Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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martedì 30 novembre 2010

"Eroi" di sinistra

Alberto Saviano ha un grosso merito: quello di aver sfidato, tramite un suo recital a Casal di Principe, nel cuore della malavita organizzata, i boss camorristi che adesso lo vogliono morto e lo costringono a vivere sotto scorta. Saviano ha scritto libri, ha avuto anche un bell`incremento del suo conto in banca grazie ad essi ed al film "Gomorra", su questo non ci sarebbe nulla da eccepire.

Saviano usufruisce, suo malgrado, di una scorta. Chi e` che sovraintende alle risorse umane e materiali relative a quella scorta? Tale onorevole Roberto Maroni, ministro dell`Interno.

Risulta quantomeno curioso che il trentunenne campano, benche` Maroni faccia il suo dovere nel proteggerlo, non gli dica nemmeno grazie.
Possiamo capire come, da uomo del sud, non abbia in simpatia la lega. Resta da capire come si presti a fare indirettamente il gioco del centrosinistra, dove militano tanti ex democristiani che hanno fatto la rovina di Napoli e che in passato sono balzati agli onori delle cronache per collusioni con la camorra.

La sua militanza a sinistra appare evidente quando i giornali pubblicano la notizia di arresti di esponenti della camorra a Casal di Principe ( gli ennesimi, dopo centinaia di arresti negli ultimi mesi in tutta la Campania) e di pezzi grossi della Ndrangheta a Nord.

Era l`apice della popolarita` dell`attuale governo nella lotta alle mafie, e bisognava subito trovare un contrappeso negativo: ecco dunque la sparata di Saviano sul presunto silenzio della lega riguardo alle infiltrazioni mafiose al Nord.

E` per questo che Saviano secondo me si e` bruciato, in nome di una faziosita` da stadio che anima il confronto politico in Italia.

lunedì 29 novembre 2010

Fantozzi oggi sarebbe un figo

Era il 1975 quando Fantozzi, l`impiegato più bistrattato della storia, fece la sua comparsa sugli schermi cinematografici. Più o meno nello stesso periodo, usciva nelle sale Rocky 1, l`Italia viveva un momemto di consolidamento del benessere acquisito, per certi versi. C'erano però delle crisi da affrontare, non secondaria quella petrolifera. Gli occidentali furono costretti a ripensare al loro modo di utilizzare l`automobile e a proteggere il loro portafogli dall'aumento del costo degli idrocarburi.

La lotta di classe aveva ancora le sue stagioni calde, il terrorismo era un fenomeno con delle forme endogene in Italia che coinvolgevano l`estrema sinistra e l`estrema destra. Gli operai si riconoscevano in linea di massima con il partito comunista, cosa che oggi, soprattutto negli ultimi anni, non avviene più.

La classe lavoratrice avrebbe dovuto sopportare ben altre mazzate, come ad esempio l`introduzione del lavoro interinale e dei contratti a tempo, che senza possibilità di replica sono una oggettiva sconfitta dei seppur potenti sindacati italiani.

Cosa c`entra questo con Fantozzi?
E` presto detto: Fantozzi era un mezzo con cui Paolo Villaggio e i suoi collaboratori mettevano in scena il loro immaginario e le loro convinzioni politiche anticapitalistiche.

Graffiante e geniale, Villaggio, insieme a Salce ed altri autori di primo livello come Enrico Vaime, non solo tramite Fantozzi gia` da anni avevano introdotto una comicita` "cattiva": nei varieta` televisivi si faceva finta di maltrattare il pubblico in barba alla gentilezza e all`educazione del conduttore televisivo di stampo classico.

Sono passati 35 anni dal primo Fantozzi, tante cose sono cambiate. La mia generazione vedeva i propri genitori migliorare in media il proprio status socio-economico rispetto ai nonni. Anche noi da piccoli e da adolescenti ci aspettavamo di fare lo stesso.

Sta accadendo l`opposto, per colpa di dinamiche che affondano le radici più nella politica di Deng Xiao Ping e dei democristiani che nella blanda crisi del 2008.

Oggi non è più molto facile diventare dipendenti statali. Diventare semplici impiegati venti anni fa era considerato poco qualificante e da "persone che si accontentano".

Oggi è un miraggio, per milioni di giovani tra i venti e i trent`anni, spesso anche laureati e con masters costosi alle spalle. Oggi si accontenterebbero di un posto fisso da bidello: la sicurezza dello stipendio mensile, difficile da perdere in un contesto statale, consentirebbe loro di ottenere mutui per la casa , cosa impensabile con i loro contratti trimestrali del call center o dell`azienda fatisciente che spesso li illude.

Pensiamo a Fantozzi: aveva un lavoro fisso in una multinazionale, che gli e` durato fino alla pensione, con il semplice diploma di ragioneria. Abitava in una casa ad equo canone, quindi pagava un modesto affitto per una abitazione che, a giudicare dalle scene dei suoi films, era dignitosa.

