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martedì 3 dicembre 2013

Se ci fosse un porto vero a Pescara, le barche non verrebbero distrutte


Ed eccoci qui, di fronte a ciò che tutti sapevano che prima o poi sarebbe accaduto, e che molti, tra i vertici amministrativi locali, hanno ignorato.

 Il fiume Pescara è straripato, e la corrente forte ha distrutto numerose imbarcazioni. Ieri notte, Lunedì 2 Dicembre, alle 23:45, ho visto con i miei occhi tre barche, di cui una molto bella e in buono stato, trascinate dalle acque e rovesciarsi. 

La "zattera" che per un breve periodo ha trasportato i passeggeri da un'ansa all'altra era già fuori uso, e giaceva, rovesciata sulla banchina nord. 

I danni però, al di là di quanto ho potuto constatare personalmente, sono molto più ingenti. In questi ultimi anni ho segnalato diverse volte su giornali e siti internet, la necessità di costruire un porto vero e proprio a Pescara, visto che l'attuale porto-canale non è altro che l'allocazione dei pescherecci nel fiume, senza infrastrutture degne di questo nome. 

Le barche nel fiume sono esposte alle piene. Le ultime esondazioni, prima di quella attuale, erano avvenute nei primi anni '90. Venne richiesto puntualmente il riconoscimento dello stato di calamità naturale ed i fondi governativi per i risarcimenti. 

Nell'Ottobre del 2012 scrissi un articolo che non piacque ad alcuni esponenti locali, che da allora non mancano di esternarmi la loro contrarietà. In quei giorni delle abbondanti piogge avevano fatto ingrossare il fiume, che rischiava di uscire dagli argini. Io scrissi semplicemente che i ritardi nel dragaggio aumentavano i rischi. Le responsabilità erano da attribuire ai vertici locali e all'incuria degli ultimi governi romani. 

Lo scrissi e lo confermo, anzi fui anche tenero. Oggi parte del fango nei fondali è stato rimosso, ma la sciatteria e la disattenzione rispetto all'esigenza di un porto vero e a tutto ciò che riguarda il fiume sono le stesse. Con grande intraprendenza, e con il contributo dell'industriale Gilberto Ferri, una ventina d'anni fa venne costruito, grazie ai fondi Cee, il nostro bellissimo porto turistico. 

Nulla da obiettare in merito. Mi rincresce constatare come siano stati reperiti i fondi per un porto che serve allo svago e alle vacanze dei ricchi, in cui vi sono barche frutto di evasione fiscale, mentre non esiste nemmeno un dibattito sulla necessità e su come trovare risorse per costruire un porto vero, quello che serve per i traghetti e per le navi dei pescatori. 

Una città che si chiama Pesca-ra vede ogni giorno umiliati i pescatori, che nel mare ci lavorano. Per loro la barca è la loro vita, il loro lavoro, il mezzo per sostentare i figli. Immaginiamo quali prospettive potrebbero aprirsi con un porto degno di questo nome, costruito fuori dall'alveo del fiume come il porto turistico. Potrebbero nascere nuove rotte per paesi come l'ex Jugoslavia, l'Albania la Grecia, per il trasporto dei passeggeri. 

Potrebbero fiorire scambi mercantili, nella misura consentita dai fondali non molto profondi. Nondimeno, la pesca potrebbe finalmente rifiorire, senza le stucchevoli vicende degli ultimi anni. Nonostante viviamo in tempi di austerity, non è affatto impossibile realizzare una nuova struttura portuale a Pescara, ma il presupposto essenziale è la volontà politica da parte dei nostri rappresentanti cittadini e regionali. 

Giacciono, già da diversi anni, 90 miliardi di euro di fondi europei destinati alle infrastrutture. Ne basterebbe una piccola parte per realizzare il nuovo porto. Inoltre si potrebbero coinvolgere nell'investimento le compagnie di trasporti navali, che poi gestirebbero lo scalo e i relativi introiti. 

Queste però sono solo proposte, da approfondire, discutere, confrontare con altre. L'importante è che si apra un dibattito in merito. Non saranno infatti i marciapiedi nuovi a rilanciare Pescara, ma progetti ambiziosi che incidano sulle infrastrutture. 
Andrea Russo

sabato 23 novembre 2013

Giù le mani dall'ispettore Derrick



Chi muore, non può difendersi. E' una frase che non ha timore di smentita, ed è anche un postulato corretto, nel caso della vicenda di Horst Tappert, il mitico ispettore Derrick.

