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Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest

mercoledì 4 gennaio 2017

Ecco perchè credo nella "salvezza" del Pescara


Nella foto: festeggiamenti in Piazza della Rinascita a Pescara

Abbiamo vissuto un 2016 sulle montagne Russe, qui nella città del Vate.

E' iniziato con il girone di ritorno di serie B, che ha visto un calo iniziale della nostra squadra con 5 sconfitte di fila. Eravamo all'inseguimento delle ottime Cagliari e Crotone e ci abbiamo dovuto mettere una pietra sopra. Poi però abbiamo centrato i play off da quarti in classifica e li abbiamo vinti battendo Novara e Trapani.

Al termine della finale di ritorno contro i siciliani la gioia a Pescara è esplosa, in maniera pacifica e civile.

Non ho mai visto finora una tale manifestazione di giubilo così impressionante. 

Il Carnevale di Rio a confronto sembrava una veglia funebre.



Nella foto da sinistra: Benali, Lapadula, Verre e Zampano al termine della partita di Trapani

Le vie del centro quella sera del 9 Giugno 2016 sono diventate una enorme fiumana di gente che ha trovato il suo culmine a Piazza della Rinascita, detta Piazza Salotto per il suo aspetto accogliente e confortevole.

Svariate decine di migliaia di persone di Pescara e dintorni si sono ritrovate in centro, per poi accogliere in zona stadio, al momento del ritorno, i giocatori vittoriosi reduci da Trapani.

La cittadinanza è stata unita da un successo sportivo che riteneva e ritiene importante e si è sentita nobilitata, nel nome della sottintesa equazione: abbiamo la squadra di calcio in serie A, quindi siamo una città da serie A!

E' iniziata la nuova stagione 2016/2017, ad Agosto, nella massima serie.

Noi amanti del Delfino eravamo colmi di speranze e di sogni.

Come al solito però il Pescara ha voluto tentare la carta del gioco d'attacco e forse ha mostrato un po' di supponenza, diciamocela tutta.

Nel gioco del calcio la squadra debole si difende e riparte in contropiede per mascherare le proprie fragilità e coprire meglio il campo.

Abbiamo espresso a tratti un gran bel gioco, mettendo sotto Napoli, Milan e Roma ma i risultati sono stati disastrosi.

In 18 partite abbiamo racimolato solo nove punti, di cui tre a tavolino, al termine di una gara persa. La vittoria ci è stata assegnata perchè il Sassuolo aveva messo in campo un giocatore, Ragusa, che non poteva essere schierato da regolamento.

Il girone di ritorno si concluderà  Domenica 8 Gennaio, quando incontreremo in casa la Fiorentina. 

Mancano ben 20 partite alla fine a fronte di 18 già disputate. Siamo ultimi ma il quartultimo posto, che vuol dire salvezza, è a soli cinque punti.

Nonostante tutto ciò, io credo che il Pescara possa farcela.

L'ultima partita a Palermo è stata affrontata con concentrazione e grinta e abbiamo strappato un pareggio, anche se ci è stato annullato un goal regolare e siamo andati vicino alla vittoria.

I giocatori che stanno arrivando sembrano buoni elementi e possono fare al caso nostro.

Il giovane corazziere di 190 centimetri Cerri è già nostro e vedremo se sarà utile in avanti, magari con qualche goal di testa.



Nella foto: Stendardo con la sua nuova casacca del Pescara

Guglielmo Stendardo si sta già allenando con noi e ha firmato il suo contratto. Si è presentato oggi alla stampa e ha sfoggiato un bell'eloquio fluente quasi come un esperto avvocato (è laureato in giurisprudenza).

Inoltre è sembrato molto motivato e non ha nascosto che vorrebbe diventare il leader di questa squadra.

Stendardo è un difensore roccioso e forse avremmo dovuto acquistarlo ben prima, qualche anno fa, magari nel penultimo sfortunato campionato di serie A.

Per Bovo, altro difensore di cui si parla "un gran bene" per forza fisica, grinta e talento, è questione di ore e forse domani verrà annunciato il suo ingaggio.

C'è poi una girandola di nomi per il centrocampo.

Dovrebbe giungere presso le nostre sponde adriatiche qualcuno tra i centrocampisti Ledesma, Carmona e il giovane ma combattivo argentino Cubas.

Si parla di Gilardino e Budimir per l'attacco.



Nella foto: Jean Cristophe Bahebeck

Teniamo inoltre conto che il buon attaccante Bahebeck, a lungo infortunato, è stato mandato a Parigi per degli esami clinici.

Ne è venuto fuori che il giocatore è ormai guarito e che presto potrà tornare in campo. 

Questa notizia, insieme al mercato di gennaio in corso, sembrano essere promettenti. Se i biancazzurri ritroveranno entusiasmo e cattiveria agonistica, secondo me rimontare cinque punti al barzotto Empoli sarà semplice.


domenica 1 gennaio 2017

La splendida Budapest, un misto di decadenza e innovazione

Negli ultimi mesi ho trascurato questo blog per impegni lavorativi a Budapest.

Nella capitale ungherese c'è molto lavoro e a quanto pare il paese è investito da una rilevante crescita economica.

Le multinazionali dislocano lì per via di una tassazione favorevole e di costi del lavoro relativamente bassi, almeno rispetto all'Europa occidentale.

La città ha diverse attrattive dal punto di vista culturale: il turista può visitare i due castelli, diverse spa e terme dal valore storico, il parlamento, Piazza degli Eroi, Il Ponte delle Catene e molto altro.

La vita appare viva culturalmente, piena di svaghi e di eventi artistici.

Numerose sono le università (secondo una stima recente sarebbero 18) e vi sono numerosi stranieri.

Per questi ultimi si possono trovare dei buoni lavori nelle grandi aziende.

Ho conosciuto diversi giovani ungheresi dall'intelligenza viva e stimolante che hanno fiducia nel futuro proprio e del loro paese.

I trasporti sono ottimi: metro, tram, treni, taxi a prezzi accettabili rendono le comunicazioni agevoli e il traffico poco caotico. Anche di notte si può viaggiare in città tranquillamente con il trasporto collettivo senza problemi.

A fronte di questi lati positivi ve ne sono altri contrastanti:

tantissimi barboni nelle metro, architettura decadente e un po' triste in centro, una certa maleducazione in buona parte dei locali pubblici.

Molti commercianti alzano i prezzi ai turisti che sembrano più sprovveduti. C'è gente che accelera con la macchina se ti scatta il rosso mentre attraversi la strada. L'aria condizionata è assente in alcuni uffici e al centro commerciale in estate con più di trenta gradi di temperatura. Al contrario, si possono trovare riscaldamenti puntati al massimo e caldo africano in autunno nei locali pubblici. 

