Hai una storia da raccontare? Scrivimi: andrearusso1979@hotmail.it

giovedì 4 febbraio 2010

Per ma la corazzata Potemkin...



www.youtube.com/watch?v=Ab-_vVNb9UI

martedì 2 febbraio 2010

Gli Italiani hanno ripreso ad emigrare. La singolare storia di Karim.

Gli italiani hanno ripreso ad emigrare. E non è un fenomeno solo degli ultimissimi anni. Burocrazie lente e inefficienti, sistema del lavoro poco meritocratico, prevaricazione dei datori di lavoro, troppe tasse.

La singolare storia di Karim Gorjux: un Italiano della provincia di Cuneo emigrato in Lituania, paese più povero del nostro sulla carta, ma che gli sta dando delle soddisfazioni.

L'intervista proviene da uno dei più famosi siti di italiani all'estero, "Italians in fuga".

D: Ci racconti come sei finito in Lituania?

R: La storia è veramente lunga, ma bene o male sul mio blog parte proprio dall’inizio di tutta questa avventura. Nel lontano 2003 un mio amico vola per le vacanze a Riga, in Lettonia. Lui ha la mia età e in quell’anno aveva 23 anni.

Dopo ben due settimane a Riga, si innamora perdutamente di una ragazza e pur di avvicinarsi ad essa, riesce ad organizzare l’erasmus a Klaipeda, in Lituania, che dista “soli” 400km dalla capitale lettone.

Come ogni buon studente erasmus che si rispetti, il mio amico invità me a stare da lui per una vacanza durante l’inverno tra il 2004 e il 2005 ed è qui che a Klaipeda conobbi Rita, la mia attuale moglie.

D: Che lavoro fai?

R: Mi occupo di consulenze informatiche e lavoro esclusivamente online. Ho un sito che descrive bene i miei servizi ed i clienti li trovo per passaparola e conoscenze. Usando skype, un sito web e la fantastica connesione ad internet che la Lituania offre, mi posso permettere di lavorare in casa senza problemi.

D: Come fai per la lingua?

R: In Lituania la maggior parte delle persone parla l’inglese. Il Lituano lo capisco per un buon 50%, per le cose importanti, di prima necessità, non ho problemi, ma tutto sommato lo parlo ancora troppo poco.
In casa, dato che abbiamo una figlia, parlo solamente italiano per permettere alla bimba di crescere bilingue. Con mia moglie invece ho instaurato la buona abitudine di parlare italiano dopo poco tempo che ci siamo conosciuti in modo da insegnarle la mia lingua.

D: Cosa offre la Lituania che l’Italia non offre?
La Lituania è un paese europeo con una storia travagliata e, rispetto all’Italia, una carenza di “mezzi”. La Lituania non è un paese ricco, è piccolo ed è abitato da appena 3 milioni e mezzo di persone. L’inverno è freddo e buio, le estati sono fresche e ventilate.

R: Molti pensano alla Lituania come un paese dell’est, ma a differenza dello stereotipo della Romania, Moldovia o paesi geograficamente ad est, la Lituania si trova a Nord dell’Europa a poche centinaia di km dalla penisola scandinava. Klaipeda, la città dove vivo, si affaccia sul mar baltico e dista 400 km da Stoccolma.

Politicamente la Lituania apparteneva all’est europeo, dato che solo dal 1991 è indipendente dall’ex URSS. Ora nel 2010 la Lituania è un paese che tenta di crescere a discapito delle apparenze e del passato.

Da italiano ci sono molte cose che la Lituania offre e che in Italia non trovo o non esistono:

L’asilo per mia figlia è economico, professionale, attrezzato e soprattutto disponibile. Porto mia figlia alle 7:30 del mattino e vado a prenderla alle 17.

Internet sia wifi che residenziale è veloce ed economico. Persino il bus che collega la città alle capitali come Riga o Vilnius, ha il wifi internet tra i suoi servizi.

Le banche sono economiche e aperte tutti giorni fino a sera inoltrata, persino la domenica.

I negozi di alimentari sono aperti fino alle 22.

C’è un’ampia disponibilità di taxi e taxi collettivi per poter girare la sera se si vuole gustarsi un po’ di vino al ristorante.

L’autostrada è gratuita e ben curata.

I lavori pubblici sono veloci ed efficaci. Spesso lavorano ad orario continuato, anche la notte

Le spiagge sono TUTTE pubbliche, non esiste il concetto di spiaggia privata

La burocrazia è praticamente inesistente.

I trasporti pubblici funzionano e tutti paesi sono collegati con servizi bus.

Queste sono le cose che mi sono venute in mente, ma sul mio blog, negli anni ho pubblicato articoli dettagliati su questo argomento.

Quali sono le difficoltà di emigrante in Lituania?

Italiano? Celentano! MAFFIA! Maccaroni! Molte volte mi sento stereotipato appena dico di essere italiano, la nostra fama mi precede, ma per fortuna non è sempre un fatto negativo.

I Lituani, generalmente, hanno una buona opinione dell’Italia, ma negli ultimi anni, l’invasione turisti italiani in Lituania attratti dalle belle ragazze (le lituane hanno la fama di essere tra le più belle donne d’europa), ha esportato l’esatta rappresentazione dello sterotipo che paesi come gli Stati Uniti, l’Inghilterra o la Germania (tanto per citarne alcuni) hanno di noi.

Di conseguenza mi capita di conoscere persone diffidenti semplicemente perché sono italiano, ma a Klaipeda gli italiani residenti sono davvero pochi e quindi non è un problema così grave da farmi sentire un emarginato.

La Lituania piace a chi….

Piace a chi ama il nord, il freddo, le foreste, i laghi, la natura e le bionde.
Da turista la Lituania è da visitare assolutamente nel periodo Giugno - Luglio, se avete fortuna di essere qui in un bel periodo vi potete anche fare il bagno nel baltico.

Da residente posso consigliare la Lituania a chi piace una vita tranquilla in un paese dalla bassa densità demografica ed immerso nella natura. Occhio all’invero però! Il buio ed il freddo non sono consigliati alle persone solari e a rischio depressione.

D: Consigli per chi vuole seguire le tue orme?

R: Il problema più grande per chi vuole venire a vivere qui sono i soldi. Escludo a priori la possibilità di lavorare per un’azienda lituana, il dover imparare la lingua e un compenso che difficilmente arriva a 600€ mensili è una soluzione rischiosa e difficile. Ci sono buone opportunità per gli investitori visto il prezzo contenuto della mano d’opera e l’assenza di dogane alle frontiere.

Un’ultima possibilità sarebbe quella di farsi assumera da un’azienda italiana (o comunque appartenente ad eurolandia) con sede in Lituania e farsi trasferire qui con lo stipendio in euro. Chi ci riesce ha praticamente fatto un terno al lotto.

