Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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lunedì 28 luglio 2008

Riflessioni - L'artista deve imporre la propria personalità

Sono in molti, tra i miei interlocutori, soprattutto tra quelli dotati di una certa istruzione, a dirmi: non vado più al cinema.
La motivazione è sempre la stessa: la bassa qualità dei films in programmazione.
I produttori cinematografici, al pari di quelli musicali, ritengono che la qualità sia meno redditizia di un prodotto ammiccante che cerchi di compiacere il pubblico.
Bisogna dare al pubblico ciò che esso vuole, per loro.
Premessa già discutibile, perchè non si può entrare nella testa degli altri. E' così che vengono prodotti e messi in circolazione dei "mostri su pellicola" e il senso dell'arte, nel cinema come negli altri campi, si perde, e nel migliore dei casi diventa intrattenimento.
Chi pensa solo alla carriera e a compiacere il pubblico non è un artista.
Un artista deve imporre se stesso, i suoi contenuti, la sua visione del mondo,le sue riflessioni, il suo modo di lavorare, modellando ed utilizzando come strumento ciò che ha appreso con lo studio. C'è chi impara un mestiere da autodidatta, c'è chi ha avuto dei maestri, ma il frutto della loro elevazione ed emancipazione artistica è ugualmente lo studio, unito all'esperienza e alle capacità personali.
Chi impone i propri contenuti e raggiunge un grado di bravura elevato stimola il pubblico e lo scuote da un torpore fatto da ore ed ore di immagini cinematografiche e televisive tutte uguali tra di loro: porta una ventata di fresco a tutti, le idee ricominciano a circolare, gli animi si elevano.
L'arte è questa: c'è chi la ama e chi la mortifica.
In ogni caso non può prescindere da una sofferta ricerca interiore, da un viaggio a ritroso nella mente dell'autore, da una rielaborazione dei fatti e dei comportamenti ricreata lontano dai frastuoni della mondanità e delle apparenza.
L' originalità è destinata a vincere, se non commercialmente, nel libro della storia, in cui ci sarà sempre chi ne saprà distinguere dagli altri la preziosità dei suoi lavori e li conserverà con cura.
La musica pop superficiale, i film con i "crashes" di auto che vanno in fiamme, quand'anche riescano a filmare qualcosa di diverso, detengono un'originalità fine a se stessa.

Riflessioni- Un critico d'arte non è un maestro

Successe un paio d'anni fa in " Music Farm", un programma televisivo della Rai. Il cantautore Baccini, piccato dai voti bassi che alcuni critici, alzando delle palette numerate, avevano assegnato ad una sua performance, si lasciò andare ad un duro sfogo verso la loro categoria.
Sebbene il suo discorso fosse motivato dalla rabbia del momento, esso aveva qualche fondamento.
Un critico d'arte, che sia musicale o di quadri e sculture, vive in uno status particolare.
Si trova infatti a commentare lavori altrui, avendo come bagaglio una conoscenza generale e teorica dell'arte, ma non pratica.
Chi è laureato in storia dell'arte, ad esempio, può conoscere i significati, i richiami, la storia di una tecnica scultorea o pittorica, fare citazioni colte, prendere a modello, in maniera calzante, grandi artisti del passato. Tutto ciò lo fa meglio, molte volte, di un pittore stesso.
Quello che non sa fare, però, è prendere in mano un pennello e dipingere.
Non conosce le tecniche pittoriche, o quanto meno, non sa trasporle nella pratica e qui, lo spartiacque con il pittore diventa importante.

La domanda è: può una persona che non ha mai preso un pennello in mano essere accreditato nel criticare o elogiare un quadro?
Ovviamente c'è anche chi è stato pittore o scultore e poi si ricicla come critico, e ciò porta ad un altro discorso.
E' un po' come per i commentatori sportivi: ce ne sono alcuni che hanno un bagaglio puramente teorico ed altri che sono ex calciatori o allenatori.
Questi ultimi, a mio avviso, parlano più a buon diritto.
E' in virtù di queste premesse che secondo me, il ruolo del critico non deve essere quello di giudicare un'opera con una alzata di palette, anche perchè nel giudizio entra in gioco il gusto personale, su cui, dice il famoso proverbio, "non disputandum est".
La critica dovrebbe limitarsi a far comprendere ai propri lettori i significati di un' opera, la sua storia, le motivazioni e la personalità del suo autore. Non è poco.

lunedì 21 luglio 2008

Notizie- Sport - Pescara calcio, finalmente si respira

Il presidente della squadra femminile Mokambo Chieti Mario Di Marco, nell'anno successivo alla retrocessione in A2, disse una volta: "Questa è una squadra antistress", poichè il team realizzato per risalire era molto forte e dominava la classifica in quel momento.

