Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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martedì 31 dicembre 2013

Il blog di Andrea Russo compie 6 anni!

Il 31 dicembre del 2007 mi venne l'idea di aprire questo blog, per dare sfogo alle mie opinioni e alla mia creatività. Da allora non ho più smesso di scriverci, ed è una cosa che mi dà molta soddisfazioni. Voi lettori siete diventati tanti. Dall'apertura del blog si sono registrate più di 120 000 visite (il contatore che vedete di lato a destra parte dal luglio del 2009).

Buon anno, e "non sparate i botti". Vale la pena perdere una mano o un occhio per qualche minuto di divertimento?
Pensateci.

Napolitano, ti boicottiamo




Stasera c'è il discorso di fine anno di Giorgio Napolitano. Peccato non poter essere vicini materialmente con i pomodori a portata di mano. Io e i miei familiari non lo seguiremo in tv.
Almeno nell'ultimo giorno dell'anno vogliamo stare tranquilli, e non avvelenarci con la politica. Quest'uomo ci ha fatto prostrare di fronte alla Germania, che geopoliticamente conta quanto il due di briscola, nè più nè meno di noi. Quest'uomo ha sospeso per più di due anni la democrazia, e non si sa per quanto ancora essa non verrà ripristinata. Ha messo al governo due persone che non erano state indicate dagli elettori, I signori Monti e Letta, con il supporto di partiti corrotti. Ai cittadini non solo non è dato di eleggere presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica, ma devono vedere a palazzo Chigi persone che non sono nemmeno espressione di una normale maggioranza.
Non ti guardiamo in tv, Napolitano, quella canzone che faceva: "Facciamo finta che tutto va ben" è ormai datata. Ci hai rovinato l'anno intero, e stasera, ci dispiace, resti fuori la porta.
Spero che nel 2014 noi Italiani staremo meno dietro alle bugie dei politici e saremo più solidali tra di noi. Spero che ci daremo da fare di più e parleremo di meno. Spero che saremo più onesti, che pagheremo le tasse e non trufferemo l'assicurazione e il sistema sanitario.
Il cambiamento inizia dando l'esempio: è un concetto semplice ma universale.

mercoledì 11 dicembre 2013

La Casta ha tirato troppo la corda. Ora il popolo insorge



Rho: I poliziotti si tolgono il casco e marciano assieme ai manifestanti. I giovani intonano: "Poliziotto uno di noi"

L'Italia, da ormai tre giorni, è in fermento. Dalle città più grandi a quelle di provincia, si segnalano numerosi assembramenti in tutto il territorio nazionale. 

C'è chi ha provocato blocchi stradali, chi si è messo col proprio camion nelle zone di sosta delle autostrade, chi ancora ha protestato in piazza. 

L'Italia dopo 5 anni di crisi si sveglia arrabbiata e partecipativa, mossa dalla volontà di manifestare il proprio dissenso finalmente in maniera attiva. 

Accade ciò che era inevitabile e che si è fatto attendere fin troppo. I politici di Roma pur rilevando che la situazione fosse grave, hanno continuato a tergiversare, a riempire i media di proclami, a pensare a tutto fuorchè alle esigenze del paese. 

Da due anni non abbiamo una maggioranza di governo in cui il popolo si riconosca, le larghe coalizioni che hanno unito centrodestra e centrosinistra hanno fallito, l'immobilismo è dilagato. 

Siamo stati dietro a tutto tranne che alle cose importanti: ai processi di Berlusconi, alla leadership di Renzi, alle passeggiatine con gli altri capi di governo di Enrico Letta in giro per il mondo. 

Il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni non ha trovato 1 miliardo di euro che rimaneva, per togliere l'Imu sulla prima casa, quando la macchina statale, con tutti i suoi sprechi, costa 700-800 miliardi l'anno.

Ed ora la gente è stanca. Ciò che preoccupa non sono le violenze di una netta minoranza di partecipanti, ma la volontà di proseguire su questa strada da parte dei nostri politici. 

Hanno detto sì all'austerity e al ripagamento dei debiti verso le banche, che viene mascherato con la dicitura di debito pubblico. 
Hanno alzato bandiera bianca nella programmazione industriale, non hanno una idea chiara di come fare uscire il paese dal pantano della crisi economica. 

Dovevano votare, centrodestra e centrosinistra, per una nuova legge elettorale. Il popolo gli chiedeva di ridursi i compensi, i benefits, i privilegi e non si sono privati di un centesimo. Non hanno nè diminuito nè tantomeno azzerato i finanziamenti ai partiti che non sono dovuti perchè il popolo ha votato un referendum in tal proposito. 

L'unico che l'ha fatto è stato il movimento di Beppe Grillo, a cui, con i suoi pregi e i suoi limiti, questo va riconosciuto. 

Ora il Presidente del Consiglio Enrico Letta riceve per l'ennesima volta la fiducia dalle Camere, ma quanto durerà? 

Aveva promesso di abolire il senato, di cancellare le province, di modificare la costituzione e tanto altro ancora. Dove sono i risultati? La disoccupazione è ben oltre il 12% riportato dall'Istat, che spesso racconta favole. Un esempio: nel 2002, con l'avvento dell'euro, il costo della vita in tutta Italia raddoppiò.

E' una cosa che tutti ricordano, purtroppo amaramente, perchè ha provocato molti danni e molto impoverimento. Eppure l'Istat per quell'anno registrò un aumento dell'inflazione (ovvero un aumento generale dei prezzi) del 2,5%. 

Gli Italiani vedono con i propri occhi la verità e non gli si può raccontare storie all'infinito. Quando si parla di lavoro, bisogna sottolineare poi che le condizioni degli assunti sono peggiorate: contratti a tempo determinato, salari sempre più bassi ed altro. Lo stato Italiano, per rispettare accordi assurdi che stanno impoverendo mezza Europa, rinuncia a spendere per ospedali, scuole, carceri. 

Gli Italiani sono arrabbiati, sempre di più, e vanno nelle piazze a manifestare lo scontento. Si organizzano, in una alleanza trasversale che coinvolge tutti gli orientamenti elettorali. Non si illudano Letta e il suo Ministro degli Interni Alfano: le proteste continueranno, anche la settimana prossima. 

Ed è probabile che riprenderanno presto, dopo un po' di pausa, se non dovessero sortire l'effetto di mandare governo e parlamento a casa. Inoltre Enrico Letta non sembra in grado di rassicurare gli animi nè di gestire la situazione. Non ne ha la credibilità, è un presidente di compromesso che non corrisponde ad una maggioranza voluta dagli italiani, ai quali non è dato, con la legge elettorale "Porcellum", di scegliere il proprio candidato premier e nemmeno il proprio deputato o senatore, ma possono soltanto barrare con una crocetta il simbolo di un partito. 

Il Ministro dell'Interno Angelino Alfano è la sintesi vivente dei giochi di palazzo in corso, della noncuranza della classe dirigente verso i cittadini elettori. Scelto da Berlusconi come garante della linea politica del Pdl all'interno del governo di unità nazionale, si è separato dal suo padre putativo per rimanere seduto sulla poltrona ministeriale, insieme agli altri ministri del Pdl. 

L'ex delfino del Cavaliere ha mostrato una sintonia con Letta invidiabile, ne ha condiviso le scelte (poche) e l'inerzia (tanta). Dice che va tutto bene, non è insoddisfatto dell'azione di governo, vi partecipa anzi, con grande soddisfazione. In sintesi, questo duo Letta-Alfano è l'emblema di una classe dirigente sottomessa all'Unione Europea e alla Germania, elitaria e lontana dal popolo, incravattata e moderata che taccia di populismo chiunque raggiunga un notevole consenso elettorale. 

Ora però questi signori se la devono vedere con un popolo assai poco impomatato e molto arrabbiato, che non gode privilegi e che lotta ogni giorno con tasse e bollette. Sono assediati, lì, nel bunker di Montecitorio. Perfino i poliziotti, che prendono ordini da Alfano, hanno mostrato, a Rho come a Torino, solidarietà con i manifestanti. 

Il governo ormai è sotto pressione, la pazienza è finita, il popolo è in movimento, e chi parla di un mandato elettorale che durerà fino al 2015 o addirittura al 2018 ha fatto male i conti.
Andrea Russo 

martedì 3 dicembre 2013

Se ci fosse un porto vero a Pescara, le barche non verrebbero distrutte


Ed eccoci qui, di fronte a ciò che tutti sapevano che prima o poi sarebbe accaduto, e che molti, tra i vertici amministrativi locali, hanno ignorato.

 Il fiume Pescara è straripato, e la corrente forte ha distrutto numerose imbarcazioni. Ieri notte, Lunedì 2 Dicembre, alle 23:45, ho visto con i miei occhi tre barche, di cui una molto bella e in buono stato, trascinate dalle acque e rovesciarsi. 

La "zattera" che per un breve periodo ha trasportato i passeggeri da un'ansa all'altra era già fuori uso, e giaceva, rovesciata sulla banchina nord. 

I danni però, al di là di quanto ho potuto constatare personalmente, sono molto più ingenti. In questi ultimi anni ho segnalato diverse volte su giornali e siti internet, la necessità di costruire un porto vero e proprio a Pescara, visto che l'attuale porto-canale non è altro che l'allocazione dei pescherecci nel fiume, senza infrastrutture degne di questo nome. 

Le barche nel fiume sono esposte alle piene. Le ultime esondazioni, prima di quella attuale, erano avvenute nei primi anni '90. Venne richiesto puntualmente il riconoscimento dello stato di calamità naturale ed i fondi governativi per i risarcimenti. 

Nell'Ottobre del 2012 scrissi un articolo che non piacque ad alcuni esponenti locali, che da allora non mancano di esternarmi la loro contrarietà. In quei giorni delle abbondanti piogge avevano fatto ingrossare il fiume, che rischiava di uscire dagli argini. Io scrissi semplicemente che i ritardi nel dragaggio aumentavano i rischi. Le responsabilità erano da attribuire ai vertici locali e all'incuria degli ultimi governi romani. 

