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venerdì 24 gennaio 2014

Sara Errani e Roberta Vinci trionfano agli Australian Open 2014


Nella foto: Roberta Vinci (a sinistra) e Sara Errani con la coppa

Sara Errani e Roberta Vinci confermano di essere le migliori tenniste nel doppio anche in Australia: con un 6-2 3-6 7-5 hanno superato le russe Ekaterina Makarova ed Elena Vesnina. L'ultimo set ha dato molte emozioni, visto che le Italiane erano sotto per un parziale di 2 a 5; hanno poi rimontato inanellando sette games consecutivi riscuotendo gli applausi dei 20 000 spettatori della Rod Laver Arena di Melbourne.

E' la quarta vittoria nei tornei del grande slam per il duo Italiano, dopo i trionfi a Parigi e negli Us Open, nel 2012 e nella stessa Melbourne nel 2013. E' un evento che ha portato grande gioia nella comunità Italiana a Melbourne, la seconda per numero della città Australiana.

mercoledì 22 gennaio 2014

Centenario dei moti Carbonari snobbato dal governo


Nella foto: Lorenzo Valloreja, leader di Innovazione Europea

Pubblicato sul quotidiano online Pescara Oggi

Il pescarese Lorenzo Valloreja, leader del partito Innovazione Europea, ha coinvolto decine di amministrazioni locali dell’appennino per inoltrare al Ministero dello Sviluppo Economico un messaggio di protesta. La sua proposta di dedicare un francobollo al primo moto carbonaro in Italia, risalente al 1814 e compiutosi in Abruzzo, non è stata accolta. Tra i francobolli ammessi, invece, ce n’è uno che commemora l’invenzione della Nutella. Così si è espresso in merito Valloreja: 

“L’attuale Governo disconosce il risorgimento italiano! Al posto dei Carbonari, dei moti, della Storia, il Governo Letta preferisce la “Nutella”… e si perché circa due anni or sono il Comitato da me presieduto, seguendo pedissequamente le direttive di Legge, ha presentato presso il Ministero dello Sviluppo Economicouna richiesta formale per l’emissione, nella primavera 2014, di un Francobollo Commemorativoche ricordasse le gesta della Prima Rivolta Carbonara d’Italia, moto che si è svolto in Abruzzo nel Marzo del 1814″.  

Valloreja aggiunge ancora: 

“Sembra tra l’altro che ci sia una ulteriore revisione delle ricorrenze scelte per i francobolli. Ciò vuol dire che i termini per cambiare le decisioni non sono ancora scaduti, come ci hanno fatto sapere i funzionari ministeriali”. 

Per il governo Letta, dunque, stando alle parole di Valloreja è meglio ricordare la Nutella che i moti Carbonari. Staremo a vedere se vi saranno dei ripensamenti per poter celebrare una ricorrenza che vede l’Abruzzo in primo piano.
  
Andrea Russo

martedì 21 gennaio 2014

Quando la banca non fa la banca


Vi sto per raccontare un episodio che esemplifica molto bene perchè le cose vanno male in Italia e come riusciamo a complicarci la vita. 

In Italia chi cerca di produrre benessere e posti di lavoro viene vessato e chi invece non fa niente a volte ottiene di più. E' strano rilevare che in paesi come Stati Uniti e Inghilterra, dove le banche contano molto di più, esse collaborino alla prosperità dell'economia reale. Lehmann Brothers e titoli tossici a parte, infatti, le  banche centrali, lì,  aiutano lo Stato con l'emissione a iosa di moneta tramite il "quantitative easing". Le banche normali, invece, finanziano più facilmente progetti imprenditoriali ben congegnati. In alcuni casi, gli istituti bancari finanziano gli studi agli universitari promettenti. Sono cose inimmaginabili da noi.

"Start che?"
Qualche giorno fa ho sentito parlare dei Fondi di Garanzia messi a disposizione dal Governo. In estrema sintesi, il governo garantisce per te fino all'80% dell'importo se chiedi un prestito alla banca e presenti un progetto imprenditoriale valido. Bisogna dunque andare in qualche istituto di credito e se i funzionari che decidono sui prestiti credono in te, inoltrano la domanda allo Stato.

Vado dunque in una banca, una delle più note e delle più ricche presenti in Italia.

