Nelle foto: Nicolás Maduro, Delcy Rodriguez, Re Zog di Albania, Federico II di Borbone con Maria Sofia di Baviera, Donald Trump
Il breve attacco Americano e il facile rapimento del Presidente Maduro aprono interrogativi sul futuro governo Venezuelano. Sorprende l'arrendevolezza dell'estabilishment Bolivariano
Il raid notturno di due notti fa in Venezuela, nonostante i ripetuti avvertimenti, ha lasciato sorprese non poche persone comuni e tanti analisti politici.
Trump ci ha abituati a far salire la tensione, per poi accordarsi con la controparte.
Questo era avvenuto durante il suo primo mandato, quando non aveva lesinato insulti e minacce a Kim Jong Un, leader della Corea del Nord. In seguito si era incontrato con lui nel Giugno del 2018 e ne era nato un compromesso sulla proliferazione nucleare e militare nella penisola asiatica. Nell'ambito di quella temporanea distensione i capi delle due Coree si erano incontrati due volte poco prima, ad Aprile e Maggio.
Esiti simili si erano raggiunti nella recente guerra dei dazi, soprattutto con riguardo alla Cina: dopo una serie di rialzi, un equilibrio era stato trovato.
Quello che però stupisce non è l'attacco aereo Americano e le bombe su Caracas, quanto la resa incondizionata dei Venezuelani, che non hanno sparato un colpo per difendere Maduro ed evitare che venisse portato via con tanta facilità.
Non si tratta solo di difendere le sorti di un leader che può essere più o meno amato, persona retta o colpevole: in questa mollezza corrotta i vertici del paese Caraibico hanno rinunciato a difendere la sovranità del proprio paese.
Hanno fatto passare il principio che, sia pure con la forza di una superpotenza, un altro paese può impunemente attaccarli senza farsi un graffio.
Maduro aveva mobilitato sia le varie forze dell'esercito regolare sia le truppe paramilitari di ispirazione civica, volte a sancire la partecipazione attiva del popolo.
Eppure la air force a stelle strisce ha fatto quello che voleva. Ha bombardato Caracas, ha ucciso almeno 40 civili, ha prelevato Maduro e sua moglie dal suo letto e se n'è andata. Tutto molto semplice. Troppo semplice, per non avere dei basisti e la collaborazione di persone che contano.
Rispondere al fuoco e abbattere qualche elicottero, rimandare a casa qualche salma alle famiglie di comuni cittadini americani avrebbe fatto da elemento di pressione verso un governo sconsiderato e un leader eccentrico, con un quadro psichiatrico tutto da delineare.
Donald Trump ha pianificato prima e deciso, con pochi sodali e senza il consulto del parlamento, di attaccare i vicini con una azione rapida e mirata
Si è già parlato molto su come tale gesto sia una piena violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.
Aggiungerei che si tratta di una operazione di una tale brutalità e rozzezza, di tale soverchieria arrogante che la marcia dell'Anschluss, per quanto drammatica e ingiustificabile nel suo quadro storico, sembra avere quasi più logica: almeno una parte degli Austriaci non vedeva negativamente l'unione con un altro pezzo delle popolazioni Germaniche.
La storiella dei narcotrafficanti invece, su cui non si è mai prodotto uno straccetto di prova, non ha convinto molto nemmeno gli stessi Statunitensi.
Sebbene il regime Bolivariano rimanga ancora in piedi, non si capisce quanto sia imbelle e servile o quanto abbia in serbo di puntare le armi verso l'invasore.
Le figure chiave del governo di Caracas: traditori, patrioti o gente pragmatica?
È abbastanza plausibile che esecutivo e/o esercito abbiano trattato la cessione di Maduro al nemico per evitare grandi spargimenti di sangue.
Ne conviene che:
o la Vice Presidente Delcy Rodriguez (ora diventata Presidente) sta bluffando e dietro alle sue dichiarazioni bellicose sia disponibile a sottomettersi a Washington
o la Casa Bianca si accontenta per ora di aver segnato questo primo punto, confidando che i restanti nemici diventino suoi alleati sotto minaccia.
Del resto il folle magnate Newyorchese ha fatto ben intendere subito dopo l'attacco di essere disposto a tornare e a finire il lavoro con una potenza di fuoco moltiplicata.
In molti parlano, ora, di passaggio alla democrazia: si può usare questa parola quando si prendono ordini da una superpotenza che viene a depredarti?
Maduro come Francesco II e Re Zog
Proprio come Francesco II di Borbone (uomo specchiato) e la sua cerchia nobiliare (infingarda e mediocre) la giunta Bolivariana mi è sembrata troppo impreparata o troppo corrotta per difendere la sovranità del proprio paese:
in gioco non ci sono tanto i destini di una idea di Stato Socialista, la vita di Maduro o la forma di governo futuro, quanto l'indipendenza di una nazione e la sua gestione delle risorse di idrocarburi con cui si è sostenuta la spesa pubblica finora.
I Venezuelani sono stati ancora più codardi dei Borboni, che almeno
qualche battaglia la combatterono contro i Garibaldini, contro i Savoiardi sopraggiunti dopo lo sbarco a Marsala e contro gli insorti;
poi però, per l'inesperienza di Re Francesco II, per gli errori di politica estera commessi da suo padre e soprattutto per la corruzione degli alti ranghi dell'esercito, questo glorioso e grande stato pluricentenario si dissolse. Rinunciò tra l'altro a combattere contro un nemico che sul campo di battaglia era di gran lunga inferiore.
In una sorta di parallelismo un po' azzardato, l'apparato del Venezuela, come i dirigenti Borbonici, si è mostrato molle, non ha difeso la sua terra, non ha protetto la sua libertà.
Nella stessa maniera Re Zog di Albania, durante l'invasione Italiana del 7-12 Aprile 1939, dimostrò di non essere in grado di organizzare e convincere il proprio esercito a difendersi da una dominazione straniera.
In cinque giorni le milizie Fasciste presero possesso del territorio, incontrando scarsissima resistenza.
Eppure le avvisaglie per quella invasione c'erano state e le ingerenze dello Stivale si erano fatte sentire, negli anni precedenti, in vari modi.
Se Rodriguez è pronta a combattere, la partita è ancora aperta. Il Venezuela non deve difendere Maduro ma la propria indipendenza
Il Venezuela non è un paese tanto piccolo nè facile da controllare militarmente. Conta oltre 33 milioni di abitanti, ha un territorio grande quasi tre volte quello dell'Italia, ha coste, foreste, montagne. Può mobilitare più di mezzo milione di combattenti e ha equipaggiamenti dignitosi, nella media delle nazioni ad esso paragonabili.
Se Trump decidesse di ingaggiare una vera guerra col Venezuela, di sicuro vincerebbe.
Tuttavia una avventura militare del genere non sarebbe indolore: i suoi ranghi perderebbero centinaia, forse migliaia di uomini.
Tanto basterebbe ad alienargli una buona fetta della opinione pubblica interna.
Il Congresso potrebbe addirittura voltargli le spalle e costringerlo a dimettersi.
Potrebbe anche rimanere in sella, ma di grattacapi seri ne avrebbe comunque e la sua popolarità ne risentirebbe.
Il punto è: il Venezuela vuole davvero difendersi? Se fa sul serio, come emerge dai discorsi della presidente Rodriguez e del Ministro della Difesa Lopez, i giochi sono aperti: Trump potrebbe decidere di non rischiare lo scontro aperto.
In tal caso Caracas rimarrebbe indipendente. Da Maduro ci si libera, dagli Americani no.
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