Lo scrissi e lo confermo, anzi fui anche tenero. Oggi parte del fango nei fondali è stato rimosso, ma la sciatteria e la disattenzione rispetto all'esigenza di un porto vero e a tutto ciò che riguarda il fiume sono le stesse. Con grande intraprendenza, e con il contributo dell'industriale Gilberto Ferri, una ventina d'anni fa venne costruito, grazie ai fondi Cee, il nostro bellissimo porto turistico. 

Nulla da obiettare in merito. Mi rincresce constatare come siano stati reperiti i fondi per un porto che serve allo svago e alle vacanze dei ricchi, in cui vi sono barche frutto di evasione fiscale, mentre non esiste nemmeno un dibattito sulla necessità e su come trovare risorse per costruire un porto vero, quello che serve per i traghetti e per le navi dei pescatori. 

Una città che si chiama Pesca-ra vede ogni giorno umiliati i pescatori, che nel mare ci lavorano. Per loro la barca è la loro vita, il loro lavoro, il mezzo per sostentare i figli. Immaginiamo quali prospettive potrebbero aprirsi con un porto degno di questo nome, costruito fuori dall'alveo del fiume come il porto turistico. Potrebbero nascere nuove rotte per paesi come l'ex Jugoslavia, l'Albania la Grecia, per il trasporto dei passeggeri. 

Potrebbero fiorire scambi mercantili, nella misura consentita dai fondali non molto profondi. Nondimeno, la pesca potrebbe finalmente rifiorire, senza le stucchevoli vicende degli ultimi anni. Nonostante viviamo in tempi di austerity, non è affatto impossibile realizzare una nuova struttura portuale a Pescara, ma il presupposto essenziale è la volontà politica da parte dei nostri rappresentanti cittadini e regionali. 

Giacciono, già da diversi anni, 90 miliardi di euro di fondi europei destinati alle infrastrutture. Ne basterebbe una piccola parte per realizzare il nuovo porto. Inoltre si potrebbero coinvolgere nell'investimento le compagnie di trasporti navali, che poi gestirebbero lo scalo e i relativi introiti. 

Queste però sono solo proposte, da approfondire, discutere, confrontare con altre. L'importante è che si apra un dibattito in merito. Non saranno infatti i marciapiedi nuovi a rilanciare Pescara, ma progetti ambiziosi che incidano sulle infrastrutture. 
Andrea Russo

sabato 23 novembre 2013

Giù le mani dall'ispettore Derrick



Chi muore, non può difendersi. E' una frase che non ha timore di smentita, ed è anche un postulato corretto, nel caso della vicenda di Horst Tappert, il mitico ispettore Derrick.

Cos'è avvenuto? Semplicemente qualche mese fa un sociologo tedesco, Jorg Becker, a quattro anni dalla morte dell'attore suo connazionale, si è svegliato una mattina e ha detto: "Horst Tappert era un soldato riservista della Lutwaffe, i granatieri della contraerea". 

Praticamente si teneva pronto, come risorsa aggiuntiva, a sparare agli aerei nemici con dei cannoni di una squadra chiamata "testa di morto". Questa divisione faceva parte delle SS, la famosa polizia militare nazista.

La scoperta dell'acqua calda non dovrebbe fare impressione a nessuno, visto che tutti sapevano che Horst Tappert era stato in guerra ed era stato fatto prigioniero dai russi. Durante la prigionia aveva iniziato a fare teatro.

Cose vecchie, scontate. Eppure per cautelarsi da eventuali critiche, le tv di mezzo mondo hanno sospeso le repliche di Derrick, personaggio ancora oggi molto amato e seguito che ha portato la celebrità al compassato attore in questione.

Anche l'Italiana tv 2000, emittente religiosa, ha defenestrato l'amato poliziotto, di cui trasmetteva tra l'altro le prime bellissime puntate degli anni '70. Lo ha sostituito con " Happy Days", come se questo telefilm d'oltre oceano rappresentasse meglio la famiglia, entità da cui tv 2000 sembra essere ossessionata. Dunque, per questa emittente, dei ragazzi che pensano solo a pomiciare sono meglio dell'umano e comprensivo commissario.

Analizziamo poi il nazismo eventuale dell'ispettore  più amato della storia. Horst Tappert ha vissuto la sua giovinezza durante il nazismo, e quando fu chiamato alle armi, non poteva certo rifiutarsi. La maggioranza della popolazione, se voleva lavorare, doveva avere la tessera del partito di Hitler. 

Era una Germania  in cui erano quasi tutti nazisti. In Italia non funzionava diversamente: Indro Montanelli, Ignazio Silone, Giorgio Bocca, il filosofo Nicola Abbagnano, Dario Fo (che ora fa tanto l'antifascista), Giorgio Albertazzi e tantissime altre persone note collaboravano col regime di Mussolini.

A 19 anni Horst Tappert, ancora ragazzino, era arruolato con un rango molto basso e nella sua autobiografia "Io e Derrick" aveva spiegato molti anni dopo di essere stato parte della Wermacht e di essere stato impiegato soprattutto nelle ritirate. Anche se avesse voluto, non avrebbe potuto avere potere decisionale nelle angherie del partito nazista e delle SS.

E questo sarebbe uno scoop e\o una verità scomoda?

Guarda caso, la grande rivelazione è venuta fuori dopo che Horst Tappert è morto e non può difendersi.

Tappert nella sua vita ha dimostrato di essere una persona corretta e seria. Quando il figlio Gary ebbe problemi con la legge per debiti e la polizia lo cercava, gli mandò un messaggio televisivo invitandolo a costituirsi.

Non si getta fango su una persona in questa maniera. Ridateci l'ispettore Derrick, molti di noi non si sono ancora stancati di seguirlo in tv.

Il caso della giornalista Norvegese


Una giornalista Norvegese, Siv Kristin Saellmann è stata precettata dalla televisione nazionale per cui lavora, per aver indossato durante un telegiornale un pendaglio con una croce di un centimetro e mezzo.

Il fatto è stato notato dai membri della numerosa comunità islamica locale, che hanno protestato per una presunta imparzialità da parte della giornalista, che è stata rimossa dal telegiornale.

Prendiamo atto che in Norvegia comandano le minoranze. Una croce microscopica, delle dimensioni di un centimetro e mezzo, regalatale dal marito durante un viaggio a Dubai (un paese musulmano, tra l'altro) è diventata la pietra dello scandalo. In una nazione a maggioranza cristiana, una donna non può esprimere il proprio sentimento religioso o semplicemente portare un accessorio di abbigliamento che può avere un richiamo cristiano. 

Mettiamo il caso allora che un cristiano vada a vivere in un paese a maggioranza musulmana e dica alla giornalista del più importante telegiornale: togliti il chador, è segno di discriminazione nei miei confronti. 

Mettiamo che questa persona tenti anche solo di creare un'associazione cristiana in quel paese. Rischierebbe di essere ucciso. Se si emigra in un' altra nazione, se ne accettano usi e costumi. Col tempo, dimostrando una integrazione avvenuta, si può avere voce in capitolo e verranno riconosciuti all'immigrato\a ulteriori diritti, fino a quello di cittadinanza. Pretendere di decidere a scapito della maggioranza, come tentò di fare il vulcanico Adel Smith in Italia con i crocifissi, è segno di scarsa flessibilità e di chiusura mentale. 

La Norvegia accoglie piuttosto bene gli immigrati, interessandosi al loro benessere, e questo è giusto. E' anche giusto che il paese scandinavo non reagisca con violenza a queste provocazioni dei musulmani, ma forse sarebbe meglio incominciare a dire a loro qualche no. 

Essi possono trovare lì  benessere e assistenza da parte di uno stato che si dimostra tollerante, forse anche troppo.

 

Come pietra paziente, percorso di liberazione interiore

Una giovane donna Afghana si ritrova, durante la guerra civile, a dover curare il marito di mezz'età in coma. Si tratta di una persona stimata nella sua città, considerato un eroe di guerra. E' stato ferito in una banale rissa con un commilitone, e ha un proiettile nel collo. La moglie lo cura con delle flebo, mentre intorno cadono le bombe. La casa viene invasa dai soldati, e una famiglia di vicini viene trucidata. La donna si ritrova da sola, senza soldi, a dover curare un uomo immobilizzato.

Per vincere la solitudine gli parla e si mette a raccontare il suo passato, di cui lui non sa tutto: mano a mano vengono a galla segreti scottanti.  La ragazza, che prima si sentiva perduta senza il marito, si rende conto gradualmente di aver acquistato la propria libertà, iniziando a comprendere il senso della femminilità, della dolcezza, dell'empatia. Parlare, e sfogarsi, sarà una vera e propria cura per la sua afflizione.

Il congiunto inerte, non più aguzzino, incapace di una reazione, sarà la sua "pietra paziente": una credenza dice infatti che se si raccontano i propri segreti e angosce ad un sasso, questo ascolterà tutto e prima o poi si romperà, liberando l'anima di colui che si confessa.

Un timido miliziano che viene a far visita alla donna e una zia di dubbia moralità, ma libera dalle restrittive convenzioni sociali di un Afghanistan in parte medievale , completeranno questo percorso maieutico.

Il regista afghano Atiq Rahimi prosegue con la sua coraggiosa opera di narrazione degli aspetti bui dell'Islam, visti con uno sguardo occidentale.  L'artista giunse come rifugiato politico in Francia oltre vent'anni fa, ai tempi della guerra russo-afghana. Si è laureato poi alla Sorbona di Parigi ed è diventato uno scrittore e un regista apprezzatissimo.  "Come Pietra paziente"  è il suo secondo film,  anch'esso, come il primo "Terra e Cenere", tratto da un suo romanzo.

In quest'opera l'artista vuole dimostrare come una persona giovane, ancora curiosa rispetto alla vita e disposta a mettersi in discussione, possa liberarsi da vecchie credenze che la opprimono.

