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giovedì 26 maggio 2022

Almeno 16 giornalisti uccisi dal 1995 ad oggi in Ucraina. Omicidi e aggressioni impunite.

Nella foto: il giornalista di origine Georgiana Georgyi Gongadze


Sono passati più di due mesi dal mio ultimo articolo, che verteva sul conflitto Russo Ucraino. Confesso che non avendo mai viaggiato in tali posti ed essendomi occupato di altro, la mia conoscenza in merito era piuttosto limitata.

Dopo essermi documentato in maniera più approfondita, posso dire di essere giunto ad un grado di consapevolezza maggiore, pur senza ovviamente pretendere di vendere verità a buon mercato ad alcunchè.

In questo pezzo mi soffermerò solo sull'argomento: giornalisti di opposizione uccisi.

Apparentemente non c'entra col conflitto in corso, ma se seguirete i prossimi interventi, vedrete che il puzzle si comporrà.

Tempo fa mi sono confrontato con una giornalista di "La Stampa", quotidiano nazionale di Torino, parte del gruppo editoriale Gedi/L'Espresso, storicamente riconducibile alla famiglia Agnelli.

Ci siamo trovati abbastanza d'accordo su tanti punti e tale Paola Ottaviani mi riconosceva nel frattempo lo status di "collega", con doveroso rispetto.

Quando alla fine del dibattito abbiamo avuto una diversità pacata di vedute, ecco gli appellativi della suddetta nei miei confronti: "Ma dove lo avete preso questo? E' un propalatore di fake news".

Il motivo del contendere è che io ritengo che bisogna informarsi del punto di vista dei Russi anche, al fine di farsi una idea più completa.

La Ottaviani invece ritiene che si debba dare credito solo alla stampa che racconta le cose in una certa maniera, tappando la bocca a quelli che lei definisce "Troll di Putin".

Una domanda allora mi è sorta: chi è giudice e arbitro della verità, chi decide cosa sia vero e cosa sia menzogna? 

E soprattutto: se si è così sicuri di avere ragione, perchè temere che gli altri esprimano un parere opposto?

"I fatti si incaricheranno di definirli spergiuri", come avrebbe detto Bettino Craxi.

In Russia uccidono i giornalisti, dice la Ottaviani. Vero, ci sono stati dei casi di giornalisti uccisi e scomodi al potere.

In Ucraina invece, proprio quella Ucraina che vuole avvicinarsi all'Europa e all'occidente, la patria del patriota Zelensky, che a sua volta "eroicamente" veste  la magliettina verde militare nel bunker, non ha visto uccidere decine di giornalisti negli ultimi decenni?

Andiamo ad approfondire un po'. 

Un articolo di David Kirichenko, giornalista del Kiev Post, riporta di 18 giornalisti tra gli uccisi, imprigionati o scomparsi dal 1992.


https://euobserver.com/opinion/153115

Un articolo di End Impunity ci va più pesante e parla di 16 giornalisti solo tra quelli uccisi, dal 1995: 

https://www.ifj.org/media-centre/news/detail/category/end-impunity-2019/article/endimpunity-ukraine.html

Ci sono casi ben noti in Ucraina. Quello di Georgiy Gongadze, fondatore del giornale di opposizione al governo Kucma, Ukrayinska Pravda.

Denunciò di essere pedinato da esponenti della polizia segreta, proprio nel periodo di pubblicazione di una lettera da parte 80 giornalisti Ucraini che denunciavano l'impunità per le violenze subite dai colleghi. 

Fu trovato morto in un bosco non lontano da Kiev il 3 Novembre del 2000, decapitato e sfigurato perchè cosparso di diossina liquida.

Come in tutti i casi analoghi, la giustizia non individuò i colpevoli.

Pavel Sharamet (trascrizione libera dal cirillico) saltò in aria con la sua auto a Kiev il 20 luglio del 2016. Il corsivista e presentatore televisivo era critico sia nei confronti di Putin, sia di Lukashenko, nonchè dello stesso presidente Ucraino Petro Poroshenko.

