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domenica 12 aprile 2026

Ore 10:16: Tisza mantiene un vantaggio del 13%. Prossimo aggiornamento dopo la mezzanotte con le interviste in piazza.

Caroselli di auto e urla Spagnolesche per le strade di Budapest. Mancano solo poche ore per l'ufficializzare Peter Magyar come nuovo Primo Ministro dell'Ungheria.




Aggiornamento, ore 21:25: Tisza in vantaggio di oltre il 12%

Ha votato quasi il 77% degli aventi diritto, un dato altissimo se si considera che si è svolto tutto in un giorno, con i seggi che hanno chiuso i battenti alle 19:00.

Il partito Tisza di Peter Magyar sembra ormai avviato verso la vittoria, con largo vantaggio nei confronti Tisza KDNP. Anche il terzo partito Mi Hazank dovrebbe entrare un parlamento, con un discreto risultato tra il 5 e il 7%.

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Argomenti: Elezioni, Ungheria, Peter Magyar, Viktor Orban


sabato 11 aprile 2026

Elezioni in Ungheria: ultime notizie, pronostici, considerazioni

Dopo quattro anni difficili, l'Ungheria torna al voto: pesano molto le tensioni internazionali, l'economia e la politica energetica.



Viktor Orban e Peter Magyar: due personalità si confrontano sul ring della politica Magiara. I due leaders hanno storie molto diverse.

La storia di Viktor Orban


Viktor Mihaly Orban, nato nel 1963 nella regione di Fejer da una famiglia della borghesia Calvinista, si è formato all'ombra di un comunismo decadente e agli albori di una nuova era capitalista e occidentale.

Ha compiuto studi giuridici e politici. 

È tra i fondatori ed è il presidente di Fidesz - Fiatal Demokraták Szövetsége (1988), che si traduce come Associazione dei Giovani Democratici.

Consenso

Il Premier ha dalla sua parte le esperienze pregresse nella gestione del paese e nei rapporti con i vari partners. I risultati non sono opinabili.

Partiamo dal consenso: Orban ha ottenuto un primo mandato vincendo le elezioni nel 1998, a 35 anni, con il suo partito Fidesz, che a fine anni '80 aveva sfidato il regime comunista ormai decadente.

Dopo la legislatura 1998-2002, tornò al timone del paese otto anni dopo, nel 2010, vincendo le elezioni per quattro volte di fila e servendo da primo ministro per sedici anni, fino ad oggi.


Progressi economici

Durante gli anni della sua presidenza, notevoli sono stati i progressi economici: la sua politica di bassa tassazione verso le grandi imprese ha attratto capitali esteri ingenti.

Soprattutto a Budapest, è possibile notare una quantità impressionante di edifici moderni che ospitano grandi aziende. Ognuna di esse ha portato mediamente centinaia di nuovi posti di lavoro che prima non esistevano.

Per la prima volta nella storia le aziende Tedesche chiudono i battenti in patria. Sapete dove traslocano?

Nell'Ungheria di Orban. Audi, Bmw, Mercedes, Volkswagen..ci sono tutte.

Alcuni dei loro investimenti stanno crescendo. Nella terra di Attila i costi dell'energia sono nettamente inferiori rispetto alla Germania, il costo della manodopera è inferiore e il potere dei sindacati è modesto.

Se questi ultimi due fattori non permettono al lavoratore di guadagnare quanto un Tedesco o un Francese e di tutelare la stabilità della sua posizione lavorativa, è anche vero che lo stesso dipendente se n'è avvantaggiato. 

Ha trovato un impiego sotto casa senza dover più emigrare. 

In più molte delle succitate aziende provvedono alla sua formazione. 

Energia "low cost"

La politica energetica di Orban, sebbene lo avvicini a Russia e a Cina, ha consentito la costruzione di centrali nucleari e la fornitura di gas e petrolio a buon prezzo.

Le bollette in Ungheria per il singolo cittadino sono nettamente inferiori a quelle Italiane.

In un quadro internazionale dove Covid, guerre e crisi energetiche hanno messo in crisi importanti economie, l'Ungheria regge il colpo.


Non sottovalutate i Calvinisti

Orban come populista e sovranista. Lui però è in politica da molto tempo prima che questi termini venissero usati in maniera definita.

