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martedì 8 settembre 2020

Riflessioni sparse sul Covid 19 e sulla sua gestione in Italia e all'estero

In questi lunghi mesi che intercorrono oggi e Febbraio, da quando l'incubo del Coronavirus é diventato internazionale e si è esteso all'Italia, non ho pubblicato una mia opinione in merito.

Ho preferito aspettare, in primis perché oberato da altri impegni lavorativi.

In seconda battuta, ho cercato di metabolizzare l'enorme mole di informazioni parallele ma piú spesso divergenti in merito.

Ricordo che mi suscitò molta impressione il  Decreto presidenziale che bloccò i confini della Lombardia, per poi estendersi rapidamente a tutta la nazione.

Bisogna premettere che nessuno Stato si é fatto trovare pronto per questa emergenza. Il Covid 19 era qualcosa di nuovo e inaspettato, di cui non si conoscevano bene né dinamiche né cure.

Si é deciso in Italia di chiudere gran parte delle attività pubbliche e private, quasi sul modello Cinese.

Tale scelta è stata disastrosa per l'economia e per di piú non si sono prese misure sufficienti per attutire il grosso impatto finanziario che c'è stato sulla popolazione.

Gli aiuti europei sono stati tardivi e parzialmente legati a condizioni che indebitano gli Italiani. Questi fondi ancora non vengono utilizzati per il momento.

Era necessario chiudere la popolazione a casa per piú di due mesi?

Secondo me no. In casa, una famiglia di quattro o cinque persone costrette a stare vicine per tutto il giorno, il virus si diffonde molto di più che in situazioni dinamiche come camminare per strada o prendere un caffè all'aperto. 

In molti casi è stata vietata addirittura la vendita da asporto per ristoranti e bars. Una mazzata tremenda per gli esercenti, quando sarebbe bastato assicurarsi che i lavoratori usassero appropriatamente guanti e mascherine. Tra l'altro buona parte del cibo da asporto può essere scaldato a casa, per ulteriore sicurezza contro virus e batteri.

In Ungheria in tutto questo periodo di Covid invernale ho visto molti giovani e non solo andare in giro in comitive e non si sono viste conseguenze disastrose.

Il lockdown è stato molto più parziale e il presidente Orban ha chiesto il permesso al parlamento per attuarle, ritirando i poteri speciali dopo due mesi.

In Italia il premier Conte ha agito principalmente per decreto, mettendo in fuorigioco il parlamento, che è il centro di una Repubblica come la nostra ""parlamentare", dove la vera rappresentanza del popolo  costituita dalle due camere. 

In Svezia senza lockdown e mascherine si sono avute percentuali di contagi e morti inferiori a quelle del Belpaese e in questi ultimi giorni, mentre i casi di Covid 19 aumentano in tutta Europa, nel paese svandinavo la situazione è molto migliore.

Incomprensibile è stata la scelta di chiudere le scuole e le discussioni cervellotiche su come tornarvi a settembre, visto che i giovani sono poco colpiti dal morbo.

Incomprensibili sono state le spese speciali di sanificazione che i negozianti hanno dovuto pagare per riaprire il negozio, perchè tale pulizia non protegge le superfici dal virus già dall'ingresso del primo cliente.

Adesso il premier Conte dice che non ci possiamo permettere un altro lockdown così e che non ce ne saranno altri. Sia pure con delle attenuanti derivate dalla novità di questa pandemia, francamente poteva comprenderlo prima.

Un altro fattore che mi ha dato molto fastidio è stato il tentativo propagandistico del governo e della stampa ad esso consociata di esagerare il senso di paura per il virus.

In genere un governo tranquillizza il popolo e cerca di non creare l'allarme, come si ci aspetta nervi saldi da un buon padre di famiglia che detiene la leadership sui propri cari.

Abbiamo visto scene patetiche e ridicole. Runners solitari con tanto di mascherina, vecchietti che prendevano un po' di sole, spesso da soli, rincorsi o precettati dalle forze dell'ordine.

