Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

Avvertenza

E' consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
E' pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

La tua pubblicità su questo sito

LA TUA PUBBLICITA' SU QUESTO SITO

Il blog di Andrea Russo conta più di 30 000 pagine visualizzate all'anno. Vuoi pubblicizzare la tua attività su queste pagine? Puoi contattarmi all'indirizzo email: andrearusso1979@hotmail.it


giovedì 28 aprile 2016

Intervista al fantastico Pirate Joe, alias Rio Santana, alias Joseph Green: "The funniest guy in Norwich"

Vi propongo oggi una gradevole intervista ad un personaggio genuino, che ho conosciuto casualmente a Norwich. Stavo mangiando un kebab e si sedette vicino a me, in attesa del suo panino, questo ragazzone alto quasi un metro e novanta. Aveva (ed ha) barba e capelli lunghi. Era vestito con un gilet e delle magliette l'una sopra l'altra, cinto di collane e bracciali. Insomma un vero pirata, pronto per un palco musicale o teatrale.

Gli chiesi: "Sei un artista?"

E lui: "Perchè, si vede?"

Mi consigliò di cercare la sua musica su internet. "Potresti rimanere sorpreso", disse.

Quando andò via il negoziante turco mi disse: "Lo conosco quel ragazzo, è una bravissima persona, viene spesso qui".

In effetti vi posso confermare che Pirate Joe è un ragazzo col sole in fronte, allegro e disponibile ogni volta che lo incontri.

Per quanto riguarda la musica, andai poi su youtube a cercare i suoi video. La prima cosa che dissi fu: "Azz!". La seconda cosa che mi venne da fare fu mettermi a saltare , da seduto, sulla mia poltroncina.

Joseph è un artista di livello sicuramente professionale ed è un piacere per me presentarvelo. 



Come ti chiami esattamente? Come hai iniziato a suonare e come sono nati i nomi di Rio Santana e Pirate Joe? 

Il mio nome completo è Joseph Rio Santana Green. Il nome Pirate Joe è venuto molto dopo Rio Santana a dire il vero. E' una storia divertente. Quando avevo 17-18 anni mia madre (che è una artista) ebbe l'incarico di fare tutti i cartelli segnaletici per un festival nello Yorkshire. Lei dunque già stava andando lì e mi sono detto: forse potrei lavorarci anche io! 

Non avevo suonato molti concerti all'epoca e non avevo un repertorio. Non avevo idea di quello che stavo per fare (e questo è sempre il metodo migliore). 

E' finita con me che andavo in giro vestito nei modi più strani suonando con la chitarra a tutto e a tutti. Da lì iniziai poi a suonare in una piccola tenda-bar dove si fumava dai narghilè e si beveva tè. 

Lì usai il mio nome di Rio Santana. Per farla breve ho iniziato a girare per i festival inglesi con loro e ho visto che su facebook mi avevano fatto una pagina chiamandomi "Il pirata". Da lì mi sono chiamato Pirate Joe.. tada! 

Ho fatto molta esperienza quando ero in una tendopoli chiamata "Poplar Farm" (Fattoria del Pioppo, ndr), vicino alla spiaggia di Waxham. Lì ci si raccontava storie, si suonava e si beveva attorno al fuoco in allegria. Una bella esperienza. Ho iniziato lì ad usare l'acustica per scrivere canzoni adatte per essere suonate attorno ad un falò. 



Dicci qualcosa della tua infanzia e della tua adolescenza, se ti va

Sono cresciuto in un complesso di case comunali chiamato Lakenham a Norwich, solo con mia madre fino a 7 anni, quando è nato mio fratello. La vita era abbastanza dura in quei tempi, per uno piccolo come me. 

Tuttavia la mia infanzia non fu assolutamente tra quelle più difficili. Mia madre ha fatto di tutto per farmi crescere con una mentalità aperta e per farmi trovare ogni strada aperta. Tristemente, penso che sia una storia molto comune a tante altre famiglie. 