Aveva una berlinetta, la tanto bistrattata "Bianchina" che anche nel `76 era del tutto appetibile come mezzo di trasporto. La moglie brutta e la conseguente figlia Mariangela erano frutto di una sua scelta, per cui se andava bene a lui...

sabato 27 novembre 2010

Video della sera



Scena tratta dal film "Finche` c`e` guerra c`e` speranza", diretto e interpretato da Alberto Sordi.
E` un Sordi in grande forma e nel pieno della maturita`artistica. Questa lunga scena e` per lui insolitamente seria. Il discorso del padre di famiglia nonche` mercante di armi e` calzante, animato da un risentimento non consono ai soliti personaggi a cui il noto attore ci ha abituati. In genere anche durante le scene drammatiche dei suoi films c`e` sempre una battuta, un elemento ironico di rottura. Qui tale espediente e` utilizzato molto meno, per far posto ad una rabbia pura e spontanea.
In Italia si e` sempre parlato poco del commercio di armi.
Il grande Alberto da` una prova di coraggio e di lucidita`, in una delle poche pellicole da lui dirette.


http://www.youtube.com/watch?v=cqF85mqbFHw&feature=related#

Discorso finale sull`Inghilterra

Qualche tempo fa ho pubblicato un post sulla figuraccia in occasione delle elezioni del governo uscente inglese, che non ha messo a disposizione un numero sufficiente di seggi per i votanti. Il risultato e` stato che in molti non hanno fatto in tempo a votare. In piu`, per un madornale errore, in un seggio hanno fatto votare un ragazzo di 14 anni.

Le comparazioni Italia-Inghilterra possono essere infinite, c`e` molto da dire.
Dopo tre mesi di vita qui, non posso dire di essere detentore della verita`, ma almeno posso dire la mia con cognizione di causa.

Quando sono arrivato avevo la convinzione di arrivare in un posto in cui la gente vive meglio, almeno sotto il punto di vista economico.
Ma fatti i conti con i prezzi degli affitti, che costringono tante famiglie inglesi a dividere le case con perfetti estranei (e sorvolo sulla qualita` media delle case), dando un`occhiata alle macchine (tutte vecchie) che circolano a Norwich, l`impressione con cui vado via e` diametralmente opposta.

Uno dei tanti luoghi comuni sull`Inghilterra, tra quelli positivi e negativi, e` che tale paese non abbia sperperato il denaro pubblico: falso.
Nella terra d`Albione c`e` uno dei disavanzi piu` alti del mondo.
La fama negativa degli ospedali inglesi e` piuttosto nota, ma per fortuna non ho avuto modo di constatarlo per cui vi lascio il beneficio del dubbio.
La burocrazia per certi versi e` efficiente, ma alcune volte i funzionari ti lasciano di stucco per il loro stupido formalismo e per la loro cattiveria. Non scendo in particolari su una disavventura burocratica che ho superato di recente, ma quando penso all`indifferenza, all`ostruzionismo di alcuni funzionari dell`ufficio del lavoro e addirittura della polizia a cui avevo chiesto aiuto, ancora non ci credo.

Ovviamente ho riscontrato tanti pregi , qui in Oltremanica, che vi ho gia` esposto in passato.
Torno pero` in Italia contento di tornarci e senza rimpianti.

sabato 20 novembre 2010

martedì 16 novembre 2010

Un caro ricordo di Roberto Pregadio


E` scomparso ieri Roberto Pregadio, un musicista storico nel panorama del jazz italiano. Catanese, nato nel 1928, si diplomo` in pianoforte presso il conservatorio di Napoli. E` stato pianista stabile dal 1960 presso l`orechestra della Rai, ha formato un importante "ensamble" negli anni `80, il "Sestetto swing di Roma".

Deve la maggior parte della sua notorieta` alla "Corrida", programma prima radiofonico e poi televisivo in cui ha rivestito il ruolo di direttore d`Orchestra al fianco di Corrado. E` stato docente di pianoforte al Conservatorio di Frosinone, e ha composto colonne sonore di notevole pregio per molti films degli anni 60 e 70.

A tal proposito, mi fa piacere ricordare come negli ultimi tempi su questo blog ho tentato di ricordare questa parte importantissima della sua opera.

Da segnalare alcune sue composizioni riconducibili al genere "Bossa Nova", autentici gioielli inseriti in pellicole di serie b. In particolare, ne "Il medico... la studentessa" con Gloria Guida come protagonista, ha firmato diversi motivetti, uno dei quali e` stato reinserito in una pubblicita` televisiva pochi mesi or sono.