Mafiosi pericolosissimi scarcerati mentre la popolazione era forzatamente carcerata tra le mura domestiche, con scene fantozziane di canti collettivi sui balconi. Questo mi ha ricordato alcune carceri dove pure ci sono dei balconi transennati e dove i detenuti comunicano e talora cantano. Una visione tragicomica e tutt'altro che solidale, visto che in molti spiavano i vicini e li segnalavano alle autoritá per una passeggiata, peggio che nella DDR di memoria post bellica e comunista.

Per quanto riguarda l'origine del virus, erano noti studi in cui si riportava che a Wuhan, in Cina, si stavano compiendo già da anni esperimenti sui coronavirus detenuti dai pipistrelli.

In base a questo non è da escludere l'origine artificiale del virus.

Il fatto che poi ci sia chi, legittimamente o meno, sta facendo soldi sul Covid 19, é addirittura lapalissiano e non c'é nulla di complottistico.

Riguardo ai "negazionisti": il virus esiste, ma se si diffonde la paura oltre misura, le persone non si fidano più  dei governi e possono essere portate a credere addirittura all'inesistenza del patogeno e della malattia, sebbene abbiano strumenti per appurarla.

Sbagliato é stato negare l'autopsia di parte e i funerali per i parenti delle vittime. É stata una pratica poco trasparente.

Propagandistica, invece, é stata la sfilata dei camion coi presunti deceduti.

Indecenti, sono stati i dati gonfiati da fonti istituzionali che hanno calcolato come morti di Covid 19 molti soggetti che sono morti di tutt'altro, sia pure positivi al tampone. Questi fatti sono documentati ampiamente.

In definitiva, é sbagliato lanciare un allarme generale, recludere persone, chiudere attivitá e mandare a rotoli l'economia per proteggere il 2% della popolazione che potrebbe avere richi gravi derivanti dal virus, che, sostanzialmente e senza paura, per dati di mortalitá almeno uccide poco più di una influenza.



venerdì 7 agosto 2020

Il Pescara ai Play Out: 180 minuti per salvare una stagione




La stagione regolare è terminata in maniera inaspettata per il Delfino: dopo aver sfiorato la finale play off un anno fa circa, la compagine adriatica si è trovata a lottare per non retrocedere in terza serie. A nulla è servito il cambio di tre allenatori: Zauri, Le Grottaglie e Sottil non sono riusciti a dare ad una squadra dai valori tecnici non disprezzabili quel po' di grinta che l'avrebbe fatta rendere per quello che è il suo potenziale.

Degli errori del presidente Daniele Sebastiani si è già parlato: rosa troppo ampia, allenatori inesperti per la categoria, mancato rimpiazzo di Jose Machin a Gennaio, mancato acquisto di una punta di spessore. 

Della sfortuna si è altrettanto fatta menzione: partite perse immeritatamente all'ultimo minuto, infortuni di pedine importanti. 

A questo punto però tocca ai giocatori dimostrare di avere quei valori umani che non stanno venendo fuori. L'ultima partita di campionato col Chievo era una vera e propria finale, che avrebbe potuto decretare la salvezza senza ulteriori complicazioni. E' stata persa in malo modo, senza letteralmente tirare in porta, con una sfilata di giocatori che si muovevano come "signorine grandi firme" per Via Montenapoleone. 

Una finale è una finale. Se ti giochi l'intera stagione ed una fetta della tua carriera personale, scendi in campo con una gamba sola. Se sei in ospedale perchè avevi le coliche sei ore prima scappi col grembiule da infermo e raggiungi lo stadio per giocartela. 

Adesso c'è la finale contro il Perugia, con andata e ritorno tra pochi giorni. Il Grifone è messo male come i biancazzurri. Sfiduciato, molle e confuso. E' ora di fare gli uomini, perchè una squadra svogliata non la raddrizza neppure Mourinho, se non si dà una mossa. E' forse giunta l'ora che essa si assuma le proprie responsabilità.

Anche per il singolo giocatore, far scivolare la propria squadra nella categoria inferiore o meglio essere uno degli artefici di siffatto capolavoro, inciderebbe sulla propria carriera significativamente.