In realtà Orban è la versione ottimizzata del vecchio politico Democristiano. Difende i valori cristiani, da Calvinista di nascita sposato con una donna Cattolica.

I Cattolici più ferventi, tendenzialmente votano Fidesz. Papa Francesco era in piena sintonia col leader Magiaro e prima della sua scomparsa, negli ultimi anni lo ha incontrato ben tre volte, visitando Budapest tra ali di folla.

Questo è un fattore assolutamente centrale in Ungheria. Le minoranze protestanti nel paese Magiaro sono consistenti e ben organizzate, creano università, scuole, attività economiche. 

E votano, in maniera compatta. Altrettanto compattata su pochi principi è la loro mentalità politica: economia, famiglia, ordine e valori morali sono alla base delle loro priorità.

Non c'è posto, per loro, per le suggestioni della vita comunitaria Bohemienne, aperta a tipi di famiglie alternative, non si lasciano affascinare, come tanti giovani, dai cantanti bellocci schierati a sinistra.


Budapest vs resto dell'Ungheria

È dunque fisiologico che una città cosmopolita come Budapest sia schierata più a sinistra.

Le città piccole e medie e le campagne, invece, no.

Persino la numerosa minoranza Rom vota principlamente Fidesz, forse perchè comunque legata ad uno stile di vita arcaico e ancora di più perchè riceve benefit statali di vario tipo, non da ultimo quelli per il mantenimento dei figli.

Nella maggior parte degli anni in cui Orban ha governato, l'Ungheria ha avuto una crescita del Prodotto Interno Lordo, al netto dell'inflazione, di oltre il 4%, soffrendo comunque meno di altri paesi le crisi del Covid e del conflitto Ucraino.

La disoccupazione è scesa a livelli minimi. A Gennaio 2026 ammonta al 4,6% della forza lavorativa (Fonte: Trading Economics)

I rapporti con Trump e con Israele

Già durante il primo mandato di Trump Orban era stato accolto entusiasticamente alla Casa Bianca da Donald Trump, che lo rispetta. Questo ha determinato il beneplacito del tycoon e capo di Stato Newyorchese per una deroga alle sanzioni contro la Russia  espressamente ad appannaggio di Orban. Tale deroga è stato un indubbio successo economico per l'Ungheria.

La visita del vicepresidente Usa JD Vance pochi giorni fa è una ulteriore conferma dei buoni rapporti tra le due amministrazioni, ma il calo di popolarità degli Statunitensi dovuto ai bombardamenti Americani in Iran e al rapimento di Maduro potrebbe non essere un vantaggio per Orban.

Da rimarcare inoltre, è la politica coi guanti di seta attuata dal leader Ungherese verso le minoranze Ebraiche in Ungheria e coi governi Israeliani, compreso quello di Nethanyau. 

Peter Magyar, neofita della politica, riformatore dei costumi morali, gradito alla sinistra e alla Ue




Magyar è nato nel 1981 a Budapest. 

È il Presidente di Tisza, abbreviazione di Tisztelet és Szabadság Párt, ovvero "Partito del Rispetto e della Libertà".


Ha compiuto studi giuridici e come Orban ha il titolo di avvocato.

Ha cominciato la sua carriera politica due anni fa, quando pubblicò il contenuto di alcune telefonate con la sua ex moglie, al tempo Ministro della Giustizia, che dimostrerebbero, secondo lui, l'influenza del potere politico sull'apparato giudiziario.

Da lì è nato il suo progetto di creare organi a difesa della indipendenza della magistratura e della libertà di stampa.

Di lui possiamo dire ben poco, riassumibile in due brevi concetti: sputtanamento della consorte e propositi di renovatio morale del paese.

Il suo programma predica un allineamento enormemente maggiore alle direttive Ue, l'entrata nell'Euro entro il 2030, politiche a tutela della giustizia e dei media, interventi contro l'immigrazione molto dure (e questo potrebbe stridere con le simpatie Europeiste), più soldi per scuole e ospedali, una economia che punti meno sui grandi colossi e più sulle piccole e medie imprese

Non ha esperienze prettamente governative. Ha gestito consulenze legali per enti pubblici e privati e amministrato alcune aziende, non trascurando un certo attivismo civico, all'ombra della moglie, seduta allo scranno del dicastero della Giustizia e altresì impegnata in altri incarichi politici.

