Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

Avvertenza

E' consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
E' pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

La tua pubblicità su questo sito

LA TUA PUBBLICITA' SU QUESTO SITO

Il blog di Andrea Russo conta più di 30 000 pagine visualizzate all'anno. Vuoi pubblicizzare la tua attività su queste pagine? Puoi contattarmi all'indirizzo email: andrearusso1979@hotmail.it


venerdì 25 gennaio 2008

L'uomo da battere


In ogni sport individuale, quando un atleta emerge più degli altri, si dice che è l'uomo da battere.
Se la politica fosse uno sport, si potrebbe dire che l'uomo da battere è Luciano D'Alfonso.
D'Alfonso, (41 anni) ha alle spalle un mandato da Presidente della Provincia a soli 28 anni e ha ottenuto la più alta carica in comune grazie a un consenso piuttosto netto. Ancora più netto è stato il suo successo alle primarie per la guida del Pd abruzzese contro Tommaso Ginoble.
Gode, insomma, di un forte consenso elettorale. La sua ricandidatura a sindaco appare ormai scontata. Per batterlo, servirà un candidato sindaco che, come personalità, sia in grado di tenergli testa.
Tralascio, in questa mia riflessione, ogni valutazione riguardante l'operato politico generale del centrodestra e del centrosinistra pescarese: ritengo infatti che, quando si vota un sindaco, il consenso accordato ad un partito o ad un altro sia secondario rispetto alla capacità di aggregazione del singolo candidato.
Lancio dunque un sondaggio a voi lettori, affinchè emerga un candidato antagonista da voi ritenuto come possibile vincitore.

Proiettili recapitati alla sede del Milan


Ieri mattina, presso la sede del Milan, è stata recapitata una busta contenente un proiettile.
Insieme al proiettile c'era una lettera contenente minacce di morte a Galliani e a Berlusconi (in quanto presidente del Milan), rei di non avere allestito una squadra sufficientemente competitiva, e che avrebbe deluso le aspettative durante la stagione in corso.

La Polizia è già sulle tracce del folle autore di tale gesto.
Se è vero che una simile azione è frutto di un malessere individuale, è anche vero che alcuni meccanismi di massa spingono a estremizzare la passione calcistica tanto da indurre molti tifosi ad avere atteggiamenti fuori dalla normalità.

Il problema è che diversi atteggiamenti collettivi indecorosi e violenti sono considerati da molti come giustificabili.
E' importante dunque discutere di questo per distruggere convinzioni diffuse che preparano il terreno a gesti violenti di gente già aggressiva.
Anche i dibattiti sportivi in televisione, sebbene si limitino in genere a scontri verbali, a mio avviso devono essere ripensati.

Propongo inoltre delle leggi ferree contro gli episodi di violenza all'interno del campo di gioco.
E' ancora impresso nella mia mente il ricordo di Pasquale Bruno che, espulso, cercò di aggredire l'arbitro. Un atteggiamento da codice penale che gli procurò solo 8 giornate di squalifica, poi ridotte a 5.
Negli Stati Uniti, invece, Marion Jones, solo per aver mentito in tribunale riguardo al suo uso di sostanze dopanti, ha subito una condanna penale.

In definitiva, sono dell' l'idea che il calcio non è una cosa importante per lo spettatore, o almeno lo è solo ai fini di un sano intrattenimento.

giovedì 24 gennaio 2008

Il Senato non accorda la fiducia a Prodi: ora si volti pagina


Con 161 no e 156 sì e un astenuto il Senato si è pronunciato contro il prosieguo del governo Prodi.
Adesso si deve voltare pagina. L'Italia è in crisi, morale, prima di tutto.
L'andamento negativo dell'economia, la disoccupazione, il deterioramento di alcuni fenomeni sociali è da attribuire ad una mentalità nostra, ovvero di tutto il popolo italiano, molle e senza spina dorsale.


Dall'altra parte ci sono politici anziani, senza coraggio, che non guardano al di là del proprio naso.
Una sinistra che non fa la sinistra, e una destra che non fa la destra.
La privatizzazione dell'Alitalia, necessaria ma portata a termine seguendo interessi di parte, ce la dovevamo aspettare da Berlusconi, che , almeno in teoria, sarebbe un liberale.


Prodi ci ha regalato due anni di governo quasi inerte, che ha assistito all'aggravarsi della situazione, e che è andato, per quel poco che ha fatto, nella direzione sbagliata.
Colpa anche della destra, rea di aver varato precedentemente una legge elettorale il cui solo fine era di non far governare la sinistra, che era data per sicura vincente.

Adesso si facciano delle riforme liberali.

La macchina statale elefantiaca, con cui tra l'altro vanno a nozze i politici avidi, deve essere snellita.
Perchè i politici vogliono spesso statalizzare tutto? Per rendere tutto collettivo? O per appropriarsi dei beni pubblici?
C'è bisogno di privatizzare molti settori, e con criterio, senza che questo causi un danno per i cittadini.



Bisogna creare un regime di concorrenza che non c'è nell'energia, nella telefonia, nelle televisioni (aumentando il numero delle reti nazionali, bloccato nei fatti dalle leggi attuali), nelle assicurazioni (il costo della Rc auto è troppo alto), e in tanti altri mercati, come quello discografico e cinematografico ad esempio.
I giovani, in un paese dall'età media elevata, devono avere più spazio, visto che hanno le energie maggiori per il lavoro e per la produttività.

lunedì 21 gennaio 2008


Pat Metheny


Ad un primo ascolto, per chi non è abituato al jazz o alla Fusion, la musica di Pat Metheny può risultare spiazzante. Si tratta di uno stile musicale molto diverso da quello che va per la maggiore, e quindi è normale che ci voglia più di un ascolto per recepirla appieno ed apprezzarla eventualmente. Così è stato per molti che si dichiarano suoi ammiratori.

Per molti altri, invece, c'è stato un feeling da subito.
Ad ogni buon conto, si può dire che Pat Metheny è un artista poliedrico e trasversale e che solo in parte può essere codificato all'interno di un determinato genere musicale.
Chitarrista in parte autodidatta (lo si vede anche dalla posizione, non proprio classica, delle sue mani sulla chitarra), questo eterno ragazzo di Lees Summit, nel Missouri, classe 1954, ha fatto tanta strada fino ad oggi.

La sua preferenza è stata, fin da subito, per la chitarra semiacustica Jazz, che è simile alla chitarra elettrica rock nell'aspetto, ma è più grande, e ha un suono più dolce e secco al tempo stesso. Nel jazz e nella fusion questo strumento viene generalmente usato senza distorsione (il congegno che amplifica il suono, rendendolo aggressivo e ampio, come nel rock moderno), e con una funzione più ritmica che melodica.

