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martedì 26 luglio 2022

Viktor Orban tuona contro la migrazione forzata: scandalo dei benpensanti

Nelle foto: Orban oggi e attorno al 1990

Si fa ma non si dice: questo è il motto dei benpensanti e degli ipocriti. Orban oggi ha detto quello che buona parte dei leaders europei e mondiali fanno, senza avere il coraggio di affermarlo.


"Noi Ungheresi non siamo una razza mista e gli stati con razze miste non sono più nazioni (..)Combattiamo ogni giorno contro il magnate George Soros che vuole costringerci forzatamente ad accogliere migranti (..) I morti sono più dei nuovi nati e se non invertiamo la tendenza la ripopolazione avverrà lontano da noi"

Lo sapiamo bene: i concetti di razze nell'Europa sono fuori posto e il leader Magiaro avrebbe potuto usare espressioni più felici. La razza Ungherese di certo non esiste. In Ungheria abbiamo semmai una forte minoranza gitana per esempio, consistenti nicchie di Calvinisti, Ortodossi, Ebrei e Protestanti vari, in un paese a maggioranza cattolica.

Orban stesso è nato Calvinista e sua moglie è cattolica.

Tuttavia, non facciano i furbi gli alti funzionari europei che si sono dichiarati sconvolti da tali dichiarazioni.

Loro fanno come e peggio di Orban. Respingono i migranti e spesso lasciano da soli paesi come l'Italia a fronteggiare scafisti che vanno a braccetto con le ONG.

E Orban ha ragione: Soros finanzia tali associazioni e le loro navi per rimpinzare forzosamente il Vecchio Continente di africani. Non conta nulla chi loro siano, quali possibilità essi abbiano di integrazione.

Sono ben noti i business delle cooperative di sinistra per ospitare gli africani presso le loro strutture, ben finanziate da fondi pubblici.

I politici come quelli del dimissionario governo Draghi o quelli di sinistre fucsia di mezzo mondo non hanno l'autorità morale per bacchettare l'Ungheria.



E voi lettori, preferite la Milano di Kabobo, dei richiedenti asilo che tentano di stuprare le vecchiette, delle baby gang sudamericane?

Soprattutto la sinistra moderata italiana, di cui non fa parte Marco Rizzo per esempio, farà bene a stare zitta cento anni in merito.

In ultimo, vi rivelo che in Ungheria esiste in sostanza una immigrazione selezionata, fatta di studenti universitari che rimangono dopo il periodo di formazione. Molti di loro vengono da paesi del terzo mondo o da Asia e Medio oriente. 

A Budapest soltanto esistono ben 22 università in cui numerose migliaia di stranieri studiano. 

Ma voi continuate a bervi la propaganda nostrana e a preferire la Babele delle nostre città-ghetto post-industriali, dove i nuovi arrivati da mezzo mondo rimangono quasi sempre degli emarginati, purtroppo.

Visitate l'Ungheria e approfondite. Rimarrete stupiti.

lunedì 25 luglio 2022

La vera discriminazione sta nelle parole "inclusione e diversità"

Inclusione e Diversità: sono le due paroline magiche con cui partiti e aziende credono di lavarsi la coscienza e di non sembrare razzisti.

Basta una conferenza o un corso di formazione pieni di belle parole e di frasi fatte e la partita è chiusa.

Tutti incravattati, asettici e con l'aria di chi sta dicendo cose molte profonde, tanto che gli ascoltatori sbadigliano di fronte alle sfilze di luoghi comuni.

Una sommessa considerazione va espressa allora: la vera inclusione, la genuina accettazione, l'empatia sono proprie di coloro che non giudicano e che non notano nemmeno la diversità.

Il buonismo ideologico secondo cui al migrante tutto è permesso altrimenti sei razzista e secondo il quale non si può più parlare liberamente senza incappare in una violazione del politicamente corretto è proprio la corrente di pensiero che alimenta le differenze e le accentua.

É ben sintetizzata dalle canzoni di Checco Zalone in "Cado dalle nubi": vorrebbero essere espressioni di solidarietà ma sortiscono goffamente l'effetto opposto.

Gli stranieri non sono bambini incapaci di intendere e di volere. Le donne non sono minorate mentali. I primi sanno che in ogni paese ci sono regole e che se noi andiamo dalle loro parti non possiamo fare come ci pare, oltre al fatto che in merito loro hanno leggi molto più dure.

