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lunedì 15 settembre 2014

L'illusione della democrazia partecipata

Nella stragrande maggioranza delle democrazie attuali e quelle del passato, l'elezione di rappresentanti che prendano decisioni per conto del popolo è la prassi.

Ultimamente, con movimenti di protesta sorti in mezzo mondo, tra cui il Movimento 5 Stelle in Italia, si torna a parlare di democrazia diretta o partecipata.

Il cittadino, secondo queste formazioni politiche, può prendere delle decisioni schiacciando un pulsante dal computer di casa sua.

La forma di democrazia diretta nella storia è sicuramente quella ateniese. Chiunque godesse dello stato di cittadino poteva votate in un parlamento chiamato Eliea, che aveva come sede un anfiteatro.

Nella Atene all'epoca di Socrate i cittadini erano 30 000 e gli schiavi 170 000. Ogni cittadino aveva diritto ad un modesto assegno di cittadinanza, altro cavallo di battaglia del popolo di Grillo che è presente anche in tanti stati moderni.

I cittadini Ateniesi però, potevano permettersi di occuparsi degli affari di stato e di oziare, sostanzialmente, perchè tanto c'era chi lavorava per loro.

E' riproponibile una organizzazione del potere simile nel mondo moderno?

E poi, avrebbero tutti la competenza per legiferare su tematiche complesse?

Ogni società ha bisogno di una gerarchia, fatti salvi i principi di democrazia e di interesse comune. La cultura però non è democratica: c'è chi la possiede e chi no.

Se i nostri politici non sono sempre preparati come ci aspetteremmo, essi comunque si avvalgono di esperti e di consulenti.  

Certo, ogni sistema ha delle crepe nel suo interno, ma non esiste uno stato perfetto in un mondo perfetto.

Come si potrebbe poi far funzionare in maniera ordinata il voto di milioni di persone ogni giorno?

Chi garantirebbe la trasparenza di tutte queste persone che voterebbero online? Chi dice che la persona dietro lo schermo è proprio quella che dice di essere? Chi sorveglia la efficienza del meccanismo di voto elettronico, visto che nelle votazioni interne svoltesi online sul blog di Beppe Grillo vi sono stati degli hackers che sono riusciti a votare più volte?

Il giornalista non è un indovino

Quando vi sono i dibattiti calcistici durante il campionato, sulle tv locali, spesso intervengono i tifosi che possono parlare direttamente coi calciatori, coi responsabili tecnici o coi giornalisti. 

Una delle critiche che viene mossa più frequentemente alla stampa quando la squadra del cuore non rende in campo è: "Voi siete esperti, dovevate dirlo da subito che questa squadra è scarsa!". 


Il giornalista è una persona che può avere tra le formazioni più disparate. In Italia l'accesso alla professione avviene mediante un esame che segue a un corso o a due anni di praticantato presso una testata. In genere il giornalista si occupa degli argomenti in cui è più ferrato. 


Di sicuro però, nel suo apprendistato non segue corsi di stregoneria, non impara a leggere i fondi del caffè, nè pratica l'aruspicina. Sebbene zone come l'Abruzzo contino nutrite comunità rom con delle zingare che leggono la mano, questo non fa dei giornalisti abruzzesi degli indovini. 


Il futuro non si può predire, si possono valutare i valori sulla carta dei singoli giocatori all'inizio del campionato, li si possono paragonare alle altre rose delle squadre concorrenti, si può obiettare l'utilizzo più o meno improprio di qualche elemento. 


Detto questo, il mestiere del giornalismo si fonda sull'osservazione. Prima avvengono i fatti e poi si interpretano. Non avviene mai il contrario e chi non ne conviene da oggi in poi lo chiameremo Capitan Futuro.

sabato 13 settembre 2014

Corso Vittorio Emanuele II riapre al traffico: commercianti soddisfatti

Il Corso riapre al traffico con qualche modifica

Pescara. Era stato già preannunciato all'indomani della vittoria di Marco Alessandrini alle elezioni comunali. Dopo una fase di studio e di consultazione con i commercianti e iresidenti della zona, si è giunti alla decisione ufficializzata oggi.
Corso Vittorio Emanuele II riaprirà al traffico, dopo essere stato pedonalizzato dalla precedente giunta Mascia, che anzi intendeva anche prolungare i lavori condotti solo su metà della strada.
Il nuovo accesso ai veicoli non sarà però totale come in precedenza: le automobili potranno circolare solo in direzione sud-nord, mentre i mezzi pubblici e quelli di soccorso potranno anche percorrere il senso opposto.
Saranno inoltre prese delle iniziative per fare in modo che l'andatura massima delle auto non sia superiore ai 30 chilometri orari.
Verranno poi posizionate 12 telecamere nelle zone dove vige un regime di traffico limitato.

