di più, l'anno prossimo pubblicherò riguardo a nuove tematiche, sia giornalistiche che di interesse generale oltre, ovviamente, alle mie opinioni.

Vi saranno ospiti scrittori in questo sito, che verrà arricchito sotto molti aspetti.

Ci aspetta ancora molta strada da percorrere insieme, sia sul piano della lettura che della collaborazione, anche a livello di business, se sarà possibile.

Nel frattempo vi saluto e vi do appuntamento a domani.

Cordiali saluti

Andrea Russo.

martedì 23 dicembre 2014

Accordi per l'energia elettrica tra Italia e Montenegro: la posizione di Lorenzo Valloreja

COMUNICATO STAMPA RIGUARDO LO STATO DELL’OPERA TIVAT- PESCARA – CEPAGATTI – GISSI – LARINO – FOGGIA E SCHEDA CRONOLOGICA DEI FATTI In data 19.12.2007 il Ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani firmò, insieme al collega montenegrino e in presenza dell'allora amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, un'intesa intergovernativa a sostegno di un progetto di un nuovo collegamento elettrico sottomarino tra Italia e Montenegro (Foggia-Bar).

Tale opera, se realizzata, sarebbe stata lunga circa 282 km. Sempre in quel periodo era prevista da parte del Ministero dello Sviluppo Economico lo smantellamento della Centrale (Stazione) di trasformazione di Villanova di Cepagatti (PE); Magicamente, nel 2008, il Ministero dello Sviluppo Economico muta il progetto, il Cavo sottomarino proveniente dal Montenegro non segue più la rotta Bar – Foggia ma Tivat – Pescara – Cepagatti – Gissi – Larino – Foggia per un totale di 560 km.

A seguito di questo nuovo percorso la stazione di Villanova non doveva più essere smantellata ma anzi potenziata, infatti, in un futuro non molto lontano, stando alle decisioni del Ministero, non servirà solo la dorsale sud, ma anche il collegamento verso nord. Comunque sia, il nuovo collegamento Montenegro – Italia risulta essere, ad occhio, esattamente il doppio per lunghezza rispetto al precedente progetto e forse per far notare di meno questa incongruenza l’opera nel suo complesso venne divisa in tre tronconi:

1. la Tivat – Pescara – Cepagatti in corrente continua realizzata direttamente da Terna SPA (390 km circa di cui 375 sottomarini e 15 sistemati appena sotto 75 cm di terra e che attraverseranno la più grande area densamente abitata della regione Abruzzo, cioè i Comuni di Pescara, San Giovanni Teatino, Spoltore e Cepagatti);

2. la Cepagatti – Gissi (60 km circa) in corrente alternata trasportata su elettrodotti aerei da 380kv a doppia terna che in questa fase non doveva essere realizzata direttamente da Terna SPA ma dalla A2A attraverso al società Abruzzese Abruzzo Energia;

3. la Gissi – Larino – Foggia (110 km circa) in corrente alternata trasportata su elettrodotti aerei da 380kv a doppia terna e realizzata anch’essa direttamente dalla Terna SPA. A tutt’oggi la Terna Spa continua ad insistere sul fatto che le tre opere sopraelencate non sono riconducibili ad un unico “disegno” (sic!), tuttavia è certo che se il cantiere Tivat – Pescara – Cepagatti venisse bloccato per un qualche motivo o non terminato le altre due opere in questione non avrebbero certamente nessuna funzionalità.

Tra il 2009 ed il 2010 a più riprese il Governo Berlusconi sigla una serie di intese con il Governo Djukanovic al fine non solo di realizzare questa mega opera ma anche di permettere alla A2A (multiutility quotata in Borsa nata dalla fusione delle municipalizzate di Milano e Brescia) di acquisire il 43% della società energetica pubblica montenegrina Elektroprivreda (EPCG) e di farle costruire anche quattro centrali idroelettriche sempre in Montenegro.

Ma la Terna e la A2A non sono le uniche tirate in ballo anche  l’Enel ha avuto la sua parte con un impianto a carbone in collaborazione con Duferco che, a sua volta, tirerà su un termovalorizzatore. Il piano, insomma, è quello di costruire impianti di energia rinnovabile in Montenegro e trasportarla in Italia con un cavo sottomarino, non ancora costruito però ...

 l’unica cosa certa è che A2A investì 500 milioni di euro per l’acquisto di Elektroprivreda (EPCG) che venne quindi realmente privatizzata. Il punto però è che l’acquisto di Elektroprivreda (EPCG) si è rivelato un pessimo affare: Enrico Malerba, direttore esecutivo di EPCG, ha spiegato ai giornalisti di Report, in una storica puntata,  come la società abbia perso, in un solo anno, ben 60 milioni di euro dovuti al fatto che la società vende i due terzi dell’energia prodotta all’azienda privata montenegrina KAP, che produce alluminio, ma che non paga.

La EPCG, inoltre, è costretta a vendere l’energia a tariffe agevolate, imposte dal governo di Podgorica, e altri 16 milioni sono andati quindi perduti da A2A quando il governo ha abbassato il prezzo dell’energia. Il conto di A2A è in rosso e il titolo vale in borsa ben dieci volte meno che nel 2008, prima di iniziare l’avventura montenegrina. Ecco che l’affare energetico si è rivelato un pessimo affare. Ma non finisce qui. Poco prima della visita di Berlusconi del marzo 2010, il Montenegro decide di vendere la EPCG.

Si presentano alcuni acquirenti, tra cui A2A, che poi come sappiamo vincerà la gara. Il 20% delle azioni di EPCG prima della privatizzazione è composto dai fondi di investimento montenegrini i cui proprietari sono amici di Djukanovic, su tutti Beselin Barovic, anch’egli finito in mezzo all’inchiesta della Procura di Bari per contrabbando di sigarette tra Montenegro e Italia. Barovic detiene il 5% dei fondi di investimento, quota acquisita grazie ai proventi del contrabbando. I proprietari dei fondi di investimento, Barovic in testa, decideranno in quel 2010 di vendere le loro quote ad A2A, di fatto consentendole di vincere la corsa per l’acquisizione di EPCG.

Chi ci ha guadagnato? Non i cittadini montenegrini, che hanno visto un’ente statale finire in mani private. Non A2A, che è stata gravemente danneggiata da questa operazione, alla luce delle enormi perdite. Quello che emerge dall’inchiesta giornalistica condotta da Report è che A2A avrebbe versato, per l’acquisizione di EPCG, ben 70 milioni di euro nelle casse di Prva Banka, istituto di credito che nel 2006 era a rischio default evitato grazie all’iniezione di liquidità di A2A. Che la Prva Banka sia di proprietà del fratello del premier Djukanovic, Aco, non è un dato trascurabile.

