Televizijos bokštas




Nella foto: la "Torre della televisione" di Vilnius. Alta 326,5 metri, fu ultimata nel 1980. Il 13 Gennaio 1991, dopo la proclamata indipendenza della Lituania, le truppe sovietiche ne presero il controllo. La popolazione tentò di insorgere e negli scontri morirono 14 civili, un soldato russo e in 700 rimasero feriti.

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venerdì 3 novembre 2017

Le Recensioni di Andrea Mauriello: Thor Ragnarok, utlima opera della serie "Marvel"



Oggi inauguriamo una nuova rubrica: "Le recensioni di Andrea Mauriello". Laureato in Economia ma dalla vasta cultura e dai molteplici interessi, Andrea è un elemento valido che ospito volentieri nel mio blog. Sicuramente egli porterà spunti di riflessione molto interessanti.


Esce nelle sale il nuovo Thor Ragnarok: opera nordica e ancestrale, moderna e scanzonata al tempo stesso. La pellicola si candida a riscuotere i favori degli amanti del genere Fantasy.

Quello che sorprende nella nuova declinazione del Dio del tuono è che Thor non è più Thor. Il concetto viene ampiamente scardinato, in quanto, se nei primi due film ("Thor" del 2011 e "Thor: The Dark World"  del 2013) vivevamo le epiche gesta di un Dio forse un pò troppo sopra le righe, che amava prendersi sul serio come da Shakespeariana memoria, qui la prospettiva cambia in modo chiaro.

Nella "climax" ascendente di divertimento e di tensione tutti gli schemi classici vengono un pò abbandonati al solo scopo di divertire lo spettatore. 

Un Thor più umano e divertente

Le gags umoristiche abbondano anche in momenti che forse avrebbero richiesto un pò di drammaticità in più. Tuttavia esse non disturbano il susseguirsi dell'azione e spezzano il ritmo, donando situazioni scanzonate da commedia demenziale e addirittura diventano assolutamente necessarie nell`economia della narrazione.

Il protagonista esce un pò dai ruoli mistici e diventa forse più umano e meno Dio, in un percorso che lo porterà dall'insicurezza alla piena presa di coscienza del suo potere. E lì saranno mazzate per tutti. 

Occhio a Cate Blanchett e Jeff Goldblum

L'azione da una parte alternerà eventi del "Ragnarok", la fine del mondo descritta nei poemi Norreni, in cui Cate Blanchett ci è apparsa in piena forma nelle vesti di Hela, dea della morte.

Dall'altra parte le avventure di Thor perso sul coloratissimo pianeta "Sakaar", popolato da strane razze aliene che si combattono nell'arena dei gladiatori e dominato da un fantastico "Gran Maestro", ci restituiscono un Jeff Goldblum in splendida forma, scanzonato più che mai. 

Anche Hulk dà una mano, più verde che mai



Fra i gladiatori ritroverà il suo amico Hulk finito quassù dopo gli eventi raccontati in altri film del genere "Marvel".

Insieme progetteranno la fuga. Gli effetti speciali sono molto belli, anche se la CGI, ovvero la rielaborazione computerizzata dell`eroe di Lee e Kirby è un po' sottotono. 

La colonna sonora è altrettanto interessante. Essa fonde classiche melodie orchestrali con l'elettronica più spinta, anche nelle scene di battaglia più epiche.

Tutti questi elementi fanno del film una piccola perla che non mancherà di stupire anche lo spettatore più ingordo. 


Non ultime a livello visivo, alcune scelte cromatiche risultano piuttosto suggestive, in una alternanza di colori molto saturi e caldi con altri più freddi. Il tutto trova completezza e compiutezza nel magnifico affresco visivo della cavalcata delle Valchirie.

Insomma, "Thor Ragnarok", per me superiore ai due precedenti episodi, merita un un bel 7,5 come voto finale. Andatelo a vedere! Botte da Orbi!!