 Chiedo: - Mi scusi, con chi posso parlare dei progetti di start-up?

E l'impiegata fa: - Start che? Di che si tratta?

- Vorrei aprire una piccola attività imprenditoriale e sono qui per un prestito, faccio io.

Mi dice di andare da una sua collega, che mi spiega subito la situazione: I fondi di garanzia statali  non li accettiamo, se il cliente non offre garanzie patrimoniali più che ampie.

(E allora a cosa servono? - mi chiedo, mentre la ascolto)

- Se poi dobbiamo rientrare della somma, prima facciamo causa a chi l'ha richiesta, poi, se non possiamo ricavarne niente, chiediamo i soldi allo stato- 

(Ah!)

Ma questo è solo l'inizio. Sentite cosa dice l'impiegata: 

-Bisogna andare ad un'associazione di categoria che riguarda gli imprenditori, presentare a loro un business plan e pagare per farselo valutare. Dopodichè loro dovrebbero sponsorizzare il progetto presso la Banca, che lo valuterà a sua volta-

- Ma perchè, la banca non ha i mezzi per valutarlo? - Chiedo.

- No- fa lei - In più lei deve aprire partita iva.

- Ma come faccio ad aprire partita iva se non ho ancora ottenuto i fondi? E poi non sarebbe più una start up. I fondi start-up si chiedono proprio per le aziende che devono aprire, non per quelle già esistenti- .

- No, noi non operiamo così- insiste la dipendente dell'istituto.

Ma ecco il gran colpo finale, un uno-due verbale degno del miglior Primo Carnera o del miglior comico, a vostro piacimento: 

- Inoltre, se le concediamo il prestito, glielo diamo a rate e solo per il 20% della somma totale"-

Sorrido platealmente e non mi trattengo, poichè voglio volontariamente schernire l'impiegata. La ringrazio, le stringo la mano e faccio capire che non voglio proseguire il discorso, a questo punto. 

Sapete poi che ho fatto? Non sono uscito dalla banca, sono andato da un altro impiegato e gli ho detto:

-Senta, vorrei un prestito- e gli ho mostrato i documenti con le mie garanzie per la restituzione. 

- Qual è il motivo del prestito? - fa lui

- Una lunga vacanza di meditazione in India! - faccio io

- Il tizio della banca dà un'occhiata ulteriore alle carte, se le studia qualche minuto ed esclama:

- Bene, dobbiamo valutare la situazione ancora qualche giorno, ma non dovrebbe esserci nessun problema: in dieci giorni lei avrà il prestito. 

In realtà, almeno per ora, non chiederò niente a nessuno. Volevo solo informarmi, e valutare il tutto. Le risposte che ho avuto, però, mi hanno confermato che per ora è molto rischioso avviare qualsiasi attività in questo paese, almeno per i prossimi anni.

Se però niente vi scoraggia, volete  avviare una attività e avete redditi o beni sufficienti come garanzia, non fatene menzione: dite semplicemente alla banca che vi servono per una vacanza, per iscrivervi a un corso di immersioni alle Antille o qualcosa del genere.

Oppure potete andare ad una finanziaria, di quelle famose, che non vi chiedono nemmeno la ragione del prestito e a cui basta il rientro dei soldi prestati.

domenica 19 gennaio 2014

Nuova legge elettorale: si aprono spiragli


L'incontro Renzi-Berlusconi di ieri nella sede romana del Pd ha creato i presupposti per una svolta importante: finalmente avremo una legge elettorale che permetterà di governare con tranquillità.

Fino ad oggi abbiamo assistito ad una degenerazione del parlamentarismo. La volontà di dare rappresentanza, tramite le varie forme di sistema proporzionale, ha consegnato l'Italia storicamente nelle mani dei partiti più piccoli, che come la piccola Toscana di Lorenzo De' Medici hanno fatto l'ago della bilancia e hanno costantemente minacciato intere maggioranze di far cadere il governo ad ogni piè sospinto.

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno deciso di ovviare al problema con sbarramenti (soglie minime percentuali per entrare in parlamento) e con grandi premi di maggioranza. Un partito che arriva primo alle elezioni col 35% dei voti, se la nuova legge passasse, sarebbe messo in condizione di avere la maggioranza dei seggi.

