Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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domenica 21 gennaio 2018

Questo blog ha compiuto 10 anni

Questo blog ha compiuto 10 anni pochi giorni fa.

Anche se non ho la possibilità di aggiornarlo spesso come un tempo, la sua attività continuerà e cercherò di inserire contenuti sempre nuovi e vari, relativi anche alle mie esperienze degli ultimi 17 mesi, che mi hanno portato a cambiare lavoro e luoghi di permanenza.

Grazie a tutti voi che mi seguite.

David Bromberg - The strongest man alive



I am the strongest man alive! 
That might sound like idle boasting, but I have no need to lie;
I have lived through storms and tempests not another soul survived;
I am the strongest man alive!

I have carried burdens heavier than human tongue can tell, 
I’ve travelled distances untold, been forth and back through hell; 
I’ve endured the very worst that man and nature could provide, 
I am the strongest man alive! 

I have fought in many battles, though I have not won them all; 
it’s a miracle this bruised and battered body breathes at all! 
Oh they say a cat has nine lives, well I’ve lived through four or five – 
I am the strongest man alive! 

I have cheated death a thousand times, that foul and greedy thief; 
but I’ve buried many comrades, which has brought me endless grief. 
I alone live on while all around my friends and loved ones die; 
I am the strongest man alive! 

It’s the mental anguish that’s the worst of all the pain I’ve had – 
where other men have gone insane, I’m only slightly mad! 
And still I bleed, I breathe, I weep through times I’ve wished to die; 
I am the strongest man alive! 

Although I am earth’s strongest man, I’m not immune to death; 
there’s a motive for each motion, a purpose for each breath, 
for without your true and lasting love, I would not – could not – survive; 
although, I am the strongest man alive!

"Venezia, non torno più": l`importanza di chiamarsi Vecio.




Ci sono regole non scritte, ma antichissime e nobili, che regolano il rapporto tra un cliente di una qualsiasi attività economica e il suo proprietario.

E` un rapporto che si instaura fin dal primo piede messo sullo scalino del negozio, fin dalla prima occhiata o dalla prima stretta di mano nel qualsivoglia luogo dove lo scambio avviene.

Il rispetto reciproco è scontato e fondamentale, a meno che non ci sia un redez vous tra delinquenti, che dopo l`accordo devono guardarsi le spalle da una pallottola/coltellata, esaminare la merce, ispezionare le banconote o comunque prevedere e tamponare eventuali fregature.

Nel momento in cui questo principio di rispetto reciproco si rompe, l`affare rischia di andare a monte.

Se il negoziante, ad esempio, tratta l`avventore come un tubo da dentifricio da spremere fino alla fine, allora questo è il caso di Venezia.

Gia, Venezia. Ex impero commerciale. La popolano i mercanti. Hanno imparato dall'oriente l`arte della contrattazione e tante piccole furbizie.

Vendono una delle città più belle del mondo. La vendono per un giorno, per 12 ore, per 72 ore.

Eppure chiedetevi perchè questi scaltri commercianti ottengono un  milione di pernottamenti all`anno meno di Milano, con un gap ancora più forte rispetto a Praga.

La verità è che a Venezia prevale il turismo mordi e fuggi. Il portafogli degli ospiti si svuota presto e loro scappano. Molti di loro non torneranno.

Il perchè è presto detto. Facciamo una ricerca tra tutti gli articoli di truffe ai turisti:

"Venezia, pranzo da 526 euro. Il turista scrive al sindaco" - Fonte: Il Giornale
"Turismo, prezzi alti e scortesia" - Fonte: Il Gazzettino, giornale di Venezia.
"Venezia, 100 euro per 4 caffè e tre amari in piazza Sn Marco". Fonte: Sito di Euronews, testata ufficiale dell`Unione Europea
"Venezia, bistecche e frittura, 1100 euro" Fonte: Ansa.it

Vuoi vedere il Carnevale di Venezia, in inverno, in piedi e pressato per ore dalla calca? 30 euro per entrare in piazza. Lo vuoi vedere dagli spalti? 110 euro.