La percezione del suo valore individuale ne risentirebbe. Anche a livello negoziale, rischierebbe di farsi ingaggiare per pochi soldi da un club di B (se gli va bene) pur di non rimanere  nelle sabbie mobili della serie C. 
E' una questione di rispetto verso i Pescaresi, da sempre attaccati al pallone.

Una squadra di calcio in Italia è parte integrante della cultura, degli usi e costumi e rappresenta una città sia in patria che nel mondo intero. Ancora oggi ci sono persone all'estero che conoscono Pescara per via dei trascorsi nel 2016 e nel 2017 in massima serie.

giovedì 18 giugno 2020

venerdì 20 marzo 2020

Voglio camminare

Benissimo. Col tempo scopriamo cose nuove.

1 se si fa una passeggiata per ragioni di salute o una corsa su una spiaggia praticamente deserta rischi di spargere il virus e sei un untore.

2 Chi fino a una settimana fa usciva ad ogni ora del giorno e della notte ora denuncia il vicino perchè porta il cane a fare pipì un paio di volte di più.

3 Chi è diabetico o malato di cuore ed è esposto di più al covid  ha bisogno importante  di una passeggiata non può uscire.

4 Gli Italiani dovranno stare altre tre quattro settimane chiusi a casa perchè qualcuno, oh che grande untore, si è fatto una passeggiata da solo, senza parlare con nessuno e perchè un altro  0.1% della popolazione ha portato la famiglia al parco o effettivamente ha cresto pericolosissimi assembramenti di 3 4 persone.

5 Si chiudono i parchi perchè qualcuno corre ( che bastardo!) e i suoi peggiori censori che lo mettono alla gogna su fb con tanto di foto hanno una panza così.

6 Stare due mesi senza sole (che porta vitamina D ) e senza attività fisica, in pochi metri quadri, respirando aria viziata, fa benissimo al vostro sistema immunitario, vedrete.

7 Chi denigrava il suo paese ora canta sui balconi l'inno nazionale e dice: "o come siamo uniti", salvo poi spiare e criticare tutto quello che fa  vicino.

8 Siamo tutti contenti di stare ai domiciliari per mesi anche se non sortisce effetto.

9 Autostrada per l'Austria aperta, voli e treni ancora vanno e vengono ma voi non preoccupatevi, è colpa del passante Pino Cammino

10 Qualcuno che improvvisamente ha riscoperto senso civico e denuncia il vicino peggio che ai tempi della DDR si faccia una vita e ragioni sul perchè dei suoi fallimenti personali.

lunedì 9 dicembre 2019

Brevi considerazioni sul Pescara di quest'anno

Siamo giunti ormai alla quindicesima giornata dell' avvincente campionato di serie B 2019\2020. Con compiacimento, rileviamo che quest'anno il livello medio delle compagini in lizza sembra da un lato come sempre, molto livellato, ma dall'altro c'è più qualità .

Non sono poche le dirigenze che hanno fatto sforzi notevoli per portare alle loro dipendenze elementi di spicco, anche se con compensi spropositati.

In tutto questo contesto, c'é un Pescara tutt'altro che dimesso che ha in rosa gente come Fiorillo, Memushaj, Palmiero, Galano, Machin, piú altri grandi nomi non in forma o infortunati (vedi Maniero, Tumminello, Čočev e Melegoni ).

All'avvio del torneo gli Adriatici hanno disposto un collettivo affiatato e competitivo e il presidente Sebastiani é stato attento a trovare due, se non tre giocatori per ogni ruolo, con una rosa che a tratti ha sfiorato i 40 elementi, prima di una ultima sfoltita in sede di mercato (adesso siamo attorno ai 34).

Sebastiani l'anno scorso aveva criticato più volte l'ex tecnico Pillon l'anno scorso, nonostante i buoni risultati del baffo d'oro di Preganziol.

Ha voluto sponsorizzare a tutti i costi Luciano Zauri, un ex giocatore biancazzurro, giovane, pacato, educato, flessibile nelle scelte tecniche.