Cos'è avvenuto? Semplicemente qualche mese fa un sociologo tedesco, Jorg Becker, a quattro anni dalla morte dell'attore suo connazionale, si è svegliato una mattina e ha detto: "Horst Tappert era un soldato riservista della Lutwaffe, i granatieri della contraerea". 

Praticamente si teneva pronto, come risorsa aggiuntiva, a sparare agli aerei nemici con dei cannoni di una squadra chiamata "testa di morto". Questa divisione faceva parte delle SS, la famosa polizia militare nazista.

La scoperta dell'acqua calda non dovrebbe fare impressione a nessuno, visto che tutti sapevano che Horst Tappert era stato in guerra ed era stato fatto prigioniero dai russi. Durante la prigionia aveva iniziato a fare teatro.

Cose vecchie, scontate. Eppure per cautelarsi da eventuali critiche, le tv di mezzo mondo hanno sospeso le repliche di Derrick, personaggio ancora oggi molto amato e seguito che ha portato la celebrità al compassato attore in questione.

Anche l'Italiana tv 2000, emittente religiosa, ha defenestrato l'amato poliziotto, di cui trasmetteva tra l'altro le prime bellissime puntate degli anni '70. Lo ha sostituito con " Happy Days", come se questo telefilm d'oltre oceano rappresentasse meglio la famiglia, entità da cui tv 2000 sembra essere ossessionata. Dunque, per questa emittente, dei ragazzi che pensano solo a pomiciare sono meglio dell'umano e comprensivo commissario.

Analizziamo poi il nazismo eventuale dell'ispettore  più amato della storia. Horst Tappert ha vissuto la sua giovinezza durante il nazismo, e quando fu chiamato alle armi, non poteva certo rifiutarsi. La maggioranza della popolazione, se voleva lavorare, doveva avere la tessera del partito di Hitler. 

Era una Germania  in cui erano quasi tutti nazisti. In Italia non funzionava diversamente: Indro Montanelli, Ignazio Silone, Giorgio Bocca, il filosofo Nicola Abbagnano, Dario Fo (che ora fa tanto l'antifascista), Giorgio Albertazzi e tantissime altre persone note collaboravano col regime di Mussolini.

A 19 anni Horst Tappert, ancora ragazzino, era arruolato con un rango molto basso e nella sua autobiografia "Io e Derrick" aveva spiegato molti anni dopo di essere stato parte della Wermacht e di essere stato impiegato soprattutto nelle ritirate. Anche se avesse voluto, non avrebbe potuto avere potere decisionale nelle angherie del partito nazista e delle SS.

E questo sarebbe uno scoop e\o una verità scomoda?

Guarda caso, la grande rivelazione è venuta fuori dopo che Horst Tappert è morto e non può difendersi.

Tappert nella sua vita ha dimostrato di essere una persona corretta e seria. Quando il figlio Gary ebbe problemi con la legge per debiti e la polizia lo cercava, gli mandò un messaggio televisivo invitandolo a costituirsi.

Non si getta fango su una persona in questa maniera. Ridateci l'ispettore Derrick, molti di noi non si sono ancora stancati di seguirlo in tv.

Il caso della giornalista Norvegese


Una giornalista Norvegese, Siv Kristin Saellmann è stata precettata dalla televisione nazionale per cui lavora, per aver indossato durante un telegiornale un pendaglio con una croce di un centimetro e mezzo.

Il fatto è stato notato dai membri della numerosa comunità islamica locale, che hanno protestato per una presunta imparzialità da parte della giornalista, che è stata rimossa dal telegiornale.

Prendiamo atto che in Norvegia comandano le minoranze. Una croce microscopica, delle dimensioni di un centimetro e mezzo, regalatale dal marito durante un viaggio a Dubai (un paese musulmano, tra l'altro) è diventata la pietra dello scandalo. In una nazione a maggioranza cristiana, una donna non può esprimere il proprio sentimento religioso o semplicemente portare un accessorio di abbigliamento che può avere un richiamo cristiano. 

Mettiamo il caso allora che un cristiano vada a vivere in un paese a maggioranza musulmana e dica alla giornalista del più importante telegiornale: togliti il chador, è segno di discriminazione nei miei confronti. 

Mettiamo che questa persona tenti anche solo di creare un'associazione cristiana in quel paese. Rischierebbe di essere ucciso. Se si emigra in un' altra nazione, se ne accettano usi e costumi. Col tempo, dimostrando una integrazione avvenuta, si può avere voce in capitolo e verranno riconosciuti all'immigrato\a ulteriori diritti, fino a quello di cittadinanza. Pretendere di decidere a scapito della maggioranza, come tentò di fare il vulcanico Adel Smith in Italia con i crocifissi, è segno di scarsa flessibilità e di chiusura mentale. 

