Luca Carboni, tra la metà degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 ha raggiunto la sua acmè artistica, mostrando uno stile personale e rarefatto. Una stagione difficile da ripetere, uno stato di grazia ben testimoniato da questo brano. Il video è sbarazzino e semplice, la canzone è romantica ma grintosa
www.youtube.com/watch?v=ysmgNjIvdtY&feature=related
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Ogni mercoledì, ore 19:00 - Ne riparliamo a Budapest
mercoledì 9 giugno 2010
martedì 8 giugno 2010
Francesca Schiavone si gode la vittoria al Roland Garros
domenica 6 giugno 2010
Finisce in parità al Bentegodi. 90 minuti di passione ancora per sapere chi andrà in B.
Splendida cornice di pubblico al Bentegodi, coi tifosi che prediligono la parte alta degli spalti, al riparo dal sole. Presenti anche circa 2000 supporters pescaresi.
Parte bene il Verona che al 3' è già in vantaggio con Ciotola. Il Pescara tiene in mano il pallino del gioco, ma la sua manovra è sterile. Anzi, il passivo potrebbe farsi più pesante quando al 25' Berrettoni si trova libero sulla sinistra, potrebbe accentrarsi e tirare meglio, invece spara alto.
Il tecnico gialloblù Vavassori, cosciente del fatto che gli ospiti hanno tre trequartisti, imbottisce di uomini la loro porzione di campo, inibendo l'iniziativa avversaria. La partita si sblocca al 54', quando Pugliese respinge col braccio un tiro destinato in porta.
Espulsione per lui e rigore per il Pescara. Ganci realizza spiazzando Raphael con una finta.
Il Pescara prende coraggio e infila una serie di azioni pericolose.
La sua supremazia è sancita dal tocco di Sansovini che devia con la parte alta della testa un preciso cross proveniente dalla fascia destra.
E' il 68' e siamo sul 2-1. Sembra fatta per il Pescara, forte della sua superiorità numerica; e invece al quarto minuto di recupero c'è una punizione sulla fascia destra per il Verona: Russo si inserisce bene in area e con una bella rovesciata riapre i giochi.
Se ne riparlerà tra sette giorni allo stadio Adriatico, dopo questo precedente che ha visto le squadre equivalersi non solo sul piano del risultato, ma anche su quello del gioco.
Andrea Russo
Parte bene il Verona che al 3' è già in vantaggio con Ciotola. Il Pescara tiene in mano il pallino del gioco, ma la sua manovra è sterile. Anzi, il passivo potrebbe farsi più pesante quando al 25' Berrettoni si trova libero sulla sinistra, potrebbe accentrarsi e tirare meglio, invece spara alto.
Il tecnico gialloblù Vavassori, cosciente del fatto che gli ospiti hanno tre trequartisti, imbottisce di uomini la loro porzione di campo, inibendo l'iniziativa avversaria. La partita si sblocca al 54', quando Pugliese respinge col braccio un tiro destinato in porta.
Espulsione per lui e rigore per il Pescara. Ganci realizza spiazzando Raphael con una finta.
Il Pescara prende coraggio e infila una serie di azioni pericolose.
La sua supremazia è sancita dal tocco di Sansovini che devia con la parte alta della testa un preciso cross proveniente dalla fascia destra.
E' il 68' e siamo sul 2-1. Sembra fatta per il Pescara, forte della sua superiorità numerica; e invece al quarto minuto di recupero c'è una punizione sulla fascia destra per il Verona: Russo si inserisce bene in area e con una bella rovesciata riapre i giochi.
Se ne riparlerà tra sette giorni allo stadio Adriatico, dopo questo precedente che ha visto le squadre equivalersi non solo sul piano del risultato, ma anche su quello del gioco.
Andrea Russo
La musica per il cinema degli anni '70
In Italia abbiamo una grande trdizione cinematografica, sebbene negli ultimi anni la settima arte accusi un vistoso declino.
Non fa eccezione la musica composta per il cinema, che negli anni '70 ha vissuto un momento magico difficilmente ripetibile.
I protagonisti di quell'epoca erano talenti cristallini. Ennio Morricone non ha bisogno di presentazioni, come del resto Armando Trovajoli (quello di Arrivederci Roma e Aggiungi un posto a tavola)e Piero Piccioni.
