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sabato 31 ottobre 2009

Cenerutolo - Favola da bar


Tratto da "Bar Sport".Omaggio allo scrittore Stefano Benni

C'era una volta un bar-bene.
Ai tavoli bene sedeva gente-bene, bevendo grandi bicchieroni di roba verde con una fetta d'arancio. I visi erano abbronzati, le giacche cascavano bene, c'era un buon profumo di dopobarba, sali da bagno e borse di coccodrillo. I camerieri avevano la giacca bianca, basette ben tagliate e un sorriso luminoso, ma rispettoso delle distanze. Si chiamavano Toni, Rufus e Luis.
Unica nota stonata, in questo bar-bene, era un camerierino piccolo e modesto, che veniva da Trapani e si chiamava Cenerutolo Antonio. Cenerutolo non aveva la giacchetta bianca, solo un grembiule unto e bisunto, con la scritta Margarina Gradina, i sandali ai piedi e in testa un berretto di carta da pacchi. Per il suo misero aspetto il padrone del bar, Ottavio, non voleva che si facesse vedere dai clienti.
-Cenerutolo- gli diceva - Tu sei uno sguattero. Non puoi fare il cameriere, non hai la presenza. Metti gli stecchini nelle olive. Metti il salmone nelle tartine. Sgura il secchiaio. Lava i cucchiaini. E così via.Cenerutolo, che era molto buono, faceva tutto ciò che gli si diceva, per 35.000 lire al mese, due pasti al giorno e un materasso tra le casse di birra. Lavorava contento e cantava "Core ingrato" con bella voce già tenorile, e tutti i passeri e le rondinelle volavano incantati a sentirlo e lasciavano un obolo.
Toni, Rufus e Luis lo prendevano un po' in giro, e si divertivano a schizzarlo col sifone del selz e a strappargli i peli delle sopracciglia, che aveva folte e nere, per riempire i vuoti dei loro baffi.
Ma Cenerutolo lasciava fare. Anzi, voleva bene a Toni, Rufus e Luis, perchè erano eleganti e portavano tanti bicchieri tra le dita. Ah, come avrebbe voluto anche lui versare una Coca-cola nel bicchiere di quelle signore, e avere una bella giacca bianca con la tasca piena di tappi.
Ma la voce di Ottavio lo destava dai suoi sogni.
Cenerutolo aveva solo tre amici, con cui divideva lo sgabuzzino delle casse di birra. Due erano topini, di quelli che frequentano i bidoni dei rifiuti. Erano topini molto graziosi. Uno si chiamava Cavicchi, pesava venticinque chili e gli dava una mano nei lavori pesanti. L'altro si chiamava Emanuele, era un topo molto istruito e studiava per dare l'esame di cavia e sistemarsi alla facoltà di Biologia.
Con loro Cenerutolo passava lunghe ore parlando di calcio e di donne, con la testa dentro a un buco del muro.
L'altro amico di Cenerutolo era il Tre-uno Tre-uno, che lui sentiva tutti i giorni alla radio e che lo commuoveva fino alle lacrime.
La notte, sognava Cavallina che lo teneva sulle gnocchia e gli raccontava delle bellissime storie. Un bel giorno, al bar-bene, fu organizzato un cocktail-party in smoking, con barbecue, grill service, hot dog, whisky and sour e dopo un salto al bowling.
C'era tutta la crema della città, con una ciliegina in cima. La ciliegina era la principessa Sperelli, figlia del Re dell'Acciaio e della Regina della Ghisa, con un nonno magnate dello stagno, una sorella cassaforte e un fratello magro come un chiodo. La principessa Sperelli aveva sedici anni,un volto angelico e alle spalle una laurea in lingue e nove aborti. Aveva avuto tutto dalla vita, ma si annoiava. I più bei partiti della città si prosternavano ai suoi piedi, ma lei li respingeva.
In quel cocktail, la principessa avrebbe scelto l'uomo della sua vita. Per questo tutta la città era in fermento, sarti, parrucchieri e saune erano stracolmi, le lampade a quarzo ronzavano, i massaggiatori massaggiavano e si ripassava il francese.
Nel bar-bene, quella sera, c'era quindi una grande agitazione.
Ottavio balzava qua e là disseminando portacenere, Toni si pettinava le basette, Rufus arricciava i baffi col coltellino da burro,Luis si imbrillantinava la testa con gelatina di Sevilla Marmalade. Cenerutolo spiava i preparativi nascosto dietro tre piani di piatti, mentre Cavicchi gli passava il Vim.
-Ah-, sospirò -se potessi servire ai tavoli!-
-Ti ho sentito!- gridò subito Ottavio. - Per carità, non ti devi far vedere, che figura ci faccio! fila dentro la ghiacciaia!-
E lo chiuse tra i prosciutti. Cenerutolo stette buono buono a sentire il rombo delle Honda che arrivavano, i gioielli che schinchiccheravano, le ventate di Guerlain che riempivano l'aria, e risate, e "Quando calienta el sol". Allora una lacrima scese sul suo sopracciglio ghiacciato, perchè Cenerutolo s'era abituato a piangere all'insù per non sporcare per terra. Ed ecco che accadde dell'incredibile. La radio si accese da sola, per magia, e la voce di Cavallina disse:
-Si è rivolto a noi un cameriere di Trapani, Antonio Cenerutolo. E' un caso molto umano. Cenerutolo, mi sente?-
-Si dottore-, disse Cenerutolo, emozionato
-Lei, se non sbaglio, avrbbe un grande desiderio. Servire ai tavoli del cocktail Sperelli.-
-Si, dottore-
-Abbiamo qui, in qualità d'esperto, il presidente dell'associzione nazionale barman, Torelli. Gli cedo il microfono.
-Mi sente, Cenerutolo?- Disse il presidente
-Dove si trova adesso?-
-In ghiacciaia-
- Bene: dica tre volte: tutto va meglio, con Coca-cola, chiuda gli occhi e conti fino a dieci.
- Sì dottore: uno, due, tre, quattro.
- Allora, Cenerutolo?
Cenerutolo aprì gli occhi e... prodigio! Ai suoi piedi, uno smoking di raso azzurro, dono dei lettori del "Radiocorriere", e Cavicchi ed Emanuele trasformati in portasigarette.
- Grazie, grazie, dottore- disse Cenerutolo.Ma la radio, sempre come per magia, trasmetteva il bollettino delle maree.


