Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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martedì 21 luglio 2015

L'ultimo saluto a Nicola Cucullo, storico sindaco di Chieti



Un caro pensiero và a Nicola Cucullo, vulcanico ex sindaco di Chieti scomparso ieri pomeriggio sulla soglia degli 85 anni. Cucullo è un personaggio scolpito nella storia dell'intero Abruzzo, con il suo modo di fare fuori dagli schemi. 

Fu un tipo pittoresco sì, ma capace e vicino ai problemi dei cittadini. Per questo era tanto amato, trasversalmente, da persone di tutti gli schieramenti, lui che era dell'Msi. 

I Chietini lo elessero per ben tre volte e ciò testimonia il suo spessore di amministratore. Ciao Nicola, ricorderemo con gioia i tuoi epiteti nella dolce cadenza del tuo dialetto Abruzzese.

domenica 19 luglio 2015

Rimosse le statue "sovietiche" sul ponte verde



In queste ore si sta procedendo alla rimozione delle statue sovietiche del Ponte Verde a Vilnius.

Esse rappresentano operai, soldati e contadini, figure care alla propaganda dell'ex Urss.

La giustificazione ufficiale è che devono essere rimosse per essere restaurate, ma sono in molti a pensare che non torneranno al loro posto.

Tali opere in bronzo, di grande rilievo artistico, sono state negli ultimi decenni al centro di una querelle ideologica che non si è mai placata.

C'è una buona parte della Lituania che ha sentimenti ancora molto negativi verso tutto ciò che riguarda la Russia.

I Lituani sono stati annessi per decenni dall'Unione Sovietica, da cui si sono liberati nei primi anni '90.

Le statue che rappresentavano più marcatamente il regime sovietico sono già state rimosse da tempo, sia a Vilnius che nelle altre città: i vari Marx, Lenin e Stalin di bronzo sono stati posti in un parco nella ridente e verde città termale di Druskininkai, nel Gruto Parkas, dove un ingegnoso imprenditore, Viliumas Malinauskas, decise di conservare lì tante testimonianze dell'età sovietica, creando un vero e proprio museo.

Si era parlato di rimuoverle già in passato, per restaurarle. Altri invece ne volevano la rimozione e basta.

Un funzionario di nome Romas Pakalnis, l'equivalente del Sovrintendente ai beni culturali di Vilnius, si è dimesso l'11 Febbraio del 2015 in seguito alle pressioni di un ministro, per essersi opposto alla rimozione delle statue.

C'era chi sosteneva anche che tali bronzi avessero una funzione di bilanciamento per gli equilibri del ponte, e che le scosse create dall'opera di espianto avrebbe potuto causarne il crollo.

Vi è una parte della popolazione lituana, comunque, che pensa che i bronzi debbano rimanere, perchè hanno un valore storico e perchè la storia non si cancella, anche quella che per qualcuno è negativa.

Del resto in Italia migliaia di castelli e cattedrali sono state costruite da regimi tirannici, ma nessuno sogna di abbatterli. Perfino la Cattedrale di San Pietro fu il frutto di una chiesa corrotta, dotata di un potere regio, che costruì l'opera con la vendita delle indulgenze. 

Allo stesso modo i Lituani non si sognano nemmeno di abbattere molti edifici costruiti in età sovietica.

Ad ogni modo, le paure non infondate di una invasione della Lituania dopo l'annessione della Crimea da parte della Russia e la guerra nel Donbass, hanno riacceso le spinte nazionalistiche ed anti-Cremlino.

La paura mai sopita di un ritorno dei Russi ha trovato conferme quando questi ultimi hanno cominciato delle manovre militari sui confini baltici.

La Nato e la Ue, dopo tali episodi,  hanno rafforzato le difese nella zona e rassicurato i presidenti di Lituania, Lettonia ed Estonia.

E' così dunque che delle semplici statue non sono più testimonianze artistiche dei tempi che furono, ma sono ancora oggi strumenti di strategia politica.

