Avvertenza

È consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
È pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest

giovedì 23 ottobre 2014

Unione Europea: cosa aspettiamo a mandarla al diavolo?

Dalla Grande Bellezza alla grande monnezza



Nella foto: Marinus Van Reymerswaele, "The Banker and his wife"

Articolo pubblicato su: "L`Opinionista" ( www.lopinionista.it) (http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=1296)

Londra   -   Quando ci si attiene a delle verita` elementari, che anche un bambino o un ignorante possono comprendere, non vuol dire che siamo rozzi o semplicioni. Se poi con abili discorsi retorici e finti tecnicismi si prendono in giro popoli interi, definendo come necessarie politiche che per decenni sono state fallimentari, ebbene, queste idee semplicione o se volete populiste aumentano di fondamento.

Ci hanno detto che gli anni `80 erano stati l`inizio della fine, che erano stati gli anni degli sprechi e che avremmo dovuto essere puniti per il nostro consumismo.

Il debito pubblico, questo grande mostro, ci avrebbe divorati, l`inflazione era un grande male e dovevamo salvarci. Ogni volta che si parlava di queste cose, in Italia le tasse aumentavano, si nominavano governi tecnici perche` i politici non volevano assumersi la responsabilita` delle loro decisioni e si attuavano tagli alla spesa pubblica.

E chi ha voluto queste politiche? Chi ce le ha consigliate?

Si`, sono stati proprio quei signori che sedevano sulle poltrone europee pagate con i nostri soldi e poi hanno fatto lo stesso quelli che sono venuti dopo.

Mentre gli Italiani sonnecchiavano di fronte a queste manovre e accettavano gradualmente l`aumento delle tasse, il peggioramento dei servizi pubblici e la limitazione del loro benessere, la classe dirigente si arricchiva, si spaventava di fronte alle pressioni Europee o piu` spesso si lasciava sedurre da esse, in cambio di laute ricompense in denaro e di poltrone.

E` gia` un bel pezzo che chi vi scrive non segue le vicende politiche Italiane, i cui dibattiti sono incentrati sul nulla e le cui azioni concrete mancano del tutto.

Diciamocelo chiaro una volta per tutte: ai nostri governanti non importa un fico secco di come stiamo noi del volgo e una poltrona nei governi e negli enti dell`Unione Europea vale molto di piu` della prosperita` di un popolo intero.


Promesse vane e paure infondate



Ed ora ritorno alle argomentazioni se volete spicciole, ma inconfutabili di cui scrivevo all`inizio. 
Prima del 1992, quando iniziammo a tassarci e a seguire le regole stupide della grande Comunita` Europea, ci siamo arricchiti o impoveriti?

Quando uscimmo dal Meccanismo Europeo di Stabilita`, ovvero un meccanismo di cambio fisso come e` l`Euro ci guadagnammo o ci perdemmo?

Ve lo dico io: la svalutazione del 20% della moneta che ne segui` portto` grandi benefici all`economia e alle esportazioni.

Vi chiedo un`altra cosa: dopo le tasse e i tagli di Monti, che doveva salvare l`Italia, siamo stati meglio o siamo stati peggio?
I presunti salvataggi di cui si parla dovrebbero servire a migliorare la vita di tutti o a renderla peggiore?

I politici Italiani ci abbindolano con l`idea che se facciamo sacrifici ne trarremo benefici e coglieremo i frutti di questi sforzi. Sono vent`anni che si aumentano le tasse pesantemente, dai primi governi tecnici ad oggi.

Dove sono i benefici? Lo chiedo a nome di una generazione di cui ho la presunzione di essere un portavoce, che e` stata messa in ginocchio da queste politiche. E` colpa di quelli come voi, cari signori Barroso e Van Rompuy, se il mio paese e i vostri, di cui siete stati i leaders, se la passano male.

In alcuni paesi europei si sfiorano cifre sulla disoccupazione giovanile pari al 40% o addirittura del 50% e oltre.

E siccome sapete che la gente e` scontenta, un po` provate a convincerla (con le chiacchiere, perche` di fatti non se ne vede nemmeno uno) e un po` provate a spaventarla.

"Se l`Italia esce dall`Euro, i vostri risparmi spariranno del tutto, la vostra moneta non valra` piu` niente e la merce importata costera` carissima!"

Mah io negli anni `80 ero bambino e mi ricordo che quasi tutti avevano un lavoro, potevano permettersi almeno una casa di proprieta` e fare l`impiegato era considerato da sfigati perche` si pensava di potere fare soldi a palate.

Adesso invece vedo gente con una o due lauree che si scanna con altri laureati per avere un posto da bidello o da spazzino e dice anche: magari potessi avere quella opportunita`! Avrei un posto fisso e potrei avere una macchina e forse anche una casa pagandole a rate!"  E allora ci accorgiamo che anche questi lavori in fin dei conti non erano tanto male.

Negli anni `80 la benzina non costava piu` di adesso, ma semmai di meno anche in proporzione al costo della vita. L`Italia aveva un peso nella politica internazionale e aveva influenza sui paesi mediterranei. Faceva da mediatore nei conflitti del medioriente. In alcuni casi, come nelle crisi di Sigonella e dei missili russi puntati sull`Europa, abbiamo tenuto testa a Stati Uniti e Unione Sovietica.

E` vero: c`era la corruzione, c`erano i servizi segreti deviati, c`erano infiltrazioni mafiose nella politica, ma oggi non ci sono?

So soltanto che allora eravamo un paese benestante, con un alto livello di risparmio privato e oggi no. Allora, cari governanti della seconda repubblica, io preferisco quelli che c`erano prima di voi.

E smettetela di parlarci degli spauracchi inflazione e debito pubblico.
Per parlarne bisogna capire di cosa si tratta.


La balla del debito pubblico



Il debito pubblico non e` altro che spesa a deficit per finanziare il benessere di un popolo. Uno stato che spende a deficit mette soldi in circolazione e arricchisce i suoi cittadini. Uno stato che fa il contrario toglie soldi al popolo per dare soldi alle banche con le quali fa patti scriteriati.

Lo sapete perche` dal 1981 al 2000 il debito pubblico e` raddoppiato? 

No, non e` per colpa di Craxi, come dice qualcuno. Craxi, con tutta la sua corruzione, che comunque si alimentava di soldi dei privati, si era opposto al meccanismo che ha fatto crescere il deficit.
E` successo questo: nel 1981 fu privatizzata la Banca d`Italia e si decise di vendere i titoli di stato solo alle banche. La banca centrale non compro`piu`, come faceva prima, i titoli invenduti per tenere bassi i tassi di interesse.

Benissimo, dopo questa "illuminata" decisione, i tassi di interesse schizzarono in alto, cosi` i soldi da restituire agli istituti di credito diventarono molti di piu`.

Ma dobbiamo preoccuparci del debito pubblico o no, anche se e` aumentato?

No che non dobbiamo: Il Giappone e gli Stati Uniti, che hanno conservato la loro politica monetaria, se ne fregano e hanno deficit enormi, molto piu` alti in proporzione al loro pil rispetto al nostro.

Piuttosto, dobbiamo riprenderci la nostra moneta e le nostre politiche monetarie che abbiamo demandato all`Unione Europea.


L`Inflazione e` un buon segno, quando non e` a doppia cifra



Per quanto riguarda l`inflazione, essa se non e` a doppia cifra e` un bene.

L`inflazione e` segno che la moneta circola e che la gente spende.

Se io vendo una poltrona a `100 euro e vedo che tanta gente la compra, dopo un anno la vendero` a 105 euro, perche` so che la gente la comprera` lo stesso. Questa, in larga scala, si chiama inflazione.

Se invece vedo che nessuno compra la poltrona, dopo un po` la vendero` a 95 euro. Questa si chiama deflazione.

L`inflazione, salvo alcune eccezioni, e` segno di un paese che cresce economicamente.

Se non e` a doppia cifra e i redditi vengono adeguati con leggero ritardo non e` un problema.

La deflazione e` invece una costante di paesi come l`ex Unione sovietica.

L`Unione Europea si e` spesa tanto, con la Germania in testa, per combattere l`inflazione. Ebbene, oggi l`Italia e` in deflazione e la stessa Germania sta rallentando decisamente la sua crescita.
Cara signora Merkel, la pacchia e`finita. L`Euro ormai non conviene nemmeno a te, cosi` come lo hai voluto.

Aggiungo solo un altro esempio: la Gran Bretagna, dove vivo tuttora, ha registrato negli ultimi anni un aumento del Pil di oltre il 4% annuo. Loro,  ovvero gli Inglesi e gli altri sotto la corona, la loro sovranita` monetaria l`anno mantenuta. Loro, i patti europei che non erano convenienti per loro, non li hanno firmati.

E qui in Uk quasi tutti pensano che l`Unione Europea attuale sia una grande immondizia e sostengono invece che l`Italia sia la Grande Bellezza.


Mandiamo al diavolo i falsi amici Eurocrati



Mi ricordo di un ragazzo francese con cui parlai durante un viaggio in treno. Aveva delle cattive amicizie, qualche anno prima. Si trattava di ragazzi di buona famiglia, non violenti e anche acculturati. Erano pero` senza personalita`: dovevano fare tutti la stessa cosa all`interno del gruppo e chi non la faceva era un emarginato, per loro. Se non fumavi eri uno sfigato. Se non avevi il cellulare eri pun poveretto; se non vestivi alla moda e non ti atteggiavi eri un tipetto insigificante. Jean Paul, invece, era uno che pensava con la sua testa.

