Avvertenza

È consentito riportare e linkare gli articoli di questo sito, a patto che vengano riportati nome, cognome e fonte. L'autore si avvale della facoltà di tutelare i contenuti qui pubblicati nelle sedi e nei modi che riterrà più opportuni.
Il blog di Andrea Russo è un sito di opinione e di intrattenimento. Non è, nè intende, essere una testata giornalistica e non ne ha le caratteristiche (redazione, periodicità fissa, registrazione presso un tribunale, et cetera).
È pertanto dispensato dalle regole riguardanti la stampa nei periodi elettorali.

Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest

giovedì 13 novembre 2014

L`anno prossimo... vado a letto alle dieci, una brillante commedia noir da riscoprire

Recensione e collegamento a youtube con il film completo


Articolo pubblicato su: "L`Opinionista"
www.lopinionista.it - www.lopinionista.it/notizia.php?id=1307

Una costante del cinema d`autore italiano e non solo, è la convinzione da parte dei produttori che esso non possa avere successo presso il grande pubblico. A volte si incassano i contributi statali e la distribuzione diventa quasi un optional.

Ad ogni modo è un postulato indiscusso il fatto che il cinema d`autore sia confinato ai festivals, utilizzato come riempitivo nelle sale cinematografiche durante i giorni di bassa affluenza di pubblico e trasmesso in televisione dalla mezzanotte in poi.

Nel caso di  "L`anno prossimo... vado a letto alle dieci", le cose andarono così: le scene vennero girate nell`estate del 1994. La pellicola fu bloccata dall`ente preposto alla censura e la sua uscita ebbe uno slittamento. La programmazione nelle sale fu poi consentita a patto di tagliare tre scene ritenute non adatte ai minori di 14 anni.

Fu lì che forse i produttori non credettero nelle potenzialità del film, facendolo uscire nelle sale un anno dopo dalla lavorazione, ovvero nell`estate del 1995.

La stagione calda non è esattamente il periodo migliore per lanciare un`opera cinematografica, peggio ancora se è ambientata a Capodanno. 

Anche per quanto riguarda la trasmissione in tv, "L`Anno prossimo... vado a letto alle dieci" fu programmato senza essere pubblicizzato ed in orari notturni.

Il pubblico televisivo delle ore piccole conta però molti cinefili attenti e gli estimatori di questa pellicola oggi sono numerosi.

Un apprezzamento molto importante giunse da Alberto Sordi. Durante una intervista televisiva gli fu chiesto: quali comici, tra quelli nuovi, lei apprezza maggiormente?

A sorpresa il grande attore rispose:" L`altra notte ho visto un film in tv...come si chiama...il prossimo anno vado a letto alle dieci, anzi no, l`anno prossimo vado a letto alle dieci... molto divertente, ecco, è così che si fa un film.."


Una storia che fonde noir e commedia


(Nella foto: Angelo Orlando in una immagine da copertina)

Rosario (Angelo Orlando) litiga con la fidanzata e rovina un capodanno pieno di buone premesse all`amico Poldo (Ricky Memphis). In maniera del tutto imprevista, incontrano una banda di sequestratori sanguinari e pazzoidi.


Il film inizia in maniera leggera e ironica. Sin dalle prime scene vi sono alcuni aspetti innovativi dell`opera di Angelo Orlando, un brillante attore erroneamente ritenuto fratello del più noto Silvio (leggi commenti in basso)


Innanzitutto vi è l`inusitata scelta di affidare la colonna sonora a Roberto Ciotti, un bluesman italiano molto quotato tra gli addetti ai lavori ma sconosciuto al grande pubblico.


Senza fare una piega, Ciotti, che appare anche in un cammeo sotto la pioggia fitta dell`ultimo dell`anno, modula il tema principale a seconda delle situazioni: dall`allegro quasi latino al blues, fino all`atmosfera rarefatta che commenta i momenti più violenti e drammatici, alla maniera del carillon di "Il Buono, il Brutto e il Cattivo".

La strana coppia Orlando-Memphis: il romantico e il duro


Altra novità: Riccardo Fortunati, meglio noto come Ricky Memphis, che all`epoca si era affermato nei ruoli da duro e spesso da delinquente, in questo film è un ragazzo tutto sommato borghese. Si arrabbia qualche volta, ma è ben lontano dall'essere violento.

Il suo eloquio è fantasioso e quasi forbito, pur mantenendo la sua classica inflessione dialettale romanesca: "Rosario guardami per favore, adesso devi cercare di non provocare dolore a me, sono un essere umano anche io, sono un essere umano e ho diritto di non soffrire" (...) E` l`ultimo dell`anno, hai presente? Te la ricordi questa festa? Questa sera non ti è permesso di non essere in vena, (...) Stanotte prima che canti il gallo tu ti divertirai. Stanotte ti voglio solidale con l`umanità, perchè stanotte tu hai una missione, quella di non rompermi le palle!"



Il Ricky Memphis-Poldo che vediamo in questo lavoro ha la barba accuratamente tagliata, è un latin lover dall`occhio languido e di discreto successo. E` inoltre buono e tutto sommato paziente con l`amico complessato Rosario.

Angelo Orlando, dal canto suo, ha scritto e ha girato il film e appare in scena in maniera studiata. Si percepisce che è un attore colto, che si rifà a varie fonti della comicita e della commedia.

C`è in lui qualcosa di Buster Keaton, nelle sue espressioni del viso serafiche e pensose. La sua mimica talvolta si produce in pose stile anni `30, quasi Dannunziane.

Le relazioni amorose di tipo classico, quasi istituzionale, sono una costante dei suoi films. Nonostante non sia prestante fisicamente, i suoi personaggi si relazionano con discreto successo con donne sensibili e un po`intellettuali.