La gente del posto lo sa e indossa il cappotto con sotto solo una t shirt. Molte persone ti scavalcano nella fila al self service mentre prendi il cibo. Ho visto delle commesse del supermercato che spostano il pane con le mani nude dopo averle usate per fare le pulizie. Del resto in alcuni supermercati non ci sono i guanti nè per prendere il pane nè per la frutta.

Non è certo la città più pulita che ho visitato. Un paio di volte all'anno, poi si celebra una antica tradizione: la raccolta dei rifiuti indesiderati.

Per alcuni giorni è difficile varcare il portone di casa per le montagne di rifiuti che abbondano sui marciapiedi del centro.

Per questi ultimi motivi succitati Budapest è sì una città interessante, ma anche difficile da vivere a volte.

Come ogni posto del mondo, ha i suoi pro e i suoi contro, ma, almeno per una visita turistica, è sicuramente da consigliare.

La mia esperienza nella capitale magiara è comunque  tutto sommato ampiamente positiva

e in futuro vi verranno dati altri resoconti , sicuramente interessanti, in merito

Questo blog compie 9 anni

Nonostante negli ultimi tempi io abbia trascurato questo sito, dovendomi occupare di altro, esso fà parte della mia vita con molto piacere e nei prossimi giorni verranno pubblicati nuovi contenuti.

Sono stati nove anni molto interessanti, in cui ho potuto riportarvi le mie esperienze di lavoro ed aggiornarvi su alcuni argomenti che mi stanno a cuore e che spero interessino anche a voi.

Buon 2017  a tutti. Sarà un anno in cui riprenderò con più intensità a scrivere su queste pagine e a condividere dei bei momenti con voi lettori.

Fatevi sentire e se volete, postate commenti in calce agli articoli, indicando magari qualche argomento di cui vorreste che io scrivessi.

martedì 27 settembre 2016

Andrea Pinketts si racconta: "Ho vissuto 50 vite, ma non mi bastano ancora"

Storie, incontri e amori di uno scrittore che vive, prima di raccontare.



Foto 1 e 2: Pinketts a Recanati. Foto 3: Copertina del suo ultimo romanzo. Altre foto: immagini di repertorio

 E' difficile confondere Andrea Pinketts con altri scrittori o personaggi noti al grande pubblico. I motivi sono due. Il primo riguarda il suo stile di scrittura giocoso ma sfaccettato, che cela una gamma di stati d'animo molto vari. All'iniziale gioco con le parole e con gli eventi narrati (che il lettore da subito deve accettare, se vuole andare oltre) si aggiungono altre letture più profonde ed esistenziali. L`identificazione tra l`autore ed il suo alter ego Lazzaro Sant'Andrea si alterna con quella di qualsiasi lettore, che, come spesso accade, può rispecchiarsi in uno dei personaggi del libro. Il secondo motivo che rende Andrea Pinketts ulteriormente riconoscibile come unico (noi tutti lo siamo, del resto) è il suo carattere gioviale e aperto, diretto, di chi ti racconta la sua verità senza tanti giri di parole. Eppure lui dimostra di conoscere piuttosto bene l'animo umano, che è a volte contraddittorio e difficile da decifrare. Pinketts é stato protagonista di tante avventure, sia sul piano personale che professionale. Ha attraversato le vite degli altri e le ha fatte sue. Probabilmente non si stancherebbe di andare avanti ad oltranza e all'infinito. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione del suo ultimo lavoro, "La capanna dello zio Rom", a Recanati. Abbiamo incominciato a ricostruire il suo percorso partendo dall'inizio...

 - Quando è iniziata per te, la passione per la scrittura?


Fin dall'infanzia, quando in prima elementare iniziai ad apprendere le lettere dell'alfabeto. Mi affascinava seguire le loro forme. Le parole sono belle, così come le singole lettere. C'è una alternanza di linee orizzontali e verticali, di linee dritte e ricurve. 

 -E per quanto riguarda il giornalismo? 


E' stato un incontro spontaneo, quello con il giornalismo. Mi ha permesso di fare quello che mi piaceva e che mi aggrada tuttora: andare in giro, conoscere persone nuove, intrufolarmi in ambienti diversi per fare qualche scoop. Con Onda Tv, che era una settimanale piuttosto in voga negli anni '80, ho intervistato qualche personaggio noto, come Pippo Baudo. Mi ha dato però molta più gioia stare in contatto con le belle ragazze a cui fare domande, ovvero le vallette. Ne ho tratto spunto per il mio saggio breve: "La Valletta dell'Eden". Ho conosciuto tante belle donne, nel corso degli anni. Se ci ripenso qualcuna ha lasciato il segno ancora adesso, come la mia ultima consorte. Del resto da giovane ero bello (anche se ora sono bellissimo) e facevo i fotoromanzi e le pubblicità (ho posato per Armani). Con le riviste femminili ho avuto una intensa collaborazione: Cosmopolitan, Grazia, Gioia... ero uno dei pochi uomini. Che volevo di più? Pagato e beato fra le donne... 

 -Io so però che ti sei infiltrato in tanti ambienti, rischiando per giunta... 


Con Esquire e Panorama mi sono dato al giornalismo investigativo. Sono stato per un mese un finto barbone alla stazione di Milano e ho capito come la gente diventi cattiva e cinica, in determinate circostanze. Ho fatto l'attore porno con il nome di Udo cuoio. Sono stato lo Sceriffo di Cattolica grazie ad una splendida collaborazione con il sindaco Gianfranco Micucci, negli anni '90. Cattolica, almeno all'epoca, era una città viva e gioiosa, in cui mi sono sentito a casa. Fare lo Sceriffo per me consisteva nell'infiltrarmi in gruppi di camorristi che si stavano insediando coi loro traffici, in quella bella zona di mare: ne feci arrestare parecchi.

 -E c'è un retroscena che molti non sanno.... 


Quando arrivò il momento di riconsegnare la spilla di Sceriffo, il sindaco Micucci fece un gioco di prestigio. Io gli diedi la spilla ufficiale, di metallo. Lui ne tirò fuori dalla tasca un`altra di plastica, poi la mise sul tavolo e se la reinfilò in tasca, lasciandomi quella originale. Fu un gesto non solo simbolico ma sostanziale. Il significato era: "Ti lascio la spilla così resterai sempre lo sceriffo di Cattolica". In realtà dunque, il mio mandato non è scaduto, perchè ho ancora la stella in stile far west originale. 

 -E come andò invece con i "satanisti"? 