A2A però fa delle precisazioni in merito, contestando la versione di Report e rivendicando trasparenza nell’acquisizione e offrendo dati diversi, che invitiamo a leggere ricordando come l’azienda sia stata vittima, semmai, di accordi politici che l’hanno danneggiata. Come ricordato dallo stesso Pippo Ranci, presidente del consiglio di sorveglianza di A2A:

 “Un accordo politico per investire in Montenegro ci sara’ pure stato, ma quelli di EPCG sono asset pregiati, è un’operazione che ha il suo perchè visto che in Italia è sempre più difficile costruire nuovi impianti idroelettrici“. Ed è qui che si reinserisce il discorso del “nostro cavo” che dovrebbe trasportare in Italia l’energia prodotta nei Balcani. Infatti tale opera dovrebbe veicolare non solo corrente dal Montenegro, ma anche dalla Serbia.

Nel 2009 l’allora ministro Scajola s’impegnò a nome del Governo ad acquistare per 15 anni energia verde dalla Serbia, oltre che a costruire tredici centrali idroelettriche. Il prezzo concordato dell’energia serba è di 150 euro a megawattora, più del triplo del prezzo di mercato in Serbia.  L’Italia acquista quindi energia a prezzo maggiorato, e il costo finisce sulla bolletta degli italiani. La domanda è perché? Nel bilancio Terna 2009, la società stessa ammette che la richiesta energetica italiana è calata del 6,6% e l’Abruzzo non è avulso da questo dato.

L’opera, che viene presentata in pompa magna presso gli enti abruzzesi come la manna che risolverà i nostri problemi energetici è inutile perché: 1. Allora, il fabbisogno energetico locale era completamente coperto dalla sovrapproduzione pugliese che riusciva a soddisfare non solo l’Abruzzo ma anche i clienti della Provincia di Ascoli; 2. Oggi, che la crisi si è ahimè acutizzata, l’Abruzzo è completamente autosufficiente visto che nel 2013 sono stati consumati 6.808 Gwh mentre la nostra Regione ha una capacità produttiva di 7.272 Gwh.

Ma non solo, a monte di questa inutilità vi è un problema ambientale perché in primis la linea in corrente alternata genera dei forti campi elettromagnetici e secondariamente perché la linea in corrente continua se pur non genera campi elettromagnetici tuttavia da luogo a fortissimi campi magnetici dei quali ancora oggi non si conoscono precisamente gli effetti.

Se si pensa poi che lo spiaggiamento dei cetacei avvenuto nel settembre 2014 presso Punta Aderci potrebbe essere stato causato anche da forti variazioni del campo magnetico la cosa desta delle legittime preoccupazioni. Inquietudini che sono legate anche ad un consumo spaventoso di territorio dovuto alle fasce di rispetto che impediscono l’utilizzo dei suoli circostanti: a) 30 ettari per la sola tratta Pescara – Cepagatti; b) 600 ettari per la linea Cepagatti - Gissi; c) 1100 ettari per la linea Gissi – Foggia. Complessivamente è come se venisse cancellata dalla cartina geografica un territorio grande quanto l’intero Comune di Catignano, cioè una zona vasta 17 milioni di metri quadri o 17 km quadri se preferite!

E tutto questo senza tener conto dei danni alla spiaggia ed al turismo che inevitabilmente si manifesteranno nei tratti prospicienti il Fosso Vallelunga, sito dell’approdo del cavo del Montenegro, ne delle ricadute negative nel settore ittico poiché nel tratto di mare interessato al passaggio del cavo o non si potrà pescare o vi saranno delle forti limitazioni.

Noi siamo stati i primi a diffondere queste notizie tra l’opinione pubblica abruzzese e nazionale, affinché i cittadini fossero consapevoli ed in grado di tutelare i loro diritti e se grandi inchieste giornalistiche sono state fatte da “Report”, piuttosto che da “Repubblica”, o da altri organi d‘informazione, così come se la Magistratura, in taluni casi riguardanti quest’opera, ha voluto accertare la verità, o se oggi la linea Cepagatti – Gissi è realizzata direttamente da Terna e non più dalla A2A, ebbene il merito è stato senz’altro nostro perché, se pur limitati nei mezzi, abbiamo cercato di essere sempre sul pezzo e di osservare e studiare la cosa per quel che è …

non per quel che per comodità vorremmo che fosse … cioè la solita opera pubblica scomoda che, se si riesce a spostare di qualche centinaia di metri, già non ci tange più perché a farsene carico, dovrà essere necessariamente, il solito “sfigato di turno”. Questa invece, ahimè, è una mega opera che avrà ricadute di ogni tipo non solo riguardo a coloro che si troveranno nell’emergenza di doverci abitare vicino ma anche per tutti gli altri cittadini della nostra “povera” Regione.

E’ per questo che: il 07 novembre 2009 creammo il nostro comitato che all’epoca si chiamava “Nessuno Tocchi l’Area Metropolitana” in quanto i primi passi li muovemmo proprio nei Comuni di Pescara, San Giovanni Teatino, Spoltore e Cepagatti; ai primi di marzo del 2010 invitammo:

a) i Consiglieri Comunali, Provinciali, Regionali a far indire appositi Consigli “aperti” nei quali si potesse discutere «di questa grave emergenza»;

b) i Parlamentari abruzzesi a tenere apposite interrogazioni in Aula;

c) i cittadini interessati a presentare ricorso presso il Tar;

d) ai proprietari interessati da espropri a depositare le loro osservazioni entro e non oltre l’allora 19 marzo in quanto termine ultimo legale in quel dato momento storico. Sabato 27 Marzo 2010, a seguito di diverse riunioni tenute presso alcuni comuni della Provincia di Chieti interessati dal passaggio della linea Cepagatti – Gissi crescemmo e diventammo “Nessuno Tocchi l’Abruzzo”;

Martedì 13 Aprile 2010, a seguito di diverse adesioni extraregionali, crescemmo ancora diventando un Comitato Nazionale e partecipammo in massa alla manifestazione antinucleare che si tenne il sabato successivo, cioè il 17 Aprile, a San Benedetto del Tronto per impedire l’installazione di una Centrale Nucleare in località Sentina delle Marche. Tale progetto venne poi definitivamente bloccato grazie al referendum del giugno 2011;

a partire al 26 gennaio 2011, a seguito di contatti avuti con cittadini montenegrini ed esponenti politici balcanici “Nessuno Tocchi il Nostro Futuro” diventò internazionale guadagnandosi le prime pagine dei giornali di Podgorica; tra il maggio ed il giugno 2012 lanciammo la sfida di raccogliere le firme per indire un referendum che interessava tutti i Comuni nei quali sarebbe transitata l’opera, da Pescara fino a Gissi; nel maggio 2014 - a seguito della decisione della Giunta Regionale Marche che in data 23 febbraio 2014 aveva bocciato la linea Teramo – Fano, direttrice questa che prosegue proprio verso nord l’autostrada energetica Tivat- Pescara – riproponemmo nuovamente il Referendum sull’opera, ma questa volta ai quattro candidati Presidenti di Regione, cioè:

D’Alfonso, Chiodi, Marcozzi ed Acerbo, i quali molto “educatamente” non solo non sottoscrissero la nostra richiesta ma non ci comunicarono mai nessuna risposta neanche alla nostra missiva; il 09/12/2014 consegnammo a tutti gli organi preposti le nostre osservazioni rispetto “LA RICHIESTA DI CONCESSIONE DEMANIALE, RIESAME PARERI, DECRETI E ATTI CONNESSI”.