Un cast indovinato di attori emergenti o rigenerati

Nel cast di "L`Anno prossimo... vado a letto alle dieci" ci sono attori all`epoca giovani e quasi tutti non ancora all`apice del successo. 

Luca Zingaretti  è un poliziotto alquanto sprovveduto. 



(Nella foto: Marco Giallini in una scena del film)

Marco Giallini  è il suo assistente altrettanto ingenuo.

Valerio Mastandrea è nei panni di Mirko, un giovane pazzo sanguinario e cocainomane, staccatosi da una banda di sequestratori. 

Ha una ragazza un po` sbandata come lui, interpretata da Claudia Gerini, allora giovanissima ed anche lei investita a quel tempo dai primi bagliori di popolarità.

Mastandrea-Mirko però è superato nella follia da un altro tizio visionario e scaltro. Il suo personaggio è una vera botta di genio da parte dell`autore: "Il Tenente", ovvero il capo della banda, inerpretato da un sorpendente Ninetto Davoli. Il "Tenente" Davoli uccide e usa la violenza come se fosse Bruce Willis e in questo ruolo risulta credibile, anche perchè il regista Angelo Orlando è bravo nel nascondere, con inquadrature appropriate, la bassa statura dell`attore Pasoliniano. 

La sua particolarità  è quella di parlare in versi, con lo sguardo perso nel vuoto.

Nonostante il bagno di sangue che viene messo in scena, il clima da shock è stemperato da alcune battute fulminanti, che fanno piegare in  due dalle risate.

Vi consiglio di prestare attenzione alla scena in cui Zingaretti grida, con un insolito accento spagnolo: "Che aveva visto nel bagnooo... ho detto: che aveva visto nel bagnooo"...



(Ninetto Davoli, Il "Tenente", nella scena del massacro)

Un altro pezzo da tenere d`occhio è quello in cui Davoli fa una strage, prima con un coltello e poi con una pistola. Ha il viso tutto sporco di sangue, lo sguardo folle perso nel vuoto. La stanza offre una scena raccapricciante e lui esclama con un filo di voce: 

"Li ho ammazzati.. li ho ammazzati tutti, come dei cani..."

-Beh, qualche volta... un momento di nervosismo... può capitare a tutti..." interviene Angelo Orlando.                  

Riferimenti ad Andrea Pazienza. La falsa pista "Tarantino"

Il film si ispira ad alcuni fumetti di Andrea Pazienza, un artista che, cresciuto tra Pescara e San Severo,  fu poi molto attivo negli ambienti bolognesi. Creò delle storie allucinate e dei personaggi non certo buonisti, come Zanardi e Pompeo. 

Nella città delle torri scomparve a soli trentatre anni per una overdose di eroina.

Qualcuno ha mosso il dubbio che Orlando si sia ispirato a Quentin Tarantino e al suo genere Pulp.
Tale teoria è poco credibile, per una serie di motivi.

Innanzitutto c`è un fattore cronologico.

Il film che dette il successo a Tarantino fu "Pulp Fiction", uscito a Ottobre inoltrato del 1994 negli Usa e a Dicembre del 1994 in Italia.

Le riprese del film di Orlando terminarono nell`estate del 1994 e presumibilmente la sceneggiatura era cominciata molto tempo prima.

Secondo punto: la comicità del film di Orlando si rifà alla classica commedia all`Italiana.
Certo, c`è un mix di violenza e comicità che lo associa a Tarantino, ma non è stato di certo l`italo americano a inventare i generi horror, splatter e thriller.

Inoltre lo stesso Quentin Tarantino ha rivelato più volte di essersi ispirato ai films poliziotteschi e trash Italiani degli anni `70, da quelli più violenti alla commedia sexy di Lino Banfi.

Un Difetto

L`unico piccolo difetto di questo film è la presenza di un paio di personaggi amici di Rosario, nella festa iniziale, un po` troppo macchiettistici. 

Un degno posto nella storia del cinema

(Memphis e Orlando con Roberto Ciotti in una scena del film)

"L`anno prossimo... vado a letto alle 10" merita sicuramente di essere rivalutato in termini di pubblico, ma questo sta avvenendo grazie alla rete internet. Si tratta di un`opera riuscita nel suo intento: quello di unire noir (o thriller, che dir si voglia) e commedia. 

Il film non propone un linguaggio cinematografico nuovo, nè offre tematiche di rilievo o riflessioni intellettuali.
E` però girato con perizia tecnica e con personalità, senza essere scontato. Ha inoltre alcune buone trovate narrative, i dialoghi sono ben scritti e vi sono delle battute divertenti che ne aumentano il valore.

Sono passati vent`anni già dalla sua realizzazione, 19 circa dalla sua uscita nelle sale e non sembra trascorso così tanto tempo. Di sicuro nella mente degli estimatori resteranno impresse l`atmosfera notturna che dura dal primo all`ultimo fotogramma e la comicità vivace di Angelo Orlando, in quello che fu, a 32 anni, il suo esordio alla regia. 
Andrea Russo



E` possibile qui sopra vedere il film completo da youtube, senza uscire dal blog. Il video è stato pubblicato da terze parti, io mi sono limitato solo a creare un "link".


giovedì 6 novembre 2014

Apologia della ragazza sfigata



Un po` di ordine: il concetto di sfiga

C`è un equivoco di fondo, quando si parla di sfigati e di sfiga.
Si tratta di un termine appartenente al linguaggio giovanile, che alcuni decenni fa non esisteva.

Letteralmente, il termine "sfigato" indica un individuo si sesso maschile a cui manca la disponibilità di una donna e che quindi, non è molto popolare agli occhi dei giovani viziati appartenenti all`era del benessere

Erroneamente si associa questa parola ai nerds, una categoria americana ben più specifica.