Pat Metheny preferisce usare generalmente una leggera modifica alla sua chitarra, che gli permette di avere note piu' dolci e prolungate.
Pat racconta che comprò la sua prima chitarra a 14 anni, dopo avere chiesto al padre di procurargliene una.

Il padre rispose che se la sarebbe guadagnata, e fu così che , per qualche mese, fece il muratore.
Non passarono molti anni prima che produttori e pubblico si accorgessero di lui, e nella metà degli anni 70 poteva annoverare già collaborazioni con musicisti di fama. A quell'epoca risalgono i suoi primi lavori discografici.

Già da allora si avvertiva nelle sue composizioni un senso di vertigine che lo avrebbe accompagnato in tanti lavori, specialmente quelli del suo gruppo, il Pat Metheny Group.
Si può dire forse che il Pat Metheny Group sia l'esperienza che rende più riconoscibile a tutti la sua musica. In esso la parte compositiva è delegata unicamente a lui, eccetto ovviamente i singoli assoli dei vari strumentisti, che hanno anch'essi una impostazione jazz.

I brani del P.M.G. sono caratterizzati da un certo richiamo a Milton Nashimiento, da una freschezza e da un'energia positiva insolita, da una struttura musicale complessa, e da quel senso di vertigine già citato, che compare a poco a poco, man mano che la trama musicale si evolve.
Pat Metheny ha vissuto in Brasile 5 anni.

Con la sua musica ha fatto il giro del mondo. Forse in nessun paese, nemmeno negli Stati Uniti, è famoso come una star del Pop, ma è riuscito a vendere milioni di dischi.
P. M. è più conosciuto in Italia che negli Stati Uniti, e il nostro paese è, alternandosi con il Giappone al primo posto, il paese dove vende più copie

Ad ogni modo, nessuno, al par suo, riesce a riempire stadi e palasport suonando musica jazz.
Questo è significativo. Non si contano, allo stato attuale, le collaborazioni prestigiose che Metheny ha avuto con la crema della musica internazionale.

E stato, tra l'altro, il primo produttore di Noa, cantante di origini yemenite oggi nota anche in Italia.

Se dovessi scegliere qualche disco da consigliarvi, senza dubbio indicherei quelli del Pat Metheny Group, in particolare le raccolte, e come singolo album quello che più mi ha colpito e che mi ha entusiasmato è "We live here", del 1995, vero e proprio capolavoro dalle melodie raffinate, in cui si inseriscono, con tempismo perfetto, i vocalizzi del cantante, che sono come delle liberazioni di energia positiva e che danno alla musica un tocco di freschezza e di vitalità. Brano importante, in questo senso, è "To the end of the world".
Buon ascolto.

Contro la moviola


Da anni, ormai, nel calcio, di fronte a mille polemiche a mezzo stampa, recriminazioni, ricorsi e rimostranze ufficiali da parte delle squadre, si invoca, da molte parti, l'introduzione della moviola in campo. La moviola, si dice, risoverebbe ogni dubbio su sviste arbitrali clamorose, che a volte, purtroppo, sono volute, a volte sono in buona fede.

Secondo me è la moviola il vero problema.
Essa infatti ci regala una illusione di oggettività che non è raggiungibile, in campo.
Come vengono scoperti molti errori arbitrali? Con la moviola. In altra maniera, non ce ne saremmo accorti.

E' comodo giudicare a freddo, rivedendo avanti e indietro una azione di gioco.
L'arbitro è umano, e per questo, soggetto ad errore. Anche il pubblico allo stadio, su un rigore concesso, potrebbe dare infinite interpretazioni diverse.Bisogna accettare l'errore umano, se è in buona fede.

Altrimenti ci vorrebbe un robot al posto dell'arbitro (sempre che il robot sia infallibile).
La moviola in campo non cancellerebbe i dubbi e le polemiche, anzi, ne creerebbe delle altre.
L'arbitro dovrebbe ricorrervi ogni 5 minuti, per tirarsi fuori dalle critiche, o ci sarebbe sempre chi chiederebbe perchè ha usato la moviola in un caso anzichè in un altro.

E le squadre di serie A beneficierebbero della tecnologia più delle squadre delle serie minori perchè le loro partite sono riprese da più telecamere.
La verità è che un rigore o un gol annullato sono diventati questioni di stato perchè i club mettono in gioco milioni di euro in una partita di calcio.

La tensione è tanta, e il calcio non è più un gioco. Il professionismo ha ormai tradito da tempo i valori veri dello sport. Personalmente, ritengo chiusa una partita dopo i tre fischi dell'arbitro.
Dopodichè esco dallo stadio e penso ad altro.
(Nella foto sopra un pallone malato lancia un appello contro l'accanimento terapeutico.)

martedì 15 gennaio 2008

Tasse: alcune proposte

Quasi cinquant'anni di Governo democristiano (di cui una trentina con i socialisti) hanno lasciato il segno.
Una impostazione troppo statalista ha gravato la burocrazia di milioni di dipendenti pubblici.
Le pensioni baby hanno fatto in modo che donne con 14 anni e mezzo di lavoro e due figli potessero già andare in pensione.

Enti inutili, fungenti solo da pretesto per collocare persone rientranti nelle grazie dei politici, hanno fatto il resto.
Alcuni mostri dalla cattiva gestione, come l'Alitalia, l'Iri, le Ferrovie dello stato hanno sperperato miliardi e miliardi.

Opere pubbliche mai realizzate o inutilizzate, cattive gestioni della cosa pubblica, appropriazioni illegittime, e tante altre forme di abuso, hanno fatto in modo che quando siamo stati sul punto di entrare nella costituenda Unione Europea, i governanti, da Amato in poi, hanno dovuto risanare il debito pubblico a suon di tasse.

Questo aumento della pressione fiscale si è andato ad aggiungere ad una tassazione che già non era bassa.

Non si può nemmeno dire, però, che tutti i soldi vadano sprecati, visto che abbiamo ad esempio un sistema sanitario che garantisce medicine costose gratis o a pochi euro per i cittadini, e gli ospedali pubblici , nonostante i difetti normali in ogni apparato così elefantiaco, vantano tante risorse professionali e strutturali che fanno la loro parte.

Privatizzare non vuol dire togliere dei servizi ai cittadini.

Personalmente, ritengo che le privatizzazioni di enti statali non siano una cosa negativa.
Un vecchio detto dice: "L'occhio del padrone ingrassa il cavallo".