Due film sopravvalutati


Grazie alle reti tematiche sul digitale terrestre, mi è capitato di seguire con più attenzione del passato alcune pellicole famose su cui tanti e tanti elogi si spendono ancora oggi.

Arancia Meccanica del fanciullo Kubric

"Arancia Meccanica" di Stanley Kubric è una di questi. Potrei salire sopra un palco e dire di questo film quello che disse Fantozzi sulla Corazzata Potemkin.

Il film viene citato spesso, anche troppo. Quando avviene uno stupro o un pestaggio, la tv subito si affretta a dire: una scena da "Arancia Meccanica", come se la violenza non esistesse anche prima.

Arancia Meccanica è un  film che sembra fatto da un ragazzino con i suoi miti fumettistici. C'è una banda molto violenta il cui leader si esprime verbalmente con termini delicati e gentili.  Viene messo in galera e viene sottoposto ad un lavaggio del cervello molto crudele.

La polizia e il governo, che sembrano essere un po' tutt'uno, dopo il trattamento lo espongono ad un test comprovante la sua guarigione.

Lo mettono su un palcoscenico con donne nude e gente che lo insulta e lo picchia ma lui non reagisce perchè è condizionato mentalmente.

Il ragazzo torna a casa e anche questa scena è tutto un programma: l'appartamento sembra uno strip club di quart'ordine.

I genitori dell'ex teppista, anche loro affetti da una certa gentilezza ipocrita, lo cacciano da casa perchè hanno affittato la sua stanza ad un giovane che è diventato una sorta di loro figlio adottivo. 

Ma che realismo!

Un'altra scena "molto convincente" è quella in cui c'è un signore sulla carrozzella fuso di cervello che ha come badante un giovanotto muscoloso vestito con maglietta e calzoncini stile "sollevamento pesi".

Nel complesso, Arancia Meccanica esprime una critica alquanto facilona e un po' hippy della società occidentale agli inizi degli anni '70.

Quando ho visto la tanto osannata opera di Kubric mi è venuto da dire: "E questo sarebbe il grande capolavoro? Ma fatemi il piacere".

"La febbre del sabato sera"

La Rai ultimamente ha trasmesso parecchie volte il film che lanciò John Travolta. Nelle didascalie del programma c'è una frase del genere "uno dei film più amati della storia..".

Il film tratta, per chi non lo sapesse, di Tony Manero, un ragazzo che fa il commesso ad un negozio di ferramenta. Tony è molto bravo nel ballo e si esibisce in una discoteca dove è diventato una specie di mito per le comitive della zona.

Tony cerca di coltivare il suo talento, di trovare la sua strada. C'è una parte di sè, però, di cui si deve liberare. E' attorniato da amici perditempo e occasionalmente anche violenti, incapaci di uscire dalla mentalità della squallida periferia.

Il protagonista non ci sta e cerca di cambiare in meglio la sua vita.

La storia è discreta, la recitazione degli attori non sembra cattiva... eppure..

certe scene sono involontariamente comiche.

Il padrone del negozio dove lavora gli offre un aumento dopo un litigio, invece di licenziarlo. 

Non solo: inizia un'asta al rialzo con il ragazzo che dice: "Ma no, non è necessario..."

Il negoziante invece risponde: "Ti do 7,8, 9, 12 dollari all'ora... " (Mah!)

Poi ci sono le scene di ballo di John Travolta, spacciate per il pezzo forte di tutta l'opera.

In una scena il buon Travolta si muove molto agilmente, con una discreta perizia tecnica anche, ma i movimenti sono ridicoli ed esagerati, tanto che Jack La Cayenne al confronto sembrerebbe il primo ballerino del Bolshoj.

In un'altra esibizione lui e la compagna si muovono al rallentatore e uno spettatore può benissimo dire: "Questo so farlo anche io!"

Ingiustamente poi, i due vincono il primo premio e due portoricani bravissimi arrivano secondi. Travolta si incacchia come una belva per l'ingiustizia, anche se è andata a suo vantaggio.