La strada nelle aree di risulta verrà chiusa

C'è un'altra novità importante però correlata all'apertura del corso: la soppressione della strada provvisoria creata sulle aree di risulta e  della rotatoria nei pressi di Via Teramo.
In questo modo si intende rendere il traffico più fluido nel tratto che collega Via Ferrari a Viale D'Annunzio.

Una decisione nel segno della discontinuità

Il progetto presentato oggi a Palazzo di Città, in definitiva, sconfessa l'operato della giunta Mascia, venendo incontro invece alla maggior parte dei commercianti di Corso Vittorio Emanuele II, che avevano protestato formalmente contro la chiusura del traffico.

Inoltre molti altri cittadini avevano criticato tale decisione, che probabilmente è stata uno dei motivi che sono costati la rielezione di Luigi Albore Mascia alla carica di sindaco.

Certo, la pedonalizzazione di Corso Vittorio Emanuele aveva portato un po' di silenzio e di aria pulita da quelle parti. E' prevalso però quasi a furor di popolo un altro principio: la strada in questione è la più grande di Pescara, è larga decine di metri e prima dell'allargamento dei marciapiedi attuata una decina di anni fa aveva una carreggiata davvero enorme. 

Per molti non si poteva lasciare chiusa ai veicoli una strada così e la nuova giunta ha confermato questo orientamento.



Pescara-Bologna 2-3



 (Foto: ilrestodelcarlino.it)

Pescara bello solo a metà, il Bologna passa all'Adriatico

Il Pescara non convince, in una gara tra le mura amiche contro una delle compagini favorite per la conquista della serie A. Poco importa che nel secondo tempo vi sia stata una reazione: i tre goals subiti dal Bologna nel primo tempo, in cui la difesa è stata estremamente distratta, fanno volgere il giudizio complessivo verso la netta insufficienza.

Per i primi venticinque minuti i ragazzi di Lopez si comportano da grande squadra, giungendo all'Adriatico senza timori reverenziali e cercando dunque di condurre la partita anche in trasferta, come si conviene ad una squadra leader del campionato.

Il Pescara in questo scorcio di partita non sta a guardare, ma nessuna delle due contendenti si rende pericolosa, fatta eccezione per un'incursione di Maniero, che ruba un pallone in area di rigore, si gira e vede respingersi un potente tiro dal portiere Coppola.

Iniziano poi venti minuti di insana follia della retroguardia abruzzese: al 27' Buchel, lasciato libero sulla trequarti, ha tutto il tempo per far partire un tiro molto forte , che si insacca alla destra di Fiorillo. L'aggravante in questo caso è che Buchel viene servito con le mani dal fallo laterale: in questi casi i marcatori hanno il tempo per schierarsi su chi attacca.

Passano due minuti soltanto e Laribi, tutto solo dai trenta metri, serve sulla sinistra Acquaresca, altrettanto solo, che trova uno spiraglio proprio sul lato della porta presidiato da Fiorillo.

0-2 e il Pescara è frastornato,  tanto che pochi minuti dopo, al 37' c'è il terzo goal di Casarini, molto simile al primo: botta dalla porzione centrale della trequarti, difensori avversari latitanti e palla che si insacca alla destra di Fiorillo che nemmeno prova a raggiungerla, vista la parabola molto angolata.

Nel secondo tempo il Pescara reagisce: al 7' della ripresa  Politano traccia una bella punizione crossando al centro dell'area per Salamon, che in tuffo accorcia le distanze di testa.

 Al 18' st tuona ancora il Delfino: Politano tira, Coppola non trattiene il pallone, Pasquato se ne impossessa e tenta di superare il portiere che lo stende. L'estremo difensore viene espulso.