Nelle strutture private c'è maggiore efficienza e controllo sul personale, e gli sprechi vengono ridotti al minimo. Con le privatizzazioni la spesa pubblica si riduce, e questo consentirebbe allo stato di abbassare le tasse.

D'altro canto, c'è meno spazio, per i politici, per mettere le mani su fondi e su beni che non sarebbero più sotto il loro controllo.

La privatizzazione di una parte del settore pubblico, quindi, può essere una cosa molto positiva, a patto che il costo dei servizi offerti ai cittadini resti basso e che l'affidamento delle risorse statali ai privati venga attuato senza criteri di favoritismo, privilegiando invece chi ha la capacità di far funzionare meglio un determinato servizio.

Pagare le tasse è giusto, ma nella giusta misura

Per ogni litro di benzina paghiamo all'incirca un euro e trenta centesimi. Di questa cifra buona parte sono tasse, e di queste tasse alcune, equivalenti a 25 centesimi, sono assolutamente ingiustificate, perchè servirono a coprire spese che adesso non esistono più.

Questo è solo un esempio di come lo stato appaia non come un ente "super partes" che ridistribuisce le risorse per il bene della collettività, ma come un enorme polipo che allunga i suoi tentacoli fin dove può.

I contribuenti non pagano solo l'Irpef: pagano, ad esempio, l'Iva. Ciò vuol dire che su ogni cosa che acquistiamo, e su buona parte dei servizi privati che paghiamo, grava una tassa del 20 % circa che viene dato allo stato.

Una miriade di imposte va nelle casse dello stato centrale e degli enti locali, come L'ici, la Tarsu, (ai comuni),la tassa di successione, le tasse sulle rendite, e centinaia di tasse di vario genere, tra cui tante imposte indirette, come la già citata iva, quelle sulla benzina, sugli alcolici e le carte bollate.

I cittadini si ritrovano ad avere a che fare con uno stato di stampo Aragonese dunque.

Se i napoletani reagirono alle gabelle con la rivolta di Masaniello, gli italiani di oggi scelgono un metodo di ribellione più silenzioso: quando possono evadono, e non solo per arricchirsi, ma per sopravvivere.

Ipocrisia dei governanti: abbassare le tasse non vuol dire ridurre i servizi, se gli sprechi vengono eliminati

E' possibile abbassare le tasse, senza per questo ridurre i servizi ai cittadini.

Innanzitutto bisogna riorganizzare in maniera efficiente gli uffici pubblici: meno scartoffie e prassi burocratiche, più responsabilità ai singoli funzionari e impiegati, e misure dure contro i fannulloni che scaldano le sedie e che non producono.

E per cortesia, non diamo solo la colpa ai politici: quanti di noi chiedono a loro favori, e devono a loro il posto di lavoro? Abbiamo tutti la coscienza a posto?

Giovanni Allevi


Giovanni Allevi è nato il 9 Aprile 1969 ad Ascoli. Una vita intera, la sua, passata tra i tasti bianchi e neri del pianoforte. Tra questi studi, ha trovato anche il modo di laurearsi in Filosofia col massimo dei voti.

Decisivo è stato, per la sua carriera, il suo incontro con Jovanotti e Saturnino.

Ancora di più lo è stato l'evento da cui poi sono scaturiti i suoi successi internazionali.

Racconta Allevi che si trovava in un quatiere povero di New York, dove era giunto per cercare fortuna con la sua musica.

In tasca aveva solo pochi spiccioli. Con quei pochi spiccioli rimastigli, ebbe l'ardire per telefonare ad un prestigioso teatro e di chiedere una audizione.

A sorpresa, gli fu concessa, a lui, straniero e sconosciuto, di fare il provino, che ebbe successo.

La sua musica, oggi , è nota in vari angoli del mondo.

L'artista Giapponese Nanae Mamura, che suona la marimba, ha reinterpretato alcuni suoi pezzi al Teatro nazionale di Tokio e alla prestigiosa Carnegie Hall di New York.

Giovanni Allevi ha avuto modo di esibirsi, tra i tanti templi della musica in cui è stato accolto, anche al Blue Note di New York.

I suoi album pubblicati sono cinque: 13 dita, prodotto da Saturnino; Composizioni (2003); No Concept (2005); Joy (2006); Allevilive (2007) e Joytour (2007)

domenica 13 gennaio 2008

Personalità varie affollano il mondo dell'infanzia

Quanti della mia generazione non hanno seguito Holly e Benji?. Quando Giunse alla "New Team", questa era solo una squadra di mezze cartucce allo sbando. L'anno precedente, infatti, aveva perso con la capolista per ben 20 a 0.

Il carisma di Holly, però, e la sua forza di volontà, trasformarono questo gruppo sfiduciato in una grande squadra. Holly dunque era un leader vero, anche se nel cartone, il tema della competizione veniva estremizzato fino all'inverosimile.

Campi di calcio così lunghi che sembravano autostrade, pochissimi falli fischiati , e quasi mai la palla usciva dal campo. Il portiere, quando subiva un gol, rimaneva sospeso in aria, planando dolcemente dopo 15 secondi.

Si faceva di tutto per vincere: i gemelli Derrick inventarono un numero da circo chiamato "la catapulta infernale", che non pochi grattacapi creava alle squadre avversarie. Julian Ross, nonostante fosse ammalato di cuore e si trovasse talvolta sul punto di avere un infarto, continuava a giocare la partita, a costo della vita.

L'Uomo tigre.
Tralasciando gli estremismi del cartone, che erano ancora più marcati di quelli di Holly e Benji, vorrei citare una frase dell'uomo tigre che mi rimase impressa: "Combatterò per i bambini, perchè i bambini sono miei amici". Che paraculo.

Chi è che guarda l'Uomo Tigre? Si trattava di una vera e propria "captatio benevolentiae". Quantomeno si può dire che L'Uomo Tigre, da uomo di mondo, sapeva gestire i rapporti con le altre persone, e non deludeva mai le aspettative della propria clientela.

I personaggi di Walt Disney.
I cartoni animati e i fumetti di Walt Disney continuano ad esserci dopo svariati decenni.
Se i manga giapponesi erano e sono quasi sempre diseducativi, i prodotti Disney, sebbene diano un esempio migliore, contengono anch'essi qualche elemento di estremismo.

Topolino, ad esempio, è uno senza difetti. Non gli si può ascrivere nemmeno il fatto di essere basso, perchè è un topo, e i topi sono piccoli.

Caratterialmente, è inappuntabile: raramente si arrabbia, è acuto, risolve ogni caso investigativo su cui Basettoni e Manetta brancolano nel buio.