Andrea Mauriello


mercoledì 1 novembre 2017

Zeman, il cuoco integralista



La tavola era ben apparecchiata. In casa si iniziavano a percepire i primi odori del soffritto di papà Daniele. I ragazzi del resto erano affamati: i loro piatti preferiti si chiamavano vittorie, riscatto e gloria, dopo essere stati cacciati per la seconda volta in poco tempo dal ristorante della Serie A, rivelatosi troppo costoso.

Ma Pescara aveva decretato come proprio idolo uno chef  Boemo. Quest`uomo sulla settantina, di poche parole e dalle molte sigarette, era riuscito in una impresa difficile: far loro dimenticare Giovanni, uno stellato Michelin di Udine.

Sfacciato e sbarazzino, sciupafemmine e festaiolo, Giovanni ben si era adattato ad una città di mare, di turismo e di intrattenimento, che aveva dato i natali al Vate, il capostipite dei Gaudenti Adriatici.

Che delizie sfornava costui! Irrorava le cene con lo Champagne, di marca Calcio. Che gusto il Calcio champagne!

Il Boemo non era da meno, faceva lavorare i suoi garzoni più energicamente, mentre Giovanni li lasciava anche andare a ballare e a divertirsi. I risultati però erano gli stessi.

Giovanni, figlio forse della cultura flessibile e un po` filosoficamente latina del Belpaese, era disposto a colloquiare qualche volta coi suoi sottoposti. Ci fu un periodo, nell`annata più bella del 1986-1987, in cui i piatti non giungevano in tempo ai clienti e il sapore era un po` meno intenso. A metà stagione gli chef in seconda, chiesero dei cambiamenti, si giunse ad un accordo, e il ristorante Delfino stupì tutta l`Italia.

Il Boemo, suo sostituto di vent`anni dopo, non era così. Tutto di un pezzo, ostinato, non era disposto a cambiare le sue idee. "Si fa come dico io oppure nulla".

Qualcosa nel ristorante iniziò a non funzionare, e lo chef Ceco pentastellato iniziò a dare la colpa a tutti, tranne che a sè stesso. Faceva sempre così, anche quando cucinava a Napoli.



Una volta erano i collaboratori ad essere scarsi, in altri casi era il Mogio (un presunto boss di Monticiano, poi almeno parzialmente assolto dalle sue accuse), ad avergli fatto terra bruciata.

In quell`autunno del 2017 papà Daniele aveva messo i suoi ragazzi a bottega dal Boemo. Sebbene i ragazzi avessero talento in cucina, il cuoco di Praga diceva che loro non erano i suoi aiutanti ideali.

In realtà i suoi Delfini erano legati alla cucina italiana e ad ingredienti diversi, semplicemente. E invece no: "O si fa la cucina Boema qui, o si muore" disse il cuoco, parafrasando un po` Garibaldi e Nino Bixio.

E forse era quello il problema, in quel lungo autunno del 2017: se non hai gli ingredienti per il minestrone, forse puoi fare il timballo, adeguandoti una volta tanto. Userai ingredienti diversi, questo  è certo, ma pur sempre di prima qualità......



Nelle foto: Zeman, ai tempi del Licata; a piè pagina: Giovanni Galeone.

sabato 14 ottobre 2017

Asie, argenti e facce di bronzo



Le accuse a "scoppio ritardato" di molestie delle attrici di Hollywood.

Nel mondo del cinema, si sa benissimo, fioccano testimonianze di "do ut des", ovvero di  favori sessuali offerti soprattutto dalle attrici e qualche volta anche dai colleghi, per fare carriera. A volte questi rapporti sono formalizzati da relazioni apparentemente serie come fidanzamenti o matrimoni.

In altri casi sono dichiaratamente delle avventure di cui sovente le parti in causa fanno cenno candidamente.

