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sabato 25 febbraio 2012

Gregucci: "Abbiamo fatto una grande partita, ora dobbiamo continuare così".

E' molto fiero dei suoi l'allenatore della Reggina Gregucci: "Abbiamo sofferto, i miei ragazzi hanno corso molto ed hanno battuto una grande squadra come il Pescara. Abbiamo bloccato gli attaccanti e le sovrapposizioni dei centrocampisti. Nel contempo abbiamo fatto degli ottimi contropiedi. Ora bisogna continuare così, e tornare ad una posizione di classifica che sia più consona alle nostre potenzialità".
Zeman ritiene che non sia stato, tutto sommato, una brutta partita:
"Abbiamo avuto un ritmo un po' più lento. E' la seconda partita che perdiamo con la Reggina, ma non è una questione di modulo visto che all'andata ne avevano uno diverso. Piuttosto ci hanno influenzato le botte prese e qualche errore arbitrale. La Reggina ha fatto delle ottime ripartenze, dal canto suo".
Insigne non è contento della prova data, nonostante lui sia uno dei pochi sopra la sufficienza: "Non abbiamo giocato come sapevamo, anche per noi attaccanti è dura contro una squadra che si chiude così: le difficoltà con i campi di allenamento e gli stop dovuti alla neve non hanno influito sulla preparazione atletica, perchè abbiamo lavorato duramente. E' una partita "no" e ci può stare".
Andrea Russo

Bonazzoli e Ragusa affondano il Pescara


Un campionato lungo come quello di serie B determina momenti di calo psichico e fisico in tutte le squadre. Non è un dramma dunque per il Pescara perdere una partita in casa, quando la classifica le sorride. E' proprio delle grandi squadre rialzarsi in fretta, ed è lì il suo futuro banco di prova.
La Reggina invece fa festa e si gode un meritato 0-2 che la rimette in carreggiata. Il trainer dei Calabresi Gregucci non nasconde le sue ambizioni di play off e un successo del genere dà una grossa spinta morale agli amaranto.
I primi minuti sono di studio, fino a quando segna colui che, come avevamo preannuinciato è la "bestia nera" del Pescara: Freddi incorna, colpisce la traversa e Bonazzoli è bravo a ribattere in rete. I padroni di casa accusano il colpo e ci mettono del proprio per far andare male le cose: passaggi sbagliati, svarioni difensivi, attaccanti ben marcati che però fanno poco movimento per liberarsi.
Il 5-3-2 degli ospiti è molto elastico, perchè quando la Reggina sembra appiattirsi tutta in difesa ecco dei contropiedi micidiali che hanno come protagonisti i vari Barillà e Bonazzoli.
La reazione del Pescara si sostanzia in due conclusioni di Lorenzo Insigne al 30' e al 42'.
Al 5' s.t. Immobile, velocissimo, si inserisce in piena area di rigore servito da Sansovini, difende il pallone spalle alla porta ma quando si gira il suo tiro è debole e la palla è facile preda dell'ottimo portiere Zandrini.
Al 24' Ragusa, in contropiede, elude il tentativo di fuorigioco biancoazzurro, e infila un incolpevole Anania. 0-2, il pubblico locale dell'Adriatico è sbigottito.
C'è negli ultimi 15 minuti un tentativo di forcing del Pescara, con il solito Insigne a creare occasioni insidiose, ma il risultato non si sblocca. Da segnalare un chiaro fallo di mano in piena area al 70' di D'Alessandro (il terzo in questa gara da parte degli amaranto).
La gara termina senza troppi sussulti e la Reggina se la aggiudica meritatamente non tanto per il gioco espresso ma per la maggior concretezza.
Andrea Russo

venerdì 17 febbraio 2012

Video del giorno

lunedì 13 febbraio 2012

Dopo la neve, arriva il Festival. L'Italia si divide tra "melodici" e "annoiati".