Nel film, per lunghi tratti angoscioso e cupo, la bravura e la bellezza di Golshifteh Farahani portano raggi di luce. Attrice trentenne, iraniana, ormai molto affermata, ha collaborato con vari registi internazionali, soprattutto in Francia. Pluripremiata nei festival di mezzo mondo, si è dedicata anche al teatro e può vantare un'attività lavorativa molto intensa.


La Farahani riesce a calarsi molto bene nella parte della donna subalterna che affina l'ingegno e inventa raffinati sotterfugi per combattere la sopraffazione quotidiana degli uomini.

Significativa è la scena finale, in cui la protagonista  può finalmente sorridere, anche maliziosamente, se vuole, perchè ha la forza morale e l'astuzia di vincere qualsiasi limitazione della sua libertà.

In "Come pietra paziente"  si possono riconoscere tutti coloro che subiscono delle vessazioni, trovando spunti di riflessione e solidarietà umana da parte dell'autore.
Andrea Russo

Sole a catinelle, incassi a pioggia

Pubblicato su: Cinema critico (cinemacritico.it)

Dimenticare la crisi per poco meno di due ore. Guardare il lato positivo delle cose. 

Infondere un po' di ottimismo nelle persone. E' questo l'intento di Sole a Catinelle, terzo lavoro cinematografico di Luca Medici, in arte Checco Zalone. Il suo nome deriva dall'espressione barese: "Che cozzalone!", ovvero che Tamarro. E infatti, il suo personaggio è sempre il solito giovane uomo cafone, che ha furbizia e trovate creative, ingenuo ma vitale e ottimista. 

Il regista Gennaro Nunziante organizza le scene in maniera ottimale, dando il ritmo giusto agli eventi sia con le inquadrature che col montaggio, mettendo il protagonista in condizione di dare il meglio di sè stesso. Checco (si chiama così anche nel film) ha una moglie (Daniela) e un figlio, Nicolò. 

Ha un lavoro fisso, ma proprio nel giorno in cui la moglie perde il lavoro, lui decide di mettersi in proprio vendendo aspirapolveri. Per un certo periodo gli va bene, e inizia a comprare molte cose a debito. Poi però la fortuna gli volta le spalle, giungono gli ufficiali giudiziari a casa per il pignoramento. Daniela, infuriata, lo lascia e lo caccia da casa. Decide dunque di andare in Molise, dove ci sono dei parenti a cui potrebbe vendere gli aspirapolveri. L'estate è cominciata e può portare con sè il piccolo Nicolò, un bambino educatissimo e intelligente, che dapprima si annoia, ma poi vivrà un'esperienza fantastica da ricordare, entusiasta, dopo il ritorno a scuola. L'incontro casuale con un ragazzo problematico e la giovane e avvenente madre francese darà una svolta alle sorti di Checco e della sua famiglia. Lei è infatti membro di una famiglia importante di industriali. Checco entra in contatto con gli ambienti dei vip, combinandone delle belle e spassandosela tra uno yacht, una partita a golf, piscine e perfino una adesione ad una loggia massonica. Lui però sotto sotto continua a pensare a sua moglie... Zalone riesce a superare sè stesso: il film è molto divertente, si ride dal primo all'ultimo fotogramma. Di certo non si tratta di una pellicola raffinata, ma quanti film comici lo sono? Ben pochi. L'effetto da dare alla battuta prevale sul realismo, la leggerezza sui dettagli. Lui è l'unico comico, in "Sole a catinelle": gli altri sono buoni attori ma con caratteristiche un po' diverse. A lui spetta il compito di far ridere, e quindi ha anche il merito di reggere le sorti del film praticamente da solo. Il personaggio di Checco è un inguaribile ottimista, e sebbene sembri avulso dalla realtà, alla fine avrà la meglio. Nel film vi è una critica, calzante, alla classe dirigente,che pensa solo ad arricchirsi non disdegnando mezzi illeciti. C'è anche una stoccata alla politica dell'austerity e dell'europeismo, che non tiene conto delle esigenze di commercianti ed imprenditori. Anche queste critiche vengono mosse con leggerezza, e la comicità di Zalone sembra spiazzante, perchè non è mai troppo a favore nè di una fazione politica, nè dell'altra. Il ministro Renato Brunetta della rifondata Forza Italia ha detto che si tratta di un film in cui rivive il vero spirito del suo partito. Ci permettiamo di dissentire: Checco Zalone , anche nelle sue gags televisive prende in giro sia centrodestra che centrosinistra e fa lo stesso nel film. In questo è più furbo di gente come Benigni (al di là dei paragoni artistici) : comprende che la risata deve essere universale, perchè se ci si schiera, ride solo metà del paese. Zalone si rivolge alla gente comune, che ha bisogno di lavorare ogni giorno per poter tirare avanti. Si propone dunque come un comico per tutti, e non di parte, e la scelta lo ha ripagato. Sole a catinelle ha già incassato 45 milioni di euro in tre settimane circa, ed è uno dei films che ha incassato di più nella storia della cimenatografia italiana. Non bisogna certo scandalizzarsi. Da sempre i films comici fanno più soldi al botteghino degli altri generi: la gente ha i suoi problemi, il suo stress settimanale. Quando giunge il fine settimana vuole ridere e scordarseli. 

Le battute nel film sono esorcizzanti delle paure che in molti hanno adesso. Per chi associa questo lavoro ai cinepanettoni e al genere trash degli anni '70, dichiarando tra l'altro apertamente di non averlo visto, possiamo ribattere che di volgarità qui non ce n'è molta. Solo una o due scene sono un po' di cattivo gusto, ma non si vedono donne nude e forti doppi sensi come è avvenuto in passato. 

Zalone piace molto anche ai bambini per la sua fisicità e le movenze che a tratti diventano quasi da cartoon (si veda la scena ad esempio in cui mangia il cibo vegetariano). "Sole a catinelle" è un film per tutti, e il suo autore Luca Medici è uno dei pochi comici che fa davvero ridere, dati dei botteghini alla mano, tra quelli venuti alla ribalta negli ultimi 15-20 anni. 
Andrea Russo

domenica 10 novembre 2013

I trattati di Maastricht e di Amsterdam

 Tratto dal sito dell'Unione Europea

I trattati di Maastricht e di Amsterdam

Il trattato di Maastricht ha modificato i precedenti trattati europei e ha creato un'Unione europea fondata su tre pilastri: le Comunità europee, la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la cooperazione in materia di giustizia e affari interni (GAI). In vista dell'allargamento dell'Unione, il trattato di Amsterdam ha introdotto gli adeguamenti necessari volti a garantire un funzionamento più efficace e democratico dell'Unione.

I. Il trattato di Maastricht

Il trattato sull'Unione europea, firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht, è entrato in vigore il 1 novembre 1993.

a.Strutture dell'Unione

Con l'istituzione dell'Unione europea, il trattato di Maastricht ha segnato una nuova tappa nel processo volto a creare «un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa». L'UE era fondata sulle Comunità europee (1.1.1. e 1.1.2.) e sostenuta da politiche e forme di cooperazione previste dal trattato sull'Unione europea. L'Unione disponeva di un quadro istituzionale unico, composto dal Consiglio, dal Parlamento europeo, dalla Commissione europea, dalla Corte di giustizia e dalla Corte dei conti: essendo queste, stricto sensu, le uniche «istituzioni» dell'Unione, esse esercitavano i loro poteri in conformità delle disposizioni dei trattati. Il trattato ha istituito un Comitato economico e sociale e un Comitato delle regioni, ambedue investiti di funzioni consultive. Conformemente a quanto previsto dalle disposizioni del trattato, sono stati istituiti un Sistema europeo di banche centrali e una Banca centrale europea, che si aggiungevano alle istituzioni finanziarie esistenti del gruppo BEI, segnatamente la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo d'investimento.

b.Competenze dell'Unione

All'Unione creata dal trattato di Maastricht sono stati attribuiti da quest'ultimo determinati poteri, classificati in tre grandi gruppi chiamati comunemente «pilastri»: il primo «pilastro» era costituito dalle Comunità europee, nel cui quadro le competenze, che erano state oggetto di trasferimento di sovranità da parte degli Stati membri nei settori disciplinati dal trattato, erano esercitate dalle istituzioni comunitarie. Il secondo «pilastro» era formato dalla politica estera e di sicurezza comune prevista al titolo V del trattato. Il terzo «pilastro» era costituito dalla cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni contemplata al titolo VI del trattato. Le disposizioni dei titoli V e VI prevedevano una cooperazione di natura intergovernativa che si avvaleva delle istituzioni comuni ed era dotata di taluni elementi sovranazionali, quali l'associazione della Commissione europea e la consultazione del Parlamento europeo.
1.La Comunità europea (primo pilastro)
La Comunità aveva la missione di garantire il buon funzionamento del mercato unico e, segnatamente, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale e la parità tra uomini e donne. La Comunità perseguiva questi obiettivi, nei limiti delle competenze che le erano conferite, mediante l'introduzione del mercato comune e delle relative misure previste all'articolo 3 del trattato CE e attuando la politica economica e la politica monetaria unica di cui all'articolo 4. Le attività della Comunità dovevano rispettare il principio della proporzionalità e, nei settori che non erano di sua esclusiva competenza, il principio della sussidiarietà (articolo 5 del trattato CE).
2.La politica estera e di sicurezza comune (PESC) (secondo pilastro)
L'Unione aveva il compito di stabilire e attuare, con metodi intergovernativi, una politica estera e di sicurezza comune (6.1.1.). Gli Stati membri erano tenuti a sostenere tale politica attivamente e senza riserve in uno spirito di lealtà e di solidarietà reciproca. I suoi obiettivi erano: la difesa dei valori comuni, degli interessi fondamentali, dell'indipendenza e dell'integrità dell'Unione conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite; il rafforzamento della sicurezza dell'Unione in tutte le sue forme; la promozione della cooperazione internazionale; lo sviluppo e il consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, nonché il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
3.La cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (terzo pilastro)
L'Unione aveva il compito di elaborare un'azione comune in questi settori in base a metodi intergovernativi (5.12.1.), al fine di realizzare l'obiettivo di fornire ai cittadini un livello elevato di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Essa riguardava le seguenti aree:
  • regole sull'attraversamento delle frontiere esterne della Comunità e rafforzamento dei controlli;
  • lotta al terrorismo, alla grande criminalità, al traffico di droga e alla frode internazionale;
  • cooperazione giudiziaria in materia penale e civile;
  • creazione di un Ufficio europeo di polizia (Europol) dotato di un sistema di scambio di informazioni tra forze di polizia nazionali;
  • lotta all'immigrazione clandestina;
  • politica comune in materia di asilo.