Le indagini e i processi tenutisi portarono, ancora una volta, a un nulla di fatto.

Il fotografo Andy Rocchelli, che ha documentato il conflitto in Donbass, si trovava insieme ad Andrej Mironov, giornalista e traduttore al suo seguito, ad Andreevka, nel distretto di Slovjansk.

I due furono fatti oggetto nei pressi di un binario morto di colpi di armi leggere ed uno di mortaio provenienti dal lato dell'esercito Ucraino. 

In parole povere, una sorta di cannonata fece saltare in aria il loro veicolo

Il comandante Markiv era in carica nella zona. Siccome aveva legami col nostro paese, fu arrestato in uno dei suoi viaggi in Italia.

Fu condannato in primo grado. La Corte di Assise di Appello di Milano invece, nell'assolverlo per vizi procedurali e per insufficienza di prove, confermò allo stesso tempo che da quanto accertato, gli spari erano avvenuti da parte Ucraina e non dagli indipendentisti.

Il sito filogovernativo Myrovorets (Il Pacificatore)  che da anni pubblica liste di "nemici del popolo" Ucraino con nomi, cognomi , recapiti telefonici indirizzi, ha messo una scritta sulla sua foto "Liquidato".

Va menzionato che in tali schedari pubblici figurano decine di reporter di guerra e membri della stampa di numerosi paesi. La loro "colpa" è di non avere narrato la guerra nel Donbass come piace ai piani alti di Kiev.

In questi tristi elenchi della morte erano inseriti anche i giornalisti Kalashnikov e Buzina, eliminati pochi giorni dopo la pubblicazione dei loro dati personali.

Oles Buzina era noto per aver condotto in tv programmi di storia. Si era, diversi anni prima, candidato per un partito filorusso, senza grandi risultati. I Russi e i russofoni sono una minoranza molto consistente in Ucraina.

Non è tutto: sono molti i giornalisti sopravvissuti, ma ridotti a malpartito o in fin di vita. 

In Ucraina decine di testate sono state chiuse perchè invise ai governi post-maidan (quelli, per intenderci, filoamericani ed europei seguiti alle dimissioni di Yanukovich e in carica ultimi anni). 

Ebbene sì, il beatificato e apparentemente innocuo ex comico Zelensky ha chiuso decine di media e ha tra l'altro fatto licenziare migliaia di funzionari assunti prima di euromaidan

Ci ritorneremo su con articoli a parte.

L'Ucraina è tutt'altro che un paese dove regna la democrazia. Il dissenso non è tollerato. Gli stessi gangli del potere si fanno la guerra contro l'uno con l'altro. L'Ex presidente Petro Poroshenko è stato messo sotto accusa dai suoi successori e solo recentemente scagionato.

L'economia è in mano a poche decine di oligarchi che si spartiscono la torta. I filonazisti combattenti di Pravj Sektor, assoldati da Kiev, minacciarono qualche anno fa che avrebbero marciato verso la capitale se non avessero ricevuto maggior supporto militare.

Menzione merita anche il negoziatore Denis Kireev, imprenditore vicino agli ambienti pro-Yanukovich e filorussi ma inspiegabilmente accettato tra i negoziatori ucraini dopo l'offensiva russa.

E' stato ritrovato ucciso di fronte al tribunale di Kiev, una zona dove i Russi non sono mai giunti. La vicenda non è chiara. Alcune voci giornalistiche hanno parlato di un suo "tradimento", mentre ambienti governativi, tramite Twitter, lo avrebbero definito un eroe.

L'affresco disegnato poc'anzi sul panorama Ucraino è un primo squarcio sullo stato di salute della democrazia del paese di Bulgakov, di Nijinski e di Gogol. 

Esso toglie il velo alla mistificazione in atto da parte dei media occidentali di dare un "volto umano" all'apparato di potere di Kiev. 