Da bambino ero un po' irrequieto e sfacciato, di quelli che però piacciono alla gente. Sono rimasto un po' così crescendo. Poi ho scoperto qualcosa di più su mio padre e sono venuto a conoscenza delle mie origini spagnole 

Quali sono i migliori insegnamenti che ti ha dato tua madre? 

Penso che la migliore lezione avuta da mia madre non è tanto quello che mi ha detto ma piuttosto il modo in cui mi ha cresciuto. Sono venuto su in un mondo colorato, fatto di artisti e di musica, sperimentando tutti i tipi di cibo (soprattutto quello spagnolo). Sono stati bei tempi, potevamo andare ovunque ma si stava bene lo stesso. 

Ho visto su youtube un tuo video di "Goin'outside", in cui facevi tutto: suonavi la chitarra, cantavi, facevi il ritmo battendo mani e piedi e facendo rumori con la bocca. Inoltre avevi un campionatore a pedali che ripeteva la base musicale da te creata. Secondo la mia impressione, ci sono delle influenze reggae, blues e country. Quali sono i tuoi artisti preferiti? 

Ho ascoltato molta musica: balcanica, indiana... per un certo periodo mi sono dedicato al flamenco, dal quale ho imparato un sacco di tecniche per la chitarra. Ho imparato tante cose anche da singoli artisti. Mi piacciono i Dub Fx, Manu Chao, Gogol Bordello, Tom Waits, The Tiger Lillies, Rory McLeod. 

Poi ci sono stati parecchi artisti locali che ho incontrato nei miei viaggi, con cui ho suonato e che mi hanno ispirato e influenzato in qualche modo. Tra questi ci sono Sam Green and The Midnight Heist, Tobias Ben Jacobs, Slightly Offensive Steve, Dumbfoundus, Jimmy Moore. Mi piacciono molto il cabaret e il Burlesque. Mi piace tutto ciò che mi può spiazzare e sorprendere. Provate e riprovate a scioccarmi! 

Come nascono le tue canzoni? Cosa ti ispira? 

Ho molta esperienza come scrittore (se mi si può chiamare scrittore). Difficilmente le mie canzoni nascono dai testi. Inizio a suonare, improvviso, poi man mano sviluppo le idee. Le mie canzoni nascono dalle mie esperienze personali e dai miei viaggi. 

Dove vivi in questo periodo? Cosa ti piace e cosa cambieresti della tua città? 

Mi sono stabilito a Norwich per il momento. E' la mia città, mi piace tutto qui. Se qualcosa non mi andasse a genio e volessi cambiarla me ne andrei. A Norwich c'è una bella scena musicale: gli artisti di strada sono tutti amichevoli. 

Ci conosciamo tutti. Preferisco esibirmi in strade piccole e poco affollate, dove la gente si può sentire più a suo agio, venire a fare due chiacchiere in una atmosfera di intimità. 

So che viaggi parecchio, suonando. Sei mai stato all'estero? 

Ho fatto molti viaggi ma non ho mai suonato all'estero. Mi piacerebbe, naturalmente. 

Su che progetti stai lavorando? 

I miei progetti principali in questo momento sono: continuare a suonare facendo tutto da me, provare a farmi conoscere sui social media e vedere come funziona. Poi mi piacerebbe continuare a fare concerti... a raffica!

Cosa suggeriresti ai giovani musicisti che vorrebbero fare della musica la fonte principale di sostentamento?

Se dovessi dare un consiglio ai giovani musicisti gli direi di essere aperti verso gli altri, ascoltando le loro storie. Nulla mi ispira di più che ascoltare le storie altrui. Per quanto riguarda il diventare musicista a tempo pieno... sto cercando di capire come si fa anche io! 

Sono sicuro che hai dei sogni. Quali sono? 