Tuttavia come se avessimo la maledizione di Cassandra ne la popolazione, ne la politica, ci ha voluto dare pienamente ascolto in questi anni che sono stati si di lotta pazza e solitaria. Ed oggi che siamo ad un passo dalla realizzazione di quest’opera assistiamo esterrefatti alla costituzione di una miriade di comitati e “comitatini” che come tanti cani sciolti ululano alla luna senza sapere neanche di cosa stanno parlando.

Se questo sia dovuto all’avvicinarsi di future campagne elettorali, o più semplicemente per un tardo risveglio del senso civico non ci è dato di saperlo … certo è che tutta questa frammentazione della lotta e tutte queste imprecisioni non giovano in alcun modo alla causa! In questi giorni ho sentito parlare di concessioni Terna della durata di 50 anni … pensare solo un secondo che le cose stiano così è da folli! Secondo voi la Terna dopo aver speso 750 milioni di Euro per quest’opera tra 50 anni smonterà tutto l’impianto andando via? Ultimamente ho sentito battagliare diversi comitati su singoli tratti perorando così la causa di Terna che da sempre non vuole riconoscere l’unità del progetto Tivat – Pescara – Foggia al fine di risolvere la questione a proprio vantaggio.

Ma costoro fanno gli interessi di Terna o dell’Abruzzo? Voglio credere nella loro buona fede, anche se la politica, che da sempre ha tentato di mettere uno zampino in questa storia non ci ha portato che guai (vedi ostracismo verso il nostro referendum), perciò invitiamo caldamente tutti i comitati a presentarsi ad un tavolo per sostenere una linea comune … chiara … e fattibile. Solo uniti potremo vincere la battaglia, divisi faremo il gioco di Terna. A tal riguardo giorno 29 dicembre 2014, dalle ore 17:00 terremo una riunione presso la sala parrocchiale del Villaggio Alcione (Pescara sud, zona d’approdo del cavo) con tutti i residenti, gli imprenditori, i rappresentanti di categoria, il Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, i responsabili di Terna e gli organi d’informazione per manifestare il nostro dissenso e chiedere l’intervento, questa volta si a gamba tesa, della politica.

I 5 milioni di Euro dati a Pescara per il giusto ristoro sono già terminati - in parte utilizzati per risolvere il problema fognario di Portanuova che ahimè però è rimasto tale e quale a prima ed in parte assorbito dai debiti comunali – tuttavia l’opera è di li da venire e quindi ci siamo venduti per un pugno di mosche. Nessuno può venire in casa nostra e sfrattarci così! … perché questo stanno facendo … Dopo aver depositato le osservazioni Terna non potrà lavorare per almeno 6 mesi/un anno, quindi le istituzioni hanno ancora, se vogliono (si veda il caso delle Marche per la linea Teramo – Fano), tutto il tempo per porvi rimedio.

giovedì 13 novembre 2014

L`anno prossimo... vado a letto alle dieci, una brillante commedia noir da riscoprire

Recensione e collegamento a youtube con il film completo


Articolo pubblicato su: "L`Opinionista"
www.lopinionista.it - www.lopinionista.it/notizia.php?id=1307

Una costante del cinema d`autore italiano e non solo, è la convinzione da parte dei produttori che esso non possa avere successo presso il grande pubblico. A volte si incassano i contributi statali e la distribuzione diventa quasi un optional.

Ad ogni modo è un postulato indiscusso il fatto che il cinema d`autore sia confinato ai festivals, utilizzato come riempitivo nelle sale cinematografiche durante i giorni di bassa affluenza di pubblico e trasmesso in televisione dalla mezzanotte in poi.

Nel caso di  "L`anno prossimo... vado a letto alle dieci", le cose andarono così: le scene vennero girate nell`estate del 1994. La pellicola fu bloccata dall`ente preposto alla censura e la sua uscita ebbe uno slittamento. La programmazione nelle sale fu poi consentita a patto di tagliare tre scene ritenute non adatte ai minori di 14 anni.

Fu lì che forse i produttori non credettero nelle potenzialità del film, facendolo uscire nelle sale un anno dopo dalla lavorazione, ovvero nell`estate del 1995.

La stagione calda non è esattamente il periodo migliore per lanciare un`opera cinematografica, peggio ancora se è ambientata a Capodanno. 

Anche per quanto riguarda la trasmissione in tv, "L`Anno prossimo... vado a letto alle dieci" fu programmato senza essere pubblicizzato ed in orari notturni.

Il pubblico televisivo delle ore piccole conta però molti cinefili attenti e gli estimatori di questa pellicola oggi sono numerosi.

Un apprezzamento molto importante giunse da Alberto Sordi. Durante una intervista televisiva gli fu chiesto: quali comici, tra quelli nuovi, lei apprezza maggiormente?

A sorpresa il grande attore rispose:" L`altra notte ho visto un film in tv...come si chiama...il prossimo anno vado a letto alle dieci, anzi no, l`anno prossimo vado a letto alle dieci... molto divertente, ecco, è così che si fa un film.."


Una storia che fonde noir e commedia


(Nella foto: Angelo Orlando in una immagine da copertina)

Rosario (Angelo Orlando) litiga con la fidanzata e rovina un capodanno pieno di buone premesse all`amico Poldo (Ricky Memphis). In maniera del tutto imprevista, incontrano una banda di sequestratori sanguinari e pazzoidi.


Il film inizia in maniera leggera e ironica. Sin dalle prime scene vi sono alcuni aspetti innovativi dell`opera di Angelo Orlando, un brillante attore erroneamente ritenuto fratello del più noto Silvio (leggi commenti in basso)


Innanzitutto vi è l`inusitata scelta di affidare la colonna sonora a Roberto Ciotti, un bluesman italiano molto quotato tra gli addetti ai lavori ma sconosciuto al grande pubblico.


Senza fare una piega, Ciotti, che appare anche in un cammeo sotto la pioggia fitta dell`ultimo dell`anno, modula il tema principale a seconda delle situazioni: dall`allegro quasi latino al blues, fino all`atmosfera rarefatta che commenta i momenti più violenti e drammatici, alla maniera del carillon di "Il Buono, il Brutto e il Cattivo".