II. Il trattato di Amsterdam

Il trattato di Amsterdam che modifica il trattato sull'Unione europea e i trattati istitutivi delle Comunità europee e taluni atti connessi, firmato il 2 ottobre 1997 ad Amsterdam, è entrato in vigore il 1° maggio 1999.

a.Aumento delle competenze dell'Unione

1.Comunità europea
A livello degli obiettivi, è stato posto un accento particolare su uno sviluppo equilibrato e sostenibile e un elevato livello di occupazione. È stato creato un meccanismo di coordinamento delle politiche in materia di occupazione adottate dagli Stati membri ed è stata prevista la possibilità di intervento con misure comunitarie in questo settore. L'Accordo sulla politica sociale è stato incorporato nel trattato CE con alcuni miglioramenti (eliminazione della clausola di non partecipazione «opt-out»). Il metodo comunitario si applicava da allora ad alcuni importanti settori che avevano fatto capo in precedenza al «terzo pilastro» quali l'asilo, l'immigrazione, l'attraversamento delle frontiere esterne, la lotta alla frode, la cooperazione doganale e la cooperazione giudiziaria in materia civile nonché a una parte della cooperazione Schengen, il cui acquis era stato ripreso in toto dall'UE e dalle Comunità.
2.Unione europea
La cooperazione tra Stati membri nei settori della cooperazione giudiziaria penale e di polizia era stata rafforzata definendo obiettivi e compiti precisi e creando un nuovo strumento giuridico analogo a una direttiva. Gli strumenti della politica estera e di sicurezza comune sono stati sviluppati successivamente, in particolare istituendo un nuovo strumento, la strategia comune, una nuova funzione, il «Segretario generale del Consiglio Alto rappresentante per la PESC», nonché una nuova struttura, la «cellula di programmazione politica e tempestivo allarme».

b.Rafforzamento del Parlamento europeo

1.Potere legislativo
Nel quadro della procedura di codecisione, che è stata estesa a 15 basi giuridiche presenti nel trattato CE, il Parlamento e il Consiglio divenivano colegislatori praticamente su un piano di parità. Con le sole eccezioni della politica agricola e della politica di concorrenza, la procedura di codecisione si applicava a tutte le aree laddove il Consiglio poteva adottare decisioni a maggioranza qualificata. In quattro casi (articoli 18, 42 e 47, nonché articolo 151 sulla politica in materia di cultura, che era rimasto immutato) la procedura di codecisione si combinava con l'esigenza di una decisione unanime del Consiglio. Le altre aree legislative soggette all'unanimità non ricadevano nel campo di applicazione della codecisione.
2.Potere di controllo
Oltre al voto di approvazione della Commissione in quanto collegio, il Parlamento europeo procedeva anche, in via preliminare, a un voto di approvazione del presidente designato della futura Commissione (articolo 214).
3.Elezione e statuto dei deputati
Per quanto attiene alla procedura di elezione al Parlamento europeo a suffragio universale diretto (articolo 190 CE), il potere della Comunità di adottare principi comuni si è aggiunto al potere esistente di adottare una procedura uniforme. Nello stesso articolo è stata inserita una base giuridica che consente di adottare uno statuto unico dei deputati. Tuttavia, continuava a mancare una disposizione che consentisse di adottare delle misure in vista dello sviluppo dei partiti politici a livello europeo (articolo 191).

c.Cooperazione rafforzata

Per la prima volta, i trattati contenevano disposizioni generali che consentivano ad alcuni Stati membri, subordinatamente a certe condizioni, di fare ricorso alle istituzioni comuni al fine di organizzare una cooperazione rafforzata tra loro. Questa facoltà si è aggiunta ai casi di cooperazione rafforzata disciplinati da disposizioni specifiche, quali l'Unione economica e monetaria, la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e l'integrazione dell'acquis di Schengen. I settori suscettibili di essere oggetto di una cooperazione rafforzata erano il terzo pilastro e, a condizioni particolarmente restrittive, le questioni che non riguardavano una competenza comunitaria esclusiva. Le condizioni che qualsiasi cooperazione rafforzata doveva soddisfare, nonché le previste procedure decisionali, erano state elaborate in modo da garantire che questo nuovo elemento del processo di integrazione restasse una soluzione d'eccezione e potesse essere utilizzato solo per realizzare progressi in prospettiva dell'integrazione e non per compiere passi indietro.

d.Semplificazione

Il trattato di Amsterdam ha eliminato dai trattati europei tutte le disposizioni che l'evoluzione dei tempi ha reso nulle o obsolete, evitando che gli effetti giuridici che derivavano da esse nel passato risultino interessati da tale soppressione. Esso prevedeva inoltre una nuova numerazione degli articoli dei trattati. Per ragioni di carattere giuridico e politico il trattato è stato siglato e sottoposto a ratifica sotto forma di emendamenti ai trattati in vigore.

e.Riforme istituzionali nella prospettiva dell'allargamento

a.Il trattato di Amsterdam ha fissato a 700 (articolo 189) il numero massimo di membri del Parlamento europeo, in linea con la richiesta di quest'ultimo.
b.La composizione della Commissione e la questione della ponderazione dei voti erano oggetto di un «Protocollo sulle istituzioni» allegato al trattato. In base alle disposizioni di detto protocollo, in un'Unione allargata a un massimo di 20 Stati membri, la Commissione sarebbe composta da un cittadino di ciascuno Stato membro, a condizione che, entro tale data, la ponderazione dei voti in sede di Consiglio sia stata modificata. In ogni caso, almeno un anno prima dell'adesione del ventunesimo Stato membro, una nuova conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri (CIG) dovrebbe procedere a un riesame globale delle disposizioni dei trattati concernenti le istituzioni.
c.Il ricorso del Consiglio al voto a maggioranza qualificata era senza dubbio previsto in alcune basi giuridiche create ex novo dal trattato di Amsterdam. Nondimeno, tra le politiche comunitarie esistenti, solo il settore della politica di ricerca registra nuovi casi di voto a maggioranza qualificata, mentre le altre politiche esigono sempre l'unanimità.

f.Altri temi

Un protocollo fissava le procedure comunitarie per l'applicazione del principio di sussidiarietà. La trasparenza è stata rafforzata grazie a nuove disposizioni sull'accesso ai documenti (articolo 255) e a una maggiore apertura dei lavori del Consiglio in ambito legislativo (articolo 207, paragrafo 3).

Ruolo del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo era consultato prima della convocazione di una conferenza intergovernativa. Il Parlamento partecipava inoltre alle conferenze intergovernative secondo formule ad hoc; nelle ultime tre era rappresentato, a seconda dei casi, dal suo Presidente o da due dei suoi membri.