Le donne non hanno bisogno di una commiserazione pietista. Frasi del genere: "Una donna è andata nello spazio" o "La prima donna a scalare l'Everest" vorrebbero essere la autolesionista celebrazione di qualcosa di insolito.

Al contrario, è normale che una donna vada nello spazio e che scali l'Everest. Non serve precisarlo.

Non pensate che un portatore di handicap voglia essere compatito giorno e notte. Non ha bisogno di questi piagnistei perdipiù ideologici.

La politica vuole portarci a pensare in questo modo, perchè facendosi paladina del progressismo delle belle parole e dei pochi fatti spera di prendere bei voti.

Io non ci casco e cade a fagiuolo dunque il detto  "io l'anello al naso non lo porto più".

giovedì 21 luglio 2022

Fine del governo Draghi, spallata al regime delle banche


A sinistra: Draghi nei primi anni '90


Finalmente, dopo un travagliato percorso, è giunto alla stazione finale il trenino della maggioranza destra-sinistra che tanto ha funestato lo Stivale.

La parola torna alle urne.

Destano ilarità e quesiti sugli abissi dell'animo umano, le vesti stracciate dei media più grandi, non dipendenti dal banchiere romano eppure così supini e vogliosi di compiacerlo.

Da adesso in poi la strada per far fronte ai problemi italiani è in salita, ci dicono. Nessuno avrà la capacità di porre risposte come questo esecutivo. Nessuno avrà tale autorevolezza in sede europea.

Ci siamo chiesti perchè la figura di Mario Draghi desti consensi all'estero?

Forse perché con lui le altre cancellerie si sentono garantite? Forse perché nessun governo ha fatto così poco gli interessi degli Italiani e così tanto quelli delle nazioni partners e degli investitori?

Forse perché era ormai tutto in svendita, comprese le nostre spiagge e le licenze balneari, strappate a chi ci aveva investito soldi e sudore?

La storia di Draghi non poteva già dare di per sè risposte a chi veramente credeva alla figura inventata di SuperMario, il prescelto che avrebbe salvato l'Italia?

Parliamo di un uomo che si è sempre posizionato dalla parte giusta della storia, ovvero quella del più forte. Una vita fatta di banche, di interessi del capitale, di gente buttata sul lastrico, come in Grecia o come in Italia, dove  i medici e i sanitari vengono interdetti dal loro lavoro in nome di un siero inefficace.

Draghi fu allievo di Federico Caffè per poi ben presto disconoscerne l'insegnamento. Il professore era un riformista scettico verso il capitalismo degli "incappucciati" ed attento alle esigenze delle masse. 

Mario Draghi fu invece il promotore dell'incontro sul Britannia nel 1992, dove si decise la spartizione degli assets pubblici italiani.

Draghi da vicepresidente della BCE firmò assieme a Trichet un documento privato in cui il loro ente, non legittimato dai processi democratici, intimava al nostro presidente del consiglio dell'epoca Berlusconi, vincitore con la sua coalizione delle precedenti elezioni e rappresentante del popolo Italiano, di accelerare le riforme per la riduzione del nostro Welfare.

Diciamo la verità fino in fondo: il prossimo governo, qualsiasi esso sia, potrà affrontare le incombenze del momento come e meglio di quello attuale. Ci vuole ben poco, vista la indifferenza verso i disoccupati e la debolezza nei confronti di Europa e Nato mostrata finora dalla classe dirigente dimissionaria.

Nel frattempo Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta escono da Forza Italia rischiando di subentrare nell'oblio e nella irrilevanza politica. 

Alla luce di quest'ultima notizia e di quanto sopra riportato, la giornata di ieri in fin dei conti ci ha portato buone notizie.

venerdì 8 luglio 2022

Criminalizzazione del maschio per far posto ad una società amorfa di consumatori


É in corso da anni una campagna di criminalizzazione dell'uomo e del maschio, che vorrebbe metterlo in crisi per far posto ad una nuova idea pianificata di società.

Il peggior nemico dei grandi capitali sono le istituzioni e gli Stati nazionali. Essi sono i promulgatori delle leggi. Senza le norme di una società organizzata statualmente esisterebbe soltanto la legge della giungla, ovvero quella del più forte.

Se lo Stato è forte è in grado di porre regole per i salari, di proteggere i più deboli, di creare e implementare il welfare, di smussare le disparità sociali e di limitare il potere delle lobby.

É per questo che in tv si dà spesso addosso a chi parla di patriottismo, bollando il concetto di patria come nazionalismo e fascismo.

Per distruggere lo stato bisogna minare i suoi valori fondanti: la famiglia, il sentimento religioso, il rispetto e i valori di solidarietà che arginano il profitto a tutti i costi.

Ci vogliono consumatori acritici, possibilmente inebetiti da droghe, medicine, paure varie, rumori, musica, media di ogni tipo.

Il padre deve scomparire perchè è storicamente il leader della famiglia. Per colpire il padre però bisogna far cadere il maschio. Dunque tutti gli uomini sono potenziali stupratori, una occhiata prolungata per più di quattro secondi equivale ad una molestia, i sospettati di violenze su donne sono sempre colpevoli anche quando poi vengono scagionati (Vedi caso Strauss Kahn). Occhio però: se i violentatori sono immigrati cambia tutto e la cosa deve passare in sordina.

L'immigrazione forzata deve sostituire i popoli e creare masse informi di melting pot senza valori comuni e che non facciano fronte comune per diritti concreti come occupazione, innalzamento dei salari, servizi pubblici validi.

Tutto fa brodo per distruggere anche indirettamente diritti dei lavoratori, benessere del popolo, rispetto reciproco e coesione, famiglia, patria, sentimento religioso.

Quindi via libera ai single, visti come "cool" da migliaia e migliaia di film americani di quart'ordine. Largo all'ideologia del gender intesa non come rispetto della propria identità ma come proselitismo verso adulti e bambini.

Viva dunque le droghe leggere e pesanti: se ti rimbambisci, non sei in grado di opporti alle astuzie di chi muove i fili.

Abbondano titoli di giornali dedicati a dementi in fila per comprare prima degli altri il nuovo modello di smartphone.

Non devi riflettere. Non devi opporti. Devi comprare e stare zitto.

La trappola del politically correct e la violenza delle anime belle

Un po' in tutto il mondo e soprattutto nei paesi occidentali, si fa strada una certa corrente di pensiero e un modo di agire ben preciso.

C'è una categoria di persone che crede di avere la verità in tasca e che ha l'indignazione facile. Se non la pensi come loro sei un nazista, un fascista, un maschilista, un negazionista e l'Altissimo solo sa di quale altro appellativo ti decoreranno.

É una trappola da non sottovalutare, perché se prende piede limita la libertà di espressione e di pensiero. Toglie l'armonia in qualsiasi ambiente, sia quello scolastico, sia quello familiare che di lavoro.

Vive inoltre di una dicotomia: "Accuso di discriminazione chi non la pensa come me, ma nel farlo io stesso cerco di emarginare quella persona e la metto alla gogna".

Tale fascia della società divide il mondo in buoni e cattivi. Loro ovviamente sono dalla parte dei giusti. La sfumatura non è apprezzata. Per loro non è contemplato il fatto che personalità complesse, uomini politici, profili pubblici, esponenti dello spettacolo o dell'imprenditoria, facciano cose utili ed altre prevaricanti al tempo stesso. Non accettano che la natura umana abbia slanci di nobiltà d'animo prodigiosi e piccole e grandi meschinerie.

Sono una sorta di boy scout 2.0 dal volto feroce. Anche quando chiaramente lavorano per i potenti e sono in conflitto d'interessi, non hanno scrupoli nel farsi paladini di valori solidi e incrollabili. Si definiscono idealisti ma al tempo stesso perseguono il loro bieco interesse.

Chi è debole di carattere e vuole solo il quieto vivere, può cadere nel tranello. Non parla quando potrebbe esprimere la propria opinione e lascia il campo libero ai fanatici.

Chi ha amore per la verità però, chi è sempre andato controcorrente e non si preoccupa di cosa dicano gli altri di lui, va avanti per la sua strada.

In realtà il politically correct è un' arma di alcuni partiti. Vogliono che la gente pensi in una certa maniera e cercano influenzare il senso comune. Se i più si riconosceranno in certi valori, pensano, probabilmente voteranno per loro.

domenica 3 luglio 2022

L'Italia è un regime soft 2.0 e la propaganda è il suo strumento


La propaganda è uno strumento tipico dei regimi. Quando un potere univoco desidera indirizzare le vite e le menti di un intero popolo, esso è in grado di mettere in moto una rete di persone che lavorano per dare una visione della realtà parziale e spesso, ove necessario, distorta.