Si disse: ma sono veramente miei amici questi tizi? Loro vanno a ballare, spendono venti euro ogni sabato per i drinks e a me non piace neanche bere. Perche` devo fare quello che fanno loro?

In poco tempo li mando` tutti a quel paese e si trovo` delle amicizie piu` sincere.

Ecco, noi Italiani dovremmo fare come Jean Paul.

Andrea Russo

* Nota: gli accenti in questo articolo sono un po` fuori posto per via della tastiera non Italiana, che ha tasti differenti.

sabato 20 settembre 2014

Cittadella-Pescara 3-2

Biancazzurri spreconi, Baroni rischia il posto

(A sinistra: Claudio Coralli, attaccante trentenne del Cittadella, è stato l'eroe della partita)

Un Cittadella tutto cuore e grinta ha la meglio sul blasonato Pescara, in una partita rocambolesca che aveva rischiato di perdere. Il Delfino invece risulta addirittura brillante in attacco, ma paga il pegno di una difesa colabrodo.

Al 1' Gerardi si fa notare subito per un diagonale di poco fuori. Passano quattro minuti e ancora Gerardi è protagonista: cross dalla destra e l'attaccante di casa spedisce il pallone in rete, trafiggendo Fiorillo.

Il Pescara reagisce e al 15' Politano su punizione disegna una parabola bellissima che termina nell'angolino basso della rete: 1-1.

Il Pescara domina il campo per tutto il resto del primo tempo e prova a ritoccare il risultato ancora, tre volte con Politano e una con Bjarnason, ma senza successo.

Ma le emozioni più forti devono ancora arrivare: al 2' della ripresa il portiere di casa Valentini respinge uscendo dal'area piccola, Melchiorri ribatte di testa e lo scavalca: 1-2 per il Pescara.

Dopo due minuti Pasquato tenta un pallonetto e per poco non sigla il terzo goal per gli ospiti.

Inspiegabilmente il Pescara fa marcia indietro, e al 14'st Coralli raccoglie un cross dalla sinistra e con un colpo di piatto spedisce la palla in goal da pochi metri.

I granata sembrano rinvigoriti e passano in vantaggio, ancora con Coralli che liberandosi dalla marcatura di un difensore, spedisce una parabola ad effetto a sinistra del portiere Fiorillo.

Nell'arco del secondo tempo, tra gli ospiti, esce Pasquato per far posto a Maniero, quest'ultimo si infortuna poco dopo ed è rilevato da Sowe. Entra Zampano al posto di Melchiorri, ovvero un difensore al posto di un'attaccante e i biancazzurri adottano un 5-3-2. Nel finale Minesso rileva l'ottimo Coralli per i padroni di casa.

La gara termina con la vittoria meritata di un Cittadella che ha avuto il coraggio di crederci fino alla fine. Il Pescara, come nelle precedenti due partite, sembra troppo allungato; c'è distanza tra i reparti e se il suo gioco fatto di lanci lunghi esalta gente come Politano e Pasquato, il centrocampo privo di filtro e la difesa troppo bassa lasciano  spazio agli attaccanti avversari per ragionare e  coordinarsi.

Baroni rischia la panchina, perchè la città del Vate è una piazza esigente e lui ha tanti giocatori di nome su cui contare: 2 pareggi e due sconfitte hanno fatto indispettire i tifosi, che già rumoreggiano sul web.

Foscarini, dal canto suo, può rasserenarsi per un attimo, visto che ha raccolto 7 punti in 4 partite ed è un bottino niente male per le aspettative della sua squadra che con molta dignità lotta ogni anno per la salvezza.

Andrea Russo

mercoledì 17 settembre 2014

Tutti ballano con Beto Berman


Anche se a Pescara l'offerta musicale nelle serate danzanti non sia sempre di  pregio, nella sua zona alcuni musicisti di grande talento trovano il modo di farsi notare. Uno di loro è Beto Berman, che propone brani scelti del cantautorato brasiliano. Beto suona la chitarra prevalentemente in funzione ritmica, ma ogni tanto qui e là è possibile ascoltare degli assoli inappuntabili che virano dal blues al reggae al jazz rock.

La sua voce non ha niente da invidiare a quella di gente nota come ad esempio la stella carioca Djavan. Con il suo ensemble riscalda le serate degli stabilimenti balneari d'estate e dei pubs d'inverno nella riviera abruzzese.

E' probabilmente impossibile non aver voglia di ballare all'ascolto di Beto, sia che suoni "Samba da minha terra" di Dorival Caymmi o brani più recenti, che sa allungare senza risultare mai noioso, infarcendoli di sfumature nordamericane.