Sebbene Magyar rivendichi di essere un ex Fidesz, quasi nessuno si ricorda di lui come attivista di questo partito, in quanto non aveva compiti rilevanti al suo interno, ne' alcun peso specifico.



Astro nascente della politica: risultati elettorali a danno della sinistra (e in parte di Fidesz)

È di Budapest e lì ha la sua base di elettorato. La sua ascesa elettorale, sostanziatasi nelle elezioni Europee del 2024, consiste nel 29,60%  delle preferenze del suo partito Tisza, dietro al 44.82% di Fidesz e all'8.03% della Coalizione Democratica.

Rispetto alle precedenti Europee del 2019, la Coalizione Fidesz KDNP ha perso l'8% circa, la Coalizione Democratica il 24% circa, mentre Mi Hazank (di destra) ha guadagnato quasi l'1% e Tisza si è ritagliato lo spazio già succitato del 29.60%

Queste differenze fanno pensare che Tisza stia erodendo voti più al centrosinistra che a Fidesz stesso, che pure ha avuto un calo.

Sono però trascorsi due anni e le sorprese possono essere dietro l'angolo.

Parlando con le persone del posto, ho potuto riscontrare che Magyar riscuote entusiasmi tra le persone che votavano a sinistra. Non ho notato grande delusione da parte dei supporters di Orban. L'adunata per ricordare i moti del 1848 del 15 Marzo scorso ha dimostrato ancora un grande consenso, con il ponte Margit e la Piazza del Parlamento stracolme.

Tanti pullmann sono giunti da tutta l'Ungheria e la piazza era gremita più da gente forestiera che della capitale.

Più in là, pochi chilometri di distanza, a Piazza degli Eroi e ad Andrassy Ut, la folla di Peter Magyar era inferiore, sia pur consistente, nonostante fosse composta maggiormente da gente del posto che sicuramente aveva più facilità nel partecipare.

Certo, le piazze non sempre rispecchiano le urne.

Negli anni passati abbiamo assistito a grandi mobilitazioni della sinistra (ad esempio i tanti eventi a difesa della Università Ceu del magnate Soros), che poi si trasformavano in sonore sconfitte alle urne.

Conclusioni

In sostanza, domani si fronteggeranno un politico navigato e dai risultati ben visibili contro un neofita più di bell'aspetto, sui 44 anni, più giovane e giovanile, sicuramente appoggiato dalla Ue e dai media correlati a livello inernazionale, ma senza alcuna esperienza politica.

Di certo ha catalizzato i favori dell'estabilishment progressista, usando le sue stesse armi: il mega concerto di piazza degli Eroi di ieri, Venerdì 10 Marzo, con tanti artisti noti e cantanti a supporto, è uno schema classico della sinistra che in Italia conosciamo bene, volto ad accattivarsi le simpatie e i voti dei giovani.


domenica 16 marzo 2025

Discorso integrale di Viktor Orban per le celebrazioni del 15 Marzo

(Se hai Google Chrome sul telefonino, in alto a destra troverai la funzione audio, che ti leggerà questo articolo)



Il 15 Marzo, in Ungheria, si celebrano i moti indipendentisti del 1848. É una festa patriottica molto sentita dal popolo Magiaro, che è orgoglioso ogni volta che può di ribadire la propria identità nazionale.


Ecco il discorso integrale di Orban pronunciato ieri a Budapest:



"L'idea della libertà Ungherese ha turbinato nei cieli del tempo e della storia per secoli. Le sue origini risalgono a mille anni fa e sicuramente continuerà a esistere per migliaia di anni ancora. L'idea della libertà Ungherese è eterna e senza tempo. Eppure, 177 anni fa, è stata legata a una singola data, le Idi di marzo, e a un singolo luogo, Pest-Buda. 

Quel giorno, la libertà Ungherese ha preso forma, ha acquisito forma ed è scesa tra noi. Il 15 marzo non è solo una normale celebrazione per noi, nemmeno meramente storica, è un momento sacro. Il 15 marzo è un giorno per ogni generazione di ungheresi. 

È segnato per sempre e inevitabile, e questo rimarrà vero finché ci sarà un solo ungherese in vita sulla Terra. Con la sicurezza perpetuamente esagerata, ma innocente della gioventù, Petofi ha dichiarato: 

"I nostri nonni e padri, in cento anni, non hanno ottenuto tanto quanto abbiamo fatto noi in ventiquattro ore". Gloria ai giovani rivoluzionari di marzo! 