La Norvegia accoglie piuttosto bene gli immigrati, interessandosi al loro benessere, e questo è giusto. E' anche giusto che il paese scandinavo non reagisca con violenza a queste provocazioni dei musulmani, ma forse sarebbe meglio incominciare a dire a loro qualche no. 

Essi possono trovare lì  benessere e assistenza da parte di uno stato che si dimostra tollerante, forse anche troppo.

 

Come pietra paziente, percorso di liberazione interiore

Una giovane donna Afghana si ritrova, durante la guerra civile, a dover curare il marito di mezz'età in coma. Si tratta di una persona stimata nella sua città, considerato un eroe di guerra. E' stato ferito in una banale rissa con un commilitone, e ha un proiettile nel collo. La moglie lo cura con delle flebo, mentre intorno cadono le bombe. La casa viene invasa dai soldati, e una famiglia di vicini viene trucidata. La donna si ritrova da sola, senza soldi, a dover curare un uomo immobilizzato.

Per vincere la solitudine gli parla e si mette a raccontare il suo passato, di cui lui non sa tutto: mano a mano vengono a galla segreti scottanti.  La ragazza, che prima si sentiva perduta senza il marito, si rende conto gradualmente di aver acquistato la propria libertà, iniziando a comprendere il senso della femminilità, della dolcezza, dell'empatia. Parlare, e sfogarsi, sarà una vera e propria cura per la sua afflizione.

Il congiunto inerte, non più aguzzino, incapace di una reazione, sarà la sua "pietra paziente": una credenza dice infatti che se si raccontano i propri segreti e angosce ad un sasso, questo ascolterà tutto e prima o poi si romperà, liberando l'anima di colui che si confessa.

Un timido miliziano che viene a far visita alla donna e una zia di dubbia moralità, ma libera dalle restrittive convenzioni sociali di un Afghanistan in parte medievale , completeranno questo percorso maieutico.

Il regista afghano Atiq Rahimi prosegue con la sua coraggiosa opera di narrazione degli aspetti bui dell'Islam, visti con uno sguardo occidentale.  L'artista giunse come rifugiato politico in Francia oltre vent'anni fa, ai tempi della guerra russo-afghana. Si è laureato poi alla Sorbona di Parigi ed è diventato uno scrittore e un regista apprezzatissimo.  "Come Pietra paziente"  è il suo secondo film,  anch'esso, come il primo "Terra e Cenere", tratto da un suo romanzo.

In quest'opera l'artista vuole dimostrare come una persona giovane, ancora curiosa rispetto alla vita e disposta a mettersi in discussione, possa liberarsi da vecchie credenze che la opprimono.

Nel film, per lunghi tratti angoscioso e cupo, la bravura e la bellezza di Golshifteh Farahani portano raggi di luce. Attrice trentenne, iraniana, ormai molto affermata, ha collaborato con vari registi internazionali, soprattutto in Francia. Pluripremiata nei festival di mezzo mondo, si è dedicata anche al teatro e può vantare un'attività lavorativa molto intensa.


La Farahani riesce a calarsi molto bene nella parte della donna subalterna che affina l'ingegno e inventa raffinati sotterfugi per combattere la sopraffazione quotidiana degli uomini.

Significativa è la scena finale, in cui la protagonista  può finalmente sorridere, anche maliziosamente, se vuole, perchè ha la forza morale e l'astuzia di vincere qualsiasi limitazione della sua libertà.

In "Come pietra paziente"  si possono riconoscere tutti coloro che subiscono delle vessazioni, trovando spunti di riflessione e solidarietà umana da parte dell'autore.
Andrea Russo

Sole a catinelle, incassi a pioggia

Pubblicato su: Cinema critico (cinemacritico.it)

Dimenticare la crisi per poco meno di due ore. Guardare il lato positivo delle cose. 

Infondere un po' di ottimismo nelle persone. E' questo l'intento di Sole a Catinelle, terzo lavoro cinematografico di Luca Medici, in arte Checco Zalone. Il suo nome deriva dall'espressione barese: "Che cozzalone!", ovvero che Tamarro. E infatti, il suo personaggio è sempre il solito giovane uomo cafone, che ha furbizia e trovate creative, ingenuo ma vitale e ottimista. 

Il regista Gennaro Nunziante organizza le scene in maniera ottimale, dando il ritmo giusto agli eventi sia con le inquadrature che col montaggio, mettendo il protagonista in condizione di dare il meglio di sè stesso. Checco (si chiama così anche nel film) ha una moglie (Daniela) e un figlio, Nicolò. 