Mi infiltrai tra i "Bambini di Satana", a Bologna, che avevano a capo Marco Dimitri. Non bisogna confonderli però con le "Bestie di Satana", che sono gruppi molto piú violenti. Ci fu un episodio in cui ebbi davvero paura. Innanzitutto specifichiamo che questa associazione era composta di persone annoiate, spesso anche detentrici di una posizione sociale rilevante. Organizzarono un'orgia in un parco. Bisognava penetrare a turno una ragazza che era sotto l'effetto di sostanze, probabilmente. Il problema per me era triplice: fare sesso con la ragazza, che era molto in sovrappeso e quindi rischiavo di non riuscirci; stare attento ad uno incappucciato che brandiva una spada proprio dietro alla mia schiena e che mi avrebbe potuto fare a pezzi; inoltre, dietro a un cespuglio era appostato un fotografo e non dovevamo farci scoprire. Nonostante tutto, quando presenziai come testimone al loro processo io ebbi un ruolo non solo da accusatore, ma in qualche modo li scagionai parzialmente. Il Procuratore della Repubblica, infatti, riteneva che ci fossero delle violenze, in quella setta, che io non vidi mai. 

- Lazzaro Sant'Andrea sembra un personaggio un po' fumettistico... 


Infatti lo è. Io ho lavorato anche nel mondo dei fumetti, con Sergio Bonelli. Lazzaro è uno che si rialza sempre e che sembra sparire nel nulla alla fine del romanzo precedente per poi ricomparire in quello successivo. Del resto Lazzaro, (quello originale) è stato il primo zombie della storia. Lazzaro... Lazzarone... è un bel nome. Sant'Andrea, il cognome che ho scelto, è un po' un contrappeso di bontà. In fondo, il mio alter ego è buono come lo sono io... I miei romanzi sono pieni di ironia, ma c'è un fondo di profonda tristezza e di ricerca del fondo del barile. Descrivo l'umanitá nei suoi slanci di nobiltá d'animo ma anche nelle sue nefandezze. 

- Lazzaro, nel suo piccolo, cerca di salvare il mondo... 


In ogni romanzo difendo qualcuno, anche in "La capanna dello zio Rom". Se non c'è un po' di solidarietà, di bontà che si oppone al razzismo e alla paura dell'altro, il mondo non ha speranza. 

-Siamo a Recanati, la cittá di Leopardi. Tu peró assomigli molto piú ad Ugo Foscolo, che amava molto le donne, viaggiava e affrontava la vita con piú disonvoltura. 


Sì, è così, anche se lo Zibaldone di Leopardi è uno dei libri piú belli tra quelli che ho letto. Citando Lelouch, che giró "Una vita non basta", io di vite ne ho vissute 50. Sono stato tante persone, ho vissuto le esistenze degli altri. A tratti sono stato solitario e vagabondo, cupo come l'ottimo personaggio dei fumetti Dylan Dog. Io penso che i protagonisti che piacciono sono in genere un po' bricconi. Non sono necessariamente cattivi, ma veri. La vita và vissuta fino in fondo e il vero peccato è non farlo... 

 Andrea Russo

martedì 28 giugno 2016

Ecco chi sono i "vecchi" della Brexit: bufale e inesattezze di questa campagna referendaria


Nella foto: fautori del "Remain" delusi

Negli ultimi giorni, sono giunti anche in Italia gli echi delle bufale circolate riguardo al referendum sulla Brexit.

Del resto, ogni fazione tira l'acqua al suo mulino e spesso distorce i dati in suo favore, oppure usa i sondaggi e i dati che le fanno più comodo per argomentare le proprie tesi.

Boris Johnson e Nigel Farage, per esempio, che sono stati i principali fautori del "Leave", hanno esagerato la cifra che viene data dall'Uk ogni settimana all'Unione Europea. Essa infatti ammonta a 189 milioni di sterline e non a 350. Non si è precisato inoltre che una buona parte di essa torna indietro.

Tra l'altro Farage, a risultato acquisito, si è subito rimangiato la promessa di destinare quei soldi alla sanità pubblica.

I sondaggi non sono dati certi

C'è poi un'altra argomentazione, piuttosto debole, che stanno cavalcando i fautori del "remain" dopo la loro sconfitta.

I giovani, i più colti e i più ricchi avrebbero votato per rimanere in Europa. Loro sì che sanno stare al mondo e avere una visione delle cose globale e cosmopolita.

Quei villani della provincia, che abitano in città medie e piccole, uniti a quelli con una scolarizzazione più bassa, avrebbero invece votato per il Leave.

Peccato che molti di questi sondaggi provengono dalle stesse fonti che avevano dato il "remain" come vincente, a volte anche con un certo scarto.

I giovani sono europeisti ma solo uno su tre è andato a votare 

Peccato, inoltre, che poi, in quella fascia più europeista, che va dai 18 ai 24 anni, sia andato a votare solo il 36%, ovvero poco più di 1\3.

Questo è un dato governativo ed è inoppugnabile, visto che deriva dai votanti. Tutti loro si sono registrati e hanno mostrato i propri documenti nel momento in cui sono entrati nei seggi.

Ripeto allora un motto che ho già usato in altri articoli "britannici".

"Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso", o meglio, "Chi è causa del suo Mal, pianga Shel Shapiro", per rimanere legati a quei territori.

Se i sondaggi possono sbagliare , i dati dei seggi elettorali invece sono inoppugnabili

I sondaggi sono condotti su piccoli campioni di popolazione, sono spesso inaffidabili ma raccolgono alcune informazioni sul votante. 

Il voto invece è segreto. Non si può sapere chi ha votato una determinata decisione, conoscendone età, ceto sociale e istruzione.

Si può sapere invece, ad urne chiuse, chi è andato a votare (perchè è stato identificato dalle commissioni nei seggi) ma non collegarlo a cosa ha votato.

E' vero dunque che le province, soprattutto quelle inglesi, hanno scelto in maggioranza il "leave". Questo è un dato misurabile dai risultati del voto.


Tutti hanno gli stessi diritti e la stessa dignità, in Gran Bretagna come altrove

Diamo anche per giusto (in parte, non del tutto) il dato che vuole i fautori del "Leave" meno scolarizzati e più anziani.


Anche qui però ci sarebbe qualcosa da chiarire.

1 La cultura non è data solo dalla scolarizzazione, ma anche da letture fatte in proprio e da esperienze di lavoro e di vita.

2 Se parliamo di cultura, molti di quei giovani tra i 18 e i 24 anni così europeisti non hanno terminato, sia per dati anagrafici, sia per altri motivi, l'università.

