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lunedì 30 marzo 2026

Alcuni dettagli del controllo di polizia ad Ilaria Salis



Due giorni fa, in prossimità del Corteo di sinistra No Kings a Roma, organizzato per protestare contro tutte le destre e contro la politica di Trump, Ilaria Salis ha subito un controllo di polizia, all'alba.

Non sarebbe stata da sola però, in quanto si sarebbe trovata insieme al suo assistente parlamentare Ivan Bonnin, che avrebbe precedenti penali nel 2015 per interruzione di pubblico servizio e violenza aggravata. 

Ilaria Salis stessa ha più di una condanna definitiva alle spalle, una per aver lanciato immondizia e aver ingiuriato gli agenti delle forze dell'ordine. 

Inoltre secondo l'accusa dell'ente case popolari di Milano, avrebbe occupato immobili di proprietà pubblica. 

A riportare la presenza di Ivan Bonnin è "Il Giornale". 


La segnalazione sarebbe partita dalla Germania, dove si denunciano i rapporti tra Ilaria Salis e il collettivo terroristico Hammerbande (la gang del martello). 



https://www.ilgiornale.it/news/politica/segnalazione-partita-berlino-e-stanza-lei-cera-pregiudicato-2644542.html

Scopriamo Zenica, la città dove giocherà l'Italia Martedì

venerdì 27 marzo 2026

Italia - Irlanda del Nord 2 - 0, biglietto per la finale

Si giocherà in Bosnia, dopo la vittoria a sorpresa dei Balcanici in casa del Galles, la finale per il Mondiale Usa - Messico


mercoledì 25 marzo 2026

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martedì 24 marzo 2026

Foto del giorno: Pak Doo-Ik





Sembra una star del cinema in questo fotogramma. Pak Doo-Ik, colui che fece goal all'Italia nel 1966, eliminandola, dopo aver giocato a calcio fu insegnante di educazione fisica e allenatore della Nazionale della Corea del Nord alle Olimpiadi del 1978 di Montreal.

Classe 1943, è ancora tra noi, speriamo per tanto tempo ancora.

Si disse all'epoca che svolgesse il mestiere di dentista ma questa sembra ormai una delle tante informazioni false che lo riguardano. Sembra che abbia conseguito da giovane un diploma da tipografo e che appunto, come detto prima, si sia dato allo sport come istruttore.

 

C'è chi crede al racconto e chi a quello che vede

Quando l'evidenza smonta la narrazione e le idee precostituite, c'è chi continua a credere ai racconti e non a quello che vede.

Esempio numero 1: Lo youtuber e la leggenda metropolitana dei Nord Coreani internati dopo i bagordi notturni.



C'è uno youtuber di calcio bravo e simpatico. Il suo nome è Francesco Vitale. Il suo canale si chiama Lo chiamavano calcio - Storie romantiche. Ve lo raccomando.

A volte però a mio avviso, questo appassionato di sport pecca nelle ricostruzioni storiche. Non sono il primo a contestarglielo. Capita, il suo lavoro di ricerca non è facile.

Quantomeno, a differenza di alcuni "professionisti dell'informazione", Vitale mostra passione e onestà intellettuale.

Un errore che gli contesto è quello di credere ancora alle voci, dalle fonti fumose e poco supportate da prove, riguardanti i calciatori Coreani vittime del regime. Il video in questione si chiama 

"Mondiale '66: Fabbri e l'incredibile eliminazione per mano della Korea del Nord"

La Corea del Nord in quella occasione fu la prima squadra Asiatica a superare il girone di qualificazione e a giungere ai quarti di finale.

La tesi dei gulag

I ragazzi di Mister Myung-Rye-Hyun persero 3 a 0 con l'Urss, pareggiarono 1 a 1 col Cile e vinsero 1 a 0 contro l'Italia con la famosa rete di Pak Doo Ik.

