Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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mercoledì 31 dicembre 2014

"Non sparate i botti"

Vi rivolgo il solito monito di fine anno: non sparate i fuochi d'artificio e tutto ciò che è simile ad essi.

Il perchè è ovvio. Ogni anno assistiamo al bilancio di una piccola guerra, in Italia: morti, feriti, mani e dita amputate. Gente che esplode colpi di pistola e di fucile, altri che usano le così dette bombe carta o petardi che sono capaci di produrre danni ingenti a persone e cose.

Sembra che ogni fine anno in Italia, solo per la paura, muoiano decine di migliaia di animali, in seguito alle esplosioni dei fuochi d'artificio: scoiattoli, uccelli o addirittura  cani e gatti.

Buon anno.

Iniziamolo con giudizio.


Questo blog compie 7 anni, 150 000 volte grazie

E' diventato quasi un bambino grandicello. Con lui ho speso sette anni che hanno cambiato la mia vita, non sto esagerando. Il blog è un po' come le radio locali negli anni '70. Con pochi soldi tutti potevano aprire una stazione per trasmettere e potevano dire la propria. I blog, se da un lato hanno meno facilità di audience rispetto ad una emittente radiofonica, possono essre a costo 0,  possono mostrare foto, video, tracce audio e si può anche, volendo, fare una diretta video grazie ai collegamenti su youtube. Questo è un elenco niente affatto esaustivo di cosa si può fare con un blog.

La mia vita è cambiata col blog perchè ho potuto esprimere meglio le mie potenzialità in supporto all' attività giornalistica. Ho imparato nuove cose sul web e sulle nuove tecnologie. Ho avuto inoltre modo di interagire coi lettori.

Da quando ho installato il contatore, nel luglio del 2009, siamo giunti a oltre 121 000 presenze, ma dalla nascita del blog le visite sono state almeno 150-160 000.

Un bel traguardo. Soprattutto, è un piacere per me scrivere online. E' bello documentarsi sulla rete e comunicare in tempo reale. E' uno stimolo a migliorarmi.

Grazie a voi lettori e non esitate a contattarmi, se ne avete voglia.

Andrea Russo

Un po' di rispetto per la Grecia

(Nella foto: veduta panoramica di Atene)

Il nostro amico Schauble


La diffamazione della Grecia è ormai diventato lo sport preferito dagli eurocrati e dai loro consociati. Anche negli ultimi giorni il ministro delle finanze tedesco  Wolfgang  Schauble ha detto ciò che dovrebbe fare e non fare la Grecia, dopo aver fatto raccomandazioni, dispensato consigli ed emesso giudizi su altre nazioni tra cui l'Italia. 

Ecco cosa il "grande" ministro teutonico ha detto: "La Grecia dovrà continuare sulla strada delle riforme gia' avviate, qualunque sia l'esito delle elezioni legislative  alla fine di gennaio (...) Le riforme difficili (attuate in Grecia dall'inizio della crisi finanziaria) hanno portato i loro frutti, non sono alternative. Le nuove elezioni non cambiano gli accordi con il governo greco" 

Egregio signor Schauble, Lei rappresenta la Germania, giusto?
Non è nemmeno un diretto rappresentante dell'Unione Europea e anche se lo fosse, non avrebbe titolo di dire cosa un altro governo debba fare o non fare. Chi diavolo è lei per cercare di influenzare la politica greca? Soprattutto, chi è lei per cercare di decidere del destino di 11 milioni e di 295 000 greci che non  hanno votato lei come loro rappresentante, che non è loro concittadino, che non vive ogni giorno le loro avventure e disavventure? 

Chi è lei per dire, come fece un po' di tempo fa, chi avrebbe dovuto vincere le elezioni in Italia e chi no, quali erano i "buffoni" (parola da lei pronunciata) tra i politici italiani e quali quelli seri? Con quale autorità lei esprime queste dichiarazioni che sanno tanto di angheria e di bullismo? 

Se non ricordo male, lei non è Italiano quindi , se la matematica non è una opinione, "ma tu chi sei?" glielo possono chiedere oltre agli 11milioni di Greci, anche 60 milioni di Italiani, a cui si potrebbero aggiungere gli Spagnoli e i Portoghesi e tutti gli altri paesi che lei prende di mira. 

Conti truccati

Se gli sprechi sono lo stato sociale, come Germania e Ue spesso fanno capire (vedasi la famosa lettera del  presidente della banca centrale europea Jean Claude Trichet del 2011 all' allora Presidente del Consiglio Berlusconi) la Germania è campionessa degli sprechi, visto che i tedeschi godono di assegni sociali e familiari che in Italia ci sogniamo. Il debito pubblico Greco non sarebbe stato un problema per nessuno, se non si fosse creata la moneta unica. 

L'ex presidente greco George Papandreou ci ha messo del suo truccando i conti e facendo carte false per aderire a questo progetto scellerato. Peccato però che anche la Germania trucchi i conti del suo debito pubblico, in quanto non include nel computo i debiti dei "landers" (le regioni tedesche) e le spese della sua Cassa depositi e prestiti. 

