Negli ultimi tempi trovano spazio sui media delle figure particolari di esuli, che "combattono" per la propria patria stando all'estero ma allo stesso tempo chiedono che un altro stato gli faccia la guerra, esportando la democrazia e rimuovendo il regime in corso.
Vi riporto questo virgolettato:
"Con tanto malincuore e con tanto dolore" "l'attacco di Israele è l'unica soluzione per liberarci dal regime" e quindi si augura che "Benjamin Netanyahu faccia cadere "la testa del serpente". Rhamtin Ghazavi, tenore Iraniano, ha affermato pochi mesi fa.
"Seguo questi bombardamenti - spiega all'ANSA - come un parente stretto di una persona gravemente ammalata che stanno mandando in sala operatoria anche a rischiare la vita, ma che sa che questa è l'unica soluzione. E' la legge della natura, lo dico con tanto malincuore e con tanto dolore, perché i miei genitori e i miei amici sono ancora in Iran".
Più in là, nell'articolo, quasi difende Israele affermando che la gente giudica Israele solo per quanto avviene a Gaza.
(e sì, che vuoi che siano i fatti di Gaza, una scaramuccia condominiale vero?)
Insomma, ci sono i tuoi amici e genitori in patria, ma auspichi i bombardamenti, in cui potrebbero morire tutti.
Dello stesso tenore furono le dichiarazioni della esule Hana Namdari, giornalista.
"Io ho mia madre lì. (..) mi dice, questa non è vita, non poter vedere i miei figli, stare lontano da loro, io sono già morta, quindi ben venga una guerra" (video in basso)
Il dolore di questi due Iraniani all'estero si avverte e merita rispetto, ma le conclusioni a cui giungono non mi sembrano condivisibili.
Gli stessi contenuti sono da anni perorati dalla Premio Nobel Maria Corina Machado:
Così riporta la rivista "Domani", anche se il riscontro su tali dichiarazioni è facilmente rinvenibile su tante fonti ed è cosa arcinota.
Ci sono esuli Venezuelani che hanno patito le ristrettezze economiche degli ultimi anni. Festeggiano il rapimento di Maduro nonostante le decine di morti nel raid Americano di pochi giorni fa. Festeggerebbero ancora se, come messo in preventivo dallo stesso Trump, gli Usa tornassero moltiplicando la potenza di fuoco e uccidendo migliaia di persone?
Una delle loro motivazioni sul furto americano del petrolio è: "tanto lo davamo quasi gratis a Cina e Russia prima, per poche medicine e armi".
Non è proprio così: Cina e India commerciavano con il Venezuela, alla pari, senza minacciarlo. Se il paese versa in condizioni misere e se il petrolio non può essere estratto, raffinato e venduto nelle condizioni giuste e al prezzo ottimale è anche per via delle sanzioni Usa, grazie alle quali il paese Caraibico non può commerciare con decine di nazioni.
Conclusioni
È come se un Italiano del 1930 si fosse augurato la distruzione del proprio paese e la morte di migliaia e migliaia di persone per mano di un nemico esterno pur di far cadere il regime fascista.
E una volta liberato il paese dal dittatore, resta il nemico che lo ha distrutto.
Quel paese rimarrà sottomesso al suo volere per chissà quanti decenni. O forse vogliamo negare che l'Italia stessa sia un paese vassallo degli Stati Uniti da quando ha perso la Seconda Guerra Mondiale?
Teniamo conto che all'Italia è andata anche bene, perchè dopo la guerra ha fruito comunque di un buon tenore di vita, seppure la sua democrazia sia fortemente limitata dal volere di Washington e non solo.
Gli Iraniani, invece, credono davvero che gli Israeliani e le loro bombe gli porteranno un futuro migliore? Davvero pensano che Israele e Stati Uniti lanceranno un piano Marshall a loro beneficio?
O forse finiranno come Libia e Iraq?
E i Venezuelani, credono davvero che gli Stati Uniti porteranno la democrazia, stando ai loro ordini? Col petrolio rubato dalle compagnie private? Certo, finirebbero le sanzioni Usa e questo aiuterebbe l'economia, ma sarebbe cedere a un ricatto: o ti sottometti o ti riduco alla fame.
Ci avete mai pensato che gli Stati dove ci sono i cosiddetti regimi sono quasi tutti ex colonie?

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