Tanti misteri hanno popolato le menti dei giovani e meno giovani, riguardo alcuni personaggi.
Se Pippo è un cane, e parla, e cammina in posizione eretta, perchè Pluto non può fare altrimenti?
Orazio e Clarabella sono marito e moglie? Sono fratelli? Non si è mai capito.

Archimede ha un volto abbastanza umano. Se ne sta chiuso lì, sfigatello, nel suo laboratorio, a inventare grandi cose che però non lo fanno arricchire.

Paperino, pigro e, almeno nei cartoon americani, anche irascibile, è un poco di buono, senz'arte nè parte. La sua ragazza, Paperina, è un po' sciacquetta, e non gli è nemmeno fedele: ogni tanto si invaghisce di Gastone, che tra l'altro è anche cugino di Paperino.


Gastone è un dissoluto e si da alla bella vita. Paperina , così, assapora il gusto della bella vita anche lei,per qualche giorno, salvo poi ritornare, impietosita, al suo vecchio amore. A Paperina, in sostanza, piacciono gli sfigati: anche quando si invaghisce di Gastone, spesso, questo accade quando il papero biondo ha un momentaneo black out della sua fortuna ed è un po' giù di morale.
In definitiva, Paperina è una persona ondivaga e dedita al compromesso, alla stregua di un partito democristiano di centro.


Quello che francamente mi convince di più è Paperone.
E' il personaggio più umano. Ha dei difetti gravi: è avido, tirchio, e sfrutta i dipendenti per quattro lire, senza guardare in faccia nemmeno i legami di parentela.

E' anche vero però che è un uomo/papero di genio: dalle sue idee incominciano le avventure più belle, e allora sì che investe anche tanti soldi, e trascina anche altre persone nel suo progetto, intraprendendo viaggi e avventure rischiose.
Il tutto si conclude, inevitabilmente, con un incremento del suo capitale.

Paperino e Paperina in un momento di calma del loro rapporto


sabato 12 gennaio 2008

L'ispettore Derrick: ma era poi così bravo?

Un normale poliziotto, al suo posto, avrebbe fatto arrestare tutti i sospettati, e li avrebbe messi sotto torchio tra le mura del carcere.
L'ispettore Derrick invece, al pari di due altre aquile come Colombo e Barnaby, faceva visite di cortesia, e i sospettati, a volte, si sentivano in diritto anche di cacciarlo in malo modo.
Lui aspettava, paziente. Nel frattempo, per effetto del primo omicidio, morivano altre 5-6 persone, e poi, forse, Derrick catturava il colpevole.

venerdì 11 gennaio 2008

Notizie - Pescara .Strada Parco: quale futuro?


Il 24 Novembre, ho pubblicato un articolo sulla Strada-Parco di Pescara, che, a quanto pare, sarà oggetto di lavori per la costruzione di una filovia. Va da sè che, se questi lavori dovessero compiersi, La "Strada Parco" non sarebbe più tale.


La storia, probabilmente, la conoscete bene tutti: dopo l'inaugurazione della nuova stazione ferroviaria nel 1987, il tracciato ferroviario deviò, lasciando libera una striscia di terreno, costeggiata da villette e palazzi.

Il valore di questi immobili da allora si moltiplicò: migliaia di cittadini riscoprirono un idilliaco silenzio attorno alla loro casa, ritrovandosi di fronte a una strada d'asfalto, con un po' di verde attorno, attraversata da pedoni, bici, bambini in carrozzella.

Ma già un progetto del 1992 relegava quella zona ad una funzione di diverso tipo: si sarebbe trovata infatti al centro di una lunga tratta di filobus che avrebbe, ambiziosamente, collegato Chieti a Montesilvano, passando ovviamente per Pescara.

Per farla breve, tra mille dibattiti e vicissitudini, si è giunti ad oggi: la filovia si farà, come aveva sancito la giunta Pace, ma solo per un tratto di 4 chilometri e mezzo. Costo totale dell'operazione:

una trentina di milioni di euro circa (dati forniti dall'Associazione Strada Parco).Tra l'altro, Non è dato ai più, attualmente, comprendere dove il filobus passerà in alcuni tratti critici del tracciato, dove ci sono ostacoli urbanistici.

Astenendoci da qualsiasi commento di parte, abbiamo dato la parola ai cittadini, fermati, braccati (bonariamente), qualora opponessero resistenza a rispondere, sulle sorti della strada parco. Alla domanda : "vorreste che la strada parco rimanga così com'è oppure siete favorevoli alla filovia?", su 126 intervistati abbiamo ricevuto 78 no, 34 sì, 14 non so/non mi interessa.

Dato interessante: buona parte di queste risposte era subordinata ad una condizione, che curiosamente era più o meno la stessa: "No, la strada deve rimanere così, a patto che venga migliorata".

"Sì, sono favorevole alla filovia, a patto che venga fatta meglio di come è stata progettata". Che ognuno tragga le sue conclusioni ora: in qualunque senso si decida, però, i cittadini devono essere tenuti in considerazione.


Considerazioni odierne

A queste considerazioni, aggiungerei alcuni aggiornamenti avuti oggi dall'Associazione Strada Parco.

I lavori non sembrano così imminenti come sembrava in un primo momento: nessuna ruspa è arrivata sul posto e la giunta comunale , a maggio, riconsegnerà il suo mandato ai cittadini.

Inoltre, mi sento di ricordare che anche per altri lavori a Pescara si sono attesi anni: Per l'ospedale nuovo ce ne sono voluti 22, (tanto che alcuni macchinari medici acquistati, a causa dell'inutilizzo, rimasero inservibili); per la stazione ferroviaria nuova ce ne sono voluti 25; potremmo ritrovarci, quindi, di fronte a un caso simile.

L'Associazione Strada Parco, dal canto suo, ha consegnato al sindaco, proprio oggi, 8000 cartoline contro la filovia, raccolte tra i cittadini negli ultimi mesi.

Queste cartoline vanno ad aggiungersi a quelle inviate dai cittadini "direttamente" al comune, grazie a un'altra loro iniziativa.

Se Glauco Torlontano ha affermato che al comune ne sono giunte solo 50 di quelle vecchie, L'Associazione Strada Parco controbatte che ha fatto dei controlli e che secondo alcuni calcoli le cartoline imbucate sarebbero circa 1000.
Il sito dell'Associazione, per chi fosse interessato all'argomento, è: http://www.stradaparco.blogspot.com/

I Chips

La moto dei chips ha rappresentato un oggetto del desiderio per tanti bambini e adulti.
Ricordo che negli anni 80 ce n'era una versione giocattolo su cui salire in sella, con motore elettrico. Bellissima.