 Tutto quello che ne è seguito dopo però è stata una lunga storia di angherie subita dai Greci che non meritano di espiare le colpe dei loro leaders e dei loro consociati a livello internazionale. 

Hanno avuto un presidente non eletto, proprio come Monti, Lucas Papademos, anche lui uomo di Goldman Sacks e garante dei poteri bancari. I Greci, che in gran parte lavoravano e si costruivano un futuro in una  economia che tutto sommato girava piuttosto bene, si sono trovati a pagare debiti contratti dai propri governanti a beneficio di una elite bancaria.

Hanno poi dovuto subire tagli drammatici allo stato sociale e numerosi licenziamenti. Ma nella patria della cultura occidentale non sono diventati tutti spreconi e dissoluti e i tedeschi, che un tempo erano i barbari, non sono diventati dei santi e dei grandi risparmiatori. Si tratta soltanto di due popoli che seguono le azioni dei propri rappresentanti e assistono ad una storia in cui un gruppo si prevarica sull'altro e per di più lo accusa di essere stato uno scellerato, senza che questo sia vero.

La Grecia non è uscita dall'euro e dai ricatti di Ue e fondo monetario internazionale solo perchè le forze antieuropee sono divise tra destra e sinistra. Tra poche settimane ci saranno nuove elezioni e potrebbe vincere Syriza di Alexis Tsipras, che vuole tornare ad una politica monetaria nazionale e non più europea. Ecco perchè Schauble, che teme questo, ha iniziato la sua campagna elettorale contro chi non la pensa come lui. 

Il circolo degli snob

E i nostri politici cosa fanno? Uno di loro, Napolitano, il nostro presidente della Repubblica, si affretta sempre a dire che "Noi non siamo come la Grecia", come se loro fossero degli appestati. A sua volta, la Francia si guarda bene da fare lega in chiave anti-austerity con Spagna e Italia, perchè loro si sentono superiori. E' tutta una rincorsa a far parte del club degli amici snob, una gara dicotomica, schizofrenica. 

Da una parte si gareggia per dimostrare chi è il più ricco, dall'altra per decidere chi ha tagliato più posti letto, assegni sociali e posti di lavoro. 

Millenni di cultura

Io ci andrei cauto a dire che la causa di tutti i guai sono i Greci. La lingua italiana deriva in buona parte dalla loro, oltre che dal latino. Dalla loro cultura hanno attinto per secoli gli intellettuali e gli artisti rinascimentali, neoclassici e romantici di tutta Europa: filosofi, scultori, pittori, scienziati, astronomi, letterati, matematici. La stessa parola "Europa" deriva dal greco. La prima forma di democrazia e di repubblica è stato creato nelle Poleis. 

Riempiamo i nostri cuori di rispetto prima di parlare della Grecia.

Andrea Russo

lunedì 29 dicembre 2014

La Macroregione-Adriatico-ionica, ennesima idiozia dell'Unione Europea


Vorrei chiedere a voi lettori: Quanto sapete della Slovenia? Qual è il vostro grado di conoscenza della Croazia, a parte le spiagge e qualche meta turistica? Quanti di voi, di origine italiana, conosce un idioma dell'est europeo? Anche sul piano interno, ci sono delle diversità culturali, economiche, sociali tra la Sicilia e il Veneto?

La prima considerazione che mi salta in mente vedendo la mappa della Macroregione Adriatico-Ionica è l'enorme differenza tra regioni lontane sia geograficamente che culturalmente.

La mappa richiama un misto di esperienze incrociate tra blocco occidentale e orientale, tra culture mediterranee ed altre est-europee.

Prima del crollo del muro di Berlino, noi sapevamo pochissimo di ciò che avveniva in tutto l'est europeo. Eppure la Slovenia era congiunta geograficamente all'Italia. Nonostante questo, per un malinteso senso di pacificazione nazionale e ideologica, non si poteva nemmeno parlare della nostra stessa storia e delle truppe di Tito che sterminarono la nostra popolazione. L'Istria ad esempio era in maggioranza popolata da Italiani, che vennero cacciati e uccisi.

Ancora oggi gli Sloveni hanno aspre rivendicazioni nei confronti degli Italiani in tema di territori contesi.

Gli ideali sono per ingenui, se non ci sono progetti validi

Apprezzati intellettuali come Altiero Spinelli teorizzarono, all'indomani della seconda guerra mondiale una Europa Unita in cui la varie nazioni non si facessero più la guerra.

Bene: Qual è la prima cosa da fare per avvicinare i popoli? Dargli una unica moneta che non corrisponde alle esigenze delle loro singole economie? Creare una singola valuta che faccia dormire sonni tranquilli ai banchieri, perchè è forte e i loro investimenti in euro non si svalutano?

Unire i popoli e le loro culture, prima di unificare le istituzioni

Forse il miglior modo per unire i popoli, anzichè impoverirli tutti insieme, è di unirli culturalmente. Bisogna avvicinarli prima di tutto linguisticamente. Quante lingue europee si insegnano nelle nostre scuole? In quanti in Italia o in Francia studiano il Ceco, la storia moderna dell'Ungheria o sanno quali erano i nomi dei Colonnelli Greci?

