Avvertenza

È consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
È pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest

giovedì 5 marzo 2009

Notizie- Abruzzo. Bloccato l'albergo sulla spiaggia di Francavilla


Foto da me scattata il 2 Novembre, a lavori ancora in corso

Il 28 Novembre vi avevo segnalato la presenza di lavori in corso sul lungomare di Francavilla. Ci sono degli sviluppi.

Sembra infatti che l'albergo in costruzione, che visibilmente sconfina sulla spiaggia, che è terreno demaniale (e quindi di competenza del comune, secondo disposizioni di legge in vigore da qualche anno), sia stato costruito in spregio a diverse norme.

Se apparentemente infatti sembrava tutto nella norma, in virtù dlla delibera del 24/8/2008 emanata dal comune di Francavilla, e della sucessiva approvazione da parte della Regione.


In realtà i lavori sarebbero stati avviati contravvenendo al Decreto ministeriale n.1 del 1967, del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e del Piano Paesistico regionale.


Come se non bastasse, è intervenuta la Capitanera di Porto di Chieti, nella persona del Comandante Giuseppe Famà, che ha lamentato il fatto di non essere stato messo al corrente deilavori, come dovuto, e che, ravvisando ulteriori irregolarità, ha inviato degli esposti a numerosi organi competenti, tra cui la Procura di Chieti e le forze di Polizia.

Al momento il cantiere denominato "Fuenti" è fermo e la procura sta indagando in merito.
Arisa_125_125.gif

mercoledì 4 marzo 2009

I treni che l'Abruzzo rischia di perdere.


Pescara-Roma
Si parla da parecchio tempo di un potenziamento dei collegamenti tra Pescara e Roma, con autostrade ed alta velocità.
Essendo, per una questione di latitudine, la città più vicina a Roma sulla costa opposta, Pescara è la scelta ideale per tale progetto di collegamento delle coste.
Il vantaggio, per la nostra regione, di un migliore collegamento con la capitale, sede del potere nonchè centro propulsore di tante altre realtà, è facile da comprendere.

Il porto e l'aeroporto
Pescara deve intraprendere una scelta coraggiosa: costruire un porto vero e proprio, visto che le barche da lavoro e da trasporto attraccano nell'alveo del fiume, ed aumentare il numero dei voli dell'aeroporto.

Vi allego qui il link di un articolo da me scritto qualche mese fa, che approfondisce uno di questi aspetti.

www.ilbastiancontrario.it/ilbastiancontrario/2008/06/pescara-le-imba.html

Non parlo dei Giochi del Mediterraneo perchè si tratta, purtroppo, di un'occasione ormai in buona parte già persa

Proposte per lo sviluppo industriale








La grande tv del passato e del presente in Dvd e Vhs...

Fa rabbia come a volte si voglia far credere che il Pil sia un indicatore di crescita economica.
La crescita economica che io riconosco è quella che si trova nelle tasche dei cittadini e nel loro accesso ad un lavro vero, con la l normale, non a progetto, non precario, non in nero.

Si cerca ancora oggi di far credere che L'Italia, che era stata salassata dai provvedimenti tassativi degli anni '90 (purtroppo necessari) per risanare il debito pubblico, fino al 2006 era in crescita, quando già da anni le fabbriche chiudevano e la disoccupazione e il precariato aumentavano.

Nè mi incantano coloro che hanno negli anni passati snocciolato dati sull'aumento dell'occupazione, senza scomodarsi a dire che gran parte di questa era lavoro temporaneo, e che il lavoro con contratto a tempo indeterminato diminuiva.

Bastava e basta, al cittadino, fare i conti nelle proprie tasche e in quelle dei propri vicini per non riconoscersi in queste buone novelle.

Da quando è sopraggiunto l'euro, il processo di depauperamento industriale italiano si è velocizzato drasticamente. Una manodopera che già faceva fatica a reggere il passo dei paesi emergenti, con la moneta pesante ha dovuto dire adieu alle speranze di una vita tranquilla.

Gli imprenditori italiani investono sempre più nei luoghi dove la manodopera costa meno. La stessa cosa l'hanno fatta gli operatori stranieri che avevano investito in Italia, e poi non l'hanno trovato più conveniente.

Ciò che le amministrazioni locali e i governi succedutisi finora hanno fatto è stata l'elargizione di fondi per salvare posti di lavoro, (soldi della comunità, denaro i tutti, la cui scomparsa dalle casse statali ha comportato ulteriori scompensi e indebitamenti).