Sel

Sel, al secolo Edgidjius Dragunas, è un autore di musica hip hop lituano. Per il gran numero di hit di ottima fattura prodotti negli ultimi dieci anni, e per il suono moderno e sperimentale, meriterebbe senza dubbio una fama internazionale.

Stylophonic



Stylophonic, alias Stefano Fontana, è l'autore di hits come "Soulreply", "Pure imagination" e "Baby beat box".Milanese, è nato il 2 Ottobre del 1970. E' in attività dal 1987. E' considerato uno dei più grandi talenti della scena dance italiana e internazionale

giovedì 10 gennaio 2008

Cinema digitale: nuove frontiere sono a portata di mano


Preambolo sulla fotografia digitale
Il confronto tra la fotografia in pellicola e quella digitale costituisce un dibattito che appassiona gli esperti del settore da molto tempo.
Stessa cosa si può affermare per quanto riguarda le telecamere, e in particolare, quelle ad uso professionistico. Considerata in passato come inferiore alla pellicola, l'immagine digitale sta ora scalando nuove vette qualitative, facendo registrare, in molti casi, anche un sorpasso.
Il discorso, però, è molto complesso.
Non è possibile, infatti, mettere a confronto la resa di due apparecchiature diverse.
Quale sarà il criterio di scelta per una eventuale comparazione? Il prezzo? L'anno di produzione? Le dimensioni dell'obiettivo? La risoluzione?. Ci sono in realtà tanti altri fattori, squisitamente tecnici, che rendono arduo il confronto.
Di certo è che la fotografia digitale ha permesso oggi di abbattere in maniera esponenziale i costi: in digitale si possono scattare foto all'infinito, a costo 0. Con le macchine a pellicola, invece, il numero delle foto è limitato dalla durata del rullino.
Inoltre, le macchine digitali hanno un maggiore feeling, per forza di cose, con le altre tecnologie, e non potrebbe essere altrimenti, nell'epoca dei computers.
Il discorso sulle tecniche di lavorazione delle foto sarebbe troppo lungo; c'è, al momento, un interscambio tra le due tecnologie, che vede analogico e digitale avvicendarsi talora nella produzione delle foto, talora nella post-produzione.
Cinema digitale: un cambiamento epocale.
Da arte elitaria ad arte popolare: la rivoluzione è a portata di mano.
Con la nuova tecnologia digitale, il cinema si appresta ad essere un'altra cosa.
Supportato anche dal fatto che il film è sempre meno un prodotto per le sale e sempre più per i networks , per l'home video, per internet, si può facilmente comprendere come la tecnologia del software, dell'immateriale, del computer stia per avere il sopravvento.
"E come avete intenzione di girarlo il film? In video? In video fa schifo, in video si fanno i porno!"
Così Eugenio Cappuccio apostrofava i suoi colleghi nel film "Il caricatore", divertente opera comica sul cinema che parla di sè stesso.
In effetti in passato era così. Il cinema professionistico non poteva prescindere, anche per un fattore di qualità, dalla pellicola.
La pellicola, però, ha dei costi proibitivi.
Ragion per cui il cinema è rimasto, fino ad oggi, un prodotto per pochi. Rossellini dovette vendere anche il letto di casa per finanziarsi un film. E Kubrick dovette chiedere un consistente prestito a suo padre per lo stesso scopo.
Col digitale, le cose stanno cambiando. Come nel campo musicale, infatti, inizia a farsi strada l'autoproduzione.
Una strada per un cinema di qualità diventa oggi possibile.
Si è parlato su questo sito di un film come Solaris, che, realizzato con pochi attori e pochi soldi, è un prodotto artistico che non sfigura di fronte a produzioni miliardarie.
Il cinema americano ha esasperato il fattore economico, con le sue produzioni fatte di effetti speciali, di grandi studios, di auto sfasciate, palazzi che crollano: milioni di dollari profusi per realizzare un film.
E' anche vero però che oggi con un normale computer alla portata di tutti si possono ottenere degli effetti speciali impensabili 20 anni fa. Costo: quello del computer, e, al massimo, qualche software ad hoc e magari un cd vuoto da riempire.
Le telecamere digitali del costo di qualche migliaio di euro sono professionali a tutti gli effetti, e danno immagini ad alta risoluzione, soluzioni tecniche all'avanguardia, e, grazie ad un lavoro accorto di postproduzione, è possibile dare ad esse anche una fotografia artistica.
E' facile immaginare scenari in cui vi saranno piccole case cinematografiche in grado di produrre tanti film con pochi soldi.
Il cinema potrebbe diventare un'arte popolare, praticata da migliaia di persone anche in Italia, in cui anche la meritocrazia varrebbe rispettata: tanti talenti che attualmente implodono per mancanza di occasioni, troverebbero la loro strada.
Dal punto di vista economico, in un momento in cui il cinema vero e proprio muore, rimpiazzato dalle tv, da internet e da altre forme di intrattenimento, la produzione in italia di centinaia di films di buon livello potrebbe segnare la nascita, in maniera diffusa di tante case di produzione piccole e medie, con profitti e stipendi di cui beneficierebbero parecchie migliaia di persone.
L'unico scoglio, semmai, sarebbe quello della distribuzione, che richiederebbe un coordinamento delle case indipendenti per far arrivare i film su larga scala.
E' indubbio, comunque, che in ogni settore in cui ci sono molte aziende in grado di offrire un servizio, la concorrenza è garantita,come pure è assicurata al consumatore la varietà della scelta e il contenimento dei prezzi.





Dark Orbit 650x400

mercoledì 9 gennaio 2008

Andrej Tarkovskij : Solaris


Nella notte tra il 6 e il 7 Gennaio Rai 3 ha proposto, nel lungo spazio notturno che gestisce Enrico Ghezzi, un film di grande valore artistico: Solaris, di Andrej Tarkovskij (1972).
Sono pochi i film di fantascienza che gli possono stare al pari, sebbene non appartenga esattamente a questo genere.

Solaris è un film sui sentimenti, sulla comprensione reciproca tra gli uomini.

Una stazione orbitante russa si è avventurata su un nuovo pianeta, denominato Solaris, ricoperto da un enorme oceano. Vi sono solo tre astronauti a bordo, che fanno una scoperta sconcertante: il pianeta è un unico organismo vivente, in grado di entrare in empatia con loro.

Il suo modo di comunicare è quello di materializzare i loro ricordi: persone a loro care, che vivono nella loro memoria, diventano reali, creando dei replicanti.