Siamo popoli che nuotano nell'ignoranza gli uni degli altri. L'Italiano ad esempio all'estero, è rinchiuso negli stereotipi del mafioso, di qualche città famosa e di qualche piatto tipico come la pizza o la pasta. La  conoscenza altrui di un paese noto come il nostro molto spesso non va oltre.

Gli "illuminati" burocrati europei, di cui la maggior parte dei singoli europei nemmeno conosce il nome, hanno permesso il trasferimento del lavoro dai paesi occidentali a quelli orientali. Gli occidentali hanno perso il lavoro in fabbrica, mentre gli operai dell'europa orientale percepiscono stipendi da fame e sia loro che i loro paesi non si arricchiscono più di tanto.

Questa mappa che dovrebbe costituire la regione macroadriatico- ionica è una suprema immondizia, che intende unire un occidente una volta ricco ma ora in declino, ad un est europeo una volta povero e che ha registrato una modesta ripresa, destinata ad aumentare non più di tanto.

"Uniti nella sfortuna", verrebbe da dire, "uniti nella povertà", quando bisognerebbe cercare di rendere tutti benestanti.

Con queste unioni forzate, in cui ci sono interessi contrastanti e in cui i popoli non comunicano l'uno con l'altro, si creano al contrario divisioni e motivi di conflitto.


Piccole regioni grandi sprechi, grandi regioni grandissimi sprechi.

Una macroregione dovrebbe tendere a unire zone simili con storie simili.

Questa cartina che va dalla Sicilia ai Balcani appare anche come un goffissimo tentativo di distruggere le identità nazionali e di ridisegnare i confini geografici.

Per quanto riguarda il rapporto regioni-Unione Europea, in Italia non abbiamo una buona tradizione. I fondi europei sono sempre stati male utilizzati, sono finiti spesso nelle tasche dei politici e dei loro amici imprenditori.

L'Italia da 16 miliardi di euro ogni anno all'Unione Europea e ne riceve 10 in cambio, sotto forma di fondi per le aree in via di sviluppo. Questi 10 miliardi inoltre vengono utilizzati male dai nostri governi ed enti locali. Che senso ha tutto questo?

Che senso ha ora esportare questo modello su larga scala, condividendo progetti e spartizioni di fondi tra popoli diversi?

I problemi sono a monte: una istituzione che non funziona non può crearne altre

Una istituzione come l'Unione Europea, che ha troppi scheletri nell'armadio e che non è legittimata dalle volontà dei popoli, contro la cui Costituzione pendono i no dei referendum francesi e olandesi (gli Italiani non sono stati nemmeno interpellati in merito) non può essere guida dei popoli.

Gli euroburocrati, che spendono cifre folli per tenere in attività i due parlamenti di Bruxelles e di Strasburgo, non hanno nè l'autorità morale nè la capacità intellettuale di decidere al posto di stati sovrani.

Figuriamoci se sono in grado di disegnare macroregioni, che anche solo "ictu oculi" appaiono ridicole.
Andrea Russo

domenica 28 dicembre 2014

Italiani, la positività è contagiosa

Vogliamo migliorare il nostro paese? Iniziamo ad essere più propositivi e a dare meno la colpa agli altri

Tante, troppe volte sentiamo amici, conoscenti, personaggi della tv lamentarsi del nostro paese. La retorica del pessimismo e della negatività contagia anche chi vive ancora bene.

Prima o poi deve però giungere il momento in cui ci si stanca di piangersi addosso e si ci rimbocca le maniche.

"Stringiamoci a coorte", giovani, vecchi e di mezza età

Tanti giovani (non tutti) si risentono della mancanza di lavoro ma conoscono ogni tipo di divertimento e più volte alla settimana vanno a ballare, a bere e a svagarsi con gli amici.

Troppi quarantenni e cinquantenni sbraitano contro gli altri, ma non si aggiornano. In molti sopra la cinquantina sanno a malapena accendere un pc. Per quanto riguarda le lingue straniere, in tanti  credono di conoscere l'inglese ma commettono errori di grammatica e soprattutto di pronuncia che rendono quello che sanno inutile.

Per essere più cattivi, in molti,anche nel mondo della pubblicità e del doppiaggio cinematografico, sbagliano addirittura la grammatica della nostra lingua, coniugando in maniera inappropriata i congiuntivi.

Gli anziani, che sono la parte più benestante del paese, spesso aiutano figli e nipoti. E' anche vero però che c'è gente che a 70-80 anni mantiene posti dirigenziali non lasciando spazio ai giovani.

E' sempre colpa degli altri?

Quello che dà più fastidio però sono quelle persone che sui forum di internet sfogano le proprie frustrazioni insultando gli italiani come popolo in maniera alquanto generica.

Loro non sono Italiani? Loro si comportano bene nei confronti del prossimo oppure hanno qualcosa anch'essi da farsi perdonare? Diamo la colpa sempre agli altri, ma cosa facciamo noi per migliorare il nostro paese?