La frammentazione dei poteri che caratterizza il nostro paese è frutto di una serie di contrappesi istituzionali. Essi furono previsti perchè c'era stato il fascismo fino a poco tempo prima, e quindi i padri costituenti decisero di dare un'ampia rappresentanza alle varie forze politiche e sociali. Fu dunque creata la figura del Presidente della Repubblica come arbitro teoricamente super partes e venne istituito un parlamento bicamerale a cui fu dato molto potere a scapito dell'esecutivo. Si crearono poi vari strumenti di magistratura, svariate forze di polizia e più tardi ancora vennero perfezionate le autonomie locali.

In un sistema così frammentato tanti furbi hanno avuto gioco facile e abbiamo assistito a spartizioni  e alla fondazione di piccoli feudi elettorali di questo o quel politicante di seconda o terza fascia.

Renzi e Berlusconi avrebbero raggiunto un accordo di massima anche per l'abolizione del senato e la sua commutazione in Camera delle Autonomie.

Staremo a vedere. Di certo il Belpaese ha bisogno di molte altre riforme, ma questo sarebbe un buon inizio.

Andrea Russo

martedì 31 dicembre 2013

Il blog di Andrea Russo compie 6 anni!

Il 31 dicembre del 2007 mi venne l'idea di aprire questo blog, per dare sfogo alle mie opinioni e alla mia creatività. Da allora non ho più smesso di scriverci, ed è una cosa che mi dà molta soddisfazioni. Voi lettori siete diventati tanti. Dall'apertura del blog si sono registrate più di 120 000 visite (il contatore che vedete di lato a destra parte dal luglio del 2009).

Buon anno, e "non sparate i botti". Vale la pena perdere una mano o un occhio per qualche minuto di divertimento?
Pensateci.

Napolitano, ti boicottiamo




Stasera c'è il discorso di fine anno di Giorgio Napolitano. Peccato non poter essere vicini materialmente con i pomodori a portata di mano. Io e i miei familiari non lo seguiremo in tv.
Almeno nell'ultimo giorno dell'anno vogliamo stare tranquilli, e non avvelenarci con la politica. Quest'uomo ci ha fatto prostrare di fronte alla Germania, che geopoliticamente conta quanto il due di briscola, nè più nè meno di noi. Quest'uomo ha sospeso per più di due anni la democrazia, e non si sa per quanto ancora essa non verrà ripristinata. Ha messo al governo due persone che non erano state indicate dagli elettori, I signori Monti e Letta, con il supporto di partiti corrotti. Ai cittadini non solo non è dato di eleggere presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica, ma devono vedere a palazzo Chigi persone che non sono nemmeno espressione di una normale maggioranza.
Non ti guardiamo in tv, Napolitano, quella canzone che faceva: "Facciamo finta che tutto va ben" è ormai datata. Ci hai rovinato l'anno intero, e stasera, ci dispiace, resti fuori la porta.
Spero che nel 2014 noi Italiani staremo meno dietro alle bugie dei politici e saremo più solidali tra di noi. Spero che ci daremo da fare di più e parleremo di meno. Spero che saremo più onesti, che pagheremo le tasse e non trufferemo l'assicurazione e il sistema sanitario.
Il cambiamento inizia dando l'esempio: è un concetto semplice ma universale.

mercoledì 11 dicembre 2013

La Casta ha tirato troppo la corda. Ora il popolo insorge



Rho: I poliziotti si tolgono il casco e marciano assieme ai manifestanti. I giovani intonano: "Poliziotto uno di noi"

L'Italia, da ormai tre giorni, è in fermento. Dalle città più grandi a quelle di provincia, si segnalano numerosi assembramenti in tutto il territorio nazionale. 

C'è chi ha provocato blocchi stradali, chi si è messo col proprio camion nelle zone di sosta delle autostrade, chi ancora ha protestato in piazza. 

L'Italia dopo 5 anni di crisi si sveglia arrabbiata e partecipativa, mossa dalla volontà di manifestare il proprio dissenso finalmente in maniera attiva. 

Accade ciò che era inevitabile e che si è fatto attendere fin troppo. I politici di Roma pur rilevando che la situazione fosse grave, hanno continuato a tergiversare, a riempire i media di proclami, a pensare a tutto fuorchè alle esigenze del paese. 