Altra storia fu l'epilogo che ebbe quella stagione: la Mokambo stava disputando i play-off per risalire in A1, ma durante il match decisivo, con la squadra in svantaggio, vedendo sfumare la promozione, il presidente scese dagli spalti fece uscire le sue ragazze dal campo.

Fu un colpo di testa dovuto alla delusione, camuffato in quel momento da protesta contro alcune decisioni della lega. Una "sparata" che costò alla Mokambo Chieti la retrocessione di due categorie. Si ripartì così dalla B2.

Per questo motivo, sebbene io non sia scaramantico, non definirò il Pescara "una squadra antistress".
E' un dato di fatto però che, sebbene la campagna acquisti non sia ancora conclusa e ci riserverà sicuramente altri colpi di mercato, c'è stato un taglio netto col passato.
Il proprietari Francesco e Gerardo Soglia fa le cose per bene.
Erano anni che non facevamo una preparazione atletica pre-campionato degna di questo nome, con buona parte dei giocatori più importanti già a disposizione.

I colpi di mercato parlano chiaro.
L'uzbeko Ilyas Zetulayev ha fatto apprendistato nel vivaio della Juventus ed ha giocato Reggina e Verona. Ha un grande potenziale ancora in gran parte inespresso.

L 'ex sampdoriano Fabio Bazzani è finito in c1 solo per causa di due infortuni di fila, non certo per merito suo, ma ora è in piena fase di recupero e quindi è prossimo alla piena forma fisica.
La conferma di Tommaso Romito è un fattore importante: si tratta di un ottimo difensore per la serie C, che è molto stimolato dall'idea di giocare a Pescara.

La presenza in squadra di questi tre giocatori, più altri messi già a segno dalla dirigenza ed altri ancora promessi dall'attuale presidente Francesco, subentrato nella carica a Gerardo, fanno ben sperare.

Ci sono delle trattative in corso, perchè una cordata pescarese di imprenditori si è fatta avanti per rilevare la società Pescara Calcio.

La cosa non mi preoccupa, perchè i Soglia sono persone serie e se dovessero cedere la squadra a qualcuno, la affideranno sicuramente in buone mani.
Inoltre le cordate si rivelano quasi sempre fumo negli occhi, per cui prevedo che la società rimarrà ai proprietari attuali.

domenica 20 luglio 2008

Attualità-Riflessioni: Il Paese dei piagnoni

C'era una volta un detto: il vincente è colui che in una situazione difficile scorge un'opportunità.
Di questi esempi se ne possono trovare tanti.

Mi veniva in mente che i grandi del cinema del dopoguerra erano dei vincenti: sono stati loro ad inventare "il cinema dei difetti", a mettere in mostra, ostinatamente, solo l'italia della gente così così, furbetta, che tira a campare, pittoresca nel voler andare avanti non per la strada maestra ma grazie a tortuose scorciatoie.
Quell'omuncolo che era l'eroe del cinema italiana, un poco edificante "Homunculus italicus" dalla verve dionisiaca,rispecchiava una parte di noi e la rispecchia ancora.

Essere vincenti vuol dire anche altre cose: non piangersi addosso, mai. Non dare la colpa agli altri o alle circostanze delle proprie sconfitte. Saper mettersi in discussione. Saper fare sacrifici e rinunciare a facili divertimenti.

E' questo che fa la selezione tra gli uomini, la scrematura che fa la differenza tra le persone di successo e quelle che non lo sono.


Ci sono uomini ricchi che però non sono considerati dei vincenti: l'avvocato Agnelli ereditò un colosso industriale come la Fiat e lo ha riconsegnato alla sua famiglia, dopo la sua morte, indebitato e sull'orlo del fallimento. Se il crack non è avvenuto, nè prima nè dopo l'era Giovanni Agnelli, è perchè c'erano amministratori molto validi che hanno saputo tenere a galla la nave.

E' anche vero che il quadro economico italiano nel corso del tempo si è fatto sempre più sfavorevole, ma è opinione pacifica tra gli economisti che per loro Gianni Agnelli, almeno negli affari, non sia un modello da seguire.