J.F. Kennedy disse una volta: "Non chiedetevi cosa fa il vostro paese per voi, ma cosa voi fate per il vostro paese".

Lamentarsi non serve a nulla. Occorre ritrovare la positività giusta per costruire il futuro mattoncino su mattoncino. I politici sono diretta derivazione di un popolo. Miglioriamo noi stessi e miglioreranno, almeno un poco, anche loro. E' compito nostro fare in modo che il loro potere sia limitato. Troppe persone creano rapporti clientelari sotto le elezioni, in troppi imbrogliano nei concorsi pubblici, negli appalti e in vari contesti lavorativi.

Non hanno il diritto di lamentarsi, dopo, se le cose vanno male. Hanno partecipato alla spartizione della torta e poi si lamentano se la torta è finita.

Ma ciò che conta adesso, dopo quasi sette anni di forte crisi economica è fare tabula rasa del passato, cooperare, cercare di non imbrogliare il prossimo, di fare bene il proprio lavoro e di dare l'esempio, ognuno nel suo piccolo contesto

Positività e atteggiamenti costruttivi

Infondere positività e mostrarsi solidali con gli altri è contagioso e innesca un circolo positivo.

Compriamo prodotti Italiani, creati in Italia da lavoratori residenti nel nostro paese. Se tutti implementassero con le azioni questo principio l'economia farebbe già un bel passo in avanti. Non siamo il terzo mondo, non è vero che tutto funziona male. Anche nei paesi che si dice siano più progrediti del nostro, vi sono sacche di degrado, corruzione, violenza, ingiustizia, arretratezza culturale.

Camminiamo sul petrolio e non ce ne accorgiamo. Le nostre cattedrali, i nostri beni archeologici e architettonici potrebbero creare milioni di posti di lavoro. Las Vegas conta 60 milioni di visitatori all'anno per dare in cambio casinò, insegne luminose e una ricostruzione di Venezia dentro una piscina.

Chi ha fatto grande gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia? Non abbiamo importato solo mafia, che comunque è stata combattuta da altri grandi Italiani come Joe Petrosino e Rudolph Giuliani. Tutti i più grandi attori di Hollywood hanno origine Italiane. Fiorello La Guardia, noto sindaco storico di New York, era anche lui Italiano. La lista di esempi potrebbe essere sterminata.

Ammirazione

Nel Regno Unito, ogni volta che dico che sono Italiano, la gente si illumina e decanta numerose lodi del mio paese e lo fa con un'espressione del viso sincera. Certo, enunciano anche alcune cose negative, che sono però in minoranza nelle loro elencazioni.

Dovremmo essere in grado di focalizzarci di più, per ripartire, sull'enorme estasiato stupore che il nostro paese genera negli altri.

sabato 27 dicembre 2014

Indipendenza Scozzese, un fuoco di paglia

(Nella foto: Alex Salmond, Primo Ministro e leader degli indipendentisti scozzesi)

Vivendo nel Regno Unito negli ultimi mesi, ho potuto farmi una idea su come Scozzesi e Inglesi abbiano vissuto, in qualità di diretti interessati, la campagna e l'esito del referendum sull'indipendenza scozzese.

La mia impressione, già prima delle votazioni, era che gli Scozzesi non avvertissero così forte il sentimento di patriottismo nè il senso di frustrazione per una dominazione straniera che spesso si accompagna a queste occasioni.

Se da un lato Londra sfrutta i giacimenti petroliferi situati al largo delle acque della Scozia, è altrettanto vero che quest'ultima riceve centinaia di milioni di sterline in cambio.

E' inoltre vero che la Scozia, dall'epoca della deindustrializzazione voluta dalla Thatcher, non è stata più investita da un piano di investimenti per le infrastrutture.

A ciò si potrebbe controbattere che, visto l'autonomia di cui godono, avrebbero potuto pensare a questo gli stessi governi scozzesi senza aspettare i soliti interventi da Londra.

Se da un lato negli ultimi anni l'Inghilterra ha tagliato i sussidi in tutto il Regno Unito, è altrettanto vero che gli Scozzesi si sono appoggiati molto alla politica dei benefits che in Gran Bretagna è ancora forte e che in Italia possiamo solo sognare: case gratuite, assegni di disoccupazione, assegni familiari, bonus per ogni bambino nato, uffici di collocamento che funzionano et cetera et cetera.

Nick Farrell, un giornalista inglese che scrive per "Il Giornale", descrive gli Scozzesi come dei piagnoni che si aspettano continuamente l'aiuto di Londra e intanto continuano a ricevere benefits, fondi e concessioni di autonomie.

In definitiva, ai discendenti di Braveheart l'indipendenza non conviene.

Lo stesso Primo Ministro e leader del Partito della Nazione Scozzese, Alex Salmond, ha dato prova di debolezza nelle sue rivendicazioni: ha ottenuto il referendum sulla indipendenza ma ha chiesto, in caso di vittoria, di restare sotto l'egida della Corona Britannica e di mantenere la Sterlina. Sono richieste controverse che hanno danneggiato la causa dell'indipendentismo. Inoltre il Premier Britannico David Cameron si è affrettato a promettere concessioni di autonomie ulteriori in caso di vittoria del no. Ora dovrà onorarle.