3 Chi dice che i meno colti hanno torto e i più istruiti hanno ragione? Ognuno vede le cose secondo il suo punto di vista e i suoi interessi. Ognuno dà il suo voto in base alla realtà che vive. Ricchi e poveri, istruiti e ignoranti, hanno delle diverse esperienze ed esigenze. Non è un dato misurabile qualitativamente. Si tratta di semplici caratteristiche differenti, che hanno pari dignità. 

4 Quelli che erano per il "remain" e che criticano gli "ignoranti" non sono in gran parte quei Laburisti che tanto dicono di battersi per i diritti dei più poveri, dei più deboli e dei meno istruiti?

5 Abbiamo sentito dire in questi giorni questa tiritera: "Londra ormai non ha più affinità con il resto del paese ed è molto più aperta verso il mondo dei bifolchi delle campagne.

Difatti, ha eletto come sindaco, una manciata di giorni fa Sadiq Khan, un laburista di origine pachistana".

Eppure... non era forse proprio Londra la città che ha voluto come primo cittadino  Boris Johnson? Lo ha eletto per ben due volte, nel 2008 e nel 2012, facendosi guidare da lui per otto anni. 

E guarda un po', Boris Johnson è stato il primo fautore della campagna del "leave". Prima era il campione di una Londra multietnica, ricca e culturalmente viva. Ora viene bollato come fanfarone, ignorante, xenofobo e razzista...

sabato 25 giugno 2016

Il Regno Unito dopo la Brexit: cosa cambierà?


Ecco le novità all'orizzonte dopo il referendum: nuovi rapporti commerciali, qualche barriera in più ma anche più libertà



Come ormai ben sappiamo tutti, la Gran Bretagna, grazie ad un referendum consultivo, ha deciso di abbandonare l'Unione Europea, sia pure con uno scarto minimo di voti. 

Hanno pesato la forte immigrazione, la fallimentare esperienza della politica economica e monetaria continentale e la sfiducia verso la controparte tedesca che sta soggiogando i partners comunitari. 

E' bizzarro sottolineare che il dimissionario presidente David Cameron aveva indetto il referendum solo per sconfiggere l'area più oltranzista del proprio partito (i conservatori) e per ridurre il consenso del partito avversario di Nigel Farage, l' Ukip. 

Dopo aver negoziato condizioni vantaggiose e privilegiate per non lasciare la confederazione degli stati europei, l'ex inquilino di Downing Street ha indetto la consultazione, spingendo i sudditi della regina Elisabetta a lasciare le cose così come sono. 

Con sua sorpresa, però, "gli è esploso il petardo in mano", nello scottante gioco della democrazia. Se ne può trarre una massima che sembra un proverbio cinese: "Se non vuoi fare una cosa, non farla".

La propaganda della paura 

Quando le classi dirigenti vogliono scoraggiare determinati atteggiamenti, spesso ricorrono alla strategia della paura: "Se fai questo, le più gravi disgrazie ti colpiranno". 

La storia della cultura occidentale è piena di leggende che incutono timore nel superare determinati limiti. Si pensi ad esempio alla mela di Adamo ed Eva che costò la perdita del Paradiso Terrestre, oppure alle grandi paure e fantasie sulle Colonne d'Ercole presso lo Stretto di Gibilterra, oltre le quali finiva il mondo conosciuto.

Anche la storia (quella reale) ci insegna qualcosa. Negli anni della DDR il regime comunista dipingeva il proprio paese come il paradiso del socialismo, da cui era quasi sempre vietato uscire perchè oltre il confine ad ovest c'era la barbarie del capitalismo. 

Proprio come i gerarchi della Germania Est, i vertici europei utilizzano oggi strategie di dissuasione, con la complicità di una stampa spesso troppo servile o troppo miope; 

abbiamo constatato inoltre che essi non si limitano solo a questo, ma producono ingerenze nella vita democratica dei singoli paesi. Ne sono lampanti esempi i governi Monti e Papademos in Italia e in Grecia; 

si può fare cenno, inoltre, alla lettera dell'ex presidente della Bce Jean Claude Trichet che, nel 2011, intimò ad un governo italiano legittimato dal suo popolo tramite le elezioni parlamentari, di procedere con tagli al welfare e tasse. 

Non è dato sapere quale diritto avesse la Bce, che è (in ultima istanza) di proprietà delle banche private e rivendica un ruolo non governativo, di dire al nostro paese cosa fare. 

Economisti e finanzieri in disaccordo 

Nemmeno il comunista Honecker, nonostante le premesse fin qui enunciate, si avventurò a predire disgrazie, a chi scappava oltre il confine, come quelle rivolte di recente ai britannici: 

"La Brexit scatenerà un disastro, che porterà ad un crollo della sterlina e ad un alto tasso di disoccupazione", ha detto per esempio il finanziere George Soros. 

Altri, come il banchiere Italiano Ennio Doris e l'economista Alberto Bagnai, la vedono diversamente: 

"L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea non sarà un disastro per nessuno e porterà delle opportunità anche per l'Italia", 

ha affermato il primo; Anche il docente universitario sembra ottimista: 

"Un leggero calo della sterlina avvantaggerà le esportazioni da quei territori, visto che nel Regno Unito ci sono molte industrie manifatturiere, al contrario di quanto qualcuno dice. Inoltre, le continue crisi dell'eurozona hanno già spinto e spingeranno gli investitori ad investire nella sterlina come bene-rifugio. Questo processo ne farà risalire le quotazioni" 

I moniti delle istituzioni 

A pochi giorni dal voto sono invece giunti degli avvertimenti dagli ambienti istituzionali. Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble si è così espresso: 

"La Gran Bretagna non potrà accedere ad accordi speciali di scambio come la Norvegia". Il presidente dell'Unione Europea Jean Claude Juncker, invece, ha avvertito: "Fuori significa fuori. Non negozieremo di nuovo con la Gran Bretagna". 

Analizziamo queste due dichiarazioni. 

La prima proviene da un membro di un governo nazionale, ovvero la Germania, che è solo uno dei 28 stati Europei (ormai ridotti a 27). 

Egli può ovviamente dire la sua, ma non può lanciare moniti nè tantomeno decidere da solo quali saranno le misure che prenderà l'Unione Europea. 

Il secondo monito di Juncker invece non ha senso. Cosa vuol dire infatti: 

"Non faremo ulteriori negoziati con la Gran Bretagna?" 

Certo che li farà, come li vorranno fare tutti gli stati membri dell'Unione. I media hanno discusso, spesso emotivamente, su queste parole. Cosa c'è da aspettarsi dunque: 

1 Sedi diplomatiche chiuse da una parte e dall'altra? 

2 Migliaia di aziende che producono scambi da e verso la Gran Bretagna che restano ferme, con i dipendenti a braccia incrociate? 