L'ex ministro Padoa Schioppa ha parlato di bambacioni, riferendosi ai giovani italiani.
Non c'è niente di più vero.
Non solo noi giovani, ma anche la generazione dei nostri padri, siamo viziati, dediti al vittimismo e al piagnisteo.

Quello che dava fastidio, forse, è che la critica proveniva dall'esponente di una classe di potere oltre che politica (Padoa Schioppa era un personaggio importante dell'economia sia prima che dopo di diventare ministro) che non ha fatto niente per farcui uscire da questo sistema soporifero in cui le istituzioni sono un mostro mangiasoldi e corrotto, e la mollezza dei costumi prevale.

Se è vero che attualmente attraversiamo un periodo di crisi, non accetto il tono di fatalismo che usano gli esponenti del governo attuale: "E' la congiuntura", o la critica violenta che molti di noi fanno al nostro paese e ai suoi difetti.


Il vero motore del paese è la sua gente. Se è vero che esistono tanti laureati, è anche vero che ve ne sono pochi di qualità.

Trovare lavoro diventa sempre più difficile, è vero, ma ciò non vuol dire che non esiste la meritocrazia: chi punta sulla qualità, sulla costruzione di se stesso, sull'affinamento delle proprie competenze ed esperienze professionali, riesce ancora a fare la differenza e a prevalere, in un paese come l'Italia, che, nella sua vis polemica, non fa altro che criticare se stessa.

sabato 19 luglio 2008

Per favore, ridateci la serie C

Da quest'anno, la serie C1 non si chiamerà più così.

Subentrerà la "prima divisione", e ci sentiremo tutti Inglesi. Ci troveremo di fronte a un campionato di altissima qualità, perchè, lo sapete, in una prima divisione c'è il meglio del meglio e non può che essere così.

Tornando alla realtà, rilevo con tristezza che questa dirigenza "illuminata della serie C prosegue col suo processo di riforme.

Già un bel colpo era stata la divisione dei due gironi di C1 in senso longitudinale, dividendo l'Italia tra est e ovest, quando tutti sanno che l'italia, in gran parte del suo territorio, e percorribile da est a ovest o viceversa in poche ore e percorrendo non più di 200 -300 km.

La vecchia suddivisione nel girona A (Nord) e nel girone B (sud) permetteva alle squadre di calcio di non fare troppi chilometri per le trasferte, e di ritornare, il più delle volte, immediatamente a casa, con un viaggio non molto lungo in autobus.

Secondo il criterio nuovo, invece, la squadra piemontese farà migliaia di chilometri di aereo per affrontare quella siciliana.

Tornando al termine 1a divisione, non è con un maquillage prettamente di facciata che si cambiano le cose. La serie A e la serie B stanno tentando di unirsi per formare una lega unica, lasciando al loro destino i campionati minori.

La serie C1, resta, comunque, un campionato competitivo, e continuerà a riscuotere l'interesse dei tifosi come e forse anche meglio di prima. E' il campionato che si affronta prima di essere promossi in B, o prima di retrocedere in C2, che è un altro campionato difficile e di livello professionistico.

Mascherare questo non serve a niente.

Intervenire su aspetti sostanziali del calcio, come la recessione economica che ha colpito i piccoli club, ha un senso compiuto. Spingere affinchè la serie C abbia più visibilità e attiri un maggior numero di sponsors è un obiettivo possibile ed è una delle strade, a mio avviso, da seguire, una delle tante strategie che si possono mettere in atto.

Questo però, va fatto con spirito imprenditoriale e di autonomia, senza piagnistei e senza chiedere niente a nessuno.

venerdì 18 luglio 2008

Notizie. Pescara: qualche monumento in più non guasterebbe.

Diciamoci la verità: Pescara è una bella città, moderna, con palazzi nuovi, dinamica e vivace.
C'è chi ne critica l'architettura, dicendo che questi palazzi moderni sono brutti, e le strade non seguono un unico stile architettonico.
Io non trovo i palazzi moderni di Pescara brutti, anzi. Le costruzioni nuove o vecchie di pochi decenni e le strade ampie danno un senso di avanguardia e di ottimismo. Viviamo in una città accogliente, capace di essere ricettiva d'estate come centro balneare, ma di avere una vita autonoma dal turismo, fatta di eventi, di cultura e fattori che attirano l'interesse generale.