I nerds sono ragazzi poco propensi all`igiene, un po` stravaganti, spesso con occhiali vistosi, noncuranti della bellezza fisica. Si trastullano con videogames e fumetti e hanno come punto di riferimento personaggi di fantasia.

Anche se possono rientrare nella categoria degli sfigati, essi non li rappresentano tutti.

Nel senso più utilizzato del termine, uno sfigato è un perdente o più semplicemente uno sfortunato. Poco importa che egli si sia battuto nobilmente per degli ideali, che abbia aiutato i poveri o che abbia notevoli qualità di vario genere.

Se non ha raggiunto il successo materiale, ovvero potere, automobili, case, partners sessuali e soldi, è uno  sfigato, un perdente, una persona di poco conto  che talora è degna di essere disprezzata.

Gli inventori del termine sfiga: chi sono e come agiscono

Colui che coniò il termine sfigato (e i suoi seguaci fino ai giorni nostri) riteneva dunque che un ragazzo a cui il papà ha comprato tutto (auto, titoli di studio e magari anche il posto di lavoro) sia un figo, ovvero l`opposto dello sfigato. E` una persona di cui tenere buon conto, con cui andare in giro a bordo di una bella auto per farsi vedere e guadagnare punti di fronte alle giovani donne.

Questo modo di ragionare, inizialmente nato nel mondo dei giovani, è stato mutuato dagli adulti. I carrieristi, ad esempio, hanno adottato questa filosofia.  

Il nostro costume contemporaneo ancora presenta ampie tracce dello spirito Yuppie. Per chi non lo sa ancora, gli Yuppies erano coloro che credevano di poter fare soldi facili nella congiuntura positiva degli anni `80 e anche dopo, fino a qualche anno fa. 

Ora molti di loro pregano i politici in ginocchio per avere un posto da operatore ecologico.

Costoro sarebbero dunque, secondo la loro stessa mentalità, meglio di un povero che si è pagato gli studi universitari facendo il cameriere in un ristorante. Anche un bambino africano che muore di fame, seguendo questi ragionamenti, è uno sfigato. E` povero, non ha beni materiali, è sfortunato.

Il concetto di sfiga dunque non è accettabile come valore condiviso da una società sana, se si segue una analisi approfondita.

Esso non tiene conto infatti del valore intrinseco di una persona, delle sue qualità e di quello che può offrire agli altri, in termini di aiuto, di lavoro, di emozioni e di affetto.


Riabilitazione della sfigatella

Restando in ambito giovanile, compresi i giovani adulti e non solo gli adolescenti, è doverosa una riabilitazione di una categoria più specifica, che è quella delle ragazze sfigate.

Gli uomini, manco a dirlo, vanno dietro alle ragazze appariscenti, che si mettono in mostra nei locali e nella vita mondana.

Senza generalizzare troppo, però, io ho trovato poca gente con uno spessore umano, tra gli amanti degli ambienti notturni. Magari ce l`hanno, ma non lo utilizzano.

In generale diffido un po` delle persone troppo in vista.

Ho imparato ad esempio che una buona fetta delle ragazze che lavorano in negozi e bar sono scelte in base a criteri di bellezza e non di rado vengono istruite dai datori di lavoro ad essere seduttive con i clienti, con qualche sguardo o con un atteggiamento dolce.


Non è sempre cosi`, ma le giovincelle che lavorano dietro ad un bancone sono abbordate ogni giorno da diversi avventori e hanno la possibilità di stringere relazioni di vario genere.

Hanno, come dico io in gergo economico, "troppo mercato".
Per conquistare il loro cuore bisogna vincere una concorrenza spietata, e anche se poi si mettono con te, sono sottoposte ogni giorno a delle tentazioni. Magari sono anche delle brave ragazze, ma la carne è debole.

Se poi il tuo rapporto con una di loro è in una fase di leggera crisi, come capita a tutte le coppie, loro sanno che una o due persone almeno sono pronte ad entrare in campo e stanno facendo il riscaldamento. Bisbigliano: Mister, fammi giocare!

Ora, io non dico che bisogna scegliersi una "cozza", perchè come diceva la pubblicita` di Nino Manfredi: "Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?"

Bisogna però fare le proprie valutazioni e sapere che dove c`è tanta concorrenza c`è tanto da lottare.

La ragazza sfigata non è sempre brutta.


Magari non cura troppo l`aspetto e con qualche ritocco può essere valorizzata. Magari ha il viso imbronciato e allontana le persone. Forse è immersa nei suoi pensieri. Forse ha le sue cose a cui badare.


Con la sfigata però si può andare oltre la superficialità.

C`è chi evita le donne che stanno a casa a fare l`uncinetto invece che andare nei locali il sabato.
Io ragiono al contrario: "Quella ragazza cucina bene, mi farà dei bei maglioni pronti per l`inverno e forse (non al 100% ma forse) è una persona su cui posso fare affidamento.

Voglio precisare che io non penso assolutamente di essere perfetto. I miei difetti sono tanti, provo ad essere buono, serio ed affidabile, ma non sempre ci riesco.

Qui però si tratta di scelte personali, di quelle che fai seguendo i tuoi gusti, la tua convenienza e le tue inclinazioni.

"Il mio mondo", sono solito ripetere ogni tanto, "devo costruirlo attorno a me, su mia misura"

Sostengo senza mezzi termini che la ragazza sfigata, epurata dalle comitive delle "vamp", delle persone "social" e dai pr, va valorizzata e tenuta nella giusta considerazione.