Ci è stato insegnato che i regimi sono caratterizzati da un uomo solo al comando, o meglio da un leader carismatico con alle spalle una ristretta cerchia di privilegiati che lo sostengono.

Il tutto è caratterizzato dalla presenza ossessiva di immagini del leader o di poster che rappresentano concetti cari al potere. La libertà di stampa è soppressa. Il diritto di opinione lo è altrettanto, pena la incarcerazione, la tortura, i campi di lavoro.

Al giorno d'oggi osserviamo però un nuovo fenomeno: i cittadini vanno apparentemente a votare, sono liberi di esprimere la propria opinione, salvo alcune eccezioni sono liberi di andare in piazza, ma il loro voto e le loro opinioni semplicemente non contano nulla.

Siamo da 11 anni, dopo il crollo del governo Berlusconi, in mano a maggioranze non volute da nessuno, giacchè il parlamento fa il contrario di quanto promesso in fase di programma elettorale.

Da ormai tre decenni la politica ha smesso di percorrere la strada dell'interesse del popolo per vessarlo: riduzione del welfare, dei diritti dei lavoratori, dei salari.

Negli ultimi tempi chi comanda davvero ha gettato la maschera e ha piazzato alla Presidenza del Consiglio due bancari come Monti e Draghi.

Siamo nei regimi soft 2.0.

Così come il '900 è stato caratterizzato da beni di consumo, denari, risorse, ricchezze, rapporti interpersonali, documenti tangibili, 

allo stesso modo il 2000 ripropone concetti, servizi e beni simili in forma virtuale.

Tutto ciò rende la nostra vita più eterea e soft.

Siamo, insomma, nell'epoca del software e del soft power.

E scusatemi se uso termini anglosassoni, ma è la lingua di coloro che realmente ci comandano, a cui si aggiunge il Tedesco in forma di vassallaggio e presto probabilmente il Cinese. Abituatevi.

In Italia il cittadino vota per il parlamento, che secondo l'articolo 1 della Costituzione dovrebbe esercitare la sovranità del popolo e invece fa l'opposto, creando maggioranze innaturali destra-sinistra, dicendo e facendo l'opposto di quanto promesso in campagna elettorale.

In Italia non possiamo votare direttamente per il Presidente della Repubblica.

In Italia non possiamo votare per il Presidente del Consiglio.

In Italia non possiamo votare per un singolo Deputato o Senatore, ma dobbiamo barrare la casella su liste decise dai capi di partito e da chi li finanzia.

In Italia lo scorso autunno sono scese in piazza milioni di persone, chiedendo a chiare lettere il ripristino delle libertà costituzionali. 

Nessuno li ha ascoltati.

In definitiva puoi votare, puoi protestare, puoi dire la tua, puoi anche, come non succedeva prima, protestare contro il braccio armato del potere, ovvero le sedi della tv nazionale, ma non sortirai nessun effetto.

É questo il regime soft 2.0. É questa l'Italia in cui viviamo.

Perché i "No Vax" sono anche "Filorussi"



Negli ultimi tempi notiamo che chi si era opposto ai vaccini che (lo dice la tv) hanno salvato la vita a milioni di persone e su cui nessuno ha speculato se non per fini filantropici,

corrisponda spesso a chi rifiuta di odiare la Russia e di prendere parte per "l'eroico e democratico governo Ucraino".

Come si permettono costoro di criticare i lockdown, le mascherine all'aperto anche quando si vive in villaggi di campagna e la distruzione delle attività economiche derivanti dalle misure anti-virus?

Non capiscono che chi comanda lo fa per il loro bene? Non comprendono che le centinaia di migliaia di persone cacciate dai propri lavori e mandate "per stracci" mettevano a rischio gli altri perché non si volevano vaccinare?

Poco conta che moltissime persone che hanno fatto due-tre dosi di vaccino si sono reinfettati, che ci era stata promessa una immunità del 93% dopo le iniezioni e che lo stesso Presidente del Consiglio che ci accusava di morire e di far morire si sia infettato lui stesso nonostante "si sia battezzato col siero benedetto", per usare una espressione Fusariana.

In tutto questo contesto, abbiamo una stampa che colpisce in maniera pesante una intera parte della popolazione composta di milioni di individui, criminalizzandoli e cercando di ghettizzarli.

Si sentono forti, questi "professionisti della informazione"', perché spalleggiati dal governo e dal capitale che lo guida.

Perché secondo voi i giornali non vengono più comprati? Perché Mediaset ha bisogno di dire continuamente "Fidati dei professionisti dell'informazione"? 

Semplice: non ci fidiamo più di loro. Li rigettiamo. Li rifiutiamo. Gli chiudiamo la porta in faccia. Li escludiamo dalla nostra mente. Nigel Farage direbbe: "You are in denial".

Questo li fa impazzire, anche se il 90% dei grandi media supporta il governo e tratta Draghi come un dio in terra.

Ecco perchè, quando si parla di Russia, c'è chi vuole andare a fondo alla questione ed informarsi meglio, da più fonti.

La popolazione si è risvegliata dal torpore e ormai si rifiuta di bersi la solita narrativa progovernativa e supina nei confronti di Ue e Nato.

Non deve solo far fronte al raddoppio dei prezzi dell'energia.

Dovrebbe anche appoggiare  un regime come quello Ucraino che non conoscevamo bene, ma che abbiamo imparato ad apprezzare in negativo

e che si presenta tutt'altro che democratico.

È una dittatura che uccide i giornalisti, 

che naviga nella corruzione,

che chiude i partiti e i media di opposizione,

che si serve di paramilitari nazisti,  

che licenzia migliaia di funzionari e impiegati pubblici rei di aver lavorato all'epoca dei governi pre- Maidan, 

che non è nemmeno riconoscente per la nostra solidarietà.

Chi accende il cervello e spegne la televisione a tutto questo dice: No.

Proprio come chi ha acceso il cervello verso un vaccino che non funziona e di cui si stanno contando i danni collaterali anche letali, ha detto un altro sonoro, secco, inconfutabile: No. 

Le lobby che sponsorizzano vaccini ed armi se ne facciano una ragione.


giovedì 26 maggio 2022

Almeno 16 giornalisti uccisi dal 1995 ad oggi in Ucraina. Omicidi e aggressioni impunite.

Nella foto: il giornalista di origine Georgiana Georgyi Gongadze


Sono passati più di due mesi dal mio ultimo articolo, che verteva sul conflitto Russo Ucraino. Confesso che non avendo mai viaggiato in tali posti ed essendomi occupato di altro, la mia conoscenza in merito era piuttosto limitata.

Dopo essermi documentato in maniera più approfondita, posso dire di essere giunto ad un grado di consapevolezza maggiore, pur senza ovviamente pretendere di vendere verità a buon mercato ad alcunchè.

In questo pezzo mi soffermerò solo sull'argomento: giornalisti di opposizione uccisi.

Apparentemente non c'entra col conflitto in corso, ma se seguirete i prossimi interventi, vedrete che il puzzle si comporrà.

Tempo fa mi sono confrontato con una giornalista di "La Stampa", quotidiano nazionale di Torino, parte del gruppo editoriale Gedi/L'Espresso, storicamente riconducibile alla famiglia Agnelli.

Ci siamo trovati abbastanza d'accordo su tanti punti e tale Paola Ottaviani mi riconosceva nel frattempo lo status di "collega", con doveroso rispetto.

Quando alla fine del dibattito abbiamo avuto una diversità pacata di vedute, ecco gli appellativi della suddetta nei miei confronti: "Ma dove lo avete preso questo? E' un propalatore di fake news".

Il motivo del contendere è che io ritengo che bisogna informarsi del punto di vista dei Russi anche, al fine di farsi una idea più completa.

La Ottaviani invece ritiene che si debba dare credito solo alla stampa che racconta le cose in una certa maniera, tappando la bocca a quelli che lei definisce "Troll di Putin".

Una domanda allora mi è sorta: chi è giudice e arbitro della verità, chi decide cosa sia vero e cosa sia menzogna? 

E soprattutto: se si è così sicuri di avere ragione, perchè temere che gli altri esprimano un parere opposto?

"I fatti si incaricheranno di definirli spergiuri", come avrebbe detto Bettino Craxi.

In Russia uccidono i giornalisti, dice la Ottaviani. Vero, ci sono stati dei casi di giornalisti uccisi e scomodi al potere.