Un giro in gondola? Costa 80 euro di giorno e 100 di notte,  ma possono salire fino a 6 persone e si può dividere il viaggio.


Il vaporetto? Potresti pagare fino a 10 volte più di un residente in Veneto.

La Rai ha riportato tempo fà che i commercianti lagunari si lamentavano dei turisti che lasciavano le briciole dei panini sui marciapiedi.

Insomma, se vanno al ristorante devono vendersi la casa, se portano il panino non va bene... state certi che una buona parte di loro non si farà più vedere, mentre altri si porteranno anche il thermos del caffè.

Sdrammatizziamo con un aneddoto.

Un Veneziano ha voluto constatare se effettivamente i prezzi per i turisti fossero più alti. Il primo giorno è andato in un bar e ha chiesto due aperitivi, in italiano e mascherando il suo accento. Conto: 9 euro. 

Il secondo giorno è tornato nello stesso posto e, l`oste, tra centinaia di facce che vede ogni giorno, non ha riconosciuto nè lui nè l`amico. Appena è arrivato il suo turno ha esclamato: "Ciao vecio, tì me fà du spritz?" (ovvero gli stessi aperitivi del giorno prima).

Conto: 4 euro.

Parafrasando Oscar Wilde, dalla succitata parabola deduciamo "L`importanza di chiamarsi Vecio".


The Backwater Boys: All for me grog





And it's all for me grog, me jolly, jolly grog All for me beer and tobacco Well I spent all me tin on the lassies drinking gin Across the western ocean I must wander Where are me boots, me noggin, noggin boots they're all gone for beer and tobacco For the heels they are worn out and the toes are kicked about And the soles are looking for better weather And it's all for me grog, me jolly, jolly grog All for me beer and tobacco Well I spent all me tin on the lassies drinking gin Across the western ocean I must wander Where is me shirt me noggin, noggin shirt It's all gone for beer and tobacco For the collar is all worn and the sleeves they are all torn And the tail is looking for better weather And it's all for me grog, me jolly, jolly grog All for me beer and tobacco Well I spent all me tin on the lassies drinking gin Across the western ocean I must wander I'm sick in the head and I haven't gone to bed Since I first came ashore from me slumber For I spent all me dough on the lassies don't you know Far across the western ocean I must wander And it's all for me grog, me jolly, jolly grog All for me beer and tobacco Well I spent all me tin on the lassies drinking gin Across the western ocean I must wander

venerdì 3 novembre 2017

Le Recensioni di Andrea Mauriello: Thor Ragnarok, utlima opera della serie "Marvel"



Oggi inauguriamo una nuova rubrica: "Le recensioni di Andrea Mauriello". Laureato in Economia ma dalla vasta cultura e dai molteplici interessi, Andrea è un elemento valido che ospito volentieri nel mio blog. Sicuramente egli porterà spunti di riflessione molto interessanti.


Esce nelle sale il nuovo Thor Ragnarok: opera nordica e ancestrale, moderna e scanzonata al tempo stesso. La pellicola si candida a riscuotere i favori degli amanti del genere Fantasy.

Quello che sorprende nella nuova declinazione del Dio del tuono è che Thor non è più Thor. Il concetto viene ampiamente scardinato, in quanto, se nei primi due film ("Thor" del 2011 e "Thor: The Dark World"  del 2013) vivevamo le epiche gesta di un Dio forse un pò troppo sopra le righe, che amava prendersi sul serio come da Shakespeariana memoria, qui la prospettiva cambia in modo chiaro.

Nella "climax" ascendente di divertimento e di tensione tutti gli schemi classici vengono un pò abbandonati al solo scopo di divertire lo spettatore. 

Un Thor più umano e divertente

Le gags umoristiche abbondano anche in momenti che forse avrebbero richiesto un pò di drammaticità in più. Tuttavia esse non disturbano il susseguirsi dell'azione e spezzano il ritmo, donando situazioni scanzonate da commedia demenziale e addirittura diventano assolutamente necessarie nell`economia della narrazione.