Si tratta di una lobby tutt'altro che rassicurante, democratica e pacifica in cui prevaricazione, monopoli, corruzione, disparità sociali, rapporti con le mafie e con frange estremiste armate segnano il tratto identitario di chi muove i fili. 

domenica 20 marzo 2022

Brevi e umili considerazioni sul conflitto Russo-Ucraino

Dopo circa venticinque giorni di conflitto, assorbito lo sviluppo degli eventi e delle informazioni ricevute, vengo con la tranquillità consona ad un tale argomento a rappresentarvi la mia umile opinione.

Putin avrebbe potuto vantare qualche ragione e rivendicazione, in uno scacchiere internazionale complesso che ancora oggi si regge su contrappesi tra le varie potenze. 

Trovarsi i missili americani puntati a poche centinaia di chilometri da Mosca sarebbe stato uno scacco insopportabile da digerire e un pericolo troppo grande. Tuttavia esso era ancora lontano dal concretizzarsi e poteva essere scongiurato con la diplomazia e con tecniche di deterrenza

Vladimir Putin ha deciso di aggredire deliberatamente un paese indipendente e internazionalmente riconosciuto, che stava bussando alle porte dell'Europa e del mondo occidentale.

L'errore tattico è stato enorme e si ritorcerà sia contro i Russi che contro l'ego e il potere del superuomo con manie di grandezza da Zar seicentesco.

Le sanzioni economiche si faranno sentire con grande veemenza, trascinando il paese nella povertà. Gli amici saranno quelli poco raccomandabili: perlopiù altre dittature come Cina, Corea del Nord e parzialmente la Turchia nonchè altre realtà ondivaghe e travagliate.

Gli effetti dei ponti tagliati con la potenza eurasiatica si faranno sentire anche da noi.

Ci saranno anche effetti positivi:  l'Europa sta trovando l'occasione per pensare ad una unità militare che difenda i confini efficientemente e nazioni come l'Italia hanno finalmente iniziato a riflettere su un piano di semi autosufficienza economica a lungo termine.

I milioni di profughi Ucraini, oltre alle svariate migliaia di Russi stessi che sono fuggiti altrove, non saranno una questione di facile gestione. Gli effetti di questa guerra dureranno per molti anni.

I ponti che si stavano aprendo tra l'Eurasia e il mondo occidentale sono di nuovo incendiati. I popoli si allontanano.

Putin avrebbe dovuto usare l'astuzia e la tattica che si era notata nella questione Crimea, per fare il proprio interesse. Da questa storia uscirà più debole.

Avremmo potuto dare delle lezioni ai Russi in termini di democrazia, ma qualche treno si è perso. La decisione di escludere i Russi dai social media, le lezioni su Dovstoeski cancellate, il direttore di orchestra defenestrato nonostante la sua dichiarazione contro la guerra, i media russi oscurati in Italia non sono un bel segnale.

Dovremmo sforzarci di comprendere la controparte. Ci aiuterebbe a superare i conflitti. Probabilmente rafforzerebbe le nostre ragioni perfino. Usare la censura e metodi Maccartisti, ovvero misure tipiche delle dittature, per combattere una regime autoritario opposto, è un controsenso che mostra alcuni limiti delle nostre classi dirigenti odierne.

lunedì 17 gennaio 2022

Il filo rosso che unisce Ciao 2021 a Drive In, Quelli della Notte e Indietro tutta

Lo show di Ivan Urgant spopola in Russia e in Italia, avvicinando i due paesi



Dico la veritá: Ciao 2021 per me, come per altri, è stato una ventata di aria fresca, in un periodo storico di atmosfera avvelenata per noi Itraliani.

Queste persone così lontane, che non parlano realmente la nostra lingua ma lo fanno solo recitando e imparando le battute a memoria, ci hanno portato il sorriso.


Lo hanno fatto in maniera chiassosa, sui percorsi di una comicitá leggermente demenziale, ma hanno fatto centro. Soprattutto hanno fatto breccia nei nostri cuori.

