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Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest

venerdì 8 novembre 2024

Ne riparliamo a Budapest - Puntata nr. 3. Zelensky e Orban fanno pace

Fino a un anno fa  Zelensky era uno strenuo censore di Orban, reo di non inviargli armi (anche se ha ospitato centinaia di migliaia di rifugiati Ucraini. Negli ultimi mesi i due hanno incominciato a parlarsi, in occasione di vari summit internazionali. 

Orban è sempre stato un solido alleato di Trump e precorrendo i tempi gli ha preparato il terreno: con il suo placet si è recato da a Kiev dallo stesso Zelenky, a Mosca da Putin e perfino in Cina da Xi Jin Ping.

Si è esposto ben prima delle elezioni Usa a favore di Trump, mentre i leaders europei obbedivano ai dettami di Biden, per poi esprimere grande entusiasmo per il tycoon Newyorchese all'indomani della sua vittoria alle elezioni.

Ieri nel meeting della Ue, col semestre a presidenza Ungherese ancora in corso, Zelensky e Orban si sono parlati.

Pur trovandosi in disaccordo su alcuni punti, è chiaro che Zelensky dovrà avere il suo omologo Magiaro come interlocutore diplomatico al fine di concordare la fine della guerra con la Russia.




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lunedì 4 novembre 2024

Ne riparliamo a Budapest - Puntata 2 - La Geopolitica ai tempi di Orban

Una nuova serie su Budapest - Puntata 1


"Ne riparliamo a Budapest"

Ho ritenuto giusto inaugurare una serie di video su Budapest, per scoprirne i vari segreti e sfatare tante leggende metropolitane. 

Con questa serie, a cui ne seguiranno altre su argomenti diversi, il mio blog fa un salto di qualità:

comunica informazioni peculiari e personali tramite video e non più in forma scritta. 

Già pubblicavamo dei video ma solo per dare spazio a contenuti di creazione altrui. 

Sarà dunque un blog classico ma anche un videoblog. Se siete interessati, iscrivetevi al mio canale su youtube.


sabato 2 novembre 2024

La strana favola dell'Occidente altruista

Nelle foto: Victoria Nuland, Madeleine Albright e Henry Kissinger, eminenze grigie e strateghi della politica di ingerenza Americana                                                                                                   
In fondo certe cose già le sappiamo, ma un po' perdiamo il focus. Lo facciamo perchè ci coccoliamo nella nostra vita ancora abbastanza comoda, in una situazione di democrazia, sia pure abbastanza limitata da vari fattori.

Bisogna avere una certa ingenuità per credere che i paesi occidentali a guida Americana (quindi con gli Usa che comandano e gli altri che obbediscono più o meno servilmente) abbiano a cuore le sorti democratiche degli altri paesi.

Gli Stati Uniti hanno una lunghissima e anche recente storia di colpi di Stato da loro costruiti e finanziati. Lo abbiamo visto in Venezuela, Argentina e Cile con governi nazionalisti o con uomini di fiducia come Carmona o Guaidò. Lo abbiamo visto anche  in Liberia con Charles Taylor.

Ce ne siamo accorti anche nella Libia del dopo Gheddafi, divisa talora in tre, talora in due pezzi e in mano a ceffi della peggiore risma. Lo sanno tutti del resto che Haftar è un bonaccione, tenero e simpatico come Homer Simpson.

Gli esempi sarebbero infiniti. Dall'Afghanistan dove erano andati gli  per "esportare la democrazia" gli Americani se ne sono andati dopo vent'anni accordandosi con i terribili Talebani, proprio quelli che volevano combattere.

L'Unione Europea doveva in teoria essere un super-Stato che si sarebbe dovuto affrancare dalla sua sudditanza atlantica. Ha costituito invece negli ultimi anni un mezzo per fare il salto di qualità verso un leccapiedismo ancora più estremo, 

in cui Presidenti della Repubblica, Primi Ministri, Cancellieri e Presidenti del Consiglio dei Ministri piccoli piccoli sono pronti quasi ad entrare in guerra pur di compiacere il paese egemone.




Costoro erano pronti a stracciarsi le vesti per il referendum in Moldavia sull'adesione alla Ue quando sembrava perso e hanno gridato a brogli elettorali sostanzialmente inesistenti in Georgia.

Della Moldavia la Ue se n'è sempre infischiata, lasciandola nella povertà, nel degrado e nello spopolamento. Quanto all'Ucraina,  l'ha mandata a morire, ben sapendo che inviare le armi avrebbe solo prolungato la sua agonia generando perdita di territori, più morti e più distruzione. 

Della Georgia alla Ue frega men che meno, se non in qualità di nazione subalterna. 

Bruxelles le ha inviato dei fondi, questo è vero, ma per obbedire pedissequamente ad ogni diktat e per sottomettersi alle lobby. Quando il paese Caucasico ha promulgato una legge contro le invadenti ONG che condizionano a suon di quattrini la sua vita politica interna

e quando perfino l'opposizione ha votato la legge contro l'ideologia gender e il suo insegnamento delle scuole, la Von Der Leyen ha puntato i fucili.