Si arresero ai quarti contro il Portogallo di Eusebio, dandogli filo da torcere e perdendo 5 a 3.

La gente di Middlesbrough, dove risiedettero durante le partite del girone, li prese in simpatia e tifò per loro, così come avvenne a Liverpool, dove incontrarono i Lusitani.

E qui parte la leggenda metropolitana. O meglio: tante leggende metropolitane che si sovrappongono

Gli atleti Coreani avrebbero organizzato un festino con fiumi di alcool e donne. Per questo motivo, al ritorno in casa sarebbero stati internati in campi di lavoro, tranne Pak Doo Ik che non avrebbe partecipato ai bagordi per un malore di stomaco.

Una versione simile è data dall'esule Nord Coreano Kang Chol Kwan, nato nel 1968  (quindi due anni dopo il Mondiale Inglese)  e imprigionato per anni, che la espose nel suo libro autobiografico.

Nel testo scriveva di aver incontrato in prigione il calciatore Pak Seun Zin, che avrebbe passato in detenzione non meno di dodici anni e sarebbe stato dedito a mangiare scarafaggi.

Ve ne sarebbero altre di storie come queste, riguardanti anche Pak Doo Ik.


Il documentario di Gordon: vivi, vegeti, allegri e in buona salute




Nel 2002 fu pubblicato un documentario inglese di Daniel Gordon, The game of their lives, in cui gli autori visitavano alcuni protagonisti di quella splendida avventura calcistica, incluso l'allenatore.

Il regista Britannico si recò a Pyongyang e raccolse le loro testimonianze. Questi sette ex atleti ormai anziani vestivano con orgoglio le proprie divise militari pluridecorate e sembravano sereni e invecchiati piuttosto bene.

Insomma, il documentarista riuscì a riportare alla luce dei riflettori almeno sette degli eroi del Mondiale Inglese. Degli altri non si sa molto. Tuttavia dal 1966 al 2002 erano già passati 36 anni, mentre oggi ne sono trascorsi ben 60.

Qualcuno di loro nel film mostra la propria casa, piuttosto decorosa.

Tra loro c'è anche Pak Seun Zin che smentisce le voci sul suo conto.

Dopo la divulgazione e il successo del documentario, gli ex calciatori si recarono in Inghilterra, accolti con tanti onori.

Attorno ai minuti 50-55 si vedono anche Mazzola e Rivera che parlano di quella esperienza, in Italiano, sottotitolati. 

Documentario vs narrazione: le conclusioni dello youtuber

Di fronte a questa testimonianza importante, che smentisce decenni di leggende propagandistiche, tale youtuber cita il documentario, cita i protagonisti del documentario riapparsi vivi e vegeti in salute, uscendosene con un: "Raccontano di essere tornati e di essere stati trattati da eroi, ma chi torna in Corea del Nord dicendo il contrario?".

Eppure nel documentario dal 1:15:00 vengono mostrati l'accoglienza e i titoli trionfalistici dei giornali






Insomma, invece di prendere atto di un fatto che rompe le sue vecchie convinzioni e magari cominciare a porsi delle domande, persiste nella narrazione priva di riscontri per trarre delle conseguenze.

Il documentario con i calciatori vivi e vegeti è una prova concreta che stabilisce almeno alcuni punti,

mentre le storie riportate di loro mancano da decenni di fatti e documenti a supporto.

Lo youtuber in questione è bravo e simpatico, lo ripeto, ma tutti sbagliamo e su questo tema non mi trovo d'accordo con lui.


Esempio numero 2:  Martina Colombari si accorge che il vaccino non funziona. Invece di criticarlo e cambiare idea, lo esalta. Nascita della locuzione: "Funzionicchia".



L'ex modella Martina Colombari, qualche anno fa, in epoca di Green pass, si sottopose a vaccinazione contro il Covid 19.

Solo in seguito, dopo essersene andata in giro per palestre e luoghi pubblici, scoprì di essersi infettata del noto virus.