Ha un lavoro fisso, ma proprio nel giorno in cui la moglie perde il lavoro, lui decide di mettersi in proprio vendendo aspirapolveri. Per un certo periodo gli va bene, e inizia a comprare molte cose a debito. Poi però la fortuna gli volta le spalle, giungono gli ufficiali giudiziari a casa per il pignoramento. Daniela, infuriata, lo lascia e lo caccia da casa. Decide dunque di andare in Molise, dove ci sono dei parenti a cui potrebbe vendere gli aspirapolveri. L'estate è cominciata e può portare con sè il piccolo Nicolò, un bambino educatissimo e intelligente, che dapprima si annoia, ma poi vivrà un'esperienza fantastica da ricordare, entusiasta, dopo il ritorno a scuola. L'incontro casuale con un ragazzo problematico e la giovane e avvenente madre francese darà una svolta alle sorti di Checco e della sua famiglia. Lei è infatti membro di una famiglia importante di industriali. Checco entra in contatto con gli ambienti dei vip, combinandone delle belle e spassandosela tra uno yacht, una partita a golf, piscine e perfino una adesione ad una loggia massonica. Lui però sotto sotto continua a pensare a sua moglie... Zalone riesce a superare sè stesso: il film è molto divertente, si ride dal primo all'ultimo fotogramma. Di certo non si tratta di una pellicola raffinata, ma quanti film comici lo sono? Ben pochi. L'effetto da dare alla battuta prevale sul realismo, la leggerezza sui dettagli. Lui è l'unico comico, in "Sole a catinelle": gli altri sono buoni attori ma con caratteristiche un po' diverse. A lui spetta il compito di far ridere, e quindi ha anche il merito di reggere le sorti del film praticamente da solo. Il personaggio di Checco è un inguaribile ottimista, e sebbene sembri avulso dalla realtà, alla fine avrà la meglio. Nel film vi è una critica, calzante, alla classe dirigente,che pensa solo ad arricchirsi non disdegnando mezzi illeciti. C'è anche una stoccata alla politica dell'austerity e dell'europeismo, che non tiene conto delle esigenze di commercianti ed imprenditori. Anche queste critiche vengono mosse con leggerezza, e la comicità di Zalone sembra spiazzante, perchè non è mai troppo a favore nè di una fazione politica, nè dell'altra. Il ministro Renato Brunetta della rifondata Forza Italia ha detto che si tratta di un film in cui rivive il vero spirito del suo partito. Ci permettiamo di dissentire: Checco Zalone , anche nelle sue gags televisive prende in giro sia centrodestra che centrosinistra e fa lo stesso nel film. In questo è più furbo di gente come Benigni (al di là dei paragoni artistici) : comprende che la risata deve essere universale, perchè se ci si schiera, ride solo metà del paese. Zalone si rivolge alla gente comune, che ha bisogno di lavorare ogni giorno per poter tirare avanti. Si propone dunque come un comico per tutti, e non di parte, e la scelta lo ha ripagato. Sole a catinelle ha già incassato 45 milioni di euro in tre settimane circa, ed è uno dei films che ha incassato di più nella storia della cimenatografia italiana. Non bisogna certo scandalizzarsi. Da sempre i films comici fanno più soldi al botteghino degli altri generi: la gente ha i suoi problemi, il suo stress settimanale. Quando giunge il fine settimana vuole ridere e scordarseli. 

Le battute nel film sono esorcizzanti delle paure che in molti hanno adesso. Per chi associa questo lavoro ai cinepanettoni e al genere trash degli anni '70, dichiarando tra l'altro apertamente di non averlo visto, possiamo ribattere che di volgarità qui non ce n'è molta. Solo una o due scene sono un po' di cattivo gusto, ma non si vedono donne nude e forti doppi sensi come è avvenuto in passato. 

Zalone piace molto anche ai bambini per la sua fisicità e le movenze che a tratti diventano quasi da cartoon (si veda la scena ad esempio in cui mangia il cibo vegetariano). "Sole a catinelle" è un film per tutti, e il suo autore Luca Medici è uno dei pochi comici che fa davvero ridere, dati dei botteghini alla mano, tra quelli venuti alla ribalta negli ultimi 15-20 anni. 
Andrea Russo

domenica 10 novembre 2013

I trattati di Maastricht e di Amsterdam

 Tratto dal sito dell'Unione Europea

I trattati di Maastricht e di Amsterdam

Il trattato di Maastricht ha modificato i precedenti trattati europei e ha creato un'Unione europea fondata su tre pilastri: le Comunità europee, la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la cooperazione in materia di giustizia e affari interni (GAI). In vista dell'allargamento dell'Unione, il trattato di Amsterdam ha introdotto gli adeguamenti necessari volti a garantire un funzionamento più efficace e democratico dell'Unione.