Mi piacerebbe fare un concerto con i gruppi che ti ho citato prima, oppure farci un tour. Sarebbe fantastico! Mi piacerebbe anche essere ospite del programma "Più tardi... con Jools Holland". 

Grazie Joseph, ci vediamo presto a Norwich!

Grazie a te, Andrea, un saluto a tutti i lettori de "L'Opinionista.it" e del tuo blog.



lunedì 18 aprile 2016

Il discreto livello di benessere nella Libia di Gheddafi


Nella foto: una veduta di Tripoli

Riporto qui un interessante articolo del sito vietatoparlare.it.

In esso si riporta una lettera al Corriere di Sondrio di un lettore, il sig. Giovanni Lazzaretti. La lettera è corredata da un elenco di fonti.

"Caro Direttore, sabato scorso mi sono svegliato molto presto e non riuscivo a riprendere sonno: frammenti di Libia mi giravano per la testa. Durante la settimana ho dedicato ogni giorno un po’ di tempo a Internet, cercando di sistemarmi le idee. Sono andato innanzitutto a rivedere le immagini dei 5 leader o ex leader del Nord Africa. Erano come le ricordavo: re Mohammed VI del Marocco, l’algerino Buteflika, il tunisino Ben Alì, l’egiziano Mubarak, appaiono sempre come capi di stato “normali”, in giacca e cravatta. Per il libico Gheddafi sempre immagini con un che di “estroso”. 

E’ l’immagine mediatica che ci hanno messo in testa da sempre: cinque capi di stato assoluti, di cui uno un po’ pazzo. Però le benemerenze di Gheddafi elencate da padre Gheddo (1) nessuno ce le aveva fatte conoscere. Mi è venuto un primo dubbio: l’elenco fornito da padre Gheddo è un elenco di tipo “qualitativo”; esistono degli indici “quantitativi” che lo confermano? Subito mi è venuto in mente il PIL pro capite; verifico e trovo che la Libia è tra i primissimi in Africa ed è la prima nel Nord Africa (Libia $ 14.192, Tunisia 8.002, Algeria 6.709, Egitto 5.892, Marocco 4.362). C’è anche il PIL pro capite rapportato al costo della vita: stessa situazione. Potrebbe essere una casualità? 

E’ possibile che una popolazione relativamente modesta (6.120.000 abitanti) unita ad abbondanza di petrolio produca in modo “automatico” questo ottimo PIL pro capite? Ho cercato altri indici. Uno strumento standard per misurare il benessere di un paese è l’ISU (indice dello sviluppo umano), un mix di aspettativa di vita, istruzione, reddito. E qui la vista viene colpita subito, prima ancora di andare a leggere le tabelle: in una cartina dell’Africa di diversi colori, l’unico paese in verde (livello ISU alto) è la Libia. La Libia è al 53° posto mondiale (Tunisia 81° Algeria 84° Egitto 101° Marocco 114°). 

Ma davvero questo Gheddafi è pazzo? Ha il petrolio, ma sembra che lo sappia usare bene. Già sapevo che dalla Libia non emigra nessuno. E’ possibile che sia il regime di Gheddafi a tenerli a forza in Libia, semmai disoccupati? Vado a cercare altre tabelle. Indice di disoccupazione, stima 2010: Libia 4,8 Marocco 12,0 Egitto 15,0 Algeria 18,0 Tunisia 24,0. Qui però la cosa è impressionante: l’indice della Libia non è solo il più basso del Nord Africa, è il più basso del mondo. 

A questo punto l’inganno mediatico è chiaro e certo: come a est il popolo egiziano (2) ha fatto cadere Mubarak, come a ovest il popolo tunisino (2) ha fatto cadere Ben Alì, così lì in mezzo era “mediaticamente ovvio” che il popolo libico facesse cadere il pazzo Gheddafi. Ma i parametri che ho elencato possono spiegare la caduta di Mubarak, possono spiegare la caduta di Ben Alì, mentre non possono in alcun modo spiegare una ribellione del popolo libico contro lo stato migliore dell’Africa. Come ha fatto Gheddafi a realizzare tutto questo? 