Dà la coppa e il denaro ai portoricani. Non chiede nemmeno di farsi dare l'assegno del secondo posto che i sudamericani già avevano messo in tasca.

Il film non è male, ma non è certo un capolavoro.

Di certo il suo successo è stato accresciuto, oltre che dal bell'aspetto dell'allora giovane John Travolta, dalle tematiche giovanilistiche e dalle scene di ballo, anche dalle canzoni dei Bee Gees. 

Il gruppo anglo-australiano si rilanciò a sua volta con questo film. I fratelli  Gibb attuarono una grande svolta. Passarono infatti da uno stile più chitarristico e vicino ai Beatles e alle ballate anni'60 alla disco-music, che si andava affermando con i suoi ritmi elettrici e le tastiere.

Cambiarono addirittura il loro modo di cantare e adottarono spregiudicatamente un falsetto nasale che poteva essere rischioso, ma che colse nel segno. Canzoni come: "How deep is your love",  "More than a woman" e "Night fever" rimangono impresse nella memoria, insieme all'abito bianco e ai pantaloni a zampa di elefante di Travolta.


Testi intelligenti nelle canzoni italiane


Nella foto: La simpatica cantante Chiara Galiazzo

Una volta intervistai l'ottimo cantautore Goran Kuzminac, che mi fece notare come molte canzoni degli ultimi decenni non abbiano alcun senso, nei loro testi. Non fece nessun riferimento preciso, ma aveva ragione.

Io  prendo ad esempio due successi commerciali degli ultimi anni.

La prima è: "Estate" dei Negramaro

"In bilico, tra santi e falsi dei, sorretto da un'insensata voglia di equilibrio, e resto qui, sul filo di un rasoio ad asciugar parole che oggi ho steso e mai dirò"

(Ma che stai a dì? Se dici così ad una ragazza chiama l'ambulanza)

"In bilico, tra tutti i miei vorrei, non sento più quell'insensata voglia di equilibrio, e resto qui, sul filo di un rasoio, a disegnar capriole che a mezz'aria mai farò...

(Ehh?)

La seconda canzone è: "Vieni con me" di Chiara Galiazzo

"Se stai cercando anche tu come me... un posto nel mondo di comete e lucciole..."

Altra strofa:

"Se stai cercando anche tu, come me... un posto nel mondo in cui dipingere nuvole.... allora vieni con meeeee...."

Un bambino di 5 anni avrebbe fatto di meglio. In un film di Verdone qualcuno avrebbe commentato: "Ao' ma chi te li scrive i testi? Er coro dell'Antoniano?"

giovedì 16 luglio 2015

Le colpe più gravi di Berlusconi

C'era una volta Silvio, colui che, già imprenditore di successo, divenne una icona politica ma anche pop, un personaggio internazionale semplificato e svuotato di contenuti, dipinto superficialmente come uno sporcaccione, un corruttore, un evasore fiscale, un gaffeur, l'amicone di Putin etc etc..

C'è stata tutta una letteratura che ha fatto la fortuna di tanti scribacchini di sinistra che, ora che Big Silvio è in disgrazia, arrancano e non sanno più di cosa parlare.

Io non mi soffermo su questo. Gran parte dei processi che ha subito sono frutto di una politicizzazione della giustizia. Il personaggio in questione non sarà uno stinco di santo, ma va giudicato sul piano politico.

Ed è su quello che il tycoon rampante venuto fuori come una ventata di aria nuova nel 1994, un genio capace di fondare un partito e in due mesi vincere le elezioni, ha deluso.

Grandi speranze

Si ci aspettava da destra una rivoluzione liberale, una Italia che funzionasse come un'azienda visto che Berlusconi le sapeva gestire bene le sue aziende: rendevano e rendono bene e mai o quasi mai hanno avuto agitazioni sindacali.