I. Il trattato di Maastricht

Il trattato sull'Unione europea, firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht, è entrato in vigore il 1 novembre 1993.

a.Strutture dell'Unione

Con l'istituzione dell'Unione europea, il trattato di Maastricht ha segnato una nuova tappa nel processo volto a creare «un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa». L'UE era fondata sulle Comunità europee (1.1.1. e 1.1.2.) e sostenuta da politiche e forme di cooperazione previste dal trattato sull'Unione europea. L'Unione disponeva di un quadro istituzionale unico, composto dal Consiglio, dal Parlamento europeo, dalla Commissione europea, dalla Corte di giustizia e dalla Corte dei conti: essendo queste, stricto sensu, le uniche «istituzioni» dell'Unione, esse esercitavano i loro poteri in conformità delle disposizioni dei trattati. Il trattato ha istituito un Comitato economico e sociale e un Comitato delle regioni, ambedue investiti di funzioni consultive. Conformemente a quanto previsto dalle disposizioni del trattato, sono stati istituiti un Sistema europeo di banche centrali e una Banca centrale europea, che si aggiungevano alle istituzioni finanziarie esistenti del gruppo BEI, segnatamente la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo d'investimento.

b.Competenze dell'Unione

All'Unione creata dal trattato di Maastricht sono stati attribuiti da quest'ultimo determinati poteri, classificati in tre grandi gruppi chiamati comunemente «pilastri»: il primo «pilastro» era costituito dalle Comunità europee, nel cui quadro le competenze, che erano state oggetto di trasferimento di sovranità da parte degli Stati membri nei settori disciplinati dal trattato, erano esercitate dalle istituzioni comunitarie. Il secondo «pilastro» era formato dalla politica estera e di sicurezza comune prevista al titolo V del trattato. Il terzo «pilastro» era costituito dalla cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni contemplata al titolo VI del trattato. Le disposizioni dei titoli V e VI prevedevano una cooperazione di natura intergovernativa che si avvaleva delle istituzioni comuni ed era dotata di taluni elementi sovranazionali, quali l'associazione della Commissione europea e la consultazione del Parlamento europeo.
1.La Comunità europea (primo pilastro)
La Comunità aveva la missione di garantire il buon funzionamento del mercato unico e, segnatamente, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale e la parità tra uomini e donne. La Comunità perseguiva questi obiettivi, nei limiti delle competenze che le erano conferite, mediante l'introduzione del mercato comune e delle relative misure previste all'articolo 3 del trattato CE e attuando la politica economica e la politica monetaria unica di cui all'articolo 4. Le attività della Comunità dovevano rispettare il principio della proporzionalità e, nei settori che non erano di sua esclusiva competenza, il principio della sussidiarietà (articolo 5 del trattato CE).
2.La politica estera e di sicurezza comune (PESC) (secondo pilastro)
L'Unione aveva il compito di stabilire e attuare, con metodi intergovernativi, una politica estera e di sicurezza comune (6.1.1.). Gli Stati membri erano tenuti a sostenere tale politica attivamente e senza riserve in uno spirito di lealtà e di solidarietà reciproca. I suoi obiettivi erano: la difesa dei valori comuni, degli interessi fondamentali, dell'indipendenza e dell'integrità dell'Unione conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite; il rafforzamento della sicurezza dell'Unione in tutte le sue forme; la promozione della cooperazione internazionale; lo sviluppo e il consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, nonché il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
3.La cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (terzo pilastro)
L'Unione aveva il compito di elaborare un'azione comune in questi settori in base a metodi intergovernativi (5.12.1.), al fine di realizzare l'obiettivo di fornire ai cittadini un livello elevato di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Essa riguardava le seguenti aree:
  • regole sull'attraversamento delle frontiere esterne della Comunità e rafforzamento dei controlli;
  • lotta al terrorismo, alla grande criminalità, al traffico di droga e alla frode internazionale;
  • cooperazione giudiziaria in materia penale e civile;
  • creazione di un Ufficio europeo di polizia (Europol) dotato di un sistema di scambio di informazioni tra forze di polizia nazionali;
  • lotta all'immigrazione clandestina;
  • politica comune in materia di asilo.