Uno degli astronauti, turbato, si uccide. Viene dunque inviato sull'astronave uno psicologo, Kris Kelvin, che dovrà stabilire se i fatti riportati dall'equipaggio corrispondano al vero, o se le loro siano semplici allucinazioni. Egli stesso però cade nella trappola del pianeta: sua moglie Hari, morta suicida sette anni prima perchè convinta di non essere amata da lui, gli riappare, proprio come era in vita.
Si tratta solo di un androide, e Kris lo sa.

Lo sa anche l'aliena, che però mostra comprensione per gli esseri umani a bordo, e cerca di umanizzarsi , con risultati anche positivi.

Kris rischia quindi di farsi coinvolgere in un tunnel di morbosità, portando i suoi nervi all'esasperazione: il turbamento derivante dalla nuova relazione, non solo platonica, con la moglie ritrovata, lo induce quasi a restare sul pianeta, schiavo dei suoi ricordi che si materializzano, giorno dopo giorno, acquisendo altre nuove sembianze.

E' il pianeta vivente che lo imbriglia a se, con il suo amore compassionevole, ma anche con la sua seduzione sinistra, e gli provoca uno stato depressivo.

La moglie aliena lo costringe ad esperienze drammatiche, ripetendo, ciclicamente, ciò che aveva fatto sette anni prima la moglie umana: si suicida.

Poi, come se non bastasse, riprende vita, contorcendosi tra mille sofferenze, per poi continuare a vivere e a morire senza che nulla spezzi questa sorta d'incantesimo.

Ma l'androide imperfetto ha pietà per lui, e chiede spontaneamente di essere disintegrato.
L'incantesimo, da allora in poi, viene spezzato.
Gli astronauti potranno fare così ritorno a casa, e Kelvin si recherà dal padre, con cui aveva litigato, come un figliuol prodigo.

Il film usa la fantascienza solo come pretesto: il pianeta è la nostra fantasia, la nostra introspezione, i ricordi in cui ci rifugiamo per fuggire dalla realtà. Tornando a casa, il protagonista decide di chiudere i conti con il passato, di affrontare la vita, senza vivere di ricordi.

La vicenda, dunque, ha un lieto fine.
Dissento dall'interpretazione di Wikipedia: il protagonista torna "realmente" a casa, come preannunciato dal suo collega nella penultima scena.
L'isola avvolta dall'Oceano di Solaris, in cui Kris Kelvin si trova nella scena finale, è solo una simbologia.

Il paesaggio della terra torna ad essere per l'ultima volta quello di Solaris.
Ma questa volta è solo un artifizio scenico: sta ad indicare che quella casa, in cui padre e figlio si ritrovano, è un'oasi di comprensione per loro, mentre il mondo circostante crea distanze oceaniche fatte di indifferenza e di solitudine.

La censura
Nelle opere di Tarkovski, in generale, c'è un elemento di critica al sistema politico del suo paese.
Trovandosi a vivere in Russia, dove persino svolgere riprese all'estero richiede faticosi sforzi per ottenere i permessi, egli ha dovuto aggirare con eleganza l'ostacolo della censura, sublimando anche aspetti materiali.

Quando Kelvin afferma: "Ha senso esplorare nuovi mondi, quando non ci comprendiamo tra di noi?" esprime una grande contraddizione del governo russo di allora e di oggi. Mentre esso persegue una politica di conquista, facendo guerre, destabilizzando gli equilibri interni di altri stati e minandone la sovranità, e va nello spazio per dimostrare di essere una grande potenza geopolitica,la gente vive nell'indigenza e soffre.
I Russi muoiono per sacrifici inutili, mentre gli sforzi necessari al miglioramento rimangono inattuati. La censura fa in modo che Tarkovskij sublimi le difficoltà materiali, comprimendole e mostrando solo quelle interiori.

La versione italiana scellerata
Solaris è un grandissimo film. In Italia venne letteralmente "violentato" dalla produzione di De Laurentis. In primo luogo il film fu tagliato, e ridotto di 50 minuti.

La sceneggiatura, invece, venne affidata a Dacia Maraini che ne ricavò una versione arbitraria, partendo dal testo originale. Le voci dei doppiatori avevano, secondo i dettami della scuola pasoliniana, delle inflessioni dialettali.

Tarkovskij, a ragione, si indignò profondamente di ciò.

Per fortuna, due giorni fa, Rai Tre ha trasmesso la versione originale, con i sottotitoli in lingua italiana, Tale versione sottotitolata, risalente al 2002, è in circolazione in versione home video.
Il film è tratto dall'omonimo libro del polacco Stanislaw Lem, risalente al 1961.

Tarkovski cambia un po' il senso del suo testo, virando su temi che sente propri.

Il film viene accostato al contemporaneo 2001 Odissea dello spazio, e venne presentato, da alcuni produttori, come la risposta russa al film dell'angloamericano Stanley Kubrick.

Sebbene le due opere abbiano qualcosa in comune, non esito ad affermare che, secondo me, Solaris è nettamente superiore.



Scarica la suoneria di Arisa!



Noleggio Auto



Dark Orbit 650x400


Solaris foto


Manifesto di Solaris, di Andrej Tarkovskij. Attori: Donatas Banionis, Natalija Bondarcuk


martedì 8 gennaio 2008

Acute analisi sulla corsa alla Casa Bianca






























In questi ultimi giorni si svolgono le primarie del Partito Democratico, che indicheranno chi affronterà l'avversario dei Repubblicani nella corsa per la Casa Bianca. Una cosa, però, mi incuriosisce. Premetto che, al contrario di quanto fanno molte persone, non stimo in modo particolare i giornalisti, e ritengo anche che molti di coloro che lavorano per media nazionali siano tutt'altro che acuti e lucidi nelle loro analisi. Mi sorprende,tuttavia, questa così grande attenzione per la politica U.S.A. Sì, è vero, sono una superpotenza che influisce sulla vita di tutte le altre nazioni.


Ciò che fa sorridere, però, è il fatto che all'improvviso, quando l'occhio si sposta per un breve periodo sulla politica estera, molti nostri giornalisti si scoprono abili analisti e conoscitori profondi della cultura statunitense.


Molti inviati di testate estere nel nostro paese, che pure passano tanto tempo qui, prendono granchi colossali. Allo stesso modo, non fanno eccezione i loro colleghi italiani.
Ieri sera, su Rai tre, ho sentito Vittorio Zucconi , di Repubblica, profondersi in lodi sperticate per Barack Obama, distillando dati, aneddoti, come se fosse un suo amico di infanzia o avesse convissuto con lui dieci anni nello stesso appartamento.