Viene sacrificato allora Cacia per far posto al portiere di riserva Stojanovic.

Dal dischetto Maniero segna con un tiro molto forte e angolato: 2-3. 

I biancazzurri ora ci credono nella rimonta vista anche la superiorità numerica, pareggiata solo negli ultimi minuti dall'espulsione di Salamon. 

L'ultima clamorosa occasione è per i padroni di casa: Melchiorri colpisce di testa dopo un batti e ribatti,  Stojanovic viene scavalcato ma Ceccarelli salva sulla linea di porta.

Il Bologna ha mostrato tutte le sue potenzialità: una difesa accorta, che ha ceduto solo per i meriti tardivi degli avversari nel secondo tempo, e un attacco composto da persone come Cacia e Acquafresca che meritano la massima serie.

Il Pescara ha rovinato tutto nel primo tempo, per riscattarsi solo in parte nel secondo; non ha convinto Guana in un ruolo non suo, quello della mezz'ala. L'attaccante Pasquato, entrato nel secondo tempo, ha cambiato volto alla gara, tracciando bei cross, procurando un rigore e tirando in porta.

giovedì 7 agosto 2014

Balle d'estate: "90 000 persone alla Notte Bianca"

Le balle da megalomania nella storia

Da sempre, in tutte le epoche storiche, gli autori di un evento, sia esso militare o una esposizione commerciale, una festa galante o quant'altro hanno cercato di nobilitare le loro opere aumentandone l'importanza ed esagerando nei particolari.
Garibaldi, per finanziare dell'impresa dei Mille, avviò una raccolta fondi per" Un milione di fucili", che ebbe successo, ma che comunque era volutamente esagerata nel nome per creare un buon auspicio.
Tornando ai nostri giorni, nell'Ottobre del  2008 Veltroni organizzò un raduno del Partito Democratico, ovvero una manifestazione al Circo Massimo con lo scopo di galvanizzare i suoi aderenti nonostante fossero all'opposizione.
Io casualmente ero a Roma in quel periodo e mi ritrovai in prossimità del vecchio stadio di età romana, proprio mentre l'evento stava per cominciare.
Veltroni disse in seguito che avevano aderito al comizio due milioni di persone!
Il fossato del Circo Massimo è grande, ma chiunque, vedendolo, comprende che due milioni di persone non ci stanno dentro.
Convenimmo piuttosto, io e i miei amici, che gli aderenti all'iniziativa dovevano essere dieci volte meno, ovvero 200 000, all'incirca.

Folle oceaniche alla "Notte Bianca?

Una vicenda del genere si è riproposta in occasione della Notte Bianca, ovvero una specie di festa estiva con negozi aperti e spettacoli di strada che si è tenuta a Pescara dal tardo pomeriggio a notte inoltrata di sabato scorso.

Quella sera sono uscito, sono andato per ore in giro per il centro di Pescara, dove ci doveva essere il grosso del viavai.
Vi riporto ciò che ho visto: nella zona di Corso Umberto, di Via Firenze e delle loro traverse pedonali c'era un normale viavai estivo, comunque inferiore a quello dei sabato pomeriggio invernali e sicuramente minore alle normali passeggiate estive di qualche anno fa, quando non c'era la crisi e i turisti erano sicuramente di più.
In Corso Vittorio Emanuele c'erano alcune centinaia di persone, a fronte delle 5 o 6 che si vedevano nei giorni precedenti, con i negozi chiusi di notte.
Insomma, c'era qualche tavolino in più fuori a ristoranti e bars, qualche artista di più in strada, ma la presenza di pubblico era meno di una normale serata estiva qualsiasi.
Ecco invece cosa ha detto il direttore di Confesercenti Giovanni Taucci, tra gli organizzatori della serata:
-La "Notte Bianca" è stato un grande successo, ieri c'erano per le strade del centro 90 000 persone-.
Dello stesso tenore sono state le parole dell'assessore agli eventi del Comune di Pescara Giacomo Cuzzi.
Anche al sottoscritto piace la fantascienza, ma ci sono raduni per queste cose, con tanto di gente mascherata da Darth Vader di Guerre Stellari.
Ragioniamo un attimo. Prima di tutto, come hanno fatto a contare 90 000 persone? Le hanno contate una ad una? E' chiaro che nessuno può fare stime precise in questi casi, ma quando la realtà supera di gran lunga la fantasia, bisogna essere cauti.
Pescara conta poco più di 120 000 abitanti, secondo le stime ufficiali. Dire che in centro, a Pescara, in uno spazio comunque limitato di città, c'erano 90 000 persone, vuol dire sostenere che una popolazione pari ai 3\4 della città erano in centro per la Notte Bianca.
In una situazione di tale assembramento, si dovrebbe far fatica a camminare, si urterebbe qualcuno ogni dieci secondi nel tentativo di andare avanti. Ci sarebbe in definitiva quella situazione che viene definita "lo struscio".
Ciò, oggettivamente, non era visibile, il colpo d'occhio sconfessava immediatamente tale cifra.
Quello che mi chiedo a questo punto è: perchè esaltarsi così tanto? Forse chi ha diffuso queste cifre era in buona fede. A cosa serve però diffondere determinati dati che non fanno fede a ciò che la realtà mostra?  Chi era lì alla Notte Bianca può tranquillamente smentire tale risultato.
A mio personale avviso, l'entusiasmo di Confesercenti e della giunta ha fatto loro vedere un pubblico moltiplicato di 7-8 volte almeno rispetto alla realtà.