Dare soldi ad una azienda per salvare il posto ai suoi lavoratori è una strategia dal fiato corto, se si ci limita solo a quello: dopo un anno o due (
è lampante questo in Abruzzo) la stessa azienda beneficiaria si trova allo stesso punto di prima. Se una attività economica non è in grado di stare nel mercato, e di reggere la concorrenza, e di mettersi in condizione di trovare da sola le soluzioni vincenti, l'assistenzialismo produce solo danni.

L'era dei Sovchoz è finita, e questo se lo augurano tutti, datori di lavoro e sottoposti.

Cosa può spingere un'industriale a dire: sì, investo in Italia?

Abbiamo una moneta e un costo della vita forti, e i salari sono alti.
Abbiamo tasse molto elevate.
Abbiamo una burocrazia elefantiaca e lenta, oltre che poco trasparente.

Alcune proposte.

- Miglioramento della formazione dei lavoratori. (Non mi aspetto miracoli dall'Università), ma alcuni poli d'eccellenza sono auspicabili.

- Miglioramento delle infrastrutture. Investimenti per nuove autostrade e per una rete ferroviaria ad alta velocità.

- Potenziamento degli scali portuali ed aeroportuali e delle rotte per l'estero, contestualmente ad accordi commercali coi paesi interessati.

- Puntare sulla qualità: il made in Italy, da sempre, ne è sinonimo.
Investire nella ricerca: chi è padrone di una nuova tecnologia è il padrone del vapore (Bill Gates insegna).

- Favorire il turismo: abbiamo il patrimonio culturale più elevato del mondo.

-Ridurre la spesa pubblica colpendo gli sprechi e ridurre le tasse a cittadini ed imprese.






La grande tv del passato e del presente in Dvd e Vhs...

Fate ciò che vi piace

Troppe volte ho visto giovani ripiegare, rinunciare ai propri progetti.
E' legittimo, per tutti, sognare di realizzare cose che appagano interiormente.

Basta progettare, ed un sogno non è più un sogno. Certo, la vita ci pone di fronte a dei compromessi, ma è un peccato cedere al conformismo.

Quanti complessi ci hanno creato: voglio fare il vigile urbano: "eh, ma devi farti raccomandare". Voglio fare il medico "eh, ma i clienti chi te li trova"? voglio fare l'artista "Cooosa? vuoi finire per strada a fare il barbone? Non sia mai".

A questo punto facciamo prima a spararci. In molti vengono scoraggiati nei propri progetti dalle famiglie, da persone vicine, o da persone che ti ridono in faccia: "Ma dove vai tu"?. In quest'ultimo caso l'invidia di alcuni si palesa in tutta la sua meschinità.

Non sempre è così. A volte c'è chi ci incoraggia, ci aiuta, talvolta non siamo abbastanza bravi per volare. Pazienza.

Io so solo che con l'ottimismo e la perseveranza si ottiene qualcosa, arrendersi senza combattere equivale a una partita persa in partenza.

Chi fa ciò che ama fare lo fa bene ed è una persona che ha uno scopo nella vita. C'è chi vive di convenienza e c'è chi vuole fare qualcosa di costruttivo. Il pragmatismo moderno e spicciolo sta uccidendo i nostri orizzonti mentali: vale la pena riflettere.

Notizie - Pescara. Anagrafe, servizi ottimizzati

Questo articolo è stato pubblicato, nella sua versione integrale, sul magazine: "L'Opinionista".

Servizi più rapidi per i cittadini di Pescara
Entro una decina di giorni il servizio sarà già attivo.

Finalmente, dopo essere stato annunciato a più riprese, nel corso degli ultimi mesi, adesso è ufficiale: da venerdì le competenze dell’ufficio anagrafe del comune saranno trasferite anche alle sedi dei quartieri, che potranno così rilasciare carte di identità e garantire gli stessi servizi offerti finora. Nei giorni successivi, tutte le procedure entreranno in pieno servizio.

Forse con questo provvedimento finirà il disagio di numerosi cittadini che fanno lunghe file per rinnovare i documenti scaduti.

L’assessore comunale al decentramento Roberto De Camillis annuncia trionfante:” Finalmente i cittadini potranno avere il tesserino d’identità ed il rinnovo di altri documenti rivolgendosi direttamente alle circoscrizioni di quartiere. Riusciremo così a semplificare le operazioni burocratiche, con risparmio di tempo e di energie per gli utenti.”