C'è un altro fattore, inoltre: gli Scozzesi sono per la maggior parte storicamente di sinistra e spesso fungono da ago della bilancia quando i laburisti vincono le elezioni al parlamento di Londra.

I laburisti, come è noto, sono antinazionalisti e sono poco propensi a battersi per cause indipendentiste.

Alla fine della fiera, la lotta per l'indipendenza scozzese del 2014 ha avuto poco di eroico e altrettanto poco di coraggioso. Non c'è stato nessun Braveheart, ma piuttosto piagnistei di persone viziate da Londra che sono ritornate nei ranghi quando il referendum le ha ricondotte alla razionalità: proprio come dei ventenni cresciuti troppo nel comfort che, dopo essersi ribellati ai genitori, hanno deciso di rimanere a vivere con loro, tornando a rispettare le loro regole.
Andrea Russo

venerdì 26 dicembre 2014

Mancano pochi giorni al settimo anno del mio blog

Tra pochi giorni , esattamente il 31 Dicembre, questo blog compirà sette anni. Col tempo sono riuscito ad apportare leggeri miglioramenti alla veste grafica e soprattutto è cambiato il mio modo di scrivere. Penso di aver fatto qualche passo in avanti sotto questo profilo, anche se nella mia professione di giornalista le motivazioni vanno e vengono.

Per chi vuole fare del giornalismo un mestiere e non un hobby non si tratta di una passeggiata, ma di tante salite in montagna.

Sono un blogger perché mi aiuta ad essere uno scrittire completo. La mia curiosità per il mondo mi spinge a scrivere racconti,favole,articoli di cronaca e riflessioni. Ovviamente il blogging non coincide con il giornalismo. C'è chi lo intende come la redazione di fatti di vita vissuta racchiusi in un diario. Io invece voglio condividere le mie passioni e le mie idee  cercando di fornire suggerimenti utili ai lettori.

Recentemente l'attore Angelo Orlando ha pubblicato un commento sull'articolo che lo riguardava e lo ringrazio. Vi rammento però che gli interventi dei lettori sono sempre ben graditi e vorrei che aumentassero nel prossimo anno.

Mi piacerebbe leggere i vostri pareri sul blog e consigli su cosa scrivere e pubblicare e su come scrivere ciò di cui tratto.

La barra dei commenti è piccola, i caratteri sotto ogni post sono piccoli, ma vi incoraggio a dire la vostra. E' semplice e vi sono varie modalità per farlo. Viene spiegato tutto nel momento in cui postate il vostro parere.

In sette anni ne sono successe di cose: vi ho riportato ad esempio notizie da vari paesi, come ad esempio l'Inghilterra.

Nel 2012 ho lavorato molto per questo sito: 269 posts tra articoli, video e altri contenuti pubblicati.

Ho dovuto poi rallentare perchè avevo perso un grado di vista grazie al pc e per altri impegni.

Quest'anno i post sono stati solo una quarantina, ma i contenuti sono più curati rispetto al passato.

Mi riprometto di scrivere di più, l'anno prossimo pubblicherò riguardo a nuove tematiche, sia giornalistiche che di interesse generale oltre, ovviamente, alle mie opinioni.

Vi saranno ospiti scrittori in questo sito, che verrà arricchito sotto molti aspetti.

Ci aspetta ancora molta strada da percorrere insieme, sia sul piano della lettura che della collaborazione, anche a livello di business, se sarà possibile.

Nel frattempo vi saluto e vi do appuntamento a domani.

Cordiali saluti

Andrea Russo.

martedì 23 dicembre 2014

Accordi per l'energia elettrica tra Italia e Montenegro: la posizione di Lorenzo Valloreja

COMUNICATO STAMPA RIGUARDO LO STATO DELL’OPERA TIVAT- PESCARA – CEPAGATTI – GISSI – LARINO – FOGGIA E SCHEDA CRONOLOGICA DEI FATTI In data 19.12.2007 il Ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani firmò, insieme al collega montenegrino e in presenza dell'allora amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, un'intesa intergovernativa a sostegno di un progetto di un nuovo collegamento elettrico sottomarino tra Italia e Montenegro (Foggia-Bar).

Tale opera, se realizzata, sarebbe stata lunga circa 282 km. Sempre in quel periodo era prevista da parte del Ministero dello Sviluppo Economico lo smantellamento della Centrale (Stazione) di trasformazione di Villanova di Cepagatti (PE); Magicamente, nel 2008, il Ministero dello Sviluppo Economico muta il progetto, il Cavo sottomarino proveniente dal Montenegro non segue più la rotta Bar – Foggia ma Tivat – Pescara – Cepagatti – Gissi – Larino – Foggia per un totale di 560 km.