Ebbene l'Italia, negli ultimi venticinque anni di centrodestra e di centrosinistra, si è impoverita, ha introdotto il lavoro precario, è entrata nell'euro dimezzando i suoi redditi con una inflazione spaventosa nel 2002 e infine gravata da una valuta molto pesante ha visto fallire buona parte delle sue aziende, a cui l'austerity imposta dall'Europa (quindi le tasse e la stretta conseguente sul credito da parte delle banche) ha dato il colpo di grazia.

Il raddoppiamento dei prezzi

Quando nel 2002 raddoppiarono i prezzi, quattro almeno furono le manchevolezze di Silvio Berlusconi:

1 Avrebbe potuto dire un bel "no" alla moneta unica prima che entrasse in vigore in Italia: c'era tutto il tempo per farlo

2 Non tentò di rinegoziare il cambio 1 euro: 1936,27 lire, che comportò il raddoppiamento dei prezzi.

3 Non prese provvedimenti sufficienti contro l'aumento dei prezzi.

4 Quando i giornalisti gli chiesero come bisognava fronteggiare quella situazione di dimezzamento di fatto dei salari dovuti all'impennata del costo della vita, B. disse: bisogna fare come faceva mia zia, che si faceva un giro di tutti i negozi e infine faceva la spesa solo in quello dove la merce costava meno.

Bella risposta, per un Presidente del Consiglio.

In questo quadro Berlusconi non ha saputo rilanciare il paese, si è adeguato ad una visione repressiva dell'economia e sbagliata da parte di Bruxelles, ha aderito a trattati scellerati che ci hanno portato poi al fiscal compact e al pareggio di bilancio in costituzione.

La "no tax zones"

Nel 2008 B. stava per varare le no "tax zones". Era un piano molto interessante che avrebbe permesso di riqualificare le periferie urbane.

Arrivarono poi i diktat di austerità dalla Germania e dall'Ue e B. obbedì. Niente più "no tax zones", via libera a nuove manovre per inasprimenti fiscali.

Servile collaborazionismo verso la Troika

Big Silvio fu rovesciato dalla presidenza del consiglio nel 2011 per opera di Angela Merkel e della Banca Centrale Europea e invece di ribellarsi e di spiegare ai suoi elettori la perdita di indipendenza che stavano subendo, è stato un collaborazionista e ha appoggiato Mario Monti.

Ha tentato nelle elezioni successive di allearsi con lo stesso Monti, l'uomo di Goldman Sachs e dei poteri europei.

Del resto i governi tecnici vengono creati apposta per essere impopolari. I "tecnici" aumentano le tasse e i politici non se ne prendono la colpa, perchè non fanno parte del governo che le crea, anche se con le loro maggioranze parlamentari approvano le leggi in questione.

Ha poi appoggiato Letta, altro presidente deciso dal palazzo e servile verso i poteri nordeuropei. Infine ha dato il suo consenso anche a Renzi, sua copia politica in salsa giovanile, pensando di fare i propri interessi e disinteressandosi di cosa avveniva nel paese, troppo preso dai suoi processi . Renzi gli ha voltato le spalle ben presto e ora Berlusconi si propone come leader anti-austerity.


La guerra alla Libia 

Nel 2011 Francia e Inghilterra, coinvolgendo l'Unione Europea, hanno spinto per fare la guerra a Gheddafi, con cui il nostro paese deteneva accordi privilegiati sia di natura commerciale (fornitura di idrocarburi in primis) che di contenimento dell'immigrazione. Berlusconi avrebbe potuto opporsi e avrebbe potuto evocare lo spettro (poi materializzatosi) delle migliaia di barche di profughi in più che sarebbero arrivate presso le nostre coste. 

Anche in questo caso, ha chinato la testa e ha detto sì. Non solo: dovevamo concedere solo le basi aeree per il supporto logistico, poi abbiamo mandato anche gli aerei a fare i bombardamenti, per di più con la solita ipocrisia dei tempi di guerra: "colpiremo solo obiettivi mirati", il che ricorda il vecchio detto delle bombe "intelligenti".

Ora, per l'amore del suo paese, dovrebbe solo farsi da parte, in questo scenario dove centrodestra e centrosinistra si assomigliano in maniera sconcertante.