Io ho scelto di farmi pagare in euro, ma pagare le tasse in Lituania, ma il mio lavoro è prettamente legato all’informatica ed a internet.

http://www.italiansinfuga.com/2010/01/15/emigrare-in-lituania-da-chi-lha-fatto/


Il blog di Karim: www.karimblog.net

Cambiamo gli italiani, cambierà la politica

Il cambiamento non parte dalla politica, ma dagli italiani.
La politica italiana è espressione del suo popolo. Sono politici più o meno di professione nel nostro paese centinaia di migliaia di persone. Vi sembra una cifra troppo alta?
Calcoliamo: un migliaio di parlamentari, un centinaio di consigli e giunte provinciali, diverse migliaia di comuni (anch'essi con relativi consigli e giunte).

Senza contare organi dello stato con cariche di nomina politica (enti strumentali, comunità montane...).
Non c'è distinzione tra il politico e il cittadino comune.
Non siamo noi per primi, comuni cittadini, a chedere aiuti e raccomandazioni? Non siamo noi che abbiamo imparato a fare strada costretti a volte anche per forza maggiore a fare i furbi?
C'è una parte di italiani, consistente, che va avanti con le gambe sue, d'accordo. Non si può però negare il malcostume generalizzato.
Siamo diventati molli, però. A volte basta poco per farci crollare il mondo addosso, non sempre il nostro spirito di sacrificio è all'altezza della situazione.

sabato 30 gennaio 2010

Johnny Dorelli - Calypso Melody


Foje - Geltoni krantai (Gialle sponde)


lunedì 25 gennaio 2010

Bamboccioni o vittime del sistema, dobbiamo svegliarci

E' vero: l'Italia è un paese in decadenza economica, per il semplice fatto che i governanti, invece di trattenere le aziende e i loro posti di lavoro, aiutano gli imprenditori ad insediarsi nei paesi emergenti.

E' vero anche che nel nostro paese si incentiva chi vuole andare in pensione qualche anno più tardi e non viene dato nessun aiuto concreto ai giovani che vogliono lasciare il tetto dei genitori e trovare un lavoro stabile.

E' anche vero che noi italiani ci siamo rammolliti, giovani e meno giovani.
Sono molti i trentenni che guardano con disprezzo i loro coetanei laureati, che pur di guadagnare qualcosa, fanno i camerieri o i cosiddetti mestieri "umili". Una sorta di spregio del lavoro da parte di chi, in molti casi, ha preso la laurea comodamente in 7-8-10 anni e non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua.

Ci sono anche coloro, però, che si pagano la permanenza nel luogo degli studi e i libri universitari lavorando.
Sono loro il modello da seguire. Nell'est europeo la vita costa molto in proporzione agli stipendi eppure i giovani vanno via di casa a vent'anni, dividendo magari le spese dell'appartamento, rinunciando a tantissime cose, ma ci riescono.

In tanti si lamentano della crisi, del fatto di non poter comprare la macchina da 30 000 euro ma di doversi accontentare di quella da 20 000.
C'è chi è veramente in difficoltà ma anche chi piange miseria e ha due appartamenti o il Suv 3000 di cilindrata.

Eh no, signori, il sacrificio è ben altro. Ben altra era la mentalità dell'Italia di cinquant'anni fa. Si ci accontentava di poco, eppure in tanti andavano avanti lo stesso.

La parola sacrificio è scomparsa dal nostro vocabolario, diciamo la verità.
Si concede la laurea troppo facilmente e tanti ragazzi scelgono di studiare lettere, psicologia e altre materie umanistiche, mentre, almeno una parte di loro potrebbe optare per l'ambito scientifico, dove ci sono più opportunità.

E' anche giusto che il laureato in materie umanistiche si adatti alla situazione negativa: pur magari essendo bravo nelle sue competenze, se l'alternativa è girarsi i pollici a casa di mamma e papà, deve scendere dal piedistallo e lavare i piatti nei ristoranti, in attesa di trovare qualcosa di meglio. Nessuno, infatti, verrà a bussare alla sua porta e a regalargli posti di lavoro inesistenti.

Rita Lee - Lança Perfume


domenica 24 gennaio 2010

24 Grana - Loop


sabato 23 gennaio 2010

Moreno Veloso - Deusa De amor/Arrivederci


Deusa de amor

Arrivederci

Pizzicato five - It's a beautiful day


mercoledì 13 gennaio 2010

La simbologia di Gerardo Iorio: inquietudine ed esaltazione del vivere contemporaneo

C'è una distinzione sottile che riguarda il percorso dell'uomo nella dimensione temporale. Si vivono le proprie esperienze, si consegnano le proprie azioni ai posteri.

Alcune rimarranno nella memoria di qualcuno o rivivranno in citazioni di vario genere, altre saranno destinate all'oblìo. Fare parte, però, di un determinato periodo storico non vuol dire esserne parte attiva; bisogna saper interpretare ciò che succede attorno ed apportare un contributo valido, indicando vie d'uscita ai problemi della vita comune.

Gerardo Iorio dal canto suo, nel corso di vari decenni di carriera artistica, mantiene il punto su alcune tematiche che riguardano il nosro tempo. Se prendiamo a caso un quadro degli anni'80 ed uno recente noteremo che hanno la stessa carica emotiva in grado di squarciare il velo sull'inerzia e l'incuria dell'uomo moderno.

Quest'ultimo è infatti inerte, e non pone correzioni ad un progresso che contiene in sè anche un'involuzione. Iorio appartiene a quella generazione che ha visto coi propri occhi la crescita industriale del nostro paese, il passaggio da una società contadina ad un'altra con valori diversi, urbanizzata, sempre più platonica nei confronti della natura e della vita.

Lo scempio operato a danno della flora e del regno animale, il barbaro disinteresse autodistruttivo sono portati alle estreme conseguenze nella simbologia pittorica dell'autore. Egli non ha scordato il periodo di paura della guerra fredda in cui si paventavano esplosioni nucleari in grado di fare "tabula rasa" sia della modernità che della natura. Un punto di non ritorno che che nessuno si augura, e che induce a immaginare la rappresentazione del paesaggio post-moderno.

Ecco dunque raffigurati deserti, come quelli prodotti negli anni'70 .Pianure desolate in cui un viandante con mantello attraversa un buio suggestivo e metafisico. Un blu notte che avvolge tutto in una sinistra dolcezza.

L'uomo si ripara dal freddo dei sentimenti e della solitudine, in una notte di cui non si conosce la durata: poche ore oppure l'eternità. Sullo sfondo si stagliano paesi diroccati, quasi confusi fra le rocce, che si contorcono come piante appassite prive di sole.

Più vivide sono le opere recenti, in cui la desolazione si mescola ad esplosioni di giallo, arancione e rosso, i colori di un sole che a volta induce all'ottimismo e si fa risorsa per l'uomo, ma che in altri casi diventa quasi la rappresentazione di una esplosione enorme.

Questa grande combustione torna a far diventare il nostro pianeta, come milioni di anni fa, una grande sfera infuocata. Da quel corpo incandescente vennero fuori però l'acqua e la vita, e quindi anche da questo fuoco è possibile ricominciare.

L'uomo contemporaneo annichilito dal suo sbagliato modo di vivere, dall'inquinamento, dalle ciminiere e dai gas dei mezzi di trasporto, attende l'alba di un nuovo giorno. E proprio la liberazione incontrollata di una fonte di energia distruttrice e al tempo stesso catartica, dà il via alla nascita dell'uomo nuovo.Una rinascita che si sostanzia in nuove forme. Capita così, nell'immaginario di Iorio, che un albero partorisca uova da cui vengono fuori neonati.