Tra i dimenticati e i sottovalutati ve ne sono molti altri. Tanto per citarne alcuni, Daniele Patucchi non si è discostato da quel genere fusion-bossa nova che andava per la maggiore negli anni '70, e a cui non si è sottratto nemmeno il jazz-man Roberto Pregadio.
Piero Piccioni ha firmato le colonne sonore della maggior parte dei films di alberto Sordi negli anni '70-80, e Fred Bongusto cantò la sua "Noi innamorati all'improvviso".
Sono melodie che ci riconducono ad una visione del mondo ristretta, fatta di passioni torbide, di suggestioni notturne dei film riprogrammati ad ora tarda.
Films a volte volutamente di serie B che però non mancavano di lampi di genio. Musiche bellissime abbinate ad obbrobri su celluloide, come "The man from the deep River" di Umberto Lenzi. Film che rispecchia il talento avventuroso di Ivan Rassimov, la cui storia personale è eloquente: il triestino col volto da straniero nella vita era coraggioso e forte come nei suoi films.
Come dimenticare quelle atmosfere struggenti e melodiche, sottolineate spesso dalla voce di sirena di Edda dell'Orso?
Era un jazz brasiliano, una fusion o una bossa nova mai più ripetutesi, e per questo distintive di quel periodo.
Intensi e sostanziali, gli anni'70 non erano certo privi di estremismi stupidi, di un maschilismo autolesionista e di una presunta "vis" che in realtà era puerilismo da fumetto.
Eppure, con tutta la loro ingenuità e volgarità gratuita tali prodotti dello spirito italico sovrastano le pellicole attuali. Siamo vergognosamente (mi dispiace dirlo, ma è così) rappresentati da Scamarcio, da Elio Germano e da Giovanna Mezzogiorno, attori che meritano rispetto, ma che trent'anni fa non avrebbero potuto essere capofila di nessun cinema, se non davanti alla biglietteria.
E così, tra il prendere e il lasciare nella valorizzazione delle musiche di "Emanuelle nera" o di un film con Edwige Fenech, io prendo, senza pensarci due volte.
Quei suoni, alla luce dei nostri giorni, sono addirittura un caposaldo di civiltà che premia il sacrificio, lo studio della musica e un modo di lavorare che unisce inventiva ad una solida cultura.
Il Jazzman Piero Umiliani, tra l'altro autore dell famosa sigla sportiva "Discomania", Alessandro Alessandroni, diventano ideali cavalieri di un'epoca eroica che si allontana sempre più. Vi saluto con la splendida "Susan Theme" di Daniele Patucchi, preannunciandovi una selezione di brani che delizieranno gli amanti del genere.
Una riflessione ultima: forse non è un caso che molti artisti brasiliani vedano nel padre della Bossa Nova un Francese delle colonie, ovvero Henri Salvador. Essa nasce come genere internazionale e non appoggia del tutto i piedi in Brasile in realtà,sebbene vi tragga ispirazione. La dimostrazione è data dalla quantità di autori italiani succitati che fanno parte integrante della sua storia.
Non fa eccezione la musica composta per il cinema, che negli anni '70 ha vissuto un momento magico difficilmente ripetibile.
I protagonisti di quell'epoca erano talenti cristallini. Ennio Morricone non ha bisogno di presentazioni, come del resto Armando Trovajoli (quello di Arrivederci Roma e Aggiungi un posto a tavola)e Piero Piccioni.
Tra i dimenticati e i sottovalutati ve ne sono molti altri. Tanto per citarne alcuni, Daniele Patucchi non si è discostato da quel genere fusion-bossa nova che andava per la maggiore negli anni '70, e a cui non si è sottratto nemmeno il jazz-man Roberto Pregadio.
Piero Piccioni ha firmato le colonne sonore della maggior parte dei films di alberto Sordi negli anni '70-80, e Fred Bongusto cantò la sua "Noi innamorati all'improvviso".
Sono melodie che ci riconducono ad una visione del mondo ristretta, fatta di passioni torbide, di suggestioni notturne dei film riprogrammati ad ora tarda.
