Appuntamento con la settima puntata, lascerò un post e una finestra video.
Segui e iscriviti, se ti va:
https://youtube.com/@andrearusso2025?si=ILrpBEcaPfZ4nCVn
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Mi riferisco a "L'amico immaginario", di Nico D'Alessandria, del 1994, con Victor Cavallo protagonista.
La Rai lo ha proposto ad orari notturni almeno una o forse più volte.
Amici sinceri, poeti non solo nella forma ma nella vita, D'Alessandro e Cavallo in questo lavoro mostrano affiatamento e unità d'intenti.
Non a caso si tratta di un lavoro intimamente autobiografico. L'attore Romano incarna i dubbi e la quotidiana battaglia interiore di un uomo solo, debole, che si rifugia nel sogno e nei ricordi per non far fronte a una realtà dura.
Nel suo peregrinare per le strade della capitale e con poche figure di riferimento nella vita privata, non gli resta che immaginare il conforto di un amico prima partito per tanti viaggi e poi venuto a mancare.
Il commento poetico che accompagna le immagini è raffinato e toccante, accompagnato da una colonna sonora valida in stile Jazz.
Buona visione.
L'appuntamento coi tre punti del Delfino è rinviato.
È stata una partita giocata a viso aperto, con tante occasioni da una parte e dall'altra. Tra le due compagini, quella che aveva più bisogno di punti era quella Abruzzese, che ora resta a una lunghezza dai play out e a quattro dalla salvezza diretta.Nel video: i tifosi del Delfino prima della finale dei play off di serie C con la Ternana
Quest'anno, nonostante il campionato catastrofico per la squadra e poi in parte riabilitato, i tifosi del Delfino non hanno mai avviato una contestazione pesante, dando sempre il supporto necessario ai propri beniamini.
Con l'arrivo di Insigne, Brugman e altri a fine gennaio-inizio Febbraio, si è scatenato un entusiasmo irrazionale che ha alimentato la rimonta del Pescara: da squadra ormai staccata all'ultimo posto, ora la compagine Adriatica è in piena corsa per la salvezza, con una media punti molto alta nelle ultime dieci partite e prestazioni notevoli.
L'Adriatico si è riempito, tra canti e sciarpe colorate. Le trasferte sono state memorabili, con centinaia, a volte migliaia di tifosi in viaggio, fin quando non sono state vietate
In molti altri casi tra proteste e recriminazioni del pubblico si sarebbe creata un'atmosfera pesante che avrebbe influito negativamente sui risultati sportivi, peggiorando le cose.
Mancano quattro partite alla fine del campionato di serie B e non sappiamo come andrà, ma loro, i ragazzi della curva Nord, hanno già vinto.
Si conclude con un pianto e con un calcio alla porta la conferenza stampa di Gian Piero Gasperini prima di Roma Atalanta.
Il vero motivo di tanta tensione, al di là dei contenuti dell'incontro stesso, sta nei risultati deludenti della squadra capitolina nella stagione in corso e nei rapporti tesi tra Gasperini e il dirigente Claudio Ranieri.
Che Gasperini abbia un carattere "permalosetto" lo ricordava affettuosamente Galeone, che di lui aveva ricordi intensi come giovane calciatore. All'epoca Gasperini aveva già tante idee e fungeva da "allenatore in campo".
In sintesi, Gasperini rivendica che avrebbe voluto giocatori diversi, Ranieri dal canto suo si è sentito attaccato, entrambi hanno espresso il proprio malcontento ai microfoni dei giornalisti.
Mi si consenta una breve critica in tre punti:
1 Nel calcio bisogna accettare stagioni sotto le aspettative. La vittoria a tutti i costi tradisce lo spirito dello sport e la natura del calcio, che è un gioco. Bisogna sapere aspettare e ragionare a lungo termine.
Se avessero ragionato in questa maniera al Manchester United, Sir Alex Ferguson non sarebbe stato il manager-allenatore dei Red Devils dal 1986 al 2013.
2: Far volare gli stracci non è mai una buona idea. Gasperini e Ranieri si chiariscano. La Roma ha bisogno di entrambi.
3: Verrebbe da dire: anche i ricchi piangono. Rispetto Gasperini, anche se fa un mestiere che sognano milioni di persone è comprensibile che abbia dei momenti di sconforto e delle situazioni difficili.
Tuttavia sia noi che facciamo giornalismo e divulgazione, sia l'intero ambiente calcistico, dovremmo aiutare lui e gli addetti ai lavori a togliere elettricità dall'aria che respiriamo.