Quanto alla coerenza architettonica, sono una minoranza le città, in Italia, che hanno uno stile univoco e preordinato.
Quello a cui fanno riferimento i detrattori è un modello di centro urbano possibile in epoche di monarchie e di signorotti locali, che potevano permettersi di pianificare, se lo volevano, la costruzione di un intero quartiere secondo i criteri ed il gusto che più apprezzavano.
Manca, però, qualche monumento che completi l'opera e che dia alla città quel tocco di arte che sia da stimolo anche per le sue risorse culturali.







Come in tante città italiane, stanno nascendo a Pescara tante rotonde che
sostituiscono i semafori e che oltre ad avere un fine pratico, offrono l'opportunità di porvi nel mezzo verde pubblico, statue e fontane.
Inoltre, è stata rimodernato, da poco tempo, il centro cittadino, con una corso Umberto che ha giovato del restyling e la contigua Piazza Salotto che, secondo me, è imbruttita: è stata sì rimodernata, ma con cattivo gusto.
Anche l'installazione di Toyo Ito, di cui per ora c'è solo un modello provvisorio, mi sembra un'idiozia e quasi una offesa a noi pescaresi.

Sport/calcio Reprimere la gioia del goal

Quando ero bambino, ho frequentato, a più riprese, ma per poco tempo, complessivamente, la scuola calcio della Renato Curi, che, nel settore giovanile, è sempre stata molto competitiva.L'allenamento si svolgeva in due parti: 40- 50 minuti di esercizi e 15 -20 minuti di partitella finale. Gli esercizi li svolgevo molto di malavoglia, sia quelli che riguardavano la tecnica individuale, come il palleggio ad esempio, che quelli che insegnavano dei veri e propri schemi di gioco.

Erano lezioni tutt'altro che facili, sebbene fossimo bambini: si può dire che la tecnica individuale vera e propria viene impartita quando si è bambini, mentre quando si cresce gli allenatori sono sempre meno propensi ad impartirti certi gesti atletici. La tattica, invece, viene affinata in età adulta.

Ebbene, finiti gli esercizi, in cui il "mister" qualche volta mi riprendeva, svolgevamo la consueta partitella. Lì, sorprendendo un po' tutti, mettevo in mostra buone doti, e la cosa particolare è che segnavo sempre.

In quel momento mi rendevo conto di una cosa strana: quando segnavo io o altri bambini che stavano nella scuola-calcio da meno tempo, esultavamo, come è giusto che fosse, e ci abbracciavamo, proprio come si fa in serie A.

I bambini più smaliziati, che erano lì da due o tre anni, quando facevano un goal rimanevano impassibili, reprimendo l'istintivo gesto di sollevare le braccia al cielo o di emettere un grido.
Tale gesto mi sembrava di uno snobismo particolare: loro erano già piccoli calciatori navigati, avevano una tecnica invidiabile, probabilmente erano spinti in maniera più seria dalle famiglie a fare i calciatori.

Questa tendenza l'ho ritrovata negli ultimi anni, guardando le partite dei campionati professionistici.

Ci sono giocatori che, quando segnano contro la loro vecchia squadra, per una forma di rispetto, non esultano.
I giornalisti anche, avendo ormai assimilato questa variante del goal, chiedono prima della partita ad un "ex" se il giorno dopo esulterà se dovesse segnare.

A me , francamente, il fatto di non esultare sembra una repressione forte dei propri sentimenti, oltre ad essere una cosa un po' ipocrita.
I giocatori cambiano una decina di squadre in media nell'arco della loro carriera: se rimangono in buoni rapporti con buona parte delle loro tifoserie, cosa devono fare? Non devono festeggiare contro almeno 6 o 7 avversarie?

Il Goal è una delle vette emotive più alte del calcio, è la ragione per cui buona parte di noi ragazzi, da bambini, sognavamo ad occhi aperti di fare il calciatore:

"Sto giocando in serie A, con una squadra importante.
Alcuni dei miei compagni e avversari sono quei giocatori che seguivo quando ero bambino, giunti ormai ad un'età da fine carriera: salto due, tre avversari, mi avvicino all'area di rigore, e con un diagonale bellissimo infilo il portiere avversario: goooooalll!

Urlo come un pazzo, il pubblico, una massa umana indistinta, impazzisce anch'esso, tutti gioiscono con me. Lo stadio è investito da un boato, corro verso i tifosi, tutta gente che non conosco, eppure metto il naso a un centimetro da loro, dietro il vetro o l'inferriata che delimita gli spalti: delirio."