Films a volte volutamente di serie B che però non mancavano di lampi di genio. Musiche bellissime abbinate ad obbrobri su celluloide, come "The man from the deep River" di Umberto Lenzi. Film che rispecchia il talento avventuroso di Ivan Rassimov, la cui storia personale è eloquente: il triestino col volto da straniero nella vita era coraggioso e forte come nei suoi films.
Come dimenticare quelle atmosfere struggenti e melodiche, sottolineate spesso dalla voce di sirena di Edda dell'Orso?
Era un jazz brasiliano, una fusion o una bossa nova mai più ripetutesi, e per questo distintive di quel periodo.
Intensi e sostanziali, gli anni'70 non erano certo privi di estremismi stupidi, di un maschilismo autolesionista e di una presunta "vis" che in realtà era puerilismo da fumetto.
Eppure, con tutta la loro ingenuità e volgarità gratuita tali prodotti dello spirito italico sovrastano le pellicole attuali. Siamo vergognosamente (mi dispiace dirlo, ma è così) rappresentati da Scamarcio, da Elio Germano e da Giovanna Mezzogiorno, attori che meritano rispetto, ma che trent'anni fa non avrebbero potuto essere capofila di nessun cinema, se non davanti alla biglietteria.
E così, tra il prendere e il lasciare nella valorizzazione delle musiche di "Emanuelle nera" o di un film con Edwige Fenech, io prendo, senza pensarci due volte.
Quei suoni, alla luce dei nostri giorni, sono addirittura un caposaldo di civiltà che premia il sacrificio, lo studio della musica e un modo di lavorare che unisce inventiva ad una solida cultura.
Il Jazzman Piero Umiliani, tra l'altro autore dell famosa sigla sportiva "Discomania", Alessandro Alessandroni, diventano ideali cavalieri di un'epoca eroica che si allontana sempre più. Vi saluto con la splendida "Susan Theme" di Daniele Patucchi, preannunciandovi una selezione di brani che delizieranno gli amanti del genere.
Una riflessione ultima: forse non è un caso che molti artisti brasiliani vedano nel padre della Bossa Nova un Francese delle colonie, ovvero Henri Salvador. Essa nasce come genere internazionale e non appoggia del tutto i piedi in Brasile in realtà,sebbene vi tragga ispirazione. La dimostrazione è data dalla quantità di autori italiani succitati che fanno parte integrante della sua storia.
mercoledì 2 giugno 2010
Mondiali in Sudafrica, ecco la lista degli azzurri convocati
Si parlava, agli inizi, di un Lippi tradizionalista, intenzionato a portatre con sè nella nuova edizione dei Mondiali il vecchio blocco di giocatori; quelli, in sostanza,che godevano più della sua fiducia in termini umani e calcistici. E invece sono 14 su 23 coloro che non facevano parte della spedizione in Germania.
1 - Gianluigi Buffon (Juve)
2 - Christian Maggio (Napoli)
3 - Domenico Criscito (Genoa)
4 - Giorgio Chiellini (Juve)
5 - Fabio Cannavaro (Juve)
6 - Daniele De Rossi (Roma)
7 - Simone Pepe (Udinese)
8 - Rino Gattuso (Milan)
9 - Vincenzo Iaquinta (Juventus)
10 - Antonio Di Natale (Udinese)
11 - Alberto Gilardino (Fiorentina)
12 - Federico Marchetti (Cagliari)
13 - Salvatore Bocchetti (Genoa)
14 - Morgan De Sanctis (Napoli)
15 - Claudio Marchisio (Juventus)
16 - Mauro German Camoranesi (Juventus)
17 - Angelo Palombo (Sampdoria)
18 - Fabio Quagliarella (Napoli)
19 - Gianluca Zambrotta (Milan)
20 - Giampaolo Pazzini (Sampdoria)
21 - Andrea Pirlo (Milan)
22 - Riccardo Montolivo (Fiorentina)
23 - Leonardo Bonucci (Bari)
1 - Gianluigi Buffon (Juve)
2 - Christian Maggio (Napoli)
3 - Domenico Criscito (Genoa)
4 - Giorgio Chiellini (Juve)
5 - Fabio Cannavaro (Juve)
6 - Daniele De Rossi (Roma)
7 - Simone Pepe (Udinese)