Tali infanti sono ibridi come le piante, ovvero non hanno sesso e solo in un secondo momento si evolveranno in modo da ripopolare la terra, agendo in maniera più rispettosa, proprio perchè figli degli alberi. E' un rituale di riconciliazione tra il genere umano e la natura, che vincedo su di esso senza vendicarsi, torna a rivestire il suo ruolo di madre. Altre varianti di questo tema sono la donna che si fa tronco, mettendo radici sulla sua terra. La ragazza rinuncia ad inseguire sogni poco concreti, che volano come gabbiani attirati da un sole che potrebbe confondere.

L'esaltazione per la modernità infatti sembrava limpida e legittima ma ha poi ingannato l'uomo.Un altro legame forte nei quadri di gerardo Iorio è quello tra gli alberi e gli uccelli, che vi nidificano abitualmente per poi spiccare il volo verso terre lontane. Nella visione post-moderna e riformatrice di Iorio essi si fondono, in un ideale equilibrio tra ali e radici, entrambe indispensabili per l'equilibrio del pianeta: radici per non farci perdere la concretezza, il senso del reale e il rispetto per ciò che ci circonda. Ali per guardare lontano, riprendere fiducia dopo gli errori fatti e poi ricominciare.

Si può dire, in definitiva, che nello sconfinato panorama pittorico di Gerardo Iorio non esiste un inizio e una fine: proprio come nella filosofia di Parmenide, c'è una ciclicità delle forme viventi e inerti. Esse si modellano, si espandono per poi ritornare a fondersi in un tutt'uno, un "apeiron" da cui nascono nuova vita e nuovi stimoli per un genere umano migliore.

giovedì 7 gennaio 2010

Beppe Barra - Canto dei Sanfedisti


lunedì 4 gennaio 2010

L'arte di Giuliano Cotellessa tra natura, sentimenti, idee


Nella foto: "Mecanische Exzentric" - olio su tela, 1988

Era la fine degli anni '80 quando le opere di un giovane artista Pescarese iniziarono a circolare nei musei e nelle esposizioni italiane e internazionali. Questo ragazzo dalla corporatura longilinea e dai lineamenti quasi nordeuropei ritraeva figure astratte con colori allegri e accesi. Tali forme si incastravano come pezzi di un mosaico, oppure si legavano in un rapporto più sottile, con sorte di lacci simili all'incontro di persone, sentimenti e ideali. Talvolta l'impatto immediato del colore lasciava il posto ad opere che affrontavano la vita e l'astratto dal punto di vista concettuale, in un bianco e nero eterei che riempivano gli spazi della mente.

Da allora Giuliano Cotellessa ha continuato il suo percorso con coerenza. L'immediatezza dei simboli a volte ricorda Basquiat e si esprime spesso con forme varie e flessuose, aderenti a stati emotivi tenui, distesi. E' il caso di "I colori dell'Africa", un olio su tela del 2007.
Le forme rigide che si ripetono in serie, come in Mecanische Exzentric (1988), aprono invece uno spraglio a riflessioni sulla vita moderna, ma anche sui comportamenti ridondanti che ognuno mette in atto nel teatro della vita: cambiano le stuazioni, gli scenari, i tempi, ma tutto si riconduce al tratto dominante della nostra personalità.

Ennio Morricone ha molto gradito l'ispirazione di diverse opere di Cotellessa ai suoi lavori. Ne ha rinvenuto altresì interpretazioni veritiere di un immaginario e di alcune intuizioni che ne hanno guidato la filmografia.

Diversi critici d'arte, direttori di musei, addetti ai lavori hanno concordemente messo in risalto la capacità di Cotellessa di dire sempre e comunque qualcosa di nuovo, a fronte di quella ripetitività sterile sulla quale sembra esporre, in alcuni suoi quadri, una critica sarcastica e gioiosa.

Lista Teodoro fuori dalla giunta: subentrano D'Ercole e Taraborrelli ai lavori pubblici.

Scherza, Luigi Albore Mascia, coi giornalisti accorsi nel suo ufficio al Comune, che gli chiedono notizie sulla scissione degli ultimi giorni: "Ma perchè, avevo convocato una conferenza stampa? Quanti siete, è una numerosa invasione di campo!"
Tra poche ore infatti, si avrà l'ufficialità dell'avvicendamento tra Gianni Teodoro e Alfredo D'Ercole per la carica di assessore ai lavori pubblici.La rottura si è avuta nel momento in cui il dirigente dell'ufficio ai lavori pubblici Antonio Biase, uomo di fiducia di Teodoro, non è stato riconfermato.

Il sindaco Mascia non è ritornato sui suoi passi e adesso si attende di conoscere il nome del suo successore, che dovrebbe essere l'ingegnere Angelo Bellafronte Taraborrelli, già collaboratore del comune di Montesilvano nel recente passato. "Ringrazio ugualmente Teodoro", afferma il primo cittadino, per il lavoro svolto, non è una frattura irreparabile, io parlerei di un divorzio consensuale a livello politico.

A livello umano prosegue invece un'amicizia e una stima profonda tra noi, e non escludo che in futuro i rapporti si possano ricucire su tutti i fronti. E' probabile, nell'immediato, il passaggio all'opposizione degli altri due componenti della lista Teodoro, Massimiliano Pignoli, vicepresidente del consiglio comunale, e Vincenzo Di Noi.

Mascia mantiene la maggioranza al consiglio comunale, e quindi può proseguire il suo lavoro; risponde poi alle accuse del centrosinistra, che ha definito la sua gestione della città "lasciva": vorrei solo ricordare che in questo periodo in città si parlava di una persona che aveva addotto un certificato medico accampando come pretesto una malattia "ingravescente e permanente" (il riferimento evidente è all'ex sindaco D'Alfonso, n.d.r.).

"La giunta comunale si è già messa in luce per provvedimenti importanti e nel 2010 cambieremo volto alla città, nonostante i debiti lasciatici in eredità dalle due giunte precedenti. In sei mesi abbiamo già dato tanto, di certo non si potevano fare miracoli".

domenica 3 gennaio 2010

Adolfino Maggi - I Cardellini sul melograno

E' con grande piacere che pubblico "I cardellini sul melograno" di Adolfino Maggi, un Esopo dei nostri giorni. Sia questo che "Il Coniglio di Girulai, già pubblicato alcune settimane fa, fanno parte del libro "Le storie della vita".