Ci hanno riportato indietro agli anni '80, che per noi Italiani erano tempi di spensieratezza e di benessere. Ci hanno fatto ascoltare le loro melodie orecchiabili, che sono già dei successi in Russia, traducendoli nella nostra lingua.

Ivan Urgant è stato insignito della Stella d'Italia, che viene conferita dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministero degli Esteri, grazie alla precedente edizione, Ciao 2020.

In queste due edizioni si vede il conduttore con tanto di parrucchino e occhiali retrò che si produce in divertenti scenette e allusioni talora al presente e al passato della realtà Russa, talora a quella Italiana.

Tra una gag e l'altra scendono la scalinata, in una stravolta versione del Festival di Sanremo, cantanti pop contornati da ballerini col pubblico in visibilio.

Come in "Quelli della Notte" e "Indietro Tutta" non c'è distinzione tra attori e spettatori in sala. Tutti partecipano alla festa cantando e ballando.

E invero la leggerezza e la spontaneità degli artisti russi, che per l'occasione hanno italianizzato il proprio nome, ricorda proprio i fortunati shows di Arbore, Frassica e compagnia festosa al seguito.

Anche in Indietro tutta, per esempio, campeggiava una miss con tanto di fascia al petto.

Il montaggio incalzante, invece, senza tempi morti e la presenza di qualche maggiorata ammiccante ricordano invece più "Drive In".

Il bello è che un programma sbarazzino e folle del genere, che costringe i Russi ad ascoltare in Italiano e a leggere i sottotitoli nella loro lingua, è andato in onda in un orario di grande affluenza sulla prima rete del network di stato per ben due anni di fila.

Sulla rete milioni di persone, di entrambe le provenienze, hanno acclamato l'evento. C'è grande entusiasmo dietro questa realizzazione. In effetti Giovanni Urganti-Ivan Urgant, con la sua allegra congrega dei vari Valerio Leonci, La Soldinetta, Giovanni Demetrio, Manigi, Massimo Galcini e via dicendo hanno avvicinato i due popoli più di tante relazioni diplomatiche.

In un certo senso i Russi sono riusciti a fare ciò che noi abbiamo fatto trent'anni fa: una parodia delle nostre usanze e costumi.


I nostri Midnight Moscow,  fecero proprio questo con  la loro Tavarisch Gorbaciov, Dasvidanja. 

Dietro quella operazione vi fu il noto e sempre bravo cantautore Andrea Mingardi e il tastierista Maurizio Tirelli. Il tenore era l'eccellente Romano Emili.


 


In questo fantastico pezzo e soprattutto nel videoclip, si riproduceva una riunione del Politburo, con una elencazione demenziale e "nonsense" di una serie di stereotipi, incluso il triplice bacio in bocca socialista tra uomini.

Proprio in tema di baci, in Ciao 2021 c'è una gag sui saluti Italiani, con uomini e donne che si salutano con due baci di rito sulle guance, facendo però passare in sovraimpressione la scritta scaccia-lockdown: "Attenzione! Tutti quelli che si baciano sono parenti stretti".

In più, i Russi ci hanno fatto conoscere i loro cantanti e i telenauti più esperti sono andati sicuramente a spulciare sui motori di ricerca per rintracciare i loro veri nomi e le loro canzoni originali.

Una volta eravamo noi ad esportare Pupo, Al Bano e Romina, Riccardo Fogli, Umberto Tozzi, et cetera.

Ora invece scopriamo che La Soldinetta in realtà si chiama Monetochka e ha già prodotto pezzi interessanti con arrangiamenti techno-soft.

Io personalmente ho scoperto che Ivan Dmitrienko, nel riarrangiare la sua Venus-Jupiter, l'ha trasformata in una Venere + Urano con una musicalità meno monotona, aggiungendo inoltre una parte fischiata alla fine molto carina. Insomma, in onore dell'Italia ha rivisitato e abbellito la sua canzone,  sfoggiando un look ironico a metà tra Mac Gyver e Tom Selleck.

