Avvertenza

È consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
È pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest

Visualizzazione post con etichetta Russia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Russia. Mostra tutti i post

martedì 3 giugno 2025

Atto terroristico distrugge un ponte a Bryansk (Russia): 7 morti e 104 feriti.



I media Italiani stanno coprendo poco questa notizia, ma nella giornata del 1 Giugno vi sono stati attacchi coordinati Ucrainisu vari obiettivi strategici.

Uno di questi è stato il ponte di Bryansk, collassato per alcune esplosioni.

La fonte di tali deflagrazioni dovrebbero essere dei droni e le autorità Russe sembrano a non avere dubbi sull'addossare la responsabilità dell'attacco agli Ucraini e ai loro accoliti.

Al momento si contano 7 morti e 104 feriti, di cui tre gravi.

Altri atttacchi con i droni si sono verificati nelle regioni di Murmansk, Irkutsk, Ivanovo, Ryazan e Amur ai danni di basi dell'aviazione, procurando danni per sette miliardi di dollari. Si tratta di una operazione militare di notevole successo, non in grado di cambiare le sorti del conflitto in corso ma che di sicuro crea problemi al nemico. Risulta difficile rispondere agli attacchi dei piccoli velivoli telecomandati, che con un costo di 1000 1500 euro ciascuno possono mettere fuori uso aerei e carri armati che valgono milioni.

domenica 16 marzo 2025

Zelensky e la sua presa di coscienza




La mancanza di buonsenso ha reso il popolo Ucraino un agnello sacrificale

Con l'ingresso in carica di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti la guerra in Ucraina ha subito una drastica sterzata e si è iniziato a parlare di pace. 

Il fatto stesso che con il cambio della leadership alla Casa Bianca gli esiti di un conflitto tra due nazioni Slave situate dall'altra parte del mondo possano cambiare, dimostra, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che tale confronto armato non era altro che una guerra per procura;  

in tale ambito un intero paese e un intero popolo sono stati sacrificati sull'altare degli interessi Americani. 

Mi trovo altresì quasi del tutto d'accordo con Trump e con la sua visione di tale guerra, che poteva essere evitata e che è stata frutto in buona parte delle scelte sbagliate dell'amministrazione Biden.

Se l'incontro nella Sala Ovale tra il presidente Ucraino Zelensky, Trump e il suo vicepresidente Vance si fosse svolto a porte chiuse e non davanti alla stampa, avrei concordato in toto con quanto espresso in maniera cruda e diretta dai due leaders Americani. 

Trump sbaglia i modi ma ha ragione nei contenuti. Zelensky "core ingrato"




A Washington si sono confrontate tre persone dall'atteggiamento arrogante, con la differenza che due di loro se lo potevano permettere, mentre la terza, ovvero Zelensky, no. 

É vero: si doveva evitare una sceneggiata del genere di fronte al mondo intero. Riguardo al "cessate il fuoco" Trump e Zelensky avrebbero dovuto accordarsi prima;

in mancanza di una decisione comune dovevano scegliere di incentrare la conferenza stampa solo sull'accordo minerario, glissando coi giornalisti e rimandando il discorso "pace e armistizio". 

É anche vero che Trump non doveva maltrattare il Premier Ucraino in quella maniera, giacchè egli rappresenta un popolo intero già sofferente. 

Al netto di queste due premesse, però, Trump e Vance nella sostanza hanno ragione: Zelensky raramente ha detto grazie per l'aiuto ricevuto;

ha addirittura accusato l'intero occidente, quando già esso lo supportava generosamente, "di non avere il coraggio dei suoi uomini sul campo di battaglia". 


Ha attaccato il Premier Ungherese Orban per non avergli fornito le armi, quando quest'ultimo ha accolto nel suo Paese centinaia di migliaia di Ucraini.