Domenica scorsa, nel concerto conclusivo della stagione estiva alla "Lampara", ha proposto una interessante versione di Zazueira intramezzata da accenni della sigla di Starsky e Hutch: la melodia si sposava perfettamente con un sound duro e austero, mentre tanti giovani si dimenavano come matti.

Per quanto riguarda il pubblico, forse non è un caso che ai concerti di Beto le persone sotto l'effetto di sostanze sono poche e sicuramente molto meno rispetto alla maggior parte delle altre serate "disco" o di musica dal vivo.




Il concerto di Domenica è stato un degno saluto all'estate, con una atmosfera di sana gioia collettiva.
Ha impreziosito la serata la presenza di Carmine Ianieri (presente nella foto), sassofonista dalla carriera importante e perfettamente inserito nel sound del gruppo, composto tra l'altro dal batterista Bruno Marcozzi, dal percussionista Stefano Cinti e dal tastierista Davide Scudieri. 

Poi ci sono alcuni inserimenti sporadici di altri amici strumentisti che intervengono a concerto già iniziato ma che sanno il fatto loro e che mandano implicitamente il messaggio che fare il musicista non è solo un mestiere ma può voler dire condividere qualcosa con gli amici.





Non ci si stanca di ascoltare le performances di Beto e compagni, che costituiscono una ventata d'aria fresca nel panorama musicale abruzzese, proprio come il vento delicato che soffia in questi giorni di Settembre.

lunedì 15 settembre 2014

L'illusione della democrazia partecipata

Nella stragrande maggioranza delle democrazie attuali e quelle del passato, l'elezione di rappresentanti che prendano decisioni per conto del popolo è la prassi.

Ultimamente, con movimenti di protesta sorti in mezzo mondo, tra cui il Movimento 5 Stelle in Italia, si torna a parlare di democrazia diretta o partecipata.

Il cittadino, secondo queste formazioni politiche, può prendere delle decisioni schiacciando un pulsante dal computer di casa sua.

La forma di democrazia diretta nella storia è sicuramente quella ateniese. Chiunque godesse dello stato di cittadino poteva votate in un parlamento chiamato Eliea, che aveva come sede un anfiteatro.

Nella Atene all'epoca di Socrate i cittadini erano 30 000 e gli schiavi 170 000. Ogni cittadino aveva diritto ad un modesto assegno di cittadinanza, altro cavallo di battaglia del popolo di Grillo che è presente anche in tanti stati moderni.

I cittadini Ateniesi però, potevano permettersi di occuparsi degli affari di stato e di oziare, sostanzialmente, perchè tanto c'era chi lavorava per loro.

E' riproponibile una organizzazione del potere simile nel mondo moderno?

E poi, avrebbero tutti la competenza per legiferare su tematiche complesse?

Ogni società ha bisogno di una gerarchia, fatti salvi i principi di democrazia e di interesse comune. La cultura però non è democratica: c'è chi la possiede e chi no.

Se i nostri politici non sono sempre preparati come ci aspetteremmo, essi comunque si avvalgono di esperti e di consulenti.  

Certo, ogni sistema ha delle crepe nel suo interno, ma non esiste uno stato perfetto in un mondo perfetto.

Come si potrebbe poi far funzionare in maniera ordinata il voto di milioni di persone ogni giorno?

Chi garantirebbe la trasparenza di tutte queste persone che voterebbero online? Chi dice che la persona dietro lo schermo è proprio quella che dice di essere? Chi sorveglia la efficienza del meccanismo di voto elettronico, visto che nelle votazioni interne svoltesi online sul blog di Beppe Grillo vi sono stati degli hackers che sono riusciti a votare più volte?

Il giornalista non è un indovino

Quando vi sono i dibattiti calcistici durante il campionato, sulle tv locali, spesso intervengono i tifosi che possono parlare direttamente coi calciatori, coi responsabili tecnici o coi giornalisti. 

Una delle critiche che viene mossa più frequentemente alla stampa quando la squadra del cuore non rende in campo è: "Voi siete esperti, dovevate dirlo da subito che questa squadra è scarsa!". 


Il giornalista è una persona che può avere tra le formazioni più disparate. In Italia l'accesso alla professione avviene mediante un esame che segue a un corso o a due anni di praticantato presso una testata. In genere il giornalista si occupa degli argomenti in cui è più ferrato. 


Di sicuro però, nel suo apprendistato non segue corsi di stregoneria, non impara a leggere i fondi del caffè, nè pratica l'aruspicina. Sebbene zone come l'Abruzzo contino nutrite comunità rom con delle zingare che leggono la mano, questo non fa dei giornalisti abruzzesi degli indovini. 


Il futuro non si può predire, si possono valutare i valori sulla carta dei singoli giocatori all'inizio del campionato, li si possono paragonare alle altre rose delle squadre concorrenti, si può obiettare l'utilizzo più o meno improprio di qualche elemento. 


Detto questo, il mestiere del giornalismo si fonda sull'osservazione. Prima avvengono i fatti e poi si interpretano. Non avviene mai il contrario e chi non ne conviene da oggi in poi lo chiameremo Capitan Futuro.

sabato 13 settembre 2014

Corso Vittorio Emanuele II riapre al traffico: commercianti soddisfatti

Il Corso riapre al traffico con qualche modifica

Pescara. Era stato già preannunciato all'indomani della vittoria di Marco Alessandrini alle elezioni comunali. Dopo una fase di studio e di consultazione con i commercianti e iresidenti della zona, si è giunti alla decisione ufficializzata oggi.
Corso Vittorio Emanuele II riaprirà al traffico, dopo essere stato pedonalizzato dalla precedente giunta Mascia, che anzi intendeva anche prolungare i lavori condotti solo su metà della strada.
Il nuovo accesso ai veicoli non sarà però totale come in precedenza: le automobili potranno circolare solo in direzione sud-nord, mentre i mezzi pubblici e quelli di soccorso potranno anche percorrere il senso opposto.
Saranno inoltre prese delle iniziative per fare in modo che l'andatura massima delle auto non sia superiore ai 30 chilometri orari.
Verranno poi posizionate 12 telecamere nelle zone dove vige un regime di traffico limitato.

La strada nelle aree di risulta verrà chiusa

C'è un'altra novità importante però correlata all'apertura del corso: la soppressione della strada provvisoria creata sulle aree di risulta e  della rotatoria nei pressi di Via Teramo.
In questo modo si intende rendere il traffico più fluido nel tratto che collega Via Ferrari a Viale D'Annunzio.

Una decisione nel segno della discontinuità

Il progetto presentato oggi a Palazzo di Città, in definitiva, sconfessa l'operato della giunta Mascia, venendo incontro invece alla maggior parte dei commercianti di Corso Vittorio Emanuele II, che avevano protestato formalmente contro la chiusura del traffico.

Inoltre molti altri cittadini avevano criticato tale decisione, che probabilmente è stata uno dei motivi che sono costati la rielezione di Luigi Albore Mascia alla carica di sindaco.

Certo, la pedonalizzazione di Corso Vittorio Emanuele aveva portato un po' di silenzio e di aria pulita da quelle parti. E' prevalso però quasi a furor di popolo un altro principio: la strada in questione è la più grande di Pescara, è larga decine di metri e prima dell'allargamento dei marciapiedi attuata una decina di anni fa aveva una carreggiata davvero enorme. 

Per molti non si poteva lasciare chiusa ai veicoli una strada così e la nuova giunta ha confermato questo orientamento.



Pescara-Bologna 2-3



 (Foto: ilrestodelcarlino.it)

Pescara bello solo a metà, il Bologna passa all'Adriatico

Il Pescara non convince, in una gara tra le mura amiche contro una delle compagini favorite per la conquista della serie A. Poco importa che nel secondo tempo vi sia stata una reazione: i tre goals subiti dal Bologna nel primo tempo, in cui la difesa è stata estremamente distratta, fanno volgere il giudizio complessivo verso la netta insufficienza.

Per i primi venticinque minuti i ragazzi di Lopez si comportano da grande squadra, giungendo all'Adriatico senza timori reverenziali e cercando dunque di condurre la partita anche in trasferta, come si conviene ad una squadra leader del campionato.

Il Pescara in questo scorcio di partita non sta a guardare, ma nessuna delle due contendenti si rende pericolosa, fatta eccezione per un'incursione di Maniero, che ruba un pallone in area di rigore, si gira e vede respingersi un potente tiro dal portiere Coppola.

Iniziano poi venti minuti di insana follia della retroguardia abruzzese: al 27' Buchel, lasciato libero sulla trequarti, ha tutto il tempo per far partire un tiro molto forte , che si insacca alla destra di Fiorillo. L'aggravante in questo caso è che Buchel viene servito con le mani dal fallo laterale: in questi casi i marcatori hanno il tempo per schierarsi su chi attacca.

Passano due minuti soltanto e Laribi, tutto solo dai trenta metri, serve sulla sinistra Acquaresca, altrettanto solo, che trova uno spiraglio proprio sul lato della porta presidiato da Fiorillo.

0-2 e il Pescara è frastornato,  tanto che pochi minuti dopo, al 37' c'è il terzo goal di Casarini, molto simile al primo: botta dalla porzione centrale della trequarti, difensori avversari latitanti e palla che si insacca alla destra di Fiorillo che nemmeno prova a raggiungerla, vista la parabola molto angolata.