In Ucraina invece, proprio quella Ucraina che vuole avvicinarsi all'Europa e all'occidente, la patria del patriota Zelensky, che a sua volta "eroicamente" veste  la magliettina verde militare nel bunker, non ha visto uccidere decine di giornalisti negli ultimi decenni?

Andiamo ad approfondire un po'. 

Un articolo di David Kirichenko, giornalista del Kiev Post, riporta di 18 giornalisti tra gli uccisi, imprigionati o scomparsi dal 1992.


https://euobserver.com/opinion/153115

Un articolo di End Impunity ci va più pesante e parla di 16 giornalisti solo tra quelli uccisi, dal 1995: 

https://www.ifj.org/media-centre/news/detail/category/end-impunity-2019/article/endimpunity-ukraine.html

Ci sono casi ben noti in Ucraina. Quello di Georgiy Gongadze, fondatore del giornale di opposizione al governo Kucma, Ukrayinska Pravda.

Denunciò di essere pedinato da esponenti della polizia segreta, proprio nel periodo di pubblicazione di una lettera da parte 80 giornalisti Ucraini che denunciavano l'impunità per le violenze subite dai colleghi. 

Fu trovato morto in un bosco non lontano da Kiev il 3 Novembre del 2000, decapitato e sfigurato perchè cosparso di diossina liquida.

Come in tutti i casi analoghi, la giustizia non individuò i colpevoli.

Pavel Sharamet (trascrizione libera dal cirillico) saltò in aria con la sua auto a Kiev il 20 luglio del 2016. Il corsivista e presentatore televisivo era critico sia nei confronti di Putin, sia di Lukashenko, nonchè dello stesso presidente Ucraino Petro Poroshenko.

Le indagini e i processi tenutisi portarono, ancora una volta, a un nulla di fatto.

Il fotografo Andy Rocchelli, che ha documentato il conflitto in Donbass, si trovava insieme ad Andrej Mironov, giornalista e traduttore al suo seguito, ad Andreevka, nel distretto di Slovjansk.

I due furono fatti oggetto nei pressi di un binario morto di colpi di armi leggere ed uno di mortaio provenienti dal lato dell'esercito Ucraino. 

In parole povere, una sorta di cannonata fece saltare in aria il loro veicolo

Il comandante Markiv era in carica nella zona. Siccome aveva legami col nostro paese, fu arrestato in uno dei suoi viaggi in Italia.

Fu condannato in primo grado. La Corte di Assise di Appello di Milano invece, nell'assolverlo per vizi procedurali e per insufficienza di prove, confermò allo stesso tempo che da quanto accertato, gli spari erano avvenuti da parte Ucraina e non dagli indipendentisti.

Il sito filogovernativo Myrovorets (Il Pacificatore)  che da anni pubblica liste di "nemici del popolo" Ucraino con nomi, cognomi , recapiti telefonici indirizzi, ha messo una scritta sulla sua foto "Liquidato".

Va menzionato che in tali schedari pubblici figurano decine di reporter di guerra e membri della stampa di numerosi paesi. La loro "colpa" è di non avere narrato la guerra nel Donbass come piace ai piani alti di Kiev.

In questi tristi elenchi della morte erano inseriti anche i giornalisti Kalashnikov e Buzina, eliminati pochi giorni dopo la pubblicazione dei loro dati personali.

Oles Buzina era noto per aver condotto in tv programmi di storia. Si era, diversi anni prima, candidato per un partito filorusso, senza grandi risultati. I Russi e i russofoni sono una minoranza molto consistente in Ucraina.

Non è tutto: sono molti i giornalisti sopravvissuti, ma ridotti a malpartito o in fin di vita. 

In Ucraina decine di testate sono state chiuse perchè invise ai governi post-maidan (quelli, per intenderci, filoamericani ed europei seguiti alle dimissioni di Yanukovich e in carica ultimi anni). 

Ebbene sì, il beatificato e apparentemente innocuo ex comico Zelensky ha chiuso decine di media e ha tra l'altro fatto licenziare migliaia di funzionari assunti prima di euromaidan

Ci ritorneremo su con articoli a parte.

L'Ucraina è tutt'altro che un paese dove regna la democrazia. Il dissenso non è tollerato. Gli stessi gangli del potere si fanno la guerra contro l'uno con l'altro. L'Ex presidente Petro Poroshenko è stato messo sotto accusa dai suoi successori e solo recentemente scagionato.