Zelensky pensa di poter dettare le regole della pace, ma in guerra tali condizioni le detta sostanzialmente una parte sola: il vincitore. Il vincitore è la Russia. Zelensky avrebbe potuto evitare il conflitto facilmente ritirando la candidatura Ucraina per la Nato.

Aderire alla Nato avrebbe generato nuove basi alle porte della Federazione Russa, che si sarebbe sentita minacciata.

L'Ucraina avrebbe potuto in altro modo garantirsi da potenziali aggressioni Russe tramite dei semplici trattati internazionali di soccorso mutuo o unilaterale, senza la installazione di basi.

Ora dovrà riconoscere l'appartenenza alla Russia del Donbass e della Crimea almeno, dopo aver perso centinaia di migliaia di vite umane, con villaggi e città devastate. 

Zelensky e il principio di realtà

Il Presidente Ucraino sembra non rendersi conto della realtà. Crede forse veramente di aver fatto combattere i suoi ragazzi per difendere l'intero occidente. 

Dal canto loro l'ex presidente degli Stati Uniti Biden e tutti i suoi stati vassalli hanno contribuito a farglielo credere, accettando di buon grado le sue prediche, le sue critiche e applaudendolo nei parlamenti (manco fosse Garibaldi). 

Zelensky forse sta iniziando a capire, ma non ne sono troppo sicuro, che ogni aiuto non è gratis. I paesi Europei non sono anime belle. La sua Ucraina avrebbe molta più autonomia e indipendenza se avesse evitato la guerra. 

Gli affaristi occidentali sono pronti a spartirsi il Paese e faranno investimenti con le tasse pagate dai propri concittadini delle classi medie.

L'Ucraina è già svenduta: agli Americani, agli Europei e infine ai Russi, che si sono presi quanto volevano con la forza. 

Eppure quel proverbio: 

"Guardati dai nemici, ma soprattutto dagli amici" è vecchio come il mondo. 

Se questo detto nella vita comune, tra persone comuni e civili è solo in parte calzante, in ambito politico lo è del tutto.


venerdì 8 dicembre 2023

Toh che sorpresa. Vlad ha gli stessi amici nostri




Vladimir Putin è stato accolto negli Emirati e in Arabia con tutti gli onori

Le cose non cambiano, anche se si vuol far credere che siano l'opposto. Avevano tentato di far credere in tutti i modi che Vladimir Putin fosse alle corde politicamente, che avesse il cancro, che avesse avuto un infarto (Notizia data da La 7 il 23 Ottobre, vedi foto in basso) eppure è lì. 

Sta tessendo nuove alleanze, implementando la cooperazione tra i paesi Brics, che probabilmente si arricchiranno di nuovi ingressi.

E chi verrà a cena al tavolo dei Brics?  Forse qualcuno degli alleati arabi dell'Occidente, che si ritrovano amici dello "Zar" cattivone quanto delle "immacolate" leaderships Euroatlantiste.

Due giorni fa lo Zio Vlad era ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi,  accolto con tutti gli onori dal leader Zayed al-Nayan, per poi nello stesso giorno recarsi in Arabia Saudita a ricevere il caloroso abbraccio di Mohammad bin Salman.

Per quanto non democratici, si tratta di due paesi ricchi con cui l'occidente ha forti rapporti politici, diplomatici e commerciali.

La capitale Arabica Ryad è fresca di nomina per l'Expo 2030, surclassando Busan in Corea del Sud e Roma. Questo è segno di un riconoscimento ampio da parte dei partner di più continenti.

Diventa difficile ora portare avanti la narrazione di "Europa giardino del mondo" promossa da Josep Borrell, vicepresidente della Ue. Non è più possibile fare la morale ai cosiddetti paesi arabi e non democratici da parte dell'occidente. 

Altro vecchio comune amico è il Qatar, che oltre a corrompere alcuni parlamentari europei è anche stato paese ospitante degli ultimi Mondiali, con corredo aggiuntivo di scandali legati alla FIFA. Nel contempo all'ombra delle torri di Doha villeggiano i capi di Hamas, circondati dal lusso più sfrenato.