 E' un travestimento forse non Italiano ma divertente, che maschera la sua tenera età di soli sedici anni.

Una menzione speciale la merita anche Allegra Michele, simpaticissima e solare, che nella vita reale si chiama Alla Mikheeva ed ha un look molto più acqua e sapone, coi capelli lisci e sprovvista della generosa scollatura del programma di fine anno che si è rivelata finta.

Permettetemi una nota finale: costoro mi hanno fatto dimenticare il triste presente e mi hanno trasportato in altre latitudini. Mi hanno fatto salutare il nuovo anno con un po' di ottimismo.

Devo dirla tutta: preferisco passare il 31 dicembre con loro che con il discorso istituzionale di Mattarella e i nostri presentatori ingessati e senza fantasia.

domenica 2 gennaio 2022

Un modello di città verde? Date una occhiata all'Ungheria di Orban!


Pur con i dovuti "distinguo" e tra alti e bassi, la capitale Magiara è in grande evoluzione, anche nella gestione ambientale.

I media italiani continuano a parlare e a scrivere di un paese che non esiste, o quantomeno vive solo nella loro testa, quando parlano di Ungheria. E' evidente che non ci sono mai stati.

Il paese dove vivo per parte dell'anno da ormai molto tempo è una terra in forte crescita economica. La capitale Budapest si rimette a nuovo. Per ogni palazzo c'è un nuovo vestito, come accade ad una bella donna che lo merita.

Qui non si alzano le tasse a dismisura, si lasciano giungere gli investimenti, non c'è la voglia di farsi mettere i piedi in testa da enti sovranazionali che sono "per pochi, ma non per tutti".

Budapest e anche altre città Ungheresi conservano l'ottima rete di trasporti pubblici derivante dai tempi che furono del collettivismo. Poi però li hanno implementati. 

Trasporto pubblico e differenziata funzionano, il verde pubblico abbonda.


Budapest ha quattro linee di metro, l'ultima risale al 2014. Ha i treni automatici, vai al posto del guidatore e vedi che non c'è nessuno.

Ci sono filobus, autobus e tram anche nelle stradine laterali rispetto alle grandi arterie. Questo riduce la presenza dei veicoli privati. Il traffico scorre sempre. Non è mai di quelli in cui avanzi cinque metri, poi ti fermi. Certo, le ore di punta ci sono, ma nessuno rimane imbottigliato nel traffico per ore.

Il biglietto mensile per tutti i mezzi pubblici urbani (metro, tram, filobus, autobus, treni di superficie, battelli sul Danubio) è di 25-26 euro circa.

La raccolta differenziata viene effettuata, la gente è partecipe. 

A Budapest non è difficile trovare colonnine per i veicoli elettrici.  Ci sono molti servizi di condivisione auto, bici, scooter. Girano un bel po' di auto elettriche.

Molte piazze hanno la parte centrale adibita a parco pubblico con le giostre.

I parchi veri e propri d'altro canto sono numerosi e spesso di grandi dimensioni.

Prati e alberi sono in genere ben curati. In numerosi quartieri periferici, perfino, l'ambiente è ingentilito dalla presenza del verde, di cui gli addetti municipali si occupano con una certa puntualità.

C'è da dire che la amministrazione comunale degli anni precedenti ha piantato numerose migliaia di nuove piante in città


Non è tutto rose e fiori.

Abbondano le piste ciclabili, anche se, come altrove, il comportamento dei ciclisti induce ad istinti omicidi.

Ovviamente non è tutto rose e fiori. Ci sono strade sporche, soprattutto per via di quello che lasciano i numerosi senzatetto. Ci sono ancora tante macchine con motore a gas, vecchie e dalle emissioni impattanti. 

Il senso civico della collettività locale non è sempre irreprensibile.

In definitiva, però, una realtà come Budapest surclassa altre città più sponsorizzate a pubblicizzate.