Ogni anno, prima che la vita germogli di nuovo, prima che gli alberi germoglino, prima che i raccolti emergano e prima che la vita civile si agiti, proprio in quel momento, noi Ungheresi dobbiamo riunirci per un'importante assemblea. 

Ecco perché siamo qui oggi. Prima di immergerci nell'arrivo gioioso della primavera, dobbiamo ricordarci a vicenda alcune cose di cui gli ungheresi possono parlare solo con la dovuta serietà. Dobbiamo ricordarci della nostra comune missione nazionale. 

E dobbiamo ricordarci della causa fondamentale della nostra patria, che richiede il nostro sostegno e servizio. Poi, per un altro anno, fino alla prossima resa dei conti, ognuno potrà tornare ai propri affari. 

Per anni abbiamo sentito dire che siamo il passato. Lo dicevano anche nel 1848: il futuro appartiene al grande impero austriaco. Lo dicevano anche nel 1956: il futuro appartiene all'impero sovietico rosso. Lo dicono di nuovo ora: il futuro appartiene all'impero globale color arcobaleno. Ci dicevano che siamo il passato. Ma dall'altra parte dell'Atlantico, si è verificato un cambiamento e si scopre che in realtà siamo il futuro. Si scopre che il futuro non appartiene agli imperi, ma ai patrioti e alle nazioni indipendenti. 

Affermavano anche che eravamo isolati. Lo dicevano anche nel 1848, eppure tutta l'Europa risuonava della voce degli ungheresi e persino a Vienna un cittadino di Buda guidava le forze ribelli. Lo dicevano anche nel 1956, ma alla fine siamo stati noi ungheresi a buttare giù il primo mattone del Muro di Berlino, portando la libertà a tutta l'Europa. 

E lo dicono anche ora: siamo isolati, eppure oggi il mondo intero ci sta guardando. Perché metà del mondo è interessata a noi? Di certo non è per le dimensioni della nostra economia o per la potenza di fuoco del nostro esercito. 

Cosa abbiamo noi che a loro in Occidente manca, ma di cui hanno disperatamente bisogno? Szechenyi ci ha insegnato che ogni nazione ha la sua missione, la sua essenza, il suo elemento caratterizzante. Per alcune nazioni quell'elemento caratterizzante è il commercio, altre sono definite dalla conquista; alcune dalla filosofia, altre dall'arte e altre ancora dalla scienza. 

Ma cos'è che fa scorrere il sangue ungherese nelle nostre vene, che fa battere i nostri cuori, che ci definisce come ungheresi? Libertà, cari amici! L'elemento caratterizzante degli ungheresi è la libertà. Un ungherese è nel suo elemento quando combatte per la propria libertà. Siamo combattenti per la libertà. Sappiamo come conquistare la nostra libertà. Sappiamo come difendere la nostra libertà. Questa conoscenza è nostra. La coltiviamo da mille anni. È il nostro marchio di fabbrica, anzi, nel nostro DNA. Ed è esattamente ciò di cui il mondo ha bisogno oggi, più che mai. Ancora una volta, abbiamo tenuto duro contro un impero globale. Solo noi siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo. 

Questo è il nostro grande segreto: l'alchimia dell'era moderna. Ecco perché metà del mondo, da Vienna a Washington, si sta rivolgendo a noi. La nostra lotta per la libertà oggi, proprio come nel 1848, non è solo per una causa ungherese. 

La vera battaglia oggi è per l'anima del mondo occidentale. L'impero cerca di mescolare e poi sostituire gli abitanti nativi dell'Europa con masse invasive di civiltà straniere. Vuole distogliere i nostri figli e nipoti dall'ordine naturale della creazione nel caos di stili di vita innaturali. 

L'impero vuole abbandonare l'ordine cristiano della vita e della cultura e arruolarci al servizio degli dei della guerra invece che della pace. La macchina imperiale ha devastato l'intero mondo occidentale, ma noi l'abbiamo fermata ai confini dell'Ungheria. Non ci siamo arresi. 