I Cardellini sul Melograno

Vicino la città, in un bel boschetto ricco di alberi ed animali, una coppia di Cardellini aveva fatto il nido su un rigoglioso Melograno.
Splendidi uccellini dai mille colori riempivano il bosco di melodiosi cinguettii, tanto che tutti gli animali ormai si erano affezionati a loro.
E fu grande festa quando in estate nacquero i piccoli.
Tutto il bosco si era riempito di colori e gli uccellini erano la gioia di tutti.
Il Melograno poi era tanto orgoglioso di ospitare la famigliola.
L’estate correva lenta ma l’autunno giunse in punta di piedi con i suoi colori ed i suoi splendidi frutti.
Anche il Melograno né era pieno, tanto che i rami quasi non riuscivano più a contenerli.
Tutti gli uccellini del bosco aspettavano con ansia la maturazione dei Melograni, ma ancora bisognava attendere.
Una tiepida mattina, mentre i Cardellini dormivano rannicchiati nel proprio nido, il Melograno scorse tra le gialle foglie sotto di sé, una grossa Serpe che aveva posato gli occhi sugli uccellini.
Avrebbe voluto gridare per avvertirli del pericolo ma non aveva voce.
Avrebbe voluto scuotersi per svegliarli ma non né aveva la forza.
In preda al panico allora con un terribile sforzo e con grande dolore cominciò ad aprire i suoi frutti non ancora maturi.
I chicchi di Melograno cominciarono a staccarsi e cadendo sul nido svegliarono
i Cardellini che si accorsero subito del pericolo e volarono via.
Trovarono un albero più alto e ci fecero un nuovo nido.
Il Melograno restò solo con i suoi frutti ormai rovinati ma con il cuore colmo di gioia perché era riuscito a salvare i Cardellini.
I giorni seguenti però tutti gli uccellini che si posavano sui suoi rami, non potendo mangiare quei grani bianchi ed acidi volavano altrove con evidente disprezzo.
Il povero Melograno restò sempre più solo e ben presto si guadagnò la fama di albero dai frutti cattivi.
Si sparse perfino la voce che la famigliola di Cardellini lo avesse abbandonato per questo.
Solo il dolore ed il disprezzo furono il premio per il suo enorme sacrificio.
Ma anche per lui una nuova stagione sarebbe arrivata e la vita forse gli avrebbe restituito quello che la cattiveria gli aveva tolto.
Adolfino Maggi.

Afterhours - Tutto fa un po' male


Musica elettronica - To Rococo Rot

"Cars", dei tedeschi "To Rococo Rot"

To Rococo Rot - Telema


giovedì 31 dicembre 2009

Due candeline per il mio blog.

Esattamente due anni fa scrissi il primo post di questo blog: "La vera storia del capitan Findus".

http://andrearusso1979.blogspot.com/2007/12/blog-post.html

In seguito mi dedicai a cose d'altro genere, ma dovrei tornare a pubblicare qualche racconto simile. In due anni ho imparato tanto, sul mondo dei siti web e dei bloggers.
Un augurio speciale va ai bloggers iraniani che protestano contro l'oligarchia teocratica presente in quel paese, se veramente credono nella democrazia e non in un altro dittatore.
Il blog per me rappresenta un piacere ed è un utile complemento alla mia attività di giornalista che svolgo in altre sedi.
Grazie a tutti i miei lettori e buon 2010.

Botti di capodanno, ma ce n'è proprio bisogno?

Ok, state cucinando, apparecchiando la tavola, giocando a carte con amici e parenti per celebrare l'anno nuovo. Lo spumante è in ghiaccio, vi siete fatti belli, qualcuno è andato dal barbiere, qualcun altro si è rosolato sotto i raggi u.v.a delle lampade abbronzanti, e un altro ancora che preferisce l'uva agli u.v.a. stasera sarà un po' brillo e il momento sarà immortalato e consegnato ai posteri grazie ai cellulari con funzioni video\foto, macchine fotografiche digitali e non e videocamere varie.

E' un momento di gioia, si sta tutti insieme, perchè rovinarlo? Bevete con moderazione (specialmente se dopo dovete guidare) e soprattutto, gettate via petardi e oggetti incandescenti vari.

Per ogni botto di Capodanno c'è un vantaggio e un rischio.

Il vantaggio (irrisorio) è quello di creare esplosioni che spaventeranno i gatti e i cani del vicinato.
Il rischio (grande) è quello di perdere una mano. O peggio, di rimanere addirittura uccisi dagli esplosivi. Attenti anche ai razzi: vi può esplodere la bottiglia in mano. I "Palloni di Maradona" sono classificati dagli esperti "bombe-carta" e producono danni gravissimi anche a 9-10 metri di distanza.

Mi rendo conto di come, nell'incoscienza degli anni della fanciullezza, io abbia rischiato veramente tanto coi petardi. Esistevano delle versioni "mignon" anch'esse capaci di procurare l'amputazione delle dita o peggio. Se proprio dovete spararli non fatelo mai con l'accendino, bisogna strofinarli contro la minerva dei cerini.

Dopo il primo di Gennaio scorso scrissi un resoconto sul bollettino delle vittime della guerra dei botti. Come al solito, qualche emerito idiota pensò di festeggiare usando le armi da fuoco. Uno, addirittura, sparò in aria con la pistola di fronte alla telecamera di un'emittente locale.

Non so se la pistola fosse a salve o meno, ma rimane comunque un gesto da "far west".

Il video dello sparo:
http://www.youtube.com/watch?v=SKsIGoEsnuU

Il bollettino di guerra del 2 gennaio 2009:
http://www.youtube.com/watch?v=SKsIGoEsnuU

martedì 29 dicembre 2009

Dal "calcio champagne" al "calcio vodka"

Alejandro Dominguez, 28 anni, talento argentino del Rubin Kazan, da pochi giorni accasatosi a Valencia.

Negli anni '80 veniva definito "calcio champagne" quel tipo di gioco rapido e con tocchi di prima, e soprattutto offensivo. Erano tempi di difensivismo, la vittoria valeva solo due punti anzichè i tre di oggi e giocare per il pareggio era spesso conveniente.


In molti trovavano liberatorio, dunque, veder giocare una squadra all'attacco che desse risalto alle doti tecniche degli attaccanti.


Oggi molte cose sono cambiate, la preparazione atletica e il fisico dei calciatori sono nettamente superiori, si corre di più, anche se viene sacrificata a volte la tecnica. Non sono pochi i trequartisti che l' Italia ha sottovalutato: Baggio, a soli 29 anni, venne ceduto dalla Juve per far posto a Del Piero e da allora fu ripetutamente scaricato in pochi anni: dal Milan al Bologna e poi dall'Inter al Brescia. Anche quando terminò la carriera, a 37 anni, nel 2004, giocava un calcio raffinatissimo che oggi in Italia non si vede più.


Non paragonabile per qualità dei singoli al calcio che conta, la "scuola russa" negli ultimi anni si è affinata, confezionando un modo di giocare veloce e divertente, con tocchi di prima e passaggi precisi, e soprattutto, con giocatori che corrono come lepri dal primo all'utimo minuto.


Un "calcio vodka" divertente, che ha fatto ben figurare la Russia agli ultimi europei del 2008, e che ha fatto vincere allo Zenit di San Pietroburgo la coppa Uefa (oggi denominata Europa League), declassata rispetto ad un tempo ma pur sempre importante.


Per loro sfortuna i club russi trovano spesso i team italiani in un giornata-sì, e non c'è gloria per loro.


E' il caso di Juve-Zenit di Champions league dell'anno scorso, in cui fu determinante una punizione da 35 metri di Del Piero: forza e precisione per un tiro che rimarrà nella storia del pallone.




