Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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sabato 25 aprile 2015

Alcune considerazioni sulla Festa della Liberazione





Se oggi, 25 Aprile, possiamo esprimere liberamente la nostra opinione ciò avviene anche perchè la seconda guerra mondiale ebbe un determinato esito.


Coloro che combattevano dal lato degli Americani e dei partigiani erano dalla parte giusta, quelli che lo facevano per conto dei fascisti e dei tedeschi dalla parte sbagliata.

Per quanto lapalissiano possa sembrare questo concetto, esso non lo è nei dibattiti odierni.

Ci sono però delle considerazioni da fare: nelle guerre, come nella storia, non è tutto bianco o nero.

Siccome la televisione, i films e la stessa istruzione scolastica semplificano tutto, dividendo il mondo tra buoni e cattivi, bisogna specificare alcuni fatti importanti nel contesto della seconda guerra mondiale

Stiamo parlando appunto, di fatti, non di posizioni ideologiche. E dato che c'è tanta gente che si prodiga nel dire quanto siano stati buoni gli Americani nel lasciarci una certa libertà e nell'aiutarci anche economicamente dopo il più vasto conflitto della storia, ci tengo ad evidenziare anche il lato opposto della medaglia.

La Resistenza di cui quasi nessuno parla

Avete mai sentito parlare della strage di Codevigo?

Se vi citano il generale Patton, invece, vi torna in mente qualcosa?

Andiamo con ordine. Innanzitutto i partigiani non erano tutti marxisti o leninisti. C'erano anche delle persone comuni che lottavano per un ideale di Italia democratica che avrebbe portato un futuro migliore. Erano ragazzi, donne, parroci oppure gente come quelli della Brigata Maiella, che non avevano una ideologia e per questo godevano di qualche credito di fiducia presso gli alleati.


I partigiani idealisti e partigiani criminali


Soprattutto, i partigiani non erano tutti stinchi di santo. Combattere il nemico per loro era di certo legittimo. Lo era anche rispettare i prigionieri nel rispetto della Convenzione di Ginevra, trattandoli dignitosamente e senza sottoporli ad esecuzioni o a processi sommari.

Il punto è che decine di migliaia di innocenti furono uccisi dai partigiani solo perchè aventi la tessera del partito fascista, perchè figli di fascisti (non importa che fossero ragazzini a volte) o semplici preti la cui unica colpa era andare d'accordo col regime. 

Teniamo presente che buona parte degli Italiani all'epoca aveva la tessera del partito fascista e i più giovani avevano subito fin dall'infanzia un forte indottrinamento da parte del regime.

Giorgio Napolitano, ad esempio, era fascista, come lo era Dario Fo, che fu arruolato, ancora adolescente, nell'esercito della Repubblica di Salò. In una rara intervista in cui accettò di parlare di quella esperienza, narrò la forte disorganizzazione di quelle truppe.

In Germania era lo stesso: se si voleva lavorare si doveva avere la tessera del partito nazista. Tanto per intenderci, Papa Ratzinger e Horst Tappert (l'ispettore Derrick) erano nazisti.

Chi morì nelle rappresaglie partigiane era nella stragrande maggioranza gente comune, persone che a volte erano semplicemente sospettata di aver fatto qualcosa di poco gradito ai "rossi" e niente più. 

Fu il periodo delle vendette: processi improvvisati al momento dai cosiddetti "compagni", esecuzioni fatte senza pensarci su troppo. Gente disarmata, civili, donne, bambini mandati al macello in nome di un cieco risentimento.

Penserete che non è possibile, perchè ciò non si vede nei films. A scuola poi e nei programmi televisivi non se ne parla, quindi non è vero.

Sbagliato: sono fatti documentati, solo che c'è chi ha avuto interesse a tenerli nascosti. "Gli storici, una minoranza di individui, facciano i loro bravi studi", avranno pensato queste persone.

Il popolo deve bere invece a piccole dosi e ogni anno l'assenzio della retorica e dell'omissione, come è avvenuto del resto per cinquant'anni e oltre con i massacri delle "Foibe".

L'eccidio di Codevigo

Il 29 Maggio 1945 gli inglesi giunsero presso le rive del fiume Po, seguiti dal "Gruppo di combattimento Cremona" e da quello della Brigata Garibaldina "Mario Gordini". 

Rastrellarono tutti coloro che ritenevano avere la tessera fascista, come ad esempio la maestra Corinna Doardo, e li uccisero, sulle rive del Brenta e del Bacchigione, nei campi, nelle case coloniche. 

Una mattanza.

Qui è possibile avere un resoconto più accurato di quanto avvenne:


Potremmo anche citare la strage dei ragazzini di Busto Arsizio, in cui i partigiani uccisero un gruppo di giovanissimi militi dell'Accademia del Littorio, tutti tra i 13 e i 17 anni.