Vittorio Zucconi a parte, è la tendenza generale della stampa italiana commentare questa corsa alla Casa Bianca non in base a fatti derivanti da azioni politiche concrete, che fungano da curriculum per i candidati, ma da fattori insiti alla strategia dell'apparenza propri della campagna elettorale. E così, sebbene questi siano fattori che incidono sulle scelte dell'elettorato, i media sembrano diventare semplicioni al pari di molte persone non esperte del settore.


Non ho sentito nemmeno un servizio filmato o un collegamento, o programma televisivo, che illustrasse con un po' di dettagli cosa realmente hanno fatto, durante i periodi in cui hanno avuto degli incarichi, Hillary Clinton e Barack Obama. Eppure ce ne sarebbero di cose da dire, visto che si tratta della carriera di due senatori degli Stati Uniti.


Anche in in Italia c'è il culto dell'apparenza, ma se si candidasse Bassolino, ad esempio, sapremmo cosa dire di lui.
Potremmo parlare della famosa "rinascita napoletana", di cui sarebbe stato artefice, se "rinascita" si può definire l'avere dato un po' di intonaco a Piazza del Plebiscito, ed aver lasciato intatti, nel contempo, gli annosi problemi di camorra, di caos e di indigenza da cui è afflitto il capoluogo campano. Oppure potremmo avere, come esempio più fresco della sua politica rinascimentale, le scie di immondizia di decine di metri che inondano da anni le strade della Campania, con lui presidente della Regione ancora in carica.


Invece, sarà forse per il fascino che profonde il sogno americano, le attenzioni di tutti ricadono sull'acconciatura di Hillary Clinton, sulle passeggiate che fa con sua figlia, sulle storie di tradimento del marito gaudente Bill.


Obama, dal canto suo, è un vero e proprio "deus ex machina": giovanile, di colore, poco inflazionato dai media precedentemente, è l'uomo nuovo, che non ha un programma politico ben preciso, ma è da votare perchè risulta simpatico, cosa che io almeno non posso confermare fino a quando non mi inviterà a casa sua a mangiare.


Coinvolto anche io dalla fiction "elezioni", ieri, prima di addormentarmi, un tenue pensiero mi ha accompagnato: staranno ancora insieme, nella realtà, Hillary e Bill? Oppure si evitano, e resta solo un matrimonio di convenienza? Quando erano giovani e non erano nessuno, e l'opportunismo non aveva ancora fatto bene il suo corso, l'amore, ne sono sicuro, c'era. Ma adesso? Lo avrà perdonato? E lui, glielo avrà chiesto se lei lo ama ancora, togliendosi una volta tanto la maschera, al di là dei personaggi pubblici, delle telecamere, dell'aborto della spontaneità a cui una tale carriera li ha costretti?


Scarica PES09 sul tuo cellulare!



UN'ESTATE FANTASTICA...!

lunedì 7 gennaio 2008

ELEONORA GIORGI



domenica 6 gennaio 2008

Mia moglie è una strega

Le streghe assomigliano alle befane. Ma quando la strega è Eleonora Giorgi, beh, la musica cambia. Nel giorno dell'epifania mi è venuta in mente, come è naturale, la befana, e l'ho associata a questo film, in cui Eleonora Giorgi usa una scopa per volare, a cui Pozzetto preferirà un più moderno aspirapolvere. Questo avverrà però alla fine del film, dopo che il sornione milanese cederà al corteggiamento serrato della strega più dolce ed educata che la cinematografia abbia mai visto. Nel film ci sono alcune gag indimenticabili, a cui si ride anche dopo la trentesima visione, in genere. Famosa la scena delle "canistracci oil", azioni che esistevano sul serio e fino a pochi anni fa erano ancora sul mercato: come si dice nel film, avevano una quotazione molto bassa. Un grande Pozzetto e una Eleonora Giorgi sempre più da rivalutare, in un periodo in cui il cinema italiano è ridotto al lumicino in tutti i generi.

Notizie Abruzzo Alla D'Annunzio nasce un nuovo apparecchio ortodontico. Soddisfazione per lo studio condotto dai docenti Festa e D'Attilio

L' equipe dell'università D'Annunzio coordinata dal professor Felice Festa ha messo a punto un nuovo apparecchio ortodontico, che segna una pietra miliare nell'approccio dell'odontoiatria ai problemi mandibolari.I nuovi risultati acquisiti scaturiscono dal lavoro di sperimentazione e di studio condotto dal dottor Michele D'Attilio.


In precedenza si riteneva infatti che i problemi mandibolari non fossero in relazione con quelli del collo e della schiena. Si è partiti dunque dal considerare in maniera complessiva tutte queste disfunzioni, cercando poi soluzioni ad hoc. Studi di laboratorio condotti sui topi hanno dimostrato che uno sbilanciamento dell'occlusione dentale in avanti, può causare addirittura la nascita di una scoliosi.


Le soluzioni crate dall'equipe dell'università D'Annunzio consistono principalmente in Bytes (sorta di apparecchi collocati nella cavità orale, la cui permanenza in bocca, a seconda dei casi, può durare da uno a tre anni). Associato a questo trattamento è un lavoro di interazione con altre figure professionali, quali logopedisti, ortopedici e tecnici della riabilitazione. Allo studio hanno partecipato anche i dottori Piero Ranaudo, Ugo Comparelli, Simona Tecco,Silvia Rezza, Daniele Raviglia. Sono stati pubblicati in merito anche testi di lettratura medica, nonchè articoli su testate internazionali del settore. Si tratta, inoltre, dell'unica equipe italiana ad aver partecipato al meeting di Barcellona tenutosi alcuni mesi fa





canon_a_728_90_it_6.gif

sabato 5 gennaio 2008

Storie della Cina di oggi: la bambina abbandonata.


Molti di noi, distanti migliaia di chilometri dalla nuova superpotenza asiatica, sanno ben poco della Cina. Nonostante, (complici i Giochi Olimpici di Pechino, previsti per il 2008) , il governo voglia dare un'immagine di sè aperta al liberismo e democratica, sono ancora tanti gli orrori che essa ci riserva.

La notizia è circolata qualche tempo fa, ma rimane attuale.

Una bambina appena nata giace, infreddolita, ai bordi della strada. Molta gente passa e tira dritto, indifferente. Solo dopo un bel po' una signora anziana le presta soccorso, e chiama l'ambulanza, che non arriva. La bambina muore congelata.

Qualcuno scatta delle foto al corpicino della neonata, per non far passare in silenzio un fatto così orrendo. Non è un mistero che la nascita di una bambina , nella repubblica popolare cinese, sia vista come un disonore. Molte vengono abbandonate, altre addirittura uccise.