Da due anni non abbiamo una maggioranza di governo in cui il popolo si riconosca, le larghe coalizioni che hanno unito centrodestra e centrosinistra hanno fallito, l'immobilismo è dilagato. 

Siamo stati dietro a tutto tranne che alle cose importanti: ai processi di Berlusconi, alla leadership di Renzi, alle passeggiatine con gli altri capi di governo di Enrico Letta in giro per il mondo. 

Il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni non ha trovato 1 miliardo di euro che rimaneva, per togliere l'Imu sulla prima casa, quando la macchina statale, con tutti i suoi sprechi, costa 700-800 miliardi l'anno.

Ed ora la gente è stanca. Ciò che preoccupa non sono le violenze di una netta minoranza di partecipanti, ma la volontà di proseguire su questa strada da parte dei nostri politici. 

Hanno detto sì all'austerity e al ripagamento dei debiti verso le banche, che viene mascherato con la dicitura di debito pubblico. 
Hanno alzato bandiera bianca nella programmazione industriale, non hanno una idea chiara di come fare uscire il paese dal pantano della crisi economica. 

Dovevano votare, centrodestra e centrosinistra, per una nuova legge elettorale. Il popolo gli chiedeva di ridursi i compensi, i benefits, i privilegi e non si sono privati di un centesimo. Non hanno nè diminuito nè tantomeno azzerato i finanziamenti ai partiti che non sono dovuti perchè il popolo ha votato un referendum in tal proposito. 

L'unico che l'ha fatto è stato il movimento di Beppe Grillo, a cui, con i suoi pregi e i suoi limiti, questo va riconosciuto. 

Ora il Presidente del Consiglio Enrico Letta riceve per l'ennesima volta la fiducia dalle Camere, ma quanto durerà? 

Aveva promesso di abolire il senato, di cancellare le province, di modificare la costituzione e tanto altro ancora. Dove sono i risultati? La disoccupazione è ben oltre il 12% riportato dall'Istat, che spesso racconta favole. Un esempio: nel 2002, con l'avvento dell'euro, il costo della vita in tutta Italia raddoppiò.

E' una cosa che tutti ricordano, purtroppo amaramente, perchè ha provocato molti danni e molto impoverimento. Eppure l'Istat per quell'anno registrò un aumento dell'inflazione (ovvero un aumento generale dei prezzi) del 2,5%. 

Gli Italiani vedono con i propri occhi la verità e non gli si può raccontare storie all'infinito. Quando si parla di lavoro, bisogna sottolineare poi che le condizioni degli assunti sono peggiorate: contratti a tempo determinato, salari sempre più bassi ed altro. Lo stato Italiano, per rispettare accordi assurdi che stanno impoverendo mezza Europa, rinuncia a spendere per ospedali, scuole, carceri. 

Gli Italiani sono arrabbiati, sempre di più, e vanno nelle piazze a manifestare lo scontento. Si organizzano, in una alleanza trasversale che coinvolge tutti gli orientamenti elettorali. Non si illudano Letta e il suo Ministro degli Interni Alfano: le proteste continueranno, anche la settimana prossima. 

Ed è probabile che riprenderanno presto, dopo un po' di pausa, se non dovessero sortire l'effetto di mandare governo e parlamento a casa. Inoltre Enrico Letta non sembra in grado di rassicurare gli animi nè di gestire la situazione. Non ne ha la credibilità, è un presidente di compromesso che non corrisponde ad una maggioranza voluta dagli italiani, ai quali non è dato, con la legge elettorale "Porcellum", di scegliere il proprio candidato premier e nemmeno il proprio deputato o senatore, ma possono soltanto barrare con una crocetta il simbolo di un partito. 

Il Ministro dell'Interno Angelino Alfano è la sintesi vivente dei giochi di palazzo in corso, della noncuranza della classe dirigente verso i cittadini elettori. Scelto da Berlusconi come garante della linea politica del Pdl all'interno del governo di unità nazionale, si è separato dal suo padre putativo per rimanere seduto sulla poltrona ministeriale, insieme agli altri ministri del Pdl. 