Non abbiamo permesso che il nostro paese, il nostro parlamento o il nostro governo venissero presi. Per quindici anni non sono stati in grado di sconfiggerci e ogni arma che hanno usato contro di noi si è rivelata inefficace. Hanno fallito con ricatti, denaro, minacce, mercenari e burocrati di Bruxelles. 

Abbiamo vinto quattro elezioni di fila e per quindici anni le nostre linee difensive hanno tenuto duro. Abbiamo resistito, abbiamo tenuto duro, perché credevamo che un giorno i venti sarebbero cambiati. E i venti sono cambiati. I patrioti del mondo occidentale hanno acquisito forza. Hanno vinto in Italia, nei Paesi Bassi, in Austria e ora anche negli Stati Uniti. 

Stiamo volando in formazione congiunta. Nella battaglia per l'anima del mondo occidentale, ora stiamo vincendo. Possiamo essere orgogliosi, perché siamo stati gli araldi, gli iniziatori e gli apripista di questa lotta mondiale per la libertà. 

Gloria a ogni ungherese che non si è tirato indietro di fronte all'impero di Soros, che non si è inginocchiato davanti a Bruxelles e che non si è sottomesso nemmeno all'impero liberale americano! La bandiera ungherese sventola ancora orgogliosamente. Possiamo rispondere ai nostri figli e nipoti con orgoglio. 

Lasceremo loro qualcosa da portare avanti. Il segreto delle lotte ungheresi per la libertà, passate e presenti, è lo stesso: gli ungheresi non combattono mai solo per se stessi, ma anche per la loro nazione: un colpo inferto per loro e uno per la nazione. Noi siamo il popolo della libertà, che non può vivere senza due cose: libertà e nazione. Per queste viviamo e, se necessario, per queste moriamo, alle nostre condizioni di liberi ungheresi. 

La libertà appartiene alla nazione. Questo paese, la terra degli ungheresi, è nostro. Non bramiamo le terre degli altri, ma non rinunceremo alla nostra. Non può esserci tolta, né con la forza, né con le minacce, né con lusinghe. E non scenderemo a compromessi su questo. Né ora, né mai. Proprio come le nazioni sono eterne, anche gli imperi non cambiano mai natura. Che si tratti di una luna crescente, di un'aquila, di una stella rossa o delle stelle gialle dell'Unione, l'impero cerca sempre la sottomissione e province perpetue. Vuole sudditi e contribuenti, mai ungheresi liberi. E c'è sempre un impero che brama la libertà ungherese. In questo momento, quell'impero è Bruxelles. Bruxelles sta abusando del suo potere, proprio come fece Vienna una volta. 

Vogliono governarci nello stesso modo in cui fecero in passato i governatori della corte imperiale viennese. La soluzione non è voltare le spalle all'Unione Europea, ma piuttosto il contrario: dobbiamo andare più a fondo, non fuori. Dobbiamo prenderne il controllo e cambiarla. La storia cambierà anche a Bruxelles. Verrà il momento della resa dei conti e noi salderemo ogni conto. Spezzeremo i suoi eccessi, rivendicheremo i diritti che sono stati confiscati illegalmente alla nazione e rimanderemo indietro, a mezzo posta, quei mercenari pagati da Bruxelles.

Lasciamo che si divertano a vicenda nel Parlamento Europeo. Le madri con un figlio non pagheranno l'imposta sul reddito fino all'età di trent'anni, e le madri con due o più figli saranno esentate a vita dall'imposta sul reddito. In tutta modestia, questa è ancora una sensazione globale. 

Con questo, garantiremo il futuro delle famiglie ungheresi per i decenni a venire. Il nostro unico compito rimanente è difenderlo ancora e ancora dagli attacchi di Bruxelles, che a volte cercano di toglierci le riduzioni dei costi delle utenze, le nostre pensioni della tredicesima e i soldi destinati alle famiglie. 

Ferenc Deak una volta disse: "Possiamo rischiare tutto per la nostra patria, ma non dobbiamo mai rischiare la nostra patria per nulla". Ma a Bruxelles non leggono Deak, quindi l'Europa si è tuffata a capofitto nella guerra russo-ucraina. 

Non dobbiamo mai causare danni maggiori di quelli che cerchiamo di prevenire. Non possiamo aiutare nessuno distruggendo il nostro paese. Ecco perché non ci siamo uniti a loro; siamo rimasti dalla parte della pace. L'impero non vuole aiutare l'Ucraina, vuole colonizzarla. 