Che differenza c'è tra Berlusconi e Renzi?

I programmi rabberciati di Renzi e Berlusconi sono uno la fotocopia dell'altro. Silvio ultimamente ha lanciato un vago programma con un grande abbassamento delle tasse. Il punto è: chi gli crede più, dopo dieci anni di governo e tre mandati elettorali?

Il bello è che il giorno dopo Matteo ha lanciato anche lui un programma per abbassare le tasse, per non essere da meno del suo padre spirituale.

Li rendono inoltre simili il  collaborazionismo verso l'Europa, l'assenza di idee, la mancanza di polso verso qualsiasi aspetto di politica internazionale, l'assenza di strategia, il rifiuto più assoluto di fare gli interessi del proprio paese anzichè buttarlo nel fango sempre di più.


Unione Europea: il risveglio tardivo e inutile del Pd

Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad un ravvedimento, almeno a parole, della sinistra, che ha smesso di sostenere il solito ritornello secondo cui la crisi non deriva dall'euro, ma dal fatto che siamo "brutti, sporchi e cattivi", perchè siamo corrotti, cialtroni evasori fiscali e furbi in quanto italiani.

Prima l'ex consigliere economico del Pd Fassina ha iniziato ad ammettere il fallimento dell'euro, in maniera onesta e amara, ma forse tardiva, visto che lui è un economista e avrebbe dovuto capire molto tempo prima in che direzione si stava andando.

Pochi giorni fa poi, in una rete all news in cui si commentava la crisi in Grecia, ha stupito tutti una intervista di D'Alema che ha spiegato brillantemente, meglio di un professore universitario, il modo in cui la Germania si avvantaggia dell'euro e di come i debiti della Grecia verso le banche le pagano i popoli dei paesi creditori tramite il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità)

Già da tempo Prodi ammonisce la Germania, accusandola di essere poco solidale e di voler asservire gli altri paesi con la sua forza economica e la sua visione strategica.

Proprio loro dicono queste cose.

Proprio D'Alema che giustificava la flessibilizzazione del lavoro introdotta dal primo governo di centrosinistra negli anni '90 e che ha avallato le tasse e le politiche repressive dell'economia degli esecutivi di centrosinistra.

E che dire di Prodi, che ha negoziato il cambio euro-lira a 1936,27 lire, causando un raddoppiamento dei prezzi?


Proprio quest'ultimo disse: "Con l'euro lavoreremo un giorno di meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più".

Il punto è che D'Alema e Prodi hanno avuto la loro parte nella crisi Italiana attuale. Quando poi si ravvedono e ammettono il fallimento dell'Euro e dell'Europa delle banche, così lontana dagli ideali di Spinelli e del manifesto di Ventotene, non fanno il passo ulteriore e risolutivo.

L'euro non funziona? Bene, smantelliamolo, usciamone. 

Ed ecco qui che torna indietro D'Alema: "Eh no, uscire dall'euro sarebbe un disastro per l'Italia". Se ha capito la lezione, è difficile credere che lo pensi davvero. In questo modo, dopo l'ottima premessa, D'Alema torna a fare il gioco di Angela Merkel e dell'euroterrorismo: "Se uscite dall'euro ogni tipo di disgrazia vi colpirà".

Sappiamo benissimo che non è vero, perchè uscire dall'euro è l'unico modo per liberarci dallo schiavismo dell'austerity e di una politica che fa gli interessi della Germania.

Crediamo davvero che i Teutonici ci consiglino per il meglio o vogliamo forse prendere atto, visto quello che sta succedendo in Grecia, che le cose continueranno a peggiorare perchè l'Europa non è solidale e c'è chi fa il proprio interesse a danno degli altri?

E con queste premesse, i Soloni della sinistra, quelli che insieme a Berlusconi ci hanno portato allo stato attuale delle cose, dicono che ci vuole più Europa. Per la serie: la Germania ci schiavizza? Facciamoci schiavizzare di più, così le cose si aggiusteranno.