Asia Argento ha dichiara di aver subito violenze dal produttore Harvey Weinstein, dopo che un articolo del New York Times lo ha accusato, il 6 Ottobre, di avere molestato una lunga lista di attrici.

Insomma, adesso le prime donne della città del cinema sono diventate tutte Santa Maria Goretti.

Il punto qual è?

E` che il racconto della figlia d`arte del noto regista horror fa acqua da tutte le parti.

Ecco uno stralcio dell`articolo, tradotto su "Libero":



Era il 1997, lei aveva 21 anni. -Gli ho detto di fermarsi ma mi ha spaventato, era gigante - si legge sul New Yorker, ripreso da Mail Online e HuffPost Us - Non si è bloccato, era un incubo-. 

Da quel momento sarebbe iniziata una relazione tra i due, consenziente. Per circa cinque anni. 

-Dopo la violenza, ha vinto", avrebbe detto, "sono passati 20 anni da quella storia e se non l'ho fatta uscire prima è perché avevo paura. Lui ha fatto male a tante persone in passato-. 

E se ha accettato di andare a letto con lui anche dopo la violenza era perché temeva che le distruggesse la carriera. I rapporti tra l'attrice e il produttore sono andati avanti anni ma Asia li ricorda come "unilaterali e onanistici". 

-Il brutto di esserne stata vittima è che mi sento responsabile perché se fossi stata una donna forte, gli avrei tirato un calcio nelle palle e sarei scappata. Ma non l'ho fatto-.

Dunque, l`attrice ha avuto non uno, ma molti rapporti consenzienti, si è data appuntamento con Weinstein, incontrandosi dopo viaggi internazionali.

Guarda caso, ma sicuramente è solo una casualità, dal 1998 in poi ha iniziato ad avere ruoli in produzioni internazionali ben più importanti di quelle domestiche. Ecco la filmografia della attrice "ribelle". 

Ma sentite cosa ha rivelato all`esperto d`arte Vittorio Sgarbi l`ex di lei compagno, il cantante Morgan:



"Morgan mi ha ricordato che Asia gli ha sempre riferito cose positive sia per la personalità sia per le qualità professionali di Weinstein sia per le sue manifestazioni amorose, che lei mostrava di apprezzare e di aver ricevuto molto di più di quanto avesse chiesto, lavorando con piena soddisfazione e gratitudine per lui. Non avendo mai pensato che lei avesse intenzione di denunciare Morgan si chiede perché lo abbia fatto oggi, forse non avendo più avuto quello che prima le era stato utile. E che quindi anche in questo caso abbia fatto quello che le era più conveniente, essendo così abile da far tornare a suo favore quello che al tempo non la preoccupava minimamente, di cui non mi ero affatto accorto e non si era mai lamentata con me". E ancora: "Asia qualche volta addirittura si rifiutava di incontrarlo e lo mandava via come un cane bastonato".

Insomma, Asia Argento ha fatto il suo bel comodo, ha utilizzato il potere e il piacere del grande capo, ha lavorato con lui, ne ha ottenuto vantaggio e poi dopo venti anni denuncia.


Ma a chi vuole darla a bere?

giovedì 4 maggio 2017

Piccoli consigli "climatici" per sopravvivere a Budapest



Quando ho trovato l'opportunità di lavoro che mi ha spinto a trasferirmi a Budapest, una delle considerazioni che ho fatto è che il clima continentale non mi dispiace affatto. D`estate avrei potuto trovare un po` di sollievo e non patire il caldo afoso tipico dell`Adriatico.

Sono giunto qui a fine Agosto e la temperatura media, tutto sommato, non era molto diversa da quella delle mie parti. Inoltre la cattiva sorpresa fu che in molti centri commerciali l'aria condizionata era pressochè inutilizzata.

Ho maturato la convinzione che agli Ungheresi piace il caldo: nelle stagioni tiepide e quando fa freddo, ti capita di entrare in un bar o in un ufficio e devi rapidamente rimuovere cappotto e/o altri indumenti pesanti e maglione per la corrente sahariana che parte dagli impianti di climatizzazione.