Il cocktail era nel suo pieno, ma Ottavio non era contento. La principessa Sperelli non consumava. Invano Rufus, Luis e Toni volteggiavano come farfalle intorno al suo tavolo. La bella aveva mangiato appena mezza oliva, di malavoglia. Chiese un bicchiere d'acqua minerale, bevve un sorso, e disse che era troppo gasata. Gliene portarono un altro, ma disse che era poco gasata. Ottavio piangeva disperato.
Fu in quel momento che, a fondo sala, apparve Cenerutolo azzurro, lindo e impeccabile.Un mormorio percorse la sala.
- Chi è quel maitre?- dissero i signori-bene sottovoce
-Non s'è mai visto-.
-Che portamento, che stile- dissero le signore-bene. Deve essere inglese-.
Cenerutolo si avvicinò al tavolo della Sperelli. In una mano aveva un bicchiere d'acqua semplice e in un'altra un calice pieno di bollicine.
- Due grazie disse la principessina illuminandosi; e tracannò la minerale sotto lo sguardo ammirato dei presenti.
-Questo è servizio- disse il Re dell'Acciaio.
- Parbleu- fecero eco tutti i presenti, molti de quali a bocca piena.
Poco dopo la principessina prese un cucchiaio e tra lo stupore generale si mise a battere sul bicchiere urlando: - Cameriere, cameriere!- Cenerutolo guizzò tra i tavoli e disse:
- Desidera?-
-Sei panini con prosciutto cotto- disse la Sperelli.-
Ma cosa succede? E' impazzita?- bofonchiò il Re del'Acciaio.
-Lasciala fare, lasciala fare- disse la Regina della Ghisa, che la sapeva lunga.
Di lì in poi, la principessa e Cenerutolo furono inseparabili per tutta la sera. Lui le tagliò l'ananas, la consigliò sullo champagne, le smacchiò una manica. Lei rideva, scherzava, rideva e mangiava come un bufalo. Alla fine la sentirono anche fare un rutto e ordinare del coniglio in salmì.
-Ma insomma, disse il Re dell'Acciaio, ma che figura ci fa fare!-
-Son ragazzi, son ragazzi, disse la Regina della Ghisa, che la sapeva lunga-
-Voglio una minestra di fagioli- urlò la Sperelli a que punto, tra l'indignazione generale.
-Ferma, ferma!- disse Ottavio, ma Cenerutolo era già sul posto con una scodella fumante.
-La minestra di fagioli a mezzanotte- osservò la Regina della Ghisa
-Cara, ma perchè non ti controlli un po'...
-Mezzanotte!- disse Cenerutolo, e sbiancò.
-E io devo ancora giocare la schedina!-
Girò sui tacchi e dribblò i tavoli come terzini.
- Cameriere, il parmigiano!- urlò la Sperelli.
-Dove va?- Ma Cenerutolo già pedalava a tutta andatura verso il bar ella stazione.
-Se n'è andato- scoppiò a piangere la Sperelli, e tirò la minestra in faccia al presidente del tribunale.
-Ma chi è quel maitre? Perchè non porta il parmigiano alla mia bambina?- disse il Re dell'Acciaio-
-Perchè con la minestra di fagioli ci vuole l'olio- disse la Regina della Ghisa, che la sapeva lunga. Ma la principessina Sperelli piangeva e piangeva, e le lacrime e il rimmel scorrevano per il pavimento.
-Un milione a chi ritrova quel maitre!- urlava il Re dell'aciaio. - Due milioni! Tre milioni! Tutte le mie fonderie!
-Che scandalo- dicevano le signore-bene - un maitre che pianta lì di servire, e nessuna sa chi è, e da dove viene-.
Allora la Regina della Ghisa, che la sapeva lunga, disse: - C'è un capello nella minestra!-
-E' suo, è suo- gridarono tutti -è del cameriere misterioso.
-E' un capello incredibilmente grasso, attorcigliato, crespo e sporco - disse Alexander, il parrucchiere delle dive. - Così c'e n'è uno su un milione
-E' mio, è mio, dissero Toni, Rufus e Luis, e furono immediatamente incriminati per falso dai numerosi generali presenti. Il Re dell'Acciaio andò alla camera del lavoro, s fece dare una lista di camerieri, ne passò in rasegna tremila, ma nessuno aveva un capello de tipo cercato.
Cenerutolo, che non avendo le marchette non era nella lista, avrebbe continuato a lavar piatti fino alla morte, cantando "Core ingrato" e tifando Napoli. Ma il destino autò i due giovani, La Maserati degli Sperelli investì Cenerutolo mentre in bicicletta recapitava una torta a domicilio.
- E' lui, gridò la Sperelli vedendolo sotto le ruote.
Lo curò amorosamente, poi lo assunse a 120.000 lire al mese più i contributi.Lo mise in batteria con due maggiordomi Somali, una balia friulana e un cuoco francese. E vissero insieme felici e contenti, a parte Cenerutolo.

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