Il protagonista esce un pò dai ruoli mistici e diventa forse più umano e meno Dio, in un percorso che lo porterà dall'insicurezza alla piena presa di coscienza del suo potere. E lì saranno mazzate per tutti. 

Occhio a Cate Blanchett e Jeff Goldblum

L'azione da una parte alternerà eventi del "Ragnarok", la fine del mondo descritta nei poemi Norreni, in cui Cate Blanchett ci è apparsa in piena forma nelle vesti di Hela, dea della morte.

Dall'altra parte le avventure di Thor perso sul coloratissimo pianeta "Sakaar", popolato da strane razze aliene che si combattono nell'arena dei gladiatori e dominato da un fantastico "Gran Maestro", ci restituiscono un Jeff Goldblum in splendida forma, scanzonato più che mai. 

Anche Hulk dà una mano, più verde che mai



Fra i gladiatori ritroverà il suo amico Hulk finito quassù dopo gli eventi raccontati in altri film del genere "Marvel".

Insieme progetteranno la fuga. Gli effetti speciali sono molto belli, anche se la CGI, ovvero la rielaborazione computerizzata dell`eroe di Lee e Kirby è un po' sottotono. 

La colonna sonora è altrettanto interessante. Essa fonde classiche melodie orchestrali con l'elettronica più spinta, anche nelle scene di battaglia più epiche.

Tutti questi elementi fanno del film una piccola perla che non mancherà di stupire anche lo spettatore più ingordo. 


Non ultime a livello visivo, alcune scelte cromatiche risultano piuttosto suggestive, in una alternanza di colori molto saturi e caldi con altri più freddi. Il tutto trova completezza e compiutezza nel magnifico affresco visivo della cavalcata delle Valchirie.

Insomma, "Thor Ragnarok", per me superiore ai due precedenti episodi, merita un un bel 7,5 come voto finale. Andatelo a vedere! Botte da Orbi!!

Andrea Mauriello


mercoledì 1 novembre 2017

Zeman, il cuoco integralista



La tavola era ben apparecchiata. In casa si iniziavano a percepire i primi odori del soffritto di papà Daniele. I ragazzi del resto erano affamati: i loro piatti preferiti si chiamavano vittorie, riscatto e gloria, dopo essere stati cacciati per la seconda volta in poco tempo dal ristorante della Serie A, rivelatosi troppo costoso.

Ma Pescara aveva decretato come proprio idolo uno chef  Boemo. Quest`uomo sulla settantina, di poche parole e dalle molte sigarette, era riuscito in una impresa difficile: far loro dimenticare Giovanni, uno stellato Michelin di Udine.

Sfacciato e sbarazzino, sciupafemmine e festaiolo, Giovanni ben si era adattato ad una città di mare, di turismo e di intrattenimento, che aveva dato i natali al Vate, il capostipite dei Gaudenti Adriatici.

Che delizie sfornava costui! Irrorava le cene con lo Champagne, di marca Calcio. Che gusto il Calcio champagne!

Il Boemo non era da meno, faceva lavorare i suoi garzoni più energicamente, mentre Giovanni li lasciava anche andare a ballare e a divertirsi. I risultati però erano gli stessi.

Giovanni, figlio forse della cultura flessibile e un po` filosoficamente latina del Belpaese, era disposto a colloquiare qualche volta coi suoi sottoposti. Ci fu un periodo, nell`annata più bella del 1986-1987, in cui i piatti non giungevano in tempo ai clienti e il sapore era un po` meno intenso. A metà stagione gli chef in seconda, chiesero dei cambiamenti, si giunse ad un accordo, e il ristorante Delfino stupì tutta l`Italia.

Il Boemo, suo sostituto di vent`anni dopo, non era così. Tutto di un pezzo, ostinato, non era disposto a cambiare le sue idee. "Si fa come dico io oppure nulla".

Qualcosa nel ristorante iniziò a non funzionare, e lo chef Ceco pentastellato iniziò a dare la colpa a tutti, tranne che a sè stesso. Faceva sempre così, anche quando cucinava a Napoli.



