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domenica 1 marzo 2026

Quattro anni dopo: la guerra, le narrazioni e il ruolo della diplomazia Vaticana

A quattro anni dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, il conflitto continua a segnare l’Europa non solo sul piano militare, ma anche su quello diplomatico e culturale. In queste ore, mentre nelle capitali occidentali si moltiplicano dichiarazioni e commemorazioni, la diplomazia della Santa Sede si conferma uno dei pochi canali ancora attivi di dialogo tra Mosca e Kiev. 

In una riflessione inviata alle testate giornalistiche, l’ambasciatore della Federazione Russa presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, invita a considerare una cronologia più ampia della crisi. “La guerra in Ucraina non è iniziata quattro anni fa”, afferma il diplomatico, sostenendo che ricondurre tutto al 24 febbraio 2022 “non aiuta a comprenderne tutta la vera cronologia”. 

Nel documento, Soltanovsky richiama gli eventi del 2014, la situazione nel Donbass e in Crimea, e i tentativi diplomatici che hanno preceduto l’attuale fase del conflitto. Secondo la lettura russa, per anni la popolazione civile avrebbe vissuto “combattimenti, bombardamenti e paura quotidiana”, in un quadro di tensioni mai realmente risolte. Una parte significativa della riflessione è dedicata alla dimensione umanitaria e religiosa. 

L’ambasciatore richiama la condizione della popolazione russofona e le difficoltà incontrate dalla Chiesa ortodossa ucraina (UOC), citando procedimenti giudiziari, controversie su proprietà ecclesiastiche e la normativa sulle organizzazioni religiose “legate alla Russia”, che — secondo Mosca — solleverebbe interrogativi sul piano della libertà religiosa. 

Il testo affronta inoltre il dossier dei minori ucraini trasferiti in territorio russo. Soltanovsky propone una lettura alternativa rispetto alla narrazione prevalente, sostenendo che i casi concreti sarebbero oggetto di verifiche dirette tra le parti, talvolta con il coinvolgimento della Santa Sede in ambito umanitario. 

Sul piano politico, il diplomatico insiste sulla necessità di una soluzione negoziata. “Un semplice cessate il fuoco non basta”, afferma, perché senza un serio percorso politico-diplomatico il rischio sarebbe quello di una tregua fragile, destinata a una nuova escalation. È proprio su questo punto che il ruolo del Vaticano assume un rilievo particolare. 

La Santa Sede, pur non avendo strumenti di pressione militare o economica, continua a svolgere una funzione di mediazione morale e diplomatica. Le missioni del cardinale Matteo Zuppi, i contatti riservati e le iniziative umanitarie rappresentano tentativi concreti di mantenere aperti canali di comunicazione in un contesto di crescente polarizzazione.

Negli anni scorsi Papa Francesco ha invitato a riflettere non solo sugli effetti del conflitto, ma anche sulle sue cause profonde. In una dichiarazione che suscitò ampio dibattito, il Pontefice parlò dell’“abbaiare della NATO alle porte della Russia”, richiamando l’attenzione sul tema della sicurezza percepita e sugli equilibri europei dopo la fine della Guerra Fredda. 

Un’espressione che non intendeva giustificare l’uso della forza, ma sollecitare un’analisi meno schematica delle dinamiche geopolitiche. Riflessioni che, al di là delle diverse valutazioni politiche, invitano a un confronto più ampio sulle responsabilità collettive nella crisi europea. Il conflitto ucraino ha infatti riaperto la questione dell’architettura di sicurezza europea. 

L’allargamento dell’Alleanza Atlantica, il fallimento degli Accordi di Minsk, la progressiva erosione della fiducia reciproca tra Mosca e l’Occidente sono elementi che, nella lettura russa, hanno contribuito a creare una spirale di tensione culminata nell’attuale fase bellica. Ignorare questa dimensione significherebbe, secondo diversi osservatori, ridurre la complessità del quadro a una narrazione esclusivamente morale, incapace di produrre soluzioni durature. 

Dopo quattro anni di combattimenti, appare sempre più evidente che una pace stabile non potrà nascere da una vittoria totale di una parte sull’altra, ma da un nuovo equilibrio capace di garantire sicurezza, dignità e riconoscimento reciproco. È una prospettiva che richiede pazienza, pragmatismo e coraggio politico. 

Nelle conclusioni del suo testo, Soltanovsky definisce la pace una “strada lunga, fragile, spesso impopolare”, ma l’unica via “degna dell’Europa e rispettosa della sofferenza” già imposta dal conflitto a troppe persone. 

In un contesto segnato da contrapposizioni ideologiche e da una crescente radicalizzazione del discorso pubblico, la diplomazia vaticana continua a muoversi su un terreno discreto ma decisivo: quello del dialogo. E proprio mentre il quarto anniversario riporta al centro le divisioni, il lavoro silenzioso della Santa Sede ricorda che nessuna guerra può chiudersi senza un ritorno alla politica. 