Il Trattato di Lisbona in sintesi

 Tratto dal sito dell'Unione Europea

Il 1° dicembre 2009 il trattato di Lisbona è entrato in vigore, mettendo fine a diversi anni di negoziati sulla riforma istituzionale.
Il trattato di Lisbona modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, senza tuttavia sostituirli. Il nuovo trattato dota l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.
  1. Un’Europa più democratica e trasparente, che rafforza il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, offre ai cittadini maggiori possibilità di far sentire la loro voce e chiarisce la ripartizione delle competenze a livello europeo e nazionale.
    • Un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo: il Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini dell’UE, è dotato di nuovi importanti poteri per quanto riguarda la legislazione e il bilancio dell’UE e gli accordi internazionali. In particolare, l’estensione della procedura di codecisione garantisce al Parlamento europeo una posizione di parità rispetto al Consiglio, dove sono rappresentati gli Stati membri, per la maggior parte degli atti legislativi europei.
    • Un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali: i parlamenti nazionali possono essere maggiormente coinvolti nell’attività dell’UE, in particolare grazie ad un nuovo meccanismo per verificare che l’Unione intervenga solo quando l’azione a livello europeo risulti più efficace (principio di sussidiarietà). Questa maggiore partecipazione, insieme al potenziamento del ruolo del Parlamento europeo, accresce la legittimità ed il funzionamento democratico dell’Unione.
    • Una voce più forte per i cittadini: grazie alla cosiddetta “iniziativa popolare”, un gruppo di almeno un milione di cittadini di un certo numero di Stati membri può invitare la Commissione a presentare nuove proposte.
    • Ripartizione delle competenze: la categorizzazione delle competenze consente di definire in modo più preciso i rapporti tra gli Stati membri e l’Unione europea.
    • Uscita dall’Unione: per la prima volta, il trattato di Lisbona riconosce espressamente agli Stati membri la possibilità di uscire dall’Unione.
  2. Un’Europa più efficiente, che semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, si dota di istituzioni più moderne e adeguate ad un’Unione a 27 e dispone di una maggiore capacità di intervenire nei settori di massima priorità per l’Unione di oggi.
    • Un processo decisionale efficace ed efficiente: il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio viene esteso a nuovi ambiti politici per accelerare e rendere più efficiente il processo decisionale. A partire dal 2014, il calcolo della maggioranza qualificata si baserà sulla doppia maggioranza degli Stati membri e della popolazione, in modo da rappresentare la doppia legittimità dell’Unione. La doppia maggioranza è raggiunta quando una decisione è approvata da almeno il 55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell'Unione.
    • Un quadro istituzionale più stabile e più semplice: il trattato di Lisbona istituisce la figura del presidente del Consiglio europeo, eletto per un mandato di due anni e mezzo, introduce un legame diretto tra l’elezione del presidente della Commissione e l’esito delle elezioni europee, prevede nuove disposizioni per la futura composizione del Parlamento europeo e stabilisce norme più chiare sulla cooperazione rafforzata e sulle disposizioni finanziarie.
    • Migliorare la vita degli europei: il trattato di Lisbona migliora la capacità di azione dell’UE in diversi settori prioritari per l’Unione di oggi e per i suoi cittadini. È quanto avviene in particolare nel campo della “libertà, sicurezza e giustizia”, per affrontare problemi come la lotta al terrorismo e alla criminalità. La stessa cosa si verifica, in parte, anche in ambiti come la politica energetica, la salute pubblica, la protezione civile, i cambiamenti climatici, i servizi di interesse generale, la ricerca, lo spazio, la coesione territoriale, la politica commerciale, gli aiuti umanitari, lo sport, il turismo e la cooperazione amministrativa.
  3. Un’Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e sicurezza, che promuove i valori dell’Unione, integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo, prevede nuovi meccanismi di solidarietà e garantisce una migliore protezione dei cittadini europei.
    • Valori democratici: il trattato di Lisbona precisa e rafforza i valori e gli obiettivi sui quali l'Unione si fonda. Questi valori devono servire da punto di riferimento per i cittadini europei e dimostrare quello che l’Europa può offrire ai suoi partner nel resto del mondo.
    • I diritti dei cittadini e la Carta dei diritti fondamentali: il trattato di Lisbona mantiene i diritti esistenti e ne introduce di nuovi. In particolare, garantisce le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali rendendoli giuridicamente vincolanti. Il trattato contempla diritti civili, politici, economici e sociali.
    • Libertà dei cittadini europei: il trattato di Lisbona mantiene e rafforza le quattro libertà fondamentali, nonché la libertà politica, economica e sociale dei cittadini europei.
    • Solidarietà tra gli Stati membri: il trattato di Lisbona dispone che l'Unione e gli Stati membri sono tenuti ad agire congiuntamente in uno spirito di solidarietà se un paese dell’UE è oggetto di un attacco terroristico o vittima di una calamità naturale o provocata dall'uomo. Pone inoltre l’accento sulla solidarietà nel settore energetico.
    • Maggiore sicurezza per tutti: la capacità di azione dell'Unione in materia di libertà, sicurezza e giustizia viene rafforzata, consentendo di rendere più incisiva la lotta alla criminalità e al terrorismo. Anche le nuove disposizioni in materia di protezione civile, aiuti umanitari e salute pubblica contribuiscono a potenziare la capacità dell'Unione di far fronte alle minacce per la sicurezza dei cittadini.
  4. Un’Europa protagonista sulla scena internazionale, il cui ruolo viene potenziato raggruppando gli strumenti comunitari di politica estera, per quanto riguarda sia l’elaborazione che l’approvazione di nuove politiche. Il trattato di Lisbona permette all'Europa di esprimere una posizione chiara nelle relazioni con i partner a livello mondiale. Mette la potenza economica, umanitaria, politica e diplomatica dell’Europa al servizio dei suoi interessi e valori in tutto il mondo, pur rispettando gli interessi particolari degli Stati membri in politica estera.
    • La nuova figura di alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è anche vicepresidente della Commissione, è destinata a conferire all'azione esterna dell'UE maggiore impatto, coerenza e visibilità.
    • Un nuovo servizio europeo per l’azione esterna assiste l’alto rappresentante nell’esercizio delle sue funzioni.
    • La personalità giuridica unica conferita all’Unione ne rafforza il potere negoziale, potenzia ulteriormente la sua azione in ambito internazionale e la rende un partner più visibile per i paesi terzi e le organizzazioni internazionali.
    • La politica europea di sicurezza e di difesa, pur conservando dispositivi decisionali speciali, agevola la cooperazione rafforzata tra un numero ristretto di Stati membri.

giovedì 7 novembre 2013

Claudio Borghi, intervista online sull'euro

Claudio Borghi Aquilini, ex dipendente della Borsa di Milano e docente universitario, espone le sue tesi sull'euro.


sabato 2 novembre 2013

Lo stato gioca ai derivati, i contribuenti pagano

Articolo tratto dal sito di "La Repubblica"

ROMA - C'è una bomba a orologeria nei conti pubblici, nel rigo dei titoli derivati. È una perdita potenziale da almeno otto miliardi di euro, pari a oltre il 25% degli strumenti di copertura di tassi e di cambio del debito che sono stati ristrutturati dal ministero del Tesoro nel solo 2012. Si tratta di derivati accesi negli anni Novanta, anche per consentire anticipazioni di cassa che permisero al governo italiano di farsi trovare pronto all'appuntamento con la valuta unica. Ma oggi, e ancor più nei prossimi anni, quel fardello del passato presenta il conto. I dati sono frutto di elaborazioni svolte con criteri di mercato, che attualizzano i flussi attesi alla scadenza di quei derivati, e si basano sui numeri ufficiali - ma non pubblici - che il dicastero fornisce periodicamente alla Corte dei Conti, con cadenza semestrale. Repubblica ha potuto consultare la relazione del Tesoro sul debito pubblico, inviata ai pubblici controllori a inizio 2013. 

Sono 29 pagine, le ultime 10 sulla "Gestione delle passività e del rischio di tasso e di cambio", ottenuta di norma con coperture in derivati. Secondo un esperto funzionario del governo, la Corte li ha letti con preoccupazione, e ha voluto saperne di più. Così lo scorso aprile ha inviato la Guardia di Finanza in via XX settembre, con un mandato di esibizione di documenti in cerca delle confirmation letter, i contratti di stipula di quei derivati, che risalgono in buona parte agli anni Novanta. Finora, però, il Tesoro non ha mostrato quegli originali alle Fiamme Gialle. La Relazione è molto laconica nella descrizione dei contratti derivati oggetto di riassetto, una dozzina, tra febbraio e maggio 2012. Alla richiesta di maggiori dettagli, avanzata da Repubblica, il Tesoro non ha voluto commentare o illustrare i dati e le operazioni, ribadendo che si tratta di strumenti "plain vanilla" (nel gergo finanziario significa "semplici") che servono a perseguire l'interesse dello Stato, proteggendo il debito dai rischi di oscillazione dei cambi e dei tassi di interesse. In pratica, delle forme di assicurazione che possono tutelare il Tesoro da più gravi conseguenze, ma che hanno un costo nel caso in cui l'evento dal quale ci si protegge non si verifichi. 

Anche la Corte dei Conti, da noi interpellata, si è trincerata dietro un no comment. E analogo no comment arriva anche dalla Banca centrale europea presieduta da Mario Draghi, che fu direttore generale del Tesoro tra il 1991 e il 2001, quando molti di quei derivati furono messi nero su bianco. Il documento, di cui oggi dà conto anche il Financial Times, è stato sottoposto all'analisi di provati esperti del settore, che hanno montato i numeri sui modelli matematici standard che il mercato utilizza per "prezzare" questi derivati. Sulla materia c'è scarsa trasparenza. Fonti del Tesoro la giustificano con l'opportunità di carattere strategico e commerciale. Ma chi ha letto quella relazione si è trovato davanti alla Stele di Rosetta degli swap italiani: una storia che risale agli anni Novanta, e che secondo i protagonisti delle vicende contribuì a tenere i conti del paese in dieta stretta quando si trattò di entrare in Europa con il primo treno. In attesa di maggiore trasparenza, solo dalle 10 pagine finali della Relazione si ricavano utili indicazioni. Le ristrutturazioni di contratti derivati sono una dozzina, tutte intercorse tra maggio e dicembre del 2012. 

Nelle carte si spiega "lo spirito" con cui si è ritenuto opportuno riscrivere quei contratti. Si collega all'esigenza delle banche specialiste in titoli di stato (una ventina dei soliti nomi: le tre grandi italiane, le principali europee e le maggiori banche d'affari anglosassoni) di ridurre il rischio Italia, che altrimenti non avrebbero potuto sostenere in asta alle nuove emissioni del Tesoro. Quasi una pistola alla tempia, che si spiega con la fase drammatica di fine 2011, quando lo spread sul Btp era sopra ai 500 punti base e la finanza pubblica domestica in ginocchio. "Nel corso del primo semestre 2012 è stata portata avanti la strategia di ristrutturazione e semplificazione del portafoglio derivati, analogamente a quanto fatto nei semestri precedenti", si legge nel documento. Eccone il motivo: "Uno degli effetti della crisi, che ha investito sempre più anche i debiti sovrani, è stata la diffusione tra le controparti bancarie di modelli di analisi e valutazione che esprimono il rischio di default di una controparte priva di garanzia (...) ciò si traduce, per la Repubblica, in un maggior costo nell'esecuzione di una nuova operazione o di ristrutturazione di una esistente". "Rispetto alla struttura del portafoglio derivati dello stato - continua la relazione - caratterizzato da scadenze lunghe e privo di collateralizzazione, quanto descritto ha prodotto l'affermarsi di una forte correlazione inversa (e perversa) tra andamento del tratto a lunga della curva swap, valore di mercato del portafoglio e livello dei Cds italiani, con potenziali effetti negativi anche sul mercato primario e secondario dei titoli di Stato". Dunque, la crisi porta le banche a presentare il conto dei vecchi derivati al Tesoro, in forma di ristrutturazioni che fanno emergere una perdita potenziale di 8.100 milioni. Un derivato è un contratto basato sul valore di mercato di uno o più beni (azioni, indici, valute, tassi d'interesse). Produce i suoi effetti alla scadenza, ma si può "prezzare" attualizzando i flussi attesi, in base all'andamento dei beni sottostanti. 