Inizialmente, le notizie predominanti nel mainstream ci assicuravano che i vaccini erano efficaci al 98%. Poi scesero al 91%, poi iniziarono davvero a dare i numeri al lotto. 

Di fronte a tanti vaccinati ammalatisi, l'infettivologo Massimo Galli (che poi contrasse il Covid 19 anche lui) ammise in tv: "Funzionicchia".

Diede così vita a un neologismo che tuttora perdura e piace a molti, che lo applicano alle situazioni più disparate.

La Colombari si premurò di andare in tv a dare la sua testimonianza di infettata nonostante il vaccino. La sua conclusione fu: "Meno male che mi sono vaccinata, se no mi sarei ammalata ancora di più".


Un po' di logica

A me qualcosa non torna: ti sei vaccinata e il vaccino non ha funzionato. Questo è il fatto saliente.

Senza il vaccino ti saresti infettata di più: dove sono le prove?

Anche qui: si ignora un dato di fatto che dovrebbe farci cambiare opinione e si rilancia una tesi che crolla di fronte alle evidenze.


Esempio numero 3: Le ragazze del calcio Iraniano "nemiche" del regime


Giungiamo alle ragazze del football Iraniane. Prima di un match di Coppa d'Asia non hanno cantato l'inno nazionale e un commentatore televisivo, tale Mohammad Reza Shabazi, le avrebbe definite "traditrici di tempi di guerra".

Per ora nessuno si è dato noia in Italia di portare prove che tale affermazione sia stata realmente pronunciata. Può anche darsi di sì, ma intanto sarebbe bene verificare.

Le parole di un uomo della tv contano fino a un certo punto.

Quante volte i nostri stessi calciatori della nazionale non hanno cantato l'inno? Erano degli eversivi anche loro?

Stiamo ai dati accertati.

Due calciatrici avrebbero chiesto asilo politico all'Australia e questo sembra essere un punto ormai verificato. Bisogna specificare però che chiedere asilo politico quando il tuo paese è sotto le bombe è normale anche in democrazia.

Le altre atlete Persiane, al termine della loro avventura sportiva, sono tornate in patria. Le hanno accolte i loro cittadini, i loro cari e le autorità.

Video e foto dimostrano una calda, calma e festosa accoglienza

Se dunque volevano essere eversive non cantando l'inno, tra i politici di Teheran nessuno se n'è accorto.


Il sito della tv Al Jazeera, oltre a riportare le voci dei dissidenti, pubblica anche tre dichiarazioni di parte opposta: 

Il presidente della federazione calcistica iraniana, 

(si legge in un articolo) 

Mehdi Taj, ha dichiarato sul palco: "Quel che è certo è che questi atleti sono leali alla patria, alla bandiera, al leader e alla rivoluzione" (..) 

Fatemeh Mohajerani, una delle donne più in vista della politica iraniana, ha detto ai membri del team: "Tutti gli iraniani vi stavano aspettando; benvenuti in Iran". (..) 

Ma Farideh Shojaei, una dirigente calcistica iraniana che si è recata in Australia, ha affermato che ai giocatori erano state offerte "case, automobili, denaro, promesse di contratti con club professionistici, nonché visti umanitari".

Una nota appare doverosa: due donne importanti, ovvero un politico e una dirigente calcistica rilasciano dichiarazioni. Ma le donne in Iran non erano tutte rinchiuse in casa?

Concludendo: calciatrici ribelli e maltrattate dal regime? Non mi sembra.

Avrebbero ricevuto pressioni e minacce per non chiedere asilo, come riportano i dissidenti?

Può darsi, ma dove sono le prove?

Nota finale

Troppe volte tutti noi ragioniamo in base a nozioni che diamo per certo da decenni e che non ci sogneremmo di mettere in dubbio.