L'Arabia è lo stesso paese che ha ucciso e fatto sparire nella sua ambasciata a Istanbul il giornalista Jamal Khassoggi.

Non vedo tutto il clamore delle nostre femministe inveire contro questi paesi antidemocratici in cui la donna è fortemente limitata nelle sue libertà, almeno come le concepiamo in occidente.

La Ue, gli Stati Uniti e le cancellerie occidentali vogliono avere rapporti con costoro. Ma questi ultimi sono proprio coloro che riconoscono un ruolo di prestigio a Putin e gli stendono tappeti rossi, facendo volare aerei militari che spargono fumo colorato come la bandiera Russa.

Gli amici residenti nel Golfo Persico che i nostri capi di Stato si tengono cari  sono gli stessi che accolgono a braccia aperte il nostro presunto nemico numero uno Vladimir Putin.

E mentre da dieci anni c'è silenzio nei nostri media verso quello che è successo in Donbass in cui c'era un aggressore (i carri armati Ucraini) e un aggredito (tutto il popolo di Donetsk e Luhansk, i cui capi chiedevano inizialmente solo più autonomia) non notiamo lo stesso sdegno della stampa mainstream

verso il massacro in corso a Gaza, dove la concentrazione dei bombardamenti e delle vittime è stata enormemente più forte della offensiva Russa.

Ai bambini di Donetsk cadono i denti per via della mancanza di luce, sole e vitamina D, costretti a vivere negli scantinati. I sopravvissuti di Gaza sono in esodo in cerca di salvezza, senza più una casa.

Tuttavia una buona fetta della stampa del Belpaese giustifica questo nel nome della lotta al terrorismo. Nethanyau è il leader di un paese democratico e agisce normalmente per loro, mentre il cattivo rimane solo Putin che, per carità, non vincerà mai il Nobel per la pace, ma intanto fa parte del nostro stesso giro di amicizie.

In pratica, ci troveremo a giocare a calcetto il giovedì con lui e farà il galante con le stesse ragazze, tra un cinema, un pop corn e qualche accompagnamento a casa alla guida della sua Volga fresca di autolavaggio.

E gira che ti rigira, finirà che per non guastarci i nostri burgers al pub ci toccherà parlare anche con lui, il vecchio Zio Vlad di San Pietroburgo, che conosciamo dai tempi del Judo.

A quel punto forse capiremo che se due amici bulli come Vlad e Volodymir litigano non dobbiamo parteggiare per il secondo solo perchè è più piccolo, dotandolo di una fionda.

La prossima volta magari ci attiveremo per prevenire il peggio, per fargli fare pace, prima che se le diano di santa ragione, avendo il coraggio di disobbedire anche al Ras del quartiere (il buon vecchio Sleepy Joe) e facendo attenzione piuttosto che non cada dalla bici.



martedì 1 novembre 2022

Come si è permesso Berlusconi di dire quello che pensa?


"Sapete come è avvenuta la cosa della Russia? Russia e Ucraina stipulano un accordo di pace, gli Ucraini violano gli accordi e si arriva a 6-7000 morti. Arriva Zelensky, triplica gli attacchi e si arriva a 16000 morti. I delegati delle due Repubbliche vanno a Mosca, parlano con le radio, le televisioni, riescono a farsi ricevere da Putin e gli chiedono di difenderli. Putin è riluttante, poi si decide...(..) incontra una inaspettata resistenza con gli Ucraini che ricevono miliardi di armi dall'Occidente. Sul presidente Zelensky meglio che io non mi esprima (applausi dei politici presenti). Se avesse voluto trattare non si sarebbe giunti alla situazione presente".

Questo è un estratto dell'audio di un discorso pronunciato circa due settimane fa dal noto politco e imprenditore Silvio Berlusconi, che ha fatto iul giro del mondo.