L’archivio di stato civile verrà spostato nella sezione di Portanuova, in Piazza dei Grue n.1.
Il provvedimento era atteso da molto: già nella precedente legislatura cittadina era stato spiegato il processo di informatizzazione che stavano subendo gli uffici del comune, nonché la semplificazione delle procedure per accedere ai servizi dello stato civile.

In molti casi, attualmente, è già possibile evitare lunghe code e prenotare un incontro con l’impiegato comunale preposto per ottenere i documenti richiesti.

Le sedi dei quartieri produrranno il documento d’identità nello stesso formato: quella tessera plastificata che è stata grande motivo di vanto sia per la precedente giunta che per quella attuale. In esso la foto è rielaborata fedelmente al computer e non più aggiunta con colla o spille come prima, ed è il funzionario stesso a farla.
Contiene una impronta digitale e un microchip, e quindi consente una identificazione ancora più precisa del cittadino. In essa è scritto anche il codice fiscale, è dotata di una striscia magnetica, e non si esclude che in futuro potrà avere altre applicazioni su apparecchiature elettroniche. Mancano, invece, alcuni tratti descrittivi dell’individuo che venivano riportati nella precedente versione cartacea.

I progressi annunciati dall’ufficio anagrafe di Pescara erano già stati illustrati ed elogiati in un congresso dell’Anusca (associazione nazionale ufficiali di stato civile e d’anagrafe) tenutosi dal 19 al 23 novembre 2008 a Salsomaggiore.

L’ufficio anagrafe centrale, insufficiente da solo a smaltire la grande affluenza di utenti ed ora finalmente riformato, ha per lungo tempo così funzionato: i cittadini si assiepavano davanti all’ingresso ben prima dell’apertura, per evitare lunghissime attese, dopodichè si prendeva il biglietto: i biglietti erano in numerazione limitata, e quando finivano, al di là dell’orario di apertura dell’ufficio, chi ne rimaneva privo non poteva, per quella volta, espletare le proprie necessità burocratiche. Anche gli orari stessi degli sportelli d erano risicati, a causa del personale insufficiente, e c’erano due turni, uno la mattina e uno il pomeriggio.
Ora, probabilmente, i Pescaresi verranno liberati dal fastidio recato da lunghe attese, senza andare troppo lontano da casa, nella più vicina delle tre circoscrizioni che formano la città: Castellamare, Viale Bovio n. 466, Portanuova, Piazza dei Grue n.1, Colli, Via di Sotto, 8/12.
Andrea Russo

lunedì 2 marzo 2009

giovedì 26 febbraio 2009

Attualità. Più ronde cittadine o più carceri?


Ci sono degli stranieri che passeggiano divertiti nelle nostre città.
Passa una macchina della polizia con il colore blu.
La polizia, dice lo straniero. Sì, la polizia, gli risponde l'amico italiano.
Passa un'altra vettura, dei Carabinieri, nera e con qualche traccia di rosso.
E quella cos'è? si chiede lo straniero. Un altro tipo di polizia, risponde l'italiano.
Passano poi i vigili urbani e la guardia di Finanza.
Il nostro ospite si chiederà seriamente perchè in Italia servano ben 4 tipi di polizia.
Io stesso non so a chi di preciso, facciano capo organi come la Guardia Costiera e la Polizia penitenziaria.

In sintesi, con questo preambolo voglio solo affermare questo: In Italia vi è una presenza enorme e capillare di forze di polizia di vario genere.

E' davvero necessario creare ronde di cittadini per difenderci?
Ronde che andrebbero addestrate, e che potrebbero trovarsi a mal partito di fronte a criminali armati.

Cosa faranno quando rileveranno una violenza in corso? Aggrediranno l'aggressore? Spareranno anche loro, per difendersi, se il malvivente estrae la pistola?

Dire che le ronde non faranno i giustizieri è un'ipocrisia.

Qual'è il vero deterrente alla riduzione dei crimini in Italia?
Le nostre leggi buoniste, dico io.
Fino a due anni di reclusione è applicabile la condizionale, per cui il malvivente in quel caso spesso non va in carcere.

Con l'indulto vengono abbuonati tre anni di reclusione.
Oltre all'indulto, altre misure, come amnistie, sconti di pena, esenzioni per condannati troppo anziani, fanno sì che la giustizia sia una cosa poco seria in Italia.