Nel link sottostante potete ascoltare "In piscina", melodia garbata e tropicale che unisce stile e istinto:

www.youtube.com/watch?v=2NpyDh-VUSU


lo stesso si puo` dire per "Claudia in motoretta", forse ancora piu` brasiliano e dionisiaco:

www.youtube.com/watch?v=FyLmZ6bm0iQ

ed ecco il brano "pubblicitario", in stile beat e di chiara influenza anglosassone:

www.youtube.com/watch?v=9GiGZnfqiC8&feature=related

Ecco infine un`altra melodia, con una ritmica vocale priva di parole, fatta di vocalizzi come era d`uso negli anni `60-70. Nel video vengono riproposti anche gli altri brani gia` citati.

www.youtube.com/watch?v=Ps1lvLdQgOI

Come ho gia` accennato, Pregadio riveste un ruolo di primo piano riguardo ad un periodo ben preciso della storia musicale italiana, ed e` degno di stare al fianco a nomi come Giorgio Gaslini o Romano Mussolini per quanto riguarda il Jazz, o a Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli, e Daniele Patucchi per quanto riguarda la musica per il cinema.

lunedì 1 novembre 2010

Storie di Plagio (Parte seconda). Dalle Chiffons ai Cousteau, da Michele Pecora a Zucchero


(In collaborazione con: http://www.musicwebitalia.it/ e con www.ildemocratico.com)

Probabilmente e` capitato a tutti, o quasi: sentiamo per caso una canzone alla radio o alla tv, la impariamo a memoria, ci affezioniamo a quei suoni che accompagnano determinati momenti della nostra esistenza, anche se magari non ne comprendiamo appieno il significato perche` le parole sono in un`altra lingua.
Per qualcuno quelle note, hanno un significato diverso: possono ricordare momenti belli trascorsi con persone care o momenti di sconforto, anche. Ed e` per questo che ci sentiamo come traditi, quando veniamo a conoscenza dell`"imbroglio".
A volte i plagi sono autorizzati dagli stessi autori, che vendono i propri "copyrights" e traggono ulteriore vantaggio dalla propria arte. In altri casi un artista famoso copia deliberatamente un altro collega altrettanto celebre, e tutto sommato non e` un danno grave: si tratta soltanto di una storia di scorrettezze da parte di un ricco nei confronti di un pari grado.
E` grave invece quando un cantante affermato, protetto dalle sue possibilita` economiche e da avvocati di fama nazionale, ruba un brano ad un altro che non ha fatto successo e che magari vive nelle ristrettezze. Probabilmente chiunque, di fronte a un episodio del genere, prenderebbe le parti del cantautore povero che avrebbe potuto cambiare le sue sorti con quel motivetto, e che si vede umiliato due volte: sul piano materiale, perche` reclama giustamente un compenso per la sua opera; intellettualmente, perche` gli viene rubato anche l`orgoglio di vedere riconosciuto il proprio talento artistico.
Non e` facile scoprire questa ultima specie di episodi. La storia conserva gelosamente chissa` quante storie di scippi, nel mondo dell`arte. Cio` che e` possibile fare senza troppi sforzi, nell`era di internet, e` risalire alla genesi di molti brani noti. Il plagio e` sempre in agguato, e dei managers miopi preferiscono produrre dischi di artisti poco originali piuttosto che andare a scovare veri talenti.
Per molti di questi nemici dell`arte e` piu` importante mostrare ai media giovani di bella presenza che persone dall`aspetto comune ma con dei contenuti da divulgare e delle emozioni autentiche da condividere. Alcuni esempi: "The last good day of the year" dei Cousteau, bellissimo flusso di suoni della durata di 4 minuti circa, e` praticamente la versione riveduta e corretta di "My sweet Lord" di George Harrison, che a sua volta aveva copiato la deliziosa "He`s so fine" delle Chiffons, cantanti di colore in un`epoca non facile per gli afroamericani.
L`ottimo chitarrista e cantante dei Beatles penso` bene di puntare su temi religiosi, in un momento in cui le canzoni religiose "pop" andavano forte, in termini commerciali.
Di diverso avviso furono i Pooh, la cui fama e` piu` circoscritta territorialmente degli artisti succitati, ma il cui talento, senza fare paragoni, non e` messo in discussione. Rifiutarono di fare diventare "Tanta voglia di lei" una canzone religiosa, resistendo alle pressioni di un produttore zelante e soprattutto inopportuno, visto il successo della canzone nella sua versione nota a tutti. Di parere opposto a George Harrison fu anche il suo amico John Lennon, che in "Imagine" prospettava un mondo senza guerre, "e senza religioni, anche".
In alcuni gruppi religiosi questo brano viene riproposto omettendo la frase "and no religion too" che e` considerato, per loro, sconveniente. Dopo le censure del tribunale dell` Inquisizione, oggi ci viene proposta una meno inquietante censura in stile "Azione Cattolica" . Proprio di Azione Cattolica da cui salvarsi parlava un pezzo del noto cantante Zucchero, al secolo Adelmo Fornaciari. Fu "ribattezzato" con tale nomignolo da un suo maestro delle elementari per il pallore del suo viso che gia` allora lo contraddistingueva.
Messo di fronte all`evidenza da Valerio Staffelli di "Striscia la Notizia", non ha potuto negare piu` di tanto di avere copiato diversi brani, tra cui "Era lei" di Michele Pecora. Di fronte alle telecamere il buon Zucchero ha mostrato inizialmente un sangue freddo ammirevole, ma quando ha creduto di non essere piu` ripreso, ha riempito di insulti l`inviato piu` scomodo d`Italia.La verita` fa male, come sentenziava Caterina Caselli.
Era una canzone sua o anche lei faceva la furba?
Scopriremo anche questo.
Andrea Russo