Avvertenza

È consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
È pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

martedì 27 gennaio 2026

La Giornata della Memoria e il suo uso strumentale: quando la propaganda stride con la realtà




Squarciamo il velo dell'omertà in Italia: chi cerca un posto al sole, nei salotti buoni della politica, del jet set, del business e del giornalismo, spesso ha paura di parlare e soprattutto di muovere una critica alle classi dirigenti Israeliane e ai poteri finanziari di origine Ebraica.

Riflettiamoci: se qualcuno critica una persona importante Italiana noi lo percepiamo come un insulto razzista e una discriminazione verso il nostro paese?

Se un Giapponese o un Africano denuncia le connessioni mafiose tra i gangli della nostra alta burocrazia, i servizi segreti e parte della politica e della finanza del Belpaese, gli diamo del razzista?

Il nostro paese ha bombardato i Balcani in spregio alla propria stessa Costituzione;

ha inviato gli aerei da guerra sui cieli dela Libia, quindici anni fa, 

senza una valida ragione che non fossero gli interessi materiali e strategici in ballo;

se un cittadino del Bhutan o della Mongolia ci facesse notare queste verità piuttosto solide, cosa faremmo? 

Parleremmo di complotto nazista in salsa Asiatica verso la stirpe degli Italiani -brava gente-? 

La risposta la conoscete già: No.

Eppure se critichi la violenza estrema di Israele nei confronti di vari soggetti politici e soprattutto dei civili inermi sei un razzista e un antisemita, per chi sa stare dalla parte del più forte.

Il discorso dunque cambia quando bisogna criticare il Sionismo, che è una forma di nazionalismo Ebraico, suprematista, aggressivo e violento. 

Lo stesso dicasi se si denunciano le azioni del Mossad, che è il servizio di spionaggio Israeliano.

Chi vuole far carriera ha paura di denunciare certi crimini.

Piuttosto, spesso cerca di blandire il potere Sionista.

In questo quadro si inserisce tutta l'attenzione mediatica verso la Giornata della Memoria.

Ricordare le vittime è un atto dovuto. Ogni tipo di violenza va condannato. Sui crimini legati alla Shoah a maggior ragione la stragrande maggioranza della popolazione mondiale è concorde e ferma nella condanna

Cionondimeno il modo cieco e univoco in cui buona parte dell'estabilishment occidentale vi ottempera nasconde soltanto sottomissione e tentativi di compiacimento.

Criticare la barbarie dell'Idf non è antisemitismo. 

Condannare il blocco di cibo, acqua, medicine ed elettricità, i proiettili verso civili inermi, inclusi i bambini è solo un atto di umanità.

Se la finanza Sionista ha un peso politico ed economico in Europa,  esistono inoltre cerchie di persone spietate: 

l'intelligence Israeliana da decenni va ad uccidere a domicilio i propri nemici, evitando tribunali e processi: è successo dopo la Seconda Guerra Mondiale, dopo gli attacchi terroristici alle Olimpiadi di Monaco, dopo il sequestro della nave da crociera Achille Lauro.

Il governo Isreliano, tramite il suo esercito, sta compiendo ancora in queste ore un genocidio verso una popolazione di due milioni di abitanti, costretta a vivere recintata nel proprio territorio di 45 chilometri quadrati.  Da parecchi anni non possono uscire da lì. 

Gruppi di coloni invadono i territori destinati ai Palestinesi dai trattati, si impossessano delle loro case.

Si vive nell'odio.

Non va giustificato il terrorismo, come tutti gli uomini di buona volontà anche io auspico la pace, in ogni dove.

Tuttavia è un dato di fatto che se gli Ashkenaziti non avessero sottratto agli Arabi di Palestina la propria patria, un pezzo alla volta, la spirale immensa di conflitti che ne è seguita non esisterebbe.

Liliana Segre si è sempre guardata bene dal condannare con forza quello che hanno fatto Nethanyau e i suoi soldati negli ultimi anni, chiamando la loro strage per nome: genocidio.

Se hai vissuto le stesse torture, la stessa privazione del cibo, lo stesso tentativo di cancellazione del tuo popolo e poi non ammetti che nel 2026 la Storia si ripete, ad opera di coloro che rappresentano la tua gente e la tua cultura a livello politico, allora c'è un problema.

Il discorso in tal caso si fa irrilevante, inconcludente e irrispettoso verso una intera popolazione martoriata e privata della propria patria.

Nessun commento: