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domenica 16 marzo 2025

Zelensky e la sua presa di coscienza




La mancanza di buonsenso ha reso il popolo Ucraino un agnello sacrificale

Con l'ingresso in carica di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti la guerra in Ucraina ha subito una drastica sterzata e si è iniziato a parlare di pace. 

Il fatto stesso che con il cambio della leadership alla Casa Bianca gli esiti di un conflitto tra due nazioni Slave situate dall'altra parte del mondo possano cambiare, dimostra, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che tale confronto armato non era altro che una guerra per procura;  

in tale ambito un intero paese e un intero popolo sono stati sacrificati sull'altare degli interessi Americani. 

Mi trovo altresì quasi del tutto d'accordo con Trump e con la sua visione di tale guerra, che poteva essere evitata e che è stata frutto in buona parte delle scelte sbagliate dell'amministrazione Biden.

Se l'incontro nella Sala Ovale tra il presidente Ucraino Zelensky, Trump e il suo vicepresidente Vance si fosse svolto a porte chiuse e non davanti alla stampa, avrei concordato in toto con quanto espresso in maniera cruda e diretta dai due leaders Americani. 

Trump sbaglia i modi ma ha ragione nei contenuti. Zelensky "core ingrato"




A Washington si sono confrontate tre persone dall'atteggiamento arrogante, con la differenza che due di loro se lo potevano permettere, mentre la terza, ovvero Zelensky, no. 

É vero: si doveva evitare una sceneggiata del genere di fronte al mondo intero. Riguardo al "cessate il fuoco" Trump e Zelensky avrebbero dovuto accordarsi prima;

in mancanza di una decisione comune dovevano scegliere di incentrare la conferenza stampa solo sull'accordo minerario, glissando coi giornalisti e rimandando il discorso "pace e armistizio". 

É anche vero che Trump non doveva maltrattare il Premier Ucraino in quella maniera, giacchè egli rappresenta un popolo intero già sofferente. 

Al netto di queste due premesse, però, Trump e Vance nella sostanza hanno ragione: Zelensky raramente ha detto grazie per l'aiuto ricevuto;

ha addirittura accusato l'intero occidente, quando già esso lo supportava generosamente, "di non avere il coraggio dei suoi uomini sul campo di battaglia". 


Ha attaccato il Premier Ungherese Orban per non avergli fornito le armi, quando quest'ultimo ha accolto nel suo Paese centinaia di migliaia di Ucraini.



Zelensky pensa di poter dettare le regole della pace, ma in guerra tali condizioni le detta sostanzialmente una parte sola: il vincitore. Il vincitore è la Russia. Zelensky avrebbe potuto evitare il conflitto facilmente ritirando la candidatura Ucraina per la Nato.

Aderire alla Nato avrebbe generato nuove basi alle porte della Federazione Russa, che si sarebbe sentita minacciata.

L'Ucraina avrebbe potuto in altro modo garantirsi da potenziali aggressioni Russe tramite dei semplici trattati internazionali di soccorso mutuo o unilaterale, senza la installazione di basi.

Ora dovrà riconoscere l'appartenenza alla Russia del Donbass e della Crimea almeno, dopo aver perso centinaia di migliaia di vite umane, con villaggi e città devastate. 

Zelensky e il principio di realtà

Il Presidente Ucraino sembra non rendersi conto della realtà. Crede forse veramente di aver fatto combattere i suoi ragazzi per difendere l'intero occidente. 

Dal canto loro l'ex presidente degli Stati Uniti Biden e tutti i suoi stati vassalli hanno contribuito a farglielo credere, accettando di buon grado le sue prediche, le sue critiche e applaudendolo nei parlamenti (manco fosse Garibaldi). 

Zelensky forse sta iniziando a capire, ma non ne sono troppo sicuro, che ogni aiuto non è gratis. I paesi Europei non sono anime belle. La sua Ucraina avrebbe molta più autonomia e indipendenza se avesse evitato la guerra. 

Gli affaristi occidentali sono pronti a spartirsi il Paese e faranno investimenti con le tasse pagate dai propri concittadini delle classi medie.

L'Ucraina è già svenduta: agli Americani, agli Europei e infine ai Russi, che si sono presi quanto volevano con la forza. 