Piccolo è bello

Personalmente aderisco alla mentalità giapponese del "piccolo è bello", dell'apprezzare atmosfere rarefatte nonchè luoghi ed oggetti di piccole dimensioni.

Gli americani amano invece fare tutto in grande: grandi strade, grandi autostrade, metropoli con grattacieli di 300 metri, centri commerciali, grandi business internazionali, grandi differenze tra ricchi e poveri, grandi costi per le spese mediche, grande diffusione della criminalità.

E' bello camminare senza la calca, avere i propri spazi, stare con poche persone con cui si ha feeling rispetto a tante che non conosci.
C'è l'ansia ogni tanto da parte di alcuni miei concittadini di vedere Pescara come una metropoli, di esaltarla e di confortarla con città grandi.
Ricordate qualche anno fa la presentazione dell'Aurum (un edificio storico, ex impianto industriale oggi adibito a museo) quando venne restaurato? Venne invitato in pompa magna il sindaco di Barcellona con tanto di fuochi d'artificio (il tutto a spese dei cittadini).

E che dire di quando il Pescara, con grandi sforzi e dopo innumerevoli tentativi, riesce ad andare per un annetto in serie A?  Subito c'è qualcuno che parla di Champions League, di Europa League e della nostra necessità di competere coi grandi clubs.

Mettetevi l'animo in pace: Pescara è Pescara, una bella città di provincia con i suoi pregi ed i suoi limiti. E' un posto vivace, ma anche in certi momenti un posto tranquillo, in cui è possibile organizzare la propria vita senza correre troppo.

Recentemente è stato votato il referendum per l'unificazione di Pescara con Montesilvano e Spoltore, con una maggioranza di sì. Per l'attuazione risultato referendario, se ci sarà, bisognerà aspettare tanto tempo, come quasi sempre avviene in casi del genere.

Certo, una Grande Pescara avrebbe alcuni pregi, come maggiori fondi statali a disposizione e una maggior considerazione da parte di tutti in generale.

Un ingrandimento della città avrebbe però anche degli svantaggi: aumento del costo degli affitti e della criminalità, ad esempio.

Forse è meglio, qualche volta, apprezzare ciò che si ha: la città di D'Annunzio  è un bel posto di provincia, con tante strade pedonali in cui passeggiare e guardare i negozi, con il mare, una grande spiaggia, i turisti d'estate.

Non ci saranno folle oceaniche per le Notti Bianche (che comunque aiutano i commercianti a vendere di più). Di questo, però, ce ne faremo facilmente una ragione.

mercoledì 2 luglio 2014

Analisi dei Mondiali 2014: quando Davide si ribella a Golia




(Mario Balotelli in goal contro l'Inghilterra - Foto : Getty Images South America)

(Pubblicato su: www.pescaraoggi.it)

In questi Mondiali del 2014 le sorprese non sono mancate. Per noi Italiani l'eliminazione al girone è stata un boccone amaro da mandare giù, ma se stigmatizziamo il quadro generale possiamo trarne sollievo.
Il mesto ritorno a casa degli azzurri viene sminuito infatti se si pensa che anche Spagna e Inghilterra hanno salutato il torneo in largo anticipo.

Soprattutto, il girone in cui i nostri si trovavano a competere era molto duro. Costa Rica e Uruguay si sono dimostrate squadre ben organizzate e forti in ogni reparto.

Se guardiamo al prosieguo del campionato, scopriamo poi che agli ottavi la Francia ha faticato non poco ad avere la meglio sulla Nigeria; questo è avvenuto solo nel secondo tempo e dopo l'espulsione ingiusta del forte centrocapista africano Onazi.

Il Brasile ha dovuto fare i conti con un Cile terribile, che si è arreso solo ai rigori. Il capitano Thiago Silva è scoppiato in lacrime, dopo l'ultimo rigore, per sciogliere la tensione accumulata.

L'Algeria è stata superata per 2 a 1 dalla Germania, ma i goals sono giunti solo nel secondo tempo supplementare, quando André Schürrle e Muller si sono ricordati di avere un po' più di tecnica degli avversari. 

Infine la forte Argentina, tutt'altro che fuori forma e imbelle, ha avuto la meglio solo al 119', ovvero alla fine del secondo tempo supplementare, su una Svizzera tonica e fantasiosa (sì avete capito bene: la Svizzera! Una nazionale che fino a pochi anni fa avrebbe festeggiato solo per la qualificazione alla fase finale dei mondiali).

Le stupidaggini sul nostro calcio e sulla nazionale

Alla notizia della nostra eliminazione, si sono scatenate le solite voci becere, eccessive, liete di dare sfogo al loro eterno piagnisteo.
Balotelli è diventato da subito il parafulmine di tutte le invettive urbi et orbi. Se piove, è colpa di Balotelli. Se c'è la crisi, è colpa della sua cresta punk e del fatto che ride poco.

Un articolo di fondo di "La Stampa" se l'è presa con SuperMario solo perchè dopo la partita dell'eliminazione con l'Uruguay si è fatto la doccia in fretta ed è entrato per primo sul pulman.

Una pesante caduta di stile è giunta dai veterani Buffon e De Rossi, eroi del Mondiale 2006, che hanno dato la colpa ai più giovani,  forse per la paura di essere accantonati proprio perchè rappresentano il passato. 

Un comandante non dà mai la colpa ai suoi fanti se ha perso la guerra. Questo lo sa Mister Cesare Prandelli, che si è dimesso immediatamente insieme al presidente della federazione Luigi Abete.

Prandelli ha allenato la nazionale ad Europei e Confederations Cup, facendo una discreta figura, per poi fare flop al mondiale brasiliano. Ha esagerato nel voler imitare gli spagnoli, mettendo in campo la brutta copia del loro gioco, presentando una versione lenta e prevedibile che ha sacrificato molti dei nostri attaccanti in grande forma.

Pazienza, ci ha provato, ma avuto il buon gusto di assumersi le proprie responsabilità e di dimettersi. Cesare Prandelli ai suoi tempi ha già dimostrato di essere un buon giocatore e un ottimo allenatore. E' un esempio di stile e di onestà e per questo rappresenterà sempre degnamente il calcio italiano.

Tra le stupidaggini che sono state dette, eccone un'altra: In Italia non si valorizzano i giovani calciatori. Ma chi l'ha detto? Negli ultimi anni i grandi clubs di casa nostra sono strati ben contenti di affidare i propri campioncini in erba ai sodalizi di serie B e Lega Pro. In quest'ultima categoria sono stati dati dei premi  in denaro alle squadre che schieravano un certo numero di "primavera".

I risultati si sono visti: negli ultimi anni sono venuti fuori ottimi elementi come Balotelli, Destro, Verratti, Immobile, Insigne, Borini, Perin e Icardi tanto per fare una lista non esaustiva.

Si dicevano le stesse cose nel 2006, prima del Mondiale, poi però alzammo la coppa al cielo e gli stessi che scrivevano titoloni negativi sono saliti sul carro del vincitore.