A seguito di questo nuovo percorso la stazione di Villanova non doveva più essere smantellata ma anzi potenziata, infatti, in un futuro non molto lontano, stando alle decisioni del Ministero, non servirà solo la dorsale sud, ma anche il collegamento verso nord. Comunque sia, il nuovo collegamento Montenegro – Italia risulta essere, ad occhio, esattamente il doppio per lunghezza rispetto al precedente progetto e forse per far notare di meno questa incongruenza l’opera nel suo complesso venne divisa in tre tronconi:

1. la Tivat – Pescara – Cepagatti in corrente continua realizzata direttamente da Terna SPA (390 km circa di cui 375 sottomarini e 15 sistemati appena sotto 75 cm di terra e che attraverseranno la più grande area densamente abitata della regione Abruzzo, cioè i Comuni di Pescara, San Giovanni Teatino, Spoltore e Cepagatti);

2. la Cepagatti – Gissi (60 km circa) in corrente alternata trasportata su elettrodotti aerei da 380kv a doppia terna che in questa fase non doveva essere realizzata direttamente da Terna SPA ma dalla A2A attraverso al società Abruzzese Abruzzo Energia;

3. la Gissi – Larino – Foggia (110 km circa) in corrente alternata trasportata su elettrodotti aerei da 380kv a doppia terna e realizzata anch’essa direttamente dalla Terna SPA. A tutt’oggi la Terna Spa continua ad insistere sul fatto che le tre opere sopraelencate non sono riconducibili ad un unico “disegno” (sic!), tuttavia è certo che se il cantiere Tivat – Pescara – Cepagatti venisse bloccato per un qualche motivo o non terminato le altre due opere in questione non avrebbero certamente nessuna funzionalità.

Tra il 2009 ed il 2010 a più riprese il Governo Berlusconi sigla una serie di intese con il Governo Djukanovic al fine non solo di realizzare questa mega opera ma anche di permettere alla A2A (multiutility quotata in Borsa nata dalla fusione delle municipalizzate di Milano e Brescia) di acquisire il 43% della società energetica pubblica montenegrina Elektroprivreda (EPCG) e di farle costruire anche quattro centrali idroelettriche sempre in Montenegro.

Ma la Terna e la A2A non sono le uniche tirate in ballo anche  l’Enel ha avuto la sua parte con un impianto a carbone in collaborazione con Duferco che, a sua volta, tirerà su un termovalorizzatore. Il piano, insomma, è quello di costruire impianti di energia rinnovabile in Montenegro e trasportarla in Italia con un cavo sottomarino, non ancora costruito però ...

 l’unica cosa certa è che A2A investì 500 milioni di euro per l’acquisto di Elektroprivreda (EPCG) che venne quindi realmente privatizzata. Il punto però è che l’acquisto di Elektroprivreda (EPCG) si è rivelato un pessimo affare: Enrico Malerba, direttore esecutivo di EPCG, ha spiegato ai giornalisti di Report, in una storica puntata,  come la società abbia perso, in un solo anno, ben 60 milioni di euro dovuti al fatto che la società vende i due terzi dell’energia prodotta all’azienda privata montenegrina KAP, che produce alluminio, ma che non paga.

La EPCG, inoltre, è costretta a vendere l’energia a tariffe agevolate, imposte dal governo di Podgorica, e altri 16 milioni sono andati quindi perduti da A2A quando il governo ha abbassato il prezzo dell’energia. Il conto di A2A è in rosso e il titolo vale in borsa ben dieci volte meno che nel 2008, prima di iniziare l’avventura montenegrina. Ecco che l’affare energetico si è rivelato un pessimo affare. Ma non finisce qui. Poco prima della visita di Berlusconi del marzo 2010, il Montenegro decide di vendere la EPCG.

Si presentano alcuni acquirenti, tra cui A2A, che poi come sappiamo vincerà la gara. Il 20% delle azioni di EPCG prima della privatizzazione è composto dai fondi di investimento montenegrini i cui proprietari sono amici di Djukanovic, su tutti Beselin Barovic, anch’egli finito in mezzo all’inchiesta della Procura di Bari per contrabbando di sigarette tra Montenegro e Italia. Barovic detiene il 5% dei fondi di investimento, quota acquisita grazie ai proventi del contrabbando. I proprietari dei fondi di investimento, Barovic in testa, decideranno in quel 2010 di vendere le loro quote ad A2A, di fatto consentendole di vincere la corsa per l’acquisizione di EPCG.

Chi ci ha guadagnato? Non i cittadini montenegrini, che hanno visto un’ente statale finire in mani private. Non A2A, che è stata gravemente danneggiata da questa operazione, alla luce delle enormi perdite. Quello che emerge dall’inchiesta giornalistica condotta da Report è che A2A avrebbe versato, per l’acquisizione di EPCG, ben 70 milioni di euro nelle casse di Prva Banka, istituto di credito che nel 2006 era a rischio default evitato grazie all’iniezione di liquidità di A2A. Che la Prva Banka sia di proprietà del fratello del premier Djukanovic, Aco, non è un dato trascurabile.