Per chi odia l'eccesso di smancerie, è un brutto periodo: dopo aver fatto i conti con la neve ed averla vissuta con disagio anzichè con gioia, ecco che il festival della canzone più famoso del mondo torna, nel giorno della festa di San Valentino: un uno-due micidiale che metterà lo spettatore meno classicista al tappeto per un po'.

C'è però chi ancora ama Morandi e Celentano. C'è stato un periodo, negli anni '70, in cui il Festival non emozionava più e quasi era scomparso dalla tv stessa, che lo trasmetteva in versione ridotta. Per ironia della sorte, era lo stesso periodo in cui Gianni Morandi veniva messo da parte dai media.

Per un certo pubblico avanti con gli anni (in un paese come il nostro di ultrasessantenni) Morandi e Celentano continuano ad essere ben accetti nelle case Italiane, anche per tre ore e mezza ogni sera per sei giorni.
Molti giovani, però, non amano la scontatezza di buona parte dei testi, l'eccessiva melassa, la formula "ingessata" con i soliti ospiti internazionali e la scarsa innovatività nella parte strumentale dei brani in concorso. Inoltre i concorrenti passano in secondo piano, e questo è oggettivo: su tre ore e mezza in genere, due ore e mezza sono dedicate a gags, comici, pubblicità e ospiti, e un'ora scarsa, anche meno, alle canzoni in gara.

Resta il fatto che (escluse le tv musicali) in Rai, Mediaset e La7 scarseggiano programmi che permettano di ascoltare jazz, rock, musica classica, elettronica o qualcosa di più sperimentale.

sabato 11 febbraio 2012

Neve a Pescara: contenuti i danni

Ritengo di essere onesto intellettualmente quando scrivo, e come ho criticato la corrente amministrazione comunale Pescarese in passato, ora mi sento di elogiarla.

C'è stata, in queste settimane, e continuerà ancora, una delle nevicate più intense nella storia della città. Anche i più anziani non ne ricordano una più forte.

Gli interventi per l'agibilità delle strade sono stati nel complesso tempestivi e i disagi sono stati attenuati.

Tutte le forze addette alla sicurezza si sono date da fare, anche di notte: vigili del fuoco, forze di polizia compresi i vigili urbani, semplici cittadini che hanno spalato le strade per loro stessi e per gli altri.

Sono state reclutate centinaia di persone dal Comune,  per spalare la neve a pagamento, e si è data la possibilità ai disoccupati locali di fare qualche soldo, invece di ricorrere (a pagamento) all'esercito i cui soldati vengono già pagati bene.

La Gestione Governativa merita un plauso: ha ridotto al minimo i disagi, e i pulman urbani sono passati piuttosto regolarmente.
E' questo un ente che produce buoni servizi a prezzo contenuto: i biglietti da 90 minuti costano un euro e consentono di andare fuori città anche, fino a Chieti o a Penne, ad esempio.
I biglietti giornalieri costano 2 euro e 50, mentre a Perugia circa 5 euro.

A Norwich, una città inglese delle stesse dimensioni di Pescara, un biglietto giornaliero costa circa 5 sterline (ed il servizio è penoso) altrimenti si paga 1 sterlina ( pari a un euro e venti circa) ogni due-tre chilometri .

Accettare il rischio delle calamità

C'è una tendenza, in Italia, alla polemica ad oltranza, ad un distorto senso civico che si esplica nella denuncia, come se fossimo diventati tutti reporters d'assalto.

Per quanto riguarda le catastrofi naturali, bisogna riconoscere che c'è un limite alle responsabilità dei singoli.

L'alluvione che ha colpito un intero quartiere di Genova è frutto di una responsabilità collettiva e di un fenomeno naturale: migliaia di persone hanno costruito per decenni lì e diverse amministrazioni hanno dato il via libera alla cementificazione: se è vero che lì non bisognava costruire, le eventuali colpe sono di molti.

La neve che ha colpito duramente il centro Italia è un fatto raro, che non avveniva in queste proporzioni da decenni: è normale che vi siano disagi ed episodi tragici anche.

Se si accetta di antropizzare un territorio, si devono accettare le calamità.