Reazioni immediate sono partite dalla stessa Presidente del Consiglio e alleata Giorgia Meloni e dalle opposizioni. Pochi giorni fa Berlusconi ha ribadito una versione simile in una intervista propedeutica al libro di Bruno Vespa.

Benché i media italiani vogliano far suonare quello che Berlusconi ha detto come una eresia, tali parole, anche secondo alcuni sondaggi, sono lo specchio di quello che pensa la maggioranza del paese con sfumature varie e distinguo del caso.

Premetto che io sono solidale con il popolo Ucraino e spero nella loro salvezza e integritá nazionale, così come la auguro alla povera popolazione del Donbass e di tutte le vittime di guerra della megalomania dei politici.

Tuttavia, non si capisce perché dobbiamo essere a tutti i costi nemici della Russia quando in questo conflitto non ci sono buoni e cattivi, i governi Ucraini recenti non hanno fatto nulla per evitare la guerra, l'Ucraina non é una nazione democratica ed é in mano ad un gruppo di estremisti filonazisti che hanno soppresso media e partiti di opposizione fino a mettere la firma sull'omicidio di chi dissentiva.

Gli idrocarburi che importiamo in buona parte provengono da entitá non democratiche e altrettanto criminali, l'Europa non é sotto attacco, non lo sono i nostri valori né tantomeno l'Ucraina rappresenta i nostri valori occidentali (che sono anch'essi pieni di sfumature).

Avrei gradito una dichiarazione del genere da nuovo governo: "Siamo disponibili ad aiutare l'economia Ucraina durante la ricostruzione, abbiamo accolto e accoglieremo i profughi, ma al contempo, a guerra finita, chiederemo fatti e prove al governo Ucraino del ripristino delle garanzie e dei valori democratici all'interno del paese".

mercoledì 9 gennaio 2008

Andrej Tarkovskij : Solaris


Nella notte tra il 6 e il 7 Gennaio Rai 3 ha proposto, nel lungo spazio notturno che gestisce Enrico Ghezzi, un film di grande valore artistico: Solaris, di Andrej Tarkovskij (1972).
Sono pochi i film di fantascienza che gli possono stare al pari, sebbene non appartenga esattamente a questo genere.

Solaris è un film sui sentimenti, sulla comprensione reciproca tra gli uomini.

Una stazione orbitante russa si è avventurata su un nuovo pianeta, denominato Solaris, ricoperto da un enorme oceano. Vi sono solo tre astronauti a bordo, che fanno una scoperta sconcertante: il pianeta è un unico organismo vivente, in grado di entrare in empatia con loro.

Il suo modo di comunicare è quello di materializzare i loro ricordi: persone a loro care, che vivono nella loro memoria, diventano reali, creando dei replicanti.


Uno degli astronauti, turbato, si uccide. Viene dunque inviato sull'astronave uno psicologo, Kris Kelvin, che dovrà stabilire se i fatti riportati dall'equipaggio corrispondano al vero, o se le loro siano semplici allucinazioni. Egli stesso però cade nella trappola del pianeta: sua moglie Hari, morta suicida sette anni prima perchè convinta di non essere amata da lui, gli riappare, proprio come era in vita.
Si tratta solo di un androide, e Kris lo sa.

Lo sa anche l'aliena, che però mostra comprensione per gli esseri umani a bordo, e cerca di umanizzarsi , con risultati anche positivi.

Kris rischia quindi di farsi coinvolgere in un tunnel di morbosità, portando i suoi nervi all'esasperazione: il turbamento derivante dalla nuova relazione, non solo platonica, con la moglie ritrovata, lo induce quasi a restare sul pianeta, schiavo dei suoi ricordi che si materializzano, giorno dopo giorno, acquisendo altre nuove sembianze.

E' il pianeta vivente che lo imbriglia a se, con il suo amore compassionevole, ma anche con la sua seduzione sinistra, e gli provoca uno stato depressivo.