Quindi gli 8 miliardi saranno pagati, con ogni probabilità, nei prossimi anni, in forma di più interessi e più debito, perché dai conteggi (elaborati ai valori del 20 giugno) emerge il deprezzamento dei flussi medi previsti a oggi. Alcuni di questi flussi stanno già producendo i loro danni sui conti pubblici, perché tutte le clausole peggiorative, con finestra temporale a oggi, sono già state esercitate dalle controparti bancarie. Solo nei prossimi anni si potrà capire se il Tesoro risparmierà qualcosa sul saldo, nell'improbabile caso in cui i movimenti degli asset su cui quei derivati si basano fossero a suo totale favore. La maggior parte delle operazioni ristrutturate riguarda interest rate swap: si tratta di derivati base, per trasformare oneri sul debito di tipo variabile in fissi, e per assicurare le casse pubbliche dal rischio di rialzo dei tassi. È una pratica normale e diffusa tra gli emittenti. Ma tutti gli swap descritti sembrano rinegoziati a un prezzo "off market", cioè non con una forte perdita iniziale per l'erario. Un'anomalia probabilmente dovuta al fatto che i contratti originari, poi revisionati, erano in realtà prestiti mascherati, che il Tesoro è oggi costretto a rimborsare a caro prezzo. Questo meccanismo, già noto agli storici dell'euro, e praticato da alcuni paesi periferici per rispettare i parametri di Maastricht, aiuta forse a comprendere come è stato possibile perdere oltre un quarto del valore nozionale sui 31 miliardi di derivati ristrutturati l'anno scorso. E getta qualche ombra sulla solidità dei conti pubblici, visto che l'Italia ha derivati per 160 miliardi, di cui un centinaio proprio in interest rate swap. L'esempio forse più anomalo riguarda la revisione dello swap su un nozionale da 3 miliardi scadenza 2036, e modificato il 1° maggio 2012. 

Si tratta di un contratto degli anni Novanta, in cui Tesoro vendeva alla banca di turno una swaption, ossia l'opzione a entrare in un contratto swap dal 2016 al 2036. Su quei 3 miliardi di debito pubblico, in cambio di un anticipo di cassa ricevuto all'epoca, il Tesoro si impegnò a pagare un futuro tasso fisso del 4,652% su 3 miliardi di propri titoli, ricevendo in cambio l'interesse Euribor 6 mesi (attualmente, poco più di zero). Ma nel marzo 2012, con quattro anni di anticipo, lo Stato rinegozia quello swap, e lo trasforma in un nuovo scambio di tassi - sempre fisso contro variabile - su una scadenza inferiore (circa 6 anni) e su un controvalore triplicato a 9 miliardi. La Relazione qui si ferma. Le elaborazioni indicano che quel derivato "prima versione" aveva un valore negativo per lo Stato di 900 milioni al momento del riassetto. E un valore negativo di 1.350 milioni nella versione rinegoziata. Perché mai rinegoziare un contratto aggiungendo 450 milioni di perdite attese per l'Erario? Anzi, dal marzo 2012 a oggi quel derivato ha aumentato il valore negativo di 1.550 milioni, confermando gli assunti probabilistici secondo i quali solo nel 18% dei casi poteva generare, nel tempo, un beneficio per le casse pubbliche.

"Molti errori sono stati fatti negli anni Novanta per far entrare l'Italia nell'euro - racconta un funzionario governativo - e oggi si trasformano in più debito, nascosto dai conti ufficiali, in un'area molto grigia che al Tesoro solo poche persone sono in grado di comprendere e maneggiare". Talmente poche, le persone, che è stata notata la nomina di Vincenzo La Via a direttore generale del Tesoro, nella primavera 2012. Dopo un lungo cursus internazionale, La Via è tornato in via XX Settembre, dove aveva già operato tra il 1994 e il 2000. E dove aveva firmato alcuni di quei contratti derivati, oggi in fase di riscrittura. (26 giugno 2013) 
Andrea Greco 

venerdì 1 novembre 2013

L'incredibile storia di Pasquale Caprino: dall'Italia al Kazhakistan, passando per Londra


Mi è sembrato doveroso dedicare un post a Pasquale Caprino, cantautore che ha già all'attivo concerti in tutto il mondo.

Partito da Capaccio (l'antica Paestum) per Londra, a soli 20 anni sfida il destino contro la volontà dei genitori.
Abbandona dunque l'università, suona in una cover band dei Beatles, e ottiene anche un discreto successo. Un giorno incontra una sua fan Kazaka, Dina, che gli fa sapere che suo fratello, un giovane attore locale, sta organizzando una specie di X Factor.

Pasquale decide di buttarsi in questa avventura, con la spregiudicatezza della gioventù. Prende l'aereo, senza conoscere la lingua. Partecipa al concorso e arriva secondo: da allora diventerà Son Pascal. Vive per tre mesi a casa di Anuar, il produttore-attore che ha organizzato il concorso.

Ma Anuar ha problemi anche per la propria realizzazione, perchè dopo aver fatto un film di successo, per due anni non ha più avuto introiti rilevanti.

Pascal quindi avrà altri due produttori, nella ricerca di una realizzazione economica, che, nonostante la fama, non è facile da raggiungere.

 L'Italiano si ambienta subito nella realtà musicale del paese: arrangia i suoi brani con attenzione alle sonorità locali, canta in inglese e kazako, riesce a comunicare un po' a parole, un po' a gesti con i presentatori televisivi.

Gli artisti locali lo vedono come un invasore, alcuni impresari cercano di truffarlo. Sfiora anche qualche ambiente malavitoso. Per mantenersi, nonostante sia già una specie di star, suona nei matrimoni della nuova ricca borghesia kazaka.

Ora ha 27 anni,  l'emittente italiana Dj Television gli ha dedicato un documentario con il quale ha raggiunto un po' di notorietà anche in Italia. Lo show business kazako è ancora allo stato embrionale e Pasquale-Son Pascal è costretto a suonare molto: non può fermarsi a riflettere, deve macinare chilometri per suonare nei posti più disparati, in Kazhakistan, in incontri con le comunità Kazhake in giro per il mondo e anche nei locali notturni di varie nazioni.

Si è tolto  intanto la soddisfazione di incidere un disco con Al Bano, che da quelle parti è un idolo al contrario di gente come il compianto Frank Sinatra che, per via del passato sovietico antiamericano, lì non è mai stato pubblicizzato, tanto che nessuno lo conosce.

Il Kazhakistan è storicamente noto da noi come Cosacchistan. Tra i Cosacchi venivano reclutati  soldati della guardia reale dello zar. 
E' una terra selvaggia, ma è in forte espansione. Vi sono tanti poveri, tanta criminalità, ma c'è anche una fascia non irrilevante di nuovi ricchi. Il suolo nasconde immensi giacimenti di idrocarburi. In questo contesto si incontrano l'estro e il dinamismo di Pasquale-Son Pascal, e un paese che guarda al futuro con semplicità e ottimismo.
 

sabato 26 ottobre 2013

Dì la tua

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Inviatemi un messaggio, o in calce a questo post, nella sezione commenti,o al mio indirizzo email indicato a lato.

Reggina-Pescara 2-3

Il ritiro fa bene al Pescara: vince a Reggio e sfoggia un bel calcio

(Nella foto: Antonino Ragusa, attaccante e autore della terza rete del Pescara)

Il Pescara ritrova sè stesso, almeno per una notte. Nell'anticipo del campionato cadetto, due nobili decadute si affrontano in cerca di rivalsa.

La Reggina offre una buona prova, ma il nuovo tecnico Castori è arrivato da pochi giorni e non può fare miracoli. Gli Abruzzesi invece offrono una gara molto generosa sul piano atletico e con un bellissimo secondo tempo si aggiudicano la posta in palio.

Eppure sono gli amaranto a passare per primi, dopo un avvio fatto di supremazia sterile degli ospiti.

Al 36' infatti, su un innocuo cross di Di Michele,  Schiavi intercetta in malo modo e calcia verso la sua porta: 1-0 per i padroni di casa.

Marino negli spogliatoi probabilmente intuisce qual è il problema e lo spiega ai suoi. Se nel primo tempo infatti il Pescara effettua tanti passaggi in laterali proponendo un gioco prevedibile, nella seconda frazione verticalizza di più e inizia a far male.

Su un calcio d'angolo in avvio di ripresa Sbaffo devia la palla con un braccio alzato al centro dell'area.

Maniero calcia forte il rigore a sinistra e l'estremo difensore Benassi non ci arriva.

Passano cinque minuti e Politano, con un rasoterra  verso l'angolino destro, porta in vantaggio i biancazzurri: 1-2.

Al 17'st Ragusa vince un contrasto aereo con Adejo, si aggiusta il pallone ed esplode un bolide che Benassi non può intercettare.

Nel finale Gerardi sigla il 2-3 di testa per una resa onorevole della Reggina.

Entrambe le squadre hanno dato l'impressione di poter facilmente scalare la classifica, nelle prossime partite.

Il Pescara, in particolare, si è ricompattato dopo 5 giorni di ritiro in un albergo della sua zona, fatto di tanto campo d'allenamento e di riposo notturno controllato.

giovedì 3 ottobre 2013

Piccola riflessione sul pregiudizio

 (A sinistra: le "First aid kit")

Stamattina avevo un po' di tempo libero e mi sono messo a guardare il David Letterman Show per affinare il mio inglese.

Ho avuto modo di assistere, a fine trasmissione, alla splendida performance delle First aid kit che vi ho pubblicato nell'articolo precedente. 

Il video della trasmissione era già disponibile su internet, visto che in Italia le puntate giungono con qualche giorno di ritardo rispetto agli Usa.

Ebbene, è stata una esibizione commovente, a mio avviso. Ora che ci penso, questo piccolo episodio di relax televisivo mi ha dato lo spunto per riflettere su come la mente umana è in grado di formarsi delle prime impressioni molto curiose su chi ci sta di fronte.

Vi confesso che ho determinati stereotipi sugli americani; probabilmente su molti aspetti della loro cultura faccio anche centro. E' chiaro che però si tratta di una visione riduttiva; non sono mai stato negli States, anche se mi piacerebbe, e il massimo sarebbe avere una guida che mi facesse fare il giro in lungo e in largo, non tralasciando Disneyland. Pare che Nikita Krushiov, quando visitò l'America, volesse andare proprio lì, ma glielo vietarono all'ultimo momento, temendo che qualche pupazzo vestito da Paperino gli giocasse un brutto scherzo.