La strana coppia Orlando-Memphis: il romantico e il duro


Altra novità: Riccardo Fortunati, meglio noto come Ricky Memphis, che all`epoca si era affermato nei ruoli da duro e spesso da delinquente, in questo film è un ragazzo tutto sommato borghese. Si arrabbia qualche volta, ma è ben lontano dall'essere violento.

Il suo eloquio è fantasioso e quasi forbito, pur mantenendo la sua classica inflessione dialettale romanesca: "Rosario guardami per favore, adesso devi cercare di non provocare dolore a me, sono un essere umano anche io, sono un essere umano e ho diritto di non soffrire" (...) E` l`ultimo dell`anno, hai presente? Te la ricordi questa festa? Questa sera non ti è permesso di non essere in vena, (...) Stanotte prima che canti il gallo tu ti divertirai. Stanotte ti voglio solidale con l`umanità, perchè stanotte tu hai una missione, quella di non rompermi le palle!"



Il Ricky Memphis-Poldo che vediamo in questo lavoro ha la barba accuratamente tagliata, è un latin lover dall`occhio languido e di discreto successo. E` inoltre buono e tutto sommato paziente con l`amico complessato Rosario.

Angelo Orlando, dal canto suo, ha scritto e ha girato il film e appare in scena in maniera studiata. Si percepisce che è un attore colto, che si rifà a varie fonti della comicita e della commedia.

C`è in lui qualcosa di Buster Keaton, nelle sue espressioni del viso serafiche e pensose. La sua mimica talvolta si produce in pose stile anni `30, quasi Dannunziane.

Le relazioni amorose di tipo classico, quasi istituzionale, sono una costante dei suoi films. Nonostante non sia prestante fisicamente, i suoi personaggi si relazionano con discreto successo con donne sensibili e un po`intellettuali.

Un cast indovinato di attori emergenti o rigenerati

Nel cast di "L`Anno prossimo... vado a letto alle dieci" ci sono attori all`epoca giovani e quasi tutti non ancora all`apice del successo. 

Luca Zingaretti  è un poliziotto alquanto sprovveduto. 



(Nella foto: Marco Giallini in una scena del film)

Marco Giallini  è il suo assistente altrettanto ingenuo.

Valerio Mastandrea è nei panni di Mirko, un giovane pazzo sanguinario e cocainomane, staccatosi da una banda di sequestratori. 

Ha una ragazza un po` sbandata come lui, interpretata da Claudia Gerini, allora giovanissima ed anche lei investita a quel tempo dai primi bagliori di popolarità.

Mastandrea-Mirko però è superato nella follia da un altro tizio visionario e scaltro. Il suo personaggio è una vera botta di genio da parte dell`autore: "Il Tenente", ovvero il capo della banda, inerpretato da un sorpendente Ninetto Davoli. Il "Tenente" Davoli uccide e usa la violenza come se fosse Bruce Willis e in questo ruolo risulta credibile, anche perchè il regista Angelo Orlando è bravo nel nascondere, con inquadrature appropriate, la bassa statura dell`attore Pasoliniano. 

La sua particolarità  è quella di parlare in versi, con lo sguardo perso nel vuoto.

Nonostante il bagno di sangue che viene messo in scena, il clima da shock è stemperato da alcune battute fulminanti, che fanno piegare in  due dalle risate.

Vi consiglio di prestare attenzione alla scena in cui Zingaretti grida, con un insolito accento spagnolo: "Che aveva visto nel bagnooo... ho detto: che aveva visto nel bagnooo"...



(Ninetto Davoli, Il "Tenente", nella scena del massacro)

Un altro pezzo da tenere d`occhio è quello in cui Davoli fa una strage, prima con un coltello e poi con una pistola. Ha il viso tutto sporco di sangue, lo sguardo folle perso nel vuoto. La stanza offre una scena raccapricciante e lui esclama con un filo di voce: 

"Li ho ammazzati.. li ho ammazzati tutti, come dei cani..."

-Beh, qualche volta... un momento di nervosismo... può capitare a tutti..." interviene Angelo Orlando.                  

Riferimenti ad Andrea Pazienza. La falsa pista "Tarantino"

Il film si ispira ad alcuni fumetti di Andrea Pazienza, un artista che, cresciuto tra Pescara e San Severo,  fu poi molto attivo negli ambienti bolognesi. Creò delle storie allucinate e dei personaggi non certo buonisti, come Zanardi e Pompeo. 

Nella città delle torri scomparve a soli trentatre anni per una overdose di eroina.

Qualcuno ha mosso il dubbio che Orlando si sia ispirato a Quentin Tarantino e al suo genere Pulp.
Tale teoria è poco credibile, per una serie di motivi.

Innanzitutto c`è un fattore cronologico.

Il film che dette il successo a Tarantino fu "Pulp Fiction", uscito a Ottobre inoltrato del 1994 negli Usa e a Dicembre del 1994 in Italia.

Le riprese del film di Orlando terminarono nell`estate del 1994 e presumibilmente la sceneggiatura era cominciata molto tempo prima.

Secondo punto: la comicità del film di Orlando si rifà alla classica commedia all`Italiana.
Certo, c`è un mix di violenza e comicità che lo associa a Tarantino, ma non è stato di certo l`italo americano a inventare i generi horror, splatter e thriller.

Inoltre lo stesso Quentin Tarantino ha rivelato più volte di essersi ispirato ai films poliziotteschi e trash Italiani degli anni `70, da quelli più violenti alla commedia sexy di Lino Banfi.

Un Difetto

L`unico piccolo difetto di questo film è la presenza di un paio di personaggi amici di Rosario, nella festa iniziale, un po` troppo macchiettistici. 

Un degno posto nella storia del cinema

(Memphis e Orlando con Roberto Ciotti in una scena del film)

"L`anno prossimo... vado a letto alle 10" merita sicuramente di essere rivalutato in termini di pubblico, ma questo sta avvenendo grazie alla rete internet. Si tratta di un`opera riuscita nel suo intento: quello di unire noir (o thriller, che dir si voglia) e commedia. 

Il film non propone un linguaggio cinematografico nuovo, nè offre tematiche di rilievo o riflessioni intellettuali.
E` però girato con perizia tecnica e con personalità, senza essere scontato. Ha inoltre alcune buone trovate narrative, i dialoghi sono ben scritti e vi sono delle battute divertenti che ne aumentano il valore.