Quando le notizie non ti vengono fornite, ma vanno “stanate”, è utilissimo avere una rete di corrispondenti. Un anziano signore mi manda via e-mail un’informazione che non sapevo: la banca centrale di Gheddafi è di proprietà dello stato libico al 100% (3). Allora comincio a cercare in Internet partendo da questa notizia. Si trovano cose impressionanti: la Libia è ai vertici dell’istruzione gratuita, ai vertici dell’assistenza medica gratuita e di qualità, ai vertici nella promozione familiare; a una coppia che si sposa lo stato libico eroga 60.000 dinari (50.000 dollari) come prestito senza interesse e senza data di scadenza (in pratica restituiscono se possono, se vogliono, e quando lo ritengono giusto). 

Tutte cose possibilissime da realizzare quando la banca centrale è tua: le gratuità e le erogazioni fatte non indebitano lo stato libico. “Tutto gratuito, erogazioni a tasso zero, inflazione a valanga!” direbbe un economista standard. Niente da fare. Anche qui le tabelle smentiscono le idee preconfezionate. La Libia sta nella fascia di inflazione modesta (2%-5%), non diversa da Algeria e Tunisia, meglio di Egitto e Marocco. Gheddafi era stato presidente di turno dell’Unione Africana tra il 2009 e il 2010. 

Aveva lanciato idee innovative? Pare di sì. Aveva proposto all’Africa di dotarsi del dinaro-oro come moneta unica, idea che aveva trovato la contrarietà solo del Sudafrica e dei vertici della Lega Araba. E qui trovo la frase che mi colpisce: “The initiative was viewed negatively by the USA and the European Union, with French President Nicolas Sarkozy calling Libya a threat to the financial security of mankind” (3). 

La Libia è una minaccia per la sicurezza finanziaria del genere umano? Presidente Sarkozy, non ci faccia sorridere. Noi abbiamo constatato nei fatti che non Gheddafi, ma il sistema finanziario USA+UE ha prodotto il disastro economico – finanziario del 2008, non ancora superato. E poi perché mai la moneta unica europea dovrebbe essere un bene e la moneta unica africana dovrebbe essere un male? A meno che, per Lei, il “genere umano” non si riduca ai paesi occidentali. E qui mi avvicino alla conclusione, che sarebbe ridicola, se non fosse tragica. 

Cosa hanno fatto i “ribelli cirenaici” prima ancora di formare un governo provvisorio? Hanno creato la CBB (Central Bank of Benghazi) banca di tipo classico, proprietà di privati (come in Italia, in Francia, ecc.), in opposizione alla CBL (Central Bank of Libya) di proprietà dello stato libico. E’ il primo caso nella storia dell’umanità di una “rivolta bancaria”: la volontà di distruggere un esperimento di benessere ottenuto con un sistema economico – finanziario alternativo. E noi a bombardare, in violazione della nostra Costituzione, per la gratuita distruzione di uno stato sovrano, lo stato migliore dell’Africa. 

“Ma Gheddafi è un assassino, non ricordi la strage di Lockerbie?” Come no, la ricordo bene. Di solito non ricordo il colore delle pareti di casa mia, o che vestiti avevo il giorno prima, ma le cose storiche un po’ le ricordo. O credo di ricordarle. Ricordavo due agenti libici condannati per quell’attentato. Poi vado su Internet e apprendo che uno dei due era stato accusato e poi assolto. E l’altro si è fatto alcuni anni di prigione poi è tornato in Libia alla fine dell’embargo (5). Ma in un giornale scozzese (non libico) trovo delle parole inquietanti: le prove contro il libico furono costruite a tavolino (6). 