Piccoli esempi come una valida rete di trasporto pubblico, una buona raccolta differenziata, la implementazione e la cura del verde pubblico servono molto di più di tante conferenze altisonanti che non hanno portato finora a nulla.

II maestri del terrore vi augurano buon anno nuovo


Ormai da numerosi anni non seguo il discorso di fine anno del Primo Idiota. Dopo aver fatto il garante della svendita del nostro paese, cosa ha da dirci, questo uomo inconsistente e pallido?

Impalpabile è stata la sua carriera politica, senza sussulti, senza una utilità tangibile. E quand'anche le parole fossero belle contano i fatti. E i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Solo chi non vuole vedere non vede.

Ogni giorno chi ci comanda ci dice bugie, contraddicendosi dopo pochi giorni. "La situazione è grave ma non seria", diceva Ennio Flaiano.

Non mi spenderò più a confutare il nonsense mostrato da chi ci vuole terrorizzare costantemente. Un nuovo capitolo si apre. In tanti si sono risvegliati dal torpore.

La prossima ad aprirsi è l'epoca della positività e della consapevolezza. Per la rabbia di chi ci vuole vuoti e inconsistenti come lui o lei, ci abbracceremo, coltiveremo i rapporti umani, faremo l'amore anche in maniera occasionale. Ci godremo la vita. Penseremo positivamente. Proporremo punti di vista nuovi.

Ci renderemo la vita più semplice. Perdoneremo qualche piccola parola fuori posto ricevuta. Ci focalizzeremo sulle cose belle avvenute durante la giornata e ci scorderemo di qualche sbavatura.

Non ci scorderemo che il presente e il futuro sono nelle nostre mani e non ci faremo abbattere dai menagrami.

Guardate le persone in vista ora. Ci sono quelli che hanno il potere in mano, tristi, che non propongono un futuro ma solo una discesa agli inferi. Poi ci sono i loro collaborazionisti, che per convenienza seguono la scia del più forte. Del resto sono senza alcun talento e questa è l'unica strada per loro.

Spegnete la televisione, non comperate i loro giornali. E' la loro immondizia, senza i sussidi statali avrebbero già cambiato lavoro. Possiamo fare qualcosa di buono, ognuno nel proprio piccolo. 

Se volete essere felici, siatelo ora. "Chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza" 

Il blog di Andrea Russo: 14 anni con voi. il viaggio e la magia di condividere pensieri e contenuti con voi lettori continuano

Questo blog compie 14 anni. Sembra ieri quando il 31 dicembre 2007 espressi l'esigenza di dare inchiostro virtuale ai miei pensieri. Era il periodo in cui iniziavo a contribuire come giornalista in maniera più costante e sistematica. Tanti progressi sono stati fatti, tante sono state le fasi. 

Ho imparato a creare nuovi siti web, a modellare questo blog anche graficamente. Ho imparato le tecniche di posizionamento Seo. Ho preso confidenza con le fonti in rete. Ho dato il mio contributo. Questo blog mi rappresenta. Come i lettori più attenti hanno potuto notare, i miei interessi sono vasti. 

La mia ambizione era dare qualche spunto di riflessione agli altri e ci sono riuscito. A differenza di altri, non ho la presunzione di dire agli altri cosa devono pensare o di avere in tasca verità che non ho.

Sono però contento che questa opera multimediale esista. E' un po' una bottiglia nell'oceano che ogni tanto qualcuno intercetta nelle sue ricerche online.

Viviamo in un periodo di oscurantismo, in cui comandano persone tristi e malate. Il mio obiettivo nei prossimi tempi sarà di dare qualche volta un tocco di magia e di evasione a chi mi legge. E' quello che provo io a volte quando scrivo. Dobbiamo immaginare la realtà del nostro paese non per come è, ma per come potrebbe essere.

Siamo stati il paese della creatività, della fantasia e della gioia. Torneremo presto ad esserlo.