Avvertenza

È consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
È pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest

Visualizzazione post con etichetta Londra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Londra. Mostra tutti i post

martedì 28 giugno 2016

Ecco chi sono i "vecchi" della Brexit: bufale e inesattezze di questa campagna referendaria


Nella foto: fautori del "Remain" delusi

Negli ultimi giorni, sono giunti anche in Italia gli echi delle bufale circolate riguardo al referendum sulla Brexit.

Del resto, ogni fazione tira l'acqua al suo mulino e spesso distorce i dati in suo favore, oppure usa i sondaggi e i dati che le fanno più comodo per argomentare le proprie tesi.

Boris Johnson e Nigel Farage, per esempio, che sono stati i principali fautori del "Leave", hanno esagerato la cifra che viene data dall'Uk ogni settimana all'Unione Europea. Essa infatti ammonta a 189 milioni di sterline e non a 350. Non si è precisato inoltre che una buona parte di essa torna indietro.

Tra l'altro Farage, a risultato acquisito, si è subito rimangiato la promessa di destinare quei soldi alla sanità pubblica.

I sondaggi non sono dati certi

C'è poi un'altra argomentazione, piuttosto debole, che stanno cavalcando i fautori del "remain" dopo la loro sconfitta.

I giovani, i più colti e i più ricchi avrebbero votato per rimanere in Europa. Loro sì che sanno stare al mondo e avere una visione delle cose globale e cosmopolita.

Quei villani della provincia, che abitano in città medie e piccole, uniti a quelli con una scolarizzazione più bassa, avrebbero invece votato per il Leave.

Peccato che molti di questi sondaggi provengono dalle stesse fonti che avevano dato il "remain" come vincente, a volte anche con un certo scarto.

I giovani sono europeisti ma solo uno su tre è andato a votare 

Peccato, inoltre, che poi, in quella fascia più europeista, che va dai 18 ai 24 anni, sia andato a votare solo il 36%, ovvero poco più di 1\3.

Questo è un dato governativo ed è inoppugnabile, visto che deriva dai votanti. Tutti loro si sono registrati e hanno mostrato i propri documenti nel momento in cui sono entrati nei seggi.

Ripeto allora un motto che ho già usato in altri articoli "britannici".

"Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso", o meglio, "Chi è causa del suo Mal, pianga Shel Shapiro", per rimanere legati a quei territori.

Se i sondaggi possono sbagliare , i dati dei seggi elettorali invece sono inoppugnabili

I sondaggi sono condotti su piccoli campioni di popolazione, sono spesso inaffidabili ma raccolgono alcune informazioni sul votante. 

Il voto invece è segreto. Non si può sapere chi ha votato una determinata decisione, conoscendone età, ceto sociale e istruzione.

Si può sapere invece, ad urne chiuse, chi è andato a votare (perchè è stato identificato dalle commissioni nei seggi) ma non collegarlo a cosa ha votato.

E' vero dunque che le province, soprattutto quelle inglesi, hanno scelto in maggioranza il "leave". Questo è un dato misurabile dai risultati del voto.


Tutti hanno gli stessi diritti e la stessa dignità, in Gran Bretagna come altrove

Diamo anche per giusto (in parte, non del tutto) il dato che vuole i fautori del "Leave" meno scolarizzati e più anziani.


Anche qui però ci sarebbe qualcosa da chiarire.

1 La cultura non è data solo dalla scolarizzazione, ma anche da letture fatte in proprio e da esperienze di lavoro e di vita.

2 Se parliamo di cultura, molti di quei giovani tra i 18 e i 24 anni così europeisti non hanno terminato, sia per dati anagrafici, sia per altri motivi, l'università.

3 Chi dice che i meno colti hanno torto e i più istruiti hanno ragione? Ognuno vede le cose secondo il suo punto di vista e i suoi interessi. Ognuno dà il suo voto in base alla realtà che vive. Ricchi e poveri, istruiti e ignoranti, hanno delle diverse esperienze ed esigenze. Non è un dato misurabile qualitativamente. Si tratta di semplici caratteristiche differenti, che hanno pari dignità. 