Non solo: ha gettato la maschera. 

Tutta questa indignazione per difendere le lobby celate dietro alle Organizzazioni Non Governative dimostra il suo amore per i potenti, non certo per i valori democratici.

Sulla Russia, tanto per cambiare, La Ue obbedisce a quello che stabilisce Biden, anche a proprio danno.

Risultato: paghiamo gli idrocarburi a prezzo rialzato e le sanzioni sono diventate un "boomerang". 

Agli Americani l'unica Russia che piace è quella in ginocchio. Quando c'erano Gorbaciov e Eltsin, due leaders filo-atlantici, 

gli Americani hanno mostrato poco rispetto, poca cooperazione e hanno dopo pochi anni allargato i confini militari della Nato, nonostante le aperture importanti fornite, nei primi anni della sua presidenza, dallo stesso Putin. Quest'ultimo fino al 2008 credeva in una possibile cooperazione commerciale e militare, sia con gli Usa che con la Ue.

Si dovette ricredere.

Quando Gorbaciov invece, dopo avere avviato le privatizzazioni consigliate dagli Americani, chiese aiuto economico nel noto summit del G7 di Londra del 1991, Gli Stati Uniti glielo negarono, contribuendo alla fine del suo mandato e della Perestroijka

Le cosiddette guerre fatte per abbattere il dittatore di turno sono solo scuse: quando c'era la guerra Iran - Iraq Saddam Hussein andava benissimo agli americani, che lo foraggiavano e lo appoggiavano.

Tuttora Usa e stati occidentali intrattengono ottimi rapporti con i paesi della penisola Araba, che non sono certo dei campioni di democrazia.




Certo, ad Ovest il rispetto dei diritti umani e democratici, nonchè una situazione perdurante di benessere generalizzato lo fanno tuttora preferire a stati illiberali come Cina e Russia. 

In generale quasi tutti gli Stati del mondo hanno un lato cooperativo e volto al progresso.

Tuttavia, non bisogna credere che i popoli siano fatti solo da babbei pronti a bersi ogni retorica melensa.

L'Europa non è un "giardino fiorito" circondato dai Barbari come afferma Josep Borrell, Alto Rappresentante Europeo per gli Affari Esteri e la sicurezza.

Gli Stati Uniti non sono un faro di civiltà e portatori di valori democratici. Non sono liberatori di popoli oppressi. Semmai esportano la democrazia a suon di bombe e questo non è carino.

Il fatto di essere, da Italiani, necessariamente legati a loro non deve esimerci dal vedere le cose obiettivamente e se necessario, alzare il dito e porre delle obiezioni.

 

Tropico: Piccolo buio

Un pezzo sciolto e Rythm and blues che mi ricorda il migliore Neffa


Senza Riguardo, streaming di Giovedì 31 Ottobre 2024

Tra i temi trattati: elezioni in Georgia, in Usa e in Liguria, caso dossieraggi, politiche della sanità, manovra fiscale

Vi presento: Bubu Tagghete

Ogni Venerdì alle 17, vi consiglio Bubù Tagghete, su rt.radioterapia.it

Piccola postilla Georgiana

La presidente Georgiana ha chiaramente e ripetutamente dichiarato di non poter dimostrare le sue accuse di brogli elettorali da parte di Sogno Georgiano.

Nel primo video che vi propongo lo sostiene al minuto 28:00 e nel terzo breve video lo riafferma, come nel quarto video

Un magistrato l'ha convocata per documentare le sue accuse, lei non si è presentata.

E' molto grave che una Presidente della repubblica chiami la popolazione in piazza per protestare contro presunti brogli elettorali, con il rischio di scontri e di guerra civile, per poi non riuscire a dimostrare nessuna, nemmeno in minima parte, delle sue accuse, sostenendo addirittura che non sia sua competenza farlo.

Vi consiglio: 

1 Un ottimo video che ben spiega la situazione da parte del videoblogger Andrea Lombardi.

2 Uno streaming della rivista di Geopolitica Limes

3 Un breve servizio in Inglese di Euronews che comunica la rinuncia della Presidente di comparire di fronte ad un giudice per dimostrare i brogli.

4 Una intervista di Sky News, in Inglese, in cui il giornalista le fa notare che l'Ocse non ha valutato le elezioni come "truccate".




Come la stampa trasforma Mikhail Khodorkovsky in un nobile esule


L'intervista di Monica Maggioni a K. Al minuto 16:16 la spontanea ammissione del magnate dei suoi trascorsi violenti

In un clima di stampa ostile alla Russia in occidente, tornano utili anche stratagemmi poco corretti, soprattutto nei confronti dei cittadini.

E' così che la stampa Italiana e occidentale in genere sta rispolverando, ammantandolo di una nuova identità, un personaggio come Mikhail  Khodorkovsky.