A2A però fa delle precisazioni in merito, contestando la versione di Report e rivendicando trasparenza nell’acquisizione e offrendo dati diversi, che invitiamo a leggere ricordando come l’azienda sia stata vittima, semmai, di accordi politici che l’hanno danneggiata. Come ricordato dallo stesso Pippo Ranci, presidente del consiglio di sorveglianza di A2A:

 “Un accordo politico per investire in Montenegro ci sara’ pure stato, ma quelli di EPCG sono asset pregiati, è un’operazione che ha il suo perchè visto che in Italia è sempre più difficile costruire nuovi impianti idroelettrici“. Ed è qui che si reinserisce il discorso del “nostro cavo” che dovrebbe trasportare in Italia l’energia prodotta nei Balcani. Infatti tale opera dovrebbe veicolare non solo corrente dal Montenegro, ma anche dalla Serbia.

Nel 2009 l’allora ministro Scajola s’impegnò a nome del Governo ad acquistare per 15 anni energia verde dalla Serbia, oltre che a costruire tredici centrali idroelettriche. Il prezzo concordato dell’energia serba è di 150 euro a megawattora, più del triplo del prezzo di mercato in Serbia.  L’Italia acquista quindi energia a prezzo maggiorato, e il costo finisce sulla bolletta degli italiani. La domanda è perché? Nel bilancio Terna 2009, la società stessa ammette che la richiesta energetica italiana è calata del 6,6% e l’Abruzzo non è avulso da questo dato.

L’opera, che viene presentata in pompa magna presso gli enti abruzzesi come la manna che risolverà i nostri problemi energetici è inutile perché: 1. Allora, il fabbisogno energetico locale era completamente coperto dalla sovrapproduzione pugliese che riusciva a soddisfare non solo l’Abruzzo ma anche i clienti della Provincia di Ascoli; 2. Oggi, che la crisi si è ahimè acutizzata, l’Abruzzo è completamente autosufficiente visto che nel 2013 sono stati consumati 6.808 Gwh mentre la nostra Regione ha una capacità produttiva di 7.272 Gwh.

Ma non solo, a monte di questa inutilità vi è un problema ambientale perché in primis la linea in corrente alternata genera dei forti campi elettromagnetici e secondariamente perché la linea in corrente continua se pur non genera campi elettromagnetici tuttavia da luogo a fortissimi campi magnetici dei quali ancora oggi non si conoscono precisamente gli effetti.

Se si pensa poi che lo spiaggiamento dei cetacei avvenuto nel settembre 2014 presso Punta Aderci potrebbe essere stato causato anche da forti variazioni del campo magnetico la cosa desta delle legittime preoccupazioni. Inquietudini che sono legate anche ad un consumo spaventoso di territorio dovuto alle fasce di rispetto che impediscono l’utilizzo dei suoli circostanti: a) 30 ettari per la sola tratta Pescara – Cepagatti; b) 600 ettari per la linea Cepagatti - Gissi; c) 1100 ettari per la linea Gissi – Foggia. Complessivamente è come se venisse cancellata dalla cartina geografica un territorio grande quanto l’intero Comune di Catignano, cioè una zona vasta 17 milioni di metri quadri o 17 km quadri se preferite!

E tutto questo senza tener conto dei danni alla spiaggia ed al turismo che inevitabilmente si manifesteranno nei tratti prospicienti il Fosso Vallelunga, sito dell’approdo del cavo del Montenegro, ne delle ricadute negative nel settore ittico poiché nel tratto di mare interessato al passaggio del cavo o non si potrà pescare o vi saranno delle forti limitazioni.

Noi siamo stati i primi a diffondere queste notizie tra l’opinione pubblica abruzzese e nazionale, affinché i cittadini fossero consapevoli ed in grado di tutelare i loro diritti e se grandi inchieste giornalistiche sono state fatte da “Report”, piuttosto che da “Repubblica”, o da altri organi d‘informazione, così come se la Magistratura, in taluni casi riguardanti quest’opera, ha voluto accertare la verità, o se oggi la linea Cepagatti – Gissi è realizzata direttamente da Terna e non più dalla A2A, ebbene il merito è stato senz’altro nostro perché, se pur limitati nei mezzi, abbiamo cercato di essere sempre sul pezzo e di osservare e studiare la cosa per quel che è …

non per quel che per comodità vorremmo che fosse … cioè la solita opera pubblica scomoda che, se si riesce a spostare di qualche centinaia di metri, già non ci tange più perché a farsene carico, dovrà essere necessariamente, il solito “sfigato di turno”. Questa invece, ahimè, è una mega opera che avrà ricadute di ogni tipo non solo riguardo a coloro che si troveranno nell’emergenza di doverci abitare vicino ma anche per tutti gli altri cittadini della nostra “povera” Regione.