Tornando alla prestazione canora delle due ragazze svedesi, vi ricostruisco la sequenza dei fatti, per farvi capire come cinque minuti in ciabatte di fronte alla tv possano avere qualcosa di spettacolare.

Le belle giovinette entrano, ben agghindate, riuscendo a dimostrare due o tre anni in più grazie al trucco.

Iniziano a cantare, anzi comincia solo la brunetta, con la chitarra in mano, mentre l'altra con una mano sola suona la tastiera.

-Accidenti, che voce. Beh gli americani sono tanti, hanno tante cantanti del genere. E che stile country - proseguo nella mia riflessione,

-Un modo di cantare vecchio stile, arcaico, come ai tempi  degli antichi pionieri. Beh queste due devono essere sicuramente americane. Due classiche americane di campagna, dove nascono mangiando pane e ballate. Forse sono di Nashville, la capitale della musica campagnola -

Dopo il primo minuto penso:

- Mah, queste sono due ragazzine americane, gli americani non fanno nulla di genuino. Secondo me la canzone gliel'hanno scritta i discografici, e siccome sono carine le mettono in prima fila in tv.

Poi mi soffermo sul fatto che entrambe hanno una voce notevole e mi dico: - Beh se hanno queste doti vocali forse sono artiste e se le scrivono anche da sole, le canzoni.

-Queste sono due artistoidi selvatiche americane- azzardo cambiando direzione

- Quel genere di ragazze che scappano di casa a 18 anni, e fanno uso di stupefacenti. Mangiano pesante e usano la droga per comporre meglio, già -

Poi vado su internet, e siccome mi erano sfuggite le parole all'inizio della canzone dove si parla di Stoccolma, scopro finalmente che sono entrambe svedesi.

Allora il mio metro di valutazione cambia:

- Beh le Svedesi sono donne emancipate. Non mi stupisce che facciano già concerti in tutto il mondo e si scrivano le canzoni da sole.

Ma no, non sono drogate. Gli svedesi sono tutti d'un pezzo, tranquilli e un po' provinciali. E ci sono tante cantanti nordiche come loro, da Lene Marlin a Likke Li.

Cantano sempre in inglese, come se gli americani avessero influenzato il Nord Europa ancora più della mia stessa Italia. E come parlano bene l'inglese! -

Vedete dunque come basta un particolare per cambiare totalmente il metro di giudizio e passare da uno stereotipo all'altro.

Me ne sono reso conto e considero quanto sia importante non fermarsi dalle apparenze. 

Siamo tutti come le cipolle, dopo il primo strato ce n'è un altro e un altro ancora.

In fondo è meglio non saperla lunga, non essere il saggio della comitiva che dice: "Visto che era come dico io?

Innanzitutto perchè anche le persone così sbagliano qualche volta, e si espongono più degli altri a qualche piccola figuraccia.

E poi è meglio essere un po' ingenui e curiosi: il mondo ci apparirà sempre nuovo, mentre ridurlo troppo ad una razionale e cruda verità non ci farà tanto bene.


First aid Kit - Emmylou

Le ho ascoltate pochi minuti fa al David Letterman Show. Sono un duo svedese, hanno solo 23 anni. First aid kit (il nome vuol dire: equipaggiamento per il primo soccorso) sono un duo country con alle spalle già due dischi e concerti in tutto il mondo. Voce cristallina e sonorità d'altri tempi. Un tuffo al cuore. 

In calce al video vi ho messo anche il testo integrale della canzone Emmylou e la traduzione in italiano.







Oh the bitter winds are comin' in, And I’m already missin' the summer. 

Stockholm's cold but I’ve been told I was born to endure this kind of weather. 

When it’s you I find like a ghost in my mind, I am defeated and I gladly wear the crown. 

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June If you’ll be my Gram and my Johnny too. No, I’m not askin' much of you Just sing little darlin', sing with me. 

So much I know, that things just don’t grow If you don’t bless them with your patience. 

And I’ve been there before, I held up the door For every stranger with a promise. 

But I’m holdin' back, That’s the strength that I lack, Every mornin' keeps returnin' at my window. 

And it brings me to you, When I won't just pass through, But I’m not askin' for a storm. 

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June If you’ll be my Gram and my Johnny too. No, I’m not askin' much of you, Just sing little darlin', sing with me. 

And yes, I might have lied to you, You wouldn’t benefit from knowing the truth. I was frightened but I held fast, I need you now at long last. 

I’ll be your Emmylou and I’ll be your June If you'll be my Gram and my Johnny too. No, I’m not askin' much of you, Just sing little darlin', sing with me. Just sing little darlin' sing with me (2 volte)


Traduzione

Oh gli amari venti già stanno arrivando, e mi sta già mancando l'estate

Stoccolma è fredda ma mi hanno detto che io sono nata per resistere a questo clima

Quando trovo te come un fantasma nella mia mente sono sconfitta e porto la corona volentieri

Sarò la tua Emmylou e sarò il tuo Giugno se tu sarai il mio Gram e il mio Johnny. No, non ti sto chiedendo molto, caro, canta solo un po', canta con me, 

so bene che le cose non crescono bene se non le benedici con la tua pazienza

ci sono già passata, e ho tenuto aperta la porta per ogni estraneo con una promessa

ma sto tornando sui miei passi, è la forza che mi manca, ogni giorno ritorna alla mia finestra, e mi porta da te, quando non sarò di passaggio, ma non chiedo una tempesta


Sarò la tua Emmylou e sarò il tuo Giugno se tu sarai il mio Gram e il mio Johnny. No, non ti sto chiedendo molto, caro, canta solo un po', canta con me, 

e sì, ti ho mentito, non ti ha fatto bene sapere la verità, avevo paura ma ho tenuto duro la presa, ho bisogno di te a lungo termine 


Sarò la tua Emmylou e sarò il tuo Giugno se tu sarai il mio Gram e il mio Johnny. No, non ti sto chiedendo molto, caro, canta solo un po', canta con me (2 volte)

mercoledì 2 ottobre 2013

Come ti distruggo il centrodestra


 (Nell'immagine: Bruto e Cassio disegnati da Alex Miozzi)

Eccoci qui, alla resa dei conti: oggi si voterà la fiducia prima al Senato e poi alla Camera per Enrico Letta. I numeri sono discordanti, perchè nel Pdl c'è una fronda che vuole tornare alle urne (maggioritaria) e un'altra che, contravvenendo a quanto ha disposto il leader Silvio Berlusconi, appoggerà il Presidente del Consiglio.

La vera notizia è il fatto che per la prima volta c'è stata una spaccatura importante nelle fila Berlusconiane, ovvero tra i reduci della vecchia Forza Italia.

Il vecchio capo della destra liberale italiana non è certo esente da colpe, in questo processo di continuo frazionamento che non nasce oggi.

Fini e Casini possono piacere e non piacere, hanno i loro pro e contro. Quando si sta all'interno della maggioranza, però, non sempre il partito che ha più voti sceglie, in caso di vittoria, il nuovo Premier.

Se guardiamo indietro alla nostra storia Repubblicana, scopriamo che con una minoranza di voti abbiamo avuto come presidenti Craxi e Spadolini.

La politica (Machiavelli ce lo insegna) è l'arte del compromesso; esso è necessario, soprattutto in un sistema semi-proporzionale come il nostro, dove le forze in campo tendono a frammentarsi.

Berlusconi è stato presidente per tre volte: se nella seconda e nella terza occasione avesse lasciato il timone a Fini e a Casini avremmo un centrodestra ancora unito. La Lega avrebbe potuto storcere il naso, è vero, ma se ne sarebbe fatta una ragione. Essa è ben cosciente di essere un partito separatista che mai potrebbe avere un Presidente del consiglio (se non forse con il 51% dei voti, cosa alquanto improbabile).

Oggi dunque avremmo un centrodestra forte con quattro partiti importanti a sostenerlo.

Una delle altre sciocchezze di cui lo stesso Berlusconi si è reso conto è stata creare il Pdl, ovvero cercare l'unificazione dei partiti con un meccanismo di voto non maggioritario.

La fusione avrebbe avuto  senso in un sistema di stampo anglosassone, come in Inghilterra o negli Stati Uniti. Qui in Italia ha creato solo grossi danni.

Berlusconi non vuole mai mollare, è leader del centrodestra da vent'anni ma non accetta di farsi da parte. Avrebbe potuto mandare avanti un altro esponente del suo schieramento  e limitarsi a fare il segretario di partito, muovendo le fila dalle retrovie, magari.

No, invece. Il tycoon milanese è un tipo testardo, il che può essere a volte un pregio ma in altri casi un grave difetto.

Eccoci giunti ad un altro crack: una scissione pesante, da parte del suo stesso delfino Alfano e del suo ex vice di partito Cicchitto. Si aggiungono all'allegra brigata dei dissidenti Beatrice Lorenzin e Lupi, oltre a un numero imprecisato di parlamentari.

Secondo le fonti vicine a Berlusconi i dissidenti del Pdl sarebbero solo 12, mentre dagli ambienti filogovernativi circola la voce che vi sarebbe una quarantina di scissionisti pronti a creare un nuovo Pdl con l'appoggio degli ambienti europei e che estrometterebbe dal gruppo dei Popolari Europei la fronda Berlusconiana.

La divisione dello schieramento di centrodestra rischia di nuocere non solo ai suoi elettori, ma a tutta l'Italia, perchè crea una spaccatura ulteriore nell'intera politica del Belpaese.

Alle urne, specialmente con la legge elettorale vigente, si prospetta un ulteriore tutti contro tutti, senza che qualcuno prevalga.

Un ultimo pensiero va all'atteggiamento ipocrita dei novelli Bruto e Cassio, ovvero Cicchitto e Lupi.

Ieri si sono affrettati a mostrarsi nei salotti televisivi (e quando mai perderebbero l'occasione per fare quattro chiacchiere di fronte alle telecamere).