La guerra è lo strumento della colonizzazione. I governanti d'Europa hanno deciso che l'Ucraina deve continuare la guerra, a qualsiasi costo.

In cambio, riceverà un'adesione accelerata all'UE, a nostre spese. Ci può essere una sola risposta a questo: l'Unione, ma senza l'Ucraina! Il popolo ungherese non è stato consultato sulla guerra, ma non può essere ignorato quando si tratta dell'adesione dell'Ucraina all'UE. 

Nessuna decisione europea può essere presa senza l'Ungheria. Un anno fa, la domanda era: vogliamo morire per l'Ucraina? Ora, la domanda è: vogliamo crollare sotto il peso dell'adesione dell'Ucraina? Cari amici, fate sentire la vostra voce nel voto dell'opinione pubblica. 

L'euforica giornata del 15 marzo 1848 fu seguita da una legislazione sobria e saggia ad aprile. Queste leggi proteggevano la libertà conquistata il 15 marzo. Sarà esattamente così anche adesso. Dopo l'odierno raduno celebrativo, arriva la grande pulizia di Pasqua. I parassiti sono sopravvissuti all'inverno. 

Smantelleremo la macchina finanziaria che ha comprato politici, giudici, giornalisti, pseudo-ONG e attivisti politici con dollari corrotti. Sradicheremo l'intero esercito ombra. Sono i nostri traditori moderni, i lacchè di Bruxelles, che, per denaro, spingono l'agenda dell'impero a scapito della loro patria. Sono qui da troppo tempo. Sono sopravvissuti a troppo. Hanno preso soldi da troppe fonti. 

Hanno cambiato schieramento troppe volte. Nel 1848, gli uccelli imperiali ci gracchiavano sul collo; oggi, i pulcini di Weber gracchiano sopra le nostre teste. Ne abbiamo abbastanza. Il vento primaverile porterà acquazzoni, ingrossando i fiumi: lasciateli portare via... Portano la lettera scarlatta della vergogna; il loro destino è disonore e disprezzo. 

Se c'è giustizia, e c'è, allora c'è un angolo speciale all'inferno che li aspetta. Sappiamo chi siete. Non importa come cercate di travestirvi con nuovi abiti da festa europea, i vostri padroni sono gli stessi, i vostri piani sono gli stessi. Le vostre speranze sono vane: il vostro destino sarà lo stesso di quelli prima di voi. 

Vi sconfiggeremo di nuovo. Ancora e ancora. "Perché la spada brilla più delle catene". Che Dio sia sopra tutti noi, e l'Ungheria sopra ogni altra cosa! Forza, Ungheria! Forza, Ungheresi!"

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Argomenti: Politica, Ungheria, Ungheresi, Viktor Orban, Bruxelles, Unione Europea, patriota, patrioti, patriottismo, valori cristiani


lunedì 1 gennaio 2024

Gli stadi Ungheresi

Nell`era Orban in Ungheria, complice un ritrovato benessere economico, si è incoraggiata massicciamente l`attività sportiva e la costruzione di strutture idonee.

Molti stadi sono di recente costruzione o rinnovamento e sono dei luoghi molto gradevoli e ben organizzati per seguire un evento sportivo.

Il Puskas Arena è stato completato nel 2019 e conta poco meno di 68000 posti. Appartiene alla Federazione Calcistica Ungherese MLSZ - Magyar Labdarúgó Szövetseg. 

Ospita molte delle partite più importanti in programma nel paese e ha già ospitato la finale di Europa League nonchè alcune partite degli Europei del 2020-2021.







Il Groupama Arena, inaugurato nel 2014 sulle ceneri del vecchio Albert Florian Stadion, è il gioiellino che ospita le sfide interne del Ferencvaros. Conta 23 700 posti. Ha anche zone vip e museo della squadra.








Il Pancho Arena Stadium, che deve il nome dal soprannome di Puskas ai tempi del Real Madrid,
conta 3500 posti.
Si trova nel piccolo villaggio di Felcsút, di 1500 abitanti. Tuttavia, ospita partite del Puskas Akademia e occasionalmente altri eventi calcistici.

E` stato costruito con soldi principalmente provenienti da investitori privati nel 2014. E` molto elegante e ha parti in legno. E` oggetto di studio da parte dell`architettura moderna e il suo progettista è l`architetto Imre Makovecz, deceduto nel 2011.