Tuttavia una cosa sono gli aneddoti e i racconti, un'altra l'analisi dei fatti e delle evidenze: scopriamo così che anche quando si parla di regime non tutto quello che si dice è vero e soprattutto che poco sappiamo e poco di sostanziale ci viene detto dai media riguardo a tanti paesi del mondo.

La verità è variegata e piena di sfumature. Pensiamo che la propaganda sia altrove ma ce l'abbiamo in casa.

Diffidare e analizzare, dunque, ci aiutano a restare consapevoli.


domenica 22 marzo 2026

Empoli - Pescara 4-2, Biancazzurri in 10 dal 13'


La gestione dei cambi oggi ha pesato quasi quanto l'inferiorità numerica

Una partita che inizia in salita, con un goal di svantaggio e uno della squadra che si fa cacciare dopo pochi minuti, è difficile da recuperare. 

Se il gesto ingenuo commesso dal singolo giocatore potrebbe essere quello determinante, il vero rammarico per il Delfino è un altro.

Al 65' il Delfino era sul 2-2 e stava anche mettendo in difficoltà l'avversario, ma diversi dei suoi, come Insigne, Valzania e Letizia erano visibilmente stanchi.

I cambi sono giunti col contagocce, in maniera tardiva e questo elemento è stato determinante.

Il terzo e quarto goal sono chiaramente figli della stanchezza: i metri concessi e i falli commessi sono aumentati propiziando il nuovo vantaggio Empolese. 

Infine l'errore di lucidità di Letizia ha chiuso i conti.

Per la precisione, i cambi del Pescara sono giunti al 66' (Berardi per Calligara), al 71' (Olzer per Valzania), all'81' (Russo per Di Nardo, Gravillon per Letizia)

I cambi dell'Empoli: Haas per Degli Innocenti al 28' per infortunio, Fila e Ghion per Yepes e Popov al 46', Bianchi per Saporiti al 65', Ignacchiti per Shpendi all'85'.


Le azioni salienti

L'Empoli comincia bene: un colpo di testa di Shpendi lo manda in vantaggio al 9'.

Al 13' un avversario si fa incontro ad Acampora, che salta col piede teso. L'arbitro Rapuano prima dà il giallo, poi si consulta col Var ed estrae il cartellino rosso.

Il Delfino non sembra affatto scoraggiato e Gorgone è sagace nel non snaturare il gioco dei suoi. 

Dopo il raddoppio al 34' di Lovato, 

Di Nardo al 41' accorcia e poi pareggia al 48'. Con questa doppietta sale a 13 reti stagionali e si consolida tra i migliori marcatori in cadetteria. 

Il goal del 2-1 è frutto di una azione insistita dell'attaccante, mentre quello del pari giunge su una ribattuta.

Al 61' Bettella colpisce un palo, a portiere battuto, con uno stacco di testa al centro dell'area. 

Il Pescara regge bene fino al 65', poi le forze vengono meno, i cambi giungono tardi e i Toscani dilagano:

3-2 con Shpendi,

4-2  con Letizia che sbaglia un passaggio al portiere e Fila, con il campo aperto e solo davanti al portiere, non sbaglia.

Considerazioni finali

In definitiva: l'Empoli è una squadra viva anche se proviene da un periodo negativo in termini di risultati. Si dimostra una compagine valida e con individualità importanti.

Il Pescara si è dimostrato eroico fino a quando le forze lo hanno sostenuto.

Acampora ha commesso un errore, ma può accadere e non è certo questo che cambia il valore di un giocatore o i destini di un campionato.

Gorgone è stato bravo nell'impostare il gioco della sua squadra ma non è la prima volta in cui tarda ad effettuare i cambi e perdipiù decide di non utilizzare tutti i cinque innesti disponibili: 

in una partita come quella di oggi tale scelta ha inciso pesantemente in negativo. 

Detto questo, bisogna fargli i complimenti per aver rivitalizzato una squadra che era in difficoltà e che ora, nonostante la sconfitta odierna, si sta giocando bene le sue carte per rimanere in cadetteria.