Il punto é che talvolta questo approccio un po' distaccato sembra riflettersi sul gioco espresso dai suoi ragazzi.

Questa squadra innanzitutto ha pochi schemi riconoscibili. Vive spesso di individualismi e il trucchetto funziona perché dei moduli robusti permettono ai talentuosi Galano e Machin di esaltarsi senza compiti di copertura (col centrocampo a 5 c'é giá chi pensa a recuperare palloni e a costruire il gioco).

La mia modesta opinione, dall'inizio dell'anno immutata, é che questo team potrebbe fare di piú. Il gioco non é brillante ed anzi un po' noioso. Lultiima in casa col Venezia (2 a 0 per i biancazzurri nella prima frazione e 2-2 alla fine con i Lagunari in rimonta) é esemplificativa di questa mancanza di carattere. 
Sul 2 a 0 i Delfini hanno smesso di giocare, hanno pensato a risparmiare energie e si sono chiusi dietro.

Mancavano una trentina di minuti alla fine più recupero alla fine ed il tecnico non ha saputo dare una scossa.

Di certo Zauri qualcosa di buono l'ha fatto (4-0 contro il sontuoso Benevento, 3-0 al Pisa) e il suo lavoro non é tutto da buttare. Piacciono la sua flessibilitá, la capacitá di far ruotare i giocatori dando chances a chi sta meglio senza farsi troppi scrupoli, la sua disponibilitá a cambiare modulo e il modo di giocare. Piacciono un po' meno lo scarso coraggio, l'abulicitá dei giocatori, troppo spesso riscontrata in campo, la struttura del gioco non certo avvincente.

L'impegno e la serietá del tecnico nato in Abruzzo, nella stessa regione dove allena, non si mettono in discussione. 

Speriamo di vedere nel prosieguo di campionato le qualitá che questa rosa di giocatori puó esprimere, considerando che questo ovviamente non dipende solo dal tecnico.

martedì 26 novembre 2019

Andare oltre la politica

Vorrei farvi una domanda che mi ronza da un bel po' di tempo in mente: non siete stanchi di seguire i politici in tv? Non siete nauseati dai salotti televisivi, con le luci e i fari sparati anche di giorno come in una notte artificiale perpetua, dove c'é gente che parla, parla, promette e fà finta di litigare?

Personalmente, noto una asenza di idee su come risolvere i problemi, per non parlare della messa in azione di tali propositi.

Qualcosa di parzialmente diverso lo proponeva il precedente governo gialloverde, ma c'é voluto poco a capire che si nasce da incendiari e si muore da pompieri nel giro di uno o due mesi.

La prima manovra finanziaria di tale  esecutivo fece giá intuire tutto: un deficit del 2.04 %. Proprio loro che dovevano battere i pugni a Bruxelles e a Strasburgo. I Paladini, i nostri principi Palatini che dovevano fare saltare il banco e dimostrare che il Banco, quello con la B maiuscola, non vince sempre.

Coloro che dovevano ritirare le licenze di sfruttamento delle autostrade ai Benetton in men che non si dica.

Degli altri nemmeno commento.

Non vi siete stancati di ascoltare chiacchiere e niente fatti? Vi aspettate che costoro cambino qualcosa?

La triste veritá é che i tuoi problemi te li risolvi da te. Per l'Italia non vedo miglioramenti nel sistema. Ciononostante si può riuscire a vivere bene, in qualche caso e a trovare la propria strada. Del resto non siamo nel terzo mondo.

L'importante è essere consapevoli di quella che è la realtà, agendo di conseguenza.

domenica 13 ottobre 2019

Tre anni e due mesi in Ungheria: tempo di bilanci

L'esperienza in terra Magiara ha rappresentato il secondo maggiore spartiacque nella storia della mia vita finora.

Il primo è stata la morte di mio padre, che oltre ad essere una grandissima perdita umana e affettiva, mi ha privato dell'opportunità di ottenere consigli ed anche un aiuto materiale per avere una vita lavorativa migliore dopo gli studi.