L'economia è in mano a poche decine di oligarchi che si spartiscono la torta. I filonazisti combattenti di Pravj Sektor, assoldati da Kiev, minacciarono qualche anno fa che avrebbero marciato verso la capitale se non avessero ricevuto maggior supporto militare.

Menzione merita anche il negoziatore Denis Kireev, imprenditore vicino agli ambienti pro-Yanukovich e filorussi ma inspiegabilmente accettato tra i negoziatori ucraini dopo l'offensiva russa.

E' stato ritrovato ucciso di fronte al tribunale di Kiev, una zona dove i Russi non sono mai giunti. La vicenda non è chiara. Alcune voci giornalistiche hanno parlato di un suo "tradimento", mentre ambienti governativi, tramite Twitter, lo avrebbero definito un eroe.

L'affresco disegnato poc'anzi sul panorama Ucraino è un primo squarcio sullo stato di salute della democrazia del paese di Bulgakov, di Nijinski e di Gogol. 

Esso toglie il velo alla mistificazione in atto da parte dei media occidentali di dare un "volto umano" all'apparato di potere di Kiev. 

Si tratta di una lobby tutt'altro che rassicurante, democratica e pacifica in cui prevaricazione, monopoli, corruzione, disparità sociali, rapporti con le mafie e con frange estremiste armate segnano il tratto identitario di chi muove i fili. 

domenica 20 marzo 2022

Brevi e umili considerazioni sul conflitto Russo-Ucraino

Dopo circa venticinque giorni di conflitto, assorbito lo sviluppo degli eventi e delle informazioni ricevute, vengo con la tranquillità consona ad un tale argomento a rappresentarvi la mia umile opinione.

Putin avrebbe potuto vantare qualche ragione e rivendicazione, in uno scacchiere internazionale complesso che ancora oggi si regge su contrappesi tra le varie potenze. 

Trovarsi i missili americani puntati a poche centinaia di chilometri da Mosca sarebbe stato uno scacco insopportabile da digerire e un pericolo troppo grande. Tuttavia esso era ancora lontano dal concretizzarsi e poteva essere scongiurato con la diplomazia e con tecniche di deterrenza

Vladimir Putin ha deciso di aggredire deliberatamente un paese indipendente e internazionalmente riconosciuto, che stava bussando alle porte dell'Europa e del mondo occidentale.

L'errore tattico è stato enorme e si ritorcerà sia contro i Russi che contro l'ego e il potere del superuomo con manie di grandezza da Zar seicentesco.

Le sanzioni economiche si faranno sentire con grande veemenza, trascinando il paese nella povertà. Gli amici saranno quelli poco raccomandabili: perlopiù altre dittature come Cina, Corea del Nord e parzialmente la Turchia nonchè altre realtà ondivaghe e travagliate.

Gli effetti dei ponti tagliati con la potenza eurasiatica si faranno sentire anche da noi.

Ci saranno anche effetti positivi:  l'Europa sta trovando l'occasione per pensare ad una unità militare che difenda i confini efficientemente e nazioni come l'Italia hanno finalmente iniziato a riflettere su un piano di semi autosufficienza economica a lungo termine.

I milioni di profughi Ucraini, oltre alle svariate migliaia di Russi stessi che sono fuggiti altrove, non saranno una questione di facile gestione. Gli effetti di questa guerra dureranno per molti anni.

I ponti che si stavano aprendo tra l'Eurasia e il mondo occidentale sono di nuovo incendiati. I popoli si allontanano.

Putin avrebbe dovuto usare l'astuzia e la tattica che si era notata nella questione Crimea, per fare il proprio interesse. Da questa storia uscirà più debole.

Avremmo potuto dare delle lezioni ai Russi in termini di democrazia, ma qualche treno si è perso. La decisione di escludere i Russi dai social media, le lezioni su Dovstoeski cancellate, il direttore di orchestra defenestrato nonostante la sua dichiarazione contro la guerra, i media russi oscurati in Italia non sono un bel segnale.

Dovremmo sforzarci di comprendere la controparte. Ci aiuterebbe a superare i conflitti. Probabilmente rafforzerebbe le nostre ragioni perfino. Usare la censura e metodi Maccartisti, ovvero misure tipiche delle dittature, per combattere una regime autoritario opposto, è un controsenso che mostra alcuni limiti delle nostre classi dirigenti odierne.