3 Voli cancellati, traghetti fermi nei porti e Canale della Manica murato? 

4 Passaporti e visti non più rilasciati e accettati? 

Queste paure, che si sono materializzate insieme ad altre centinaia di interrogativi tra i britannici in questi giorni, sono però pura irrazionalità. 

Cosa succederà dunque, nei prossimi mesi e anni? 

Cambiamenti nella circolazione di persone e beni 

E' ragionevole pensare che niente di catastrofico avverrà.

Innanzitutto bisogna verificare se la volontà popolare sarà rispettata, visto che formalmente il referendum non è vincolante.

Non sarebbe la prima volta che un referendum sull'Europa promulgato in uno stato membro viene disatteso. 

Se invece ormai "Il dado è tratto", è previsto un periodo indicativo di due anni per una uscita graduale del Regno Unito dall'Unione.

Per quanto riguarda i rapporti di scambio commerciale e la circolazione delle persone tutto rientrerà nella norma. Si riformuleranno le modalità con cui fare business e chi viaggia farà il passaporto come succedeva qualche decennio fa. 

Nessuno è morto per questo. 

E' più probabile però che si raggiungerà un accordo simile a quello di Schengen, in cui basterà la carta d'identità. Nessuno ci vieta inoltre di stringere accordi con l'Uk per scambi culturali, Erasmus e progetti di studio le cui condizioni potrebbero rimanere invariate.

Sull'immigrazione dai paesi UE verso la Gran Bretagna, sarà discrezione dei prossimi governi decidere se restringere le possibilità di lavoro per chi aspira a viverci. 

Teniamo inoltre presente che una riorganizzazione ci sarà anche per gli altri paesi UE che ospitano cittadini britannici. 

Cambiamenti politici in Uk 

Se da un lato la Gran Bretagna potrà avere mano libera, come è giusto che sia, nella gestione della propria politica economica, senza più i vincoli di austerity che la Ue avrebbe potuto prospettarle in futuro, essa dovrà far fronte alle istanze separatiste di Irlanda del Nord e Scozia, dove è probabile che vi siano nuovi referendum indipendentisti. 

Questi due stati, infatti, sono convintamente filo-europei e sono molto insoddisfatti per il risultato del referendum. Tale scenario però non intaccherebbe troppo il benessere delle parti in causa. 

Londra finanzia ampiamente questi stati, ricevendo anche qualcosa in cambio (come gli idrocarburi scozzesi). Alla fine della fiera, sarebbe "pari e patta". 

Politicamente però una Inghilterra senza Regno Unito sarebbe un po' sminuita nel suo peso politico 

Cambiamenti politici in Ue 

L'Europa, così come è strutturata, è destinata ad autodistruggersi. 

I partiti anti-europei stanno crescendo sempre più e in vari stati si fanno strada nuove proposte di referendum per l'abbandono di questo progetto. 

Il Brexit è stato un fattore deflagrante che avrà sicuramente effetti sugli altri paesi UE. 

Conclusioni 

Forse è vero che la Gran Bretagna avrà qualche danno dal suo isolamento. In un mercato comune senza frontiere e senza dazi le merci circolano più rapidamente e gli affari vengono facilitati, anche dal punto di vista dell'alta finanza. 

Teniamo presente però che i paesi UE esportano più di quanto importano, nella bilancia commerciale con il Regno Unito. Ciò vuol dire che se ci fossero dazi da una parte e dall'altra, gli stati dell'Unione ci perderebbero maggiormente. 

In terra d'Albione e dintorni, infatti, si inizierebbe a fare acquisti altrove. 

I britannici (e gli inglesi in particolare) hanno compiuto una grande impresa, che denota coraggio: si sono resi indipendenti da una confederazione di stati sostanzialmente diretta da Berlino ed hanno assestato anche un colpo alla finanza che li voleva ingabbiati in quel contesto. 

Uno stato indipendente è, alla lunga, uno stato più prospero. Scozia e Irlanda del Nord si potrebbero staccare. 

I loro processi separatisti, però, sono latenti da molto tempo e prima o poi avverranno comunque. La storia è fatta di rimescolamenti dei confini, di separazioni e talvolta di riunificazioni. 

Meglio una Inghilterra senza Scozia e Ulster, comunque, che un Regno Unito alle dipendenze di frau Merkel. 

Andrea Russo




giovedì 16 giugno 2016

Intervista a Maurizio Minestroni, in arte Mines

Storia di un artista "contro": l'ironia, il rifiuto di adeguarsi alle masse, la provincia, Parigi, il Minestudio, l'anti-pop

Maurizio Minestroni, in arte Mines, è nato nel 1966 a Recanati. Formatosi come autodidatta, ha sempre perseguito coerentemente un determinato stile di vita da artista fedele alle sue idee.

Non si è inebriato per le sirene dei media quando una sua canzone, "Per diventare gay", fu trasmessa ripetutamente da "Viva Radio Due" di Fiorello e Baldini.

Si è cimentato in recitals come "Il Divertimento Cosmico", in cui c'è un brano che ricorda nel tema, sia pur con contenuti personalizzati, "Space Oddity" di David Bowie. Si tratta di "Incontro col Maggiore Tom". 

Quest'ultimo, insieme ad altre tracce come "Ex" ed "Eva e il Serpente", raggiunge una dimensione più eterea, tuffandosi in contrasti e pulsioni interiori, rispetto ad altri.

Eppure anche queste tracce hanno un filo che le lega a brani melodicamente più orecchiabili 

Se infatti in "Tutto è volgare" o "Disintossicami" (solo per citarne un paio) la critica, seppur vasta, si concentra sulla varietà umana, 

il serrato confronto tra  Eva e il serpente e le gesta degli astronauti 

spingono verso considerazioni sul cosmo e sulla divinità.

Trattano inoltre la condizione umana, esplorando ciò che può sfuggirle o trascenderla.



Nelle centinaia di canzoni di Mines c'è molto altro e potremmo dilungarci sul periodo di "Les Antipop" o delle altre collaborazioni con vari musicisti e attori.

L'artista non teme di scandalizzare, inoltre, quando si spinge a riferimenti espliciti al sesso, dileggiando il perbenismo di provincia e i suoi tabù (Cosa facciamo Annalisa, Pipper Pan, Second Life, Il Depravato et cetera)

Abbiamo avuto l'opportunità di rivolgergli alcune domande via email e ne è venuta fuori una intervista molto interessante.

Raccontaci qualcosa della tua infanzia ed adolescenza tra le belle colline di Recanati e delle Marche. 