Il Bozsik Arena è stato completato a tempo di record in due anni di costruzione (2019-2021) sulle ceneri del vecchio Bozsik Stadion. Il vecchio stadio era in effetti piuttosto modesto e fatisciente, mentre la nuova struttura può definirsi da serie A, nonostante i 9500 posti.

Ricordiamoci che la squadra di casa è una dei club più titolati di Ungheria e ha partecipato spesso alle coppe europee. I suoi periodi d'oro sono stati gli anni precedenti al 1956 e gli anni `80-primi anni `90.







L`Hidegkuti NandorStadion, completato nel 2016, ospita le partite dell`MTK Budapest, con una capienza massima di 5000 posti. E` molto ben attrezzato. Non la quelle che in Italia chiamiamo curve. Ha solo tribune e dietro le porte si può giocare a battimuro.





Un`altra squadra gloriosa è la viola Ujpest, altra squadra legata al quartiere omonimo. Il suo Szusza Ferenc Stadion fu inaugurato nel 1922, ristrutturato nel 2000 e prese la denominazione attuale nel 2003.
Conta 12 670 posti. Non male in un periodo in cui molte partite vengono trasmesse dalla tv Ungherese anche senza costosi abbonamenti.




A Debrecen, seconda città per numero di abitanti del paese, c`è il Nagyerdei Stadion, che ospita le partite del Debreceni VSC, noto anche solo come Debrecen. Inaugurato nel 2014 e costato quaranta milioni di euro, ospita fino a 20340 spettatori. Insomma: bello, moderno, funzionale e anche discretamente capiente.

Inoltre, se non volete visitare solo Budapest e volete un`altra città da visitare piuttosto che un posto nella natura, Debrecen è assolutamente consigliata. Potrete unire così il piacere di seguire una partita a quello di una passeggiata in una città con un bel centro storico e una storica università molto importante (da visitare anch`essa).






Marco Rossi, eroe per caso nell`Ungheria del boom economico



In Ungheria c`è un sincero amore per l`Italia. Ancora oggi molti Ungheresi decidono di venire a vivere nel Belpaese. La scelta spesso va a scapito dell`interesse economico, che potrebbe essere soddisfatto maggiormente in altri posti.

I Magiari, come molti altri popoli, amano la nostra cultura, il nostro cibo, il nostro modo di essere.

Tuttavia, già da diversi anni, molti Italiani giungono nella terra di Attila per trovarvi buone opportunità lavorative e farne la propria casa.

Uno di questi è proprio Marco Rossi, ex calciatore di Torino e Sampdoria, che ha saputo sfruttare una occasione che si è saputo creare, ma la cui realizzazione era ed è ancora una sorpresa.

Rossi ha allenato in quelle che un tempo si chiamavano C2 e C1. Dopo l`esperienza con la Cavese nel 2011 si era trovato senza offerte concrete e ha raccontato che gli era stato richiesto da qualcuno addirittura di pagare, per allenare.

Meditava di andare a lavorare come contabile nell`azienda di suo fratello, ma durante una vacanza a Budapest un suo amico ristoratore gli consigliò di proporsi all'Honved FC.

Guidò i rossoneri del quartiere Kispest, con qualche interruzione, dal 2012 al 2018. I risultati furono eccellenti e culminarono con la vittoria del campionato nel 2018. Tali successi avvennero nonostante il club non navigasse nell`oro e fosse svantaggiato in tal senso rispetto a squadre come il Ferencvaros,  compagine dell`omonimo quartiere di Budapest.

Seguì poi una fortunata parentesi in Slovacchia col Dac fc (uno storico terzo posto).

Dal 2018 Rossi allena la nazionale Ungherese, con la quale si è qualificato agli europei del 2020 (giocati nel 2021 per il Covid) e a quelli del 2024.

L`Ungheria è un team di maggior spessore da quando c'è lui. Ha tenuto testa a Francia e Germania agli ultimi europei e ha inanellato numerosi risultati positivi e sorprendenti, come il roboante 0-4 rifilato all`Inghilterra il 14 Giugno 2022  al Molineux Stadium di Wolverhampton.

E` superfluo dire che i patiti del calcio Ungheresi lo amano e lui si trova molto bene in Ungheria.