E' successo in passato che dei mafiosi sono stati liberati per vizi di forma nei processi. In altri casi, la lunghezza dei processi ha fatto cadere in prescrizione i loro reati.
Vi sono altri casi in cui persone in attesa di giudizio sono state messe in condizione di scappare all'estero.
In altri casi immigrati clandestini, scoperti senza requisiti per rimanere in Italia, sono stati colpiti da un ordine di espulsione senza che questo venisse applicato dalle forze dell'ordine in maniera coatta.

Carceri

Apprendo da alcuni dati ufficiali che i detenuti in Italia siano poco pù di 50 000, mentre le nostre 200 carceri ne possono contenere 45 000 circa.
Di questi 50-60 000 detenuti 25 .000 sono in attesa di una sentenza defnitiva.
Sono dunque meno di 30 000 i detenuti condannati effettivamente per un crimine accertato.
Molto pochi, visto che viviamo in paese di 60 milioni di persone, con i problemi di criminalità che ben conosciamo.

I politici non vogliono utilizzare i soldi statali per costruire carceri e investire nella rieducazione dei deteuti.
Questa è la verità.

Si inventano allora, da decenni, indulti, amnistie, sconti di pena, concessioni della grazia a delinquenti incalliti.
Il criminale va in carcere, ne esce ancora più incattivito dopo poco tempo, e reitera i suoi reati per tante volte.
Il problema non è quindi solo il numero dei criminali e la loro provenienza, ma la possibilità che generosamente gli viene concessa di ripetere le loro malefatte. Entrano ed escono, in quel fantastico albergo che sono le prigioni italiane.



Alice l'ADSL di Telecom Italia

Politica nazionale- Veltroni lascia, ma è una sconfitta per tutti

Adesso i colonnelli del partito-accozzaglia saranno contenti. Hanno fatto fuori il leader da loro stessi eletto pochi mesi prima.
Sin dall'inizio, non gli hanno dato modo di creare un piano organico di creazione e ristrutturazone di una coalizione priva di guida e coesione.

L'equilibrismo di far coincidere il postcomunismo, il socialismo, il cattolicesimo, il laicismo borderline dei radicali e di rapportarlo al garantismo di Di Pietro era una missione quasi impossibile, attualmente.

Veltroni ci ha messo del suo, dimostrando scarso coraggio, poca verve, poca comunicatività.
Inevitabile l'esito.
Rimane un dato di fatto: i partiti che vincono sono quelli di destra, che hanno leaderships indiscusse. Lo stesso Casini, che ha corso da solo alle ultime eezioni nazionali, ha superato il difficile sbarramento del 5% che dava diritto ad entrare in parlamento.
Lo stesso partito di Di Pietro sta riscuotendo un certo successo elettorale anche per il fattore leadership (che non è messa minimamente in discussione) .

Diviso nel suo interno, e non aiutato certo da un Di Pietro che "spariglia" per accaparrarsi il ruolo di vera "opposizione al governo", il centrosinistra implode.
Perde l'Italia intera, così: per tutti, c'è bisogno di una opposizione degna di questo nome, affinchè ci sia il controllo adeguato alle azioni di governo che in tutti i paesi non può mancare. E' sempre auspicabile, in una democrazia, che una fazione non prevalga troppo. Ovviamente, sto parlando di successi elettorali che arridono al centrodestra e non delle accuse ridicole di dittatura che vengono mosse a Silvio Berlusconi.

La demonizzazione di Berlusconi lo ha ingigantito e rafforzato.
Di questo Veltroni se n'era reso conto ed era corso ai ripari, con un generale invito a moderare i toni.

Piccola parentesi su Di Pietro
Di Pietro , a mio avviso, è un fuoco di paglia. Sorvolando sulla presunta aura di onestà del suo partito (che a dire il vero, scricchiola già), il buon Tonino raccoglie voti perchè appare più deciso agli occhi degli anti-berlusconiani.
Non importa cosa Berlusconi proponga, l'importante è contestare a prescindere e accrescere i voti.

A lui va addossata, in nome del mero tornaconto di partito, la responsabilità di una ulteriore frattura interna alla sinistra.

Nè è possibile, per lui, una svolta al centro, vista la scarsa sintonia con Casini.
Di Pietro non andrà lontano, e la crescita dell'Italia dei Valori è solo momentanea.