Le indaffarate e le carrieriste

"Sì che ho capito,

ti interessa più la scuola

e poi del resto chissà come sei brava,
ma scusa,

tra i vari interessi che hai,

dimmi che posto mi dai..."

"Non l`hai mica capito", Vasco Rossi

Il buon vecchio Vasco, di cui tra l`altro non sono un grande supporter, aveva centrato il punto.

Ci sono delle donne molto impegnate, che studiano, lavorano e fanno tante altre cose.

Si dividono tra le indaffarate e le carrieriste. 

Le indaffarate sono quelle che semplicemente amano una vita intensa, con una agendina piena di piccoli impegni e devono portare a spasso il cane, fare la spesa, lavarsi i capelli, andare al corso di yoga o frequentare le lezioni di origami perchè fa trendy.

Tra una lezione di pilates e una di Ponzio Pilates, di voi che siete i loro ragazzi se ne lavano le mani.

Poi ci sono le carrieriste, persone molto determinate che a costo di grossi sacrifici si guadagnano un posto al sole nelle scale gerarchiche di aziende, pubbliche amministrazioni e ambiti lavorativi di vario genere.

Sono donne coraggiose, forti, che lottano per un obiettivo.
E` apprezzabile che una donna sia emancipata, che abbia il proprio lavoro e che si impegni a fondo in quello che fa.

La carrierista però, come tutte le ragazze molto impegnate, non fa al caso mio.

Per fare un esempio, Margaret Roberts Thatcher era una ragazza molto determinata; figlia di un droghiere e politico di una città di provincia, si laureò in chimica e con la sua competenza e il suo carisma scalò le gerarchie del potere britannico.

Divenne la prima donna Primo Ministro del suo paese, mettendo in riga diversi potenziali leaders di sesso maschile.

E` la storia di una brillante carriera, quale che sia la vostra opinione personale sulla Lady di Ferro.

Il marito che le dette il suo noto cognome, Denis Thatcher, era un farmacista. Aveva un lavoro anche lui ma non era così pieno di impegni.

Avrebbe voluto vedere sua moglie molto più spesso. Soffrì moltissimo il fatto che lei fosse continuamente impegnata in ambito politico.

Il figlio Mark, forse proprio perchè entrambi i genitori lavoravano molto e la madre era molto spesso assente, divenne uno spiantato. In passato è stato  coinvolto in affari poco chiari e condannato per vicende relative a bande di mercenari e guerre scoppiate in Africa.

Si può obiettare che Denis Thatcher sapesse delle ambizioni di sua moglie prima ancora di sposarla: "Chi è causa del suo mal pianga sè stesso" o per restare in ambito britannico,

"Chi è causa del suo Mal pianga Shel Shapiro".

La sfigata è sostanza

Tornando al punto focale del discorso, mi va bene stare con una donna che abbia il proprio lavoro e i propri spazi, ma non voglio ne` una carrierista ne` una che si fa troppo i fatti suoi.

La donna di casa, la Nonna Papera della situazione, rappresenta la sostanza, l`arrosto con poco fumo che la pubblicità televisiva ideata dai creativi milanesi non ti fa vedere.

Alla faccia delle passerelle, dei gossip e dei pochi vip, e con buona pace dei tanti che imitano i personaggi famosi nel modo di vivere e nella mentalità.
Andrea Russo

giovedì 23 ottobre 2014

Unione Europea: cosa aspettiamo a mandarla al diavolo?

Dalla Grande Bellezza alla grande monnezza



Nella foto: Marinus Van Reymerswaele, "The Banker and his wife"

Articolo pubblicato su: "L`Opinionista" ( www.lopinionista.it) (http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=1296)

Londra   -   Quando ci si attiene a delle verita` elementari, che anche un bambino o un ignorante possono comprendere, non vuol dire che siamo rozzi o semplicioni. Se poi con abili discorsi retorici e finti tecnicismi si prendono in giro popoli interi, definendo come necessarie politiche che per decenni sono state fallimentari, ebbene, queste idee semplicione o se volete populiste aumentano di fondamento.

Ci hanno detto che gli anni `80 erano stati l`inizio della fine, che erano stati gli anni degli sprechi e che avremmo dovuto essere puniti per il nostro consumismo.

Il debito pubblico, questo grande mostro, ci avrebbe divorati, l`inflazione era un grande male e dovevamo salvarci. Ogni volta che si parlava di queste cose, in Italia le tasse aumentavano, si nominavano governi tecnici perche` i politici non volevano assumersi la responsabilita` delle loro decisioni e si attuavano tagli alla spesa pubblica.

E chi ha voluto queste politiche? Chi ce le ha consigliate?

Si`, sono stati proprio quei signori che sedevano sulle poltrone europee pagate con i nostri soldi e poi hanno fatto lo stesso quelli che sono venuti dopo.

Mentre gli Italiani sonnecchiavano di fronte a queste manovre e accettavano gradualmente l`aumento delle tasse, il peggioramento dei servizi pubblici e la limitazione del loro benessere, la classe dirigente si arricchiva, si spaventava di fronte alle pressioni Europee o piu` spesso si lasciava sedurre da esse, in cambio di laute ricompense in denaro e di poltrone.

E` gia` un bel pezzo che chi vi scrive non segue le vicende politiche Italiane, i cui dibattiti sono incentrati sul nulla e le cui azioni concrete mancano del tutto.

Diciamocelo chiaro una volta per tutte: ai nostri governanti non importa un fico secco di come stiamo noi del volgo e una poltrona nei governi e negli enti dell`Unione Europea vale molto di piu` della prosperita` di un popolo intero.