II. Il trattato di Amsterdam

Il trattato di Amsterdam che modifica il trattato sull'Unione europea e i trattati istitutivi delle Comunità europee e taluni atti connessi, firmato il 2 ottobre 1997 ad Amsterdam, è entrato in vigore il 1° maggio 1999.

a.Aumento delle competenze dell'Unione

1.Comunità europea
A livello degli obiettivi, è stato posto un accento particolare su uno sviluppo equilibrato e sostenibile e un elevato livello di occupazione. È stato creato un meccanismo di coordinamento delle politiche in materia di occupazione adottate dagli Stati membri ed è stata prevista la possibilità di intervento con misure comunitarie in questo settore. L'Accordo sulla politica sociale è stato incorporato nel trattato CE con alcuni miglioramenti (eliminazione della clausola di non partecipazione «opt-out»). Il metodo comunitario si applicava da allora ad alcuni importanti settori che avevano fatto capo in precedenza al «terzo pilastro» quali l'asilo, l'immigrazione, l'attraversamento delle frontiere esterne, la lotta alla frode, la cooperazione doganale e la cooperazione giudiziaria in materia civile nonché a una parte della cooperazione Schengen, il cui acquis era stato ripreso in toto dall'UE e dalle Comunità.
2.Unione europea
La cooperazione tra Stati membri nei settori della cooperazione giudiziaria penale e di polizia era stata rafforzata definendo obiettivi e compiti precisi e creando un nuovo strumento giuridico analogo a una direttiva. Gli strumenti della politica estera e di sicurezza comune sono stati sviluppati successivamente, in particolare istituendo un nuovo strumento, la strategia comune, una nuova funzione, il «Segretario generale del Consiglio Alto rappresentante per la PESC», nonché una nuova struttura, la «cellula di programmazione politica e tempestivo allarme».

b.Rafforzamento del Parlamento europeo

1.Potere legislativo
Nel quadro della procedura di codecisione, che è stata estesa a 15 basi giuridiche presenti nel trattato CE, il Parlamento e il Consiglio divenivano colegislatori praticamente su un piano di parità. Con le sole eccezioni della politica agricola e della politica di concorrenza, la procedura di codecisione si applicava a tutte le aree laddove il Consiglio poteva adottare decisioni a maggioranza qualificata. In quattro casi (articoli 18, 42 e 47, nonché articolo 151 sulla politica in materia di cultura, che era rimasto immutato) la procedura di codecisione si combinava con l'esigenza di una decisione unanime del Consiglio. Le altre aree legislative soggette all'unanimità non ricadevano nel campo di applicazione della codecisione.
2.Potere di controllo
Oltre al voto di approvazione della Commissione in quanto collegio, il Parlamento europeo procedeva anche, in via preliminare, a un voto di approvazione del presidente designato della futura Commissione (articolo 214).
3.Elezione e statuto dei deputati
Per quanto attiene alla procedura di elezione al Parlamento europeo a suffragio universale diretto (articolo 190 CE), il potere della Comunità di adottare principi comuni si è aggiunto al potere esistente di adottare una procedura uniforme. Nello stesso articolo è stata inserita una base giuridica che consente di adottare uno statuto unico dei deputati. Tuttavia, continuava a mancare una disposizione che consentisse di adottare delle misure in vista dello sviluppo dei partiti politici a livello europeo (articolo 191).

c.Cooperazione rafforzata

Per la prima volta, i trattati contenevano disposizioni generali che consentivano ad alcuni Stati membri, subordinatamente a certe condizioni, di fare ricorso alle istituzioni comuni al fine di organizzare una cooperazione rafforzata tra loro. Questa facoltà si è aggiunta ai casi di cooperazione rafforzata disciplinati da disposizioni specifiche, quali l'Unione economica e monetaria, la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e l'integrazione dell'acquis di Schengen. I settori suscettibili di essere oggetto di una cooperazione rafforzata erano il terzo pilastro e, a condizioni particolarmente restrittive, le questioni che non riguardavano una competenza comunitaria esclusiva. Le condizioni che qualsiasi cooperazione rafforzata doveva soddisfare, nonché le previste procedure decisionali, erano state elaborate in modo da garantire che questo nuovo elemento del processo di integrazione restasse una soluzione d'eccezione e potesse essere utilizzato solo per realizzare progressi in prospettiva dell'integrazione e non per compiere passi indietro.