4 Quelli che erano per il "remain" e che criticano gli "ignoranti" non sono in gran parte quei Laburisti che tanto dicono di battersi per i diritti dei più poveri, dei più deboli e dei meno istruiti?

5 Abbiamo sentito dire in questi giorni questa tiritera: "Londra ormai non ha più affinità con il resto del paese ed è molto più aperta verso il mondo dei bifolchi delle campagne.

Difatti, ha eletto come sindaco, una manciata di giorni fa Sadiq Khan, un laburista di origine pachistana".

Eppure... non era forse proprio Londra la città che ha voluto come primo cittadino  Boris Johnson? Lo ha eletto per ben due volte, nel 2008 e nel 2012, facendosi guidare da lui per otto anni. 

E guarda un po', Boris Johnson è stato il primo fautore della campagna del "leave". Prima era il campione di una Londra multietnica, ricca e culturalmente viva. Ora viene bollato come fanfarone, ignorante, xenofobo e razzista...

venerdì 1 novembre 2013

L'incredibile storia di Pasquale Caprino: dall'Italia al Kazhakistan, passando per Londra


Mi è sembrato doveroso dedicare un post a Pasquale Caprino, cantautore che ha già all'attivo concerti in tutto il mondo.

Partito da Capaccio (l'antica Paestum) per Londra, a soli 20 anni sfida il destino contro la volontà dei genitori.
Abbandona dunque l'università, suona in una cover band dei Beatles, e ottiene anche un discreto successo. Un giorno incontra una sua fan Kazaka, Dina, che gli fa sapere che suo fratello, un giovane attore locale, sta organizzando una specie di X Factor.

Pasquale decide di buttarsi in questa avventura, con la spregiudicatezza della gioventù. Prende l'aereo, senza conoscere la lingua. Partecipa al concorso e arriva secondo: da allora diventerà Son Pascal. Vive per tre mesi a casa di Anuar, il produttore-attore che ha organizzato il concorso.

Ma Anuar ha problemi anche per la propria realizzazione, perchè dopo aver fatto un film di successo, per due anni non ha più avuto introiti rilevanti.

Pascal quindi avrà altri due produttori, nella ricerca di una realizzazione economica, che, nonostante la fama, non è facile da raggiungere.

 L'Italiano si ambienta subito nella realtà musicale del paese: arrangia i suoi brani con attenzione alle sonorità locali, canta in inglese e kazako, riesce a comunicare un po' a parole, un po' a gesti con i presentatori televisivi.

Gli artisti locali lo vedono come un invasore, alcuni impresari cercano di truffarlo. Sfiora anche qualche ambiente malavitoso. Per mantenersi, nonostante sia già una specie di star, suona nei matrimoni della nuova ricca borghesia kazaka.

Ora ha 27 anni,  l'emittente italiana Dj Television gli ha dedicato un documentario con il quale ha raggiunto un po' di notorietà anche in Italia. Lo show business kazako è ancora allo stato embrionale e Pasquale-Son Pascal è costretto a suonare molto: non può fermarsi a riflettere, deve macinare chilometri per suonare nei posti più disparati, in Kazhakistan, in incontri con le comunità Kazhake in giro per il mondo e anche nei locali notturni di varie nazioni.

Si è tolto  intanto la soddisfazione di incidere un disco con Al Bano, che da quelle parti è un idolo al contrario di gente come il compianto Frank Sinatra che, per via del passato sovietico antiamericano, lì non è mai stato pubblicizzato, tanto che nessuno lo conosce.

Il Kazhakistan è storicamente noto da noi come Cosacchistan. Tra i Cosacchi venivano reclutati  soldati della guardia reale dello zar. 
E' una terra selvaggia, ma è in forte espansione. Vi sono tanti poveri, tanta criminalità, ma c'è anche una fascia non irrilevante di nuovi ricchi. Il suolo nasconde immensi giacimenti di idrocarburi. In questo contesto si incontrano l'estro e il dinamismo di Pasquale-Son Pascal, e un paese che guarda al futuro con semplicità e ottimismo.