Discorso simile per il recente goal di Mario Balotelli (unico giocatore nato in Italia in campo in Inter - Rubin Kazan). Una mazzata da posizione più centrale e con meno effetto di quella di Del Piero, ma anch'essa calciata da 35 metri e su punizione.




Le squadre russe passano dai Salenko e i Kanchelskis degli anni '90 ai Danny e i Dominguez degli ultimi tempi. Quest'ultimo è passato al Valencia pochi giorni fa, dopo aver vinto il campionato russo con il Rubin. E' un trequartista da tenere d'occhio e s'è creata curiosità su quale sia il suo vero valore: ecco una raccolta dei suoi goals.




Sava Negrean Brudascu - Pe cararea vietii mele

Nelle foto: Sibiu, nominata capitale europea della cultura per il 2007 insieme a Lussemburgo, città-nazione.

Sava Negrean Brudascu (1947) è sicuramente una delle stelle di prima grandezza nell'ambito della musica folk Romena. Ancora oggi questo genere musicale è molto ascoltato e trasmesso dalle radio e dalle televisioni.
http://www.youtube.com/watch?v=6gGtaJFfCj0&feature=related











venerdì 25 dicembre 2009

22 mesi di carcere con la condizionale alla Robin Hood tedesca.

In alto: veduta di Bonn. Sotto: la sede della "Vr", banca in cui si sono svolti i fatti.

Non andrà in carcere la donna che è stata ribattezzata "la Robin Hood tedesca", perchè le è stato concesso il beneficio della condizionale. La condanna però è arrivata, nonostante il suo reato, ripetuto innumerevoli volte, fosse perpetrato a fini "umanitari".

Di chi stiamo parlando? Il personaggio in questione si chiama Erika B., di 62 anni ( il nome è stato parzalmente secretato dai giudici tedeschi per difenderne la privacy), ed era, fino a poco tempo fa, la direttrice di una filiale della banca tedesca VR, in un paese di 1.500 abitanti alle porte di Bonn.

Erika B. distraeva soldi (si parla di 7,6milioni di euro in totale) dai conti di clienti abbienti su quelli di altri utenti in difficoltà.
Quando c'erano dei controlli e c'erano clienti in rosso, il loro debito veniva ripianato, e poi i soldi tornavano al proprio posto.

Ciò però non era sempre possibile, perchè i clienti nel frattempo spendevano le somme che venivano a loro accreditate. Ha creato così un debito, per l'istituto bancario, di un milione e centomila euro.

Il giudice si è trovato in difficoltà nel comminare alla donna la pena, e ha detto espressamente: "Sebbene violasse la legge, la direttrice lo faceva al fine di aiutare persone in difficoltà". Per ripianare il debito, Erika B. ha dovuto vendere tutto ciò che era in suo possesso, ed ora vive con una pensione di circa 1000 euro mensili.

Un episodio simile è avvenuto in passato a Detroit, dove una direttrice di banca, Patricia Keezer, fu sorpresa a dare 2000 dollari in contanti a un cliente in difficoltà. Venne fuori che aveva sottratto, nel corso di 8 anni, 360 000 dollari alla banca che dirigeva per darli a chi non poteva pagare le rate del mutuo. Anche lei ha avuto una condanna lieve, perchè, come nel caso della sua omologa tedesca, non ha intascato nulla dei soldi gestiti in maniera illecita.

Nel calcio italiano c'è ancora posto per il fair play


Giuseppe Pillon è un allenatore che si è fatto conoscere negli ultimi anni per la sua competenza calcistica. I buoni risultati raggiunti, conditi dal bel gioco, gli hanno permesso di entrare nel calcio che conta.
Il suo Ascoli quest'anno sta deludendo le aspettative, ma una ventina di giorni fa la squadra si è segnalata per un episodio che ha a che fare coi valori umani, più che con il livello professionale.
Durante la partita casalinga contro la Reggina, il difensore dei calabresi Valdez accusa un'infortunio, anche se continua a giocare e nessuno se ne avvede.

Come succede in questi casi, per una regola non scritta del calcio, chi ha il pallone tra i piedi, sia che appartenga alla squadra dell'infortunato, sia che faccia parte degli avversari e stia tentando di segnare, calcia il pallone in fallo laterale per consentire i soccorsi sanitari al giocatore che si sente male. Dopo l'intervento medico in genere la sfera viene restituita alla squadra che ha gettato il pallone fuori del campo.

Valdez, dunque, spedisce la palla verso la linea di bordo campo. Sommese dell'Ascoli non comprende la natura del gesto, e intercetta; avanza sulla fascia destra, mentre i difensori della Reggina restano fermi e chiedono la sospensione del gioco, mette il pallone al centro per Antenucci che segna da breve distanza.

Si scatena un parapiglia: gli amaranto protestano e si scagliano contro Sommese, e uno di loro, Costa, viene espulso.

Quando il gioco riprende e gli animi si sono un po' calmati, ecco il gesto che non ti aspetti: Pillon dice ai suoi di lasciar segnare la Reggina, e l'attaccante avversario può pareggiare i conti passeggiando fino alla porta senza incontrare resistenze.

Per la cronaca, l'Ascoli ha poi perso quella gara per 3 reti a 1, nonostante giocasse in casa e con un uomo in più. Il gesto cavalleresco dei bianconeri non ha influito sul risultato, ma ha creato un precedente più unico che raro nel calcio milionario di oggi.

Giuseppe Pillon ha ricevuto diversi premi per questo gesto che ha avuto un'eco internazionale.

http://www.youtube.com/watch?v=0HiT0E6KwL4

giovedì 24 dicembre 2009

S'Archittu, in provincia di Oristano


Il Governo ha intenzione di costruire centrali nucleari

Nella foto: il fenicottero rosa, presente nella zona di Oristano, dove, secondo alcune fonti da verificare, potrebbe sorgere una centrale nucleare.

Il Governo ha espresso l'intenzione di dare inizio tra breve tempo, alla costruzione nuove centrali nucleari, in barba al referendum del dopo-Chernobyl, che sancì, vent'anni fa, la loro dismissione. Le centrali saranno di nuova generazione, e sono ritenute sicure. Tale modello di reattore è attivo già in Finlandia da qualche anno.
Sono stati promessi incentivi sostanziosi agli enti locali che ospiteranno nel loro territorio i nuovi impianti. Si parla già di alcune località che potrebbero essere ideali per ospitarli, e subito mi hi colpito la scelta di Oristano, posto di una bellezza naturalistica senza pari, sicuramente uno dei posti in Italia meno raggiunti dall'inquinamento, luogo dove proliferano numerose specie animali, tra cui i bellissimi fenicotteri rosa. Mi risulta che lì sia praticato anche l'allevamento dei pesci in specchi d'acqua salmastri che sono particolarmente adatti allo scopo.

Io sono contrario all'utilizzo del nucleare, che produrrà scorie che inevitabilmente creeranno problemi di smaltimento e potenziali incidenti, così come potenziali rischi saranno rappresentati dai reattori.