Promesse vane e paure infondate



Ed ora ritorno alle argomentazioni se volete spicciole, ma inconfutabili di cui scrivevo all`inizio. 
Prima del 1992, quando iniziammo a tassarci e a seguire le regole stupide della grande Comunita` Europea, ci siamo arricchiti o impoveriti?

Quando uscimmo dal Meccanismo Europeo di Stabilita`, ovvero un meccanismo di cambio fisso come e` l`Euro ci guadagnammo o ci perdemmo?

Ve lo dico io: la svalutazione del 20% della moneta che ne segui` portto` grandi benefici all`economia e alle esportazioni.

Vi chiedo un`altra cosa: dopo le tasse e i tagli di Monti, che doveva salvare l`Italia, siamo stati meglio o siamo stati peggio?
I presunti salvataggi di cui si parla dovrebbero servire a migliorare la vita di tutti o a renderla peggiore?

I politici Italiani ci abbindolano con l`idea che se facciamo sacrifici ne trarremo benefici e coglieremo i frutti di questi sforzi. Sono vent`anni che si aumentano le tasse pesantemente, dai primi governi tecnici ad oggi.

Dove sono i benefici? Lo chiedo a nome di una generazione di cui ho la presunzione di essere un portavoce, che e` stata messa in ginocchio da queste politiche. E` colpa di quelli come voi, cari signori Barroso e Van Rompuy, se il mio paese e i vostri, di cui siete stati i leaders, se la passano male.

In alcuni paesi europei si sfiorano cifre sulla disoccupazione giovanile pari al 40% o addirittura del 50% e oltre.

E siccome sapete che la gente e` scontenta, un po` provate a convincerla (con le chiacchiere, perche` di fatti non se ne vede nemmeno uno) e un po` provate a spaventarla.

"Se l`Italia esce dall`Euro, i vostri risparmi spariranno del tutto, la vostra moneta non valra` piu` niente e la merce importata costera` carissima!"

Mah io negli anni `80 ero bambino e mi ricordo che quasi tutti avevano un lavoro, potevano permettersi almeno una casa di proprieta` e fare l`impiegato era considerato da sfigati perche` si pensava di potere fare soldi a palate.

Adesso invece vedo gente con una o due lauree che si scanna con altri laureati per avere un posto da bidello o da spazzino e dice anche: magari potessi avere quella opportunita`! Avrei un posto fisso e potrei avere una macchina e forse anche una casa pagandole a rate!"  E allora ci accorgiamo che anche questi lavori in fin dei conti non erano tanto male.

Negli anni `80 la benzina non costava piu` di adesso, ma semmai di meno anche in proporzione al costo della vita. L`Italia aveva un peso nella politica internazionale e aveva influenza sui paesi mediterranei. Faceva da mediatore nei conflitti del medioriente. In alcuni casi, come nelle crisi di Sigonella e dei missili russi puntati sull`Europa, abbiamo tenuto testa a Stati Uniti e Unione Sovietica.

E` vero: c`era la corruzione, c`erano i servizi segreti deviati, c`erano infiltrazioni mafiose nella politica, ma oggi non ci sono?

So soltanto che allora eravamo un paese benestante, con un alto livello di risparmio privato e oggi no. Allora, cari governanti della seconda repubblica, io preferisco quelli che c`erano prima di voi.

E smettetela di parlarci degli spauracchi inflazione e debito pubblico.
Per parlarne bisogna capire di cosa si tratta.


La balla del debito pubblico



Il debito pubblico non e` altro che spesa a deficit per finanziare il benessere di un popolo. Uno stato che spende a deficit mette soldi in circolazione e arricchisce i suoi cittadini. Uno stato che fa il contrario toglie soldi al popolo per dare soldi alle banche con le quali fa patti scriteriati.

Lo sapete perche` dal 1981 al 2000 il debito pubblico e` raddoppiato? 

No, non e` per colpa di Craxi, come dice qualcuno. Craxi, con tutta la sua corruzione, che comunque si alimentava di soldi dei privati, si era opposto al meccanismo che ha fatto crescere il deficit.
E` successo questo: nel 1981 fu privatizzata la Banca d`Italia e si decise di vendere i titoli di stato solo alle banche. La banca centrale non compro`piu`, come faceva prima, i titoli invenduti per tenere bassi i tassi di interesse.

Benissimo, dopo questa "illuminata" decisione, i tassi di interesse schizzarono in alto, cosi` i soldi da restituire agli istituti di credito diventarono molti di piu`.

Ma dobbiamo preoccuparci del debito pubblico o no, anche se e` aumentato?

No che non dobbiamo: Il Giappone e gli Stati Uniti, che hanno conservato la loro politica monetaria, se ne fregano e hanno deficit enormi, molto piu` alti in proporzione al loro pil rispetto al nostro.

Piuttosto, dobbiamo riprenderci la nostra moneta e le nostre politiche monetarie che abbiamo demandato all`Unione Europea.


L`Inflazione e` un buon segno, quando non e` a doppia cifra



Per quanto riguarda l`inflazione, essa se non e` a doppia cifra e` un bene.

L`inflazione e` segno che la moneta circola e che la gente spende.

Se io vendo una poltrona a `100 euro e vedo che tanta gente la compra, dopo un anno la vendero` a 105 euro, perche` so che la gente la comprera` lo stesso. Questa, in larga scala, si chiama inflazione.

Se invece vedo che nessuno compra la poltrona, dopo un po` la vendero` a 95 euro. Questa si chiama deflazione.

L`inflazione, salvo alcune eccezioni, e` segno di un paese che cresce economicamente.

Se non e` a doppia cifra e i redditi vengono adeguati con leggero ritardo non e` un problema.

La deflazione e` invece una costante di paesi come l`ex Unione sovietica.