Entrambi hanno dato questa versione dei fatti: "Noi rimaniamo fedeli a Silvio Berlusconi, e proprio perchè lo siamo vogliamo evitare che faccia una sciocchezza, quindi gli disobbediamo e decidiamo al posto suo".

E' un po' come se qualcuno ti accoltella alle spalle e poi ti dice: "Lo faccio per il tuo bene". Ricorda anche quelle scuse di circostanza del fidanzato\a che rompe con il partner ed elenca le solite frasi fatte: "Ti lascio perchè ti voglio troppo bene - perchè non mi meriti - perchè io non posso darti quello che tu vuoi".

Abbiano il coraggio una volta tanto di dire: "Silvio ci aveva scocciati. Voleva comandare sempre lui e abbiamo formato un gruppo per conto nostro". Non ci vuole molto.

Intanto gli Italiani attendono risposte dalla politica.

Letta verrà riconfermato? Finora non ha fatto niente di importante e l'Italia va sempre più a rotoli. Ci sarà una inversione di tendenza da parte sua, in caso di fiducia rinnovata?


martedì 1 ottobre 2013

Cesena-Pescara 1-1.

(A sinistra: Matteo Politano, nazionale under 21 e autore di un goal "alla Maradona")

Pazzo Pescara: va sotto di un goal in 10 uomini, poi Politano si esalta.

Il Delfino può guardare il suo bicchiere mezzo pieno, dopo essere uscito indenne al Manuzzi in inferiorità numerica.

L'1 a 1 finale è giusto, visto che nessuna delle due squadre ha prevalso sul piano del gioco.

I primi 60 minuti sono stati piuttosto noiosi, con le compagini ben coperte che hanno tentato dei tiri dalla distanza.

A metà del primo tempo si contano solo due conclusioni degne di nota: quella di Rizzo, mal riuscita, e quella di Nadarevic, che ha sfiorato il goal pochi minuti dopo, al 31'.

Cutolo centra la porta su punizione al 35', ma il portiere cesenate Campagnolo respinge coi pugni.

Due minuti più tardi ancora Nadarevic spedisce il pallone a un passo dal palo destro difeso da Pigliacelli, che sostituisce Pelizzoli infortunatosi durante l'allenamento di rifinitura.

Il Pescara corre molto ed esercita una manovra sterile, ma nel secondo tempo la musica cambia: il pacchetto arretrato ospite, che appare già stanco, scioglie i catenacci ai gladiatori avversari.

Gli attaccanti bianconeri sono liberi di fare quello che vogliono, le marcature saltano. Non ne approfittano molto, però. Finalmente, al 10' del secondo tempo, Pigliacelli è costretto a carambolare su D'Alessandro. Rigore per il Cesena e portiere abruzzese espulso.

Entra Belardi che blocca la conclusione dal dischetto di Granoche e i tifosi lo ringraziano di cuore. Il bomber di casa tira forte e in modo non angolato,  ma il portiere comunque è bravo a bloccare il bolide e a non fornire l'occasione agli avversari per una ribattuta.

Il Cesena passa lo stesso: De Feudis batte una punizione e lancia a Tabanelli sulla destra, che appoggia al volo al centro di piatto per Granoche; il bomber bianconero mette facilmente nel sacco a un passo dalla porta. Dormita generale della difesa biancazzurra: ben tre giocatori del Cesena erano  liberi in area.

Nel Pescara entrano Padovan e Politano che cambiano il volto della partita, dando vita a 10 minuti folli.

Il Delfino, che era costretto alle corde come un pugile suonato, ora attacca e giunge al pareggio.

Politano, infatti, dalla sinistra scocca un tiro incredibile: parabola a spiovente col sinistro, la palla ruota in area al contrario e disegna una deliziosa traiettoria che scavalca  Campagnolo e si insacca sull'angolo opposto.

Non contento, il Pescara conclude in avanti, complici i 5 minuti di recupero concessi dall'arbitro Maurizio Ciampi di Benevento.

Termina 1 a 1, e il Pescara può essere contento: sta uscendo lentamente dalla crisi di risultati che lo riguardava, anche se il gioco non è proprio per palati fini. Del resto anche il Cesena, che va comunque forte in campionato, non ha espresso un calcio migliore in questa occasione.

Sabato prossimo il Pescara riceverà lo Spezia dell'ex Stroppa, mentre il Cesena giocherà ancora in casa col Siena.

lunedì 30 settembre 2013

Stasera c'è Cesena-Pescara



Stasera, alle 20 e 30, c'è il big match Cesena-Pescara, gara valevole per il sesto turno del campionato di serie B. Le due formazioni all'inizio del torneo sono state indicate tra le favorite per la vittoria del campionato. E' anche vero, però, che nelle prime gare l'exploit di squadre outsider come Lanciano, Avellino e Crotone ha scombinato i pronostici e ha rallentato la corsa di squadre più accreditate. Nonostante tutto, tra gli uomini di Pierpaolo Bisoli e di Pasquale Marino vi sono elementi di grande spicco per la categoria. L'appuntamento dunque è al Dino Manuzzi di Cesena o sul divano del salotto davanti alla diretta di Sky Sport e Mediaset Premium.

Al termine vi darò un'ampia sintesi della gara.

venerdì 27 settembre 2013

Alcune proposte per modernizzare l'Italia



Già in passato ho cercato di spiegare come in Italia le cose molto semplici diventano complicate. Oggi vorrei avanzare alcune proposte su come migliorare la vita nel nostro paese. Il Belpaese, a mio modesto avviso, ha bisogno di semplificazione, sia nel modo di pensare della sua popolazione, sia nella maniera in cui si fanno le cose.

Per quanto riguarda il lavoro e la pubblica amministrazione, ad esempio, si potrebbe:

1 velocizzare tutte le pratiche compilando dei fogli online, senza perdere ore in code presso gli uffici, e senza sottostare agli orari di sportello. Non avrebbe più senso pagare, tra l'altro, i bolli, che sono tasse mascherate che ci propinano ogni volta che chiediamo qualcosa allo stato.

2 Stabilire, come in Gran Bretagna, un minimum wage, ovvero un salario minimo garantito, che risolverebbe tra l'altro la competizione tra manodopera italiana e straniera. Oggi, infatti, tanti datori di lavoro senza scrupoli preferiscono far lavorare gli stranieri perchè possono dargli stipendi da fame. In G.B. il minimum wage è di 5 sterline e 82 centesimi all'ora, e di fatto stabilisce una equità di trattamento salariale e di opportunità di guadagno per tutti.

3 Flessibilizzare il lavoro in entrata e in uscita. Questo è un capitolo che non deve spaventare. Il modello da inseguire, infatti, è quello che vige in paesi come l'Australia. C'è facilità di assunzione e di licenziamento, lì, ed è normale cambiare il lavoro ogni 3-5 anni.

Quando lasciano un impiego, però, gli Australiani ne trovano facilmente un altro in genere in non più di un mese o due. 

La mentalità del posto fisso a vita ha distrutto la competitività e ci ha ridotti per certi versi ad essere simili alla vecchia Unione Sovietica. Tante persone, pensando che nessuno avrebbe tolto loro il posto statale, sono diventate pigre e improduttive. 

Ricordo il caso di un dipendente pubblico napoletano. Fu licenziato più volte dalla pubblica amministrazione, perchè non faceva niente e si assentava spesso, ma fu sempre ri-assunto facendo ricorso al tribunale. I giudici nelle loro motivazioni scrissero: "licenziarlo è una punizione eccessiva". 

Se si ragiona così, poi non lamentiamoci del fatto che le cose vanno male.

4 Le cause relative al licenziamento dovrebbero essere tolte dalla giurisdizione della magistratura, e il datore di lavoro dovrebbe essere sempre libero di licenziare, tranne nei casi in cui vi sia discriminazione. 

Per accertare se questa si avvenuta, basterebbe inviare un ispettore del lavoro, che sarebbe tenuto a indagare e a dare un responso in tempi brevi.

Il lavoratore avrebbe diritto a un risarcimento, ma non al reintegro, pari a un numero tot di mensilità stabilite per legge, in caso di condotta non conforme alla norma del datore di lavoro.

Per quanto riguarda il regime fiscale, le mie proposte sono:

1 Fare una sanatoria per coloro che dichiarino spontaneamente di aver evaso il fisco: pagherebbero solo l'importo evaso nell'ultimo anno e tornerebbero in regola. In questo modo si risparmierebbe un lavoro faticoso e impervio da parte di chi fa le ispezioni.
Dopo la scadenza del condono però, il gioco si farebbe duro. I furbi infatti, dovrebbero pagare multe salate, oltre ovviamente alla cifra evasa. Non interessa in questa sede stabilire se gli evasori debbano andare in carcere o meno. L'importante è che lo stato recuperi i danari.

2 Riformare le agenzie delle entrate e mandare più impiegati a fare i controlli fiscali.

3 Regolamentare la prostituzione che sarebbe confinata in delle specie di residences o night clubs;

i loro gestori dovrebbero sottostare a regole e controlli, oltre a pagare le tasse.
Chi si prostituisse al di fuori di essi o per strada, sarebbe multata\o per migliaia di euro per esercizio abusivo della professione.
Si assesterebbe così un duro colpo alla criminalità organizzata che sfrutta migliaia di donne, si ridurrebbero i casi di omicidio che le vedono purtroppo vittime e si garantirebbero controlli sanitari accurati e periodici.

La regolamentazione del mercato del piacere porterebbe, secondo recenti stime, attorno ai 50 miliardi di euro l'anno nelle casse dell'erario.

E' la stessa somma che dobbiamo pagare con le nostre tasse per ripianare il debito pubblico, annualmente.

4 Introdurre un tribunale autonomo per i reati fiscali: il costo dei nuovi giudici e del personale d'ufficio, che comunque produrrebbe migliaia di occupati, sarebbe ampiamente ricompensato. Sentenze più veloci, infatti, significano più soldi recuperati e in tempi più brevi.