I trasporti pubblici sono pieni di persone che si reca in ufficio e lavora con maglietta e calzoncini,
benchè molti di loro dispongano di moderni impianti di aereazione, chissà perchè sottoimpiegati.

Un mio amico che vive qui da dieci anni e ormai sà il fatto suo, mi ha invitato a prendere qualcosa in un bar.

Appena entrati nel locale, si è tolto il cappotto invernale, sciarpa e berretto ed è rimasto con una semplice t shirt, come se fossimo in piena estate.

Bisogna tenere conto di questi fattori quando si va a Budapest per non prendersi o produrre sudate memorabili, che tutto sommato fanno anche bene, fatta eccezione per alcuni contesti in cui si vuole essere eleganti.

Personalmenteil mio vissuto a Budapest ha tra le sue componenti il sudore. Non manca mai una bella camminata tra un tram e l`altro da prendere, specialmente quando vado di corsa in ufficio al mattino.

Le ultime stagioni poi sono state più calde della media ed io il freddo vero e proprio non l`ho visto. Qualcuno mi aveva parlato di temperature che raggiungevano i -20 gradi celsius, ma non ho potuto partecipare a questa piacevole esperienza fornita dagli elementi elementi terrestri.

Nel periodo più freddo, quando il Danubio si è ghiacciato tra Dicembre e Gennaio, sono stato altrove.

L`Inverno è entrato in classe, ha fatto l`appello e mi ha trovato assente.

"Sarà per il 2018".

A Febbraio e Marzo la pioggia è stata ben poca e di scarsa intensità e c`è stato anche quelche giorno di sorprendente tepore.

L`esperienza predice però  che probabilmente nei prossimi anni il freddo non si farà desiderare.

A me, francamente, il clima del nord è cosa grata, per cui un po` di fresco e anche di neve non farebbero male.

L`aria di Budapest è mediamente piuttosto inquinata, come può esserlo quello di una metropoli. Qui ho avuto per la prima volta una tosse molto secca "da inquinamento".

Il corpo ha le sue difese e le vie respiratorie anche. Le mie si erano riempite di una sostanza asciutta e ci sono volute 6 settimane abbondanti per far passare la tosse.

Budapest ha meno automobili delle capitali dell`ovest, nelle sue strade. Gli ottimi servizi pubblici smaltiscono il traffico di molto, ma le auto che circolano sono in maggioranza vecchi carcassoni che inquinano per tre.

E` per tale ragione che un po` di neve o di vento in più non sarebbero sgraditi in una città come questa.

domenica 30 aprile 2017

Occhio al borsellino e alle fregature a Budapest



Budapest, come ho giá accennato nei post precedenti, é una cittá dai tanti pregi e difetti, in cui tutto sommato i primi prevalgono sui secondi. Ultimamente ho riscoperto Buda, la parte piú bella forse della cittá ( e anche la piú  pulita probabilmente ). A questo si aggiunge una certa quantitá di verde e una qualitá dell'aria migliore che a Pest.

Tra le note dolenti da segnalare c'é la quantitá di fregature che sono sempre in agguato.

Non sono rari (anche se sono comunque una minoranza) i commercianti che ti danno il resto sbagliato, o che ti indicano un prezzo maggiore per la merce, quando il cartellino del prezzo é esposto li'  in bella mostra.

Se é possibile contate i soldi prima di portare un oggetto alla cassa e di dare al cassiere l'importo esatto senza bisogno di resto. Se notate senza ombra di dubbio che il venditore  ha preso piú soldi del dovuto pronunciate la parola magica rendőrség (polizia) e capirá. La pronuncia piú o meno corretta é rendorsceeg.

Se siete stranieri e non pronunciate nemmeno una parola in ungherese, siete tra le principali "vittime".