Sono passati vent`anni già dalla sua realizzazione, 19 circa dalla sua uscita nelle sale e non sembra trascorso così tanto tempo. Di sicuro nella mente degli estimatori resteranno impresse l`atmosfera notturna che dura dal primo all`ultimo fotogramma e la comicità vivace di Angelo Orlando, in quello che fu, a 32 anni, il suo esordio alla regia. 
Andrea Russo



E` possibile qui sopra vedere il film completo da youtube, senza uscire dal blog. Il video è stato pubblicato da terze parti, io mi sono limitato solo a creare un "link".


giovedì 6 novembre 2014

Apologia della ragazza sfigata



Un po` di ordine: il concetto di sfiga

C`è un equivoco di fondo, quando si parla di sfigati e di sfiga.
Si tratta di un termine appartenente al linguaggio giovanile, che alcuni decenni fa non esisteva.

Letteralmente, il termine "sfigato" indica un individuo si sesso maschile a cui manca la disponibilità di una donna e che quindi, non è molto popolare agli occhi dei giovani viziati appartenenti all`era del benessere

Erroneamente si associa questa parola ai nerds, una categoria americana ben più specifica.

I nerds sono ragazzi poco propensi all`igiene, un po` stravaganti, spesso con occhiali vistosi, noncuranti della bellezza fisica. Si trastullano con videogames e fumetti e hanno come punto di riferimento personaggi di fantasia.

Anche se possono rientrare nella categoria degli sfigati, essi non li rappresentano tutti.

Nel senso più utilizzato del termine, uno sfigato è un perdente o più semplicemente uno sfortunato. Poco importa che egli si sia battuto nobilmente per degli ideali, che abbia aiutato i poveri o che abbia notevoli qualità di vario genere.

Se non ha raggiunto il successo materiale, ovvero potere, automobili, case, partners sessuali e soldi, è uno  sfigato, un perdente, una persona di poco conto  che talora è degna di essere disprezzata.

Gli inventori del termine sfiga: chi sono e come agiscono

Colui che coniò il termine sfigato (e i suoi seguaci fino ai giorni nostri) riteneva dunque che un ragazzo a cui il papà ha comprato tutto (auto, titoli di studio e magari anche il posto di lavoro) sia un figo, ovvero l`opposto dello sfigato. E` una persona di cui tenere buon conto, con cui andare in giro a bordo di una bella auto per farsi vedere e guadagnare punti di fronte alle giovani donne.

Questo modo di ragionare, inizialmente nato nel mondo dei giovani, è stato mutuato dagli adulti. I carrieristi, ad esempio, hanno adottato questa filosofia.  

Il nostro costume contemporaneo ancora presenta ampie tracce dello spirito Yuppie. Per chi non lo sa ancora, gli Yuppies erano coloro che credevano di poter fare soldi facili nella congiuntura positiva degli anni `80 e anche dopo, fino a qualche anno fa. 

Ora molti di loro pregano i politici in ginocchio per avere un posto da operatore ecologico.

Costoro sarebbero dunque, secondo la loro stessa mentalità, meglio di un povero che si è pagato gli studi universitari facendo il cameriere in un ristorante. Anche un bambino africano che muore di fame, seguendo questi ragionamenti, è uno sfigato. E` povero, non ha beni materiali, è sfortunato.

Il concetto di sfiga dunque non è accettabile come valore condiviso da una società sana, se si segue una analisi approfondita.

Esso non tiene conto infatti del valore intrinseco di una persona, delle sue qualità e di quello che può offrire agli altri, in termini di aiuto, di lavoro, di emozioni e di affetto.


Riabilitazione della sfigatella

Restando in ambito giovanile, compresi i giovani adulti e non solo gli adolescenti, è doverosa una riabilitazione di una categoria più specifica, che è quella delle ragazze sfigate.

Gli uomini, manco a dirlo, vanno dietro alle ragazze appariscenti, che si mettono in mostra nei locali e nella vita mondana.

Senza generalizzare troppo, però, io ho trovato poca gente con uno spessore umano, tra gli amanti degli ambienti notturni. Magari ce l`hanno, ma non lo utilizzano.

In generale diffido un po` delle persone troppo in vista.

Ho imparato ad esempio che una buona fetta delle ragazze che lavorano in negozi e bar sono scelte in base a criteri di bellezza e non di rado vengono istruite dai datori di lavoro ad essere seduttive con i clienti, con qualche sguardo o con un atteggiamento dolce.


Non è sempre cosi`, ma le giovincelle che lavorano dietro ad un bancone sono abbordate ogni giorno da diversi avventori e hanno la possibilità di stringere relazioni di vario genere.

Hanno, come dico io in gergo economico, "troppo mercato".
Per conquistare il loro cuore bisogna vincere una concorrenza spietata, e anche se poi si mettono con te, sono sottoposte ogni giorno a delle tentazioni. Magari sono anche delle brave ragazze, ma la carne è debole.

Se poi il tuo rapporto con una di loro è in una fase di leggera crisi, come capita a tutte le coppie, loro sanno che una o due persone almeno sono pronte ad entrare in campo e stanno facendo il riscaldamento. Bisbigliano: Mister, fammi giocare!

Ora, io non dico che bisogna scegliersi una "cozza", perchè come diceva la pubblicita` di Nino Manfredi: "Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?"

Bisogna però fare le proprie valutazioni e sapere che dove c`è tanta concorrenza c`è tanto da lottare.

La ragazza sfigata non è sempre brutta.


Magari non cura troppo l`aspetto e con qualche ritocco può essere valorizzata. Magari ha il viso imbronciato e allontana le persone. Forse è immersa nei suoi pensieri. Forse ha le sue cose a cui badare.


Con la sfigata però si può andare oltre la superficialità.

C`è chi evita le donne che stanno a casa a fare l`uncinetto invece che andare nei locali il sabato.
Io ragiono al contrario: "Quella ragazza cucina bene, mi farà dei bei maglioni pronti per l`inverno e forse (non al 100% ma forse) è una persona su cui posso fare affidamento.

Voglio precisare che io non penso assolutamente di essere perfetto. I miei difetti sono tanti, provo ad essere buono, serio ed affidabile, ma non sempre ci riesco.

Qui però si tratta di scelte personali, di quelle che fai seguendo i tuoi gusti, la tua convenienza e le tue inclinazioni.

"Il mio mondo", sono solito ripetere ogni tanto, "devo costruirlo attorno a me, su mia misura"

Sostengo senza mezzi termini che la ragazza sfigata, epurata dalle comitive delle "vamp", delle persone "social" e dai pr, va valorizzata e tenuta nella giusta considerazione.

Le indaffarate e le carrieriste

"Sì che ho capito,

ti interessa più la scuola

e poi del resto chissà come sei brava,
ma scusa,

tra i vari interessi che hai,

dimmi che posto mi dai..."

"Non l`hai mica capito", Vasco Rossi

Il buon vecchio Vasco, di cui tra l`altro non sono un grande supporter, aveva centrato il punto.

Ci sono delle donne molto impegnate, che studiano, lavorano e fanno tante altre cose.

Si dividono tra le indaffarate e le carrieriste. 