Possiamo sorridere

Ci scordiamo troppo spesso di essere stati coloro che hanno vinto il Mondiale per ben quattro volte, secondi solo al Brasile che ha 5 titoli e davanti alla Germania (3 titoli), Argentina e Uruguay (2) Francia, Spagna e Inghilterra (1).

In definitiva il calcio Italiano, pur essendosi ridimensionato a livello di clubs per via della crisi e di programmi di marketing  non molto avanzati, è ancora molto competitivo.

E' vero che gli Inglesi, che a livello di nazionale stanno peggio di noi, sono da prendere però come esempio per il loro management: creano stadi di proprietà e strategie che permettono di fare incassi molto più alti.

C'è dell'altro però su cui dobbiamo imparare da loro: l'ironia e il non prendersi sul serio. Quando Balotelli ha fatto il gesto dei due goals incassati contro di noi dall'Inghilterra, una testata inglese ha riportato la foto e ha scritto: "Sì Mario, lo sappiamo".

In terra d'Albione, dove il calcio è nato, ricordano che si tratta solo di un gioco.
Andrea Russo




martedì 1 luglio 2014

Per fare un Tony Blair, ci vuole prima una Thatcher





Storia di una Gran Bretagna riformata e di un'Italia ancora ferma

Matteo Renzi è stato accostato da alcuni addetti ai lavori a Tony Blair, il quale, relativamente giovane (43 anni) si sedette sulla poltrona di Primo ministro britannico, rimanendovi per più mandati dal 1997 al 2007. Rincresce sottolineare come il livello dei commentarori politici, anche presso testate di caratura nazionale, sia divenuto piuttosto modesto. 

Si dimentica che Tony Blair ha prodotto una politica sulla falsa riga di quella di Margaret Thatcher: il perseguimento di un modello di Regno Unito che punta sulla finanza e sui servizi, con una moneta forte, bassa inflazione e un grado di tassazione basso. 

L'ammontare delle tasse medie che gravano sul singolo cittadino italiano assomigliano molto di più all'Inghilterra di Harold Wilson e di James Callaghan. Si arrivò ad una tassazione massima di 85% del reddito. 

Sotto l'egida del laburista James Callaghan si verificò quello che fu definito "l'inverno dello scontento". Nella Gran Bretagna dell'epoca i sindacati la facevano da padrone, creando scioperi selvaggi che danneggiavano tutti, con esiti drammatici. 

Inoltre l'inflazione era alta, e per pareggiare la perdita di potere di acquisto dei salari bisognava aumentare gli stipendi. Questo generava però altra inflazione. Callaghan cercò di alzare meno i salari rispetto all'inflazione, in modo da bloccare la spirale. Nacquero scioperi incontrollati, senza una regola di civiltà e di buonsenso. 

Risultato: ci fu un periodo in cui le ambulanze non rispondevano alle chiamate, i cimiteri lasciavano i cadaveri non seppelliti e per le strade di Londra l'immondizia non veniva raccolta. 

Si creò una grave situazione di caos e di incertezza e si tornò alle urne.

Nel 1979 dunque subentrò al potere, in un'elezione anticipata, la conservatrice Margaret Thatcher. Tra i primi provvedimenti che ella prese ci furono l'abbassamento delle imposte dirette e l'aumento di quelle indirette: venivano così scoraggiati i consumi interni (con relativo abbassamento dell'inflazione) e favorite le esportazioni. 

La bilancia commerciale implementò il suo attivo e quando in un paese le esportazioni  superano le importazioni, la sua moneta si rafforza. 

Inoltre venne alzato il tasso d'interesse del denaro da parte della Banca centrale. Quest'ultimo provvedimento fu determinante per il contenimento dell'inflazione. 

La Thatcher continuò poi nella sua politica di costruzione di una moneta forte a cui si associassero bassa tassazione e moderato aumento dei prezzi. Per farlo liquidò le aziende di stato improduttive, privatizzandole: la macchina pubblica divenne più snella, più efficiente e meno sprecona.

Tagliò di molto la spesa pubblica, abbassando il livello generale di imposte. 

Fece inoltre di Londra quello che è oggi, ovvero il cuore della finanza europea e uno dei maggiori poli finanziari del mondo, capace di attrarre risorse e investimenti. 