L`Unione Europea si e` spesa tanto, con la Germania in testa, per combattere l`inflazione. Ebbene, oggi l`Italia e` in deflazione e la stessa Germania sta rallentando decisamente la sua crescita.
Cara signora Merkel, la pacchia e`finita. L`Euro ormai non conviene nemmeno a te, cosi` come lo hai voluto.

Aggiungo solo un altro esempio: la Gran Bretagna, dove vivo tuttora, ha registrato negli ultimi anni un aumento del Pil di oltre il 4% annuo. Loro,  ovvero gli Inglesi e gli altri sotto la corona, la loro sovranita` monetaria l`anno mantenuta. Loro, i patti europei che non erano convenienti per loro, non li hanno firmati.

E qui in Uk quasi tutti pensano che l`Unione Europea attuale sia una grande immondizia e sostengono invece che l`Italia sia la Grande Bellezza.


Mandiamo al diavolo i falsi amici Eurocrati



Mi ricordo di un ragazzo francese con cui parlai durante un viaggio in treno. Aveva delle cattive amicizie, qualche anno prima. Si trattava di ragazzi di buona famiglia, non violenti e anche acculturati. Erano pero` senza personalita`: dovevano fare tutti la stessa cosa all`interno del gruppo e chi non la faceva era un emarginato, per loro. Se non fumavi eri uno sfigato. Se non avevi il cellulare eri pun poveretto; se non vestivi alla moda e non ti atteggiavi eri un tipetto insigificante. Jean Paul, invece, era uno che pensava con la sua testa.

Si disse: ma sono veramente miei amici questi tizi? Loro vanno a ballare, spendono venti euro ogni sabato per i drinks e a me non piace neanche bere. Perche` devo fare quello che fanno loro?

In poco tempo li mando` tutti a quel paese e si trovo` delle amicizie piu` sincere.

Ecco, noi Italiani dovremmo fare come Jean Paul.

Andrea Russo

* Nota: gli accenti in questo articolo sono un po` fuori posto per via della tastiera non Italiana, che ha tasti differenti.

sabato 20 settembre 2014

Cittadella-Pescara 3-2

Biancazzurri spreconi, Baroni rischia il posto

(A sinistra: Claudio Coralli, attaccante trentenne del Cittadella, è stato l'eroe della partita)

Un Cittadella tutto cuore e grinta ha la meglio sul blasonato Pescara, in una partita rocambolesca che aveva rischiato di perdere. Il Delfino invece risulta addirittura brillante in attacco, ma paga il pegno di una difesa colabrodo.

Al 1' Gerardi si fa notare subito per un diagonale di poco fuori. Passano quattro minuti e ancora Gerardi è protagonista: cross dalla destra e l'attaccante di casa spedisce il pallone in rete, trafiggendo Fiorillo.

Il Pescara reagisce e al 15' Politano su punizione disegna una parabola bellissima che termina nell'angolino basso della rete: 1-1.

Il Pescara domina il campo per tutto il resto del primo tempo e prova a ritoccare il risultato ancora, tre volte con Politano e una con Bjarnason, ma senza successo.

Ma le emozioni più forti devono ancora arrivare: al 2' della ripresa il portiere di casa Valentini respinge uscendo dal'area piccola, Melchiorri ribatte di testa e lo scavalca: 1-2 per il Pescara.

Dopo due minuti Pasquato tenta un pallonetto e per poco non sigla il terzo goal per gli ospiti.

Inspiegabilmente il Pescara fa marcia indietro, e al 14'st Coralli raccoglie un cross dalla sinistra e con un colpo di piatto spedisce la palla in goal da pochi metri.

I granata sembrano rinvigoriti e passano in vantaggio, ancora con Coralli che liberandosi dalla marcatura di un difensore, spedisce una parabola ad effetto a sinistra del portiere Fiorillo.

Nell'arco del secondo tempo, tra gli ospiti, esce Pasquato per far posto a Maniero, quest'ultimo si infortuna poco dopo ed è rilevato da Sowe. Entra Zampano al posto di Melchiorri, ovvero un difensore al posto di un'attaccante e i biancazzurri adottano un 5-3-2. Nel finale Minesso rileva l'ottimo Coralli per i padroni di casa.

La gara termina con la vittoria meritata di un Cittadella che ha avuto il coraggio di crederci fino alla fine. Il Pescara, come nelle precedenti due partite, sembra troppo allungato; c'è distanza tra i reparti e se il suo gioco fatto di lanci lunghi esalta gente come Politano e Pasquato, il centrocampo privo di filtro e la difesa troppo bassa lasciano  spazio agli attaccanti avversari per ragionare e  coordinarsi.

Baroni rischia la panchina, perchè la città del Vate è una piazza esigente e lui ha tanti giocatori di nome su cui contare: 2 pareggi e due sconfitte hanno fatto indispettire i tifosi, che già rumoreggiano sul web.

Foscarini, dal canto suo, può rasserenarsi per un attimo, visto che ha raccolto 7 punti in 4 partite ed è un bottino niente male per le aspettative della sua squadra che con molta dignità lotta ogni anno per la salvezza.

Andrea Russo

mercoledì 17 settembre 2014

Tutti ballano con Beto Berman


Anche se a Pescara l'offerta musicale nelle serate danzanti non sia sempre di  pregio, nella sua zona alcuni musicisti di grande talento trovano il modo di farsi notare. Uno di loro è Beto Berman, che propone brani scelti del cantautorato brasiliano. Beto suona la chitarra prevalentemente in funzione ritmica, ma ogni tanto qui e là è possibile ascoltare degli assoli inappuntabili che virano dal blues al reggae al jazz rock.

La sua voce non ha niente da invidiare a quella di gente nota come ad esempio la stella carioca Djavan. Con il suo ensemble riscalda le serate degli stabilimenti balneari d'estate e dei pubs d'inverno nella riviera abruzzese.

E' probabilmente impossibile non aver voglia di ballare all'ascolto di Beto, sia che suoni "Samba da minha terra" di Dorival Caymmi o brani più recenti, che sa allungare senza risultare mai noioso, infarcendoli di sfumature nordamericane.

Domenica scorsa, nel concerto conclusivo della stagione estiva alla "Lampara", ha proposto una interessante versione di Zazueira intramezzata da accenni della sigla di Starsky e Hutch: la melodia si sposava perfettamente con un sound duro e austero, mentre tanti giovani si dimenavano come matti.

Per quanto riguarda il pubblico, forse non è un caso che ai concerti di Beto le persone sotto l'effetto di sostanze sono poche e sicuramente molto meno rispetto alla maggior parte delle altre serate "disco" o di musica dal vivo.




Il concerto di Domenica è stato un degno saluto all'estate, con una atmosfera di sana gioia collettiva.
Ha impreziosito la serata la presenza di Carmine Ianieri (presente nella foto), sassofonista dalla carriera importante e perfettamente inserito nel sound del gruppo, composto tra l'altro dal batterista Bruno Marcozzi, dal percussionista Stefano Cinti e dal tastierista Davide Scudieri. 

Poi ci sono alcuni inserimenti sporadici di altri amici strumentisti che intervengono a concerto già iniziato ma che sanno il fatto loro e che mandano implicitamente il messaggio che fare il musicista non è solo un mestiere ma può voler dire condividere qualcosa con gli amici.





Non ci si stanca di ascoltare le performances di Beto e compagni, che costituiscono una ventata d'aria fresca nel panorama musicale abruzzese, proprio come il vento delicato che soffia in questi giorni di Settembre.

lunedì 15 settembre 2014

L'illusione della democrazia partecipata

Nella stragrande maggioranza delle democrazie attuali e quelle del passato, l'elezione di rappresentanti che prendano decisioni per conto del popolo è la prassi.

Ultimamente, con movimenti di protesta sorti in mezzo mondo, tra cui il Movimento 5 Stelle in Italia, si torna a parlare di democrazia diretta o partecipata.

Il cittadino, secondo queste formazioni politiche, può prendere delle decisioni schiacciando un pulsante dal computer di casa sua.

La forma di democrazia diretta nella storia è sicuramente quella ateniese. Chiunque godesse dello stato di cittadino poteva votate in un parlamento chiamato Eliea, che aveva come sede un anfiteatro.

Nella Atene all'epoca di Socrate i cittadini erano 30 000 e gli schiavi 170 000. Ogni cittadino aveva diritto ad un modesto assegno di cittadinanza, altro cavallo di battaglia del popolo di Grillo che è presente anche in tanti stati moderni.

I cittadini Ateniesi però, potevano permettersi di occuparsi degli affari di stato e di oziare, sostanzialmente, perchè tanto c'era chi lavorava per loro.

E' riproponibile una organizzazione del potere simile nel mondo moderno?

E poi, avrebbero tutti la competenza per legiferare su tematiche complesse?

Ogni società ha bisogno di una gerarchia, fatti salvi i principi di democrazia e di interesse comune. La cultura però non è democratica: c'è chi la possiede e chi no.

Se i nostri politici non sono sempre preparati come ci aspetteremmo, essi comunque si avvalgono di esperti e di consulenti.  

Certo, ogni sistema ha delle crepe nel suo interno, ma non esiste uno stato perfetto in un mondo perfetto.

Come si potrebbe poi far funzionare in maniera ordinata il voto di milioni di persone ogni giorno?

Chi garantirebbe la trasparenza di tutte queste persone che voterebbero online? Chi dice che la persona dietro lo schermo è proprio quella che dice di essere? Chi sorveglia la efficienza del meccanismo di voto elettronico, visto che nelle votazioni interne svoltesi online sul blog di Beppe Grillo vi sono stati degli hackers che sono riusciti a votare più volte?

Il giornalista non è un indovino

Quando vi sono i dibattiti calcistici durante il campionato, sulle tv locali, spesso intervengono i tifosi che possono parlare direttamente coi calciatori, coi responsabili tecnici o coi giornalisti. 

Una delle critiche che viene mossa più frequentemente alla stampa quando la squadra del cuore non rende in campo è: "Voi siete esperti, dovevate dirlo da subito che questa squadra è scarsa!". 


Il giornalista è una persona che può avere tra le formazioni più disparate. In Italia l'accesso alla professione avviene mediante un esame che segue a un corso o a due anni di praticantato presso una testata. In genere il giornalista si occupa degli argomenti in cui è più ferrato. 


Di sicuro però, nel suo apprendistato non segue corsi di stregoneria, non impara a leggere i fondi del caffè, nè pratica l'aruspicina. Sebbene zone come l'Abruzzo contino nutrite comunità rom con delle zingare che leggono la mano, questo non fa dei giornalisti abruzzesi degli indovini. 


Il futuro non si può predire, si possono valutare i valori sulla carta dei singoli giocatori all'inizio del campionato, li si possono paragonare alle altre rose delle squadre concorrenti, si può obiettare l'utilizzo più o meno improprio di qualche elemento. 


Detto questo, il mestiere del giornalismo si fonda sull'osservazione. Prima avvengono i fatti e poi si interpretano. Non avviene mai il contrario e chi non ne conviene da oggi in poi lo chiameremo Capitan Futuro.

sabato 13 settembre 2014

Corso Vittorio Emanuele II riapre al traffico: commercianti soddisfatti

Il Corso riapre al traffico con qualche modifica

Pescara. Era stato già preannunciato all'indomani della vittoria di Marco Alessandrini alle elezioni comunali. Dopo una fase di studio e di consultazione con i commercianti e iresidenti della zona, si è giunti alla decisione ufficializzata oggi.
Corso Vittorio Emanuele II riaprirà al traffico, dopo essere stato pedonalizzato dalla precedente giunta Mascia, che anzi intendeva anche prolungare i lavori condotti solo su metà della strada.
Il nuovo accesso ai veicoli non sarà però totale come in precedenza: le automobili potranno circolare solo in direzione sud-nord, mentre i mezzi pubblici e quelli di soccorso potranno anche percorrere il senso opposto.
Saranno inoltre prese delle iniziative per fare in modo che l'andatura massima delle auto non sia superiore ai 30 chilometri orari.
Verranno poi posizionate 12 telecamere nelle zone dove vige un regime di traffico limitato.

La strada nelle aree di risulta verrà chiusa

C'è un'altra novità importante però correlata all'apertura del corso: la soppressione della strada provvisoria creata sulle aree di risulta e  della rotatoria nei pressi di Via Teramo.
In questo modo si intende rendere il traffico più fluido nel tratto che collega Via Ferrari a Viale D'Annunzio.

Una decisione nel segno della discontinuità

Il progetto presentato oggi a Palazzo di Città, in definitiva, sconfessa l'operato della giunta Mascia, venendo incontro invece alla maggior parte dei commercianti di Corso Vittorio Emanuele II, che avevano protestato formalmente contro la chiusura del traffico.

Inoltre molti altri cittadini avevano criticato tale decisione, che probabilmente è stata uno dei motivi che sono costati la rielezione di Luigi Albore Mascia alla carica di sindaco.

Certo, la pedonalizzazione di Corso Vittorio Emanuele aveva portato un po' di silenzio e di aria pulita da quelle parti. E' prevalso però quasi a furor di popolo un altro principio: la strada in questione è la più grande di Pescara, è larga decine di metri e prima dell'allargamento dei marciapiedi attuata una decina di anni fa aveva una carreggiata davvero enorme. 

Per molti non si poteva lasciare chiusa ai veicoli una strada così e la nuova giunta ha confermato questo orientamento.



Pescara-Bologna 2-3



 (Foto: ilrestodelcarlino.it)

Pescara bello solo a metà, il Bologna passa all'Adriatico

Il Pescara non convince, in una gara tra le mura amiche contro una delle compagini favorite per la conquista della serie A. Poco importa che nel secondo tempo vi sia stata una reazione: i tre goals subiti dal Bologna nel primo tempo, in cui la difesa è stata estremamente distratta, fanno volgere il giudizio complessivo verso la netta insufficienza.

Per i primi venticinque minuti i ragazzi di Lopez si comportano da grande squadra, giungendo all'Adriatico senza timori reverenziali e cercando dunque di condurre la partita anche in trasferta, come si conviene ad una squadra leader del campionato.

Il Pescara in questo scorcio di partita non sta a guardare, ma nessuna delle due contendenti si rende pericolosa, fatta eccezione per un'incursione di Maniero, che ruba un pallone in area di rigore, si gira e vede respingersi un potente tiro dal portiere Coppola.

Iniziano poi venti minuti di insana follia della retroguardia abruzzese: al 27' Buchel, lasciato libero sulla trequarti, ha tutto il tempo per far partire un tiro molto forte , che si insacca alla destra di Fiorillo. L'aggravante in questo caso è che Buchel viene servito con le mani dal fallo laterale: in questi casi i marcatori hanno il tempo per schierarsi su chi attacca.

Passano due minuti soltanto e Laribi, tutto solo dai trenta metri, serve sulla sinistra Acquaresca, altrettanto solo, che trova uno spiraglio proprio sul lato della porta presidiato da Fiorillo.

0-2 e il Pescara è frastornato,  tanto che pochi minuti dopo, al 37' c'è il terzo goal di Casarini, molto simile al primo: botta dalla porzione centrale della trequarti, difensori avversari latitanti e palla che si insacca alla destra di Fiorillo che nemmeno prova a raggiungerla, vista la parabola molto angolata.

Nel secondo tempo il Pescara reagisce: al 7' della ripresa  Politano traccia una bella punizione crossando al centro dell'area per Salamon, che in tuffo accorcia le distanze di testa.

 Al 18' st tuona ancora il Delfino: Politano tira, Coppola non trattiene il pallone, Pasquato se ne impossessa e tenta di superare il portiere che lo stende. L'estremo difensore viene espulso.

Viene sacrificato allora Cacia per far posto al portiere di riserva Stojanovic.

Dal dischetto Maniero segna con un tiro molto forte e angolato: 2-3. 

I biancazzurri ora ci credono nella rimonta vista anche la superiorità numerica, pareggiata solo negli ultimi minuti dall'espulsione di Salamon. 

L'ultima clamorosa occasione è per i padroni di casa: Melchiorri colpisce di testa dopo un batti e ribatti,  Stojanovic viene scavalcato ma Ceccarelli salva sulla linea di porta.

Il Bologna ha mostrato tutte le sue potenzialità: una difesa accorta, che ha ceduto solo per i meriti tardivi degli avversari nel secondo tempo, e un attacco composto da persone come Cacia e Acquafresca che meritano la massima serie.

Il Pescara ha rovinato tutto nel primo tempo, per riscattarsi solo in parte nel secondo; non ha convinto Guana in un ruolo non suo, quello della mezz'ala. L'attaccante Pasquato, entrato nel secondo tempo, ha cambiato volto alla gara, tracciando bei cross, procurando un rigore e tirando in porta.