Episodi del genere li ho riscontrati nei bar, nelle pizzerie ma anche in un ristoranti di buon livello e in un negozio di  alta bigiotteria del centro.

Se non siete sicuri del valore in euro del vostro acquisto, controllate con calma e senza fretta da voi la quotazione del fiorino su internet. Non chiedetelo al negoziante.

Magari tornate un'ora piú tardi o il giorno dopo, per non sbagliarvi,

Al cambiavalute contate i soldi davanti all'operatore, chiedetegli  prima quanti euro o fiorini vi dá in cambio dei soldi che gli portate.

Oltre ad evitare le fregature, questo serve a capire quale é il piú conveniente dei cambiavalute senza dover fare calcoli complicati, destreggiandovi tra il cambio che vi offrono e la commissione per il servizio.

I fattori da controllare infatti sono due: il cambio che vi offrono per la vostra valuta che gli portate e la commissione per il servizio. Se chiedete quanti soldi in cambio della valuta che gli offrite, in quella cifra vi sará sicuramente il calcolo definitivo, oltre il quale non ci sono piú costi nascosti.

Alcuni negozi vi consentono di pagare in euro ma valutano la nostra moneta 250 fiorini anziché i 305-310 sulle cui valutazioni fluttua ultimamente. Il piú delle volte almeno vi avvertono di questa differenza, specialmente nei supermercati, ma non sempre.

All'aeroporto, la prima volta che sono arrivato, l'operatrice mi ha chiesto lamentosamente di cambiare piú soldi ("in cittá ti faranno condizioni peggiori", ha affermato).

Io per sapevo come stavano le cose e non l'ho ascoltata. Controllate le tariffe applicate alla vostra carta di credito prima di partire.

Non per ultimo, c'e' la questione furti. Per quanto riguarda gli oggetti dimenticati, mi é capitato di perderne diversi e quasi sempre mi sono stati restituiti.

Tenete peró presente che vi troverete in una cittá di circa due milioni di abitanti, piena di senzatetto.


domenica 23 aprile 2017

La mia impressione su Budapest e sull`Ungheria dopo 8 mesi

Sono arrivato qui praticamente per caso, mandando curricula in giro per l'Europa. A dire il vero il mio obiettivo principale non era andare qui.

Sapevo abbastanza poco dell`Ungheria, eppure quando sono giunto, ci ho messo poco ad ambientarmi.

La ragione di questo è che qui ci sono molti italiani e numerosi stranieri bendisposti a fare amicizia, trovandosi anche loro in un posto nuovo.

Per quanto concerne gli Ungheresi, dopo i primi mesi in cui, chissà perchè, mi imbattevo in parecchi cafoni, i rapporti con la gente locale sono parecchio migliorati e ogni giorno trovo persone divertenti e dalla mentalità aperta.

Gli Ungheresi si lamentano troppo, a volte. A Budapest, è un dato di fatto, si trova lavoro in poco tempo, e per chi conosce le lingue ci sono buone sistemazioni.

Anche negli uffici pubblici chi ha una buona istruzione ha parecchie chances.

Gli Ungheresi, o meglio, gli abitanti della capitale, non sono contenti lo stesso. Faccio a loro notare che la situazione in Italia è parecchio peggiorata con il lavoro.

Uno di loro, un manager di una delle tante aziende che prosperano qui, mi ha fatto notare che, stando alle statistiche, sono ancora molti di più gli Ungheresi che vanno a vivere in Italia che il contrario.

Sarà anche vero, però per esperienza diretta ho parlato con parecchi Magiari che hanno tentato la fortuna nel nostro paese per poi tornare indietro.

La motivazione?

 "Ormai lo stipendio che prendevo in Italia era più o meno lo stesso che percepivo in Ungheria, tanto valeva tornare a casa. Inoltre non c`erano tante opportunità di lavoro. Molti lavorano stagionalmente, ma poi ci sono lunghe pause".