Le indaffarate sono quelle che semplicemente amano una vita intensa, con una agendina piena di piccoli impegni e devono portare a spasso il cane, fare la spesa, lavarsi i capelli, andare al corso di yoga o frequentare le lezioni di origami perchè fa trendy.

Tra una lezione di pilates e una di Ponzio Pilates, di voi che siete i loro ragazzi se ne lavano le mani.

Poi ci sono le carrieriste, persone molto determinate che a costo di grossi sacrifici si guadagnano un posto al sole nelle scale gerarchiche di aziende, pubbliche amministrazioni e ambiti lavorativi di vario genere.

Sono donne coraggiose, forti, che lottano per un obiettivo.
E` apprezzabile che una donna sia emancipata, che abbia il proprio lavoro e che si impegni a fondo in quello che fa.

La carrierista però, come tutte le ragazze molto impegnate, non fa al caso mio.

Per fare un esempio, Margaret Roberts Thatcher era una ragazza molto determinata; figlia di un droghiere e politico di una città di provincia, si laureò in chimica e con la sua competenza e il suo carisma scalò le gerarchie del potere britannico.

Divenne la prima donna Primo Ministro del suo paese, mettendo in riga diversi potenziali leaders di sesso maschile.

E` la storia di una brillante carriera, quale che sia la vostra opinione personale sulla Lady di Ferro.

Il marito che le dette il suo noto cognome, Denis Thatcher, era un farmacista. Aveva un lavoro anche lui ma non era così pieno di impegni.

Avrebbe voluto vedere sua moglie molto più spesso. Soffrì moltissimo il fatto che lei fosse continuamente impegnata in ambito politico.

Il figlio Mark, forse proprio perchè entrambi i genitori lavoravano molto e la madre era molto spesso assente, divenne uno spiantato. In passato è stato  coinvolto in affari poco chiari e condannato per vicende relative a bande di mercenari e guerre scoppiate in Africa.

Si può obiettare che Denis Thatcher sapesse delle ambizioni di sua moglie prima ancora di sposarla: "Chi è causa del suo mal pianga sè stesso" o per restare in ambito britannico,

"Chi è causa del suo Mal pianga Shel Shapiro".

La sfigata è sostanza

Tornando al punto focale del discorso, mi va bene stare con una donna che abbia il proprio lavoro e i propri spazi, ma non voglio ne` una carrierista ne` una che si fa troppo i fatti suoi.

La donna di casa, la Nonna Papera della situazione, rappresenta la sostanza, l`arrosto con poco fumo che la pubblicità televisiva ideata dai creativi milanesi non ti fa vedere.

Alla faccia delle passerelle, dei gossip e dei pochi vip, e con buona pace dei tanti che imitano i personaggi famosi nel modo di vivere e nella mentalità.
Andrea Russo

giovedì 23 ottobre 2014

Unione Europea: cosa aspettiamo a mandarla al diavolo?

Dalla Grande Bellezza alla grande monnezza



Nella foto: Marinus Van Reymerswaele, "The Banker and his wife"

Articolo pubblicato su: "L`Opinionista" ( www.lopinionista.it) (http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=1296)

Londra   -   Quando ci si attiene a delle verita` elementari, che anche un bambino o un ignorante possono comprendere, non vuol dire che siamo rozzi o semplicioni. Se poi con abili discorsi retorici e finti tecnicismi si prendono in giro popoli interi, definendo come necessarie politiche che per decenni sono state fallimentari, ebbene, queste idee semplicione o se volete populiste aumentano di fondamento.

Ci hanno detto che gli anni `80 erano stati l`inizio della fine, che erano stati gli anni degli sprechi e che avremmo dovuto essere puniti per il nostro consumismo.

Il debito pubblico, questo grande mostro, ci avrebbe divorati, l`inflazione era un grande male e dovevamo salvarci. Ogni volta che si parlava di queste cose, in Italia le tasse aumentavano, si nominavano governi tecnici perche` i politici non volevano assumersi la responsabilita` delle loro decisioni e si attuavano tagli alla spesa pubblica.

E chi ha voluto queste politiche? Chi ce le ha consigliate?

Si`, sono stati proprio quei signori che sedevano sulle poltrone europee pagate con i nostri soldi e poi hanno fatto lo stesso quelli che sono venuti dopo.

Mentre gli Italiani sonnecchiavano di fronte a queste manovre e accettavano gradualmente l`aumento delle tasse, il peggioramento dei servizi pubblici e la limitazione del loro benessere, la classe dirigente si arricchiva, si spaventava di fronte alle pressioni Europee o piu` spesso si lasciava sedurre da esse, in cambio di laute ricompense in denaro e di poltrone.

E` gia` un bel pezzo che chi vi scrive non segue le vicende politiche Italiane, i cui dibattiti sono incentrati sul nulla e le cui azioni concrete mancano del tutto.

Diciamocelo chiaro una volta per tutte: ai nostri governanti non importa un fico secco di come stiamo noi del volgo e una poltrona nei governi e negli enti dell`Unione Europea vale molto di piu` della prosperita` di un popolo intero.


Promesse vane e paure infondate



Ed ora ritorno alle argomentazioni se volete spicciole, ma inconfutabili di cui scrivevo all`inizio. 
Prima del 1992, quando iniziammo a tassarci e a seguire le regole stupide della grande Comunita` Europea, ci siamo arricchiti o impoveriti?

Quando uscimmo dal Meccanismo Europeo di Stabilita`, ovvero un meccanismo di cambio fisso come e` l`Euro ci guadagnammo o ci perdemmo?

Ve lo dico io: la svalutazione del 20% della moneta che ne segui` portto` grandi benefici all`economia e alle esportazioni.

Vi chiedo un`altra cosa: dopo le tasse e i tagli di Monti, che doveva salvare l`Italia, siamo stati meglio o siamo stati peggio?
I presunti salvataggi di cui si parla dovrebbero servire a migliorare la vita di tutti o a renderla peggiore?

I politici Italiani ci abbindolano con l`idea che se facciamo sacrifici ne trarremo benefici e coglieremo i frutti di questi sforzi. Sono vent`anni che si aumentano le tasse pesantemente, dai primi governi tecnici ad oggi.

Dove sono i benefici? Lo chiedo a nome di una generazione di cui ho la presunzione di essere un portavoce, che e` stata messa in ginocchio da queste politiche. E` colpa di quelli come voi, cari signori Barroso e Van Rompuy, se il mio paese e i vostri, di cui siete stati i leaders, se la passano male.

In alcuni paesi europei si sfiorano cifre sulla disoccupazione giovanile pari al 40% o addirittura del 50% e oltre.

E siccome sapete che la gente e` scontenta, un po` provate a convincerla (con le chiacchiere, perche` di fatti non se ne vede nemmeno uno) e un po` provate a spaventarla.

"Se l`Italia esce dall`Euro, i vostri risparmi spariranno del tutto, la vostra moneta non valra` piu` niente e la merce importata costera` carissima!"