Basta scrivere su google: "stragi dei partigiani" e vengono fuori parecchi siti come quello del link in basso. Sono episodi trattati dalla storiografia italiana e che hanno prima ancora avuto una documentazione prefettizia, giudiziaria, annotazioni di ecclesiastici e testimonianze di cittadini comuni. 



Si può anche parlare degli innumerevoli casi in cui, per difendere la popolazione, i partigiani esposero la popolazione alle rappresaglie naziste.

Si ricordino ad esempio la vicenda di Via Rasella e delle Fosse Ardeatine, quella della strage di Marzabotto, quella del gesto eroico del Carabiniere Salvo D'Acquisto.

Rapine e affari sottobanco

C'erano altri partigiani poi, che effettuavano rapine a commercianti e imprenditori con la scusa di finanziarsi. Altri invece facevano affari di nascosto coi fascisti stessi, come riporta il libro di Giampaolo Pansa: "La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti"

https://books.google.it/books?id=BmYXAgAAQBAJ&pg=PT288&lpg=PT288&dq=rapine+dei+partigiani&source=bl&ots=JgllHLWJos&sig=gawwuW2fjk23AEp_FBZpOuauMYo&hl=it&sa=X&ei=v2Q2VbzDMcHVygPdhYLICw&ved=0CCAQ6AEwADgK#v=onepage&q=rapine%20dei%20partigiani&f=false


Crimini di guerra degli Americani

Per quanto concerne i "buoni" americani, potremmo citare tutte le città bombardate, nonostante il governo italiano fosse passato dalla loro parte:



(In Italia)



(in Italia e in altri paesi)

E che dire poi del "Massacro dei Biscari", in cui il generale americano George Smith Patton, sbarcato in Sicilia insieme agli Inglesi,  decise due esecuzioni di svariate decine di prigionieri Italiani e Tedeschi in spregio alle convenzioni di Ginevra?

it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Biscari

Le Marocchinate

Il 17 Maggio del 1944 i "Goumier"(truppe marocchine arruolate dai francesi) sopraffecero i tedeschi presso la Valle dei Liri, nel Lazio.

Erano state promesse loro 50 ore di libertà in cui avrebbero potuto fare quello che volevano alla popolazione locale. Ne seguirono uccisioni, rapine, stupri e sodomizzazioni ai danni di donne, uomini, anziani e bambini.

http://it.wikipedia.org/wiki/Marocchinate

Testimonianze artistiche

Chi volesse approfondire questo lato oscuro della Resistenza dal lato artistico, può dare una ripassatina al celeberrimo libro: "La ragazza di Bube" di Carlo Cassola e cercare il film: Il Segreto d'Italia (2014) di Carlo Belluco, con Romina Power e Gloria Rizzato. Nel romanzo "La Ciociara" di Alberto Moravia e nel film che ne seguì di Vittorio De Sica con Sophia Loren, vengono riportate le violenze dei goumier marocchini sulla protagonista e sulla figlia.





sabato 4 aprile 2015

Intervista a Fausto Cigliano: una lunga storia di musica, cinema, sentimento.

Le prime esperienze nei locali da ballo, la tv, il cinema, i festivals, i viaggi intercontinentali. Sei decadi di musica senza mai urlare e sempre con stile

Non capita più spesso di scoprire nuovi cantanti con la sua pacata raffinatezza e la sua voce.

Eppure, a distanza di molti anni, le sue canzoni conservano una certa freschezza e portano un'atmosfera leggera che manca alla società e alla musica italiane di oggi.


Del resto, la storia da musicista di Fausto Cigliano comincia nella metà degli anni '50, quando il Belpaese aveva appena ricomposto le macerie della guerra e guardava con fiducia ad un futuro di positività e di benessere.


Abbiamo avuto la fortuna di intervistare l'artista partenopeo in esclusiva.


La sua carriera dura da circa sei decenni, una vita in musica: come è iniziato tutto?


Nella casa in cui sono cresciuto al Vomero, da ragazzino ascoltavo alla radio le note dei musicisti americani, soprattutto Nat King Cole e Frank Sinatra.


Affacciandomi al balcone potevo ascoltare la voce di una mia vicina di casa: Gloria Christian, cantante di grande successo, bolognese di nascita ma napoletana d'adozione.


Imbracciai la chitarra quando andavo ancora a scuola e iniziai a fare pratica coi libri di accordi, esibendomi nei locali notturni e poi infine diplomandomi al conservatorio.


Suonai per due anni nei locali di Ischia e fui notato da un funzionario Rai, che mi fece un provino e mi accolse in tv. Da lì nacquero le mie prime apparizioni televisive e la mia popolarità iniziò a crescere.


Da lì a poco partecipò a due importanti kermesse: il festival di Napoli e quello di Sanremo.


Al Festival di Napoli partecipai più volte, vincendolo nel 1959 insieme a Teddy Reno con "Sarrà chi sa". Ho cantato al festival di Sanremo diverse volte, sempre in quegli anni. E' lì che nel 1964 mi esibii con "E se domani".