Fatto antico quello di Lockerbie (vero o falso che sia), fatto comunque già pagato con 10 anni di embargo alla Libia. Ma qualcuno si è subito premurato di rievocare le presunte responsabilità di Gheddafi su Lockerbie: è stato Mustafa Abd Al-Jalil (7), ex ministro di Gheddafi, che si è rifatto una verginità passando ai “ribelli bancari”. Devono rievocare Lockerbie per forza, perché non troverebbero niente altro di “oggettivo” contro Gheddafi. E’ proprio una “rivolta bancario – mediatica”. Sul Resto del Carlino – Reggio leggo queste frasi: “[…] non fare mancare il pane al popolo in una Nazione africana significa dare dignità a tutti, anche ai più poveri. La libertà non arriva con le bombe americane, francesi inglesi e purtroppo anche italiane. 

Con le bombe Nato la Libia perderà la sua indipendenza, e l’indipendenza è la vera libertà di tutto un popolo. I ribelli non stanno facendo la rivoluzione per la libertà, stanno distruggendo la Libia, hanno portato una guerra che in poche settimane ha trasformato le nostre città in ruderi, e ha gettato i libici nell’incubo di una guerra civile. […] 

L’intervento straniero ha fatto solo prolungare una guerra che ora sta distruggendo la nostra Patria […] la Libia sta combattendo da sola contro gli aerei più potenti del mondo e contro i più grandi sistemi di comunicazione […]”. Sottoscrivo le frasi di Nuri Ahsain, presidente Lega Studenti libici in Italia, pubblicate nella pagina delle lettere. Le sottoscrivo, e una l’ho anche sottolineata: i mass media mi stanno ingannando già da tre mesi, e comincio a essere schifato. 

C’è però una differenza tra Nuri Ahsain e me. La sua famiglia riceve le bombe in testa, mentre io gliele getto in testa. Io, i miei mass media, il partito che ho votato, il mio Parlamento, il mio Governo, le mie Forze Armate, il mio Presidente, tutti in violazione della mia Costituzione. E’ l’Italia che ha bisogno di una sollevazione di popolo, non la Libia".

Cordiali saluti 

Giovanni Lazzaretti 

NOTE 1) “I proventi del petrolio Gheddafi li ha usati per sviluppare il Paese: strade, scuole, ospedali, università, case popolari a bassissimo prezzo, inizio di industrializzazione, sviluppo agricolo con l’acqua tirata su nel deserto ad una profondità di 600-800-1.000 metri. Due acquedotti portano l’acqua dal deserto alla costa, 900 km. a nord. 

Ha mandato le bambine a scuola e le ragazze all’università, ha abolito la poligamia e varato leggi in favore della donna anche nel matrimonio: ad esempio ha proibito di tener chiuse le ragazze e le donne in casa e nel cortile cintato di casa. Ha controllato e tenuto a freno l’estremismo islamico. I 100 mila cristiani, pur con molti limiti, godono di libertà di culto e di riunione. La Caritas libica è un organismo stimato e richiesto di interventi. In Libia ci sono circa 80 suore cattoliche e 10.000 infermiere cattoliche, oltre a molti medici”. padre Gheddo, Asianews. 

2) Lascio perdere i dettagli su chi ha organizzato e gestito il “popolo”: bisognerebbe scrivere un’altra lettera. 3) Da noi, lo ricordo, Bankitalia è proprietà di privati. 4) Non sono riuscito a trovare il contesto nel quale Sarkozy avrebbe pronunciato questa frase: se qualcuno può aiutarmi, gliene sarei grato. Do per buona la frase, perché confermata dall’azione violenta e immediata di Sarkozy contro la Libia, appena ottenuta la “copertura” dell’ONU. 

5) Già. Non dimentichiamo che il benessere libico è stato ottenuto nonostante 10 anni di embargo. 

6) A Former Scottish police chief has given lawyers a signed statement claiming that key evidence in the Lockerbie bombing trial was fabricated (News.scotsman.com 28 agosto 2005). 

7 Intervista a un giornale svedese, 23 febbraio 2011.