Per questo non esultare dopo il goal mi sembra un gesto molto forzato, quasi una violenza a se stessi, forse è anche un po' snob, oltre che poco bello.

Se non esulti per rispettare la tifoseria avversaria, i tuoi tifosi possono pensare che tu non rispetti loro.

E poi il calcio è un gioco, tutti sanno che un giorno tu calciatore sei in un posto e sei mesi dopo vesti già una casacca diversa.

Si fa subito, insulsamente, a dire: "traditore! mercenario!" nell'atteggiamento sempre urlato dello stadio, che non è altro che l'erede dell'anfiteatro dei gladiatori.

E' crudele e spietato lo stadio, ma anche generoso e innamorato, è luogo di istinti tendenti talvolta all'estasi, talvolta al lato oscuro di noi stessi.

giovedì 17 luglio 2008

Notizie- Politica- la sanità in Abruzzo: ecco perchè bisogna privatizzare

C'è stato anche qualcuno, nella bagarre di questi giorni, che ha detto: "Forse era meglio se fosse rimasto a fare il cantante", guardando al telegiornale il Presidente della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco arrestato. Il cantante, però, si chiamava Riccardo del Turco.
C'è chi ha detto questa stessa frase riguardo a Silvio Berlusconi, riferendosi ai suoi trascorsi giovanili di cantante nei piano bars e sulle navi da crociera.
Questa però è un'altra storia.

La sanità Abruzzese, invece, è un pasticciaccio brutto, parafrasando Gadda; proprio nei giorni precedenti all'arresto di Del Turco, mi chiedevo di come potessimo avere una sanità "in rosso", vista la pioggia di milioni di euro che arriva sia dallo stato centrale che dall'Unione Europea verso la nostra regione.

Arresti o non arresti, colpevoli o meno, i politici che hanno governato hanno responsabilità gravi.
Non può essere ignorata la loro pochezza di amministratori. I risultati parlano chiaro e le ruberie, i dissesti nei servizi, gli episodi poco chiari, in Abruzzo come altrove in Italia, non hanno mai avuto termine.

Questa è l'ennesima dimostrazione di come sia necessario privatizzare il più possibile, ovviamente, senza creare un danno per i cittadini.
Dove i politici non possono gestire, nominare scagnozzi di loro fiducia, creare intrighi e connivenze, non possono rubare e sperperare denaro pubblico.

Certo, anche nelle aziende di servizi private possono esserci imbrogli, favoritismi, raccomandati, e anche malasanità.
E' un dato di fatto però che nelle strutture private le cose funzionano meglio, le risorse vengono razionalizzate e c'è più meritocrazia.

Riflessioni - E' un diritto di tutti guadagnare di più

Alcune categorie di lavoratori, come gli insegnanti e gli impiegati dipendenti del pubblico servizio, non possono svolgere più di un lavoro.
C'è chi tenta di spiegare la ratio della legge che dispone cio': serve a non fargli trascurare il proprio lavoro e a lasciare lavoro agli altri.

Il fatto che un secondo lavoro porti a trascurare il primo, è tutto da dimostrare. Nel caso vi sia negligenza da parte di un dipendente pubblico, esistono già delle norme che dispongono per lui dei provvedimenti in sede di giustizia civile, penale e amministrativa.

I posti di lavoro non hanno un numero rigidamente fissato dalle leggi: essi variano a seconda di tanti fattori; dire che se io ho un secondo lavoro, rubo qualcosa ad un altro è una grande sciocchezza, anche perchè io potrei creare una attività commerciale mia e quindi creare un giro di denaro, e dare lavoro ad altre persone, ad esempio.

La legge, inoltre, non vieta ai dipendenti del settore privato di avere due o più lavori.

C'è poi da segnalare che ciò che vale per gli impiegati e funzionari pubblici, oltre che per gli insegnanti, non vale per alcune categorie: i medici, che possono fare consulenze, avere collaborazioni con gli studi privati, ricoprire cariche universitarie, lavorare presso numerose strutture ospedaliere.

Anche molti docenti universitari di svariati settori, fatte salve alcune eccezioni previste dalla legge, possono svolgere attività di libero professionista o collaborare con enti, e godono di notevoli stipendi e bonus per la loro attività didattica.




