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sabato 11 febbraio 2012

Accettare il rischio delle calamità

C'è una tendenza, in Italia, alla polemica ad oltranza, ad un distorto senso civico che si esplica nella denuncia, come se fossimo diventati tutti reporters d'assalto.

Per quanto riguarda le catastrofi naturali, bisogna riconoscere che c'è un limite alle responsabilità dei singoli.

L'alluvione che ha colpito un intero quartiere di Genova è frutto di una responsabilità collettiva e di un fenomeno naturale: migliaia di persone hanno costruito per decenni lì e diverse amministrazioni hanno dato il via libera alla cementificazione: se è vero che lì non bisognava costruire, le eventuali colpe sono di molti.

La neve che ha colpito duramente il centro Italia è un fatto raro, che non avveniva in queste proporzioni da decenni: è normale che vi siano disagi ed episodi tragici anche.

Se si accetta di antropizzare un territorio, si devono accettare le calamità.

Ricordiamoci che l'uomo ha accettato, volente o nolente, questo rischio: in Giappone vivono 120 milioni di persone sotto il rischio dei sismi, l'Italia è prevalentemente montuosa e sismica, sull'Etna si costruiscono impianti sciistici e alberghi, e ci sono paesi nelle immediate vicinanze.

Napoli conta un milione di abitanti circa e il Vesuvio è ancora attivo.

L'intera California è costruita su faglie immense, grandi come l'Italia o la Francia, come superficie.

Si accetta il rischio, e a volte non se ne può fare a meno.

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