Dopo tre periodi in Inghilterra, molti anni di giornalismo, in cui senza arroganza penso di aver lasciato qualcosa di buono agli altri, ho trovato dei lavori nel settore It in grandi aziende, dove ho potuto imparare molto.

La prima immagine che ha lasciato il segno in me è stata la visione del panorama dal Ponte delle Catene, il giorno del mio arrivo: c'era il tramonto, era la fine di Agosto, l'aria era tiepida.

Di fronte a me avevo il Parlamento, il Danubio, la "Citadella" (con una sola t), Il Castello sulla collina opposta.

Chi conosce il posto sa che ci sono poche capitali che possono vantare qualcosa di simile.

Prendiamo il Parlamento di Budapest, come esempio: edificio in stile neogotico completato nei primi anni del '900, è uno dei palazzi più belli in assoluto che io abbia mai visitato.

Se l'approccio con il posto, ricchissimo di bellezze architettoniche e anche naturali, è sempre stato positivo, purtroppo non è stato lo stesso con la gente.

Ricordo che nelle prime settimane di permanenza non lavoravo ancora. Andavo in giro per le strade, per i pub e i ristoranti cercando di attaccare bottone: niente. Ricevevo risposte diffidenti, rudi, sbrigative.

Nei primi mesi di vita Ungherese sono uscito da diversi negozi sbattendo la porta. Tu sei educato, porti soldi al commerciante e lui ti urla contro e ti maltratta senza motivo. Ovviamente non è sempre così ma nei piccoli esercizi, nei bar e nei supermercati mi innervosisco spesso.

Possiamo riassumere la mia esperienza Magiara così: con un settanta per cento della popolazione media per quelli come me è difficile avere un buon rapporto: sono sempre di corsa, hanno poco tempo per te, hanno tanti problemi forse più derivanti da un passato non facile.

Per contro qui puoi trovare un trenta percento di individui super educati che ti aprono la porta, non dicono parolacce, sono ben vestiti, disciplinati, seri, socialmente sensibili. Se vedono qualcuno in difficoltà intervengono a volte anche con molto coraggio.

Ho preso quanto di buono, qui in Ungheria. Ho fatto esperienza, ho trovato diversi lavori, ho vissuto in un posto pieno di stimoli culturali.

Non è però il mio posto ideale. Per ora vivo qui, per il futuro chi lo sa. Non è mia intenzione lamentarmi troppo, solo un po', diciamo "il giusto".

Ho deciso di venire qui, prendo quello che le mie giornate hanno da offrirmi.

In Inghilterra dopo pochi giorni avevo già degli amici, qui è diverso.

Mi piacerebbe fare più amicizia con chi è del posto, faccio degli sforzi ma forse non abbastanza. Con gli  italiani qui residenti è più facile e lo stesso dicasi con altri stranieri.

Sono io a dovermi adattare, non chi è nato qui. D'altro canto, lavoro sodo e pago le tasse, quindi ho il diritto di lamentarmi, come del resto fanno gli autoctoni e come farei io nel mio paese.

Alla fin fine,  mi sento come Gep Gambardella: mi fermo sempre spesso a guardare anche solo semplici palazzi residenziali vecchi di 100 o 200 anni e qui scorgo lampi della Grande Bellezza.

Come Pascoli si sentiva quasi abbracciato dai cipressi, come Beethoven voleva più bene a un albero che a un uomo, la mia fortuna è di vivere praticamente in centro e camminare la notte nella quiete di un posto splendido, dove il Danubio e le chiese barocche comunicano con me senza parlare.

venerdì 7 settembre 2018

Un caro saluto a Claudio Lolli


La musica di Claudio Lolli: impegno politico, bellezza, umanesimo: "Voglio fare qualcosa di importante ed essere ricordato dopo la mia esistenza"

Ci ha lasciati, pochi giorni fa, un uomo che ha fatto della coerenza e dell`impegno sociale la sua dimensione artistica.

Laureato in Lettere, professore di Liceo, negli anni `70 divenne un punto di riferimento per la generazione post 68ina e soprattutto per il movimento del`77.