Nel secondo tempo il Pescara reagisce: al 7' della ripresa  Politano traccia una bella punizione crossando al centro dell'area per Salamon, che in tuffo accorcia le distanze di testa.

 Al 18' st tuona ancora il Delfino: Politano tira, Coppola non trattiene il pallone, Pasquato se ne impossessa e tenta di superare il portiere che lo stende. L'estremo difensore viene espulso.

Viene sacrificato allora Cacia per far posto al portiere di riserva Stojanovic.

Dal dischetto Maniero segna con un tiro molto forte e angolato: 2-3. 

I biancazzurri ora ci credono nella rimonta vista anche la superiorità numerica, pareggiata solo negli ultimi minuti dall'espulsione di Salamon. 

L'ultima clamorosa occasione è per i padroni di casa: Melchiorri colpisce di testa dopo un batti e ribatti,  Stojanovic viene scavalcato ma Ceccarelli salva sulla linea di porta.

Il Bologna ha mostrato tutte le sue potenzialità: una difesa accorta, che ha ceduto solo per i meriti tardivi degli avversari nel secondo tempo, e un attacco composto da persone come Cacia e Acquafresca che meritano la massima serie.

Il Pescara ha rovinato tutto nel primo tempo, per riscattarsi solo in parte nel secondo; non ha convinto Guana in un ruolo non suo, quello della mezz'ala. L'attaccante Pasquato, entrato nel secondo tempo, ha cambiato volto alla gara, tracciando bei cross, procurando un rigore e tirando in porta.

giovedì 7 agosto 2014

Balle d'estate: "90 000 persone alla Notte Bianca"

Le balle da megalomania nella storia

Da sempre, in tutte le epoche storiche, gli autori di un evento, sia esso militare o una esposizione commerciale, una festa galante o quant'altro hanno cercato di nobilitare le loro opere aumentandone l'importanza ed esagerando nei particolari.
Garibaldi, per finanziare dell'impresa dei Mille, avviò una raccolta fondi per" Un milione di fucili", che ebbe successo, ma che comunque era volutamente esagerata nel nome per creare un buon auspicio.
Tornando ai nostri giorni, nell'Ottobre del  2008 Veltroni organizzò un raduno del Partito Democratico, ovvero una manifestazione al Circo Massimo con lo scopo di galvanizzare i suoi aderenti nonostante fossero all'opposizione.
Io casualmente ero a Roma in quel periodo e mi ritrovai in prossimità del vecchio stadio di età romana, proprio mentre l'evento stava per cominciare.
Veltroni disse in seguito che avevano aderito al comizio due milioni di persone!
Il fossato del Circo Massimo è grande, ma chiunque, vedendolo, comprende che due milioni di persone non ci stanno dentro.
Convenimmo piuttosto, io e i miei amici, che gli aderenti all'iniziativa dovevano essere dieci volte meno, ovvero 200 000, all'incirca.

Folle oceaniche alla "Notte Bianca?

Una vicenda del genere si è riproposta in occasione della Notte Bianca, ovvero una specie di festa estiva con negozi aperti e spettacoli di strada che si è tenuta a Pescara dal tardo pomeriggio a notte inoltrata di sabato scorso.

Quella sera sono uscito, sono andato per ore in giro per il centro di Pescara, dove ci doveva essere il grosso del viavai.
Vi riporto ciò che ho visto: nella zona di Corso Umberto, di Via Firenze e delle loro traverse pedonali c'era un normale viavai estivo, comunque inferiore a quello dei sabato pomeriggio invernali e sicuramente minore alle normali passeggiate estive di qualche anno fa, quando non c'era la crisi e i turisti erano sicuramente di più.
In Corso Vittorio Emanuele c'erano alcune centinaia di persone, a fronte delle 5 o 6 che si vedevano nei giorni precedenti, con i negozi chiusi di notte.
Insomma, c'era qualche tavolino in più fuori a ristoranti e bars, qualche artista di più in strada, ma la presenza di pubblico era meno di una normale serata estiva qualsiasi.
Ecco invece cosa ha detto il direttore di Confesercenti Giovanni Taucci, tra gli organizzatori della serata:
-La "Notte Bianca" è stato un grande successo, ieri c'erano per le strade del centro 90 000 persone-.
Dello stesso tenore sono state le parole dell'assessore agli eventi del Comune di Pescara Giacomo Cuzzi.
Anche al sottoscritto piace la fantascienza, ma ci sono raduni per queste cose, con tanto di gente mascherata da Darth Vader di Guerre Stellari.
Ragioniamo un attimo. Prima di tutto, come hanno fatto a contare 90 000 persone? Le hanno contate una ad una? E' chiaro che nessuno può fare stime precise in questi casi, ma quando la realtà supera di gran lunga la fantasia, bisogna essere cauti.
Pescara conta poco più di 120 000 abitanti, secondo le stime ufficiali. Dire che in centro, a Pescara, in uno spazio comunque limitato di città, c'erano 90 000 persone, vuol dire sostenere che una popolazione pari ai 3\4 della città erano in centro per la Notte Bianca.
In una situazione di tale assembramento, si dovrebbe far fatica a camminare, si urterebbe qualcuno ogni dieci secondi nel tentativo di andare avanti. Ci sarebbe in definitiva quella situazione che viene definita "lo struscio".
Ciò, oggettivamente, non era visibile, il colpo d'occhio sconfessava immediatamente tale cifra.
Quello che mi chiedo a questo punto è: perchè esaltarsi così tanto? Forse chi ha diffuso queste cifre era in buona fede. A cosa serve però diffondere determinati dati che non fanno fede a ciò che la realtà mostra?  Chi era lì alla Notte Bianca può tranquillamente smentire tale risultato.
A mio personale avviso, l'entusiasmo di Confesercenti e della giunta ha fatto loro vedere un pubblico moltiplicato di 7-8 volte almeno rispetto alla realtà.