Altri aspetti della politica Thatcheriana

Il governo della Lady di Ferro (così soprannominata dai russi) si segnalò per una linea della fermezza contro le strategie militari sovietiche. Fu durissima contro i terroristi dell'Ira. Favorì l'acquisto delle case popolari da parte degli assegnatari. 

Inoltre Margaret Thatcher si oppose fermamente all'ingresso della Gran Bretagna nella moneta unica, e questo le costò una rivolta del suo stesso partito, che la sfiduciò dopo tre mandati elettorali.

La Thatcher sulla moneta unica

Ecco cosa predisse la Thatcher sulla moneta unica, poi denominata euro. La storia le ha dato ampiamente ragione: 

"La Banca Centrale Europea non sarà solidale con i paesi più deboli del mediterraneo; la Germania, affetta dalla sua paura dell'inflazione derivante dalla Repubblica di Weimar, si opporrà alla creazione di nuova moneta, imponendo una valuta troppo forte agli altri stati; inoltre essa dominerà l'Europa, visto che, dopo la riunificazione, avrà un peso maggiore di tutti gli altri paesi membri"

Tony Blair: un semplice manutentore dello status quo

Tony Blair, dopo la rivoluzione in senso liberale da parte della Lady di ferro, si limitò a perseguire la politica della Gran Bretagna in cui prosperano tuttora compagnie di assicurazioni e banche. L'unica correzione significativa della precedente politica fu la reintroduzione del minimum wage, ovvero il salario minimo.

La Thatcher, influenzata dalle teorie di Milton Friedman, credeva nella libera contrattazione tra datore di lavoro e sottoposto. Depotenziò dunque i Wage Councils, organi che regolavano e sorvegliavano la retribuzione salariale e a cui industrie e dipendenti dovevano fare riferimento in materia di accordi di lavoro.

Il suo successore e collega di partito John Major non alterò tale stato di cose.

Tony Blair invece pensò bene di reintrodurre il salario minimo, con una retribuzione oraria di 3,60 sterline, adeguata nel corso degli anni a seconda del costo della vita e giunta oggi a 6,30 sterline orarie.

Fu un gesto di civiltà che frenò la corsa al ribasso delle retribuzioni, visto anche che aumentavano gli immigrati disposti a fare i lavori più umili per salari da fame.

Il compito arduo di Renzi

Matteo Renzi non ha preso le redini di un paese in grande salute economica e con un basso livello di disoccupazione come toccò a Blair.

I disoccupati sono saliti al 12,6% del totale, il paese è fermo e non ha certo una attrattività per le aziende straniere, sia per le alte tasse che per la burocrazia farraginosa. Non ha inoltre un polo finanziario come la city di Londra e ha perso la sovranità monetaria in nome di una moneta unica europea che sì ha contribuito a frenare l'aumento del debito pubblico, ma ha portato l'Italia in recessione e l'ha resa schiava dei poteri bancari e dei voleri di Berlino.
Diverso era invece il grado d'indipenenza della Gran Bretagna di Blair che aveva la propria sterlina e la facoltà di decidere le proprie politiche monetarie.

Conclusione

Non paragoniamo più Renzi a Blair: quand'anche essi abbiano delle qualità personali in comune, si tratta di due leaders chiamati ad operare in contesti e periodi storici diversi e che devono per forza di cose procedere in maniera differente.
Andrea Russo 










giovedì 29 maggio 2014

Considerazioni su Luciano D`Alfonso e sulla sua elezione a Presidente della Regione Abruzzo


Luciano D`Alfonso è il nuovo Presidente della Regione Abruzzo: gli Abruzzesi lo hanno votato e la sua una vittoria è frutto del processo democratico. Tanti auguri di buon lavoro a lui, dunque.

Non sono mai stato tenero con Big Luciano e ancora non mi piace la sua politica spregiudicata e molto vicina ai palazzinari.


Detto questo, prendo atto che è stato assolto nei primi due gradi di giudizio nei processi che lo riguardavano come imputato per presunte tangenti.


Ha festeggiato l`elezione in piazza Salotto a Pescara, mostrando il suo grande eloquio e il suo carisma.