L'ex delfino del Cavaliere ha mostrato una sintonia con Letta invidiabile, ne ha condiviso le scelte (poche) e l'inerzia (tanta). Dice che va tutto bene, non è insoddisfatto dell'azione di governo, vi partecipa anzi, con grande soddisfazione. In sintesi, questo duo Letta-Alfano è l'emblema di una classe dirigente sottomessa all'Unione Europea e alla Germania, elitaria e lontana dal popolo, incravattata e moderata che taccia di populismo chiunque raggiunga un notevole consenso elettorale. 

Ora però questi signori se la devono vedere con un popolo assai poco impomatato e molto arrabbiato, che non gode privilegi e che lotta ogni giorno con tasse e bollette. Sono assediati, lì, nel bunker di Montecitorio. Perfino i poliziotti, che prendono ordini da Alfano, hanno mostrato, a Rho come a Torino, solidarietà con i manifestanti. 

Il governo ormai è sotto pressione, la pazienza è finita, il popolo è in movimento, e chi parla di un mandato elettorale che durerà fino al 2015 o addirittura al 2018 ha fatto male i conti.
Andrea Russo 

martedì 3 dicembre 2013

Se ci fosse un porto vero a Pescara, le barche non verrebbero distrutte


Ed eccoci qui, di fronte a ciò che tutti sapevano che prima o poi sarebbe accaduto, e che molti, tra i vertici amministrativi locali, hanno ignorato.

 Il fiume Pescara è straripato, e la corrente forte ha distrutto numerose imbarcazioni. Ieri notte, Lunedì 2 Dicembre, alle 23:45, ho visto con i miei occhi tre barche, di cui una molto bella e in buono stato, trascinate dalle acque e rovesciarsi. 

La "zattera" che per un breve periodo ha trasportato i passeggeri da un'ansa all'altra era già fuori uso, e giaceva, rovesciata sulla banchina nord. 

I danni però, al di là di quanto ho potuto constatare personalmente, sono molto più ingenti. In questi ultimi anni ho segnalato diverse volte su giornali e siti internet, la necessità di costruire un porto vero e proprio a Pescara, visto che l'attuale porto-canale non è altro che l'allocazione dei pescherecci nel fiume, senza infrastrutture degne di questo nome. 

Le barche nel fiume sono esposte alle piene. Le ultime esondazioni, prima di quella attuale, erano avvenute nei primi anni '90. Venne richiesto puntualmente il riconoscimento dello stato di calamità naturale ed i fondi governativi per i risarcimenti. 

Nell'Ottobre del 2012 scrissi un articolo che non piacque ad alcuni esponenti locali, che da allora non mancano di esternarmi la loro contrarietà. In quei giorni delle abbondanti piogge avevano fatto ingrossare il fiume, che rischiava di uscire dagli argini. Io scrissi semplicemente che i ritardi nel dragaggio aumentavano i rischi. Le responsabilità erano da attribuire ai vertici locali e all'incuria degli ultimi governi romani. 

Lo scrissi e lo confermo, anzi fui anche tenero. Oggi parte del fango nei fondali è stato rimosso, ma la sciatteria e la disattenzione rispetto all'esigenza di un porto vero e a tutto ciò che riguarda il fiume sono le stesse. Con grande intraprendenza, e con il contributo dell'industriale Gilberto Ferri, una ventina d'anni fa venne costruito, grazie ai fondi Cee, il nostro bellissimo porto turistico. 

Nulla da obiettare in merito. Mi rincresce constatare come siano stati reperiti i fondi per un porto che serve allo svago e alle vacanze dei ricchi, in cui vi sono barche frutto di evasione fiscale, mentre non esiste nemmeno un dibattito sulla necessità e su come trovare risorse per costruire un porto vero, quello che serve per i traghetti e per le navi dei pescatori. 

Una città che si chiama Pesca-ra vede ogni giorno umiliati i pescatori, che nel mare ci lavorano. Per loro la barca è la loro vita, il loro lavoro, il mezzo per sostentare i figli. Immaginiamo quali prospettive potrebbero aprirsi con un porto degno di questo nome, costruito fuori dall'alveo del fiume come il porto turistico. Potrebbero nascere nuove rotte per paesi come l'ex Jugoslavia, l'Albania la Grecia, per il trasporto dei passeggeri. 