Riflessioni- Quando il buonismo diventa dannoso

E' diffuso in una non trascurabile parte delle persone, un atteggiamento morbido, per non dire giustificatorio e qualche volta apertamente a favore, di coloro che commettono reati, o provocano un danno a se stessi agli altri.

Molti infatti, giustificano chi spaccia droga, o commette omicidi con questa motivazione: non è colpa loro, è colpa del loro contesto sociale, oppure: ci sono stati costretti, per sopravvivere.

Chi propugna questo buonismo, e non si preoccupa delle sue conseguenze, trascura molte cose.

In primis, si incoraggia chi delinque a ripetere la propria azione criminosa
In secondo luogo, non si esortano le autorità competenti a prendere provvedimenti che risolvano in maniera decisa i problemi relativi alla povertà e alla malavita.

Sono anche contrario, però, all'atteggiamento opposto: c'è chi, a Milano, si è lamentato dei nomadi che invadono un parco pubblico, poichè le loro tende da accattoni, che offrono uno spettacolo di grave indigenza umana, "non consentono agli anziani della zona di venire lì a giocare a carte".

Se è giusto segnalare l'occupazione di suolo pubblico, e monitorare la presenza di vagabondi che si macchiano , molto spesso, di reati anche gravi, non si può trascurare la loro esigenza e il loro diritto a vivere in condizioni di dignità umana. E' necessario, da parte delle amministrazioni, non solo rimuovere gli accampamenti abusivi, ma farsi carico, nella misura più ragionevole, dei problemi di queste persone sfortunate.

Questo è uno dei motivi per cui non sono fautore di un assetto statuale di stampo anglosassone: in Inghilterra e negli Stati Uniti è molto ridotto, da parte dello stato, l'impegno in fase di aiuto dei più deboli e di prevenzione del crimine partendo da un discorso generale di solidarietà. In quei posti lo stato interviene molto più decisamente quando bisogna reprimere la criminalità e il disordine, quasi ignorando le cause che fanno proliferare il malessere sociale.

La stucchevole questione sulle impronte digitali.
Se una azione che non danneggia altre persone nè fisicamente nè psicologicamente può servire a proteggerle, è una azione positiva.

Molti hanno commentato con orrore l'intenzione del governo di prendere le impronte digitali ai bambini nomadi.
Ci sono tanti bambini, tra i nomadi, venduti come degli schiavi, educati precocemente alla malavita, e allevati in situazioni di precarietà alimentare e sanitaria.

L'intento di prendere le impronte digitali ai bambini rom è appunto quella di combattere questi fenomeni, e viene attuata anche in altri paesi.
E' troppo comodo commentare indignati, e poi non proporre alternative per la risoluzione dei singoli problemi.

La schedatura delle impronte digitali non è un marchio di infamia, e non è il segno di Caino: sono uno strumento che è usato nelle attività più disparate della vita.In molti uffici all'avanguardia degli Stati Uniti si usano le impronte digitali come codice di accesso: in pratica, sostituiscono le
chiavi, e nessuno degli impiegati si sente maltrattato.

Adduco due esempi personali molto spiccioli: mi trovavo in un disco-pub in un paese straniero. Pago il biglietto, e il buttafuori mi prende un braccio e mi timbra il braccio. Lì per lì ho pensato: ma che metodi sono? mica sono una vacca. poi mi è stato spiagato che serviva a farmi reintrare nel caso avessi voluto prendere una boccata d'aria all'esterno, e non avrei dovuto pagare il biglietto. L'inchiostro è andato via con un po' d'acqua.

Secondo esempio: ho rinnovato la carta d'identità alcuni mesi fa. Il comune di Pescara ha attivato la tessera d'identità magnetica: pratica, comoda, bella anche da vedere, e può essere utilizzata anche per altri scopi.

Sulla carta d'identità c'è la mia impronta digitale: è normale, è un documento di riconoscimento, tutti dobbiamo essere riconoscibili davanti alle autorità.
Dov'è lo scandalo?

martedì 15 luglio 2008

Musica - Angelo Branduardi : menestrello dei nostri tempi


Angelo Branduardi è un nome che sta, degnamente, nell'olimpo del cantautorato italiano.
In Lui la preparazione strumentistica e la qualità dei testi formano quello stile inconfondibile, che si richiama al medioevo a a sonorità lontane.

Nato in provincia di Milano, a Cuggiono, ma poi trasferitosi da ragazzo a Genova, si fece conoscere verso la metà degli anni '70, specialmente con il disco "Confessioni di un malandrino" (1974).