Mah io negli anni `80 ero bambino e mi ricordo che quasi tutti avevano un lavoro, potevano permettersi almeno una casa di proprieta` e fare l`impiegato era considerato da sfigati perche` si pensava di potere fare soldi a palate.

Adesso invece vedo gente con una o due lauree che si scanna con altri laureati per avere un posto da bidello o da spazzino e dice anche: magari potessi avere quella opportunita`! Avrei un posto fisso e potrei avere una macchina e forse anche una casa pagandole a rate!"  E allora ci accorgiamo che anche questi lavori in fin dei conti non erano tanto male.

Negli anni `80 la benzina non costava piu` di adesso, ma semmai di meno anche in proporzione al costo della vita. L`Italia aveva un peso nella politica internazionale e aveva influenza sui paesi mediterranei. Faceva da mediatore nei conflitti del medioriente. In alcuni casi, come nelle crisi di Sigonella e dei missili russi puntati sull`Europa, abbiamo tenuto testa a Stati Uniti e Unione Sovietica.

E` vero: c`era la corruzione, c`erano i servizi segreti deviati, c`erano infiltrazioni mafiose nella politica, ma oggi non ci sono?

So soltanto che allora eravamo un paese benestante, con un alto livello di risparmio privato e oggi no. Allora, cari governanti della seconda repubblica, io preferisco quelli che c`erano prima di voi.

E smettetela di parlarci degli spauracchi inflazione e debito pubblico.
Per parlarne bisogna capire di cosa si tratta.


La balla del debito pubblico



Il debito pubblico non e` altro che spesa a deficit per finanziare il benessere di un popolo. Uno stato che spende a deficit mette soldi in circolazione e arricchisce i suoi cittadini. Uno stato che fa il contrario toglie soldi al popolo per dare soldi alle banche con le quali fa patti scriteriati.

Lo sapete perche` dal 1981 al 2000 il debito pubblico e` raddoppiato? 

No, non e` per colpa di Craxi, come dice qualcuno. Craxi, con tutta la sua corruzione, che comunque si alimentava di soldi dei privati, si era opposto al meccanismo che ha fatto crescere il deficit.
E` successo questo: nel 1981 fu privatizzata la Banca d`Italia e si decise di vendere i titoli di stato solo alle banche. La banca centrale non compro`piu`, come faceva prima, i titoli invenduti per tenere bassi i tassi di interesse.

Benissimo, dopo questa "illuminata" decisione, i tassi di interesse schizzarono in alto, cosi` i soldi da restituire agli istituti di credito diventarono molti di piu`.

Ma dobbiamo preoccuparci del debito pubblico o no, anche se e` aumentato?

No che non dobbiamo: Il Giappone e gli Stati Uniti, che hanno conservato la loro politica monetaria, se ne fregano e hanno deficit enormi, molto piu` alti in proporzione al loro pil rispetto al nostro.

Piuttosto, dobbiamo riprenderci la nostra moneta e le nostre politiche monetarie che abbiamo demandato all`Unione Europea.


L`Inflazione e` un buon segno, quando non e` a doppia cifra



Per quanto riguarda l`inflazione, essa se non e` a doppia cifra e` un bene.

L`inflazione e` segno che la moneta circola e che la gente spende.

Se io vendo una poltrona a `100 euro e vedo che tanta gente la compra, dopo un anno la vendero` a 105 euro, perche` so che la gente la comprera` lo stesso. Questa, in larga scala, si chiama inflazione.

Se invece vedo che nessuno compra la poltrona, dopo un po` la vendero` a 95 euro. Questa si chiama deflazione.

L`inflazione, salvo alcune eccezioni, e` segno di un paese che cresce economicamente.

Se non e` a doppia cifra e i redditi vengono adeguati con leggero ritardo non e` un problema.

La deflazione e` invece una costante di paesi come l`ex Unione sovietica.

L`Unione Europea si e` spesa tanto, con la Germania in testa, per combattere l`inflazione. Ebbene, oggi l`Italia e` in deflazione e la stessa Germania sta rallentando decisamente la sua crescita.
Cara signora Merkel, la pacchia e`finita. L`Euro ormai non conviene nemmeno a te, cosi` come lo hai voluto.

Aggiungo solo un altro esempio: la Gran Bretagna, dove vivo tuttora, ha registrato negli ultimi anni un aumento del Pil di oltre il 4% annuo. Loro,  ovvero gli Inglesi e gli altri sotto la corona, la loro sovranita` monetaria l`anno mantenuta. Loro, i patti europei che non erano convenienti per loro, non li hanno firmati.

E qui in Uk quasi tutti pensano che l`Unione Europea attuale sia una grande immondizia e sostengono invece che l`Italia sia la Grande Bellezza.


Mandiamo al diavolo i falsi amici Eurocrati



Mi ricordo di un ragazzo francese con cui parlai durante un viaggio in treno. Aveva delle cattive amicizie, qualche anno prima. Si trattava di ragazzi di buona famiglia, non violenti e anche acculturati. Erano pero` senza personalita`: dovevano fare tutti la stessa cosa all`interno del gruppo e chi non la faceva era un emarginato, per loro. Se non fumavi eri uno sfigato. Se non avevi il cellulare eri pun poveretto; se non vestivi alla moda e non ti atteggiavi eri un tipetto insigificante. Jean Paul, invece, era uno che pensava con la sua testa.

Si disse: ma sono veramente miei amici questi tizi? Loro vanno a ballare, spendono venti euro ogni sabato per i drinks e a me non piace neanche bere. Perche` devo fare quello che fanno loro?

In poco tempo li mando` tutti a quel paese e si trovo` delle amicizie piu` sincere.

Ecco, noi Italiani dovremmo fare come Jean Paul.

Andrea Russo

* Nota: gli accenti in questo articolo sono un po` fuori posto per via della tastiera non Italiana, che ha tasti differenti.

sabato 20 settembre 2014

Cittadella-Pescara 3-2

Biancazzurri spreconi, Baroni rischia il posto

(A sinistra: Claudio Coralli, attaccante trentenne del Cittadella, è stato l'eroe della partita)

Un Cittadella tutto cuore e grinta ha la meglio sul blasonato Pescara, in una partita rocambolesca che aveva rischiato di perdere. Il Delfino invece risulta addirittura brillante in attacco, ma paga il pegno di una difesa colabrodo.

Al 1' Gerardi si fa notare subito per un diagonale di poco fuori. Passano quattro minuti e ancora Gerardi è protagonista: cross dalla destra e l'attaccante di casa spedisce il pallone in rete, trafiggendo Fiorillo.

Il Pescara reagisce e al 15' Politano su punizione disegna una parabola bellissima che termina nell'angolino basso della rete: 1-1.