E’ per questo che: il 07 novembre 2009 creammo il nostro comitato che all’epoca si chiamava “Nessuno Tocchi l’Area Metropolitana” in quanto i primi passi li muovemmo proprio nei Comuni di Pescara, San Giovanni Teatino, Spoltore e Cepagatti; ai primi di marzo del 2010 invitammo:

a) i Consiglieri Comunali, Provinciali, Regionali a far indire appositi Consigli “aperti” nei quali si potesse discutere «di questa grave emergenza»;

b) i Parlamentari abruzzesi a tenere apposite interrogazioni in Aula;

c) i cittadini interessati a presentare ricorso presso il Tar;

d) ai proprietari interessati da espropri a depositare le loro osservazioni entro e non oltre l’allora 19 marzo in quanto termine ultimo legale in quel dato momento storico. Sabato 27 Marzo 2010, a seguito di diverse riunioni tenute presso alcuni comuni della Provincia di Chieti interessati dal passaggio della linea Cepagatti – Gissi crescemmo e diventammo “Nessuno Tocchi l’Abruzzo”;

Martedì 13 Aprile 2010, a seguito di diverse adesioni extraregionali, crescemmo ancora diventando un Comitato Nazionale e partecipammo in massa alla manifestazione antinucleare che si tenne il sabato successivo, cioè il 17 Aprile, a San Benedetto del Tronto per impedire l’installazione di una Centrale Nucleare in località Sentina delle Marche. Tale progetto venne poi definitivamente bloccato grazie al referendum del giugno 2011;

a partire al 26 gennaio 2011, a seguito di contatti avuti con cittadini montenegrini ed esponenti politici balcanici “Nessuno Tocchi il Nostro Futuro” diventò internazionale guadagnandosi le prime pagine dei giornali di Podgorica; tra il maggio ed il giugno 2012 lanciammo la sfida di raccogliere le firme per indire un referendum che interessava tutti i Comuni nei quali sarebbe transitata l’opera, da Pescara fino a Gissi; nel maggio 2014 - a seguito della decisione della Giunta Regionale Marche che in data 23 febbraio 2014 aveva bocciato la linea Teramo – Fano, direttrice questa che prosegue proprio verso nord l’autostrada energetica Tivat- Pescara – riproponemmo nuovamente il Referendum sull’opera, ma questa volta ai quattro candidati Presidenti di Regione, cioè:

D’Alfonso, Chiodi, Marcozzi ed Acerbo, i quali molto “educatamente” non solo non sottoscrissero la nostra richiesta ma non ci comunicarono mai nessuna risposta neanche alla nostra missiva; il 09/12/2014 consegnammo a tutti gli organi preposti le nostre osservazioni rispetto “LA RICHIESTA DI CONCESSIONE DEMANIALE, RIESAME PARERI, DECRETI E ATTI CONNESSI”.

Tuttavia come se avessimo la maledizione di Cassandra ne la popolazione, ne la politica, ci ha voluto dare pienamente ascolto in questi anni che sono stati si di lotta pazza e solitaria. Ed oggi che siamo ad un passo dalla realizzazione di quest’opera assistiamo esterrefatti alla costituzione di una miriade di comitati e “comitatini” che come tanti cani sciolti ululano alla luna senza sapere neanche di cosa stanno parlando.

Se questo sia dovuto all’avvicinarsi di future campagne elettorali, o più semplicemente per un tardo risveglio del senso civico non ci è dato di saperlo … certo è che tutta questa frammentazione della lotta e tutte queste imprecisioni non giovano in alcun modo alla causa! In questi giorni ho sentito parlare di concessioni Terna della durata di 50 anni … pensare solo un secondo che le cose stiano così è da folli! Secondo voi la Terna dopo aver speso 750 milioni di Euro per quest’opera tra 50 anni smonterà tutto l’impianto andando via? Ultimamente ho sentito battagliare diversi comitati su singoli tratti perorando così la causa di Terna che da sempre non vuole riconoscere l’unità del progetto Tivat – Pescara – Foggia al fine di risolvere la questione a proprio vantaggio.

Ma costoro fanno gli interessi di Terna o dell’Abruzzo? Voglio credere nella loro buona fede, anche se la politica, che da sempre ha tentato di mettere uno zampino in questa storia non ci ha portato che guai (vedi ostracismo verso il nostro referendum), perciò invitiamo caldamente tutti i comitati a presentarsi ad un tavolo per sostenere una linea comune … chiara … e fattibile. Solo uniti potremo vincere la battaglia, divisi faremo il gioco di Terna. A tal riguardo giorno 29 dicembre 2014, dalle ore 17:00 terremo una riunione presso la sala parrocchiale del Villaggio Alcione (Pescara sud, zona d’approdo del cavo) con tutti i residenti, gli imprenditori, i rappresentanti di categoria, il Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, i responsabili di Terna e gli organi d’informazione per manifestare il nostro dissenso e chiedere l’intervento, questa volta si a gamba tesa, della politica.

I 5 milioni di Euro dati a Pescara per il giusto ristoro sono già terminati - in parte utilizzati per risolvere il problema fognario di Portanuova che ahimè però è rimasto tale e quale a prima ed in parte assorbito dai debiti comunali – tuttavia l’opera è di li da venire e quindi ci siamo venduti per un pugno di mosche. Nessuno può venire in casa nostra e sfrattarci così! … perché questo stanno facendo … Dopo aver depositato le osservazioni Terna non potrà lavorare per almeno 6 mesi/un anno, quindi le istituzioni hanno ancora, se vogliono (si veda il caso delle Marche per la linea Teramo – Fano), tutto il tempo per porvi rimedio.