Piccolo è bello

Personalmente aderisco alla mentalità giapponese del "piccolo è bello", dell'apprezzare atmosfere rarefatte nonchè luoghi ed oggetti di piccole dimensioni.

Gli americani amano invece fare tutto in grande: grandi strade, grandi autostrade, metropoli con grattacieli di 300 metri, centri commerciali, grandi business internazionali, grandi differenze tra ricchi e poveri, grandi costi per le spese mediche, grande diffusione della criminalità.

E' bello camminare senza la calca, avere i propri spazi, stare con poche persone con cui si ha feeling rispetto a tante che non conosci.
C'è l'ansia ogni tanto da parte di alcuni miei concittadini di vedere Pescara come una metropoli, di esaltarla e di confortarla con città grandi.
Ricordate qualche anno fa la presentazione dell'Aurum (un edificio storico, ex impianto industriale oggi adibito a museo) quando venne restaurato? Venne invitato in pompa magna il sindaco di Barcellona con tanto di fuochi d'artificio (il tutto a spese dei cittadini).

E che dire di quando il Pescara, con grandi sforzi e dopo innumerevoli tentativi, riesce ad andare per un annetto in serie A?  Subito c'è qualcuno che parla di Champions League, di Europa League e della nostra necessità di competere coi grandi clubs.

Mettetevi l'animo in pace: Pescara è Pescara, una bella città di provincia con i suoi pregi ed i suoi limiti. E' un posto vivace, ma anche in certi momenti un posto tranquillo, in cui è possibile organizzare la propria vita senza correre troppo.

Recentemente è stato votato il referendum per l'unificazione di Pescara con Montesilvano e Spoltore, con una maggioranza di sì. Per l'attuazione risultato referendario, se ci sarà, bisognerà aspettare tanto tempo, come quasi sempre avviene in casi del genere.

Certo, una Grande Pescara avrebbe alcuni pregi, come maggiori fondi statali a disposizione e una maggior considerazione da parte di tutti in generale.

Un ingrandimento della città avrebbe però anche degli svantaggi: aumento del costo degli affitti e della criminalità, ad esempio.

Forse è meglio, qualche volta, apprezzare ciò che si ha: la città di D'Annunzio  è un bel posto di provincia, con tante strade pedonali in cui passeggiare e guardare i negozi, con il mare, una grande spiaggia, i turisti d'estate.

Non ci saranno folle oceaniche per le Notti Bianche (che comunque aiutano i commercianti a vendere di più). Di questo, però, ce ne faremo facilmente una ragione.

mercoledì 2 luglio 2014

Analisi dei Mondiali 2014: quando Davide si ribella a Golia




(Mario Balotelli in goal contro l'Inghilterra - Foto : Getty Images South America)

(Pubblicato su: www.pescaraoggi.it)

In questi Mondiali del 2014 le sorprese non sono mancate. Per noi Italiani l'eliminazione al girone è stata un boccone amaro da mandare giù, ma se stigmatizziamo il quadro generale possiamo trarne sollievo.
Il mesto ritorno a casa degli azzurri viene sminuito infatti se si pensa che anche Spagna e Inghilterra hanno salutato il torneo in largo anticipo.

Soprattutto, il girone in cui i nostri si trovavano a competere era molto duro. Costa Rica e Uruguay si sono dimostrate squadre ben organizzate e forti in ogni reparto.