Da bambino (erano gli anni '70) non andavo a giocare volentieri a pallone o con i fucili a gommini assieme agli altri bambini. Passavo delle ore nel corridoio di casa di mia nonna a suonare perché nei palazzi antichi c'è un riverbero naturale molto bello. Non avevo strumenti ma cantavo e sbattevo le mani su un tavolino di legno (mano destra: pugno per suono cassa - mano sinistra aperta per suono rullante). 



In quelle ore favolose immaginavo di essere uno dei miei idoli (Lennon o McCartney, di cui conoscevo tutti le canzoni a memoria). Oppure andavo in camera di mia nonna Adalgisa dove c'era un pianoforte antico molto scordato; avevo individuato i tasti meno danneggiati (i diesis) e potevo suonare solo quelli: avevo infatti imparato gli accordi... tutti sbagliati. 

Quando uscivo passavo tante ore dentro all'unico negozio di dischi del paese a sfogliare uno ad uno i vinili in esposizione, immaginandone il suono solo dalla copertina, nel 1973 non c'era internet; per ascoltare un LP dovevi comprarlo o chiedere al negoziante di metterlo sul piatto. Poi tornavo a casa e chiedevo ogni giorno 5000 lire a mio padre per comprare il disco, mio padre non me la dava ogni giorno ma ogni mese... allora tentavo di registrare le musicassette dalla radio. La radio però non mandava mai i Beatles ma Rita Pavone. 

C'era un juke box nella piazza del paese dove potevo ascoltare l'unica canzone decente: "Aqualong" dei Jethro Tull. Mentre la ascoltavo già pensavo "non mi piace molto ma mi devo accontentare. qua non c'è niente. me ne dovrei andare da questo posto di merda". 

E iniziavo a farmi domande del tipo: "Come posso continuare a vivere qua, tra questi contadini? "..avevo 7-8 anni. Sono domande che ho poi continuato a farmi durante l'adolescenza e fino a che non me ne sono andato. 


Oggi, dopo aver girato in lungo e in largo, avendo capito che la provincia non è Recanati (o le Marche) ma l'Italia intera, mi sono rassegnato. E così sono tornato a vivere quasi stabilmente nella mia collinetta. Sognando non più un luogo diverso, ma un mondo diverso. 


Che rapporto hai con la tua città e il tuo territorio? 

Ora decisamente di distacco. Mi sentirei meglio in una grande città. Ho poco in comune con il carattere dei marchigiani che sono tendenzialmente introversi, nebulosi, mesti, indolenti, riservati.... provinciali che amano le canne, le sagre, le maldicenze, le bestemmie e (come tutti i bigotti) il sesso fatto di nascosto. La mia non è una posa ma è una condizione reale quella di essere caratterialmente diverso da loro. Io sono un lib(e)ro aperto, loro dei ciauscoli (insaccati) chiusi. Da questi opposti ne è conseguito, inizialmente un rapporto di odio/amore risoltosi poi, oggi, dopo varie fallimentari scopate, nella sopportazione reciproca. 

Come è nata la tua passione per la musica? 

Spontaneamente. Non ho mai studiato musica alle scuole. Sto per dire una grande banalità: "la musica è qualcosa che hai dentro". Ok, l'ho detta. 

Ho letto da qualche parte che hai suonato anche all'estero. Dove esattamente? Com'è la scena musicale fuori dell'Italia? 

Negli anni '90 frequentavo i cantautori, a Parigi in quell'epoca (succedeva anche in Italia) i piccoli locali ci permettevano di suonare per intrattenere la clientela; io proponevo (oltre alle mie canzoni) brani di Conte, Battiato... con qualche altro classico rivisitato della canzone d'autore italiana, e la canzone francese (il mio adorato Gainsbourg in particolare). 

Andavo a suonare da solo, con il mio impiantino, una chitarra, una tastiera e una fisarmonica, in cambio di qualche franco. Suonando però tutte le sere al "Saint Jean" e al "Front Page" riuscivo a guadagnare abbastanza per potermi mantenere in quella città. Tuttavia tornavo a casa sempre sbronzo e dormivo di giorno, un tipo di vita che si può fare per solo per un determinato periodo...(anche se io l'ho fatta fino a 40 anni). 

La scena musicale francese, malgrado esistessero già all'epoca forti contaminazioni multiculturali, non era troppo differente da quella italiana; il pop stereotipato in classifica, in tv, in vendita; tutto il resto relegato ai margini. Esisteva però un variegato pubblico attento e curioso, che apprezzava la musica dal vivo; un fenomeno che per varie ragioni oggi non esiste quasi più, né in Italia né all'estero. 



Ai tempi d'oggi, in cui l'economia è in calo e in cui la musica gratuita su internet ha decretato un forte ridimensionamento della discografia, come ti sei fatto strada? Dev'essere stato molto faticoso. So che hai anche uno studio di registrazione personale. 

Già molti anni fa, visto che non ricavavo nulla dalla produzione delle mie canzoni, (ed essendo stufo di suonare nei locali musiche dal vivo su richiesta per mantenermi), mi sono fatto strada...cambiando strada. Ma invece di mettermi a fare un mestiere diverso dalla musica, ho iniziato ad investire nel mio home recording per farlo diventare uno studio professionale. 

Dopo alcuni anni di rodaggio ho raggiunto dei buoni risultati che hanno convinto diversi musicisti locali a venire a registrare da me. Successivamente ho iniziato ad occuparmi di altri lavori in studio (dai corsi di lingua alle canzoni per bambini, dagli audiolibri agli spot pubblicitari). Fino ad affrontare (finalmente) produzioni musicali più interessanti e complesse nelle vesti di produttore/arrangiatore. 

A 49 anni, avendo maturato una certa esperienza anche in questo ruolo, posso ritenermi molto soddisfatto di aver potuto collaborare sia con artisti di spessore che con giovani emergenti, per la realizzazione di nuovi progetti musicali, originali e di qualità. 


Stare in studio di registrazione a stretto contatto con i musicisti (quella lunga fase che presuppone notti in bianco alla ricerca del riff giusto, della take giusta, del suono giusto, del mix giusto...fino ad arrivare ad un risultato finale soddisfacente), è l'esperienza che mi affascina oggi più di ogni altra cosa nella musica. 

La nota dolente è che questi "prodotti" finiti, frutto dell'ingegno e del lavoro di tante persone, difficilmente poi trovano una collocazione di mercato quando un mercato... non esiste più. 

Mi duole dover rispondere a chi mi chiede con entusiasmo che cosa farne dopo, della sua bella registrazione: di metterla su web per cercare visibilità in cambio di nulla. 

Ti do un numero di righe infinito per dire peste e corna di chi vuoi, sia riguardo a qualsiasi argomento, sia riguardo all'industria musicale italiana e straniera, che non sembrano particolarmente illuminate. 