Si tratta di calcio: è una passione sana, un divertimento, è il sogno dei maschi Italiani fin da bambini (e ora quello di tante donne, vista la bravura delle ragazze di oggi col pallone tra i piedi).
La stragrande maggioranza di noi, che ha problemi pratici e non guadagna sette milioni all'anno dovrebbe piangere e dare pugni sui muri ogni giorno, in caso contrario
I problemi veri sono altri. Cerchiamo di prendere la parte buona di questo sport, che ha bisogno un po' di più di quella folle leggerezza presente, in parte, nel Regno Unito.
Potrete assistere alla diretta e formulare le vostre domande. Vi aspetto
Ho sempre diffidato di chi, nel suo programma politico ed elettorale, mette nero su bianco fatui progetti di moralizzazione e di lotta alla corruzione.
È successo con i Grillini per esempio. Non abbocco facilmente e già prima della costituzione del partito vero è proprio, non ritenevo produttivo partecipare al "vaffa" day.
Tanti commentatori televisivi e della carta stampata bombardavano l'ignaro spettatore Italico su quanto fosse illiberale e antidemocratica l'Ungheria del dittatore Viktor Orban.
Per tre lustri abbiamo assistito a una demonizzazione sistematica e quotidiana del leader Ungherese.
La stessa Unione Europea lo definiva dittatore. Perfino Jean Claude Juncker, visibilmente ubriaco durante le strette di mano con i capi di Stato, tra uno schiaffo e l'altro lo appellava, sia pur giocosamente, con tale epiteto.
Potremmo aprire un database sconfinato con queste tesi e qualche link lo lascerò in calce a questo post.
Orban controlla la magistratura, Orban controlla i media, Orban trucca il risultato elettorale, Orban discrimina i gay, Orban decide quando c'è il sole o deve piovere.
Ebbene ieri si è votato, in un solo giorno, con le urne chiuse alle 19 (con estensione temporale per quelli rimasti in coda).
Il leader di opposizione ha vinto sonoramente: 53,1% contro 38,4%, 136 seggi contro 56.
Di colpo nel paese di Attila è tornata la democrazia. Semplicemente, bastava votare per un candidato più convincente. Non c'è stata una repressione poliziesca, non ci sono stati dati manipolati.
Il grande dittatore in soli 4 minuti di discorso ha accettato la sconfitta, ha ringraziato il suo popolo e si è congratulato con l'avversario.
Quando gli eventi sono graditi alla sinistra europeista, tutto di colpo torna normale e paesi come l'Ungheria tornano ad essere pacifici, puliti, con le strade adornate di fiori primaverili.
Una nuova era si apre da oggi: quella del dopo Orban e di una Ungheria ormai matura nella sua esperienza democratica e nella sua crescita socioeconomica.
Appare definitivamente terminata l'epoca del leader carismatico che è stato di ispirazione per le destre europee, forte di ben cinque elezioni, quattro dal 2010 ad oggi più una quinta 1998.
Se Orban ha avuto consensi ed è stato scelto per ben cinque volte, qualcosa di buono avrà fatto.
I tempi cambiano, le nuove generazioni vogliono aprirsi all'Unione Europea e dopo tanti anni di governo sono fisiologici sia la voglia di voltare pagina della popolazione che i motivi di malcontento.
Il progetto Magyar è stato un maquillage della sinistra, che, conscia del fatto che alcuni suoi valori sono rigettati dal popolo Ungherese, ha cercato di cambiare faccia, a costo di mandare al potere una persona non propriamente di sinistra.
L'importante è che sia fedele a Bruxelles, magari con un programma come quello presentato che si propone l'adesione all'Euro entro il 2030.
Non è un mistero che l'avvocato di Budapest abbia avuto come base di voti e come estabilishment di supporto quantomeno morale il mondo della sinistra
Ci aveva provato con Marki Zai quattro anni fa e non era andata bene.
Oltre alla già nota frattura tra Budapest (pro sinistra) e provincia (pro Fidesz), che in parte si è ricomposta ieri sera,
abbiamo assistito, comunque, a uno scontro tra generazioni: chi ha circa vent'anni ha trascorso la maggior parte della sua vita vuole finalmente incidere, scegliendo un candidato diverso.