Ricordiamoci che l'uomo ha accettato, volente o nolente, questo rischio: in Giappone vivono 120 milioni di persone sotto il rischio dei sismi, l'Italia è prevalentemente montuosa e sismica, sull'Etna si costruiscono impianti sciistici e alberghi, e ci sono paesi nelle immediate vicinanze.

Napoli conta un milione di abitanti circa e il Vesuvio è ancora attivo.

L'intera California è costruita su faglie immense, grandi come l'Italia o la Francia, come superficie.

Si accetta il rischio, e a volte non se ne può fare a meno.

domenica 5 febbraio 2012

Ijo colpisce ancora: Il suo album "Step Sequence" è online


Non è facile riassumere in maniera semplicistica un lavoro come "Step Sequence" pubblicato per la Blikmuzik da Audrius Vaitiekunas, al secolo Ijo, ribattezzatosi per alcuni lavori come questo col nome  "300 degrees" . Sin da bambino ha armeggiato con attrezzi musicali, radio, riproduttori di suoni e diavolerie elettriche ed elettroniche varie. Ha usato sintetizzatori, ha spaziato lungo vari generi.


Ha imperversato nella scena underground londinese, ha tanti segreti da mettere in musica e da rivelare ancora.


La dimostrazione  sono queste 10 tracce realizzate con un sintetizzatore, drum machines ed altri strumenti retrò risalenti ai primi anni '80.


Sono brani da studiare,  ascoltare e riascoltare, perchè non entrano subito in testa.


Ad un ascolto più attento, però, il sintetizzatore sembra quasi aprire varchi nello spazio, nel tempo e nella memoria. Sono suoni che sembrano fare un viaggio in ognuno di noi, adattandosi alle nostre percezioni individuali.


Una musica d'atmosfera, strumentale, elettronica, notturna, leggermente vintage, eppure trasversale, che non fa il verso a nessuno. Quest'ultimo concetto è fuori discussione, quando Ijo suona.


Ecco il link in cui è possibile ascoltare gratuitamente i brani per intero.


www.blikmuzik.net/album/step-sequence

Il Canone Rai: è giusto pagarlo?

Risulta essere il canone rai la tassa più odiata dagli italiani, e questo è emerso da diversi sondaggi svolti negli ultimi decenni. E' giusto pagare 112 euro quando poi vengono elargite centinaia di migliaia di euro per esibizioni di 20 minuti di Benigni e Celentano?


In venti minuti tali personaggi intascano più di quanto molti di noi faranno in tutta la loro vita.


Una volta Penelope Cruz venne a Sanremo e disse all'intervistatore: oh come mi piace l'Italia, qui mi sento a casa, e andò avanti con tutti questi salamelecchi per venti minuti.


Nel Dopo-Festival, all'una di notte, Chiambretti svelò l'arcano: le avevano dato un compenso di 250 000 euro, per quei venti minuti. Per chiacchierare.


Ma chi di noi, se venisse invitato in una trasmissione tv in Spagna e gli dessero 250 000 euro, non direbbe: "Adoro la Spagna!" "Ho anche la canottiera del Barcellona", avrei detto io, mentendo biecamente.


Ad un cittadino che vive con poco 112 euro fanno comodo. Ma  se lo dovessero mettere davanti a una scelta, ovvero togliere il canone e cancellare diversi varietà, impoverire le reti rai, magari rinunciare ai tg regionali e mandare a spasso un po' di gente che lavora nell'emittente pubblica, sarebbe ancora dello stesso avviso?


Un'altra soluzione per non pagare il canone sarebbe aumentare la pubblicità, che ora ha un limite massimo che Mediaset e La 7 non sono tenuti a rispettare.


Con il finanziamento soltanto tramite pubblicità la Rai sarebbe una vera e propria rete commerciale, e si misurerebbe ad armi pari con Mediaset, e non da una posizione di favore.


E' utopistico pensare comunque che i partiti rinuncino al loro controllo sul di essa.