I poliziotti che arrivano sul posto, però, sono più preoccupati per le foto che per ciò che è successo.

E' un episodio che fa riflettere, visto che la Cina sta diventando una nuova grande potenza economica e politica. Deve far riflettere soprattutto i governanti, perchè si rendano conto con quale entità politica si trovano a dialogare, e per spingerli a prendere posizione contro l'egemonia di uno stato con dei fattori di inciviltà ancora tangibili, di cui questo è solo un esempio.

Il primo articolo su questa vicenda, con le foto , è uscito su Marie Claire (versione U.S.A.), nel 2001. Sebbene ancora non sia certo il luogo dove sono state scattate le foto, è stato accertato che esse sono autentiche. Pe la visione delle foto, che sono molto crude, potete andare sul sito:

Andrea Russo

Arisa_468_60.gif


728x90_bidda_ipod.gif



venerdì 4 gennaio 2008

Rocca di Calascio, Abruzzo

Rocca di Calascio: il castello medievale, feudo della famiglia Piccolomini, risalente al XIII secolo, subì numerose modifiche nel corso dei secoli, con lo svilupparsi del borgo medievale. Ha subito anche alcune gravi distruzioni, come quella dovuta al terremoto del 1703. Rocca di Calascio è stata una delle principali ambientazioni del film "Ladyhawke", di Richard Donner, (1984), con Rutger Hauer (già noto all'epoca per aver interpretato l'androide di Blade Runner), Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick (Giochi di guerra, di David Linch, 1983)

Florin Chilian, cantautore romeno

Florin Chilian, cantautore romeno, è anche giornalista. Ha vinto il disco d'oro e il disco di platino. La sua canzone di maggior successo è senza dubbio "Zece", (Dieci), in cui si esprime pienamente la sua vena romantica. Notevole anche il video di questa canzone, in cui col sottofondo del pianoforte e della sua voce, intensa, corrono cavalli immaginari e figure fantastiche, e i tasti dello strumento si contorcono in una suggestiva animazione.



La bella addormentata

Tampere (200 000 abitanti circa, terza città per grandezza della Finlandia).
Avvolta dalla tenue luce del tramonto boreale, si stende sotto la neve come una principessa addormentata, nel lungo inverno nordico.

giovedì 3 gennaio 2008

Baustelle: vintage e classe vanno a braccetto




Era da parecchi anni ormai, che sulla scena pop italiana mancava qualcuno che portasse un po' di aria nuova. Nel settore della musica in cui la commercialità è predominante e viene imposta dai produttori, è difficile essere realmente innovativi. L'unico che ci era riuscito fino ad oggi era stato Franco Battiato. I Baustelle, dopo diversi lustri, ne ripetono le gesta.
Non che siano mancate, negli ultimi anni, delle voci fuori dal coro, o personalità musicali tanto forti da essere innovative e da far valere le proprie idee senza giungere a compromessi con le case di distribuzione. Ma stiamo parlando di generi musicali che si discostano un po' da ciò che va per la maggiore.
I Baustelle, invece, flirtando tra vecchio e nuovo, tra elettronica e melodia anni 60, hanno colto nel segno.
Prima ancora che musicalmente, hanno fatto centro nel comprendere quello che gli anni 60 sono stati: un periodo di grande vitalità, in campo economico, culturale, sociale. Un'era perduta in cui le nostre canzoni facevano il giro del mondo, e in cui avevamo una grande narrativa e un grande cinema.
Tutto questo è andato perduto.
Ragion per cui è saggio andare a cercare i buoni esempi, e fonderli con la propria sensibilità, come hanno fatto i Baustelle.
Dissacranti, sprezzanti delle convenzioni, non fanno mistero del passato burrascoso e di disagio psichIco che ha riguardato qualcuno di loro, soprattutto il leader e cantante Francesco Bianconi, che dalla sofferenza e dal disagio psichico ha saputo riemergere sviluppando grande sensibilità e raffinatezza.

Il malessere giovanile è toccato da loro in maniera moderna, senza fronzoli. Il gusto per la sperimentazione elettronica e per la bella melodia ci fa pensare un po' a Battiato. C'è anche, qua e là, qualche accenno di drum'n base, moda effimera degli anni 90.


Dal successo dei brani degli esordi, che valsero loro il premio di una rivista musicale, fino ad oggi, sono già trascorsi alcuni anni, costellati dalla pubblicazione di canzoni bellissime, di cui alcuneancora poco conosciute: Da "Le vacanze dell'83" a "Love Affair", da "Arriva lo Ye Ye" a "La guerra è finita", contenuta nell'ultimo disco "La Malavita".
Splendida è anche "Alain Delon", sconfinante in una iconografia coerente con il loro modo di sentire.
Francesco Bianconi, anima del gruppo, canta e compone.
Di recente ha scritto anche " Bruci la città" e "Come tu mi vuoi " per Irene Grandi.
Indubbiamente, questo, è per loro un momento di grazia, sia dal punto di vista artistico che dai riscontri dati dai favori del pubblico.
AndreaRusso



















Scarica la suoneria di Arisa!

mercoledì 2 gennaio 2008

Andrius Mamontovas: da "enfant prodige" ad artista internazionale

Andrius mamontovas è uno dei più famosi cantanti lituani.
Nato a Vilnius nel 1967, nell'allora unione Sovietica, si fece notare, d appena 17 anni, nel gruppo Foje, con il quale, dal 1983 al 1997, ha riscosso notevoli successi in patria e all'estero. Dopo lo scioglimento del gruppo, culminato con un concerto davanti a ben 60 000 persone, ha proseguito con una brillante carriera solista, scrivendo, tra l'altro, le musiche per una interpretazione teatrale di "Ivanov", di Anton Chechov. Sempre per il teatro, ha recitato il ruolo del protagonista nell'Amleto di Eimuntas Nekrosius. ha vinto per ben 20 volte il "bravo", che può essere considerato il "Grammy award" della musica lituana. Ha partecipato , con il gruppo Lt united, al programma Eurovision, gara musicale europea di grande rilievo, (in cui alcuni anni or sono ha trionfato il nostro Toto Cutugno).

Ha suonato insieme ad artisti del calibro di sting e di Bryan Adams.

Tra le sue canzoni ricordiamo, tanto per citarne solo qualcuna della sua già lunga carriera: Viskas is naujo (Tutto daccapo), Kai tu adversi man duris (Quando mi aprirai la tua porta), e "We are the winners" con gli Lt united.
Andrea Russo