Si dice che saranno centrali di moderna concezione, più sicure. In Giappone, però, in cui non sono certo arretrati in quanto a tecnologie, gli ultimi incidenti risalgono a pochi anni fa, con numerosi morti e malattie.

L'Italia ha una preziosa risorsa, che è il sole, specialmente in luoghi come la Sicilia. Non è vero che le fonti di energia alternative non forniscono energia sufficiente. Si pensi al modello Friburgo, in Germania, dove grazie a un coinvolgimento di tutta la popolazione, si è creata una situazione di vantaggio per le tasche e la salute dei cittadini, oltre che per l'ambiente.Lì in media si pagano 180 euro all'anno per tutte le bollette dell'energia.

In Italia una riflessione seria su tali tematiche non esiste ancora. Vi sono tanti tipi di centrale a scarso impatto ambientale. Le centrali a biomasse, ad esempio, bruciano scarti agricoli e rifiuti. Le emissioni di gas nocivi sono quasi nulle.

Pensiamo a quanti margini di miglioramento ci possono offrire l'energia eolica, solare ed altre fonti a basso impatto ambientale: aria più pulita, guadagno economico, paesaggi circostanti intatti.

Chi ha già i pannelli solari ha l'opportunità di vendere il surplus di energia che crea. Immaginiamo se si lavorasse per avere i pannelli solari in ogni casa: i costi delle bollette si abbasserebbero vertiginosamente.

Ci vorrebbero anni per una campagna del genere, ma del resto anche le centrali nucleari richiedono vent'anni per entrare pienamente in funzione.

Natale caldo grazie ai venti del sud.

E' Natale ma fa caldo. Dalle mie parti è normale che il libeccio soffi in questo periodo regalando a me e alla gente attorno qualche piacevole giorno di caldo. Il fenomeno si ripete in genere proprio a fine Dicembre. Sembra Maggio. E' sempre un'atmosfera un po' irreale, quando succede. Oggi ci sono all'incirca 20 gradi, contro le temperature standard abituali oscillanti tra lo 0 e gli 8 gradi.

martedì 22 dicembre 2009

Un appello alla tolleranza reciproca.

Ieri Lorenzo Valloreja, che è a capo di un piccolo movimento politico, Semper Fidelis Luci, ha diffuso un comunicato stampa di grande interesse. Sebbene Valloreja operi in ambito locale i suoi messaggi spesso hanno un ampio respiro. E' con molto piacere dunque che pubblico il testo integrale della sua riflessione scritta.

-Il Movimento Politico SFL – Innovazione Europea - in un momento così delicato per la nostra Regione, dove la strada della tolleranza sembra essere stata smarrita ed il percorso fino a qui condotto dai più volenterosi “operatori di pace” drammaticamente interrotto - s’interroga sulle politiche dell’Amministrazione Comunale di Pescara riguardo l’integrazione degli extracomunitari.

Questa esigenza nasce dall’interruzione di fatto di quanto, nel bene e nel male, realizzato dalle precedenti Amministrazioni Comunali e non ultimo dai pericolosi casi d’intolleranza razziale verificatisi in diversi luoghi a noi vicini. Pescara demograficamente ed economicamente è la prima città d’Abruzzo e quindi anche quella con una maggiore vocazione ad attrarre a se persone di diverse etnie, culture e religioni.

Tutti in fuga dai propri paesi per inseguire un sogno di benessere diffuso.
In un momento così difficile per l’economia nazionale un fenomeno migratorio ben gestito potrebbe rappresentare il valore aggiunto per una più rapida ripresa, ma, di contro, se mal gestito ne potrebbe acuire i disagi fomentando disordini sociali dagli esiti inimmaginabili e terribili.

Un buon amministratore che si rispetti dovrebbe capire e prevenire taluni aspetti, ma ahimè, molta della nostra classe dirigente è più attenta agli umori della piazza che alla logica delle statistiche e ai rapporti degli studiosi del settore sociale.Un errore clamoroso che compiono costoro è quello di considerare tutti gli immigrati presenti sul territorio nazionale quali persone di passaggio.

Lavoratori e non, che si fermano qui in Italia solo per poco tempo, per poi costruire le loro vite affettive: famiglia, figli, casa, luogo di sepoltura, altrove, in una qualsiasi altra località d’Europa, ma così non è!
La maggioranza di queste persone, così come molti dei nostri parenti emigrati nel corso dei secoli, per loro volontà o per condizioni dettate dal destino, non faranno mai più ritorno nei paesi d’origine, né andranno a stabilirsi in altri parti del mondo, la loro vita, invece, si compirà tutta qui!

Nelle città come Roma o Milano abbiamo immigrati ormai di terza generazione, quindi nuovi cittadini italiani a tutti gli effetti, i quali come unica differenza, rispetto alla maggioranza dei nostri connazionali, hanno solo un colore della pelle, dei lineamenti e delle religioni diverse, per il resto parlano perfettamente i nostri dialetti ed hanno acquisito tutti i nostri pregi e difetti.

Questo è senza dubbio un grande risultato perché sta ad indicare che queste minoranze si sono completamente integrate.
Ma ciò accade non perché le comunità che le hanno ospitate si sono chiuse a riccio, ma al contrario, hanno permesso a quest’ultimi di avere dei loro spazi e di mantenere in un certo qual modo le loro identità.

Un esempio fra tutti la grande Moschea di Roma, la più grande d’Europa. Ebbene essa si trova nella città dei Papi fin dai tempi di Paolo VI e da allora, fino ad oggi, mai vi sono stati esempi di intolleranza reciproca.
I musulmani presenti a Roma hanno sempre rispettato la figura e la tradizione della Chiesa e allo stesso modo gli ambienti cattolici capitolini non hanno mai turbato la vita della comunità islamica locale.

Certo tutto può essere migliorato e partendo da questi esempi positivi, riducendo a zero la ghettizzazione di taluni ambienti, come da noi già ipotizzato attraverso la nostra proposta del “piano casa” presentata nel luglio scorso, possiamo fare di più e meglio.
Ribadiamo che SFL - Innovazione Europea, pur non essendo un movimento confessionale e quindi laico, riconosce nei simboli cristiani una forza identitaria culturale per la nostra comunità, per tutelare proprio queste nostre radici riteniamo che anche le cosiddette minoranze debbano avere i propri spazi.

A nostro modo di vedere il Presidente Fini ha giustamente sottolineato la pericolosità delle posizioni oltranziste di taluni italiani nei confronti di questi nuovi cittadini.

Ragion per cui riteniamo che il Comune di Pescara debba a breve termine:
· Ricostituire la consulta degli stranieri;
· Dotarsi di appositi Mediatori Culturali;
· Individuare aree atte alla costruzione di nuovi edifici di culto diversi dalla cattolica (in primis una moschea);
· Costituire la prima scuola di formazione coranica italiana in modo tale da impedire l’infiltrazione di soggetti vicini al terrorismo;
· Istituire corsi gratuiti di lingua italiana e di educazione civica per stranieri;
· Incentivare gli Scambi culturali;
· Posizionare apposite “targhette” vicino i simboli religiosi cristiani presenti sul nostro territorio comunale al fine di far conoscere, ai nostri concittadini e non, la storia e le motivazioni per cui questi emblemi religiosi sono ivi posizionati e quindi intangibili.