Un altro modo per ridurre un po' il canone sarebbe retribuire di meno chi prende stipendi milionari, tra i vari presentatori, ed eventualmente rimpiazzare chi se ne va con talenti emergenti o lasciati in disparte, che in un paese come il nostro, con 60 milioni di anime, non sono pochi.


Potrebbe essere un rischio, ma potrebbe anche funzionare: Bisogna ricordare infatti che la Rai non solo valorizza i personaggi dello spettacolo e del giornalismo, ma li crea. Tante persone hanno acquisito fama e potere unicamente grazie alla visibilità che ha dato loro la Rai. Senza di essa, ora i loro compensi sarebbero enormemente inferiori.


Di certo c'è che non sapremo mai se è possibile risparmiare su questa elefantiaca emittente senza impoverirla più di tanto, fino a quando non si proveranno nuove strade, che il connubio dirigenti-politici non vogliono minimamente percorrere, nonostante i tempi di crisi. Gli anchormen continueranno a sventagliarci in viso la loro ricchezza spropositata rispetto a ciò che fanno, destando nel pubblico un indissolubile e contraddittorio sentimento di amore e odio.

venerdì 3 febbraio 2012

Alcune considerazioni su Monti e il suo Governo.

Negli ultimi anni, abbiamo collezionato una serie di dichiarazioni che dimostrano la distanza dai problemi della gente comune della nostra classe dirigente. Chi ha la pancia piena, vede un mondo bello ed ideale. Ma per chi combatte ogni giorno, George Clooney conierebbe il motto: "No maccheroni, no party".


Padoa Schioppa,  che purtroppo non è più tra di noi, affermò: "Le tasse sono belle" e "Gli italiani sono dei bamboccioni".
Rotondi se ne uscì con: "Si potrebbe fare a meno della pausa pranzo, io lo faccio spesso". Brunetta insultò un gruppo di precari: "Siete l'Italia peggiore".


Ora Monti ci illumina d'immenso: "Il posto fisso è di una noia mortale".


Per chi ogni giorno deve fare i conti con le sue tasse, il posto fisso è un punto d'arrivo da difendere strenuamente, signor Monti. E' la linea di spartizione tra: "l'andare a vivere sotto i ponti con tutta la mia famiglia o assicurarmi un futuro"


Chi sa fare solo un lavoro e perde il posto a 40 anni, dove va? Chi lo assume?


Lei afferma che ci vuole più flessibilità e facilità di licenziamento, per rilanciare l'economia. Ci raccontavano questa favoletta anche negli anni '90 quando furono introdotti i contratti di lavoro precario, ed abbiamo visto i risultati.


Migliorare l'economia non vuol dire far arricchire gli imprenditori, ma creare lavoro e benessere per tutti.
L'azienda è un valore solo perchè crea lavoro e contribuisce al benessere collettivo.


In Germania i sindacati decidono insieme all'azienda sui licenziamenti, gli scioperi sono rarissimi, la vita costa di meno e i salari sono più alti, ma nonostante ciò l'economia è in crescita. Nelle fabbriche tedesche, se c'è un calo di produttività iniziale, si riduce di un'ora o due il turno di lavoro a tutti, ma nessuno viene licenziato.


Si cerca di rilanciare l'economia togliendo diritti ai lavoratori, questa è una costante da quasi 20 anni.


I piccoli e medi imprenditori si sentono abbandonati dagli esecutivi di entrambi gli schieramenti, non di meno dai "governi tecnici". L'economia va a rotoli, da decenni ormai, e la nostra classe dirigente l'ha determinata e non sa dare una soluzione al problema.


I mercati finanziari nell'ultimo mese si sono calmati, la borsa è in discreta ripresa, il differenziale tra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani è diminuito. Per quanto riguarda l'economia reale,

quella dei posti di lavoro, di chi produce beni e servizi,  e di chi, anche se lavora nel settore pubblico, ha il diritto di non essere tassato a dismisura,  non si vede niente di buono ancora.

Un giovane su tre è disoccupato, migliaia di aziende sono fallite negli ultimi anni, altre sono ad un passo dal baratro. Aspettiamo tutti un migliramento...