Se guardiamo al prosieguo del campionato, scopriamo poi che agli ottavi la Francia ha faticato non poco ad avere la meglio sulla Nigeria; questo è avvenuto solo nel secondo tempo e dopo l'espulsione ingiusta del forte centrocapista africano Onazi.

Il Brasile ha dovuto fare i conti con un Cile terribile, che si è arreso solo ai rigori. Il capitano Thiago Silva è scoppiato in lacrime, dopo l'ultimo rigore, per sciogliere la tensione accumulata.

L'Algeria è stata superata per 2 a 1 dalla Germania, ma i goals sono giunti solo nel secondo tempo supplementare, quando André Schürrle e Muller si sono ricordati di avere un po' più di tecnica degli avversari. 

Infine la forte Argentina, tutt'altro che fuori forma e imbelle, ha avuto la meglio solo al 119', ovvero alla fine del secondo tempo supplementare, su una Svizzera tonica e fantasiosa (sì avete capito bene: la Svizzera! Una nazionale che fino a pochi anni fa avrebbe festeggiato solo per la qualificazione alla fase finale dei mondiali).

Le stupidaggini sul nostro calcio e sulla nazionale

Alla notizia della nostra eliminazione, si sono scatenate le solite voci becere, eccessive, liete di dare sfogo al loro eterno piagnisteo.
Balotelli è diventato da subito il parafulmine di tutte le invettive urbi et orbi. Se piove, è colpa di Balotelli. Se c'è la crisi, è colpa della sua cresta punk e del fatto che ride poco.

Un articolo di fondo di "La Stampa" se l'è presa con SuperMario solo perchè dopo la partita dell'eliminazione con l'Uruguay si è fatto la doccia in fretta ed è entrato per primo sul pulman.

Una pesante caduta di stile è giunta dai veterani Buffon e De Rossi, eroi del Mondiale 2006, che hanno dato la colpa ai più giovani,  forse per la paura di essere accantonati proprio perchè rappresentano il passato. 

Un comandante non dà mai la colpa ai suoi fanti se ha perso la guerra. Questo lo sa Mister Cesare Prandelli, che si è dimesso immediatamente insieme al presidente della federazione Luigi Abete.

Prandelli ha allenato la nazionale ad Europei e Confederations Cup, facendo una discreta figura, per poi fare flop al mondiale brasiliano. Ha esagerato nel voler imitare gli spagnoli, mettendo in campo la brutta copia del loro gioco, presentando una versione lenta e prevedibile che ha sacrificato molti dei nostri attaccanti in grande forma.

Pazienza, ci ha provato, ma avuto il buon gusto di assumersi le proprie responsabilità e di dimettersi. Cesare Prandelli ai suoi tempi ha già dimostrato di essere un buon giocatore e un ottimo allenatore. E' un esempio di stile e di onestà e per questo rappresenterà sempre degnamente il calcio italiano.

Tra le stupidaggini che sono state dette, eccone un'altra: In Italia non si valorizzano i giovani calciatori. Ma chi l'ha detto? Negli ultimi anni i grandi clubs di casa nostra sono strati ben contenti di affidare i propri campioncini in erba ai sodalizi di serie B e Lega Pro. In quest'ultima categoria sono stati dati dei premi  in denaro alle squadre che schieravano un certo numero di "primavera".

I risultati si sono visti: negli ultimi anni sono venuti fuori ottimi elementi come Balotelli, Destro, Verratti, Immobile, Insigne, Borini, Perin e Icardi tanto per fare una lista non esaustiva.

Si dicevano le stesse cose nel 2006, prima del Mondiale, poi però alzammo la coppa al cielo e gli stessi che scrivevano titoloni negativi sono saliti sul carro del vincitore.

Possiamo sorridere

Ci scordiamo troppo spesso di essere stati coloro che hanno vinto il Mondiale per ben quattro volte, secondi solo al Brasile che ha 5 titoli e davanti alla Germania (3 titoli), Argentina e Uruguay (2) Francia, Spagna e Inghilterra (1).

In definitiva il calcio Italiano, pur essendosi ridimensionato a livello di clubs per via della crisi e di programmi di marketing  non molto avanzati, è ancora molto competitivo.

E' vero che gli Inglesi, che a livello di nazionale stanno peggio di noi, sono da prendere però come esempio per il loro management: creano stadi di proprietà e strategie che permettono di fare incassi molto più alti.

C'è dell'altro però su cui dobbiamo imparare da loro: l'ironia e il non prendersi sul serio. Quando Balotelli ha fatto il gesto dei due goals incassati contro di noi dall'Inghilterra, una testata inglese ha riportato la foto e ha scritto: "Sì Mario, lo sappiamo".

In terra d'Albione, dove il calcio è nato, ricordano che si tratta solo di un gioco.
Andrea Russo