d.Semplificazione

Il trattato di Amsterdam ha eliminato dai trattati europei tutte le disposizioni che l'evoluzione dei tempi ha reso nulle o obsolete, evitando che gli effetti giuridici che derivavano da esse nel passato risultino interessati da tale soppressione. Esso prevedeva inoltre una nuova numerazione degli articoli dei trattati. Per ragioni di carattere giuridico e politico il trattato è stato siglato e sottoposto a ratifica sotto forma di emendamenti ai trattati in vigore.

e.Riforme istituzionali nella prospettiva dell'allargamento

a.Il trattato di Amsterdam ha fissato a 700 (articolo 189) il numero massimo di membri del Parlamento europeo, in linea con la richiesta di quest'ultimo.
b.La composizione della Commissione e la questione della ponderazione dei voti erano oggetto di un «Protocollo sulle istituzioni» allegato al trattato. In base alle disposizioni di detto protocollo, in un'Unione allargata a un massimo di 20 Stati membri, la Commissione sarebbe composta da un cittadino di ciascuno Stato membro, a condizione che, entro tale data, la ponderazione dei voti in sede di Consiglio sia stata modificata. In ogni caso, almeno un anno prima dell'adesione del ventunesimo Stato membro, una nuova conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri (CIG) dovrebbe procedere a un riesame globale delle disposizioni dei trattati concernenti le istituzioni.
c.Il ricorso del Consiglio al voto a maggioranza qualificata era senza dubbio previsto in alcune basi giuridiche create ex novo dal trattato di Amsterdam. Nondimeno, tra le politiche comunitarie esistenti, solo il settore della politica di ricerca registra nuovi casi di voto a maggioranza qualificata, mentre le altre politiche esigono sempre l'unanimità.

f.Altri temi

Un protocollo fissava le procedure comunitarie per l'applicazione del principio di sussidiarietà. La trasparenza è stata rafforzata grazie a nuove disposizioni sull'accesso ai documenti (articolo 255) e a una maggiore apertura dei lavori del Consiglio in ambito legislativo (articolo 207, paragrafo 3).

Ruolo del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo era consultato prima della convocazione di una conferenza intergovernativa. Il Parlamento partecipava inoltre alle conferenze intergovernative secondo formule ad hoc; nelle ultime tre era rappresentato, a seconda dei casi, dal suo Presidente o da due dei suoi membri.