Aggiungiamo però che questi risultati sono anche la vittoria di una certa parte della magistratura.

I magistrati sono sempre imparziali? Utilizzano o meno due pesi e due misure? E' vero o no che si svegliano sempre sotto le elezioni, colpendo una parte politica piuttosto che quella opposta?


Gianni Chiodi (presidente uscente della regione Abruzzo e candidato per il centrodestra alle ultime regionali) è stato messo alla gogna e ha perso le elezioni proprio per colpa delle ultime inchieste che lo riguardano.


Ricordo però un diverso approccio da parte dei magistrati nei confronti di  D`Alfonso, ma forse mi sbaglio, ditemelo voi lettori.


Il suo arresto venne deciso una settimana prima di una tornata di elezioni amministrative.


Il procuratore capo di Pescara Nicola Trifuoggi, che aveva partecipato ad iniziative delle sinistre e insieme a D`Alfonso aveva  letto in pubblico brani di Dante, fu così delicato da aspettare la chiusura delle urne (per non turbare i risultati elettorali) e solo dopo farlo arrestare. Inoltre non era stato lui a condurre le indagini sull`ex sindaco, ma i pubblici ministeri Varone e De Ninis.


E` stata usata la stessa delicatezza per Gianni Chiodi e i suoi assessori?


Trifuoggi, che ora se non erro non è più un magistrato, è lo stesso procuratore che oscurò negli anni 80 le reti tv di Silvio Berlusconi dando la sua interpretazione delle leggi in vigore. 


C'era da dedurre che per la legge vi doveva essere solo un monopolio Rai e ai privati che rischiavano coi soldi propri e non con quelli dei cittadini tramite il canone, dovevano spettare solo le briciole.

Ora Trifuoggi è vicesindaco uscente dell` Aquila a fianco del primo cittadino Massimo Cialente, in forza al Pd. Il quadro mi sembra chiaro e lascio a voi fare le vostre considerazioni


Il punto sulle elezioni del 25 Maggio

Facciamo un po` il punto sulle ultime tornate elettorali, per le amministrazioni locali ed il parlamento europeo.
C`è stata, come avevo pronosticato, una forte affermazione dei partiti antieuropeisti.
Sono già in corso le trattative affinchè essi formino una coalizione vera e propria, come ad esempio hanno fatto i Popolari e i Socialisti Europei.

Si parla tanto di una affermazione di Renzi perchè il Pd alle Europee ha avuto poco piè del 30 %. Se è per questo anche Bersani aveva ottenuto una percentuale simile e fu considerata una sconfitta. Certo, stavolta  il centrodestra e Grillo hanno avuto un leggero calo dei voti, ma per i Cinque Stelle un 20%, nella prima tornata di elezioni europee a cui si presentano, mi sembra buono.


Peccato che essi non vogliano allearsi e fare fronte comune contro l`Europa dei banchieri e contro l`Euro, su cui non hanno ancora preso una posizione chiara.


Effettivamente, a livello locale il Pd si è[ imposto abbastanza nettamente, come nel mio Abruzzo in cui abbiamo un nuovo presidente di Regione di sinistra, Luciano D`Alfonso, ex sindaco di Pescara molto amato.


Mi chiedo perchè l` elettorato di sinistra si sia rinfrancato dopo  un anno di governo Enrico Letta e tre mesi di Matteo Renzi.


Letta è stato disastroso, schiavo dei poteri forti europei e il suo governo  ha impoverito ulteriormente il Belpaese in crisi.


Renzi è salito al potere con un colpo di mano indecente e non supportato da un risultato elettorale. Ha  governato tre mesi e al di là della riduzione dei parlamentari fatta all`acqua di rose, non ha fatto un bel niente di sostanziale.


E` uno schiavo anche lui della nomenclatura europea, ha tra i suoi finanziatori banche Lussemburghesi, prima ancora di diventare segretario del Pd è andato a Berlino ad ossequiare Angela Merkel e con le pacche sulle spalle non cambierà questa europa che ha messo l`Italia e altri paesi in ginocchio con le sue regole insensate.


Ci vorrebbe uno come Nigel Farage o Marine Le Pen a mio avviso per tirare fuori l`Italia dal pantano, ma per ora non c`è.