Ti ringrazio molto per questa chance ma è meglio di no guarda....mi ci vorrebbero 3000 pagine! Risulterei anche molto pesante e non vorrei dunque....possiamo passare alla prossima domanda? 

Sto cercando di stuzzicare la tua anima nera, allora rincaro la dose: nelle tue canzoni c'è spesso una divertente misantropia "Forse è la farsa del sociale"... "Voglio stare solo chiuso in casa ad aspettare, che il popolo ritorni a lavorare"... "Mi hanno dato un lavoro l'ho trovato volgare, poi ho provato col sesso, l'ho trovato volgare..(..) e la televisione è volgare, è volgare, la partita a pallone è volgare è volgare, io la popolazione la trovo volgare.... 



La mia è una canzone di protesta, ma non di protesta popolare intesa nel senso tradizionale del termine (stile cantautori anni '70), bensì di protesta ANTI-popolare. Non a caso il mio ultimo album si chiama POP ANTI POP. Non me la prendo mai con le istituzioni ma con il popolo stesso, quello italiano, che passivamente le subisce. 

Con l'italiano medio, la donna mediocre e i suoi luoghi comuni. I miei testi, al contrario di quelli delle canzoni pop che trovano largo consenso in quanto fanno leva su sentimenti popolari, non abbracciano il popolo ma ne prendono le distanze. 

Nelle tue canzoni viene sondato abbastanza massicciamente il rapporto uomo-donna. Si ci incontra, si ci scontra, ma poi torniamo a cercare la lei che ci completi... 

Ricollegandomi al discorso precedente: io non scriverei, né canterei mai una canzone d'amore, alla Biagio Antonacci per fare un esempio. Preferisco cantare: "Fammi una sega, Annalisa", lo trovo molto più romantico! 

Viviamo in un paese molto ipocrita in cui la menzogna, anche nel rapporto uomo-donna, è sempre presente. Ecco, io costantemente mi ribello a questa ipocrisia. 

Non sei più un ragazzo, ma, esteticamente, lo sembri. Forse è perchè non ti sei sposato? 

Come disse qualcuno...(ma non ricordo bene chi): "Perché rovinare questi bei momenti con un matrimonio?". Nessuno di noi è nato per essere monogamo né per seguire la volontà di nessun Dio. Ma quella di rovinarsi la vita da soli è una scelta personale! 

E quando non è neppure una scelta, ma un'accettazione passiva dei meccanismi imposti dalla propria società, cultura, religione, è ancora peggio! Il matrimonio è uno squallido contratto che nulla c'entra con l'amore....addirittura in molti casi è l'anticamera dell'odio. Personalmente mai sposerei nessuna delle mie adorate amiche in quanto le amo tutte! 



Com'è nata la tua amicizia con il giornalista e romanziere noir Andrea Pinketts? 

Io e Andrea, accomunati dall'amore per le bionde (medie), per le ore piccole, per le parole giuste, per l'ironia misurata, per l'egocentrismo smisurato e per tanti altri importantissimi (ma indicibili) difetti, ci siamo conosciuti nell'estate 2000 a Sanremo in occasione di un talk-show che celebrava i 50 anni dalla morte di Fred Buscaglione. 

Lui nelle vesti di Pinketts ed io in quelle dell'anonimo turnista che con la sua swing band allietava il pubblico con la musica di Fred.

Prima dell'evento, durante i preparativi della serata iniziati verso le 15, Andrea, Pogo il dritto ed io ci siamo intrattenuti al bar della villa per una impressionante maratona alcolica, che mi ha proiettato direttamente dalla triste realtà a quella (fantastica) di uno dei suoi romanzi. 

Avendo potuto scoprire di persona che le storie assurde e rocambolesche scritte da quest'uomo non sono unicamente frutto della sua fantasia, ma vissute realmente, sono rimasto terribilmente colpito. 

Alla sera ci siamo ritrovati, non esattamente sobri, in questa trasmissione RAI condotta da Dario Salvatori, con un pubblico di un migliaio di ottantenni fans di Buscaglione. 

Sul palco è successo di tutto.... è stata una serata indimenticabile che ha decretato una censura della Rai e una profonda amicizia tra me e Andrea. 


Chi ti piace, tra gli artisti emersi negli ultimi cinque anni? 

Emersi? Non vedo nessuno.... dove devo guardare? Ho forse perso la vista... 

Cosa consigli ai giovani musicisti che vorrebbero fare della musica il proprio lavoro? 

In Italia? Dipende: se sono dei giovani musicisti a cui piace suonare ai concorsi, alle sagre, ai matrimoni, alle feste della birra, del patrono, del primo Maggio e dell'ultimo dell'anno, consiglio di imparare un repertorio di cover facili e brutte, che tutti conoscano.

E di sorridere sempre mentre le suonano. In tutti gli altri casi......di emigrare immediatamente!

Andrea Russo



martedì 14 giugno 2016

Europei: occhio all'Islanda



Nella foto: Gylfi Sigurdsson


Questa sera, alle 21, ci sarà Portogallo-Islanda, nell'ambito della fase a girone dei campionati Europei di calcio.

Il Portogallo di Cristiano Ronaldo bene o male lo conosciamo. E' una discreta squadra che nelle ultime competizioni internazionali si è comportata con dignità. Stasera però sconterà il fatto che il giocatore madridista versa in condizioni molto scarse, per via di problemi muscolari. Questo lo si è già visto in occasione della finale di champions league contro L'Atletico Madrid.

Per quanto riguarda l'Islanda, la situazione è ben più interessante. Si tratta della prima volta in cui gli isolani giungono alla fase finale di una competizione tra nazioni.

La nazionale islandese attuale è probabilmente la più forte di tutti i tempi, se si tiene conto che tutta la nazione conta 321.000 abitanti, all'incirca come la città di Bari o come il Molise. Il territorio, però, è piuttosto vasto e per dimensioni corrisponde a poco più di un terzo di quello italiano.

E' un risultato storico, dunque, che la nazionale di Lars Lagerback e di Heimir Hallgrìmsson abbia disputato un ottimo girone di qualificazione fino a staccare il biglietto per Saint Etienne.

Nel girone A delle qualificazione Sigurdsson e compagni sono giunti secondi dietro la Repubblica Ceca e davanti a Turchia e Olanda (quest'ultima non si è qualificata).

I motivi di questo exploit risalgono agli anni'90, quando in tempi di ricchezza, la federazione locale potè dare luogo ad alcuni investimenti importanti: vennero costruiti sette campi regolamentari al coperto (visto che il clima rigido limitava le possibilità di giocare a calcio) e decine di campi sintetici di varie dimensioni. Inoltre si registrò un grande interesse per questo sport e si puntò molto sui settori giovanili. Oggi ci sono quasi settecento allenatori qualificati, uno ogni 500 abitanti. Il 7% degli islandesi risulta iscritto in una squadra di calcio.

Nella nazionale attuale vi sono diversi giocatori che disputano le serie A europee: il centrocampista Sigurdsson gioca con lo Swansea, in premier League, dopo aver militato anche per due anni nel Tottenham.

Il centrocampista Bjarnason ha lasciato ottimi ricordi in serie B a Pescara, dove ha dimostrato di meritare la serie A italiana, dove però ha trovato poco spazio due anni fa nella Sampdoria. Richiesto da varie squadre a luglio scorso, è andato a Basilea, dove ha disputato i preliminari di Champions e  anche la Coppa Uefa, in virtù dei meccanismi di qualificazione vigenti.

In Italia inoltre conosciamo abbastanza bene la mezz'ala Hallfredsson dell'Udinese e Magnusson del Cesena.

Il girone in questione non è dei più difficili: abbiamo già detto del Portogallo con Ronaldo "depotenziato", Austria e Ungheria potrebbero consentire all'Islanda di superare anche il girone di questa fase finale degli Europei.

Stasera vedremo se avremo avuto la vista lunga, azzardandoci ad indicare l'Islanda come rivelazione del torneo.

Italia-Belgio 2 a 0: un commento sulla partita


L'Italia di Conte non stecca alla prima dei campionati europei, sorprendendo parecchi addetti ai lavori e battendo in maniera abbastanza netta il Belgio, la squadra favorita per la vittoria finale del torneo.

Si diceva (ed è vero) questa Italia, sulla carta, è una delle meno forti degli ultimi decenni, ma si era anche abbondantemente sottolineato il fatto che un tecnico come Antonio Conte avrebbe dato ai ragazzi del gruppo la grinta giusta e una determinata qualità del gioco per fare buone cose.

Dalla prima partita vista ieri, quest'ultima previsione è stata rispettata.

Le azioni

Dopo i primi venti minuti di studio, in cui gli azzurri sono sembrati leggermente intimoriti e hanno lasciato troppi metri alla manovra avversaria, Conte, a furia di sbracciate e di urla, è riuscito a farsi comprendere e a far salire la squadra.

Da quel momento l'Italia è diventata più aggressiva, ha pressato gli avversari in maniera più alta, conquistando molti palloni in più e iniziando a martellare i "diavoli rossi".






E' giunto quindi il goal splendido di super-Giaccherini al 32' del primo tempo. Ha raccolto un lancio di Bonucci da circa venticinque metri smorzando la palla col sinistro, per poi subito scavare un pallonetto con il piede destro: un goal bellissimo, l'ottimo portiere Courtois non ha potuto farci nulla.

Dopo una ghiotta occasione fallita da Lukaku, solo davanti a Buffon, nel secondo tempo, nel primo dei tre minuti di recupero, gli azzurri hanno concluso il loro capolavoro. Al 91'Immobile sulla trequarti ha servito in profondità Candreva sulla destra, che ha crossato molto bene al centro per Pellè: il tiro al volo della punta salentina, nonchè attaccante del Southampton in Premier League, è stato spettacolare e ha chiuso definitivamente i giochi.  

La panchina e i tifosi tricolori, giunti in migliaia a Lione per sostenere la squadra, sono esplosi di gioia per questa serata memorabile.

Ci sono alcuni aspetti gradevoli da rimarcare. Nell'esultanza per il primo goal di Giaccherini, Antonio Conte ha iniziato a sanguinare dal naso e questo problema, complice lo stato di agitazione del tecnico, è durato per tutta la partita, nonostante le cure del medico federale dai simpatici baffi Enrico Castellacci.

Non è raro ormai negli ultimi anni che nella nazionale si festeggi così dopo il goal, con sganassoni di giubilo irriverenti scambiati tra l'allenatore e i giocatori, sia quelli in campo che quelli della panchina. Prandelli per lo più li riceveva, col suo appeal anglosassone. Conte li dà anche. Siamo Italiani, abbiamo il sangue caldo e la passione ci percorre le vene. 

Siamo sicuri che Conte non avrà pensato minimamente al sangue che colava poco elegantemente, rischiando di macchiare la giacca della divisa federale. Non solo: siamo alrettanto sicuri che Conte preferisca qualche altro scambio di schiaffi, se si segna e si vince così.

Ci sono dei meriti (tanti) e qualche demerito (pochi) da sottolineare ancora però.

Giaccherini, con tecnica e umiltà, ripaga la fiducia di Conte



Emanuele Giaccherini può definirsi ormai un campione, promosso, come tale, sul campo. 

Ieri, oltre a segnare un goal semplicemente splendido, ha respinto un pallone a porta vuota (salvando il risultato) ha servito diversi buoni palloni alle punte e ha dato una mano in fase di contenimento. 

Di lui ricordiamo il suo bel diagonale rifilato al Brasile nel 2013, in Confederations Cup. In questi ultimi anni non si è certo risparmiato: dopo l'esperienza alla Juve, è stato in premier League col Sunderland e poi a Bologna. 

La stima di Antonio Conte per lui non è mai venuta meno: è serio, disciplinato e ha una tecnica che sembra non eccezionale, ma che poi viene fuori nei momenti importanti. Prandelli lo aveva utilizzato per un certo periodo, lasciandolo a casa nei mondiali del 2014. Conte invece, che nella Juve lo teneva in considerazione, appena sedutosi sulla panchina della nazionale, ha riportato subito nel gruppo il centrocampista del Bologna.




Chiellini e Bonucci: due conferme; Darmian in ombra.


Ieri abbiamo visto in grande forma anche Chiellini e Bonucci, mentre Darmian non è mai entrato in partita ed è stato sostituito nel secondo tempo.


Nella foto: Giorgio Chiellini


Nella foto: Leonardo Bonucci

Se si eccettua qualche pallone perso di troppo e il già citato avvio leggermente in sordina, ieri si è vista una grande Italia.

Erano anni che non vedevamo la nazionale applicare così bene degli schemi: concentrata, tonica, gradevole da vedersi.

L'arbitro inglese Mark Clattenburg ha arbitrato proprio.. "all'inglese", sorvolando, anche troppo, su falli che dovevano essere fischiati e che talvolta andavano sanzionati col cartellino giallo.

 di cui attendiamo la conferma tra tre giorni contro la Svezia di Ibrahimovic. Per il momento l'Italia è prima nel girone con 3 punti. Seguono Svezia e Irlanda del sud (Eire) con 1 punto e il Belgio a quota 0.

Andrea Russo