Una volta erano i collaboratori ad essere scarsi, in altri casi era il Mogio (un presunto boss di Monticiano, poi almeno parzialmente assolto dalle sue accuse), ad avergli fatto terra bruciata.

In quell`autunno del 2017 papà Daniele aveva messo i suoi ragazzi a bottega dal Boemo. Sebbene i ragazzi avessero talento in cucina, il cuoco di Praga diceva che loro non erano i suoi aiutanti ideali.

In realtà i suoi Delfini erano legati alla cucina italiana e ad ingredienti diversi, semplicemente. E invece no: "O si fa la cucina Boema qui, o si muore" disse il cuoco, parafrasando un po` Garibaldi e Nino Bixio.

E forse era quello il problema, in quel lungo autunno del 2017: se non hai gli ingredienti per il minestrone, forse puoi fare il timballo, adeguandoti una volta tanto. Userai ingredienti diversi, questo  è certo, ma pur sempre di prima qualità......



Nelle foto: Zeman, ai tempi del Licata; a piè pagina: Giovanni Galeone.

sabato 14 ottobre 2017

Asie, argenti e facce di bronzo



Le accuse a "scoppio ritardato" di molestie delle attrici di Hollywood.

Nel mondo del cinema, si sa benissimo, fioccano testimonianze di "do ut des", ovvero di  favori sessuali offerti soprattutto dalle attrici e qualche volta anche dai colleghi, per fare carriera. A volte questi rapporti sono formalizzati da relazioni apparentemente serie come fidanzamenti o matrimoni.

In altri casi sono dichiaratamente delle avventure di cui sovente le parti in causa fanno cenno candidamente.

Asia Argento ha dichiara di aver subito violenze dal produttore Harvey Weinstein, dopo che un articolo del New York Times lo ha accusato, il 6 Ottobre, di avere molestato una lunga lista di attrici.

Insomma, adesso le prime donne della città del cinema sono diventate tutte Santa Maria Goretti.

Il punto qual è?

E` che il racconto della figlia d`arte del noto regista horror fa acqua da tutte le parti.

Ecco uno stralcio dell`articolo, tradotto su "Libero":



Era il 1997, lei aveva 21 anni. -Gli ho detto di fermarsi ma mi ha spaventato, era gigante - si legge sul New Yorker, ripreso da Mail Online e HuffPost Us - Non si è bloccato, era un incubo-. 

Da quel momento sarebbe iniziata una relazione tra i due, consenziente. Per circa cinque anni. 

-Dopo la violenza, ha vinto", avrebbe detto, "sono passati 20 anni da quella storia e se non l'ho fatta uscire prima è perché avevo paura. Lui ha fatto male a tante persone in passato-. 

E se ha accettato di andare a letto con lui anche dopo la violenza era perché temeva che le distruggesse la carriera. I rapporti tra l'attrice e il produttore sono andati avanti anni ma Asia li ricorda come "unilaterali e onanistici". 

-Il brutto di esserne stata vittima è che mi sento responsabile perché se fossi stata una donna forte, gli avrei tirato un calcio nelle palle e sarei scappata. Ma non l'ho fatto-.

Dunque, l`attrice ha avuto non uno, ma molti rapporti consenzienti, si è data appuntamento con Weinstein, incontrandosi dopo viaggi internazionali.

Guarda caso, ma sicuramente è solo una casualità, dal 1998 in poi ha iniziato ad avere ruoli in produzioni internazionali ben più importanti di quelle domestiche. Ecco la filmografia della attrice "ribelle". 

Ma sentite cosa ha rivelato all`esperto d`arte Vittorio Sgarbi l`ex di lei compagno, il cantante Morgan:



"Morgan mi ha ricordato che Asia gli ha sempre riferito cose positive sia per la personalità sia per le qualità professionali di Weinstein sia per le sue manifestazioni amorose, che lei mostrava di apprezzare e di aver ricevuto molto di più di quanto avesse chiesto, lavorando con piena soddisfazione e gratitudine per lui. Non avendo mai pensato che lei avesse intenzione di denunciare Morgan si chiede perché lo abbia fatto oggi, forse non avendo più avuto quello che prima le era stato utile. E che quindi anche in questo caso abbia fatto quello che le era più conveniente, essendo così abile da far tornare a suo favore quello che al tempo non la preoccupava minimamente, di cui non mi ero affatto accorto e non si era mai lamentata con me". E ancora: "Asia qualche volta addirittura si rifiutava di incontrarlo e lo mandava via come un cane bastonato".