8 - Rino Gattuso (Milan)
9 - Vincenzo Iaquinta (Juventus)
10 - Antonio Di Natale (Udinese)
11 - Alberto Gilardino (Fiorentina)
12 - Federico Marchetti (Cagliari)
13 - Salvatore Bocchetti (Genoa)
14 - Morgan De Sanctis (Napoli)
15 - Claudio Marchisio (Juventus)
16 - Mauro German Camoranesi (Juventus)
17 - Angelo Palombo (Sampdoria)
18 - Fabio Quagliarella (Napoli)
19 - Gianluca Zambrotta (Milan)
20 - Giampaolo Pazzini (Sampdoria)
21 - Andrea Pirlo (Milan)
22 - Riccardo Montolivo (Fiorentina)
23 - Leonardo Bonucci (Bari)
martedì 1 giugno 2010
Il mio nome è nessuno (musiche di Ennio Morricone)
Il mio nome è nessuno - Tema principale
Il mio nome è nessuno - L'Orda selvaggia
Il mio nome è nessuno - L'Orda selvaggia
domenica 30 maggio 2010
Novatunesimo minuto
Uno dei protagonisti del match di oggi a Pescara è sicuramente Samuele Olivi: nel finale del secondo tempo ha salvato un pallone destinato in rete al termine di una delle poche azioni degne di nota della Reggiana.
"E' il mio mestire evitare i goals, qualche volta ci riesco, qualche volta no. Sto bene, sia di testa che di gambe, come il resto della squadra".
Ganci, che impone sempre di più in campo, partita dopo partita, la sua personalità, esalta la grande concentrazione della compagine biancoazzurra: "E' merito del mister Di Francesco, abbiamo reso tutti molto con lui, di certo qualche punto per strada lo abbiamo perso e si poteva evitare, ma oggi come negli ultimi mesi abbiamo fatto un lavoro di cui andare fieri. Il Verona è una bella squadra e non dobbiamo pensare di partire favoriti per la finale: dobbiamo giocarcela fino in fondo anche contro di loro".
De Cecco scherza su di lui: "Gli avevo promesso la mia macchina se fosse arrivato a quota 12 goals: è a 10 ora, quasi quasi spero che non segni ancora".
Noi speriamo invece che il presidente tra quindici giorni abbia un'automobile in meno e magari conceda anche un navigatore satellitare, a patto di poter festeggiare in piazza il ritorno in B.
"E' il mio mestire evitare i goals, qualche volta ci riesco, qualche volta no. Sto bene, sia di testa che di gambe, come il resto della squadra".
Ganci, che impone sempre di più in campo, partita dopo partita, la sua personalità, esalta la grande concentrazione della compagine biancoazzurra: "E' merito del mister Di Francesco, abbiamo reso tutti molto con lui, di certo qualche punto per strada lo abbiamo perso e si poteva evitare, ma oggi come negli ultimi mesi abbiamo fatto un lavoro di cui andare fieri. Il Verona è una bella squadra e non dobbiamo pensare di partire favoriti per la finale: dobbiamo giocarcela fino in fondo anche contro di loro".
De Cecco scherza su di lui: "Gli avevo promesso la mia macchina se fosse arrivato a quota 12 goals: è a 10 ora, quasi quasi spero che non segni ancora".
Noi speriamo invece che il presidente tra quindici giorni abbia un'automobile in meno e magari conceda anche un navigatore satellitare, a patto di poter festeggiare in piazza il ritorno in B.
Stadio Adriatico: prove tecniche per la serie B. I biancoazzurri si scatenano e infliggono una pesante lezione alla Reggiana.
Un Pescara sontuoso, quello visto oggi allo stadio Giovanni Cornacchia nella semifinale dei play-off.
Supportati da un pubblico che ha gremito ogni ordine di posti (escluso, per ragioni di sicurezza, il settore ospite) e da una coreografia di bandiere e striscioni commovente, gli Adriatici hanno fatto strazio di una Reggiana apparsa nettamente inferiore: il 2 a 0 finale, seguito allo 0-0 dell'andata, è il loro biglietto di viaggio per la finale di andata a Verona.