Il Pescara domina il campo per tutto il resto del primo tempo e prova a ritoccare il risultato ancora, tre volte con Politano e una con Bjarnason, ma senza successo.

Ma le emozioni più forti devono ancora arrivare: al 2' della ripresa il portiere di casa Valentini respinge uscendo dal'area piccola, Melchiorri ribatte di testa e lo scavalca: 1-2 per il Pescara.

Dopo due minuti Pasquato tenta un pallonetto e per poco non sigla il terzo goal per gli ospiti.

Inspiegabilmente il Pescara fa marcia indietro, e al 14'st Coralli raccoglie un cross dalla sinistra e con un colpo di piatto spedisce la palla in goal da pochi metri.

I granata sembrano rinvigoriti e passano in vantaggio, ancora con Coralli che liberandosi dalla marcatura di un difensore, spedisce una parabola ad effetto a sinistra del portiere Fiorillo.

Nell'arco del secondo tempo, tra gli ospiti, esce Pasquato per far posto a Maniero, quest'ultimo si infortuna poco dopo ed è rilevato da Sowe. Entra Zampano al posto di Melchiorri, ovvero un difensore al posto di un'attaccante e i biancazzurri adottano un 5-3-2. Nel finale Minesso rileva l'ottimo Coralli per i padroni di casa.

La gara termina con la vittoria meritata di un Cittadella che ha avuto il coraggio di crederci fino alla fine. Il Pescara, come nelle precedenti due partite, sembra troppo allungato; c'è distanza tra i reparti e se il suo gioco fatto di lanci lunghi esalta gente come Politano e Pasquato, il centrocampo privo di filtro e la difesa troppo bassa lasciano  spazio agli attaccanti avversari per ragionare e  coordinarsi.

Baroni rischia la panchina, perchè la città del Vate è una piazza esigente e lui ha tanti giocatori di nome su cui contare: 2 pareggi e due sconfitte hanno fatto indispettire i tifosi, che già rumoreggiano sul web.

Foscarini, dal canto suo, può rasserenarsi per un attimo, visto che ha raccolto 7 punti in 4 partite ed è un bottino niente male per le aspettative della sua squadra che con molta dignità lotta ogni anno per la salvezza.

Andrea Russo

mercoledì 17 settembre 2014

Tutti ballano con Beto Berman


Anche se a Pescara l'offerta musicale nelle serate danzanti non sia sempre di  pregio, nella sua zona alcuni musicisti di grande talento trovano il modo di farsi notare. Uno di loro è Beto Berman, che propone brani scelti del cantautorato brasiliano. Beto suona la chitarra prevalentemente in funzione ritmica, ma ogni tanto qui e là è possibile ascoltare degli assoli inappuntabili che virano dal blues al reggae al jazz rock.

La sua voce non ha niente da invidiare a quella di gente nota come ad esempio la stella carioca Djavan. Con il suo ensemble riscalda le serate degli stabilimenti balneari d'estate e dei pubs d'inverno nella riviera abruzzese.

E' probabilmente impossibile non aver voglia di ballare all'ascolto di Beto, sia che suoni "Samba da minha terra" di Dorival Caymmi o brani più recenti, che sa allungare senza risultare mai noioso, infarcendoli di sfumature nordamericane.

Domenica scorsa, nel concerto conclusivo della stagione estiva alla "Lampara", ha proposto una interessante versione di Zazueira intramezzata da accenni della sigla di Starsky e Hutch: la melodia si sposava perfettamente con un sound duro e austero, mentre tanti giovani si dimenavano come matti.

Per quanto riguarda il pubblico, forse non è un caso che ai concerti di Beto le persone sotto l'effetto di sostanze sono poche e sicuramente molto meno rispetto alla maggior parte delle altre serate "disco" o di musica dal vivo.




Il concerto di Domenica è stato un degno saluto all'estate, con una atmosfera di sana gioia collettiva.
Ha impreziosito la serata la presenza di Carmine Ianieri (presente nella foto), sassofonista dalla carriera importante e perfettamente inserito nel sound del gruppo, composto tra l'altro dal batterista Bruno Marcozzi, dal percussionista Stefano Cinti e dal tastierista Davide Scudieri. 

Poi ci sono alcuni inserimenti sporadici di altri amici strumentisti che intervengono a concerto già iniziato ma che sanno il fatto loro e che mandano implicitamente il messaggio che fare il musicista non è solo un mestiere ma può voler dire condividere qualcosa con gli amici.





Non ci si stanca di ascoltare le performances di Beto e compagni, che costituiscono una ventata d'aria fresca nel panorama musicale abruzzese, proprio come il vento delicato che soffia in questi giorni di Settembre.

lunedì 15 settembre 2014

L'illusione della democrazia partecipata

Nella stragrande maggioranza delle democrazie attuali e quelle del passato, l'elezione di rappresentanti che prendano decisioni per conto del popolo è la prassi.

Ultimamente, con movimenti di protesta sorti in mezzo mondo, tra cui il Movimento 5 Stelle in Italia, si torna a parlare di democrazia diretta o partecipata.

Il cittadino, secondo queste formazioni politiche, può prendere delle decisioni schiacciando un pulsante dal computer di casa sua.

La forma di democrazia diretta nella storia è sicuramente quella ateniese. Chiunque godesse dello stato di cittadino poteva votate in un parlamento chiamato Eliea, che aveva come sede un anfiteatro.

Nella Atene all'epoca di Socrate i cittadini erano 30 000 e gli schiavi 170 000. Ogni cittadino aveva diritto ad un modesto assegno di cittadinanza, altro cavallo di battaglia del popolo di Grillo che è presente anche in tanti stati moderni.

I cittadini Ateniesi però, potevano permettersi di occuparsi degli affari di stato e di oziare, sostanzialmente, perchè tanto c'era chi lavorava per loro.

E' riproponibile una organizzazione del potere simile nel mondo moderno?

E poi, avrebbero tutti la competenza per legiferare su tematiche complesse?

Ogni società ha bisogno di una gerarchia, fatti salvi i principi di democrazia e di interesse comune. La cultura però non è democratica: c'è chi la possiede e chi no.

Se i nostri politici non sono sempre preparati come ci aspetteremmo, essi comunque si avvalgono di esperti e di consulenti.  

Certo, ogni sistema ha delle crepe nel suo interno, ma non esiste uno stato perfetto in un mondo perfetto.

Come si potrebbe poi far funzionare in maniera ordinata il voto di milioni di persone ogni giorno?

Chi garantirebbe la trasparenza di tutte queste persone che voterebbero online? Chi dice che la persona dietro lo schermo è proprio quella che dice di essere? Chi sorveglia la efficienza del meccanismo di voto elettronico, visto che nelle votazioni interne svoltesi online sul blog di Beppe Grillo vi sono stati degli hackers che sono riusciti a votare più volte?