Si tratta di un uomo non estraneo alla violenza fisica, accentratore di risorse pubbliche, protagonista di frodi, evasioni fiscali, pratiche poco trasparenti, monopolismo.

Era un oligarca che ricorreva ai paradisi fiscali per consolidare e difendere enormi capitali, mentre il suo paese era in ginocchio moralmente e materialmente.

Oggi viene descritto come un nobile esule e in molte trasmissioni tv, incontri e podcast, si evita di fargli domande scomode. Alludo anche a Monica Maggioni, membro importantissimo dei vertici Rai, che si è ben guardata di chiedergli conto delle sue responsabilità, fino a quando a sorpresa lui stesso ha menzionato due suoi scontri armati per le strade di Mosca nel 1991 e nel 1993.

Chi è Khodorkovsky

Mikhail Khodorkovsky è un ex oligarca Russo, ex uomo più ricco del paese, proprietario della Yukos, colosso degli idrocarburi e seconda azienda nazionale del settore a quei tempi.

Uomo vicino a Boris Eltsin, si fece largo grazie alle sue aderenze politiche e al suo senso degli affari, in una situazione di debolezza delle istituzioni quale quella dei primi anni '90.

In quegli anni la Federazione Russa era in ginocchio. La disgregazione dell'Unione Sovietica, il fallimento di parte del suo apparato produttivo, la povertà notevolmente incrementata, anni di iperinflazione avevano generato, nel caos, l'emergere di monopolisti disinvolti che acquisirono a basso costo le aziende che poco prima appartenevano alla collettività.

Il petrolio per la Russia è un bene strategico e da esso dipende la sussistenza dell'intera nazione. Khodorkovsky rilevò la Yukos a prezzi stracciati. La prese indebitata e la lasciò tale.  Influenzò pericolosamente numerosi esponenti politici grazie al suo strapotere finanziario.

Poi arrivò Putin e convocò i monopolisti che si stavano partendo il paese. Chiese a loro di stare dalla sua parte, cooperando con le direttive del governo e non finanziando le forze di opposizione.

Chi non si sarebbe adeguato sarebbe stato messo fuori gioco, con metodi che andavano dai più blandi a quelli più brutali.

Khodorkovski non si adeguò, sfidò Putin e finì in carcere, con sentenze distanziate nel tempo e con accuse varie tra cui figuravano appropriazione indebita, frode fiscale, riciclaggio di denaro.

Fu dunque una vittima? Non propriamente.

Sul fatto che Putin sia un dittatore e che in Russia non ci sia una democrazia almeno nella misura in cui la intendiamo in occidente, non ci piove.

Tuttavia, ci sono dei distinguo da compiere.

La lotta contro Putin fu sicuramente determinante per la incarcerazione di Khodorkovsky. Tuttavia in larghissima parte le accuse erano vere. 

Rese la Yukos una società offshore, distraendo risorse enormi dal controllo statale di provenienza, con l'aggravante di trattare come un bene proprio qualcosa che dovrebbe essere al massimo sotto licenza di sfruttamento economico, ma di proprietà pubblica: gli idrocarburi.

Creò la sedicente European Union Bank ad Antigua, mezzo di numerose truffe, che portò al fallimento.

Condusse altre operazioni discutibili dal punto di vista della trasparenza, con procedure dubbie adottate dalla sua banca Menatep per esempio.

Dopo dieci anni di carcere e dopo aver perso buona parte dei suoi averi e delle sue attività, pur rimanendo ricco e con proprietà prestigiose in giro per il mondo, fu oggetto di un provvedimento di grazia firmato da Putin.

Fu dunque una vittima della vendetta del dittatore originario di San Pietroburgo?

Sì, perchè in altre condizioni, soprattutto con Eltsin al comando, su molte vicende si sarebbe sorvolato.

Meritava la galera?

Decisamente sì.

Se i monopolisti come Khodorkovsky avessero preso il sopravvento sul potere politico, come già era avvenuto, lo Stato si sarebbe reso mero esecutore della loro ingordigia. La situazione in Russia sarebbe stata nettamente peggiore di quella attuale (gli anni '90 lo dimostrano).

Ora in Russia c'è un potere statale forte, illiberale, ma che ha riportato ordine e che ha generato una crescita economica di cui hanno fruito in molti. Ancora oggi il Prodotto Interno Lordo Russo cresce nonostante la guerra e le sanzioni.

Su Putin, sulla guerra in Ucraina, su ciò che avviene nei paesi eurasiatici si possono fare lunghe discussioni ed esprimere critiche.

Gettare fumo negli occhi facendo passare rapaci oligarchi per nobili imprenditori che "volevano portare in Russia democrazia e trasparenza", come in molti hanno detto e scritto, equivale a ignoranza nel migliore dei casi e a cattiva fede nel peggiore.


Nella foto: una sfilza di video beatifica l'ex magnate Russo