Ho avuto modo di assistere ad una partita del Ferencvaros.

Lo stadio Groupama Arena e` bellissimo, con tribune vip dotate di uffici e ristoranti.

Per quanto riguarda il calcio giocato invece, la loro serie A e` equivalente alla nostra serie C.

Vivere in centro e` proibitivo per chi ha uno stipendio nella media, ma fuori vi sono delle buone sistemazioni in quartieri dignitosissimi. Devo dire che finora, io che sono un turista delle periferie sovietiche, non ho trovato un distretto particolarmente degradato.

Nelle periferie il verde e` curato ed i blocchi sovietici sono rimessi continuamente a nuovo.

Prima o poi dovro` trovare il tempo di vedere altre citta` come Debrecen, Seghedino o Gyor.

Il lago Balaton, si dice, è una meta turistica ambita, ma l`acqua non è cristallina.

La zona dei locali della capitale mi interessa poco. Ci sono turisti giovani che popolano gli ostelli in tutti i periodi dell' anno, ma con il loro bere e urlare di notte insieme ai figli di papà dell' "Erasmus" non mi sono molto simpatici.

Il presidente Viktor Orban ha chiuso l` Università  degli studenti danarosi americani del Ceu.

Accusa infatti il suo fondatore, George Soros, di finanziare con le sue onlus l`immigrazione. Soros, insomma, dietro la sua immagine da filantropo, nasconderebbe doppi fini.

Del magnate Magiaro-Statunitense si è parlato molto. Francamente non mi è passato minimamente per la testa di andare a protestare in difesa sua e di sbarbatelli con la strada spianata e con la carta di credito piena.

Tra l'altro le proteste post-chiusura sono state organizzate dai socialisti ungheresi, relegati all`opposizione da tempo per via dei loro grandi scandali di corruzione.

Un doppio "Chi se ne frega", dunque, rallegrera` la mia giornata.

Non per niente al sud si risponde alle offese con un bel "A te e Soros!"

giovedì 30 marzo 2017

Considerazioni finali sul Pescara di quest'anno

Con la retrocessione ormai scontata, dopo l'unica fiammata contro il Genoa di alcune settimane fa, é tempo di bilanci in casa Delfino.

Il presidente Sebastiani ormai ha fatto capire di non volere cedere le redini della societá, ma semmai di fare entrare altri soci. Ci sono voci in tal senso dal Sudamerica e dalla Russia.

Daniele Sebastiani é stato l'unico dirigente  nella storia del club adriatico a centrare due promozioni, ma quest'anno sono affiorati anche i limiti della sua gestione.

Due serie A per lui fatte al risparmio, con lauti compensi per i diritti televisivi, corposi incassi con le vendite dei vari Verratti, Caprari (rimasto in prestito) e Lapadula.

Occorreva investire di piú, magari con i soldi dei dividendi incassati  negli ultimi anni e non piú nelle casse societarie.

Il paracadute, ovvero il meccanismo che regala svariati milioni di euro per anni ai clubs che retrocedono dalla serie B, é un disincentivo a rischiare e ad allestire una squadra competitiva.

I giocatori per centrare la salvezza costano e c'é il rischio di retrocedere senza i lauti surplus che garantisce una squadra fatta al risparmio.

Tanto se si torna in cadetteria ci sono i soldi del paracadute e si spende poco, con i giovani di Milan, Inter, Roma e Juve che  vengono dati in prestito.

I sogni dei tifosi sono infranti e per ravvivarli occorrerebbe il cosiddetto rischio imprenditoriale, quel pensare in grande che consentirebbe di tentare un salto di qualitá.

Un acculturato amico inglese mi chiese una volta se il Pescara fosse come il suo Norwich, ovvero uno yo-yo team, che rimbalza dalla prima alla seconda serie. Purtroppo adesso non avrei dubbi nel rispondergli.

mercoledì 1 marzo 2017