Insomma, Asia Argento ha fatto il suo bel comodo, ha utilizzato il potere e il piacere del grande capo, ha lavorato con lui, ne ha ottenuto vantaggio e poi dopo venti anni denuncia.


Ma a chi vuole darla a bere?

giovedì 4 maggio 2017

Piccoli consigli "climatici" per sopravvivere a Budapest



Quando ho trovato l'opportunità di lavoro che mi ha spinto a trasferirmi a Budapest, una delle considerazioni che ho fatto è che il clima continentale non mi dispiace affatto. D`estate avrei potuto trovare un po` di sollievo e non patire il caldo afoso tipico dell`Adriatico.

Sono giunto qui a fine Agosto e la temperatura media, tutto sommato, non era molto diversa da quella delle mie parti. Inoltre la cattiva sorpresa fu che in molti centri commerciali l'aria condizionata era pressochè inutilizzata.

Ho maturato la convinzione che agli Ungheresi piace il caldo: nelle stagioni tiepide e quando fa freddo, ti capita di entrare in un bar o in un ufficio e devi rapidamente rimuovere cappotto e/o altri indumenti pesanti e maglione per la corrente sahariana che parte dagli impianti di climatizzazione.

I trasporti pubblici sono pieni di persone che si reca in ufficio e lavora con maglietta e calzoncini,
benchè molti di loro dispongano di moderni impianti di aereazione, chissà perchè sottoimpiegati.

Un mio amico che vive qui da dieci anni e ormai sà il fatto suo, mi ha invitato a prendere qualcosa in un bar.

Appena entrati nel locale, si è tolto il cappotto invernale, sciarpa e berretto ed è rimasto con una semplice t shirt, come se fossimo in piena estate.

Bisogna tenere conto di questi fattori quando si va a Budapest per non prendersi o produrre sudate memorabili, che tutto sommato fanno anche bene, fatta eccezione per alcuni contesti in cui si vuole essere eleganti.

Personalmenteil mio vissuto a Budapest ha tra le sue componenti il sudore. Non manca mai una bella camminata tra un tram e l`altro da prendere, specialmente quando vado di corsa in ufficio al mattino.

Le ultime stagioni poi sono state più calde della media ed io il freddo vero e proprio non l`ho visto. Qualcuno mi aveva parlato di temperature che raggiungevano i -20 gradi celsius, ma non ho potuto partecipare a questa piacevole esperienza fornita dagli elementi elementi terrestri.

Nel periodo più freddo, quando il Danubio si è ghiacciato tra Dicembre e Gennaio, sono stato altrove.

L`Inverno è entrato in classe, ha fatto l`appello e mi ha trovato assente.

"Sarà per il 2018".

A Febbraio e Marzo la pioggia è stata ben poca e di scarsa intensità e c`è stato anche quelche giorno di sorprendente tepore.

L`esperienza predice però  che probabilmente nei prossimi anni il freddo non si farà desiderare.

A me, francamente, il clima del nord è cosa grata, per cui un po` di fresco e anche di neve non farebbero male.

L`aria di Budapest è mediamente piuttosto inquinata, come può esserlo quello di una metropoli. Qui ho avuto per la prima volta una tosse molto secca "da inquinamento".

Il corpo ha le sue difese e le vie respiratorie anche. Le mie si erano riempite di una sostanza asciutta e ci sono volute 6 settimane abbondanti per far passare la tosse.

Budapest ha meno automobili delle capitali dell`ovest, nelle sue strade. Gli ottimi servizi pubblici smaltiscono il traffico di molto, ma le auto che circolano sono in maggioranza vecchi carcassoni che inquinano per tre.

E` per tale ragione che un po` di neve o di vento in più non sarebbero sgraditi in una città come questa.