Eppure quel proverbio: 

"Guardati dai nemici, ma soprattutto dagli amici" è vecchio come il mondo. 

Se questo detto nella vita comune, tra persone comuni e civili è solo in parte calzante, in ambito politico lo è del tutto.


venerdì 8 novembre 2024

Ne riparliamo a Budapest - Puntata nr. 3. Zelensky e Orban fanno pace

Fino a un anno fa  Zelensky era uno strenuo censore di Orban, reo di non inviargli armi (anche se ha ospitato centinaia di migliaia di rifugiati Ucraini. Negli ultimi mesi i due hanno incominciato a parlarsi, in occasione di vari summit internazionali. 

Orban è sempre stato un solido alleato di Trump e precorrendo i tempi gli ha preparato il terreno: con il suo placet si è recato da a Kiev dallo stesso Zelenky, a Mosca da Putin e perfino in Cina da Xi Jin Ping.

Si è esposto ben prima delle elezioni Usa a favore di Trump, mentre i leaders europei obbedivano ai dettami di Biden, per poi esprimere grande entusiasmo per il tycoon Newyorchese all'indomani della sua vittoria alle elezioni.

Ieri nel meeting della Ue, col semestre a presidenza Ungherese ancora in corso, Zelensky e Orban si sono parlati.

Pur trovandosi in disaccordo su alcuni punti, è chiaro che Zelensky dovrà avere il suo omologo Magiaro come interlocutore diplomatico al fine di concordare la fine della guerra con la Russia.




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martedì 1 novembre 2022

Come si è permesso Berlusconi di dire quello che pensa?


"Sapete come è avvenuta la cosa della Russia? Russia e Ucraina stipulano un accordo di pace, gli Ucraini violano gli accordi e si arriva a 6-7000 morti. Arriva Zelensky, triplica gli attacchi e si arriva a 16000 morti. I delegati delle due Repubbliche vanno a Mosca, parlano con le radio, le televisioni, riescono a farsi ricevere da Putin e gli chiedono di difenderli. Putin è riluttante, poi si decide...(..) incontra una inaspettata resistenza con gli Ucraini che ricevono miliardi di armi dall'Occidente. Sul presidente Zelensky meglio che io non mi esprima (applausi dei politici presenti). Se avesse voluto trattare non si sarebbe giunti alla situazione presente".

Questo è un estratto dell'audio di un discorso pronunciato circa due settimane fa dal noto politco e imprenditore Silvio Berlusconi, che ha fatto iul giro del mondo.

Reazioni immediate sono partite dalla stessa Presidente del Consiglio e alleata Giorgia Meloni e dalle opposizioni. Pochi giorni fa Berlusconi ha ribadito una versione simile in una intervista propedeutica al libro di Bruno Vespa.

Benché i media italiani vogliano far suonare quello che Berlusconi ha detto come una eresia, tali parole, anche secondo alcuni sondaggi, sono lo specchio di quello che pensa la maggioranza del paese con sfumature varie e distinguo del caso.

Premetto che io sono solidale con il popolo Ucraino e spero nella loro salvezza e integritá nazionale, così come la auguro alla povera popolazione del Donbass e di tutte le vittime di guerra della megalomania dei politici.

Tuttavia, non si capisce perché dobbiamo essere a tutti i costi nemici della Russia quando in questo conflitto non ci sono buoni e cattivi, i governi Ucraini recenti non hanno fatto nulla per evitare la guerra, l'Ucraina non é una nazione democratica ed é in mano ad un gruppo di estremisti filonazisti che hanno soppresso media e partiti di opposizione fino a mettere la firma sull'omicidio di chi dissentiva.

Gli idrocarburi che importiamo in buona parte provengono da entitá non democratiche e altrettanto criminali, l'Europa non é sotto attacco, non lo sono i nostri valori né tantomeno l'Ucraina rappresenta i nostri valori occidentali (che sono anch'essi pieni di sfumature).

Avrei gradito una dichiarazione del genere da nuovo governo: "Siamo disponibili ad aiutare l'economia Ucraina durante la ricostruzione, abbiamo accolto e accoglieremo i profughi, ma al contempo, a guerra finita, chiederemo fatti e prove al governo Ucraino del ripristino delle garanzie e dei valori democratici all'interno del paese".