Non ha un particolare acume politico, insulta il capo dello stato, scende in piazza con Travaglio, Grillo e la Guzzanti che spara a zero contro il papa.
Non ha mai espresso una linea chiara e programmatica sulle più grandi tematiche economiche e sociali, non ha mai stilato piani di rilancio industrale per l'Italia, non ha mai parlato di ecologia, di risorse energetiche e di tante altre cose ancora.
Ha fatto il ministro della Giustizia nel primo Governo Prodi e si è dimesso dopo pochi mesi, è stato ministro delle infrastruture senza brillare particolarmente.
Sull'indulto, al momento delle votazioni si è dimostrato contrario, ma prima aveva avuto delle aperture, con delle condizioni: l'indulto non doveva essere esteso ai reati finanziari e ad altre tipologie di reato. I suoi alleati non le accolsero e questo lo spinse definitivamente a votare contro.

Di Pietro ha avuto i suoi meriti ai tempi di Mani Pulite, questo è da riconoscerlo.
Fare politica però è un'altra cosa, e ben lo sanno i polacchi, che hanno archiviato da tempo il mito del sindacalista Lech Walesa. Dopo averlo eletto presidente, ne saggiarono l'incapacità di far fronte alle complesse decisioni che uno statista deve prendere, tanto che alle elezioni del 2000 la sua lista non ottenne nemmeno un seggio in parlamento.
Walesa fu ripreso anche da papa Woytila, che lo bacchettò duramente: i sindacati non devono fare politica.

giovedì 5 febbraio 2009

Notizie - Pescara 700 posti a rischio nella sanità. La protesta dei precari


(Articolo pubblicato su "La Cronaca di Tutto Abruzzo Oggi")

"Una nuova fase della nostra vita istituzonale ed economica è in atto. I segnali del cambiamento sono già forti, e costringono intere categorie di cittadini a fare sacrifici che non erano preventivabili fino ad alcuni anni or sono. In Abruzzo, c'è chi paventa, nel settore della sanità, il licenziamento in blocco dei lavoratori statali a tempo determinato:

"Il governo pensa di liquidare con un colpo di spugna il capitolo sui debiti della sanità pubblica, giungendo a misure estreme, come il taglio dei fondi stabilito. Mi riferisco al decreto legislativo n. 112 del 2008 detto "decreto Brunetta", e alla sua approvazione in parlamento che lo ha convertito nella legge 133 del 6 agosto 2008. Tale provvedimento mette a rischio il sostentamento di ben 250 lavoratori del settore ospedaliero nella zona di Pescara, a cui si aggiungono quelli che operano nelle altre provincie abruzzesi (700, ndr)"

Ad affermarlo è Cesare Barboni, che guida la protesta insieme all'Rdb (rete dei sindacati di base), ovvero il comitato dei precari della sanità locale.

"Come se non bastasse il taglio dei fondi da parte del governo centrale, si sta studiando in parlamento un ulteriore provvedimento, che riguarda appunto il mancato rinnovo degli incarichi di lavoro per i precari dipendenti dalle A.s.l.
Se venisse approvato, potrebbe decidere in maniera ancora più diretta la perdita del nostro posto di lavoro".

All'ingresso dell'ufficio prenotazioni C.U.P. dell'ospedale, c'è un tavolino con i dipendenti a rischio che raccolgono firme, ed è sorprendente constatare il gran numero dei passanti che si dimostra solidale con loro. Barboni fa cenno verso il banco, e lo adduce come esempio a favore di ciò che afferma:

"Questa mattina, in poche ore, abbiamo già raccolto centinaia di firme, c'è una partecipazione incredibile della gente comune, segno che i cittadini sono dalla nostra parte"

ll coordinatore della rete dei sindacati non mette in dubbio ciò che molti in questi giorni sottolineano, ovvero che la situazione d'indigenza delle strutture ospedaliere abruzzesi derivi anche dallo scandalo di sanitopoli, che ha creato un grosso ammanco di bilancio:

"Sanitopoli è stata la ciliegina sulla torta di una tendenza già in atto, ovvero quella di sopprimere servizi al cittadino, con danni sia all'occupazione che agli utenti. Ovviamente se le ruberie o la cattiva gestione degli amministratori determinano una ulteriore carenza di soldi, la tendenza a fare piazza pulita delle strutture pubbliche si accentua. E' una strategia che privilegia il settore privato, tanto è vero che per le strutture ospedaliere private sono stati confermati i fondi statali".



Alice l'ADSL di Telecom Italia