La tolleranza passa indubbiamente in primis attraverso il rispetto delle tradizioni e della cultura delle popolazioni autoctone, poi per la conoscenza approfondita di queste ultime ed infine consentendo a tutti di poter continuare a praticare la propria religione d’origine in appositi spazi individuati, certi e sicuri.

SFL – Innovazione Europea è convinta che con questi interventi potrebbe porre la città di Pescara all’avanguardia nazionale per la convivenza pacifica dei popoli-.
Lorenzo Valloreja

Un "piccolo particolare": se le imprese vanno all'estero, il lavoro non c'è più.

Ascoltavo ieri in televisione delle dichiarazioni di aderenti all' Anpi, Associazione Nazionale Piccole e medie Imprese. Come spesso accade, vi sono state dichiarazioni del genere: "Le aziende che non hanno grossi fatturati fanno fatica a delocalizzarsi all'estero, e quindi se l'Anpi ci darà una mano, riusciremo a farlo anche noi".

Il servizio si è concluso, la linea è tornata in trasmissione, e nel salotto dell'opinionismo targato Rai del pomeriggio si è continuato a parlare di tutt'altro. Nessun commento. In pratica, il contributo filmato è stato trasmesso senza dargli troppo peso, come un soprammobile che non risalta per il suo valore sulla credenza in legno intarsiato che invece amiamo mostrare.

C'è un piccolo particolare che sfugge a molti, quando si trattano temi come la delocalizzazione delle aziende: se va via un gruppo industriale, piccolo o grande che sia, ci saranno decine, centinaia o migliaia di lavoratori che perderanno il posto qui in Italia, e il lavoro si sposterà in un paese in via di sviluppo.

Spesso, al seguito dei politici in visita a paesi stranieri, ci sono folte delegazioni di imprenditori che attendono un'opportunità valida per abbattere i costi della manodopera, pagando 250 euro al mese un operaio romeno* piuttosto che dare a un residente in Italia 1000-1100 euro.

Gli amministratori locali e nazionali dovrebbero fare di tutto per attirare investimenti e capitali sul territorio, creare le condizioni affinchè i nostri industriali non vadano via, ceando incentivi fiscali, porti franchi, infratrutture, strade, porti, per velocizzare gli spostamenti di uomini e merci.

Invece no, si dà la colpa unicamente alla crisi del 2008, che tra l'altro per loro passerà da sola come l'influenza, basta qualche aspirina. Si tengono al massimo in ordine i conti pubblici, fino a quando non ci sarà puntualmente uno che ruba e li rimette in dissesto.

*E' più corretto dire Romeno anzichè Rumeno, vedi Dizionario Romeno Italiano - Italiano Romeno di Gabriela Hanachiuc Poptean, edito da Zanichelli

Storie di monnezza in Abruzzo. La denuncia di Fausto Di Nisio.

Foto tratta da Paulox.net

Nell'ambito dell'inchiesta Ecoemme, si leva la voce del consigliere comunale dell'Idv Fausto Di Nisio, che lamenta la presenza di un conflitto di interessi da parte chi amministra il settore dello smaltimento dei rifiuti, reo, secondo il consigliere del centrosinistra, di avere cariche amministrative potenzialmente utili ad implementae la propria attività di imprenditore.
"Lo si puo' capire" afferma senza mezzi termini Di Nisio, "semplicemente scorrendo i nomi degli amministratori che in questi anni si sono susseguiti nelle compagini delle
societa' Ambiente Spa ed Ecologica Srl, e questo soltanto per restare nella monnezza del pescarese.
Si và dai Pardi ai Sulpizio passando per i Grosso, i Fattori ed altri e per finire agli Sfamurri, ai Vernamonte, ai Di Girolamo, ai Padovano ed ai Gallerati. Ed il bello e' che questi nomi si
intrecciano tra le due societa' sopra citate: una volta si e' consiglieri in una e Presidenti del CdA nell'altra, una volta si e' Presidenti del CdA in una e responsabili tecnici nell'altra."

Ma ci sarebbe dell'altro: gli amministratori eviterebbero di conferire i rifiuti nelle discariche che non possono controllare e gestire a fini di lucro: "Cosa succede quando a gestire una piattaforma ecologica realizzata con soldi pubblici viene chiamato un altro operatore che non fa' parte del sistema ? (leggasi Piattaforma di Alanno gestita dalla societa' Mantini) Niente: si prendono i rifiuti da differenziare e li si porta a Teramo alla SO.GE.SA. Spa nella quale attraverso il capitale della Abruzzi Igiene Ambientale Spa il sistema e' sempre presente".

Per il consigliere dell'Idv sulla vicenda Ecoemme c'è stato uno strano silenzio sia da parte del centrodestra che del centrosinistra, fatto che non lo stupisce, visti gli interessi personali in gioco. Intanto l'inchiesta Ecoemme prosegue, e sono pronosticabili dichiarazioni da parte dei politici e imprenditori tirati in ballo dall'Idv di Pescara.

lunedì 21 dicembre 2009

Christian Serafini, essere artisti a Pescara

Articolo pubblicato su Abruzzoblog.com, testata giornalistica online deidicata all'informazione regionale. (http://www.abruzzoblog.com/)

Potrebbero essere annoverati come un esempio di arte applicata, i lavori di Christian Serafini. Da anni l'artista pescarese svolge, spesso su commissione degli enti pubblici, opere di abbellimento sulle facciate di palazzi e monumenti.

Suo è il graffito raffigurante Ennio Flaiano nei pressi di Corso Manthonè, sul retro della Banca di Roma. Suoi sono anche i disegni ai bordi della platea del teatro monumento D'Annunzio. Un altro lavoro lo ha eseguito lungo la parete metallica del palazzetto dello sport di Via Elettra, eseguito in occasione dei giochi del mediterraneo tenutisi la scorsa estate.

L'attività professionale di Serafini dà un ulteriore contributo, che si aggiunge a quelli già esistenti, per sdoganare gli autori di murales come semplici "imbrattatori", o peggio, di "vandali". Se, chiaramente, non tutto quello che viene riversato con spray o quant'altro sui muri non è arte, c'è però anche una distinzione qualitativa che distingue alcuni lavori.

Davanti alla facciata laterale che si rivolge allo stadio adriatico dl palazzetto dello sport, Serafini spiega il suo disegno, che, affacciandosi sulla strada, tutti hanno la possibilità di andare a vedere:

"Tutto parte dalla figura centrale, grande e non pienamente definita in tutti i dettagli, che fa da apripista ad un corteo di atleti di vari sports.
Questa stessa figura al centro sembra quasi sostenere, come se si trattasse di un velo o di una tenda, l'intero dipinto. Le proporzioni sono volutamente non rispettate, le braccia sono muscolose oltre il normale, e il volto degli atleti impegnati nella gara sono visibilmente segnati dalla fatica".