Di lui voglio condividere un ricordo personale. Ascolto la sua musica da quando avevo 15 anni. Pur non condividendo le sue idee un po` estreme e di retroguardia, ho sempre avuto stima per la sua coerenza e per la sua cultura.

"Ho visto anche degli zingari felici", "Michel" e tanti altri brani hanno segnato momenti salienti della vita di un pubblico di nicchia ma comunque consistente.

Del resto Claudio Lolli ci si era messo d`impegno per rovinare i risultati delle vendite dei suoi dischi, anteponendo le idee al commercio,

Per ben due volte passò dalle grandi etichette ad altre indipendenti, cercando talvolta anche di abbassare il prezzo dei dischi.

Che Claudio Lolli non amasse il commercio e lo fece capire anche nel brano Borghesia del 1972. Aveva 22 anni, erano tempi di ribellione giovanile e citò il padre commerciante, indirettamente e non certo in maniera carina, nella canzone.

Scrisse libri di narrativa molto interessanti, come ad esempio "Nei sogni degli altri".

Ebbi l`occasione di intervistare Lolli il 19 Dicembre del 2009, prima di un piccolo concerto nella piccola sede di Via Gobetti dello scomparso Teatro Immediato, a Pescara.  Fu molto gentile e disponibile nell`intervista, che durò abbastanza. Vale la pena citare una frase che mi rivelò: "Voglio fare qualcosa di importante nella vita, voglio essere ricordato dopo la mia morte".

Fu infastidito un po` da un paio di mie domande. Quando gli chiesi: "Erano meglio i giovani della tua generazione (voleva che gli dessi del tu) o di quella attuale?" mi ributtò la domanda indietro: "E tu cosa ne pensi?"

Erano anni in cui Berlusconi era al governo e in auge e quando poi gli rifilai la domanda con un chiaro sottinteso: "Ha ancora fiducia nelle masse"?  sbottò un pochettino: "Ma lo sai che fai domande difficili? Beh... sì, ho ancora fiducia nelle masse, ma è chiaro che quelli che hanno votato Berlusconi non hanno capito un c...o."

Glissò anche su una domanda su Pescara: non volle dire che non gli piaceva, ma era chiaro dalla sua canzone "Adriatico" che quelle coste non gli erano congeniali.

(Guardalo l`Adriatico... come si muove piano...questo mare un po` antipatico e triste... che non promette viaggi... che... non ci porterà...mai lontano...che non ha più sorprese ma... soltanto coste ed isole già viste..").

Spiegò meglio la situazione durante il concerto, affiancato dal chitarrista Paolo Capodacqua:  "Come dicevo prima parlando con l`amico (intendendo me) l`Adriatico non mi piace perchè quando avevo 17 anni e io leggevo Marx ed ero molto impegnato politicamente, i miei genitori volevano portarmi a forza a Rimini che era l`opposto di Bologna, ovvero la città del divertimento e del disimpegno".

Interessante fu anche il racconto, sempre durante il concerto, di come diventò professore di Liceo.

"Era la prima metà degli anni '80 e venni scritturato per un concerto in discoteca a Salerno. La musica era la mia unica fonte di sostentamento. Per la serata mi avrebbero dato 500 mila lire e io avevo bisogno di quei soldi. Arrivo in discoteca, tutti ballano la disco music, poi di colpo a mezzanotte si interrompe la musica. 

Eccomi sul palco, con la mia chitarrina classica, a cantare canzoni impegnate, pessimiste talvolta e critiche. Il presentatore fà: ed ecco a voi il cantautore Claudio Lolli, cantautore impegnato.. et cetera et cetera. Dopo due minute che canto... il pubblico diventa ostile, succede di tutto.

Fu allora che decisi di diventare insegnante. Avevo la mia laurea in lettere e la tirai fuori dal cassetto. Volevo avere la libertà di decidere dove andare a suonare"

Altre fonti riportano di come il cantautore si sia divertito molto a stare con i ragazzi: 

"Non è vero che oggi sono diventati superficiali, però bisogna ascoltarli e trattarli come esseri umani. Ci siamo fatti tante risate io e i miei alunni. La scuola è burocratica, suona la campanella che decide di colpo che la lezione deve terminare, senza flessibilità.