Gli ospiti non sfigurano troppo nel primo tempo, pur subendo l'iniziativa martellante della squadra di casa, e non proponendo una controffensiva degna di nota. Ma già al 17' Ganci va a segno, grazie alla sua capabietà e ad un'azione ben costruita. Imbeccato da Sansovini con un passaggio rasoterra, l'attaccante nativo di Milano esplode un violento tiro che piega le mani a Tomasig; l'estremo difensore reggiano non blocca, errore plausibile in serie C1, ma pur sempre un intervento imperfetto; la palla si impenna e finisce alle sue spalle, l'attaccante esulta sotto la curva. Già si presagisce che la partita sarà a senso unico.
Nel secondo tempo fanno il tiro a segno Dettori (che al 4' supera il portiere ma poi si defila troppo e non trova la porta), Ganci al 15', Soddimo allo scadere con un paio di iniziative.
Senza tralasciare ovviamente, lo splendido goal su azione personale di Zizzari, che subentrato a Sansovini si invola sulla fascia sinistra ed esplode un diagonale pieno di rabbia. E' un calcio alle critiche subite per il suo precedente stato di forma non sempre smagliante. L'unica grande oportunità della Reggiana passa per gli scarpini di Alessi ma Olivi salva a pochi centimetri dalla linea di porta.
Al termine della gara si contano 13 conclusioni del Pescara, di cui 8 nello specchio della porta, contro due tiri in porta dei granata.
Il Pescara è in grande forma fisica, a testimoniarlo paradossalmente ci sono i 18 falli motivati più che da reale necessità, da un'eccesso di vigore agonistico; e a fine gara i ragazzi di Di Francesco sembravano avere ancora birra in corpo.
Adesso ci sono 180 minuti di passione nella doppia finale con il Verona, ma tra gli abruzzesi c'è ottimismo: se il Delfino gioca come oggi, saranno davvero poche le chances per gli scaligeri di spuntarla.
Andrea Russo
Supportati da un pubblico che ha gremito ogni ordine di posti (escluso, per ragioni di sicurezza, il settore ospite) e da una coreografia di bandiere e striscioni commovente, gli Adriatici hanno fatto strazio di una Reggiana apparsa nettamente inferiore: il 2 a 0 finale, seguito allo 0-0 dell'andata, è il loro biglietto di viaggio per la finale di andata a Verona.
Gli ospiti non sfigurano troppo nel primo tempo, pur subendo l'iniziativa martellante della squadra di casa, e non proponendo una controffensiva degna di nota. Ma già al 17' Ganci va a segno, grazie alla sua capabietà e ad un'azione ben costruita. Imbeccato da Sansovini con un passaggio rasoterra, l'attaccante nativo di Milano esplode un violento tiro che piega le mani a Tomasig; l'estremo difensore reggiano non blocca, errore plausibile in serie C1, ma pur sempre un intervento imperfetto; la palla si impenna e finisce alle sue spalle, l'attaccante esulta sotto la curva. Già si presagisce che la partita sarà a senso unico.
Nel secondo tempo fanno il tiro a segno Dettori (che al 4' supera il portiere ma poi si defila troppo e non trova la porta), Ganci al 15', Soddimo allo scadere con un paio di iniziative.
Senza tralasciare ovviamente, lo splendido goal su azione personale di Zizzari, che subentrato a Sansovini si invola sulla fascia sinistra ed esplode un diagonale pieno di rabbia. E' un calcio alle critiche subite per il suo precedente stato di forma non sempre smagliante. L'unica grande oportunità della Reggiana passa per gli scarpini di Alessi ma Olivi salva a pochi centimetri dalla linea di porta.
Al termine della gara si contano 13 conclusioni del Pescara, di cui 8 nello specchio della porta, contro due tiri in porta dei granata.
Il Pescara è in grande forma fisica, a testimoniarlo paradossalmente ci sono i 18 falli motivati più che da reale necessità, da un'eccesso di vigore agonistico; e a fine gara i ragazzi di Di Francesco sembravano avere ancora birra in corpo.
Adesso ci sono 180 minuti di passione nella doppia finale con il Verona, ma tra gli abruzzesi c'è ottimismo: se il Delfino gioca come oggi, saranno davvero poche le chances per gli scaligeri di spuntarla.
Andrea Russo
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