Fu allora che iniziò il periodo magico della carriera di Branduardi, quello che ci ha regalato le canzoni più bellee quello, per lui, di maggior successo.
Incontro importante, per lui, fu quello con il produttore inglese Paul Buckmaster. Branduardi gli spedì una lettera, un po' ingenuamente, vista la sua giovanissima età, e quello che allora era un "mago" della musica dell'epoca rimase fortemente colpito dalla personalità espressa dalle parole del giovane cantautore. Dopo un periodo di apprendistato, Buckmaster fece uscire il suo primo disco ("Confessioni di un malandrino, appunto), che si rivelò subito un successo, grazie anche ad una accorta campagna di marketing e ad una produzione di qualità che affiancava ai cantautori valenti musicisti.

Da ricordare, che, dietro a capolavori come "Figli delle stelle" di Alan Sorrenti c'è anche lo zampino di Buckmaster, che fornì al cantante anglo-napoletano un gruppo di musicisti di grande rilievo.
Un altro incontro importante per Angelo Branduardi fu il suo incontro con il polistrumentista Maurizio Fabrizio.
Testi grandiosi, talvolta scritti di suo pugno, talvolta saccheggiati da poeti di fama internazionale, hanno contribuito ad abbellire melodie dal sapore arcaico che costituirono una vera novità all'epoca.

Branduardi divenne, verso la metà degli anni '70, una star di rilievo internazionale, che suonava anche negli stadi, come in una famosa rassegna a Parigi dove il buon Angelo si ritrovò di fronte a 400 000 persone.
Gli anni '80 e i decenni successivi sono ricchi di perle di sua composizione, ma non eguagliano la grandezza delle sue prime composizioni.

I pezzi forti, per il pubblico, rimangono canzoni come: La pulce d'acqua, Confessioni di un malandrino, "Cogli la prima mela", "Sotto il Tiglio", che utilizza i versi del tirolese Walter Von der Vogelweide o la bellissima "La serie dei numeri, che vi viene proposta su questo blog in alto a destra.

POLITICA - OSTRACISMO E GIUSTIZIA

Nell'Atene democratica di Clistene, che era appena uscita da un periodo di tirannide, si soleva scrivere su un coccio di terracotta , l' "ostrakon", (che inizialmente significava conchiglia),il nome di un cittadino che era sospettato di voler ristabilire la dittatura.
La sua innocenza veniva votata dall'assemblea dei cittadini con un quorum di presenze di almeno 6000 persone.
Il parlamento ateniese era un esempio di democrazia "diretta", ovvero il parlamento era composto dai cittadini stessi. Tutti i cittadini avevano diritto a votare e a partecipare all'assemblea, ma c'è da ricordare che essi erano poche decine di migliaia a fronte di un numero tre-quattro volte superiore di schiavi.
L'eliea, il parlamento di Atene, conteneva 30 000 persone.

L'Immunità parlamentare.
Il senso dell'immunità parlamentare, ai nostri giorni, ha un chiaro intento di evitare l'"ostrakon", ovvero che in base ad una semplice accusa, il mezzo giudiziario si trasformi in arma politica.
Sarebbe il caos se questa immunità non ci fosse, e la politica di uno stato si ridurrebbe ad una telenovela istituzionale in cui vince l'intrigo di palazzo.
L'immunità parlamentare può però essere revocata dal parlamento, e non basta a salvare il deputato o il senatore inquisito da ogni accusa.


Ampliamento del beneficio dell'immunità alle più alte cariche dello stato.
Il capo dello stato, almeno da quanto sanciva la costituzione iniziale, può essere messo sotto processo solo in caso di reati o fatti molto gravi: tra di questi vi sono quelli di "Attentato alla Costituzione" o di "Alto tradimento".
Il Centrodestra vorrebbe estendere l'intoccabilità del Presidente della Repubblica e quella del Presidente del Consiglio, oltre a quella dei presidenti di camera e senato.

Berlusconi e la Sinistra: dibattito sulla giustizia
Sono provvedimenti discussi, in luce del dibattito , ancora vivo, che c'è tra destra e sinistra, sui processi relativi a Silvio Belusconi.
Il centrodestra ribatte che una parte della magistratura si sarebbe spostata a sinistra, e per la verità, alcuni episodi degli ultimi anni, qualche sospetto in tal senso lo fanno venire.