Fu un brano importante nella mia carriera e nella storia della musica. Il brano non arrivò alla serata finale. Lo cantavamo io e Gene Pitney. Poteva essere un grande successo cantato da me, ma poi vi fu un fattore sfortunato: dovetti andare ad assolvere il servizio militare, per cui fui costretto a stare lontano dalle scene.


Mina pochi mesi dopo riprese il brano e lo portò ad una notorietà più vasta.


E' una coincidenza sfortunata che ha riguardato parecchi cantanti famosi: la partenza per il militare e il rammarico dei fans, come avvenne per Elvis Presley. Parlando di musica internazionale, lei ha viaggiato molto anche all'estero, contribuendo a diffondere la musica italiana...


Certo, io sono cresciuto, come ho già detto, con la musica americana e in seguito mi sono esibito negli Stati Uniti. Gli americani hanno sempre apprezzato la nostra capacità di fare melodia e il nostro bel canto. Ho cantato anche in giapponese, ho venduto molti dischi nel Sol Levante.

Lei ha fatto del cinema, anche.


Ho lavorato in diversi film: "Guardia ladro e cameriera" di Steno, "Classe di Ferro" di Turi Vasile, "Ragazzi della Marina", "La Duchessa di Santa Lucia", "Cerasella" con Mario Girotti, (detto Terence Hill, ndr) "Destinazione Sanremo"..


Suonai anche una serie di miei brani accompagnandomi solo con la chitarra per "Identificazione di una donna", di Michelangelo Antonioni e con Tomas Milian come protagonista.


Cosa pensa delle nuove generazioni di cantanti?


I cantanti italiani di oggi sono molto preparati tecnicamente.


Ha seguito l'ultimo Festival di Sanremo?

L'ho visto, ma non me lo ricordo, non mi è rimasto impresso.


Non è un buon segnale: vuol dire che non le è piaciuto, forse.


Non so decifrare questa cosa, ma io sono ottimista per quanto riguarda la nostra musica italiana, a patto che noi facciamo quello che abbiamo sempre saputo fare, ovvero la canzone melodica.


Essa è parte della cultura italiana. Per me la parola canzone coincide con l'espressione di un sentimento d'amore prima di tutto per una donna e poi anche d'amore in senso universale.





Nella foto: Fausto Cigliano, a destra, con Ennio Morricone

Lei è rimasto estraneo alla stagione degli anni '70 della canzone politica, non lancia invettive nelle sue canzoni, non fa musica di denuncia. Lei è forse per i sentimenti che uniscono, più che per le contrapposizioni..

Esattamente. E' il mio modo di esprimermi, senza urlare, evitando il contrasto e facilitando il dialogo.


In effetti lei quando canta non è quello che si soleva dire un tempo un "urlatore". Mi sbaglio o questa pacatezza è una ricerca anche di raffinatezza e di stile?


Senz'altro, cerco di esprimermi in questa maniera, senza strafare.


C'è una canzone che diverte molto ancora oggi, "Ossessione '70". Lei la cantava spensieratamente, ma gli italiani erano sconsolati per la sconfitta in finale 4 a 1 col Brasile, dopo la magica vittoria 4 a 3 ai supplementari con la Germania.


Beh ci mancherebbe, il calcio ci coinvolge tutti, è normale che la gente si lasciasse prendere.

Quantomeno Ossessione '70 servì a sdrammatizzare...

Albertosi Albertosi (canta,ndr) Burgnich e Facchetti Convertini, Rosato e Cera, c'era un goal... Domenghini e Mazzola, Boninsegna e Rivera, in panchina... in panchina...con Zofffff....
La scrissi io, e mi venne spontanea, fu un momento di pura ispirazione.

E' un ritmo brasiliano, erano gli anni in cui anche in Italia si faceva riferimento al samba e alla Bossa Nova.


Sì, erano le atmosfere di quegli anni.


A quali musicisti resta affezionato?


A Mario Gangi, che all'inizio fu il mio maestro. Ho imparato molto da lui. Ho collaborato anche con Ennio Morricone, insieme abbiamo scritto delle belle melodie. Lui veniva dalla musica dodecafonica, che non era di facile comprensione per tutti. Con me Morricone scrisse delle melodie che coinvolgevano facilmente le platee.


Prendiamo "Duorme", ad esempio. Iniziava così: "Pure se o' cielo è chine e' stelle, pure se è na nuttata e' luna... duorme.. e ricordate e' me... quanno fai o' primmo suonno... perchè forse sunnanno può capì sulamente, quanto bene te voglio..."


Penso che sia poesia pura e ne sono molto soddisfatto.


Ha dei consigli da dare ai giovani musicisti che vogliono guadagnarsi da vivere con la loro arte?


C'è una distanza troppo forte tra la mia generazione e la loro, i meccanismi sono diversi. Non saprei come consigliarli, ma i giovani artisti, come ho detto prima, sanno già il fatto loro.


Andrea Russo