La moglie aliena lo costringe ad esperienze drammatiche, ripetendo, ciclicamente, ciò che aveva fatto sette anni prima la moglie umana: si suicida.

Poi, come se non bastasse, riprende vita, contorcendosi tra mille sofferenze, per poi continuare a vivere e a morire senza che nulla spezzi questa sorta d'incantesimo.

Ma l'androide imperfetto ha pietà per lui, e chiede spontaneamente di essere disintegrato.
L'incantesimo, da allora in poi, viene spezzato.
Gli astronauti potranno fare così ritorno a casa, e Kelvin si recherà dal padre, con cui aveva litigato, come un figliuol prodigo.

Il film usa la fantascienza solo come pretesto: il pianeta è la nostra fantasia, la nostra introspezione, i ricordi in cui ci rifugiamo per fuggire dalla realtà. Tornando a casa, il protagonista decide di chiudere i conti con il passato, di affrontare la vita, senza vivere di ricordi.

La vicenda, dunque, ha un lieto fine.
Dissento dall'interpretazione di Wikipedia: il protagonista torna "realmente" a casa, come preannunciato dal suo collega nella penultima scena.
L'isola avvolta dall'Oceano di Solaris, in cui Kris Kelvin si trova nella scena finale, è solo una simbologia.

Il paesaggio della terra torna ad essere per l'ultima volta quello di Solaris.
Ma questa volta è solo un artifizio scenico: sta ad indicare che quella casa, in cui padre e figlio si ritrovano, è un'oasi di comprensione per loro, mentre il mondo circostante crea distanze oceaniche fatte di indifferenza e di solitudine.

La censura
Nelle opere di Tarkovski, in generale, c'è un elemento di critica al sistema politico del suo paese.
Trovandosi a vivere in Russia, dove persino svolgere riprese all'estero richiede faticosi sforzi per ottenere i permessi, egli ha dovuto aggirare con eleganza l'ostacolo della censura, sublimando anche aspetti materiali.

Quando Kelvin afferma: "Ha senso esplorare nuovi mondi, quando non ci comprendiamo tra di noi?" esprime una grande contraddizione del governo russo di allora e di oggi. Mentre esso persegue una politica di conquista, facendo guerre, destabilizzando gli equilibri interni di altri stati e minandone la sovranità, e va nello spazio per dimostrare di essere una grande potenza geopolitica,la gente vive nell'indigenza e soffre.
I Russi muoiono per sacrifici inutili, mentre gli sforzi necessari al miglioramento rimangono inattuati. La censura fa in modo che Tarkovskij sublimi le difficoltà materiali, comprimendole e mostrando solo quelle interiori.

La versione italiana scellerata
Solaris è un grandissimo film. In Italia venne letteralmente "violentato" dalla produzione di De Laurentis. In primo luogo il film fu tagliato, e ridotto di 50 minuti.

La sceneggiatura, invece, venne affidata a Dacia Maraini che ne ricavò una versione arbitraria, partendo dal testo originale. Le voci dei doppiatori avevano, secondo i dettami della scuola pasoliniana, delle inflessioni dialettali.

Tarkovskij, a ragione, si indignò profondamente di ciò.

Per fortuna, due giorni fa, Rai Tre ha trasmesso la versione originale, con i sottotitoli in lingua italiana, Tale versione sottotitolata, risalente al 2002, è in circolazione in versione home video.
Il film è tratto dall'omonimo libro del polacco Stanislaw Lem, risalente al 1961.

Tarkovski cambia un po' il senso del suo testo, virando su temi che sente propri.

Il film viene accostato al contemporaneo 2001 Odissea dello spazio, e venne presentato, da alcuni produttori, come la risposta russa al film dell'angloamericano Stanley Kubrick.

Sebbene le due opere abbiano qualcosa in comune, non esito ad affermare che, secondo me, Solaris è nettamente superiore.



Scarica la suoneria di Arisa!



Noleggio Auto



Dark Orbit 650x400