Il 3 Ottobre 2023 ha conseguito anche la cittadinanza Ungherese e proprio negli ultimi mesi dello stesso anno è stato pubblicato il libro Folytassa, Mister! (Continua così, Mister!).

Ne ho trovato anche un altro a lui dedicato con un titolo traducibile in "Marco Rossi, The Italian Job in Ungheria. Forse ce ne sono anche altri.

Il suo manifesto con il libro tra le mani campeggiava sui cartelloni delle fermate del tram a Budapest, in bella vista.

L`Ungheria ha cambiato la vita di Marco Rossi e gli ha dato l`opportunità di dimostrare il suo indubbio talento.

Libro "Marco Rossi, The Italian Job in Ungheria"


Il calcio Ungherese è in crescita. Investimenti vari arrivano anche dall`estero per rilevare i club locali. Diverse squadre di Budapest hanno il loro stadio nuovo di zecca. Alcuni sono più grandi come quello del Ferencvaros (un vero gioiellino), altri più piccoli ma comunque sfavillanti (vedi Honved, Ujpest e Mtk)

Il Puskas Arena è lo stadio "istituzionale" per incontri di grande rilievo. 

Il Pancho Arena invece è piccolo ma sembra uno stadio degli Emirati, super elegante e costruito con materiali di pregio.


Il libro: "Avanti così, Mister!"


Il Primo Ministro Viktor Orban, complice un andamento positivo dell`economia negli ultimi decenni, ha incoraggiato, non senza controversie, lo sviluppo sia dello sport che degli stadi e delle infrastrutture sportive, con fondi pubblici e privati.

Marco Rossi è un uomo che si inserisce bene con la sua vicenda, in una fase dell`Ungheria di crescita e di riscatto, nonchè di rinnovati rapporti internazionali che portano gli Italiani e persone di tutto il mondo ad accasarsi sulle sponde del Danubio


Cartelloni pubblicitari alla fermata del tram, Jaszai Mari Ter, Budapest




domenica 31 dicembre 2023

Diffidate su ciò che i media Italiani vi dicono sull'Ungheria


In un Belpaese dove siamo reduci da annate condite da durissimi lockdown, dove si vota con le liste bloccate senza poter indicare il nome del candidato alle elezioni politiche, dove dopo aver votato si creano decennali alleanze destra-sinistra e diventano presidenti del consiglio personaggi che poco hanno a che fare con la politica e molto con le banche e con la svendita dei beni chiave del paese,

si pensa di poter fare la morale agli altri.

Una nazione come l'Ungheria invece, dove ci sono tasse più basse non è più efficiente e performante, nonchè più giusto verso i suoi cittadini, ma è uno Stato canaglia che fa "dumping fiscale", secondo quelli che parlano bene.

Un leader che difende i confini da una immigrazione incontrollata e senza criterio, a differenza del nostro dove le Ong e i loro business annessi e connessi vengono benedette anche dai vertici ecclesiastici, è definito un dittatore.

Un paese con una popolazione sei volte inferiore al nostro e un territorio molto più piccolo, ma che mantiene la propria moneta, la propria politica economica e ha la schiena dritta e non si piega facilmente ai diktat dei paesi più potenti, facendo il proprio interesse, è definito "poco collaborativo".

Io so solo che in Ungheria da decenni si vive una continua crescita, che in sette anni ho visto a Budapest restaurare interi palazzi, rifare piazze e strade, costruire grattacieli.

Ho visto parecchi servizi pubblici efficienti, dai trasporti alla burocrazia. Non è che tutto funzioni alla grande, ma il bilancio è più che positivo.

Ho visto aziende multinazionali giungere sul territorio ogni mese e dare lavoro a centinaia di persone ognuna. Parliamo di posti di lavoro che prima non esistevano e che consentono ad un ragazzo che ha appena finito la scuola di trovare un lavoro più che dignitoso a diciotto anni.

Noi Italiani però facciamo parte del club buono dell'Europa, aderiamo a tutti i trattati che ci danneggiano maggiormente in termini di libertà, democrazia e benessere economico e ci sentiamo molto intelligenti e democratici.

Andate a scavare meglio su questi argomenti e il castello di menzogne di questi media sciatti con cui abbiamo a che fare ogni giorno cadrà con un semplice soffio, come la casa di paglia nella fiaba dei tre porcellini.