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sabato 12 novembre 2022

In un periodo storico come questo lo Stato deve assumere forza lavoro




Negli ultimi decenni si è fatta strada, anche a sinistra,  una retorica del settore pubblico brutto, sporco e cattivo. Come se tutti i dipendenti pubblici fossero fannulloni. Come se non ci fossero persone di grande intelletto e dai solidi valori nella amministrazione statale. Come se poi nel settore privato tutto fosse bello e non vi siano miserie di ogni sorta.

Questa campagna è stata funzionale a svendere aziende statali a privati e a ridurre il numero dei dipendenti pubblici (330 000 in meno rispetto al 2000)

Se a ciò si assomma: la precarizzazione del lavoro sia nel pubblico che nel privato partita negli anni '90, il mancato adeguamento del salario al costo della vita degli ultimi decenni, ne conviene un generale impoverimento dei lavoratori.

Non sono i privati il solo motore dell'economia. Prima del privato viene il pubblico. Se un sistema istituzionale solido non creasse i presupposti per fare impresa, quest'ultima andrebbe incontro alla legge della giungla e difficilmente andrebbe lontano.

Lo Stato crea le leggi che fanno ordine e regola la concorrenza. Lo Stato crea infrastrutture, porti, centrali elettriche, aeroporti, strade e quant'altro che servono a far nascere un tessuto industriale e commerciale.

I dipendenti pubblici spendono, creano mutui, acquistano case. Una intera porzione della libera impresa vive grazie ai dipendenti pubblici: 

bar e ristoranti nelle prossimità degli uffici, negozi di articoli medici, floreali e funebri accanto agli ospedali, fotocopisterie nei pressi di anagrafi, università e tribunali, et cetera et cetera.

Giorgia Meloni in campagna elettorale ha parlato come Berlusconi e Salvini: gli impenditori sono il vero motore dell'economia per lei e questo è inesatto.

Pubblico e privato non possono prescidere l'uno dall'altro.

L'Italia non ha recuperato dalle ultime crisi, complici i piani di austerity e i mancati investimenti, anche a deficit, necessari a riprendersi.

Euro, Crisi del 2008, Covid, Crisi Energetica del 2022. Di fronte a questo non abbiamo visto capacità di ripresa.

Se ci sono milioni di disoccupati, lo Stato deve assumerne una parte. E non è vero che non ce n'è bisogno. I nostri ospedali ne necessitano, come la pubblica amministrazione e i nostri lentissimi tribunali. 

L'assistenza sociale ha bisogno di menti, braccia e investimenti.

I nostri beni culturali potrebbero essere sfruttati per portare ancora più turisti.

Potremmo incrementare musei, restaurazioni, personale addetto all'accoglienza, alla divulgazione, alla documentazione e alla preservazione della cultura e dell'arte.

Lo Stato deve spendere investendo sia in infrastrutture che in dipendenti pubblici, anche a deficit e perfino superando le stupidi e nocive regole di austerity europee che hanno fatto avvitare il tessuto economico e aumentare il debito pubblico.

Una spesa a deficit ben fatta porta i suoi frutti e le risorse a lungo andare aumentano. Per far questo lo Stato deve ricominciare a fare lo Stato e non obbedire ai dettami neoliberisti del "meno istituzioni e più finanza". 

E se qualcosa non funziona, nell'uno e nell'altro settore, si lavori per migliorare. 


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