Il Trattato di Lisbona in sintesi

 Tratto dal sito dell'Unione Europea

Il 1° dicembre 2009 il trattato di Lisbona è entrato in vigore, mettendo fine a diversi anni di negoziati sulla riforma istituzionale.
Il trattato di Lisbona modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, senza tuttavia sostituirli. Il nuovo trattato dota l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.
  1. Un’Europa più democratica e trasparente, che rafforza il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, offre ai cittadini maggiori possibilità di far sentire la loro voce e chiarisce la ripartizione delle competenze a livello europeo e nazionale.
    • Un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo: il Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini dell’UE, è dotato di nuovi importanti poteri per quanto riguarda la legislazione e il bilancio dell’UE e gli accordi internazionali. In particolare, l’estensione della procedura di codecisione garantisce al Parlamento europeo una posizione di parità rispetto al Consiglio, dove sono rappresentati gli Stati membri, per la maggior parte degli atti legislativi europei.
    • Un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali: i parlamenti nazionali possono essere maggiormente coinvolti nell’attività dell’UE, in particolare grazie ad un nuovo meccanismo per verificare che l’Unione intervenga solo quando l’azione a livello europeo risulti più efficace (principio di sussidiarietà). Questa maggiore partecipazione, insieme al potenziamento del ruolo del Parlamento europeo, accresce la legittimità ed il funzionamento democratico dell’Unione.
    • Una voce più forte per i cittadini: grazie alla cosiddetta “iniziativa popolare”, un gruppo di almeno un milione di cittadini di un certo numero di Stati membri può invitare la Commissione a presentare nuove proposte.
    • Ripartizione delle competenze: la categorizzazione delle competenze consente di definire in modo più preciso i rapporti tra gli Stati membri e l’Unione europea.
    • Uscita dall’Unione: per la prima volta, il trattato di Lisbona riconosce espressamente agli Stati membri la possibilità di uscire dall’Unione.
  2. Un’Europa più efficiente, che semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, si dota di istituzioni più moderne e adeguate ad un’Unione a 27 e dispone di una maggiore capacità di intervenire nei settori di massima priorità per l’Unione di oggi.
    • Un processo decisionale efficace ed efficiente: il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio viene esteso a nuovi ambiti politici per accelerare e rendere più efficiente il processo decisionale. A partire dal 2014, il calcolo della maggioranza qualificata si baserà sulla doppia maggioranza degli Stati membri e della popolazione, in modo da rappresentare la doppia legittimità dell’Unione. La doppia maggioranza è raggiunta quando una decisione è approvata da almeno il 55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell'Unione.
    • Un quadro istituzionale più stabile e più semplice: il trattato di Lisbona istituisce la figura del presidente del Consiglio europeo, eletto per un mandato di due anni e mezzo, introduce un legame diretto tra l’elezione del presidente della Commissione e l’esito delle elezioni europee, prevede nuove disposizioni per la futura composizione del Parlamento europeo e stabilisce norme più chiare sulla cooperazione rafforzata e sulle disposizioni finanziarie.
    • Migliorare la vita degli europei: il trattato di Lisbona migliora la capacità di azione dell’UE in diversi settori prioritari per l’Unione di oggi e per i suoi cittadini. È quanto avviene in particolare nel campo della “libertà, sicurezza e giustizia”, per affrontare problemi come la lotta al terrorismo e alla criminalità. La stessa cosa si verifica, in parte, anche in ambiti come la politica energetica, la salute pubblica, la protezione civile, i cambiamenti climatici, i servizi di interesse generale, la ricerca, lo spazio, la coesione territoriale, la politica commerciale, gli aiuti umanitari, lo sport, il turismo e la cooperazione amministrativa.
  3. Un’Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e sicurezza, che promuove i valori dell’Unione, integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo, prevede nuovi meccanismi di solidarietà e garantisce una migliore protezione dei cittadini europei.
    • Valori democratici: il trattato di Lisbona precisa e rafforza i valori e gli obiettivi sui quali l'Unione si fonda. Questi valori devono servire da punto di riferimento per i cittadini europei e dimostrare quello che l’Europa può offrire ai suoi partner nel resto del mondo.
    • I diritti dei cittadini e la Carta dei diritti fondamentali: il trattato di Lisbona mantiene i diritti esistenti e ne introduce di nuovi. In particolare, garantisce le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali rendendoli giuridicamente vincolanti. Il trattato contempla diritti civili, politici, economici e sociali.
    • Libertà dei cittadini europei: il trattato di Lisbona mantiene e rafforza le quattro libertà fondamentali, nonché la libertà politica, economica e sociale dei cittadini europei.
    • Solidarietà tra gli Stati membri: il trattato di Lisbona dispone che l'Unione e gli Stati membri sono tenuti ad agire congiuntamente in uno spirito di solidarietà se un paese dell’UE è oggetto di un attacco terroristico o vittima di una calamità naturale o provocata dall'uomo. Pone inoltre l’accento sulla solidarietà nel settore energetico.
    • Maggiore sicurezza per tutti: la capacità di azione dell'Unione in materia di libertà, sicurezza e giustizia viene rafforzata, consentendo di rendere più incisiva la lotta alla criminalità e al terrorismo. Anche le nuove disposizioni in materia di protezione civile, aiuti umanitari e salute pubblica contribuiscono a potenziare la capacità dell'Unione di far fronte alle minacce per la sicurezza dei cittadini.
  4. Un’Europa protagonista sulla scena internazionale, il cui ruolo viene potenziato raggruppando gli strumenti comunitari di politica estera, per quanto riguarda sia l’elaborazione che l’approvazione di nuove politiche. Il trattato di Lisbona permette all'Europa di esprimere una posizione chiara nelle relazioni con i partner a livello mondiale. Mette la potenza economica, umanitaria, politica e diplomatica dell’Europa al servizio dei suoi interessi e valori in tutto il mondo, pur rispettando gli interessi particolari degli Stati membri in politica estera.
    • La nuova figura di alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è anche vicepresidente della Commissione, è destinata a conferire all'azione esterna dell'UE maggiore impatto, coerenza e visibilità.
    • Un nuovo servizio europeo per l’azione esterna assiste l’alto rappresentante nell’esercizio delle sue funzioni.
    • La personalità giuridica unica conferita all’Unione ne rafforza il potere negoziale, potenzia ulteriormente la sua azione in ambito internazionale e la rende un partner più visibile per i paesi terzi e le organizzazioni internazionali.
    • La politica europea di sicurezza e di difesa, pur conservando dispositivi decisionali speciali, agevola la cooperazione rafforzata tra un numero ristretto di Stati membri.

giovedì 7 novembre 2013

Claudio Borghi, intervista online sull'euro

Claudio Borghi Aquilini, ex dipendente della Borsa di Milano e docente universitario, espone le sue tesi sull'euro.