Lorenzo Valloreja
Presidente dell'Associazione degli Italiani amici della Russia

È un Delfino da urlo! Insigne e Meazzi stendono il Palermo


Nelle foto: Lorenzo Insigne e Lorenzo Meazzi

Il Pescara a zona è più presente in difesa, rischia ma fa valere i suoi assi offensivi


Le serie sono fatte per essere interrotte

Le serie positive sono fatte per essere interrotte. A Pescara lo sanno bene. Qualcuno probabilmente ricorderà ancora la gara del 21 Dicembre del 2005. Era il ventunesimo turno di serie B e sulle rive Adriatiche giunse il Mantova primo in classifica e imbattuto.

Finì 2-1 per gli Abruzzesi. 

Fino ad oggi, invece, il Palermo proveniva da una serie di quindici risultati utili consecutivi.


Un poker d'assi

La piazza ci credeva, i giocatori anche, e c'è anche un fattore in più:

un tris d'assi come non si vedeva da tempo.

Anzi, un poker.

Con le sostituzioni, per ora i figli del Vate hanno quattro uomini su cui contare in avanti, che ti danno la forza per essere spavaldo e per perdonarti le tue pecche in difesa: nonostante le incertezze, sai che lanciando la palla in avanti qualcosa può succedere.

Parliamo di Di Nardo, Insigne, Russo e del subentrato Meazzi, che completano una rosa ormai coesa e con ricambi validi, in grado di giocarsela con tutte le avversarie della categoria.

Oggi il Delfino si è schierato a zona, anche in difesa senza il solito pressing, un po' alla Galeone. Un 4-3-3 classico.

Questo gli ha permesso di far allungare l'avversario, pur regalandogli campo e correndo qualche rischio. Tuttavia la squadra ha risparmiato energie preziose e ha permesso ai suoi attaccanti di fare solo il loro mestiere e non ripiegare troppo.

Il Palermo nel primo tempo è entrato in campo un po' frastornato, poi è cresciuto, senza fare faville, sbagliando anche abbastanza sottoporta soprattutto nel primo tempo.

Nella seconda frazione, sebbene le occasioni ci siano state da entrambe le parti, i biancazzurri per ampi tratti hanno costretto i rosanero nella loro metà campo, sostenuti da un pubblico fantastico, che non ha smesso per un attimo di cantare festosamente nemmeno dopo lo 0-1 ospite.


Breve cronistoria della partita

Dopo 8 minuti Johnsen va vicino al goal.

La difesa del Pescara, sebbene meglio piazzata in area del solito, traballa non poche volte ma col passare dei minuti guadagna fiducia nei propri mezzi.

Tornato a distanza di quattordici anni nella squadra dove si era consacrato come un calciatore di alto livello, Lorenzo Insigne, ad ogni tocco palla, fa intendere di essere un giocatore di un altro pianeta ed ispira la conclusione di Di Nardo con un tocco delizioso.

La punta -ex Campobasso tenta il pallonetto a pochi metri dalla porta ma non riesce a segnare. Siamo negli ultimi minuti del primo tempo.

Nella seconda frazione, al 47', Pohjanpalo, su azione in velocità, porta in vantaggio il Palermo, confermandosi come attaccante puro e spietato.

Gli risponde Insigne, al 55', ben servito in profondità di Nardo, che supera la difesa semisguarnita avversaria e dalla distanza batte il portiere Siculo Joronen.

Il Pescara scatena l'inferno, grazie anche ai passaggi illuminanti di Insigne con varie occasioni da rete nitide e svariati calci d'angolo.




Quando Meazzi rileva Insigne attorno al 70', completa l'opera di demolizione. Al termine di una bella progressione all'87'  tira dalla distanza: la difesa devia e il portiere resta spiazzato.

Lo stadio impazzisce, incredulo.

Quanto è cresciuto l'ex Entella dall'inizio della scorsa stagione! Sembrava un esile trequartista diligente, si è rivelato mano a mano un giocatore di grande tempra e tecnica.


Conclusioni

Il tecnico Palermitano Filippo Inzaghi aveva chiarito da una settimana di non voler sottovalutare la trasferta Abruzzese e fin dal fischio d'inizio è sembrato preoccupato. Non ha risparmiato indicazioni ai suoi, con tante urla.

Tuttavia i suoi ragazzi oggi erano leggermente scarichi.

A parte un buon impegno collettivo, qualche affondo di Pierozzi e il goal di Pohjianpalo, si tratta di una domenica da archiviare presto per una squadra che sta lottando con autorità per raggiungere la massima serie.

Dal lato-Delfino, buona è stata la prestazione di Flavio Russo, vera punta di tecnica, altezza e forza, in grado di fare belle giocate, tirare in maniera potente e proteggere il pallone quando è necessario.

Lorenzo Berardi, proveniente del vivaio biancazzurro, sta trovando spazio a suon di prestazioni maestose e può giocare sia come mezz'ala che come attaccante esterno.

Stoico e statuario è il difensore Adriatico Davide Bettella. 

Valzania è un guerriero dai piedi buoni e in vena di idee folli per rendere l'ultimo passaggio sempre imprevedibile.

Il portiere Ivan Saio ha qualche incertezza ancora, ma si vede che ha talento. Non gioca da un anno, può solo migliorare.

Insigne, finalmente in campo dal primo minuto, si è preso l'abbraccio e il calore del popolo Dannunziano.

E questa squadra sarebbe ultima in classifica? Ma no, mi state prendendo in giro, è uno scherzo. Ho già intravisto Marco Balestri dietro a una colonna...