Perfino nei cantanti sui palcoscenici e tra il pubblico dei comizi abbiamo notato la differenza:
Età mediamente un po' più altra tra i sostenitori di Fidesz, con cantanti molto in gamba ma attempati a intrattenerli,
e folle di ragazzi ad assistere ai rappers sul palco nei convegni di Magyar.
Hanno voluto l'Europa e adesso si accorgeranno con chi avranno a che fare a Bruxelles. I ragazzi devono fare le proprie scelte del resto, anche a costo di sperimentare quello che abbiamo constatato noi in Italia.
Benvenuti nel club, noi Italiani abbiamo già dato a Ursula e company, ora tocca a voi.
Caroselli di auto e urla Spagnolesche per le strade di Budapest. Mancano solo poche ore per l'ufficializzare Peter Magyar come nuovo Primo Ministro dell'Ungheria.
Ha votato quasi il 77% degli aventi diritto, un dato altissimo se si considera che si è svolto tutto in un giorno, con i seggi che hanno chiuso i battenti alle 19:00.
Il partito Tisza di Peter Magyar sembra ormai avviato verso la vittoria, con largo vantaggio nei confronti Tisza KDNP. Anche il terzo partito Mi Hazank dovrebbe entrare un parlamento, con un discreto risultato tra il 5 e il 7%.
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Argomenti: Elezioni, Ungheria, Peter Magyar, Viktor Orban
Da stasera in poi, su questo sito e sul canale https://www.youtube.com/@AndreaRusso2025
riceverete continui aggiornamenti sulle elezioni Ungheresi
qui da Budapest. Cercheremo anche di raccogliere le opinioni della gente del posto.
Nella figurina: Antonio Di Nardo, autore anche oggi di una rete (su rigore). Di Nardo è a quota 14 nella classifica dei marcatori
Il Pescara parte forte davanti a uno stadio gremito e ad un pubblico impagabile, ma deve cedere ad una Sampdoria con tante individualità, che ha trovato la chiave della vittoria nel finale, con la tattica del contropiede.
Le azioni salienti
Parte forte il Pescara, che si propone in avanti con due sortite di Insigne e Valzania al 5' e al 16'.
La Sampdoria va vicina al vantaggio in seguito con un lancio di profondità per Brunori, che si scontra con Saio.
Al 25' Di Nardo colpisce la traversa con un colpo di testa.
Al 44' Olzer cade in area sgambettato, dopo un controllo al Var l'arbitro Piccinini convalida.
Si affaccia sul dischetto Di Nardo, che spiazza il portiere: 1 a 0 per il Pescara e quattordicesimo goal in campionato per l'attaccante degli Abruzzesi.
La partita è combattuta ed equilibrata anche nel secondo tempo, con occasioni da una parte e dall'altra.
Al 74', dopo una spizzata di testa in verticale di Brugman, in velocità e braccato da due difensori, Meazzi si trova lo specchio della porta libero, ma calcia di poco fuori, a sinistra. Si tratta di una palla-goal nitida, ma anche in virtù di una leggera spinta regolare di un avversario, al trequartista manca la freddezza giusta, pur non calciando male.
Con un sapiente utilizzo del contropiede, i Blucerchiati la ribaltano: grande percussione di Abildgaard, che supera due avversari liberando spazi per i compagni: nel proseguimento dell'azione Conti, vicinissimo alla porta, insacca il pallone. 1 a 1.
Il Pescara si getta in avanti con generosità, non accontentandosi del pareggio.
Ottimi sono gli spunti di Insigne e Brugman per servire i compagni, ma i Biancazzurri si scoprono attaccando e vengono infilati ancora, con una azione in velocità conclusa da Depaoli.
Conclusioni
È stata una gara bellissima, con le squadre molto concentrate e le difese molto brave a neutralizzare i reciproci potenziali offensivi.
Nella foto: Giacomo Olzer
I play out sono a due punti. Insigne e Brugman si confermano di categoria superiore, Olzer lascia il segno.
Il Delfino continua la sua corsa, contro la Reggiana, che per ora è alla ricerca di una identità. La cura Bisoli ancora non dà i suoi frutti e il tempo è poco. I Biancazzurri agganciano il terzultimo posto mettendosi alle spalle proprio i Granata e lo Spezia.
Le azioni salienti
Il primo tempo è a senso unico: al 21' i biancazzurri vanno già in vantaggio. Olzer calcia una punizione venticinque metri circa, la palla supera la barriera, l'intervento di Micai è imperfetto, la palla entra nell'angolino basso della porta.