Pescara è continua fonte di ispirazione per Christian Serafini, che confessa:

"La mia città, e in particolare il quartiere di Porta Nuova, in cui vivo, mi danno la giusta malinconia che induce alla riflessione: è da lì che parte la mia vena creativa, lì nascono le idee per realizzare qualcosa di nuovo. Il mare cupo d'autunno una distesa infinita d'acqua, le navi che si stagliano lontano, nel grigio-azzurro del cielo pomeridiano, sembrano quasi coincidere concettualmente con l'immersione nel nostro mondo interiore".

Tra i suoi artisti preferiti ci sono Basquiat, Hosner, Matarazzo, Montesano e Di Carlo, artisti che tanto hanno dato alle arti figurative, e che spesso gli fanno sentire la mancanza di un confronto con realtà più vivaci dal punto di vista artistico come le grandi capitali europee.

"Mi piacerebbe viaggiare e lavorare all'estero, ma senza mai rompere il legame con Pescara, a cui devo molto, sia sul livello istituzionale (poichè più di una giunta comunale si è interessata a me), che sul piano dei rapporti umani".

http://www.johnfante.org/edizione06/ospiti/christian-serafini

domenica 20 dicembre 2009

Alla fine del cinema muto..

Nella foto, una scena di "Cabiria" (1914) uno dei primissimi Kolossal, diretto da Giovanni Pastrone. Il regista si ispirò ad alcuni scritti di Gustave Flaubert, Emilio Salgari e Gabriele D'Annunzio che tra l'altro lo affiancò in veste di sceneggiatore.

Ogni passaggio epocale fa le sue vittime. Una nuova tecnologia determina la perdita del lavoro per alcuni e crea nuove opportunità per altri, come nel caso del cinema muto: si stima che solo nel 20-30% dei casi gli attori riuscirono a riciclarsi, dopo l'avvento del sonoro.

sabato 19 dicembre 2009

Quest'uomo mi somiglia


Filippo Pasquali, esponente della politica Pescarese, e Remo Girone: sembrano due gemelli.

mercoledì 16 dicembre 2009

Tempo perso


E' una canzone sui gommoni della speranza che tentano di arrivare in Sicilia


Ho dodici anni e cammino in mezzo al bosco

Non so che fare se i miei non li conosco

Cammino da solo e intanto ascolto il vento

Quando sono stanco chiudo gli occhi e mi addormento

E tutto quanto mi appare diverso

Perfino il tempo a volte è tempo perso

E tutto quanto mi appare diverso

Perfino il tempo a volte è tempo perso

Sono arrivato in questa terra che sa di limone

Con la mia gente chiuso dentro in un gommone

Mi tenevi la mano sulle onde del mare

Che nessuno fiatava, non si poteva parlare

E tutto quanto sembrava diverso

Se pure il tempo era tempo perso

E tutto quanto mi appare diverso

Perfino il tempo a volte è tempo perso

Sono un vecchio operaio che controlla il motore

Di un'azienda speciale che produce dolore

C'è mio figlio che cresce e vorrebbe studiare

Mentre questo motore incomincia a scoppiare

E tutto quanto mi sembrava diverso

Anche il tempo adesso è tempo perso

E tutto quanto mi appare diverso

Perfino il tempo a volte è tempo perso

Ho le mani inchiodate e sulla testa le spine

Non capisco il motivo, ma conosco la fine

Ti chiamavo per nome per offrire il mio amore

Ma qualcuno nel buio mi ha strappato anche il cuore

E tutto quanto mi appare diverso

Perfino il tempo a volte è tempo perso

E tutto quanto sembrava diverso

Se pure il tempo era tempo perso
Tempo perso, di Goran Kuzminac, tratto dall'album "Goran Kuzminac, i successi" (2001)



Calcio: Pescara, non bisogna accontentarsi

In un noto film comico, Jerry Calà sta perdendo a poker contro un "viveur" di mezza età, e come trovata per continuare a giocare e sperare di recuperare il bottino, mette in gioco sua moglie. Per fortuna gli va bene, ma alla fine della serata, in macchina, la consorte giustamente protesta.
Per togliersi d'impaccio, Calà si inventa un artificio verbale: "Ti ho pagata 250 milioni, vali più di Cuccureddu!"
Nella pellicola si fa rifermento al Cuccureddu calciatore, ma molti appassionati di calcio, a Pescara, si pongono domande sul reale valore dell'ex Juventino in veste di allenatore.
I biancazzurri sono secondi nel ranking di un campionato mediocre, in cui la capolista Verona ha racimolato solo 30 punti in 17 incontri.
Magro bottino, per una squadra che guida la classifica, corrispondente ad una media di 1,76 punti a partita.
Le compagini in testa ad un campionato di calcio professionistico, in genere, hanno una marcia più decisa, pari ad almeno 2,1 \ 2,2 punti per ogni gara. Se non si amano i numeri, basta rifarsi alle prestazioni esibite dalla squadra nelle ultime settimane, per capire che anche in serie C (ribattezzata in maniera fuorviante Prima Divisione) si può pretendere un gioco più spumeggiante. Il tecnico sardo della società biancazzurra ha cambiato diverse volte modulo, alla ricerca della quadratura del cerchio, facendo di necessità virtù contro il Real Marcianise, perchè in attacco l'unico disponibile era Mario Artistico.
Alle sue spalle, a costruire il gioco c'erano Carboni (buona la sua prova) e Dettori, che ha smarrito la posizione ideale e che deve ancora trovare il giusto stato di forma.
Si è parlato tanto del diciassettenne Marco Veratti, e c'è chi ha previsto per lui una carriera da protagonista in serie A e un posto al sole nel gotha del calcio. Quando ha calcato i campi professionistici, sono emerse buone doti tecniche, ma senza stupire più di tanto.
Tutti in città gli augurano le migliori sorti sportive. Adesso però non c'è bisogno di appellaivi roboanti. Un interrogativo è d'obbligo: perchè Romito non gioca?
Contro il Foggia, due settimane fa, ha disputato una gara stratosferica, degna di essere annoverata dal manuale dello stopper, e ha salvato più volte il risultato.
Da ben due anni il possente difensore, ex Chieti e Napoli, sta dimostrando di meritare quantomeno la serie B, se non la massima serie. Ad ogni buon conto, se la squadra conseguirà la promozione diretta, le si perdonerà anche il fatto di non esserci giunta innestando la quarta e la quinta marcia.
Se però dovesse mancare l'obiettivo, assolutamente a portata di mano viste le potenzialità tecniche dei giocatori ed economiche dei proprietari, sarebbe un tonfo clamoroso e difficile da digerire.

Kaliopi - Ljubi (me)

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Kaliopi Bukle - Dari dari dam

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Archivio blog






Versione russa della celebre hit di "Sweet Harmony",(autore originario: "The Beloved")
Già sigla di Melrose Place, il brano è qui riarrangiato dai "Tokio".
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Il seguente video raccoglie alcuni servizi televisivi all'indomani dell'arresto del sindaco di Pescara. In esso si riassumono bene i termini di questa vicenda giudiziaria.
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Los Angeles e San Francisco viste una volta tanto nella vita reale e non dai telefilms

Los Angeles, California

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Los Angeles sunset

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San Francisco, California

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San Francisco, California

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Alcune immagini dalla Lituania
Foto della Toscana

Venezia

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