(...) In gita li accompagno i miei studenti, ma solo in quelle di giorno, perchè di notte dovrei stare a vigilare coloro che vanno in camera delle ragazze, la qual cosa potrebbe andare contro i miei principi. Forse potrei incoraggiarli, piuttosto".

Ai suoi studenti, a fine anni `80, Lolli dedicò la sua "Via col vento".

Al di là delle sue idee, Claudio Lolli ha lasciato ottima musica, con il repertorio che parte dallo stile acustico degli inizi, al raffinato e sobrio uso del sintetizzatore negli anni`80 al mix degli anni successivi.

Personalmente, invito i lettori ad ascoltare il suo repertorio, facilmente rintracciabile su internet o nei negozi di dischi.

Sono sicuro però che i quindicenni del 2018 che cercano musica e parole non superficiali prima o poi, come me ai tempi del Liceo, si imbatteranno in un cd o un video di questo artista poco glamour e  ribelle nella sostanza anzichè nei modi, che ha prodotto bellezza.

Siate curiosi, perchè la curiosità salverà il mondo.



martedì 17 luglio 2018

Quattro parole sulla credibilità di Mattarella

Dopo una situazione di empasse durata mesi, una nuova maggioranza si è creata in Italia, con un abbinamento insolito tra Lega e 5 Stelle. Per fortuna alla fine il governo si è fatto, ma nel mezzo c'è stato il veto di Mattarella, che ha rischiato di farci tornare alle elezioni.

Ora che tale crisi è scampata, rimangono le responsabilità dell`anziano capo di stato.

Il tempo che passa non può, con un colpo di spugna, far dimenticare il grave gesto compiuto dal politico siciliano.

Non si era mai verificato che in seguito al raggiungimento di una maggioranza e alla convocazione di un Presidente del Consiglio in pectore, tutto saltasse per valutazioni politiche da parte del Colle.

Nel suo discorso dopo la rinuncia di Conte, Mattarella ha affermato che aveva proposto una figura eletta, parte della maggioranza e non europeista. Il veto a Paolo Savona era motivato dall`eurocriticismo di quest`ultimo, mentre lui si è detto difensore dell`Europa a tutti i costi. Tale decisione è stata motivata anche a difesa del risparmio, intendendo i titoli di stato.

A ciò si possono ribattere le seguenti obiezioni:

1 I titoli di stato sono detenuti nella stragrande maggioranza dalle Banche e non si è mai sentito un Italia un discorso presidenziale così accorato nei confronti della finanza.

2 Un presidente non può decidere la linea politica dell`esecutivo, cheal limite può anche considerare l`uscita dall`Euro e dall`Europa. Mattarella non deve interferire nemmeno su decisioni future in merito.

3 Mattarella ha detto di aver proposto un esponente della maggioranza per il dicastero dell`Economia, ma non si è capito cosa intendesse. Ha proposto un profilo o ha fatto anche dei nomi? La proposta dei ministri, ricordiamo, è costituzionalmente ad appannaggio del Presidente del Consiglio.

4 Il giorno dopo questo discorso molto grave nella sua irregolarità, il Presidente ha convocato Carlo Cottarelli, esponente di un partito in minoranza, per cercare di formare un governo impossibile. Questa è un`altra violazione della Costituzione.

Del resto un anno fa il Capo dello Stato si era espresso così contro Lega e M5stelle: "I populismi sono fuori dalla storia".

http://www.repubblica.it/politica/2017/09/27/news/mattarella_i_populismi_sono_fuori_dalla_storia_-176637291/

Cosa aspettarsi ora da lui? La non firma delle leggi considerate troppo populiste? Altre azioni esplicitamente anticostituzionali a vantaggio del suo partito, il Pd?

Questo è il degno imbrunire della carriera di un politico, ovvero  Sergio Mattarella, dall`operato impalpabile, sia come parlamentare che come ministro e manco a dirlo come massima carica della Repubblica Italiana.