Il Pescara và molto vicino al raddoppio almeno tre volte:
Insigne al 27' calcia a pochi metri dalla porta su azione coordinata: Micai respinge bene;
Al 35' Brugman calcia col destro e colpisce la traversa;
al 48' Di Nardo, ben servito da un lancio morbido di Insigne, non aggancia bene a pochi metri dalla porta e tira debolmente.
Al 50' Insigne raddoppia: passaggio in area di Olzer, il trequartista Partenopeo scivolando lascia partire un tiro a spiovente che supera Micai: 0-2.
La Reggiana cresce e la partita si fa più equilibrata.
Lambourde al 68' supera in velocità il portiere Saio con un bel tiro: 1 a 2.
Gli Emiliani ci credono e si portano in avanti, ma al 90' il subentrato Meazzi chiude i conti su un contropiede.
1 a 3, la squadra di casa viene contestata dai tifosi a fine gara, mentre il Pescara ora è terzultimo a due punti dai play out e a tre dalla salvezza diretta.
Il goal dopo pochi minuti del nostro Moise Kean, un uomo in meno dalla fine del primo tempo, almeno tre palle goal nitide fallite per andare sul 2 a 0, il pareggio di Tabakovic, infine la resa ai rigori.
Si può riassumere così la serata storta della Nazionale, che si è scontrata contro il grande cuore dei Bosniaci. Il pubblico del Blino Polje, nonostante la capienza ridotta e ulteriormente limitata per motivi di sicurezza, ha creato una atmosfera speciale e piena di fiducia. Alla fine della gara gran parte del pubblico è rimasto a festeggiare tra commoventi cori e balli.
Al 15' Kean ha sbloccato il risultato, lasciando pensare ad una serata secondo i pronostici: una gestione facile da parte degli Azzurri. Pressato da un nostro giocatore, il portiere slavo Vasilj rinvia male, regalando la palla agli avversari; è stato facile per Moise battere a rete a mezza altezza e insaccare il pallone con la difesa sguarnita.
L'espulsione di Bastoni al 44' non può essere derubricato ad un semplice episodio: Memic si invola e ha lo specchio della porta aperto davanti, con il solo Donnarumma come ultimo ostacolo: il difensore Italiano non ce la fa a raggiungerlo e lo atterra. Calcio di punizione e cartellino rosso diretto per fallo da ultimo uomo.
Forse sarebbe stato meglio lasciar segnare Memic: sull'1 a 1 ma in parità numerica la situazione sarebbe stata più favorevole all'Italia.
Nel secondo tempo la Bosnia cinge d'assedio Mancini e compagni, ma almeno tre contropiedi azzurri portano gli ospiti vicinissimi al raddoppio. L'episodio più clamoroso è l'affondo di Kean, che, raccogliendo un lungo lancio, si trova solo davanti al portiere, calciando alto, ben oltre la traversa.
Il cross e il pari con il goal di testa di Tabakovic all'80' lascia parecchi dubbi: ci sarebbero un fallo in attacco verso un nostro difensore e un tocco di mano nella mischia da parte di Dzeko.
L'arbitro Francese Clement Turpin, consultato il Var, convalida la marcatura.
Al 91' Demirovic viene abbracciato da Mancini, ma la sua caduta appare un po' teatrale, con tanto di saltino e braccia aperte. Il contatto c'è, ma il rigore forse è troppo. Turpin lascia correre.
Al 103' Palestra viene fermato con le cattive maniere da Muharemovic, vicino c'è Burnic che però è in ritardo e non ce la farebbe a intervenire: potrebbe essere un rosso per fallo da ultimo uomo, ma Turpin assegna solo il giallo, oltre alla punizione.
Ai rigori termina 5-2 per i padroni di casa, per una vittoria meritata e decisa genuinamente dal campo.
Senza l'espulsione di Bastoni, l'Italia ce l'avrebbe probabilmente fatta. Tuttavia Bastoni gioca con gli azzurri e il suo fallo da cartellino rosso fa parte della prestazione generale, oltre ad essere il frutto di una difesa sguarnita in una occasione in cui l'avversario aveva ottime possibilità di segnare.
Anche in 10, l'Italia ha probabilmente perso la partita nel momento in cui ha fallito il raddoppio per almeno tre volte.
Siamo ancora fuori dal mondiale, piangere non serve a nulla. Rimbocchiamoci le mani per il breve termine, con Gattuso, il suo staff e i ragazzi, sia a lungo termine con una migliore crescita dei giovani talenti.