Sono cose già note, è un dibattito che tutti, in Italia, conoscono.
Cosa c'è di nuovo dunque?
La novità è che Destra e Sinistra si stanno venendo incontro, stanno moderando i toni, ed uno dei motivi di questa distensione sta venendo fuori: i provvedimenti della magistratura non riguardano solo la destra, ma anche la sinistra, e quindi l'intera classe politica, che, trasversalmente, si sta riorganizzando.

Se prima qualcuno pensava che i giudici potessero essere d'aiuto per far fuori indirettamente il proprio avversario politico, adesso la classe dirigente ha paura.
Tangentopoli ha sollevato parzialmente il coperchio del malaffare italiano.
Da allora, è stato possibile rilevare , almeno rispetto all'epoca democristiana, un maggior intervento della magistratura ordinaria sull'azione politica.

La casta si difende
Ecco dunque che, destra e sinistra studiano il modo per difendersi dalla giustizia e rendersi immuni. Non ci sta pensando solo Berlusconi.
Le indagini che hanno colpito Sircana, o le intercettazioni telefoniche sul "Fassino tifoso" "Evvai, abbiamo una banca!" in merito alle vicende dell'Unipol, spingono anche la sinistra a correre alla controffensiva.

Lo abbiamo visto, in questi giorni, con l'arresto di Ottaviano Del Turco, presidente della giunta regionale abruzzese.
Si è espresso risentimento per il provvedimento della custodia cautelare in carcere, e si sono registrate esternazioni trasversali di solidarietà verso chi è finito sotto accusa.
Sembra, infatti, che alcuni ignorino il motivo della custodia cautelare, che è dovuta ai pericoli di fuga dell'inquisito, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. Senza nemmeno conoscere le motivazioni dell'arresto, molti politici sono pronti a difendere i loro colleghi per motivi di casta.

Cossiga, noto per le sue dichiarazioni colorite, avrebbe mandato un messaggio a Veltroni, in cui avrebbe dato la colpa dell'arresto di Del Turco a Berlusconi, e lo avrebbe esortato a collaborare per "mandare subito il presidente del consiglio in galera", perchè, sempre secondo Cossiga, "questo è solo l'inizio".

lunedì 14 luglio 2008

Notizie Abruzzo- Arrestato Ottaviano Del Turco



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Ottaviano Del Turco è stato arrestato stamattina dalla Guardia di Finanza insieme ad altre persone per associazione a delinquere, corruzione e concussione per gestione privata della sanità.
Tra gli arrestati figurano Lamberto Quarta, Camillo Cesarone, Antonio Boschetti,Gianluca Zelli, Luigi Conga. Si trovano agli arresti domiciliari invece Bernardo Mazzocca, Angelo Bucciarelli, Giancarlo Masciarelli, Vito Domenici e Francesco Di Stanislao (che ha divieto di dimora a Pescara).
Operazioni di polizia simili sono state attuate nelle marche e nel Lazio.

Nel 1992 l'intera giunta regionale abruzzese fu arrestata per questioni a fondi provenienti dall'Unione Europea.


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mercoledì 2 luglio 2008

Decentralizzare

Le metropoli non servono a niente: sono dei mostri di cemento in cui è difficile controllare il territorio, l'inquinamento raggiunge livelli inaccettabili e la qualità della vita e abitativa si abbassa di molto.

Si possono avere Roma, Napoli, Palermo, Milano, Genova, Torino con tutti i loro pregi e i loro servizi anche con una popolazione nettamente inferiore.

Bisogna decentrare alcune attività politiche ed economiche, e lo si può fare evitando che i grandi centri subiscano contraccolpi.

Immaginatevi Roma come una città gingillo, in cui l'aria diventa respirabile, il verde aumenta, il caos si riduce, ma aumentano ancora di più il turismo, i raduni di vario genere, gli eventi, grazie ad una riqualificazione urbana ed ambientale.

La città dove si vive bene è quella medio-piccola, dove la vita è a misura d'uomo, il territorio è più controllabile, le strade vengono più facilmente messe a nuovo, i problemi non sfuggono ai governanti.

Immaginate che beneficio nella lotta alla criminalità vi potrebbe essere in una Palermo, una Napoli o una Roma meno caotiche e ripensate razionalmente nell'assetto urbano.
Parlo, ovviamente, di possibili miglioramenti, non certo di una panacea di tutti i mali.