Gli strani auguri di Buon Anno di Trump a Maduro
Abbiamo appena fatto in tempo a farci gli auguri per un Buon 2026, auspicando se non l'estinzione, la drastica riduzione dei conflitti in corso.
Ecco dunque che Donald Trump ha pensato bene di smentirci, se ancora ci fosse qualche dubbio ancora sulla sua personalità altalenante e sulla sua azione destabilizzante per il mondo intero.
Abbiamo imparato che senza consultare il Parlamento, in poche decine di minuti dopo una pianificazione segreta durata mesi, un capo di Stato può bombardare il suo vicino,
rapire come il peggiore dei sequestratori Nuoresi degli anni '70 un altro capo di Stato nel suo domicilio e portarselo a casa per giudicarlo nel suo paese a suo piacimento (senza per ora coinvolgere gli organismi internazionali).
Sarà contenta Maria Corina Machado, la premio Nobel che invitava Trump a bombardare il suo paese per liberarlo da Nicolás Maduro.
La stessa Machado, tra l'altro, da degna pacifista ha espresso la sua vicinanza al governo Israeliano guardandosi bene dal condannare minimamente il massacro di Gaza.
Trump ha affermato che gli Usa amministreranno il Venezuela fino a quando non troveranno un nuovo leader.
Se le cose continueranno a filare lisce per lui, il petrolio e il gas del paese Caraibico verranno privatizzati a beneficio di pochi speculatori.
Ricordiamo che il corso di governo Chavez-Machado ha mantenuto gli idrocarburi di proprietà pubblica e li ha utilizzati per finanziare la spesa sociale e statale, sostanzialmente negli interessi del popolo e della nazione Venezuelana.
Nessuno ha creduto alle accuse di narcotraffico mosse da Washington, che non si è scomodata nemmeno di trovare una scusa credibile per fare quello che ha fatto.
Esiste ancora il diritto internazionale?
Ripeto quanto già ho affermato in passato e che mi sembra un principio oggettivo, per chi ha onestà intellettuale: Gli Usa non sono nessuno per invadere un altro Stato senza motivo, rapirne il presidente eletto e decidere di sottoporlo a un tribunale che non ha nessuna validità per giudicare l'operato politico di un leader straniero.
Non ha rilevanza il fatto che negli ultimi anni Maduro stesse virando verso un regime più autoritario rispetto al passato: sono affari interni al Venezuela e se una ingerenza esterna deve esserci, deve semmai provenire dall'Onu.
Gli Stati Uniti non possono sostituirsi alla volontà di un popolo.
La Giunta Bolivariana non è ancora sciolta. Ecco gli scenari per i prossimi giorni
E ora?
La giunta Maduro non è sciolta. La vicepresidente Delcy Rodriguez, così come il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez, hanno chiaramente fatto intendere che sono disposti a combattere se necessario e che l'esercito è già dispiegato.
Di certo qualcuno, nei vertici politici e militari, ha tradito. Con un breve raid gli Americani hanno prelevato il presidente Maduro.
Sono giunti con grande dispiego di mezzi di aviazione. Tuttavia la contraerea non ha sparato un colpo e nonostante i preparativi militari dei mesi precedenti, le difese militari presenti nella capitale sono rimaste inerti.
Gli scenari dei prossimi giorni sono diversi:
1 Coloro che hanno consegnato Maduro agli Americani guideranno la transizione verso nuove elezioni.
2 Una guerra civile tra fazioni potrebbe nascere.
3 Gli esponenti e gli accoliti del governo ancora in carica potrebbero mantenere il potere e scegliere una nuova leadership, negoziando alcuni punti con gli Americani. In tal caso Donald Trump si accontenterebbe del raid già compiuto, prendendosi solo Maduro senza attuare un cambio di regime.
4 Gli Americani potrebbero far pressione al governo attuale di farsi da parte, che, supportato da proprio esercito, potrebbe opporre resistenza. Ne potrebbe nascere un nuovo scontro armato su scala più estesa.
5 Sotto pressione degli Americani e con l'ammutinamento dei vertici dell'esercito, il governo corrente si potrebbe dimettere con nuovi corsi filo-americani prima e dopo le nuove elezioni.
Questa lista di ipotesi probabilmente non è esaustiva.
Il Venezuela: un paese che lotta da sempre per la sua indipendenza
La Casa Bianca ha continuamente cercato di ingerirsi nella politica Venezuelana:
lo ha fatto nel Novecento costantemente;
lo ha dimostrato nel 2002 fa col Golpe Carmona, sventato dal popolo stesso e da alcuni apparati dell'esercito, che rimisero in sella Chavez, amato da una netta maggioranza della popolazione; ricordiamo che a quel cambio di regime partecipò anche la Machado;
ci ha provato di nuovo nel 2019 anche col golpe Guajdo, quando un giovanotto con quel nome, di punto in bianco, ridicolmente, raccogliendo fior di pernacchi da ogni dove dell'America Latina, si autoproclamò presidente.
Il Regime Bolivariano lotta per la sovranità del suo paese.
Quanto alla natura del regime Bolivariano, precisiamo che ha goduto di una certa legittimazione fino a poco tempo fa.
I media privati, gestiti dai finanzieri che fino a qualche anno prima si stavano spartendo il paese si schierarono contro Chavez durante il Golpe del 2002, inventandosi tra l'altro inesistenti violenze contro la popolazione.
Fu il popolo stesso a rimettere in sella il proprio leader, scendendo in piazza.
Il fatto stesso che Chavez, fino a quel momento, non avesse il controllo dei mezzi di comunicazione e soprattutto delle televisioni che propinavano immagini manipolate, dimostra che almeno in quel momento egli non potesse definirsi un dittatore.
Se poi il Venezuela ha scelto di seguire il corso Bolivariano con una Costituzione ad hoc ed un impianto socialista e populista, è stato per reagire alle continue influenze imperialiste che gli States hanno esercitato verso tutto il Centro e il Sud America.
Pensiamo al popolo Venezuelano
In queste ore concitate in cui gente comune e addetti alla comunicazione dibattono vivacemente, un pensiero silenzioso e colmo di rispetto deve andare a quei cittadini di Caracas uccisi nella operazione militare Americana della notte scorsa.
Oltre ad essi, c'è un popolo che rischia di essere depredato ancora una volta della sua libertà di scegliere.
Se negli ultimi anni questa massa sofferente, costretta spesso ad emigrare, si è dovuta destreggiare tra le sanzioni finanziarie Statunitensi e la repressione governativa, ora intravede la prospettiva di dover obbedire alle direttive di una superpotenza straniera e di essere spogliata del suo tesoro di idrocarburi.
Non solo: le probabilità di altri scontri armati non sono affatto da escludere.
Ovviamente non ce lo auguriamo, ma non è la prima volta che l'occidente ha pensato bene di esportare la democrazia con le armi, generando decenni di instabilità: è la storia della Libia e dell'Iraq, ma con tante varianti troviamo analogie nelle storie di tanti paesi, inclusi quelli dell'America Latina.

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