Potrebbero fiorire scambi mercantili, nella misura consentita dai fondali non molto profondi. Nondimeno, la pesca potrebbe finalmente rifiorire, senza le stucchevoli vicende degli ultimi anni. Nonostante viviamo in tempi di austerity, non è affatto impossibile realizzare una nuova struttura portuale a Pescara, ma il presupposto essenziale è la volontà politica da parte dei nostri rappresentanti cittadini e regionali. 

Giacciono, già da diversi anni, 90 miliardi di euro di fondi europei destinati alle infrastrutture. Ne basterebbe una piccola parte per realizzare il nuovo porto. Inoltre si potrebbero coinvolgere nell'investimento le compagnie di trasporti navali, che poi gestirebbero lo scalo e i relativi introiti. 

Queste però sono solo proposte, da approfondire, discutere, confrontare con altre. L'importante è che si apra un dibattito in merito. Non saranno infatti i marciapiedi nuovi a rilanciare Pescara, ma progetti ambiziosi che incidano sulle infrastrutture. 
Andrea Russo

sabato 23 novembre 2013

Giù le mani dall'ispettore Derrick



Chi muore, non può difendersi. E' una frase che non ha timore di smentita, ed è anche un postulato corretto, nel caso della vicenda di Horst Tappert, il mitico ispettore Derrick.

Cos'è avvenuto? Semplicemente qualche mese fa un sociologo tedesco, Jorg Becker, a quattro anni dalla morte dell'attore suo connazionale, si è svegliato una mattina e ha detto: "Horst Tappert era un soldato riservista della Lutwaffe, i granatieri della contraerea". 

Praticamente si teneva pronto, come risorsa aggiuntiva, a sparare agli aerei nemici con dei cannoni di una squadra chiamata "testa di morto". Questa divisione faceva parte delle SS, la famosa polizia militare nazista.

La scoperta dell'acqua calda non dovrebbe fare impressione a nessuno, visto che tutti sapevano che Horst Tappert era stato in guerra ed era stato fatto prigioniero dai russi. Durante la prigionia aveva iniziato a fare teatro.

Cose vecchie, scontate. Eppure per cautelarsi da eventuali critiche, le tv di mezzo mondo hanno sospeso le repliche di Derrick, personaggio ancora oggi molto amato e seguito che ha portato la celebrità al compassato attore in questione.

Anche l'Italiana tv 2000, emittente religiosa, ha defenestrato l'amato poliziotto, di cui trasmetteva tra l'altro le prime bellissime puntate degli anni '70. Lo ha sostituito con " Happy Days", come se questo telefilm d'oltre oceano rappresentasse meglio la famiglia, entità da cui tv 2000 sembra essere ossessionata. Dunque, per questa emittente, dei ragazzi che pensano solo a pomiciare sono meglio dell'umano e comprensivo commissario.

Analizziamo poi il nazismo eventuale dell'ispettore  più amato della storia. Horst Tappert ha vissuto la sua giovinezza durante il nazismo, e quando fu chiamato alle armi, non poteva certo rifiutarsi. La maggioranza della popolazione, se voleva lavorare, doveva avere la tessera del partito di Hitler. 

Era una Germania  in cui erano quasi tutti nazisti. In Italia non funzionava diversamente: Indro Montanelli, Ignazio Silone, Giorgio Bocca, il filosofo Nicola Abbagnano, Dario Fo (che ora fa tanto l'antifascista), Giorgio Albertazzi e tantissime altre persone note collaboravano col regime di Mussolini.

A 19 anni Horst Tappert, ancora ragazzino, era arruolato con un rango molto basso e nella sua autobiografia "Io e Derrick" aveva spiegato molti anni dopo di essere stato parte della Wermacht e di essere stato impiegato soprattutto nelle ritirate. Anche se avesse voluto, non avrebbe potuto avere potere decisionale nelle angherie del partito nazista e delle SS.

E questo sarebbe uno scoop e\o una verità scomoda?

Guarda caso, la grande rivelazione è venuta fuori dopo che Horst Tappert è morto e non può difendersi.

Tappert nella sua vita ha dimostrato di essere una persona corretta e seria. Quando il figlio Gary ebbe problemi con la legge per debiti e la polizia lo cercava, gli mandò un messaggio televisivo invitandolo a costituirsi.

Non si getta fango su una persona in questa maniera. Ridateci l'ispettore Derrick, molti di noi non si sono ancora stancati di seguirlo in tv.